MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

Gabellone vince sulla Capone.
Dopo quindici anni
Vittoria risicata, ma vittoria sacrosanta.
Maturata non a Lecce, dove
Proprio quella Provincia che dovrebbe avere la maggiore attenzione dell’Ente omonimo.
Ma alla fine arriva lo spoglio delle sezioni azzurre e viene staccata di due punti.
A Galatone il Centrodestra, invece, non vince.
Di poco.
Ma non vince.
Dopo il consigliere Tundo, di minoranza salvo i consueti balletti dell’indomani,
Galatone porta a Lecce il Consigliere Nisi in Maggioranza.
Ma non lo porta con il suo elettorato.
Ma con l’elettorato provinciale.
E questo va considerato e ponderato.
Non sarebbe onesto fare del trionfalismo localistico.
Galatone ha contribuito poco.
Di fatto l’elezione del candidato provinciale Livio Nisi
(al quale va il mio sportivissimo in bocca al lupo assieme all’augurio ed alla speranza che possa rappresentare nel modo migliore la migliore Galatone)
getta un’altra manciata di instabilità sul governo cittadino.
Il Sindaco è capo di una minoranza del 19,33% sancita dal vaglio del primo turno, e si trova due consiglieri provinciali dell’opposizione in Provincia.
Il Canto delle Sirene del potere provinciale non potrà far altro che richiamare qualche consigliere poco provvisto di cera nelle orecchie.
E questo lascerà ( è facile prevederlo ) sguarnita la malandata barchetta Miceliana nella sua procellosa navigazione a vista o ad abbaio di cane.
Barchetta che, alla luce di ogni considerazione, naviga in un bicchiere d’acqua senza futuro, senza speranza di uscire mai in mare aperto, essendo chiusa in un assolutismo personalistico che non apre alla politica nazionale nemmanco a quella provinciale e regionale. In stallo come un Re arroccato sotto
Ma se si confeziona una “pettula” rimpastata in cui gli oppositori di oggi diventano i puntelli di domani?
Non ci credo.
L’opposizione PDL - UDC ha la forza, oggi, di battere le carte e non si dovrebbe, usando la razionalità, chiudere in una via politica senza uscita, lungo un binario morto.
A Centro Destra si va finalmente rappresentando una unione da “Grande Centro - Destra”. Dai e ridai, ci si sta arrivando.
E gioverebbe a questa cogliere l’attimo fuggente.
In politica le occasioni non si ripetono.
A Sinistra, nonostante la mobilitazione che ha portato a superare di 53 voti il CD, invece ci sono ancora le faide interne.
Le ruggini non si smaltiscono quando più che politica si fa personalismo.
Quando si è “diametralmente opposti” nel metodo e nei principi e nelle aspirazioni al vertice.
Non c’è, a Sinistra, un partito saldo e unito, una nuova leva forte e indipendente che possa dare la scossa.
D’Altronde perché perde
Perché, l’ho detto dal primo momento, la candidatura d’imperio non è mai una candidatura che a Sinistra genera entusiasmo.
Se si volesse veramente un rinnovo delle personalità dei partiti di Sinistra si dovrebbe ricorrere di prassi alle primarie. Primarie con come sistema di dirimere candidature, ma come sistema elevato a democraticità di scelta.
Chi deve votare sceglie chi votare. Non se lo fa imporre da un uccello qualsiasi calato rapace dalle vette dell’Altrove.
Il Candidato con le primarie permette di rinnovare le classi dirigenziali dei partiti sempre troppo chiuse nell’autoreferenzialità d’apparato e permetterebbe di intercettare un entusiasmo dell’elettorato che ormai non c’è più.
(Vendola insegna: con il pur bravo e serio ma diafano Boccia
Questo, secondo me (e l’ho detto dal primo momento) era il limite della investitura Capone. E questo è stato il gap incolmabile.
