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MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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martedì, 23 giugno 2009

la Resa dei Conti

Gabellone vince sulla Capone.

Dopo quindici anni la Provincia di Lecce passa al Centrodestra.

Vittoria risicata, ma vittoria sacrosanta.

Maturata non a Lecce, dove la Capone vince, ma nella Provincia.

Proprio quella Provincia che dovrebbe avere la maggiore attenzione dell’Ente omonimo.

La Capone lotta punto su punto risalendo un gap del primo turno tutt’altro che risicato.

Ma alla fine arriva lo spoglio delle sezioni azzurre e viene staccata di due punti.

A Galatone il Centrodestra, invece, non vince.

Di poco.

Ma non vince.

Dopo il consigliere Tundo, di minoranza salvo i consueti balletti dell’indomani,

Galatone porta a Lecce il Consigliere Nisi in Maggioranza.

Ma non lo porta con il suo elettorato.

Ma con l’elettorato provinciale.

E questo va considerato e ponderato.

Non sarebbe onesto fare del trionfalismo localistico.

Galatone ha contribuito poco.

Di fatto l’elezione del candidato provinciale Livio Nisi

(al quale va il mio sportivissimo in bocca al lupo assieme all’augurio ed alla speranza che possa rappresentare nel modo migliore la migliore Galatone)

getta un’altra manciata di instabilità sul governo cittadino.

Il Sindaco è capo di una minoranza del 19,33% sancita dal vaglio del primo turno, e si trova due consiglieri provinciali dell’opposizione in Provincia.

Il Canto delle Sirene del potere provinciale non potrà far altro che richiamare qualche consigliere poco provvisto di cera nelle orecchie.

E questo lascerà ( è facile prevederlo ) sguarnita la malandata barchetta Miceliana nella sua procellosa navigazione a vista o ad abbaio di cane.

Barchetta che, alla luce di ogni considerazione, naviga in un bicchiere d’acqua senza futuro, senza speranza di uscire mai in mare aperto, essendo chiusa in un assolutismo personalistico che non apre alla politica nazionale nemmanco a quella provinciale e regionale. In stallo come un Re arroccato sotto la Torre.

 Ma se si confeziona una “pettula” rimpastata in cui gli oppositori di oggi diventano i puntelli di domani?

Non ci credo.

L’opposizione PDL - UDC ha la forza, oggi, di battere le carte e non si dovrebbe, usando la razionalità, chiudere in una via politica senza uscita, lungo un binario morto.

A Centro Destra si va finalmente rappresentando una unione da “Grande Centro - Destra”. Dai e ridai, ci si sta arrivando.

E gioverebbe a questa cogliere l’attimo fuggente.

In politica le occasioni non si ripetono.

A Sinistra, nonostante la mobilitazione che ha portato a superare di 53 voti il CD, invece ci sono ancora le faide interne.

Le ruggini non si smaltiscono quando più che politica si fa personalismo.

Quando si è “diametralmente opposti” nel metodo e nei principi e nelle aspirazioni al vertice.

Non c’è, a Sinistra, un partito saldo e unito, una nuova leva forte e indipendente che possa dare la scossa.

D’Altronde perché perde la Capone?

Perché, l’ho detto dal primo momento, la candidatura d’imperio non è mai una candidatura che a Sinistra genera entusiasmo.

Se si volesse veramente un rinnovo delle personalità dei partiti di Sinistra si dovrebbe ricorrere di prassi alle primarie.  Primarie con come sistema di dirimere candidature, ma come sistema elevato a democraticità di scelta.

Chi deve votare sceglie chi votare. Non se lo fa imporre da un uccello qualsiasi calato rapace dalle vette dell’Altrove.

Il Candidato con le primarie permette di rinnovare le classi dirigenziali dei partiti sempre troppo chiuse nell’autoreferenzialità d’apparato e permetterebbe di intercettare un entusiasmo dell’elettorato che ormai non c’è più.

(Vendola insegna: con il pur bravo e serio ma diafano Boccia la Regione sarebbe rimasta a Destra. L’entusiamso della rivoluzione gentile ed il carisma di Vendola hanno fatto un miracolo che s, se fosse stato per gli onniscienti “apparati” non sarebbe mai avvenuto)

Questo, secondo me (e l’ho detto dal primo momento) era il limite della investitura Capone. E questo è stato il gap incolmabile.

Oggi a Sinistra i giovani servono solo per fare “sfondo” . Nessuno permette a loro di presentarsi in una primaria che possa premiare la loro freschezza e novità, la loro carica innovativa. E così nei partiti rimangono solo i ragazzi disposti a fare da “sfondo”. Se andiamo ad analizzare il caso Renzi a Firenze o il caso Serracchiani ad Udine vedremo che i buoni successi elettorali si ottengono con l’apertura ai bravi giovani che vengono alla ribalta per il consenso di una primaria o per la capacità di dire forte e chiaro quello che milioni di altri elettori pensano senza poter essere mai ascoltati.

Senza contare che un Renzi a Firenze, città che molti già davano al Centrodestra, si è impegnato in una campagna elettorale propositiva basata su 100 punti già da un anno.

E con la tenacia e la forza della comunicazione è riuscito a imporsi contro il parere degli Apparati di Partito.

I partiti locali escono dal chiuso dei Direttivi (“punto più alto della politica” secondo qualcuno) solo 40 giorni prima delle elezioni e pretendono di trovare candidati pronti, consenso, entusiasmo, partecipazione basati sul… niente.

No, belli, non si fa così.

La politica si fa ogni giorno, a contatto della gente.

Si ascolta e si parla anche lontano dalle elezioni.

Come potrà Galatone trovare una nuova speranza?

Io ritengo e sostengo che bisogna lasciar stare i partiti nel loro cieco e sordo autoreferenzialismo.

Abbandonarli al loro gioco al massacro, ai loro tentativi di sottrarsi la sediolina da sotto, ai loro accoltellamenti alla schiena, al loro immobilismo paralizzante, alla loro opposizione così come alla loro posizione inesistente, ai loro balletti osceni, alle loro porte girevoli dove si entra e si esce continuamente, come se partiti e idee fossero mutande da cambiare.

Bisognerà rimboccarsi le maniche e partire con gente nuova da concetti nuovi espressi in maniera nuova.

Bisogna riconquistare l’entusiasmo e le fiducia nella gente.

Uscire da questo cul de sac in cui i “grandi” ci hanno cacciato finendoci loro prima di tutti.

Non si cambia da dentro.

Si cambia. E basta.

Facendo politica.

Quella vera.

Fatta di attenzione, di idee, di programmi e di soluzioni.

Non certo da un Risiko di posizioni volte al massacro reciproco.

 

P.S.: Mi dicono che io “con questa testa” non farò mai niente.

A prescindere che ho già fatto, e molto, in tempi in cui chi parlucchia oggi, senza collegare lingua a cervello, era stupidotto imberbe e piccolo masturbatore a due dita, mi chiedo se chi non scrive sui blog ma occupa saprofitamente le sedie dei comitati prestandosi da comparsa ai giochetti della torre ha mai fatto molto di più. Mi chiedo se il parlare senza conoscere e il declamare slogan orecchiati è fare qualcosa di utile.

