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MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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martedì, 30 giugno 2009

AIUTO A LINEA AMICA

Ho tentato anche oggi di inviare un messaggio ad un qualche componente la Pubblica Amministrazione.......

                     giuseppedoria.splinder.com


lunedì, 29 giugno 2009

I FALLIMENTI DEL SUD

Ai nuovi amministratori del Sud che di recente eletti....

                    giuseppedoria.splinder.com 


VIVERE DI PASSATO (E POCO DI FUTURO)

QUEL DIFETTO DI MODERNITA’

di PIERO OSTELLINO

Nessuno sa quando e come usciremo dalla crisi. La ragione è che il mondo non procede verso un obiettivo razionalmente prevedibile, ma grazie a milioni di uomini che perseguono autonomamente i propri interessi non coordinati da una sorta di razionalità storica. È perciò che gli economisti paiono capaci solo di «predire il passato» e qualsiasi intervento della politica, che non si limiti a fissare le regole del gioco, rischierebbe di produrre altri danni invece di benefici. Per uscirne, e ripartire, l’Italia dovrebbe, piuttosto, riflettere sui propri ritardi e realizzare quelle riforme che l’aiutino davvero a modernizzarsi, come ha scritto ieri Mario Monti. Non c’è settore — sia dello Stato, sia del sistema produttivo, a parte certe piccole nicchie industriali — che non registri forti ritardi nell’innovazione. L’Italia della cultura, della politica, dell’economia ha fatto la sua rivoluzione industriale prima di essere una società civile strutturata. Rispetto alla gentry dell’Inghilterra agraria, diventata borghesia cittadina con la rivoluzione industriale e mercantile, e cosmopolita col colonialismo trionfante cantato da Kipling, l’Italia ha avuto i latifondisti reazionari raccontati da Verga, un capitalismo assistito, un nazionalismo tardo e straccione. Rispetto alla grande borghesia francese post rivoluzionaria — che, con l’Ecole politecnique e l’Ena, ha generato i commis di Stato repubblicani e democratici — la società italiana ha espresso una piccola borghesia post unitaria priva di coscienza di classe che ha rifiutato la modernità e, con essa, il capitalismo e la libera concorrenza, rifugiandosi nel corporativismo e nell’autarchia del fascismo, ieri; nell’assistenzialismo, nel protezionismo parassitario e nella burocrazia del pubblico impiego, poi.
Ci siamo affacciati alla contemporaneità senza aver letto un libro — qualcosa di simile alla letteratura liberale inglese e francese sulla quale si sono formate le borghesie di quei Paesi — ma solo attraverso la televisione; che ci ha introdotti alla modernità «americana» senza aiutarci a entrare in quella «europea». La nostra etica pubblica è bigotta, moralista, pauperista; scimmiotta il puritanesimo anglosassone senza averne i fondamenti storici, sociali, religiosi, che ne legittimano politica e capitalismo. La nostra idea di democrazia — come si è visto negli ultimi tempi — coincide con lo scandalismo fine a se stesso, con il ribellismo alle regole, con il rivoluzionarismo velleitario che una minoranza esprime spaccando le vetrine e vorrebbe concretare in rivoluzione col benestare dei carabinieri.
Nella sinistra riformista c’è chi ha elogiato la tassazione, per perpetuare l’eccesso di spesa pubblica e gli sprechi dello «Stato canaglia», non accorgendosi che i lavoratori, ora, votano a destra, dove i tributi non li si riduce, ma almeno non li si esalta. Il terrorismo di matrice rivoluzionaria ha ammazzato i riformisti che volevano fare dell’Italia un Paese liberale, democratico, giusto, e non se l’è presa con i conservatori che sullo statu quo ci campavano.