Oggi a Sinistra i giovani servono solo per fare “sfondo” . Nessuno permette a loro di presentarsi in una primaria che possa premiare la loro freschezza e novità, la loro carica innovativa. E così nei partiti rimangono solo i ragazzi disposti a fare da “sfondo”. Se andiamo ad analizzare il caso Renzi a Firenze o il caso Serracchiani ad Udine vedremo che i buoni successi elettorali si ottengono con l’apertura ai bravi giovani che vengono alla ribalta per il consenso di una primaria o per la capacità di dire forte e chiaro quello che milioni di altri elettori pensano senza poter essere mai ascoltati.
Senza contare che un Renzi a Firenze, città che molti già davano al Centrodestra, si è impegnato in una campagna elettorale propositiva basata su 100 punti già da un anno.
E con la tenacia e la forza della comunicazione è riuscito a imporsi contro il parere degli Apparati di Partito.
I partiti locali escono dal chiuso dei Direttivi (“punto più alto della politica” secondo qualcuno) solo 40 giorni prima delle elezioni e pretendono di trovare candidati pronti, consenso, entusiasmo, partecipazione basati sul… niente.
No, belli, non si fa così.
La politica si fa ogni giorno, a contatto della gente.
Si ascolta e si parla anche lontano dalle elezioni.
Come potrà Galatone trovare una nuova speranza?
Io ritengo e sostengo che bisogna lasciar stare i partiti nel loro cieco e sordo autoreferenzialismo.
Abbandonarli al loro gioco al massacro, ai loro tentativi di sottrarsi la sediolina da sotto, ai loro accoltellamenti alla schiena, al loro immobilismo paralizzante, alla loro opposizione così come alla loro posizione inesistente, ai loro balletti osceni, alle loro porte girevoli dove si entra e si esce continuamente, come se partiti e idee fossero mutande da cambiare.
Bisognerà rimboccarsi le maniche e partire con gente nuova da concetti nuovi espressi in maniera nuova.
Bisogna riconquistare l’entusiasmo e le fiducia nella gente.
Uscire da questo cul de sac in cui i “grandi” ci hanno cacciato finendoci loro prima di tutti.
Non si cambia da dentro.
Si cambia. E basta.
Facendo politica.
Quella vera.
Fatta di attenzione, di idee, di programmi e di soluzioni.
Non certo da un Risiko di posizioni volte al massacro reciproco.
P.S.: Mi dicono che io “con questa testa” non farò mai niente.
A prescindere che ho già fatto, e molto, in tempi in cui chi parlucchia oggi, senza collegare lingua a cervello, era stupidotto imberbe e piccolo masturbatore a due dita, mi chiedo se chi non scrive sui blog ma occupa saprofitamente le sedie dei comitati prestandosi da comparsa ai giochetti della torre ha mai fatto molto di più. Mi chiedo se il parlare senza conoscere e il declamare slogan orecchiati è fare qualcosa di utile.
Di sicuro con la sua ostinata quiescenza partigiana al sistema del “futti cumpagnu” ha contribuito a rovinare Galatone.
Hanno impantanato e sporcato tutto.
Io, invece, come tutti gli altri bloggers liberi, non ho partecipato, perché mi sono opposto.
Sempre, onestamente, coerentemente, chiaramente e tutto l’anno.
Per ogni anno che il signore ci manda in terra.
Dov'erano e cosa facevano nel frattempo tutti questi statisti di paese che dicono di fare?
Facevano il doppio gioco?
Bravi, bravi, bravi.
continuate così.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola."
(Giovanni Falcone)
di Giovanni Sartori
C’è il partito elettoralistico che esiste per vincere le elezioni e catturare il governo, e all’altro estremo esiste il «partito testimone» che si costituisce per affermare valori etico-politici e, appunto, dare testimonianza di una buona città politica. Questo secondo tipo di partito sa di non essere maggioritario, ma non se ne cruccia più di tanto. Se la sua volta verrà, tanto meglio; ma se non viene non è la fine del mondo. Forse il tempo è galantuomo. Diamo tempo al tempo. Dopo la recente rovinosa esperienza del governo Prodi la sinistra torna a scoprire che il nostro Paese non ha mai avuto una maggioranza di elettorato di sinistra. Certo, non l’hai mai avuta con il Pc. Ma nel 1994 la sinistra (l’allora Pds di Occhetto) e Forza Italia di Berlusconi fecero quasi pari (alla Camera). Oggi non più. Oggi il distacco è fortissimo.