Di sicuro con la sua ostinata quiescenza partigiana al sistema del “futti cumpagnu” ha contribuito a rovinare Galatone.

Hanno impantanato e sporcato tutto.

Io, invece, come tutti gli altri bloggers liberi, non ho partecipato, perché mi sono opposto.

Sempre, onestamente, coerentemente, chiaramente e tutto l’anno.

Per ogni anno che il signore ci manda in terra.

Dov'erano e cosa facevano nel frattempo tutti questi statisti di paese che dicono di fare?

Facevano il doppio gioco?

Bravi, bravi, bravi.

continuate così.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola."

(Giovanni Falcone)


martedì, 19 maggio 2009

Nessun calcolo ha nessun senso
dietro questa paralisi.
Gli elementi a disposizione
non consentono analisi,
e i professori dell'altro ieri
stanno affrettandosi a cambiare altare.
Hanno indossato le nuove maschere
e ricominciano a respirare.

Bambini venite parvulos,
c'è un'ancora da tirare,
issa dal nero del mare,
dal profondo del nero del mare.

Che nessun calcolo ha nessun senso
e poi nessuno sa più contare.
Legalizzare la mafia sarà la regola del duemila,
sarà il carisma di Mastro Lindo
a regolare la fila
e non dovremo vedere niente
che non abbiamo veduto già.
Qualsiasi tipo di fallimento
ha bisogno della sua claque.

Bambini venite parvulos,
c'è un applauso da fare al Bau Bau,
si avvicina sorridendo,
l'arrotino col suo Know-How,
venuto a prendere perline
e a regalare crack.

Sabbia sulle autostrade,
ruggine sulle unghie,
e limatura di ferro negli occhi,
terra fra le nostre lingue.
Avrei voluto baciarti amore,
ancora un poco prima di andare via.
Prima di essere scaraventati
dentro questo tipo di pornografia.

Bambini venite parvulos,
vale un occhio il vostro cuore,
mille dollari i vostri occhi,
i vostri occhi senza dolore.

Bambini venite parvulos,
sangue sotto al sole.


postato da: giusepperesta alle ore 21:09 | link | commenti
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giovedì, 16 aprile 2009

Stamattina, una volta sistemati i pensieri di lavoro e famiglia e aver redatto mentalmente l’agenda degli impegni, di fronte allo spietatezza quotidiana dello specchio, assolvendo il rito terapeutico della sbarbatura, riflettevo sul terremoto politico in atto in questo insignificante lembo tufaceo d’Italia proteso verso i mari levantini,  arso dal sole (di solito!) e battuto dal vento.
Insignificante per i grandi numeri italici ma a noi indigeni così tanto significante.
Gli schieramenti importanti che si profilano in ambito di competizione elettorale provinciale sono tre:
1) Il PDL,
2) Il Centro-Destra
3) Il PD con i cespugli.
Il PDL, dopo un vagare infinito tra ni, no, forse approda alla candidatura Gabellone, terza linea di quel partito che ha evidentemente giudicato il transfuga Ria troppo impresentabile anche per la credibilità condiziona dei propri rappresentanti di bosco e di riviera.
Il Connubbio Casini-Poli esegue la stessa scelta di non candidare freschi traditori, preferendo la Carismatica Lady di Ferro all’altro trasfuga Stefano, ma scaricando l’ondivago Pepe al ricettacolo elettorale del PDL. Intanto anche Caroppo scalcia altrove soffocato dal ruggerismo.
Il PD tira la volata ad un Centro-sinistra di sbandati intestardendosi nella solita logica verticista e rifuggendo da quelle procedure di democraticità che vorrebbero quantomeno una consultazione dell’elettorato e non solo il decisionismo azzeccagarbugli esco dei vertici autoreferenziali di direttivi sempre più esautorati. Così la candidatura Capone appare l’ennesima imposizione impopolare di un partito tafazzianamente ormai spinto solo da manie autodistruttive e masochistiche. Dimissioni di Blasi, fuga di Ria, distanze di Salvemini, altre emorragie di alti funzionari e uomini di apparato danno chiaramente l’idea che quando la nave affonda i primi a scappare sono i topi.
Sembrerebbe tutto chiaro, allora?
Macchè!
A Brindisi sulla candidatura di Ferrarese vediamo il Frisullo, ex ragazzo rosso barbuto travet di apparato, spingere alla consociazione elettorale di centro-sinistra (o sedicente tale) e poli bortoniani! E la Poli? Dopo la candidatura di Gabellone sottolinea nostalgica che la Destra così è sparita! Pertanto, se ne evince, non è la Poli che si è spostata altrove, Lei rimane di destra. Sono gli altri che si accoppiano contro natura. MA anche lei esce in cerca di poltrone e visibilità lasciando il PDL che la costringeva in seconda fila, addirittura fittamente spodestata da meloni, carfagne e gelmini!
Il quadro che ne viene fuori è quello di un pastrocchio politico informe, un ritratto da Giuseppe Arcimboldo costruito con tanti ortaggi difformi e variamente assortiti, picaresco e pacchiano, rocambolesco e cialtrone, paradossale e stravagante.
In una parola?
INCREDIBILE.
IN-CREDIBILE = che non ha credibilità.
Mi pare che tutti, oggi, abbiano perso la credibilità. Fare politica chiedendo i voti alla gente sotto il manto di valori, idee, programmi e poi rinnegare tutto quello per inseguire una poltrona, un tornaconto, una visibilità è quanto di più vicino alla truffa possa esistere. I voti non sono dati personalmente al tizio o al caio: i voti sono dati al tizio o al caio in relazione alla sua posizione programmatica, etica, politica.
Una buona legge elettorale dovrebbe prevedere che gli eletti siano vincolati al partito di appartenenza. I ripensamenti ci possono essere - percarità!- ma si dovrebbero pagare con la perdita del posto nelle istituzioni. La carica è sempre una delega, chi viene meno alla delega perde la rappresentatività.
Qui, invece, ci troviamo sempre di più davanti a professionisti della politica, che non hanno piacere di perdere il posto perché quello è la cosa sola che sono riusciti a fare e non sanno fare altro. O e l’unica cosa che fa stare a piedi caldi e pancia piena godendo come ricci perché “cumandari è megghiu ca futtiri”. Oppure è il solo mezzo che hanno per riuscire ad emergere da un triste e tristo anonimato. Perciò si barcamenano a destra e manca – letteralmente – pur di rimanere a galla a nostre spese.
E l’elettorato?
Non capisce ma si adegua.
Oppure si trincera in un deciso: -grazie, non bevo. Tanto per me gli uni o gli altri pari sono.-
In effetti, allo stato dov’è la differenza?
Mi chiedo, infatti, come può essere che uno che era di qua ieri era buono e oggi, passato di là, può diventare cattivo? E se succede viceversa?
Sono sempre loro, uomini di poche qualità e di piccolissime virtù.
Di qua o di là.
Chi cambia bandiera per solo esclusivo interesse in italiano chiamasi mercenario. Se è uomo. Mercenaria, se è donna. Ma qui il significato è più aperto.
Intanto, sulla disaffezione alla politica centrosinistrica Alberto Resta, ha già fornito sui blog un dettagliato dossier tassonomico, esimendomi dal farlo io stesso.
Tempi duri. Tempi da fine dell’Impero.
Ma anche dopo la caduta rovinosa dell'Impero Romano ci fu un Rinascimento.

