
Ringrazio pubblicamente Vittorio Zacchino per l’opportunità offerta agli appassionati di riportare ancora in auge il dibattito e l’interesse su Fulcignano ( e per l'invito che mi ha spinto ad intervenire nel dibattito ) .
Io sono stato sempre convinto, senza tentennamenti, diserzioni o eccezioni, che è bene parlarne sempre, sia che lo faccia io che lo facciano gli altri. L’attenzione non deve mai scemare.
Il silenzio distrugge.
E sappiamo che Fulcignano è fuori dal patrimonio pubblico e sempre più in rovina per troppi colpevoli silenzi.
Chiaramente il povero prof. Andreas Kiesewetter, già professore dell'università di Würzburg, era stato tirato in argomento senza avere nessuna conoscenza specifica ma solo avendo il merito di essere uno studioso del periodo angioino pugliese, in particolare del periodo orsiniano e delle vicende del Principato di Taranto.

Conoscevo il professore per qualche pubblicazione e con lui condivido l’amicizia con il Professor Raffaele Licinio delle Università di Bari e Foggia, ma non avevo avuto il piacere di conoscerlo di persona.

Il professore, da Accademico e Storico serio quale certamente egli è, ha subito preso le distanze e specificato che senza documenti non era disposto ad avanzare ipotesi gratuite.
Ma da esperto di ricerca documentale sul periodo e sul territorio in cui il Casale di Fulcignano ebbe il massimo dell’espansione ha confermato una assenza di documenti scritti.
Essendo invece consultabili solo documenti materiali, quelli che si possono ottenere con le campagne di scavo archeologiche e la lettura architettonica delle strutture, è solo a quelli che dobbiamo affidarci.
Bene.
Il Professore è stato perfettamente in linea con quello che da anni vo dicendo: si possono fare buone ipotesi studiando quello che si vede, ma si può fare molto di più, facendo diventare, se è il caso, le ipotesi certezze, solo se si affronta seriamente lo scavo e la lettura dei palinsesti murari. Il tutto contestualizzando tutto quello che si trova in una analisi storica legata al periodo storico delimitato tra i primi reperti e gli ultimi. Senza excursus storici che triturano epoche, civiltà e culture facendone informe poltiglie seducenti quanto prive di rigore.
Affrontare seriamente l’indagine, poi, vuol dire farlo liberi da ipotesi preconfezionate. Perché non è ricerca seria quella fatta cercando di confermare ipotesi forzate e teorie preordinate. Così si riesce a far quadrare ogni più astrusa teoria: si scarta ciò che non piace o serve e si cerca solo ciò che è utile a confermare un pre-concetto. Tutto il contrario di una seria metodologia storica rigorosa.
E di queste meta-storie ne abbiamo sentite anche troppe.
Se è vero, come è vero, che ogni volta che si parla di Fulcignano si fa un passo avanti se non nella vera conoscenza almeno nella sensibilizzazione, è pur vero che ogni volta si vanno a riproporre frullati di informazioni deformanti e raffazzonate.
E, cocciutamente, chi come me ha la responsabilità culturale del rigore storico (oltre che per formazione universitaria scientifica anche per la responsabilità morale che comporta l’essere stato nominato, ormai diversi anni fa, membro della direzione del sito http://www.storiamedievale.net dell’Università di Bari in compagnia di fior di esperti nazionali ed internazionali) deve puntualmente ogni volta controbattere.
Veniamo per l’ennesima volta a stilare delle pillole di storia elementari, ma senza la condivisione delle quali non ci può essere né dibattito serio né progresso metodologico.
· Castello-Recinto è una tipologia castellare che non ha niente a che fare con un recinto fortificato, come quello presente nelle masserie seicentesche! Castelli-recinti erano quelli che erigevano i Romani, erano quelli che si impiantavano nel Medio Oriente Romano, erano quelli che con le Crociate furono reintrodotti nel sud della Penisola, in particolare in Sicilia, erano quelli che si costruirono in Terrasanta per ospitare gli Ordini Militari. La definizione di "castello recinto" è stata introdotta dal prof. Carlo Perogalli, un architetto di Milano nato nel 1921, e riguarda i numerosi esempi di fortificazione medievale che attualmente si presentano con la sola cinta, solitamente rinforzata da torri perimetrali, ed eventualmente una torre maestra. In qualche caso si tratta di una modifica accrescitiva in epoca sveva o angioina di un torrione a donjon, del tipo normanno.