Perché? Una bella domanda sulla quale ognuno dirà la sua. La mia è che la sinistra ha commesso sbagli colossali, con D’Alema che avrebbe regalato a Berlusconi l’impero della tv (tutta quanta), e con Prodi che si è ossessivamente dedicato alla creazione di un partito «contro natura» tra cattolici di sinistra e sinistra «dura» e laica. La legge vigente sul conflitto di interessi che in sostanza consente a Berlusconi non solo di essere il monopolista di tutta la tv privata ma anche, quando vince le elezioni, di controllare a suo piacimento tutta la tv pubblica, è la legge Frattini (oggi ricompensato con il ministero degli Esteri). Ora, la sinistra poteva benissimo approvare, tra il 1995 e il 1998, una legge che invece bloccava Berlusconi. Non l’ha fatto. Il testo c’era (steso dal senatore Passigli), era ben disegnato e fu approvato dal Senato nel 1995. Decadde per lo scioglimento anticipato della legislatura, ma fu subito ripresentato dal centrosinistra nel 1996. Dopodiché niente. Niente anche se allora esisteva una sicura maggioranza (ci stava anche la Lega) per vararlo. Non avevo mai capito, confesso, questa stupefacente inazione.
L’arcano è stato poi inopinatamente svelato da Violante, che nel 2002 era capogruppo Ds a Montecitorio, con questa dichiarazione: nel 1994 a Berlusconi «è stata data la garanzia piena che non gli sarebbero state toccate le televisioni ». Garanzia da chi? I sospetti possono soltanto convergere su D’Alema, a quel tempo segretario del Pds. (Per la precisione, la citazione è del Corriere del 1ËšMarzo 2002; e lo stesso si legge su La Repubblica). Dunque l’inerzia della XIII legislatura è oramai spiegata; resta però da spiegare come mai D’Alema (o se no chi?) abbia condannato la sinistra a restare a terra «senza voce». Quanto a Prodi, ho sempre obiettato alle «fusioni a freddo». I partiti si fondono solo se vengono drammaticamente sconfitti alle elezioni; altrimenti gli apparati e le posizioni di potere di due partiti sopravvivono e si contrastano nel partito unificato (a chiacchiere), con il bel risultato di perdere elettori cattolici al centro ed elettori di sinistra a sinistra. E in questi frangenti Franceschini ha in mente di impegnarsi a corpo morto nelle Europee, invece di defilarsi impegnandosi nel ridare pulizia e serietà al partito «testimone» (altro che a «vocazione maggioritaria »!) che si trova a dover gestire.
13 marzo 2009
Per i gentilissimi utenti di Galatown, abituati a trovare su questa pagina mie considerazioni politiche in ambito paesano, spiego che questi aspetti così ben analizzati da Sartorti in campo nazionale, sono, parallelamente, riscontrabili anche a livello locale. Fatte, s'intende, le debite proporzioni e modificati gli attori.
Anche nostri illustrissimi esponenti dei partiti locali del Centro Sinistra non hanno saputo per tempo prendere le giuste contromosse ed hanno clamorosamente sprecato una vittoria come quella di Luigi Vaglio, non per agire bene e rimediare a croniche latenze e carenze, ma per cercare di consolidare loro piccole egoistiche egemonie. Con il risultato di perdere, come si dice in paese, il famoso "filippo e panaro". Più avidi del loro poterucolo personale che di una visione politica generale proiettata al medio-lungo periodo. Più tesi a giochi di illusionismo che ad una seria disamina di cause-effetto politiche e, come spesso succede nella piccole comunità, persino personali.
Anche questi nostri politichetti valutando, dissennatamente una inesistente pretesa "magiorità" , non hanno cercato di ridare serietà, pulizia e popolarità ai loro giardinetti partitici. Si è preferito, invece, dare fuoco a tutto il cucuzzaro pur di mettere al posto di comondo il proprio uomo di paglia.
