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MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. Qui c'erano accademie e monaci sapientissimi: o città gloriose di sporcizia e abbandono! (V. Bodini) . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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lunedì, 30 novembre 2009

cineforum stasera!

RADIOFRECCIA


postato da: giusepperesta alle ore 20:04 | link | commenti
categorie: come eravamo, cineforum, inquietudine

PENSIERI MERIDIONALI

Italia meridionale
N. 2 "Sud: un nostro problema"
Da tempo coltivo l’idea di dedicare una serie di puntate de Il Portavoce alla questione meridionale che mi sembra centrale nella cultura e nella politica, anche ai nostri giorni. Il problema dovrà naturalmente essere affrontato con la partecipazione di storici, sociologi, economisti e rappresentanti del mondo della finanza. In attesa di metterlo più decisamente a fuoco è stato inserito, anche se non in maniera centrale ed esclusiva, nella serie di puntate avviate dopo la sosta estiva...
 
 http://portavoce.splinder.com/

postato da: EnricoLongo alle ore 17:46 | link | commenti
categorie:

PADRE ALEX ZANOTELLI A GALATONE - 28/11/2009



PADRE ALEX ZANOTELLI A  GALATONE 28/11/2009

La biografia

Alessandro Zanotelli, noto come Padre Alex Zanotelli, è nato a Livo (Trento) il 26 agosto 1938, fa parte dell’ordine missionario dei Comboniani di Verona. È l’ispiratore ed il fondatore di più movimenti italiani che hanno l’obiettivo di creare le condizioni della pace e di una società solidale in cui gli ultimi abbiano cittadinanza.
Gli studi ed il periodo statunitense
Dopo aver finito le medie ed iniziato le superiori si trasferì negli Stati Uniti d’America a Cincinnati al fine di compiere gli studi di Teologia. Furono gli anni di John F. Kennedy e Martin Luther King che influenzarono notevolmente il giovane Alex. Nel 1964, dopo aver completato gli studi di teologia a Cincinnati (Usa), venne ordinato sacerdote. Dalla biografia scritta da Mario Lancisi si ricava una sintesi di quel periodo racchiusa in un pensiero: «La mamma lo ha sempre desiderato. Io non volevo né studiare, né diventare sacerdote. Quando ho preso la mia decisione, lei si è sobbarcata l’onere di trovare qualcosa in più per farmi studiare. Sentivo che la vita poteva avere un significato molto più largo, che la vita era bella se la si donava».
Il Sudan ed i Nuba
Come missionario comboniano partì per il Sudan meridionale, martoriato dalla guerra civile, dove rimase otto anni. Fu allontanato dal governo a causa della sua solidarietà con il popolo Nuba e della coraggiosa testimonianza cristiana. Il motivo dell’avversità governativa e di una parte della curia romana (ostilità quest’ultima che si farà sentire anche in seguito) è stata la scelta, sempre nel rispetto ed in accordo con i vescovi, di officiare messe che attingevano agli usi e ai costumi africani. Ciò creava fastidi ai governanti sudanesi che vedevano una pericolosa commistione fra religione ”straniera” e riti locali di un popolo osteggiato e a quanti a Roma facevano fatica ad accettare il Concilio Vaticano II. Le sue prediche erano di fuoco: denunciava le ingiustizie e metteva sotto accusa i responsabili corrotti del governo e dell’amministrazione, che intascavano i fondi, sia locali sia internazionali, destinati allo sviluppo. Il suo obiettivo era applicare il Vangelo alla realtà storica in cui viveva: la sua formazione statunitense applicata agli schemi di corruzione africana.
Il periodo veronese e la direzione di Nigrizia
La casa madre dei comboniani di Verona era il luogo tranquillo dove si trovavano in maggioranza preti anziani di ritorno dalle missioni e una casa editrice con due giornali di punta: Il Piccolo Missionario e Nigrizia, una rivista che era una sorta di bollettino delle attività dell’ordine nelle missioni, nata nel 1883. Nel 1978 assume la direzione di Nigrizia e contribuisce a renderla sempre più un mensile di informazione, con un obiettivo che si può riassumere in una sua dichiarazione: «Essere al servizio dell’Africa, in particolare “voce dei senza voce”, per una critica radicale al sistema politico-economico del nord del mondo che crea al Sud sempre nuova miseria e distrugge i valori africani più belli, autentici e profondi». Per una decina di anni, Zanotelli prende posizioni sempre più precise rivolgendosi all’opinione pubblica italiana, affrontando, in maniera sistematica e con la collaborazione della rete dei missionari presenti sul territorio, i temi del commercio delle armi, della cooperazione allo sviluppo (affaristica e lottizzata), dell’apartheid sudafricano. Essere al centro di una rivista di punta, associato al fatto di essere un leader naturale e carismatico, lo porta a ispirare e fondare con altri il movimento Beati i costruttori di pace, con cui ha condotto molte battaglie in nome della cultura della mondialità e per i diritti dei popoli. Nel 1987 - su richiesta di esponenti politici e vaticani - Alex Zanotelli lascia la direzione di Nigrizia. Fu un periodo di attacchi diretti alla sua persona, con l’obiettivo di