Corriere della Sera

postato da: AlbertoResta alle ore 12:31 | link | commenti (3)
categorie: per riflettere e ragionare
domenica, 28 giugno 2009

STATALE AL LAVORO

image001

"Fate quello che dico, ma non fate quello che faccio!"


postato da: giovannisanti alle ore 23:31 | link | commenti (1)
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sabato, 27 giugno 2009

http://farm4.static.flickr.com/3635/3443129308_0376c92219.jpg

Misteri ti Galatune

 

 

‘Nci so ccose, a ffiate puru cristiani,

ca no ‘nc’è motu cu lli capescu.

L’urtima cosa ca no capescu,

ma ca tutti ‘ndi contanu ete,

la miscella ti lu gnuru cu llu russu.

Tò mieri diversi,

fatti cu rappe ti ùa diverse,

fermentate a tiempi diversi,

ivuti cu pietanze diverse.

E ppuru, so stati capaci ,

sti cconza piatti ti Galatune, cu lli ‘mbiscanu.

E bbissutu nu mieru?

“Culore focu ti lu ‘mpiernu”.

No sacciù ti cc’è ni sapinu sti miscelle,

sti to razze ti mieru cusi ‘mbiscate,

pare, ca si l’onu ivute.

Jò, canuscia lu mieru ti li zzumpapariti,

nu rosa pallidu,

lu mieru ti li cangia bandiere,

nu viola ti mortu,

lu mieru ti li lazzari,

nu chiaru scoloritu.

Finu a oscè, no n’era ‘ncora ‘mparatu lu mieru:

“culore focu ti lu ‘mpiernu”.

No sacciu cc’è significatu tene tuttu cquistu,

ma jò no l’accettu,

stà cqualità ti mieru no lla veu.

Ddummandu a cci canoscu sci sape nienzi,

no ssape,

tutti ‘ndi contanu,

ma sciucheddri tice, sci so li cantinieri ca endinu stù mieru.


postato da: localo alle ore 19:44 | link | commenti (2)
categorie: cantastorie, cosedaelezioni, coscienza critica civile
venerdì, 26 giugno 2009

IL PORTAVOCE N.44

nisitundo

IL PORTAVOCE N. 44

Una puntata abbastanza vivace, a volte pungente, che ha toccato molti punti caldi dell’attualità politica. Si è iniziato a parlare della campagna elettorale testè trascorsa, interessante e costruttiva secondo Tundo; volta decisamente contro di lui, secondo Livio Nisi che, in particolare, attacca l’amministrazione cittadina che sembra averlo eretto a nemico numero uno. Tundo non crede nel progetto della Poli e non vede intorno alcun laboratorio politico...

  http://portavoce.splinder.com


postato da: EnricoLongo alle ore 22:58 | link | commenti
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giovedì, 25 giugno 2009

berluschè

postato da: messapico85 alle ore 17:42 | link | commenti
categorie: interrogativi senza risposta

 


postato da: giusepperesta alle ore 10:06 | link | commenti
categorie: segnalazioni, nontuttisannoche, locandine, blog utile
mercoledì, 24 giugno 2009

"Il Portavoce" n. 44

avvisoportavoce44

postato da: EnricoLongo alle ore 17:03 | link | commenti
categorie:

SCUOLA DI GIORNALISMO


postato da: giusepperesta alle ore 13:40 | link | commenti
categorie: satira

TRASITI

  

Trasiti, la porta ete perta, trasiti.

Comu libberu trase lu sole ti lu ggiurnu,

la luna ti la notte,

li ‘nzeddrè cquandu chiòe,

l’amici e lli cumpari,

trasiti puru ùi,

ca siti na razza ti marinari.

A ccasa mia la porta ete sempre perta,

ùi, ti crai, già la chiutiti,

suli e fore ti casa ‘ntorna,

tutti sti carusi sta llassati.

Ùi, ca no ccanusciti né lu scornu, né l’amicizzia , 

nè lla fame, nè lla crianza,

bbiti spusata la’ ngordizzia.

Li ecchi stonu citti, sapinu cquandu onu ccuntare,

spettanu nu jentu nòu ca ‘ncora a rriare.