L'elettorato, ovviamente, non ha gradito il pastrocchio. E ha bastonato. Ma di tutto questo, pare, allo stato non c'è stato nè ravvedimento, nè coscienza, nè si è intrapresa una minima inversione di strategia.
Si continua a navigare arrogantemente perdendo pezzi e consensi solo preoccupati di poltrone, plebende e scadenze elettorali. E trascurando, anche, di fare VERA OPPOSIZIONE.
L'unica voce ascoltata è quella dei capibastone di provincia che ordinano senza capire e conoscere. Se la Storia è maestra di vita nessuno dei sedicenti politici locali pare aver frequentato quella sezione! Il "particulare" ha ucciso e continua a uccidere il "generale".
Come uscirne?
Non ritengo che, allo stato, le organizzazioni politiche esistenti sul territorio abbiano più un minimo di credibilità e autorevolezza. Spesso sono solo simboli vuoti. Solo generali senza eserciti.
Allora non ci resta, a noi elettori di CENTROSINISTRA, abbandonare la nave sconquassata, i cattivi nocchieri e gli equipaggi inetti diretti verso un altro naufragio e prendere una scialuppa, sia pure una una zattera, per nuovi mari, nuovi orizzonti e nuove sponde.
Non c'è alternativa.
AMMUTINIAMOCI!


LU SCONFORTU TI CQUANDU A FRABBICARE
Se ùi zaccabbe ggià ti oscè beddhrì carusi,
cu ccacciati fore, cc’è tìniti a ‘mpiettu,
a cchiùi ti unu, ni parìa nu scherzu ti carnìale,
ma stati ben sicuri ca lu scherzu,
ni lu facìu ùi a sti signuri.
Mo ca pare, ca ni ‘ndimu propriu bbinchiati,
e rriata l’ora, cu mmintiti focu a lli pignate.
Zaccati ccaminare, comu facinu l’animali intra lla nee,
ca prima o poi la nee sa squagghiare e llu sole a ‘mpacce na cquardare.
No ‘nc’è bbisognu cu ssi scria nienszi, se lu core e lli cuscienze so pulite,
ma se purtati a ‘ncapu cu scriviti, ‘ttenti a llipenne ca usati.
E tuttu nu misteru stì partiti,
tant’è, ca so rrumasti sulu, ecchi cquatdri ‘mpisi a lli pariti.
Ùi, siti comu n’arbulu ca sta caccia fiuri e fugghiazze nòe,
nui spittamu, cu nni faciti ombra,
intra stù paese ca no n’ete cchiùi nu scìardinu.
Siti comu la prima acqua ca vae a llu fiume,
ca no ttarda motu ea ddintare mare,
scìati a ‘nnanzi,
no ddati retta a ccì bbi holè male.
Se incominciate già da oggi,
possenti giovani,
nel tirar fuori, quello che covate in petto,
qualcuno può pensare che è uno scherzo di carnevale.
Statene sicuri, lo scherzo,
lo fate voi a loro.
Adesso che siamo proprio sazi,
di questi bellimbusti di partito
e arrivato il momento,
di dare fuoco al sentimento.
Coraggio incominciate a muovervi,
come agili lupi nella neve,
aspettando il sole per guardarlo in faccia.
Non c’è bisogno di formule nuove,
se i cuori e le coscienze sono limpide,
ma se proprio dovete firmare pergamene nuove,
attenti al colore delle penne usate.
È tutto un mistero questi partiti,
tant’è, che sono rimasti solo i vecchi quadri sulle pareti.
Voi adesso siete come alberi pronti a fiorire e a vestirvi di nuove foglie,
tranquilli,
noi aspettiamo con ansia la vostra ombra,
in quest’arido paese.
Siete come la prima acqua che và verso il fiume,
quel fiume che diventerà presto un mare.
Andate avanti, seguite l’istinto,
non date retta a chi non vi vuole bene.