estirpare, colpendo lui, un movimento che stava nascendo. Le sue denunce avevano preso di mira esponenti di primo piano della classe politica di allora, da Andreotti a Spadolini, da Craxi a Piccoli. Denunce che, di fatto, anticiparono la stagione di Tangentopoli. Le sue parole: «Tutto è cominciato nel gennaio 1985 con la pubblicazione dell’editoriale ”Il volto italiano della fame africana”, una pesante denuncia del sistema di aiuti ai paesi del Terzo Mondo. Scoppiò un finimondo - racconta padre Alex -. Tangentopoli poteva scoppiare allora, c’erano già tutti gli elementi. Dalla fame passammo poi alle armi, ai problemi legati all’ambiente, insomma mettemmo a nudo il sistema. Spadolini su L’Espresso attaccò pesantemente i cosiddetti preti rossi. Giunse persino ad accusarmi di incitamento alla delinquenza terroristica internazionale». Il periodo 1985-87 fu contrassegnato dal mobbing ai suoi danni, con un tentativo da parte del Vaticano e dei “vecchi missionari” di piegarlo o espellerlo dal sistema. Zanotelli lo definì «un periodo di grande sofferenza umana» in cui la sua crisi personale lo portò ai dubbi: «sono davvero sicuro di aver detto la verità? È possibile che 50 milioni di italiani non vedano gli scandali?» La sua eredità culturale, raccolta dai successivi direttori e redattori, continua a manifestarsi anche oggi.
Korogocho ovvero l’inferno
Nella lingua locale il nome Korogocho significa confusione, caos. Fino al 2001 Zanotelli rimase a Korogocho, una delle baraccopoli che attorniano Nairobi, la capitale del Kenya. Ha dato vita a piccole comunità cristiane, ma anche ad una cooperativa che si occupa del recupero di rifiuti e dà lavoro a numerosi baraccati; ha propiziato la nascita di Udada, una comunità di ex prostitute che aiuta le donne che vogliono uscire dal giro e, nello stesso tempo, si è battuto per le riforme che riguardano la distribuzione della terra, uno dei temi-chiave della politica keniana. Il degrado umano a Korogocho è spaventoso. Proprio a Korogocho una sua frase: “Forse Dio è malato” divenne il titolo del libro sull’Africa di Walter Veltroni, che da ex segretario dei Ds, all’inizio del 2000, si recò in visita a Korogocho (unico leader politico che ha visitato la città oltre a Jesse Jackson il reverendo nero democratico statunitense). I mali di Dio, a Korogocho, si chiamano AIDS, fame, prostituzione, droga, alcolismo, violenza. Sempre dalla biografia del giornalista del Tirreno Mario Lancisi, si hanno le riflessioni di Zanotelli sull’esistenza di Dio, che vanno oltre la frase ripresa da Veltroni: Alla domanda se abbia mai dubitato della sua esistenza, risponde: “Non una ma molte volte. Quando uno si trova in situazioni così assurde, davanti ad una sofferenza innocente, come è capitato a me a Korogocho, il primo dubbio che viene è proprio su Dio. Perché uno si chiede: ma se tu, Dio, ci sei, è impossibile che non intervenga di fronte ad una sofferenza così atroce. Ma oggi Dio è impotente, è malato. Potrà guarire solo quando guariremo noi. Solo noi oggi possiamo far qualcosa. Dio non può più. Ognuno di noi è importante perché vinca la vita...”. Dio non è onnipotente? “Più ci rifletto e più mi convinco che forse Dio non è l’onnipotente che pensiamo noi. È il Dio della croce. Perché non ha ascoltato la preghiera di Gesù morente? È un mistero. Forse è un Dio debole, che si è autolimitato, che può salvarci solo attraverso di noi”.
La rete Lilliput
Durante l’anno sabbatico che trascorre in Italia, a cavallo del 95-96, mutuando forse dalla struttura di internet, Zanotelli lancia l’idea della Rete Lilliput. Lo fa durante una serie di incontri con alcune associazioni cattoliche, come ad esempio il gruppo Abele e la comunità romana di Capodarco. Fa sue ed elabora le riflessioni di Jeremy Brecher e Tim Costello contenute nel libro “Contro il capitale globale”. Dopo il suo ritorno in Italia, padre Alex diventa punto di riferimento del movimento new global e della Rete Lilliput partecipando in prima persona alla organizzazione e gestione del Social Forum europeo di Firenze (6-10 novembre 2002), che sancisce la vittoria della linea di quelli si sono battuti, dal G8 di Genova in poi, per eliminare la tentazione, da parte di minoranze del movimento new global, di scegliere la via violenta. A Firenze fu chiaro con le frange estreme ed espresse il concetto di civiltà della tenerezza: “La non violenza attiva non è pacifismo, è ben altra cosa. Ho cominciato leggendo Gandhi, Martin Luther King, Milani, Mazzolari e questi mi hanno aiutato a capire che era stato Gesù di Nazareth a praticare per primo la non violenza in quella Galilea schiacciata dall’imperialismo romano. Vi vorrei pregare, con tutto il cuore, di avere il coraggio di una scelta radicale di non violenza. Questo sistema è violento per natura. Noi dobbiamo costruire un sistema non violento, una civiltà della tenerezza”
Il ritorno a Napoli
Attualmente è nel quartiere Sanità di Napoli, uno dei simboli del degrado sociale del nostro Paese. In un contesto diverso, come a Korogocho, ha un solo obiettivo di fondo: "Aiutare la gente a rialzarsi, a riacquistare fiducia".