Scurescè,

scì sta llu cèla,

scì sta ssuta,

scì sta chiange bbandunatu,

scì sta bbee tuttu ‘nturnisciatu.

La nnuttata a ‘mbuggicatu ‘ntorna ognè ccosa,

li strate , li case, li campagne,

la bbona ggente,

curcata intra lu liettu.

 

 

 

ENTRATE

 

Entrate, la porta è aperta, avanti.

Come liberamente entra il sole di giorno,

la luna di notte, l’acqua piovana, 

amici e compari,

entrate anche voi, brutta razza di marinai.

A casa mia la porta è sempre aperta,

voi domani serrate tutto,

in attesa e nella strada,

torneranno questi giovani usati.

Voi che non conoscete:

né la fame, né le buone maniere,

né la vergogna, né l’amicizia,

state uniti con l’ ingordizia.

I vecchi tacciono, sanno quando è l’ora di parlare,

aspettano venti nuovi che tardano ad uscire.

Tramonta questa giornata,

chi sente freddo,

chi sta sudando,

chi piange abbandonato,

chi allegramente brinda.

Il buio della notte copre tutto,

le strade deserte, le case silenziose,

le campagne desolate,

il cuore dei semplici addormentato.


postato da: localo alle ore 11:53 | link | commenti
categorie:

TRE PROPOSTE PER SALVARE IL REFERENDUM

 

Il referendum è morto nel nostro Paese? Deve essere collocato accanto ad altri polverosi cimeli, come l’iniziativa legislativa popolare, ormai privi di una loro effettività? Che cosa ci dice

l’ennesimo mancato raggiungimento del quorum?

Tanti sono i fattori in gioco: una certa generale disaffezione al voto; il gran numero dei referendum; l’oggettiva difficoltà di molti quesiti; l’indifferenza con cui il legislatore ha spesso accolto l’abrogazione referendaria, ripristinando dopo poco tempo la normativa abrogata (si pensi proprio alla materia elettorale e alla facilità con cui nel 2005 il parlamento ha abrogato la legislazione elettorale basata sui collegi uninominali prodotta dai referendum del 1993). Pare quasi che sia in corso una “crisi di rigetto” per un istituto “trapiantato” (con cautela) dai costituenti, estraneo alla nostra tradizione e mai pienamente radicato in essa.

Occorre ormai ribaltare la prospettiva e chiedersi che cosa ha fatto funzionare il referendum per i primi venticinque anni della sua esistenza: da un lato la presenza di un forte e strutturato sistema dei partiti, che ha utilizzato il referendum come uno strumento “oppositivo”, per rimettere in discussione decisioni parlamentari sgradite, appellandosi direttamente all’opinione pubblica: così nel caso del divorzio, dell’aborto o della scala mobile; dall’altro l’esistenza di minoranze politiche attive, capaci di mobilitare l’opinione pubblica in modo trasversale rispetto all’appartenenza partitica su questioni rimaste ai margini della vita politica: è il caso dei referendum promossi dai radicali.

Venuti meno questi elementi, il referendum non ha trovato una sua nuova dimensione ed è rimasto senz’anima, incapace di mobilitare gli elettori e di spingerli alle urne. Allo stato, è uno strumento inutile.

Che fare? Almeno tre dovrebbero essere gli aspetti di “manutenzione” dell’articolo75 della Costituzione.

Innanzitutto, il quorum. Esso non dovrebbe essere eliminato - a meno di non voler abbandonare il carattere rappresentativo della nostra democrazia per inseguire il modello svizzero -

ma probabilmente adeguato, con un meccanismo flessibile, all’abbassamento del tasso di partecipazione politica. Poi le firme: il loro numero dovrebbe essere aumentato, per riportare l’istituto al carattere di “eccezionalità” immaginato dai costituenti.

Infine, i limiti: vista la difficoltà di molti quesiti manipolativi, va valutato se non sia meglio limitarsi all’abrogazione totale di leggi (anziché di singoli articoli) consentendo all’elettorato di

“rimettere la palla al centro” e riaprire la battaglia parlamentare, provvedendo al contempo a colmare in via transitoria le eventuali lacune.