venerdì, 13 marzo 2009

LA SINISTRA IN CRISI

Sul "Corriere" di stamane trovo questa opinione di un illustre politologo. La leggo e la rileggo col dubbio se io debba o non debba chiedere i diritti d'autore. Non certo per la forma, senz'altro da grande maestro di penna e non di misero blogger come me, ma nella sostanza. E' infatti da molto tempo che vado scrivendo e dicendo le stesse cose che Sartori dice (sulla "fusione a freddo" mi spetta il copyright?). Però, come è giusto, io rimango solo un "cacacazzi" da blog, lui il grande politologo che tutti riconoscono. Allora, con realtà, penso che i "DELITTI d'autore", gli unici veramente esigibili, spettano ad una classe DIGERENTE del Centro-Sinistra, quella che con i suoi errori e false prospettive ha portato il Paese e la Sinistra a questo stato comatoso. Noi, io e Sartori (modestamente) possiamo solo registrare i misfatti. Inascoltati quando, a tempo debito e non sospetto, gridavamo "al lupo".

 

LA SINISTRA IN CRISI

Due tipi di partito


di Giovanni Sartori

 

C’è il partito elettoralistico che esiste per vincere le elezioni e catturare il governo, e all’altro estremo esiste il «partito testimone» che si costituisce per affermare valori etico-politici e, appunto, dare testimonianza di una buona città politica. Questo secondo tipo di partito sa di non essere maggioritario, ma non se ne cruccia più di tanto. Se la sua volta verrà, tanto meglio; ma se non viene non è la fine del mondo. Forse il tempo è galantuomo. Diamo tempo al tempo. Dopo la recente rovinosa esperienza del governo Prodi la sinistra torna a scoprire che il nostro Paese non ha mai avuto una maggioranza di elettorato di sinistra. Certo, non l’hai mai avuta con il Pc. Ma nel 1994 la sinistra (l’allora Pds di Occhetto) e Forza Italia di Berlusconi fecero quasi pari (alla Camera). Oggi non più. Oggi il distacco è fortissimo.

Perché? Una bella domanda sulla quale ognuno dirà la sua. La mia è che la sinistra ha commesso sbagli colossali, con D’Alema che avrebbe regalato a Berlusconi l’impero della tv (tutta quanta), e con Prodi che si è ossessivamente dedicato alla creazione di un partito «contro natura» tra cattolici di sinistra e sinistra «dura» e laica. La legge vigente sul conflitto di interessi che in sostanza consente a Berlusconi non solo di essere il monopolista di tutta la tv privata ma anche, quando vince le elezioni, di controllare a suo piacimento tutta la tv pubblica, è la legge Frattini (oggi ricompensato con il ministero degli Esteri). Ora, la sinistra poteva benissimo approvare, tra il 1995 e il 1998, una legge che invece bloccava Berlusconi. Non l’ha fatto. Il testo c’era (steso dal senatore Passigli), era ben disegnato e fu approvato dal Senato nel 1995. Decadde per lo scioglimento anticipato della legislatura, ma fu subito ripresentato dal centrosinistra nel 1996. Dopodiché niente. Niente anche se allora esisteva una sicura maggioranza (ci stava anche la Lega) per vararlo. Non avevo mai capito, confesso, questa stupefacente inazione.

L’arcano è stato poi inopinatamente svelato da Violante, che nel 2002 era capogruppo Ds a Montecitorio, con questa dichiarazione: nel 1994 a Berlusconi «è stata data la garanzia piena che non gli sarebbero state toccate le televisioni ». Garanzia da chi? I sospetti possono soltanto convergere su D’Alema, a quel tempo segretario del Pds. (Per la precisione, la citazione è del Corriere del 1ËšMarzo 2002; e lo stesso si legge su La Repubblica). Dunque l’inerzia della XIII legislatura è oramai spiegata; resta però da spiegare come mai D’Alema (o se no chi?) abbia condannato la sinistra a restare a terra «senza voce». Quanto a Prodi, ho sempre obiettato alle «fusioni a freddo». I partiti si fondono solo se vengono drammaticamente sconfitti alle elezioni; altrimenti gli apparati e le posizioni di potere di due partiti sopravvivono e si contrastano nel partito unificato (a chiacchiere), con il bel risultato di perdere elettori cattolici al centro ed elettori di sinistra a sinistra. E in questi frangenti Franceschini ha in mente di impegnarsi a corpo morto nelle Europee, invece di defilarsi impegnandosi nel ridare pulizia e serietà al partito «testimone» (altro che a «vocazione maggioritaria »!) che si trova a dover gestire.

13 marzo 2009

Per i gentilissimi utenti di Galatown, abituati a trovare su questa pagina mie considerazioni politiche in ambito paesano, spiego che questi aspetti così ben analizzati da Sartorti in campo nazionale, sono, parallelamente, riscontrabili anche a livello locale. Fatte, s'intende, le debite proporzioni e modificati gli attori.

Anche nostri illustrissimi esponenti dei partiti locali del Centro Sinistra non hanno saputo per tempo prendere le giuste contromosse ed hanno clamorosamente sprecato una vittoria come quella di Luigi Vaglio, non per agire bene e rimediare a croniche latenze e carenze, ma per cercare di consolidare loro piccole egoistiche egemonie. Con il risultato di perdere, come si dice in paese, il famoso "filippo e panaro". Più avidi del loro poterucolo personale che di una visione politica generale proiettata al medio-lungo periodo. Più tesi a giochi di illusionismo che ad una seria disamina di cause-effetto politiche e, come spesso succede nella piccole comunità, persino personali.

Anche questi nostri politichetti valutando, dissennatamente una inesistente pretesa "magiorità" , non hanno cercato di ridare serietà, pulizia e popolarità ai loro giardinetti partitici. Si è preferito, invece, dare fuoco a tutto il cucuzzaro pur di mettere al posto di comondo il proprio uomo di paglia. 

L'elettorato, ovviamente, non ha gradito il pastrocchio. E ha bastonato. Ma di tutto questo, pare, allo stato non c'è stato nè ravvedimento, nè coscienza, nè si è intrapresa una minima inversione di strategia.

Si continua a navigare arrogantemente perdendo pezzi e consensi solo preoccupati di poltrone, plebende e scadenze elettorali. E trascurando, anche, di fare VERA OPPOSIZIONE.

L'unica voce ascoltata è quella dei capibastone di provincia che ordinano senza capire e conoscere. Se la Storia è maestra di vita nessuno dei sedicenti politici locali pare aver frequentato quella sezione! Il "particulare" ha ucciso e continua a uccidere il "generale".

Come uscirne?

Non ritengo che, allo stato, le organizzazioni politiche esistenti sul territorio abbiano più un minimo di credibilità e autorevolezza. Spesso sono solo simboli vuoti. Solo generali senza eserciti.

Allora non ci resta, a noi elettori di CENTROSINISTRA, abbandonare la nave sconquassata, i cattivi nocchieri e gli equipaggi inetti diretti verso un altro naufragio e prendere una scialuppa, sia pure una una zattera, per nuovi mari, nuovi orizzonti e nuove sponde.

Non c'è alternativa.