GRAZIE AI CAPI AGESCI DELLA ZONA LECCE IONICA


postato da: AlbertoResta alle ore 17:25 | link | commenti
categorie: sana politica
sabato, 28 novembre 2009

PENSIERI MERIDIONALI

regno2s
Pensieri meridionali. N.1
La questione meridionale, un classico degli studi storici, economici e sociologici, è stata di recente toccata da Draghi in un convegno sul tema. Il Sud, afferma il Governatore, continua a registrare un Pil nettamente più basso e un tasso di disoccupazione preoccupante. Lo sviluppo continua ad essere frenato dalla criminalità organizzata, che condiziona e scoraggia la libera intrapresa, e dalla pubblica amministrazione, inefficiente e in molti casi collusa con la stessa criminalità...
 http://portavoce.splinder.com/
 

postato da: EnricoLongo alle ore 15:55 | link | commenti
categorie:

BENTORNATO ZOOM

Il periodico d’informazione “ZOOM” torna dopo circa.....

                      giuseppedoria.splinder.com


zoom è tornato!

Zoom-BW(400x300)
E' IN DISTRIBUZIONE
il magazine
di novembre 2009

RICORDIAMO CHE LA TIRATURA E' LIMITATA E LA DISTRIBUZIONE GRATUITA


lo potete trovare nelle edicole, nei bar, nei club.
Chi, non trovandolo, volesse leggerlo, può sempre chiedere una copia sia cartacea che "digitale" utilizzando il seguente indirizzo e-mail

zoomgalatone@libero.it


postato da: vitobaglivo alle ore 08:32 | link | commenti (1)
categorie:
venerdì, 27 novembre 2009

ORO BUTTATO

RaiTre

ORO BUTTATO è una trasmissione RAI sullo spreco delle risorse artistiche e monumentali della nostra Bella Italia.