FONTE:www.unità.it


postato da: messapico85 alle ore 10:19 | link | commenti
categorie: per riflettere e ragionare

DE PROFUNDIS...CLAMAVI

HO RICEVUTO e con piacere pubblico alcune valide considerazioni di Fernando Maglio.......

                    giuseppedoria.splinder.com 


postato da: giusedoria alle ore 08:27 | link | commenti
categorie: eventi, analisi politica, dibattito franco
martedì, 23 giugno 2009

Stampa alternativa

 

Visto che Minzolini non considera certe cose "notizie", e a me e a tanti altri pare che invece lo siano,  cerchiamo di supplire con la rete.

Ce n'è per tutti in questo scandaletto barese.

Vedrete.


LA VERITA' DELL'URNA

La nuova Provincia e l'avvenire galatonese

- La cronaca


Antonio Gabellone è il nuovo Presidente della Provincia di Lecce.
Originario di Tuglie, di professione farmacista, già Sindaco della stessa cittadina e capogruppo uscente di Forza Italia alla guida dell'opposizione all'amministrazione di Giovanni Pellegrino, oggi si impone sullo schieramento di centrosinistra capeggiato da Loredana Capone, diretta espressione del Partito democratico.
Una vittoria storica dopo quindici anni ininterrotti di governo di  centrosinistra a partire dall'introduzione dell'elezione diretta del Presidente. Una vittoria strappata al secondo turno, una vittoria sudata e ottenuta contro una pluralità di avversari. Questo va riconosciuto, prima di ogni cosa. Se la vittoria di Antonio Gabellone coincide con lo strapotere delle volontà pdielline, la sconfitta di Loredana Capone si inquadra nella bocciatura popolare di "un'alleanza per il Sud" sfornata a colpi di contingenza elettorale e benedetta dai santoni D'alema - Polibortone. Perchè di una benedizione si è trattato e non di un apparentamento ufficiale. Libertà di coscienza annunciata, ricerca disperata di un consenso in nome del Sud praticata. Così è stato: missini doc nelle case leccesi con i fac - simile di Loredana Capone. Parola di Ugo Lisi e Alfredo Mantovano. Perchè non crederci ? I numeri parlano chiaro. Loredana Capone, nel dato aggregato provinciale, intercetta il consenso di Io Sud che, di fatto, ha procurato consensi a suo favore. Non così l'Udc che , in linea con gli indirizzi nazionali, ha prestato attenzione alle singole realtà locali manifestando, di conseguenza, un comportamento elettorale indecifrabile ai fini dell'elezione dell'un candidato piuttosto che dell'altro. L'elettorato premia il centrodestra nella sua versione originale, rispetto a un centrosinistra "dalla razza bastarda" e confuso dal punto di vista programmatico.
Esito finale:
Gabellone Antonio Maria
eletto  162.179 51,08
Capone Loredana
  155.265 48,91  