AMMUTINIAMOCI!


martedì, 10 marzo 2009

Frasi fatte e rifatte

Facile dire sinistra del no

di MICHELE SERRA


LO STUOLO di portavoce del governo, nel rosario quotidiano dei telegiornali, spende spesso e volentieri la definizione "sinistra del no" (molto trendy anche su svariati quotidiani). Nel mazzo sfiorito di questi "no" seriali, che sarebbero la prova provata della sterilità intellettuale dell'opposizione, sono finite anche le dure critiche al cosiddetto "piano casa", che a una parte consistente dell'opinione pubblica appare come la deregulation della già sregolatissima cultura edilizia di uno dei Paesi più (mal) cementificati del mondo.

Come altre formule "pop" della destra di governo, lo slogan "sinistra del no" è semplice e funzionale: attribuisce all'opposizione una sorta di malumore preconcetto; e al governo un alacre attivismo. Peso morto da una parte, motore virtuoso dall'altra. Il cliché rientra nel "normale" fastidio che questa maggioranza coltiva nei confronti dell'opposizione e delle sue prerogative. Ma c'è, specie in un caso come questo, strutturale per il futuro di tutti, un'aggravante sostanziale. L'aggravante è questa: che il merito delle questioni scompare. Si fissano (o si rifissano) le parti in commedia, quella dell'operoso Berlusconi e quella dei suoi neghittosi osteggiatori, e si evita accuratamente di parlare delle scelte concrete, delle loro conseguenze, dei pro e dei contro.

Un "no", isolato dal suo contesto, non ha senso. Ogni "no" (esattamente come ogni "sì") può essere giusto o sbagliato, motivato o pretestuoso, sciocco o intelligente, solo in misura della proposta o dell'evento che lo ha suscitato. Dire "sinistra del no" equivale a decontestualizzare ogni idea, ogni parola, nascondendola dietro un siparietto propagandistico uguale e contrario a quello assegnato al premier, ormai da quindici anni (tre piani quinquennali) sulla scena come fattivo e generoso artefice della rinascita nazionale.

La scomparsa del merito, della dimensione concreta dei problemi, non è solo uno dei morbi più velenosi e ottundenti della scena pubblica italiana. Sta diventando uno degli elementi fondanti dell'egemonia berlusconiana. L'aspetto psicologico, emotivo e dunque televisivo e spettacolare della politica ruba la scena alla discussione razionale. Un capo che sorride e ha nel cuore le sorti del popolo contro un'opposizione frustrata e invidiosa: questo è il plot che la gragnuola delle dichiarazioni da telegiornale, molti talk-show, molti titoli strillati hanno confezionato e consolidato.

Quando si tratti, poi, di decidere se è giusto o ingiusto dare corso legale a centinaia di migliaia di piccoli abusi edilizi, favorire l'iniziativa privata magari a scapito di interessi collettivi nevralgici come l'integrità del paesaggio (quel che ne resta), ri-condonare di fatto l'attitudine anarchica che molti italiani scaricano sul territorio, allora ci si accorge che si deve risalire la china della caricatura propagandistica costruita in anni di sapiente semplificazione dei problemi. Se dico ancora "no", è costretta a chiedersi "la sinistra del no", faccio la solita figura del livido guastafeste? Mi si nota di più se dico "no" o se resto in disparte e non dico niente? E non sarà più simpatico dire "sì", in modo che il pubblico capisca che so variare il copione?
Si noti come le precedenti domande non abbiano niente, ma proprio niente a che fare con la sostanza delle questioni politiche in generale, e con il "piano casa" nello specifico. Una delle poche frecce rimaste nell'arco dell'opposizione è proprio questa: azzerare questo ricatto psicologico, ignorare le freddure sulla "sinistra del no", procedere come se si vivesse e si facesse politica in una Paese in cui i "no" e i "sì" si pronunciano solo in rapporto a quanto accade, non in rapporto a quanto sta scritto in un copione mediatico scritto, per giunta, da altri.
(10 marzo 2009)

venerdì, 20 febbraio 2009

Alberi in fiore a St. James's Park by nickydancer.

 

 

 

LU SCONFORTU TI CQUANDU A FRABBICARE

 

 

Se ùi zaccabbe ggià ti oscè beddhrì carusi,

cu ccacciati fore, cc’è tìniti a ‘mpiettu,

a cchiùi ti unu, ni parìa nu scherzu ti carnìale,

ma stati  ben sicuri ca lu scherzu,

ni lu facìu ùi a sti signuri.

Mo ca pare, ca ni ‘ndimu propriu bbinchiati,

e rriata l’ora, cu mmintiti focu a lli pignate.

Zaccati ccaminare, comu facinu l’animali intra lla nee,

ca prima o poi la nee sa squagghiare e llu sole a ‘mpacce na cquardare.

No ‘nc’è bbisognu cu ssi scria nienszi, se lu core e lli cuscienze so pulite,

ma se purtati a ‘ncapu cu scriviti, ‘ttenti a llipenne ca usati.

E tuttu nu misteru stì partiti,

tant’è, ca so rrumasti sulu, ecchi cquatdri ‘mpisi a lli pariti.

Ùi, siti comu n’arbulu ca sta caccia fiuri e  fugghiazze nòe,

nui spittamu, cu nni faciti ombra,

intra stù paese ca no n’ete cchiùi nu scìardinu.

Siti comu la prima acqua ca vae a llu fiume,

ca no ttarda motu ea ddintare mare,

scìati a ‘nnanzi,

no ddati retta a ccì bbi holè male.

 

 

LA DEPRESSIONE DELLA RICOSTRUZIONE

 

Se incominciate già da oggi,

possenti giovani,

nel tirar fuori, quello che covate in petto,

qualcuno può pensare che è uno scherzo di carnevale.

  Statene sicuri, lo scherzo,

lo fate voi a loro.

Adesso che siamo proprio sazi,

 di questi bellimbusti di partito

e arrivato il momento,

 di dare fuoco al sentimento.

Coraggio incominciate a muovervi,

 come agili lupi nella neve,

aspettando il sole per guardarlo in faccia.

Non c’è bisogno di formule nuove,

se i cuori e le coscienze sono limpide,

ma se proprio dovete firmare pergamene nuove,

attenti al colore delle penne usate.

È tutto un mistero questi partiti,

tant’è, che sono rimasti solo i vecchi quadri sulle pareti.

Voi adesso siete come alberi pronti a fiorire e a vestirvi di nuove foglie,

tranquilli,

noi aspettiamo con ansia la vostra ombra,

 in quest’arido paese.

Siete come la prima acqua che và verso il fiume,

quel fiume che diventerà presto un mare.