Vi consiglio caldamente la visione. (dura un'oretta ma ne vale la pena)

Non è certo consolatorio sapere che oltre a Galatone ci sono altri posti dove si potrebbe vivere del patrimonio artistico, che ci è stato immeritatamente lasciato dai nostri avi,  senza che nessuno lo renda veramente possibile a fatti (perchè a parole....), anzi, a me viene una reazione tra nausea e rabbia.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f10cea7e-5374-4f4a-9cde-01cedee93c5a.html

 

Il patrimonio storico artistico italiano è il più importante del mondo. Da Nord al Sud non c’è angolo d’Italia senza un vero e proprio tesoro. Come lo trattiamo?

giovedì, 26 novembre 2009

ARTE

 

Videoclip ufficiale del singolo

"Reason and prison"

 firmato da Edoardo Winspeare,

tratto dall'ultimo album dei

Muffx

"Small Obsessions"

(Go Down Records 2009)

 






In un’assolata piazza del meridione (siamo a Diso ma potrebbe essere qualsiasi piazza del Salento) la vita si svolge tranquilla tra una partita a carte e quattro chiacchiere, la musica bandistica fa da sottosfondo. Si respira un’aria immobile come in certi film western e proprio come un tempo in cui giungevano le carovane del circo a smuovere la monotona vita paesana e portare l’eco di mondi lontani così arrivano i Muffx a mettere in subbuglio l’intero paese..è un attimo…l’onda della musica trascina impetuosa tutti: giovani vecchi, bambini..si procede al nuovo ritmo in una processione spontanea, allegra, dinamica, frizzante per celebrare l’espressività dei Muffx, band salentina, con la loro Reason and prison terza traccia del cd Small Obsession registrato al Sudeststudio, prodotto da Max Ear (OJM) per la label indipendente emiliana “Go Down Records”, masterizzato al West West Side Studio di New York da Kim Rosen. Il videoclip è opera del regista Edoardo Winspeare, cantore della cultura popolare pugliese, (Pizzicata,1995; Sangue vivo,2000, Il Miracolo,2003;Galantuomini,2008) che mette in risalto il contrasto tra le tradizioni secolari ancora profondamente radicate in questo nostro sud e il nuovo che irrompe irrimediabilmente e irrefrenabilmente a scuotere dal profondo la sonnolenta apatia che ci circonda. Il videoclip porta alla luce del sole il rock underground, lo porta fuori dal buio dei locali e lo fa suonare al posto della banda nelle feste patronali. Forse un augurio, forse una nuova realtà.
- Carla Giuri -

postato da: giusepperesta alle ore 17:14 | link | commenti (3)
categorie: arte, video, musicult

 

 

In onore dei partecipanti, degli organizzatori, dei relatori e di coloro che hanno contribuito alla presentazione della mia prima raccolta di versi in vernacolo dal titolo “Acqua ti fiume”, Poesie…diciamo così, in dialetto, mi sono permesso di regalarvi questo piccolo pensiero.

 

 

 

NA SERA TI PARU

 

 La raggia strazzò li jesti.

Chiamò ti nuembre,

na sera comu totte l’addhre

moti cristiani cu llu core piertu,

fiatandu,

ddiscitò li lengue ca mai eranu mpannatu.

Li razze li fece ddintare nuegghe ti bbandiere,

li carni, rosse pale ca fascianu jentu.

Springendu li palore ti l’amicu

pi llu mundu.

 

 

 

 

SERATA IN COMPAGNIA

 

 La rabbia strappò le vesti.

Chiamò in una normale sera di novembre

le genti in dolce gesto,

svegliò con un piccolo soffio quelle lingue mai sopite.

Costruì con le braccia nuvole di colorate bandiere,

fece dei loro corpi potenti pale per il vento.