- L'analisi politica


Il dato sul quale bisogna riflettere alla luce del responso delle urne, a mio giudizio, è l'opportunità o meno di stringere accordi in sede di ballottaggio o,ancor peggio, fingere di non farlo. Il centrosinistra di questi giorni sa bene che un'autarchia di coalizione fa parte della fantapolitica elettorale ed un successo di maggioranza va ricercato solo in questa direzione. Massimo D'alema anche nel recente tour galatonese ha avuto modo di sbandierare ai quattro venti la necessità di uscire dalle case e cercare voti in nome del Sud, nuovo carta da giocare per vincere le elezioni. Una ricetta, a suo dire, capace di allargare gli orizzonti centrosinistrici e in grado di rendere minoritario un centrodestra poco generoso verso il Mezzogiorno e le sue disgrazie. Di questo passo, invece, grandi saranno le soddisfazioni della premiata ditta Fitto/ Mantovano.
Bisogna tornare a giocare pulito: programmi  rivolti al lungo periodo, alleanze di lunga durata, patti di coalizione non facilmente rescindibili, chiarezza, tanta chiarezza. Politicamente, in questa tornata, il centrodestra ha avuto così ragione di prevalere. Nucleare si nucleare no, rifiuti abbandonati rifiuti strumentalizzati, Antonio Gabellone ha presentato un progetto con validità estesa all'eventuale turno di ballottaggio. Nella diversità del proprio credo, egli ha rivolto palesemente l'invito a votare il centrodestra. Chi l'ha fatto, ha conosciuto il suo programma e ha deliberato. Chi non l'ha fatto, ha violato una regola della democrazia suo malgrado e,cioè,  il conoscere per deliberare. Loredana Capone ha violentato gli elettori del suo schieramento con la prospettiva  eventuale di strizzare un occhio alla senatrice Poli, di comprendere le sue vicissitudini esistenziali, di masticare amaro in nome del Sud. No, il centrosinistra ha fallito politicamente e ha perso la roccaforte di Palazzo dei Celestini per chiara inettitudine politica.
L'elettore ha una sua dignità politica,un orgoglio civico, una sacralità da venerare. Deve finire il tempo della "fede - fiducia". L'elettore medio è divenuto politicamente ateo e filosoficamente scettico. Programmi, dinamiche, azioni amministrative. Dentro o fuori. A Roma e a Lecce. Soltanto dopo aver conosciuto esattamente, si può deliberare. Nel bene o nel male.
Questa è la democrazia.

- Lo scenario galatonese

A Galatone, interessanti potrebbero essere gli sviluppi conseguenti a questo voto provinciale. Con la vittoria di Antonio Gabellone, l'ulteriore rappresentanza in Consiglio provinciale è affidata al forzista Livio Nisi. Da candidato sindaco sconfitto nelle Comunali del 2007 e collocato all'opposizione, ora egli ha la possibilità di contribuire agli indirizzi programmatici del nuovo governo provinciale o, come si  potrebbe intuire,direttamente in fase esecutiva con una postazione da assessore. Il Comune di Galatone, nella sua maggioranza amministrativa, si trova così rappresentato da due esponenti della minoranza: Giovanni Tundo dell'Udc e Livio Nisi del Pdl. Scherzi del destino, lotteria della politica. Ma non si scherza: da qui parte la lunga volata in vista delle elezioni comunali 2012. Gli equilibri iniziano a formarsi, lentamente.
E' evidente  come precaria sia la situazione del centrosinistra in città : un Partito democratico schiaffeggiato e umiliato dall'elettorato, frammentazioni diffuse e mai  ricomposte, assenza di idee e uomini pronti a combattere. Si è parlato di un referendum interno al ballottaggio:Livio Nisi o Donato Filoni. Il primo ha rivendicato, a torto o a ragione,tutta la sua potenza economico- mediatica, il secondo ha preferito latitare,al primo come al secondo turno, nel confronto diretto e pubblico come prassi politica comanda.
Qualcosa non  torna. Che si esca allo scoperto e si conduca una battaglia se la si vuole condurre. Altrimenti nessuna differenza,nessuna sopraelevazione, nessun atto di valore.
Davanti alla confusione,si può scegliere in maniera sprovveduta di contaminarsi oppure di usare lo scudo  protettivo più efficace.
A volte,invece, anche contare sino a dieci può valere e non si può ignorare di aver già iniziato a farlo.

postato da: AlbertoResta alle ore 18:53 | link | commenti
categorie: analisi politica

 

 

ANALISI DEL VOTO

http://www.messapico85.splinder.com/


postato da: messapico85 alle ore 17:30 | link | commenti (1)
categorie: cosedaelezioni

TUTTI E SEMPRE SCOLARI

La scuola e gli studi per ciascuno di noi non sono stati che una fase,.............

                     giuseppedoria.splinder.com


postato da: giusedoria alle ore 16:00 | link | commenti
categorie: politica, sfoghi, legittimazione culturale

la Resa dei Conti

Gabellone vince sulla Capone.