Andate avanti, seguite l’istinto,

 non date retta a chi non vi vuole bene.


giovedì, 19 febbraio 2009

LA DEPRESSIONE DELLA RICOSTRUZIONE

Come preannunciato nei giorni scorsi, ieri sera si è tenuta presso il locali del Pd galatonese l'assemblea aperta e indirizzata a tutti coloro che si ritengono in apprensione per le sorti del Centrosinistra locale. E ' doveroso dire, in prima analisi, che la "rinunzia alle armi" sia stato il vero dato significativo dell'intera serata: gran numero di sedie vuote, solite facce, soliti compagni di truppa, il segretario politico della sinistra massimalista Maurizio Pinca  oltre ai promotori veri dell'iniziativa assembleare e cioè i  consiglieri comunali della minoranza Luigi Maglio e Flavio Filoni. I lavori si sono aperti con la pedissequa lettura di un foglio di carta da parte del Segretario Pd Corrado Longo, il quale, ribadendo la bontà del proprio operato ispirato a canoni di buona fede, ha tuttavia rilevato le innegabili fratture di un partito costruito e progettato al fine di rappresentare la più nutrita alternativa maggioritaria di Centrosinistra in antitesi al governo locale delle Destre. Ancora una volta, disarmante un dato presente nella relazione: si continua ad evidenziare la fisiologica inesperienza di chi si trova a gestire la linea politica di una Segreteria o l'eventuale inopportunità di scelte compiute per finalità d'opposizione in ragione di una giovane età non proprio portatrice di saggezza. Mi chiedo: esiste un'imposta diretta o indiretta sulle spalle del contribuente galatonese che non accetti di fare il segretario di un partito? Si deve pagare un dazio a tutti i costi? Chi si occupa di un'eventuale riscossione del tributo? Questa storia dell'inesperienza e della giovane età comincia a logorarmi oltre che a stomacarmi.

Lo svolgimento del dibattito,con lodevole opera di apertura al dialogo, è stato ordinato dall'esperienza e dall'adeguatezza politica del Prof.Luigi Maglio che, con apprezzabile premura, durante la serata ha sollecitato e spronato ad intervenire nella formulazione di proposte utili alla causa di un rinnovato Centrosinistra.L'Avv. Maurizio Pinca , con atteggiamento molto sommesso, ha posto sul tavolo la necessità di elaborare un manifesto - documento di regole, valori e principi comuni intorno al quale far convergere strutturalmente tutti i soggetti politici tendenti  a Sinistra. L' Ing. Vito Baglivo, dal canto suo, ha parlato di un lavoro da cantierizzare orientato al ripristino di una credibilità umana ed esponenziale dell'area di Centrosinistra sulla quale puntare prima di ogni bozza programmatica o progettuale anche  di lungo periodo. Ecco, ritengo che questi due interventi abbiano costituito la sostanza politica dell'intero evento ed, ispirandomi ad essi,anch'io ho  avuto modo di mettere con le spalle al muro più di una persona nella sala: la missione finale dovrà, pertanto, essere non l'allestimento di una più robusta baracca aggregata o coalizzata di vendita partitico - politica bensì la stesura di nuove "regole del gioco" ispirate ad onestà intellettuale, idoneità della persona umana a ricoprire un determinato organo, perizia ed abilità amministrativa nella fase  di indirizzo e gestione tipica dell'attività provvedimentale.

Una costituzione, in parole povere, con l'obiettivo di garantire ciò che non è stato garantito, di tutelare la dignità di eventuali minoranze ed, infine, di far rivendicare ad ognuno pari dignità e pari opportunità nell'ascolto e nel conseguente bilanciamento degli interessi in gioco. Potrebbe essere un "New Deal " della politica galatonese? Invito il lettore a una salutare cautela.  Alcune facce, alcuni movimenti di occhi, alcuni atteggiamenti psico -somatici riscontrati tra i presenti e tra i promotori ci obbligano a far uso massiccio di cautela. Rimaniamo in guardia, Lacoonte ai Troiani :"Timeo Danaos et dona ferentes- Temo i Greci anche quando portano i doni". E i doni ci mettano in stato di allarme anche se elargiti con presunto spririto di liberalità.

Inoltre, dopo aver evidenziato nel mio intervento una palese contraddizione nei termini per ciò che riguarda l'intestazione dei destinatari dell'invito(curatori dei blog locali e simpatizzanti vari) e una precedente operazione di tacita delegittimazione degli stessi, nessuno tra gli interpellati ( Flavio Filoni e Corrado Longo) ha ritenuto opportuno proferire verbo.

Ma la schizofrenia rimane con o senza replica degli interessati.

Chi vivrà vedrà.

Come dice il poeta..se sono spine, spineranno.

Io,allo stato attuale, di rose non vedo  nemmeno l'ombra.


mercoledì, 18 febbraio 2009

Non c'è destra o sinistra: c'è solo consumo dissennato del territorio, svendita monetizzata del futuro e del passato per un in

 

  

mercoledì 18 febbraio 2009
NARDO'/PORTOSELVAGGIO - Il PDL spiega con la seguente lettera aperta ai cittadini di Nardò, quali motivi hanno indotto il coordinamento cittadino e, in prima persona, i consiglieri comunali Egidio Maceri e Totuccio Calabrese ad opporsi alla lottizzazione dei Cafari. Cari Cittadini, la lottizzazione Cafari sarà un tragico esempio di quanto la politica del centrosinistra neretino sia orfana di un disegno strategico, monca di una studiata e produttiva visione del futuro.

 

Quello che si andrà a realizzare sarà un susseguirsi di fabbricati, che coprirà 60 ettari di terreno a ridosso del Parco di Porto Selvaggio, e darà vita ad un intervento urbanistico contro la logica del turismo moderno e rispettoso del territorio. Il PDL, orientato com'è ad uno sviluppo compatibile, si è opposto proprio perché non si può avallare ciò che snatura la bellezza del paesaggio, la ricchezza culturale della terra dei nostri padri, l’attrazione poetica e l’incanto stesso dei luoghi.
D'altronde i turisti che scelgono di venire nel Salento e, in particolare, a Nardò, lo fanno perché attratti dalla bellezza di un tessuto territoriale unico, nato dall'equilibrio tra l'opera dell'uomo (masserie, muri a secco, centri storici ecc.) e il fascino delle coste, dei terreni coltivati, delle aree caratterizzate da vegetazione spontanea.
Quello che si sta per attuare, invece, è un intervento superato nella logica e nelle dimensioni; un intervento che va in tutt’altra direzione rispetto alle moderne esigenze del mercato turistico e che, fin dall'inizio, ci è sembrato più incline alla soddisfazione del mercato immobiliare invece che ad incontrare la domanda turistica.
Tanto da far chiedere, ed ottenere, al consigliere Egidio Maceri un vincolo di destinazione d'uso degli edifici.
Grazie a questo gli immobili costruiti con destinazione “turistica” non finiranno “spezzettati” e venduti come case!
E ci dispiace veramente, per la città e per l'economia locale, che questa maggioranza sia stata sorda alle ulteriori proposte, presentate con emendamenti dal gruppo consiliare.
Avevamo chiesto, infatti, garanzie rispetto all'impiego di mano d’opera locale (esperta nelle lavorazioni del luogo); vincoli per l'uso di materie prime locali (con beneficio anche per l'ambiente grazie alla riduzione dell'inquinamento dovuto ai trasporti); garanzie su un utilizzo di materiali e colori in grado di risultare in linea con il territorio; la possibilità di avere, nel cuore del nascente villaggio, degli spazi dove ospitare uffici comunali, centri informazioni ecc. ecc.
Non avendo trovato risposte soddisfacenti il PDL ha votato contro, consapevole che lo sviluppo locale, se a beneficio di tutti, passa per altre strade.
E ci meraviglia che la maggioranza, per voce dell'assessore Natalizio, trovi “singolari” le nostre posizioni e, in particolare, le posizioni del Consigliere Maceri. Se ne facciano una ragione a Palazzo: nell'opposizione ci sono consiglieri che sfuggono alle logiche consolidate e che hanno veramente a cuore il futuro di Nardò e dei neretini.