Come preannunciato nei giorni scorsi, ieri sera si è tenuta presso il locali del Pd galatonese l'assemblea aperta e indirizzata a tutti coloro che si ritengono in apprensione per le sorti del Centrosinistra locale. E ' doveroso dire, in prima analisi, che la "rinunzia alle armi" sia stato il vero dato significativo dell'intera serata: gran numero di sedie vuote, solite facce, soliti compagni di truppa, il segretario politico della sinistra massimalista Maurizio Pinca oltre ai promotori veri dell'iniziativa assembleare e cioè i consiglieri comunali della minoranza Luigi Maglio e Flavio Filoni. I lavori si sono aperti con la pedissequa lettura di un foglio di carta da parte del Segretario Pd Corrado Longo, il quale, ribadendo la bontà del proprio operato ispirato a canoni di buona fede, ha tuttavia rilevato le innegabili fratture di un partito costruito e progettato al fine di rappresentare la più nutrita alternativa maggioritaria di Centrosinistra in antitesi al governo locale delle Destre. Ancora una volta, disarmante un dato presente nella relazione: si continua ad evidenziare la fisiologica inesperienza di chi si trova a gestire la linea politica di una Segreteria o l'eventuale inopportunità di scelte compiute per finalità d'opposizione in ragione di una giovane età non proprio portatrice di saggezza. Mi chiedo: esiste un'imposta diretta o indiretta sulle spalle del contribuente galatonese che non accetti di fare il segretario di un partito? Si deve pagare un dazio a tutti i costi? Chi si occupa di un'eventuale riscossione del tributo? Questa storia dell'inesperienza e della giovane età comincia a logorarmi oltre che a stomacarmi.
Lo svolgimento del dibattito,con lodevole opera di apertura al dialogo, è stato ordinato dall'esperienza e dall'adeguatezza politica del Prof.Luigi Maglio che, con apprezzabile premura, durante la serata ha sollecitato e spronato ad intervenire nella formulazione di proposte utili alla causa di un rinnovato Centrosinistra.L'Avv. Maurizio Pinca , con atteggiamento molto sommesso, ha posto sul tavolo la necessità di elaborare un manifesto - documento di regole, valori e principi comuni intorno al quale far convergere strutturalmente tutti i soggetti politici tendenti a Sinistra. L' Ing. Vito Baglivo, dal canto suo, ha parlato di un lavoro da cantierizzare orientato al ripristino di una credibilità umana ed esponenziale dell'area di Centrosinistra sulla quale puntare prima di ogni bozza programmatica o progettuale anche di lungo periodo. Ecco, ritengo che questi due interventi abbiano costituito la sostanza politica dell'intero evento ed, ispirandomi ad essi,anch'io ho avuto modo di mettere con le spalle al muro più di una persona nella sala: la missione finale dovrà, pertanto, essere non l'allestimento di una più robusta baracca aggregata o coalizzata di vendita partitico - politica bensì la stesura di nuove "regole del gioco" ispirate ad onestà intellettuale, idoneità della persona umana a ricoprire un determinato organo, perizia ed abilità amministrativa nella fase di indirizzo e gestione tipica dell'attività provvedimentale.
Una costituzione, in parole povere, con l'obiettivo di garantire ciò che non è stato garantito, di tutelare la dignità di eventuali minoranze ed, infine, di far rivendicare ad ognuno pari dignità e pari opportunità nell'ascolto e nel conseguente bilanciamento degli interessi in gioco. Potrebbe essere un "New Deal " della politica galatonese? Invito il lettore a una salutare cautela. Alcune facce, alcuni movimenti di occhi, alcuni atteggiamenti psico -somatici riscontrati tra i presenti e tra i promotori ci obbligano a far uso massiccio di cautela. Rimaniamo in guardia, Lacoonte ai Troiani :"Timeo Danaos et dona ferentes- Temo i Greci anche quando portano i doni". E i doni ci mettano in stato di allarme anche se elargiti con presunto spririto di liberalità.