Spingendo la poesia dell’amico

verso l’infinito.


postato da: localo alle ore 16:27 | link | commenti (1)
categorie:

MICELI E D'AGATI DIXERUNT

" E Dunque...io conosco donne che spontaneamente aspirano al ruolo di assessore,ministro o primo ministro...Dunque...sono contrario a questi Tar...Dunque se le donne vogliono non hanno bisogno di queste normative...Dunque...la questione non esiste in realtà "




" Non accetto eccezioni sulla mia onestà intellettualel'art. 52 del Regolamento del Consiglio prevede la possibilità di stabilire di concerto la collocazione dei Consiglieri nell'Aula, nessuna normativa obbliga il Sindaco a star lontano dal Presidente del Consiglio sebbene legato da vincoli parentali"



Caro Miceli e Caro D'Agati,

Oltre al diritto positivo (favorevole soltanto quando conviene) esistono sul piano dell'efficacia le consuetudini sociali, la prassi consolidata, la giurisprudenza, i pareri della dottrina , ma soprattutto...


 
BUON SENSO E BUONA CREANZA!!!!!!!!!!!!!!


postato da: AlbertoResta alle ore 15:16 | link | commenti (1)
categorie: cazzate, opposizione, cosedastriscia

locandina

  

CIRCOLO CITTADINO "IL GALATEO"

Stasera, alle ore 19, presso il Circolo Cittadino "Il Galateo" di Galatone, terrò una comunicazione sul tema

 "Conosciamo

l'antica Galatone"

un percorso "illustrato" nel tempo e nello spazio, guidato dalla storia dell'urbanistica del nostro Centro Storico.


ORA L’ASSESSORE BOVE SI DIMETTA

http://messapico85.splinder.com/


postato da: messapico85 alle ore 10:12 | link | commenti
categorie: opposizione
mercoledì, 25 novembre 2009

Galatone all'Opera


postato da: giusepperesta alle ore 17:53 | link | commenti
categorie: arte, video, musicult

Galatone: paese del...? Filisteo!

  

Era così, bella nella sua antica grazia, semplice nel suo bianco calce, autentica coi suoi intonaci antichi così salentini, pugliesi, mediterranei.

6 Caldarelle

 

E' diventata così, spogliata di parte degli intonaci, con dei giunti di un improbabile rosso. Con la pietra "truccata" di color cipria come una baldracca pronta alla serata di Palazzo Grazioli.

Caldarelle stonacata

 

L'unica Casa a Corte perfettamente conservata, degna perfino di una delle poche cartoline di Galatone, è stata spogliata così. Snaturata, violentata.

Si continua con questo ignobile e dissennato scempio dello "stonacato" senza se e senza ma. Pare che non ci sia fine. Il paese si sta sconvolgendo, travisando, smaterializzando, sta perdendo identità ed autenticità, sta diventando qualcosa di "altro". Un falso presepe napoletano.

Nessuno fa niente, nessuno dice niente.

Anche perchè, pare, in questo paese tutti hanno studiato restauro, storia dell'urbanistica, storia dell'arte, tecnologia e consolidamento.

Tutti sono pronti a concionare, a sognare, a discettare di argomenti dei quali non hanno mai letto una pagina nemmeno su di una rivista specializzata. Liberi di parlare di una urbanistica storica che non conoscono, di epoche che non hanno mai approfondito dal punto di vista artistico e/o architettonico, avulsi da ogni discorso e discussione tecnica; ma tutti arrogantemente depositari di una loro verità. Anche se mai nessuno di quelli che parlano si è mai sporcato le scarpe in un cantiere.

Tutti qui danno giudizi sulle Soprintendenze ( c'è chi afferma che spesso la facciano "fuori dal vaso", che potrà anche capitare... ma chi lo dice? Vittorio SGARBI?) senza avere nemmeno uno studio di storia dell'arte orecchiato di età liceale; forti solo di erudizione appiccicaticcia e mai ben digerita, senza metodo e senza basi.

Qui i tecnici specializzati non servono.

Basta un diplomino di magistrale quadriennale per essere grandi specialisti. Qui non si va mai sul merito della "correttezza" storica, metodologica, teorica. Qui siamo al "mi piace, non mi piace", l'estetica -. non hegeliana e saussuriana, chiaramente - è formata dalle soap opera e dalla sottocultura di periferia.

E quando va peggio siamo al "lo dico io". E basta. Tant'è che c'è chi si chiede dove gli altri prendano dati visto che c'è chi presume essere l'unico con accesso alle "fonti".

Altro che Roland Barthes! altro che Miloutine Borissavliévitch! Altro che Piero Sampaolesi!

Che cosa mi dovevano insegnare il mio professor Giuseppe Rocchi o l'amato professore Giovanni Klaus Koenig???