Il coordinamento cittadino del PDL

  http://www.portadimare.it/index.php?option=com_content&task=view&id=7477&Itemid=1


martedì, 17 febbraio 2009

L'onda lunga............

 

L'onda lunga


di Massimo Franco

 

 

Dire che è un risultato locale suona scontato e, insieme, molto riduttivo. La tesi sarebbe convincente se la sconfitta del Pd in Sardegna arrivasse come una parentesi inaspettata ed isolata. Ma segue di nemmeno un anno le elezioni politiche; di due mesi la disfatta in Abruzzo; e arriva in coincidenza con le primarie fiorentine, nelle quali è stato scelto come candidato sindaco del centrosinistra l’esponente che si opponeva al vertice nazionale del partito.

I fattori regionali c’entrano poco, dunque. E pesa molto, invece, l’onda lunga del voto dell’aprile scorso. È la conferma che quel risultato non ha rappresentato solo una vittoria, ma uno spartiacque nel Paese. Il «domino» che sta travolgendo ad una ad una le roccheforti dell’opposizione appare una conseguenza di quanto è accaduto allora; e dell’incapacità degli avversari di Silvio Berlusconi di capirlo e di affrontare una stagione nuova. Per questo lo schiaffo sardo ha un’eco dolorosamente nazionale, per Walter Veltroni. E porta a chiedersi se non abbia funzionato «l’effetto Soru»; oppure se il governatore uscente della Sardegna sia vittima della maledizione di un Pd ormai incapace di leggere le pulsioni più profonde dell’Italia. Gli indizi mostrano un elettorato d’opposizione in lenta erosione; e avviato ad un voto europeo che si profila ogni giorno di più come una disfatta.

La crisi economica comincia a mordere il Paese. Il paradosso è che le responsabilità non si scaricano sul governo, ma sui suoi avversari. Merito, senz’altro, di un presidente del Consiglio che continua a macinare consensi, nonostante tutto; e che sulla Sardegna ha investito con una campagna martellante quanto invadente. Ma anche demerito del centrosinistra, che non è stato capace di opporre alla «politicizzazione» del voto regionale un antidoto credibile. Si possono evocare come scusante la guerra di logoramento all’interno del Pd; e le voci velenose su un Soru futuro leader nazionale. Tanto che all’inizio, mentre i dati affluivano con lentezza esasperante, lunare per un Paese occidentale, veniva accarezzata l’illusione di una sua vittoria. Tutto questo, però, non basta a cancellare il sospetto di un’implosione che coinvolge la nomenklatura del centrosinistra e la sua cultura politica.

Ormai non serve sottolineare neppure l’inutilità di un antiberlusconismo che mobilita porzioni sempre più minoritarie. Il problema del Pd e dei suoi alleati è la mancanza di un’analisi seria della vittoria berlusconiana del 13 e 14 aprile del 2008. La domanda da porsi è se il centrosinistra non abbia avuto il coraggio di farla; o se più banalmente non ne sia stato capace. Qualunque sia la risposta, viene da pensare che sia stato sciupato quasi un anno. E la lotta per la successione a Veltroni, che già si intravede, non promette recuperi miracolosi.

17 febbraio 2009

 

 

Leggo e condivido questo articolo, come se nemmeno l'avessi scritto io. Se non fosse che l'antiberlusconismo lo considero utile ma non bastante.

E ho evidenziato i due passi che ritengo più condivisibili in assoluto, anche perchè escono dall'analisi contingente del voto di una regione e si proiettano su un malessere a scala nazionale.

Da queste modeste pagine di blog paesano queste analisi erano state espresse in tempi non sospetti, quando a dire che il PD asceva male era essere blasfemi, significava essere i soliti criticoni guastafeste. Invece era solo sguardo lungo.

Oggi è tutto drammaticamente reale. Si sono spente le fanfare, gli echi dei "ma anche", delle solitudini suicide verso il voto e si contano i pochi caduti (voti) nelle urne.

Che cosa oggi tutti dicono? Che è mancata l'analisi della sconfitta e che il PD è incapace di leggere le pulsioni più profonde del suo elettorato di riferimento.

Ce ne siamo accorti? Io l'avevo scritto da prima. Grazie.

Si è sbagliato e si continua a sbagliare. Eppure è dell'uomo intelligente fare degli sbagli un capitale.

Un partito che vuole essere popolare e riformista, democratico fin dell'enunciato e aperto alla modernità non può nascere fondendo amministrativamente due partiti con un atto notarile, non può fregarsene delle idee di fior di intellettuali che creavano un partito "dal basso" su grandi ideali comuni e moderni imponendo una accozzaglia senza programma e senza rispetto degli ideali su cui si basa il Centrosinistra italiano, non può andare avanti con liste chiuse e nomine dall'alto, non può arroccarsi in un verticismo che spiega all'elettore come e chi votare e, soprattutto, che pensare.

Ecco che tutto ciò si tramuta in assenteismo, in schede nulle (terzo partito sardo!) e in voti in meno o, addirittura, voti all'avversario.

Purtroppo gli "infallibili dirigenti", così compresi del loro ruolo di "vertice", così occupati in "direttori" "vertici massimi della politica" sono ciechi sordi e muti e spingono in questo modo il paese in un riflusso fascistoide sempre più grave.

Chi aveva gridato l'allarme è stato inascoltato. E oggi è certo tardi per raddrizzare una barca nei marosi e nella deriva.

Bisogna cambiare e fare presto. Bisogna cambiare dirigenti di ogni ordine e grado, cambiare la sensibilità dei dirigenti,  e , soprattutto, cultura politica, ascoltando chi parla dalla base e scendendo dalla sedia gestatoria da cui si dispensano giudizi e si impongono dogmi. Se opposizioni ha da essere che sia, coinvolgente, partecipe e costruttiva. Fatta bene e, soprattutto, FATTA!

Mi dispiace che in questo vortice di errori sia caduto il buon Soru, un veto guru di economia, idee, dignità, presentabilità. Un uomo così pieno di dignità da essere veramente anomalo in questo quadro politico da caduta dell'Impero.

Povero Soru!

Poveri noi!