· Le carovane in transito, i pellegrini, i carri e gli eserciti erano di regola ospitati in tutte le strutture castellari. Tutti i castelli assolvevano anche a questo compito, oltre a quello di custodire le derrate alimentari, la guarnigione, l’eventuale feudatario, le eventuali dotazioni amministrative; si trattava infatti di strutture a destinazione polivalente: difensiva, residenziale, amministrativa. Quella del ricovero temporaneo non era, quindi, funzione particolare ma generale di ogni castello, ed anche in un lasso di tempo lungo, finchè i castelli non si trasformarono, specializzandosi, o in fortezze armate o in luoghi di amministrazione politica ed economica. Ai castelli si pagava il pedaggio in cambio del controllo sulla sicurezza della via che questo dominava e lo stallaggio o stallatico in corresponsione del servizio dato agli animali. Questo non vuol dire che il castello va confuso con la tipologia del caravanserraglio, struttura diversa per tipologia, cultura, territorialità e funzioni. Già ho detto che confondere queste tipologie sarebbe come assimilare nella stessa classificazione un motel e una caserma! Castelli e palazzi, pur concepiti dal sovrano o dai feudatari come segno visibile del proprio potere, secondo una concezione fortemente simbolica e propagandistica dell'architettura, riuscirono sempre a coniugare l'esigenza dell'apparire e la razionale funzionalità nella polivalenza delle funzioni.
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Mettiamo, per assurdo, che questa supposta funzione caravanserragliaesca sia solo propria di quei “recinti fortificati” che si trovavano sui percorsi istimici che dai porti delle coste dell’ Adriatico attraversavano il Salento verso gli imbarchi sullo Ionio e viceversa. Di questi percorsi, partendo da quello storico tra Brindisi e Taranto, ve ne sono almeno altri tre scendendo fino a Leuca: certamente quello che da S. Cataldo, attraverso Lecce va, per Copertino, sino a Porto Cesareo; così come quello che da Otranto raggiunge Gallipoli, o da Castro raggiunge Ugento. Fulcignano si trova su quello che dal porto di Roca, attraverso Muro Leccese e Galatina si spinge fino al Portus Nauna, le attuali S. Maria e S. Caterina di Nardò. Quindi sono cinque i percorsi carovanieri istimici che tagliano il salento. Perché solo qui riscontriamo questa tipologia e non in un altro sito di questo o degli altri percorsi? Strano, no? Nessuna altra struttura ha conservato queste caratteristiche. Eppure se questa era caratteristica peculiare atta al servizio su questi percorsi qualcuna altra struttura del genere si sarebbe dovuta conservare o vedere trasformata lungo uno di questi percorsi carovanieri. Invece non ve ne sono. Perché? Perché non è valido il ragionamento: la tipologia castellare è tipica di un determinato periodo e si connota come CASTELLO a pieno titolo. Lasciamo le suggestioni sahariane ad altre realtà. Per il resto tutti i tanti castelli del Salento hanno sempre svolto anche la funzione di ricovero temporaneo. Come tutti i castelli europei, asiatici o africani.
· Il castello medievale non sorgeva per “proteggere” un borgo, ma solo per dominarlo! I Normanni diffusero l’incastellamento nel meridione perché erano pochi e si dovevano difendere dalle masse che angariavano e dalle quali vessatoriamente emungevano prodotti alimentari. Il castello difendeva i potenti, i mezzi di sussistenza e le guarnigioni, non le popolazioni che, senza un borgo murato, erano altrimenti alla mercé di ogni teppaglia che si produceva in scorrerie.