Basta il Manuale delle Giovani Marmotte per sapere tutto!

E sia! 

E allora Muoia Galatone e Tutti i Filistei!


AZIONE POLITICA GALATONESE

Galatone cittĂ  del Galateo

 Alberto Resta, giovane intraprendente e meticoloso nelle analisi politiche, ......

                      giuseppedoria.splinder.com


Alex Zanotelli A Galatone!



postato da: giusepperesta alle ore 10:53 | link | commenti
categorie: locandine

Galatone: La cittĂ  del...? MARAMEO!

Povera Galatone, in che confusione sei?

Spiegatemi, se ci riuscite, questi segnali messi in completa libertà. Immagino da qualche buontempone in vena di burle.

Se qualcuno malaguratamente il Martedì ed il Giovedì (perchè il martedì ed il giovedì? Che succede in questi giorni? Mi sfugge.) nel periodo compreso tra il 22 novembre 2009 ed il 15 marzo 2010 dovesse imboccare via S. Sebastiano, all'ingresso di via S. Anna si trovrebbe allibito di fronte a questo cartello sibillino.

10 novembre 2009 006

Qui mi si dice che il Giovedì ed il Venerdì, tra le sette e trenta e le quattordici e trenta non posso svoltare nè a destra nè a sinistra. Ma a sinistra, se non fossi residente, polizia, trasportatore, non potrei comunque farlo (almeno in teoria) ogni altro giorno della settimana.

10 novembre 2009 007

In via Diax, pare di capire, si potrà svoltare comunque se si è più bassi di 2 metri.

E dritto? Dritto posso andare? Il cartello non lo dice. La striscia nera, quella che indica convenzionalmente la schematizzazione della strada, non c'è, non prosegue.  Sembrerebbe comunque di sì. Almeno lo spero. Capisco che non si possa decollare!

ll tutto lo si dovrebbe analizzare nella frazione di tempo utile prima di essere tamponati. Ma a Galatone siamo dotati di menti a 500 megabit, e ce la dovremmo fare in un nanosecondo.

Se non siamo stati tamponati, e non rientriamo negli altri casi, andremo dritti. E' chiaro. Ma cosa ci troviamo di fronte? Questo altro totem di segnali.

10 novembre 2009 005

Qui mi si indica che il Martedì ed il Giovedì, sempre dalle 7/30 e fino alle 14/30, (e qui non è specificato il periodo, però) io devo andare dritto. Nel Bar? Sulla Società Operaia? Perche se prendo via Colonna io trovo un divieto di accesso. E sotto al divieto d'accesso un altro segnale: un divieto di transito a mezzi più alti di m 2. Ma se non posso passare, dando retta la divieto di accesso, perchè devo sapere che non devo se sono più alto di ml 2?

E chi lo sa!E' pleonastico!

Se ne evince che comunque devo dare retta al primo segnale di senso unico obbligato. E allora perchè mettere quello giallo con le restrinzioni? E poi, perchè devo solo in questo punto sapere che se fossi più largo di 2,90 ml non potrei comunque svoltare. Se lo fossi come farei a tornare indietro? E' senso unico inverso!

Chi ci capisce è bravo.

Molto.

Meno bravo, certamente, è chi ha fatto queste strisce per i parcheggi a pagamento in perfetto contrasto col codice della strada.

 10 novembre 2009 009

10 novembre 2009 008

Vi pare che siano a cinque metri dall'incrocio? Assolutamente no!

Com'è che se un automobilista parcheggia a meno di cinque metri dall'incrocio può essere giustamente multato e chi segna i parcheggi a pagamento autorizzati no?

Lo sanno i nostri valenti pittori di strisce stradali che per un "errore" di questo tipo si inficia la regolarità di tutti i parcheggi a pagamento di tutto il Comune e si potrebbe fare ricorso e non pagare le multe per non avere ottemperato al pagamento?

La sentenza c'è.

Io vi ho avvertiti.