Dialoghi Virtuosi

 

Dibattito finale

 

 

 

Rifiuti zero e danni da inceneritori

Patrizia Gentilini, di Medici per l'Ambiente, è intervenuta nel dibattito "strategia rifuti zero" per parlare di inceneritori e delle loro conseguenze nocive sull'ambiente e la salute. I danni sono evidenti, sostiene la Gentilini, ma purtroppo gli interessi economici in ballo sono in grado di condizionare anche la ricerca e la valutazione scientifica.


martedì, 23 dicembre 2008

OGGI IN EDICOLA

Zoom 

NUMERO 2 - DICEMBRE 2008


postato da: messapico85 alle ore 16:36 | link | commenti (2)
categorie: segnalazioni, politica, lancio, opposizione, zoom, a sinistra
mercoledì, 17 dicembre 2008

Parliamo del fatto del giorno

Questione MoRale o questione MoLare?
Quello che si sapeva sta venendo fuori: Manipulite non è mai finita!
E Di Pietro, piaccia o non piaccia, ha ancora ragione.
La seconda Repubblica, cominciata con la tristissima fine di Moro (nel giorno di rapimento Moro io scrissi sull’agenda, che ancora conservo: <<è l’inizio della fine?>> Ci presi!) ha sancito la fine dei grandi partiti popolari (DC, PCI, PSI, MSI, PLI, PRI, PSDI. “nun te regghe più”, diceva Rino Gaetano) ed ha aperto la strada ai partiti monarchici con un leaderismo esasperato e sempre più avulsi dalla base elettorale.
Stiamo ormai in regime di Partitocrazia estrema. Oggi, dopo la legge elettorale “Porcellum” e le liste bloccate addirittura all’interno del neonato PD, sempre ancora di più. Gli elettori sono solo pecoroni da mungere ma da non ascoltare.
Manipulite fece scoprire che sotto alla politica compassata della prima repubblica c’era un torrente di malaffare e il controllo politico di appalti e concessioni. La Milano da Bere e la Roma da Mangiare erano un fiume in piena di mazzette, corruzione e concussione. E c’erano giudici corrotti, imprenditori concussori, avvocati “d’affari” che mai mettevano piede in tribunale ma non mancavano nei corridoi di ministeri e segreterie politiche armati di pingui valigette.
L’opinione pubblica rimase allibita, e anche certa politica si dimostrò indispettita e scandalizzata. Quella stessa politica che oggi si è messa alla pari. Invece di lanciare monetine su Craxi, il Grande Corruttore preso a simbolo in quel periodo, le monetine oggi le intascano tutti. 
Oggi scopriamo che probabilmente lo facevano, in perfetta trasversalità inciucesca, Lusetti del PD e Bocchino di AN!!! Bravi!

Berlinguer, uno che con gli occhi stretti guardava lontano, trenta anni fa fece dei richiami alla Questione Morale una sua prerogativa e un suo fondamento etico. La Sinistra doveva essere diversa perché legata ai ceti produttivi onesti ed etici della popolazione, lontana dalla politica affaristica della decadenza borghese.
Oggi possiamo dire che come trai ragazzini ci si chiede chi erano i Beatles c’è chi in politica si chiede chi fosse Berlinguer.
Cosa è rimasto a sinistra del testamento etico e politico di Berlinguer e di Moro?
Poco, niente.
E’ tutta un’altra politica fatta non di servizio e sacrificio, non di senso dello stato e di solidarietà, non si deleghe e di interpretazioni dei voleri popolari ma solo di arrivismo, di poltronismo, di sottogoverno da mungere, di privilegi da arraffare.
La politica autoassolve la politica e condanna l’antipolitica che è solo forma di rigetto popolare verso le scorribande di questa masnada composta prevalentemente da farabutti e da silenti spettatori di ladronizi e corruzione reale e morale.
Perché chi vede e non denuncia è colpevole come chi intasca e manovra.
La Politica oggi condanna i giudici che indagano e condannano. E i mass media danno voce a questa forma incivile di autoassolvimento giustificativo. La colpa diventa di chi indica il reo e non del reo o presunto tale. E infatti la riforma della giustizia non riguarda la contrazione dei tempi immani dei processi ma il controllo dei giudici da parte della politica. Cioè il controllato dovrebbe controllare il controllore! De Magistris e la Forleo ne sanno qualcosa.
A Sinistra il neonato PD, a un anno dalle primarie che dovevano portare novità e slancio, si ritrova con una sequela di indagati in ogni ordine e grado di funzioni amministrative.
Non c’è male. Così giovane e così scapestrato!
Ma se anche in una sezioncina di paese è da tempo che si implora una condotta aperta e limpida delle procedure politiche e una filtratura delle persone che risultino logore senza ottenere un bel niente, se pure in una sezioncina di paese si rinnegano le lotte amministrative contro privilegi, personalismi e delibere ad personam per candidare a proprio rappresentante colui che, diametralmente opposto, fu oggetto di contestazione, cosa si può pretendere in ambito nazionale se non l’amplificazione di questo baratro etico?
Allora è questione MOLARE, dove la politica si riduce solo a masticare, a mangiare, ad ingoiare il potere che genera potere. Senza un minimo di coscienza di rappresentanza di un popolo che nemmeno più può delegare ma solo assistere ad investiture di apparati sempre più avulsi dalla base popolare, dalla Democrazia, dalla Costituzione. Siamo alla barbarie democratica.
D’altronde se il sindaco di Catania, il famoso medico di Berlusconi prof. Umberto Scapagnini dopo aver creato un dissesto mostruoso ed indebitato a morte la Milano di Sicilia, viene promosso deputato cosa possiamo pensare di questa politica?
Che fa schifo.
Bisogna seriamente invertire la rotta.
Cominciando da Galatone.
Ma come fare a rinnovare se non si dà spazio alle persone di buona volontà fuori dai perversi giochi della malepolitica?
 

 

 


mercoledì, 10 dicembre 2008

Parliamone, allora!