- Nel Salento non esiste continuità storica e culturale tra i periodi Fenicio –Greci – Romani e la ricolonizzazione bizantina. Molti scordano o non conoscono (anche per carenze strutturali dell’istruzione scolastica che non focalizza mai a sufficienza il proprio territorio) il periodo seguente alle così dette Guerre Gotiche. La caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476 d.C., portò la penisola Italica ad essere oggetto di saccheggi e distruzioni ad opera delle popolazioni barbare. Ma il danno finale, soprattutto nel versante adriatico meridionale fu dato dalla guerra gotica (535-553), un lungo conflitto che contrappose l'Impero Bizantino agli Ostrogoti nella contesa di parte dei territori che fino al secolo precedente erano parte dell'Impero romano d'Occidente. Lecce fu disputata a lungo durante la guerra gotica nel VI secolo tanto che fu per due volte conquistata e saccheggiata dal re dei Goti, Totila, nel 542 e nel 549. Il Salento fu particolarmente flagellato da queste guerre che cercavano di impossessarsi dei preziosissimi porti di Brindisi, Otranto e Taranto. Dopo questi eventi bellici il Salento era pressoché spopolato, distrutto sia demograficamente che nel patrimonio agricolo e abitativo. Seguirono epidemie sconvolgenti e carestie enormi e lunghe. Questo portò ad un inselvatichimento dei territori. Che non migliorò di tanto nemmeno con la successiva dominazione Bizantina, alla fine vittoriosi sui Goti. Brindisi fu privata delle sue mura e i suoi abitanti furono deportati; Lecce fu gradualmente abbandonata e riemerse come città solo nell’XI sec.; l’unico centro ad avere una sorte migliore fu Otranto grazie soprattutto all’importante posizione strategica che rivestiva. Il decadere delle funzioni protettive delle città, la debolezza del potere militare bizantino, la precarietà del vivere fra invasioni, epidemie, carestie e devastazioni, furono fattori principali che contribuirono ad uno spopolamento delle città ed ad un ripopolamento delle campagne che si presentavano selvagge e trascurate, e con ridotte terre coltivabili. Ritornare ad una vita primitiva e a ripopolare le campagne non era di certo una scelta ma un obbligo per la sopravvivenza dei plebei che ignoravano il commercio e facevano scomparire il risultato del proprio lavoro, artigianale o agricolo, per paura dei continui saccheggi. Nel VIII sec, precisamente nel 725, l’imperatore Bizantino Leone III emanò un editto con il quale ordinava la distruzione di tutte le immagini sacre dai luoghi pubblici. Ciò porto alla distruzione di molte reliquie, statue e affreschi e alla conseguente fuga dei monaci, custodi di molte icone, che trovarono riparo nel Salento. La campagna rimase l’unica via di salvezza: lì formarono piccoli nuclei sociali, si produceva l’occorrente per vivere e nascevano nuovi legami di parentela. Possiamo considerare una rinascita culturale e demografica solo da questa data. Ogni legame culturale coi Messapi, la Magna Grecia ed il mondo Romano era stato drammaticamente interrotto. E’ assolutamente scorretto legarsi a culture precedenti a questo periodo storico. La cesura ci fu e fu massiccia. Al limite alcuni di questi nuovi insediamenti utilizzarono ruderi di agglomerati precedenti. Ma scordiamoci proprio la continuità. Grazie.
- Il castello di Fulcignano è stato sicuramente un castello feudale, non castello reale né castello demaniale. Non ve n’è infatti traccia nel federiciano “Statutum de reparatione castrorum”, del 1231, che pure censiva le “domus solaciorum”, le case da svago e i casini di caccia, differenziandoli dai Castra e dalle Domus, ossia dalle fortezze militari e dai castelli per la corte e l’amministrazione. Ma di questi castelli e torri feudali se ne rintracciano numerosi esempi.
- Ogni castello, ogni torre, non deve essere studiato come oggetto isolato ma va inserito in un sistema castellare diffuso che proteggeva a ragnatela i percorsi e che imponeva a macchia di leopardo il potere feudale e regale. Fulcignano non va quindi isolato dalla rete di castelli e le fortificazioni che lo circondano e che affollano il Salento già in epoca Normanna. Il seguente sistema castellare federiciano consisteva in una fitta rete di insediamenti, in cui i castra si integravano con altre tipologie strutturali, allo scopo di garantire un controllo capillare, sia militare che gestionale, dell'intero territorio.