 

 http://parma.repubblica.it/dettaglio/strisce-blu-vicino-agli-incroci-il-codice-della-strada-lo-vieta/1494040

http://parma.repubblica.it/dettaglio/strisce-blu-in-viale-pasini-al-pablo-scoppia-la-polemica/1493163

http://www.lastefani.it/settimanale/article.php?directory=090409&block=2&id=1

http://www.autopareri.com/forum/sicurezza-stradale-e-legislazione/30879-tar-fuori-legge-strisce-blu-un-quartiere-di-roma.html

http://www.omniauto.it/magazine/4059/strisce-blu

http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=8068

http://dallapartedichiguida.blogosfere.it/2006/06/strisce-blu-un.html

http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=216&Itemid=10


martedì, 24 novembre 2009

CIAK,SI GIRA! - " RILANCIO DELL'AZIONE POLITICA GALATONESE "




La fase dell'istruttoria è terminata. Dopo la nota "Voglia di POLITICA a Galatone",è giunta l'ora di passare alla programmazione.

Serata rilassante,quella di ieri sera, alle Officine 17 con la proiezione del film "Ovosodo" dove l'occasione è stata buona per scambiare chiacchere proficue con gli amici promotori del Cineforum "A Galatone non si fa mai niente".
A proposito, insegnamento di vita estratto dal film e valido in ambito relazionale e non:" Un congiuntivo in più,un dubbio esistenziale di troppo ed eri bollato per sempre come finocchio".

In effetti,tralasciando lo scherzo, non v'è dubbio che il decisionismo e la propulsione degli atteggiamenti si rivelino essenziali nelle fasi più importanti della vita dell'individuo.
Ebbene,carissimi amici, noi che non abbiamo conflitto di interessi possiamo e dobbiamo,allora, coltivare interessi al conflitto. Perchè Galatone sta lentamente morendo soffocata dal puzzo degli affari, del clientelismo e da quello che il magistrato Giovanni Falcone definiva "il puzzo del compromesso morale".
Dobbiamo interrompere questa discesa politico amministrativa con autorevolezza.

Di cosa aver paura? Dobbiamo scandalizzare noi stessi e gli altri dimostrando la magnificenza della volontà dell'uomo dinanzi alla stagnazione e all'inerzia.
Bisogna realizzare le riforme. Senza riforme sociali non c'è progresso,non avviene la crescita. Sbloccare il paese significa, prima di tutto, rendersi interpreti di un grande impulso inascoltato riformatore,liberale,popolare.
 
 
Dobbiamo dar voce all'uomo della strada, perchè la sua disperazione è anche la nostra.
Bisogna lavorare alla realizzazione di un manifesto di valori e a un'agenda politica che con molta chiarezza sappia programmare l'azione nella società espandendosi a macchia d'olio.
E' giunta l'ora di battere i pugni sul tavolo, adesso. Ora. Con immediatezza.
Camminare con i piedi per terra ma con lo sguardo costantemente rivolto verso l'alto.
Mosso dall'incitamento di tanti e validi amici,sono giunto alla conclusione che una "pazzia politica" sia il primo passo utile al fine di rompere virtuosamente con l'ordinario.

Urge la valida collaborazione di tutti,senza pregiudiziale alcuna.

Perchè, come ho avuto già modo di chiarire, la pratica dell'ascolto è propedeutica alla rottura con i vecchi schemi antipopolari e autoreferenziali. Dobbiamo avere coraggio cercando di vedere quello che oggi non si riesce a vedere. Con lungimiranza,appunto.
Voglio ringraziare particolarmente gli amici Luigi Bruno,Tiberio De Mitri, Massimo Frascerra, Luca De Giovanni che,ieri sera sino a tarda ora, con ammirabile pazienza, hanno ascoltato e condiviso lo stato d'animo di un ragazzaccio disposto a battersi tenacemente e fieramente raccogliendo le istanze di quei cittadini traditi da una partitocrazia assassina ma ancora in piedi e disposti a combattere. Grazie ancora a tutti voi.

Per qualsiasi proposta,suggerimento e "consiglio paterno", scrivere a: alberto.resta@alice.it o utilizzare l'apposito contatto Fb.
Le prossime note assumeranno carattere prettamente organizzativo.

"Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà".

CIAK,SI GIRA! -


 

Ecco le leggi che hanno aiutato Berlusconi

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postato da: vitobaglivo alle ore 13:04 | link | commenti
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Pollai e voliere

Struzzi, Pavoni, Galli, Polli e Papere. E gli Albatros?
 