Inoltre, dopo aver evidenziato nel mio intervento una palese contraddizione nei termini per ciò che riguarda l'intestazione dei destinatari dell'invito(curatori dei blog locali e simpatizzanti vari) e una precedente operazione di tacita delegittimazione degli stessi, nessuno tra gli interpellati ( Flavio Filoni e Corrado Longo) ha ritenuto opportuno proferire verbo.
Ma la schizofrenia rimane con o senza replica degli interessati.
Chi vivrà vedrà.
Come dice il poeta..se sono spine, spineranno.
Io,allo stato attuale, di rose non vedo nemmeno l'ombra.
| mercoledì 18 febbraio 2009 | |
| NARDO'/PORTOSELVAGGIO - Il PDL spiega con la seguente lettera aperta ai cittadini di Nardò, quali motivi hanno indotto il coordinamento cittadino e, in prima persona, i consiglieri comunali Egidio Maceri e Totuccio Calabrese ad opporsi alla lottizzazione dei Cafari. Cari Cittadini, la lottizzazione Cafari sarà un tragico esempio di quanto la politica del centrosinistra neretino sia orfana di un disegno strategico, monca di una studiata e produttiva visione del futuro.
Quello che si andrà a realizzare sarà un susseguirsi di fabbricati, che coprirà 60 ettari di terreno a ridosso del Parco di Porto Selvaggio, e darà vita ad un intervento urbanistico contro la logica del turismo moderno e rispettoso del territorio. Il PDL, orientato com'è ad uno sviluppo compatibile, si è opposto proprio perché non si può avallare ciò che snatura la bellezza del paesaggio, la ricchezza culturale della terra dei nostri padri, l’attrazione poetica e l’incanto stesso dei luoghi. Il coordinamento cittadino del PDL |

di Massimo Franco
Dire che è un risultato locale suona scontato e, insieme, molto riduttivo. La tesi sarebbe convincente se la sconfitta del Pd in Sardegna arrivasse come una parentesi inaspettata ed isolata. Ma segue di nemmeno un anno le elezioni politiche; di due mesi la disfatta in Abruzzo; e arriva in coincidenza con le primarie fiorentine, nelle quali è stato scelto come candidato sindaco del centrosinistra l’esponente che si opponeva al vertice nazionale del partito.
I fattori regionali c’entrano poco, dunque. E pesa molto, invece, l’onda lunga del voto dell’aprile scorso. È la conferma che quel risultato non ha rappresentato solo una vittoria, ma uno spartiacque nel Paese. Il «domino» che sta travolgendo ad una ad una le roccheforti dell’opposizione appare una conseguenza di quanto è accaduto allora; e dell’incapacità degli avversari di Silvio Berlusconi di capirlo e di affrontare una stagione nuova. Per questo lo schiaffo sardo ha un’eco dolorosamente nazionale, per Walter Veltroni. E porta a chiedersi se non abbia funzionato «l’effetto Soru»; oppure se il governatore uscente della Sardegna sia vittima della maledizione di un Pd ormai incapace di leggere le pulsioni più profonde dell’Italia. Gli indizi mostrano un elettorato d’opposizione in lenta erosione; e avviato ad un voto europeo che si profila ogni giorno di più come una disfatta.
La crisi economica comincia a mordere il Paese. Il paradosso è che le responsabilità non si scaricano sul governo, ma sui suoi avversari. Merito, senz’altro, di un presidente del Consiglio che continua a macinare consensi, nonostante tutto; e che sulla Sardegna ha investito con una campagna martellante quanto invadente. Ma anche demerito del centrosinistra, che non è stato capace di opporre alla «politicizzazione» del voto regionale un antidoto credibile. Si possono evocare come scusante la guerra di logoramento all’interno del Pd; e le voci velenose su un Soru futuro leader nazionale. Tanto che all’inizio, mentre i dati affluivano con lentezza esasperante, lunare per un Paese occidentale, veniva accarezzata l’illusione di una sua vittoria. Tutto questo, però, non basta a cancellare il sospetto di un’implosione che coinvolge la nomenklatura del centrosinistra e la sua cultura politica.