- Nell’argomentazione storica non si può prescindere dal tenere ben separati i periodi storici, riferendosi dettagliatamente all’epoca in cui il manufatto in esame è nato, si è sviluppato e, come nel caso del nostro castello di Fulcignano, ha cessato di vivere. Voli pindarici sino alle famose vigne dell’arciprete non hanno valore in quanto privi di sistematicità di analisi. C’è “quel” castello, e di quello si deve parlare. Punto. Qualsiasi altra divagazione ha il valore del discutere del sesso degli angeli piuttosto che dell’esistenza della cicogna ostetrica, di Babbo Natale e della Befana. Storie suggestive ma poco realistiche.
- I documenti su Fulcignano non si trovano anche perché proprio la parte degli archivi Angioini che riguardano la Terra D’Otranto si sono persi nell’incendio di mano Nazista che distrusse l’Archivio di Napoli conservato a villa Montesano (detta anche Villa Casanova), villa nobiliare che sorge alla periferia di San Paolo Bel Sito, nel Nolano, in provincia di Napoli. Infatti, all'inizio della II Guerra Mondiale, per disposizione del Ministero dell'Interno, fu trasportata e custodita nella villa, per motivi di sicurezza, la raccolta più pregiata dei documenti dell'Archivio di Stato di Napoli e delle opere d'arte del museo Filangieri: oltre 30.000 volumi e circa 50.000 pergamene; 378 Registri pergamenacei della Cancelleria Angioina, i Registri della Cancelleria Aragonese; pergamene di Federico II, e altri documenti di valore, fra cui la Raccolta degli Stemmi delle Città del Mezzogiorno d'Italia, fatta tra il 1818 ed il 1861 dai Borboni. Per rappresaglia, il 30 settembre 1943, le truppe germaniche in ritirata, dopo aver visitato il sito, deliberatamente appiccarono l'incendio all'archivio, che risultò così interamente distrutto. Questa è una gravissima perdita che impedisce approfondimenti storici documentati e seri sul medioevo meridionale.
- Continuo a sentire ancora impunemente miscelato un presunto Fulcignano fenicio con il medievale casale medievale di Fulcignano dominato dal suo Castello. Mi pare che ad oggi, senza documenti scritti o archeologici evidenti, questa tiritera sarebbe dovuta finire nel novero delle favole da caminetto. Senza documentazione è igienico stare zitti. Le intuizioni, le suggestioni, i collage di brani patchtwork pseudo-culturali spigolati a destra e manca senza una plausibile connessione storica, antropologica e, soprattutto, documentaria lasciamoli a Peter Kolosimo, al Vojager di Giacobbo, ai Misteri di Enrico Ruggeri ed ai romanzi di Dan Brown o agli pseudo saggi di Baigent, Leigh e Lincoln. Lasciamoli in compagnia degli UFO, dei fantasmi e del Santo Graal. Se si parla di Storia e non di storie questi approcci immaginifici non sono presentabili senza uno straccio di prova. Nessuno se ne abbia a male. Ma l’obbligo della prova spetta a chi sostiene tutto questo.
Spero che ribadire ancora una volta queste elementari “pillole di storia” serva a far passare il mal di testa a chi più che discutere di Storia sembra interessato a raccontare e fare storie.
Senza la condivisione di questi elementi basilari ed imprescindibili non ci può essere confronto paritetico.
Spero (ma non confido) di dover fare per l’ultima volta queste puntualizzazioni.
Capisco che essere razionali e scientifici oggi non paga: le suggestioni fantascientifiche e meta storiche hanno miglior mercato dei rigori accademici. Il vannamarchismo fa più proseliti di un discorso razionale.
Insomma: menomale che ogni tanto si può parlare con uno storico come Andreas Kiesewetter!
Ancora grazie, allora, a Vittorio Zacchino che ce l’ha fatto conoscere di persona.
Speriamo che il professore bavarese, oggi in Etiopia, possa, nelle sue ricerche, trovare qualche documento pregnante che riguardi Fulcignano.
Sulle promesse che il Castello potrà essere nel tempo di giorni, “poche settimane” , essere acquisito al patrimonio Comunale, non mi pronuncio.
Dicevo che di Babbi Natale ne ho già visti tanti. Aspetto di toccare con mano i doni.

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11552
Per approfondimenti:
http://galatown.splinder.com/post/19215111/Ancora+contributi+storici+su+F
http://galatown.splinder.com/post/19205178/Contributo+culturale+alla+chia