Dopo quindici anni la Provincia di Lecce passa al Centrodestra.

Vittoria risicata, ma vittoria sacrosanta.

Maturata non a Lecce, dove la Capone vince, ma nella Provincia.

Proprio quella Provincia che dovrebbe avere la maggiore attenzione dell’Ente omonimo.

La Capone lotta punto su punto risalendo un gap del primo turno tutt’altro che risicato.

Ma alla fine arriva lo spoglio delle sezioni azzurre e viene staccata di due punti.

A Galatone il Centrodestra, invece, non vince.

Di poco.

Ma non vince.

Dopo il consigliere Tundo, di minoranza salvo i consueti balletti dell’indomani,

Galatone porta a Lecce il Consigliere Nisi in Maggioranza.

Ma non lo porta con il suo elettorato.

Ma con l’elettorato provinciale.

E questo va considerato e ponderato.

Non sarebbe onesto fare del trionfalismo localistico.

Galatone ha contribuito poco.

Di fatto l’elezione del candidato provinciale Livio Nisi

(al quale va il mio sportivissimo in bocca al lupo assieme all’augurio ed alla speranza che possa rappresentare nel modo migliore la migliore Galatone)

getta un’altra manciata di instabilità sul governo cittadino.

Il Sindaco è capo di una minoranza del 19,33% sancita dal vaglio del primo turno, e si trova due consiglieri provinciali dell’opposizione in Provincia.

Il Canto delle Sirene del potere provinciale non potrà far altro che richiamare qualche consigliere poco provvisto di cera nelle orecchie.

E questo lascerà ( è facile prevederlo ) sguarnita la malandata barchetta Miceliana nella sua procellosa navigazione a vista o ad abbaio di cane.

Barchetta che, alla luce di ogni considerazione, naviga in un bicchiere d’acqua senza futuro, senza speranza di uscire mai in mare aperto, essendo chiusa in un assolutismo personalistico che non apre alla politica nazionale nemmanco a quella provinciale e regionale. In stallo come un Re arroccato sotto la Torre.

 Ma se si confeziona una “pettula” rimpastata in cui gli oppositori di oggi diventano i puntelli di domani?

Non ci credo.

L’opposizione PDL - UDC ha la forza, oggi, di battere le carte e non si dovrebbe, usando la razionalità, chiudere in una via politica senza uscita, lungo un binario morto.

A Centro Destra si va finalmente rappresentando una unione da “Grande Centro - Destra”. Dai e ridai, ci si sta arrivando.

E gioverebbe a questa cogliere l’attimo fuggente.

In politica le occasioni non si ripetono.

A Sinistra, nonostante la mobilitazione che ha portato a superare di 53 voti il CD, invece ci sono ancora le faide interne.

Le ruggini non si smaltiscono quando più che politica si fa personalismo.

Quando si è “diametralmente opposti” nel metodo e nei principi e nelle aspirazioni al vertice.

Non c’è, a Sinistra, un partito saldo e unito, una nuova leva forte e indipendente che possa dare la scossa.

D’Altronde perché perde la Capone?

Perché, l’ho detto dal primo momento, la candidatura d’imperio non è mai una candidatura che a Sinistra genera entusiasmo.

Se si volesse veramente un rinnovo delle personalità dei partiti di Sinistra si dovrebbe ricorrere di prassi alle primarie.  Primarie con come sistema di dirimere candidature, ma come sistema elevato a democraticità di scelta.

Chi deve votare sceglie chi votare. Non se lo fa imporre da un uccello qualsiasi calato rapace dalle vette dell’Altrove.

Il Candidato con le primarie permette di rinnovare le classi dirigenziali dei partiti sempre troppo chiuse nell’autoreferenzialità d’apparato e permetterebbe di intercettare un entusiasmo dell’elettorato che ormai non c’è più.