Il condivisibile post “fotografico” “I sette vizi capitali” di Enrico Longo sul blog il Portavoce, ha avuto la ventura di portare in eruzione un vulcano che borbottava, fumava ma non eruttava.
L’eruzione c’è stata.
Era ora.
La discussione “verista” (per dirla con Alberto) sul post del Portavoce che è stata alimentata dall’ingenua e, ebbene sì, certamente infelice o quantomeno avventata uscita del neo segretario del PD che vede nei Direttivi di Partiti la sola massima espressione della politica.
E' seguita la veemente diatriba lessico-semantica di Alberto Resta, profusa di furor sacro, frenesia d’intelletto e iconoclastia giovanile.
A completar l’opera eruttiva, ci si mette anche l’intervento dell’altro giovane Valentino Moretto che, sul blog Messapico, inauditamente  parla nientepocodimeno che di POLITICA e di OPPOSIZIONE, vocaboli che sembravano ormai all’indice della politichetta nazionale e comunale fatta di compromessi, sotterfugi, nascondigli ed alibi falsi più di un Rolex venduto all’Auto Grill.
E Valentino ne parla con passione partigiana tradita, la peggior causa di produzione di esasperazione amatoria possibile.
Finalmente sta venendo alla luce un vero e franco (“verista”) dibattito politico non sul passato, non sul formalismo di sezione ma sull’essenza stessa del ruolo della politica oggi, uno schietto spaccato su come veramente i giovani (perché Alberto e Valentino insieme non arrivano a cinquant’anni) VEDONO E VOGLIONO UNA POLITICA FATTA DI SCELTE NETTE, DI CHIAREZZA, DI LIMPIDEZZA.
Nessuno dei due è aduso al fioretto, pare, ma incline al piccone, alla mannaia, ed alla bocciarda: prima scavano, poi sbozzano e portano al grezzo le rocciose forme di una proposta ponderata e veramente seria e popolarmente condivisibile. Novelli Michelangioli intenti a plasmare nuovi Pigioni forti e irrequieti.
Quello che da anziano facevo balenare io nel mio esasperato commento sul Portavoce, forse anche violento e sicuramente pedagogicamente impietoso, ma sicuramente sincero, paterno e diretto, viene esaltato dai furori sinceri e puliti dei due giovani politici (nel senso più alto e nobile della parola).
In questa eruzione cittadina troviamo il magma caldo che sembra non riesce a sortir fuori in ambito nazionale.
La domanda tagliente e spregiudicata è: Che cos’è oggi la Sinistra in Italia?
Che ruolo deve avere?
Che comportamento deve adottare?
Quale credibilità deve dimostrare per poter attrarre seguito?
Cosa si deve veramente fare per riconquistare un elettorato deluso, amareggiato, demotivato e sfiduciato nei suoi rappresentanti eletti per nomina e non più nemmeno per preferenza?
Il discorso nasce criticamente in casa PD, il nuovo soggetto che racchiude le migliori tradizioni popolari della politica Italiana del dopoguerra. Le racchiude, ma finora non le esalta.
Ma a me piacerebbe che anche gli anfiossi (sono certi pesci di forma fallica che riescono a letargizzarsi nel fango catalettici per anni aspettando nuove piogge) del resto della Sinistra (ormai extraparlamentarizzata per incapacità manifesta di rapportarsi con le realtà) venissero finalmente fuori per aprire un fronte di dibattito costruttivo non sulle responsabilità del passato (chi avuto ha avuto, chi ha dato ha dato… scordammoce ‘o passato perché, tanto, non si salva nisciuno!) ma sul ruolo da giocare nel presente e nel futuro. E mi pare che Vendola, il solito “inaffidabile” Vendola, sia l’unico che ha capito che è qui che si gioca la partita civile e sociale.
E questo è ora che venga fuori, oggi, adesso, subito, in questo preciso momento, prima del richiamo alla poltrona delle prossime elezioni provinciali.
Alberto e Valentino stanno facendo venire alla luce un certo comportamento che non è di mediazione, ma è di compromesso; che non è di pazienza, ma è di temporeggiamento; che non è di attendismo prudente, ma è di indecisione debole; che non è rispettoso delle gerarchie ma è squallidamente solo antidemocratico.
Stanno venendo fuori veramente due anime, ma non l’anima presunta progressista e riformatrice e quella più moderata e prudente (ormai sancite come pura e sola invenzione ad uso di spartizione delle poltrone) ma in due anime una fatta di pensiero ed azione concreta, spinta da forti ideali e da una morale integerrima, ed un’altra fatta di tattica subdola e poltroniera, eticamente debole e portata alla compromissione servile, omologata, allineata e pelosa. Un propensa alla politica per la risoluzione dei problemi e un’altra alla politica per risolversi i problemi personali e contingenti. La politica dello sbarcar lunario a spese nostre, insomma. Ma è di sinistra questa politica?
Quale è quella che serve per contrastare una deriva populista, sciatta e volgare verso destra?
Quale è quella che può ridare slancio, fiducia, partecipazione e credibilità alla Sinistra?
Apriamo il dibattito, su questa dicotomia sì vera e concreta.
Il popolo della sinistra in tutti i sondaggi crede che si debba essere chiari e netti. Senza “ma anche”.
E’ sicuramente finito il tempo del piede in due scarpe, degli Arlecchini servitori di due padroni. Ma questo sentimento popolare è intercettato dagli autoproclamatisi vertici dei partiti?
Eppure, di fronte alla nuova pericolosa flessione della linea di allarme della questione morale il buon Veltroni se ne è uscito con proclami contro le mele marce e con il rinnovamento. Ma si può rinnovarsi senza rivoluzionare la maniera di intendere la Politica in questo inizio di millennio?
Perché, allora, non dare un bell’esempio e rimandare il poco limpido La Torre ad altra occupazione dopo il vergognoso gioco del pizzino?
Vogliamo vedere fatti chiari ed inequivocabili.
Vogliamo vedere gli inquisiti fuori dai partiti.
Vogliamo vedere gli artefici della disfatta senza galloni.
Vogliamo che l’etica politica prescinda dal giudizio di reato per essere censurata in quanto inappropriata alla presentabilità ed alla credibilità.
Vogliamo che i partiti possano ritornare ad essere veramente casa comune e non rocca oligarchica.
Vogliamo una politica nuova fatta di elementi nuovi e di regole nuove.
Quanti uomini e donne di Sinistra si sono staccati in questi ultimi anni dalla vita politica?
Se prendo le liste di Galatone Progressista, del PPI, del PDS, del PSI, e poi man mano tutte le liste delle varie denominazioni, cambiate senza cambiare mai sostanza, in questi ultimi quindici anni vedrò centinaia di persone di qualità intellettuale e etica che si sono spese e poi sono scomparse. Espulse dalla vita politica cittadina non per incapacità decisionale ma per insopportabilità al putridume di sezione. Così come vedrò delle immutanti eterne dotate di poteri di rigenerazione estranei persino ai Vampiri.
Perché, mi devo chiedere?
Perché qualcuno ha fatto come il Cuculo che getta il fratello dal nido per ingrassare di più.
E’ questo il risultato di una mancanza di etica nella politica di Sinistra. Perché per essere di sinistra bisogna avere la coerenza di un’etica nell’azione.
Il Personale è Politico. E mai la Politica deve essere personale. Eppure lo è.
Ma di fronte a questo momento catartico devo anche credere che l’altrettanto giovane Corrado Longo può e deve dimostrare la sua forza verde e proporsi non come momento di transizione tra un direttorio e l’altro degli stessi ras pronti alla ritirata strategica in posizione coperta ed allineata alla prima avvisaglia di perturbazione, non come “utile idiota” mandato allo sbaraglio dai burattinai nell’ombra, ma deve dimostrar le sue capacità di apertura, sensibilità, intelligenza e sintesi, delle quali son sicuro che non difetta, per essere innovativo e rivoluzionario. Deve essere il Papa Luciani del PD Galatonese: una scomoda SORPRESA!
Può e deve proporre tavoli allargati di discussione, può e deve essere promotore di riflessione ed azione oppositiva, può e deve essere fulcro di un volano di volontà positive e propositive.
Può e deve essere lo stimolatore di un nuovo dialogo fra le forze di sinistra.
Deve, insomma, rimediare agli errori del passato riportando alla azione politica tanta gente allontanata da una politica personalistica e verticistica.
Deve aprire le porte della Sinistra al confronto ed al dibattito franco e privo di ipocrisie.
Deve prendere le critiche come propellente e diffidare dalle lodi interessate.
Io sono sicuro che ce la può fare, che ce la deve fare.
E’ giovane e serio. Ed ha dalla sua la positività della inesperienza che fa percorrere percorsi mai battuti fuori dalle liturgie stanche e logore. Non può e non deve sopportare che sia inconsapevole vettore verso il baratro per sabotaggi decisi ed attuati altrove ed altrimenti. Non può e non deve farsi forzatamente irreggimentare nei soliti giochi da Padrone e Sotto.
Sono sicuro che di fronte a queste nuove iniziative ogni uomo e donna sinceramente di sinistra lo aiuterà senza risparmio.
E i giovani, quelli veramente giovani dentro come Valentino e Alberto, saranno con lui.
 
P.S.: in questi giorni latito per ADSL guasta!

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