Ormai non serve sottolineare neppure l’inutilità di un antiberlusconismo che mobilita porzioni sempre più minoritarie. Il problema del Pd e dei suoi alleati è la mancanza di un’analisi seria della vittoria berlusconiana del 13 e 14 aprile del 2008. La domanda da porsi è se il centrosinistra non abbia avuto il coraggio di farla; o se più banalmente non ne sia stato capace. Qualunque sia la risposta, viene da pensare che sia stato sciupato quasi un anno. E la lotta per la successione a Veltroni, che già si intravede, non promette recuperi miracolosi.
17 febbraio 2009
Leggo e condivido questo articolo, come se nemmeno l'avessi scritto io. Se non fosse che l'antiberlusconismo lo considero utile ma non bastante.
E ho evidenziato i due passi che ritengo più condivisibili in assoluto, anche perchè escono dall'analisi contingente del voto di una regione e si proiettano su un malessere a scala nazionale.
Da queste modeste pagine di blog paesano queste analisi erano state espresse in tempi non sospetti, quando a dire che il PD asceva male era essere blasfemi, significava essere i soliti criticoni guastafeste. Invece era solo sguardo lungo.
Oggi è tutto drammaticamente reale. Si sono spente le fanfare, gli echi dei "ma anche", delle solitudini suicide verso il voto e si contano i pochi caduti (voti) nelle urne.
Che cosa oggi tutti dicono? Che è mancata l'analisi della sconfitta e che il PD è incapace di leggere le pulsioni più profonde del suo elettorato di riferimento.
Ce ne siamo accorti? Io l'avevo scritto da prima. Grazie.
Si è sbagliato e si continua a sbagliare. Eppure è dell'uomo intelligente fare degli sbagli un capitale.
Un partito che vuole essere popolare e riformista, democratico fin dell'enunciato e aperto alla modernità non può nascere fondendo amministrativamente due partiti con un atto notarile, non può fregarsene delle idee di fior di intellettuali che creavano un partito "dal basso" su grandi ideali comuni e moderni imponendo una accozzaglia senza programma e senza rispetto degli ideali su cui si basa il Centrosinistra italiano, non può andare avanti con liste chiuse e nomine dall'alto, non può arroccarsi in un verticismo che spiega all'elettore come e chi votare e, soprattutto, che pensare.
Ecco che tutto ciò si tramuta in assenteismo, in schede nulle (terzo partito sardo!) e in voti in meno o, addirittura, voti all'avversario.
Purtroppo gli "infallibili dirigenti", così compresi del loro ruolo di "vertice", così occupati in "direttori" "vertici massimi della politica" sono ciechi sordi e muti e spingono in questo modo il paese in un riflusso fascistoide sempre più grave.
Chi aveva gridato l'allarme è stato inascoltato. E oggi è certo tardi per raddrizzare una barca nei marosi e nella deriva.
Bisogna cambiare e fare presto. Bisogna cambiare dirigenti di ogni ordine e grado, cambiare la sensibilità dei dirigenti, e , soprattutto, cultura politica, ascoltando chi parla dalla base e scendendo dalla sedia gestatoria da cui si dispensano giudizi e si impongono dogmi. Se opposizioni ha da essere che sia, coinvolgente, partecipe e costruttiva. Fatta bene e, soprattutto, FATTA!
Mi dispiace che in questo vortice di errori sia caduto il buon Soru, un veto guru di economia, idee, dignità, presentabilità. Un uomo così pieno di dignità da essere veramente anomalo in questo quadro politico da caduta dell'Impero.
Povero Soru!
Poveri noi!
Dibattito finale
Rifiuti zero e danni da inceneritori
Patrizia Gentilini, di Medici per l'Ambiente, è intervenuta nel dibattito "strategia rifuti zero" per parlare di inceneritori e delle loro conseguenze nocive sull'ambiente e la salute. I danni sono evidenti, sostiene la Gentilini, ma purtroppo gli interessi economici in ballo sono in grado di condizionare anche la ricerca e la valutazione scientifica.
OGGI IN EDICOLA
NUMERO 2 - DICEMBRE 2008