(Vendola insegna: con il pur bravo e serio ma diafano Boccia la Regione sarebbe rimasta a Destra. L’entusiamso della rivoluzione gentile ed il carisma di Vendola hanno fatto un miracolo che s, se fosse stato per gli onniscienti “apparati” non sarebbe mai avvenuto)

Questo, secondo me (e l’ho detto dal primo momento) era il limite della investitura Capone. E questo è stato il gap incolmabile.

Oggi a Sinistra i giovani servono solo per fare “sfondo” . Nessuno permette a loro di presentarsi in una primaria che possa premiare la loro freschezza e novità, la loro carica innovativa. E così nei partiti rimangono solo i ragazzi disposti a fare da “sfondo”. Se andiamo ad analizzare il caso Renzi a Firenze o il caso Serracchiani ad Udine vedremo che i buoni successi elettorali si ottengono con l’apertura ai bravi giovani che vengono alla ribalta per il consenso di una primaria o per la capacità di dire forte e chiaro quello che milioni di altri elettori pensano senza poter essere mai ascoltati.

Senza contare che un Renzi a Firenze, città che molti già davano al Centrodestra, si è impegnato in una campagna elettorale propositiva basata su 100 punti già da un anno.

E con la tenacia e la forza della comunicazione è riuscito a imporsi contro il parere degli Apparati di Partito.

I partiti locali escono dal chiuso dei Direttivi (“punto più alto della politica” secondo qualcuno) solo 40 giorni prima delle elezioni e pretendono di trovare candidati pronti, consenso, entusiasmo, partecipazione basati sul… niente.

No, belli, non si fa così.

La politica si fa ogni giorno, a contatto della gente.

Si ascolta e si parla anche lontano dalle elezioni.

Come potrà Galatone trovare una nuova speranza?

Io ritengo e sostengo che bisogna lasciar stare i partiti nel loro cieco e sordo autoreferenzialismo.

Abbandonarli al loro gioco al massacro, ai loro tentativi di sottrarsi la sediolina da sotto, ai loro accoltellamenti alla schiena, al loro immobilismo paralizzante, alla loro opposizione così come alla loro posizione inesistente, ai loro balletti osceni, alle loro porte girevoli dove si entra e si esce continuamente, come se partiti e idee fossero mutande da cambiare.

Bisognerà rimboccarsi le maniche e partire con gente nuova da concetti nuovi espressi in maniera nuova.

Bisogna riconquistare l’entusiasmo e le fiducia nella gente.

Uscire da questo cul de sac in cui i “grandi” ci hanno cacciato finendoci loro prima di tutti.

Non si cambia da dentro.

Si cambia. E basta.

Facendo politica.

Quella vera.

Fatta di attenzione, di idee, di programmi e di soluzioni.

Non certo da un Risiko di posizioni volte al massacro reciproco.

 

P.S.: Mi dicono che io “con questa testa” non farò mai niente.

A prescindere che ho già fatto, e molto, in tempi in cui chi parlucchia oggi, senza collegare lingua a cervello, era stupidotto imberbe e piccolo masturbatore a due dita, mi chiedo se chi non scrive sui blog ma occupa saprofitamente le sedie dei comitati prestandosi da comparsa ai giochetti della torre ha mai fatto molto di più. Mi chiedo se il parlare senza conoscere e il declamare slogan orecchiati è fare qualcosa di utile.

Di sicuro con la sua ostinata quiescenza partigiana al sistema del “futti cumpagnu” ha contribuito a rovinare Galatone.

Hanno impantanato e sporcato tutto.

Io, invece, come tutti gli altri bloggers liberi, non ho partecipato, perché mi sono opposto.

Sempre, onestamente, coerentemente, chiaramente e tutto l’anno.

Per ogni anno che il signore ci manda in terra.

Dov'erano e cosa facevano nel frattempo tutti questi statisti di paese che dicono di fare?

Facevano il doppio gioco?

Bravi, bravi, bravi.

continuate così.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola."

(Giovanni Falcone)


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