A guardare la sociologia di Galatone in chiave ornitologica metaforica queste dovrebbero essere le razze pennute in cui, con buona approssimazione generalista, si possono dividere i personaggi che si muovono sul trito e ritrito siparietto locale. Teatrino galatonese dove da almeno quaranta anni, cioè da quando posso averne cognizione critica, il canovaccio ed i ruoli non cambiano mai.
Cerco di esplicare questi mia metaforica analisi eto-ornitologica.
 
STRUZZI: sono colori i quali davanti a ogni sfacelo ma anche di fronte ad ogni buon risultato mettono la testa sotto terra. In questa elementare maniera pensano di salvarsi o di non farsi coinvolgere. L’acuto osservatore sociale Fernando Maglio, in un suo piacevole libro, analizzava in chiave “etnica” la socialità galatonese (secondo me con il difetto di considerare “innate”, e quindi ineluttabili,  le predisposizioni sociali e non “indotte” da una sottocultura assimilata, ma di questo si è già parlato). Lo struzzo dovrebbe essere quello del “fattila cu megghiu ti te e fande li spese”, quello che “ci si face li fatti sua campa cent’anni”. Probabilmente è vero, ma campa male così piegato, con le terga offerte al primo che passa e gli occhi pieni di sabbia.
 
PAVONI: Sono coloro, per fortuna pochi,  i quali continuano a fare la ruota mostrando le proprie capacità (vere o millantate), ostacolando e denigrando chiunque varca il loro territorio, sottoponendo il malaugurato a non poche beccate risentite frutto di una eccezionale aggressività. Questa sorta di eccessiva sensibilità territoriale non permette la crescita locale perché il PAVONE non accetta lavori di gruppo ma, al massimo, solo aiuti di bassa manovalanza, acritici ed allineati.
 
GALLI: Sono coloro che, svegliatisi di buon mattino, cantano a squarciagola e cercano di sottomettere il gruppo ai loro voleri dispotici. Questi sono molto più sociali dei pavoni, hanno bisogno del pollaio per esibirsi e lo guardano con superiorità ma anche con uno spirito di possesso che li porta a svolgere una certa attività di protezione. Anche questi, come i pavoni, hanno una certa riluttanza a dividere il proprio areale con altri galli. Preferiscono solo avere intorno pollastrelle, polli e pulci notti. E, se questa invasione di un altro gallo dovesse avere luogo, nel pollaio le beccate e le lotte per la supremazia diventano feroci, al sangue. Anche questa visione da bassa corte non favorisce l’immissione di forze nuove con il conseguente peggioramento e impoverimento numerico della discendenza.
 
POLLI: Sono coloro che vivacchiano nell’aia sottomessi a Pavoni e Galli, continuano a prendersi beccate, a subire, ma, in una sorta di masochismo, continuano a sopportare tutto pur di non perdere il lombrico d’avanzo, il chicco d’orzo, il merdoso conforto della stia. Polli spennati e da spennare, polli da arrostire o da fare in umido, polli bolliti o destinati al consumo in sacrificio dello strapotere dei Galli.
 
PAPERE: sono coloro che chiacchierano molto non facendo di fatto molto, però galleggiando sempre e comunque con qualsiasi tempo. Una volta chiacchierando con un Gallo, a volte con un Pavone, sottomettendosi a questo o a quello, ma sempre con continuo rumore così da far credere a tutti di essere attive e vitali. Di fatto l’unico loro problema è riuscire a stare a galla su qualsiasi tipo di liquido.
 
Mancano quasi del tutto gli ALBATROS, quelli dalle lunghe ali, dai grandi voli, quelli disposti ad affrontare le procelle, a farsi sbattere dai fortunali, riuscendo a conservare visioni alte, libere, orizzonti ampi, a librarsi nel cielo vedendo oltre la linea dell’orizzonte terrestre, certamente oltre le reti di qualunque pollaio. Se mai disposti anche ad essere sommersi dai marosi, o a patire gli schiaffi dei fortunali, ma conservando l’indipendenza e la libertà. Senza patire mai la mancanza del conforto della merdosa stia contornata da una sicura gabbia.

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