MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)
Ho tentato anche oggi di inviare un messaggio ad un qualche componente la Pubblica Amministrazione.......
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Misteri ti Galatune
‘Nci so ccose, a ffiate puru cristiani,
ca no ‘nc’è motu cu lli capescu.
L’urtima cosa ca no capescu,
ma ca tutti ‘ndi contanu ete,
la miscella ti lu gnuru cu llu russu.
Tò mieri diversi,
fatti cu rappe ti ùa diverse,
fermentate a tiempi diversi,
ivuti cu pietanze diverse.
E ppuru, so stati capaci ,
sti cconza piatti ti Galatune, cu lli ‘mbiscanu.
E bbissutu nu mieru?
“Culore focu ti lu ‘mpiernu”.
No sacciù ti cc’è ni sapinu sti miscelle,
sti to razze ti mieru cusi ‘mbiscate,
pare, ca si l’onu ivute.
Jò, canuscia lu mieru ti li zzumpapariti,
nu rosa pallidu,
lu mieru ti li cangia bandiere,
nu viola ti mortu,
lu mieru ti li lazzari,
nu chiaru scoloritu.
Finu a oscè, no n’era ‘ncora ‘mparatu lu mieru:
“culore focu ti lu ‘mpiernu”.
No sacciu cc’è significatu tene tuttu cquistu,
ma jò no l’accettu,
stà cqualità ti mieru no lla veu.
Ddummandu a cci canoscu sci sape nienzi,
no ssape,
tutti ‘ndi contanu,
ma sciucheddri tice, sci so li cantinieri ca endinu stù mieru.

IL PORTAVOCE N. 44
Una puntata abbastanza vivace, a volte pungente, che ha toccato molti punti caldi dell’attualità politica. Si è iniziato a parlare della campagna elettorale testè trascorsa, interessante e costruttiva secondo Tundo; volta decisamente contro di lui, secondo Livio Nisi che, in particolare, attacca l’amministrazione cittadina che sembra averlo eretto a nemico numero uno. Tundo non crede nel progetto della Poli e non vede intorno alcun laboratorio politico...


TRASITI
Trasiti, la porta ete perta, trasiti.
Comu libberu trase lu sole ti lu ggiurnu,
la luna ti la notte,
li ‘nzeddrè cquandu chiòe,
l’amici e lli cumpari,
trasiti puru ùi,
ca siti na razza ti marinari.
A ccasa mia la porta ete sempre perta,
ùi, ti crai, già la chiutiti,
suli e fore ti casa ‘ntorna,
tutti sti carusi sta llassati.
Ùi, ca no ccanusciti né lu scornu, né l’amicizzia ,
nè lla fame, nè lla crianza,
bbiti spusata la’ ngordizzia.
Li ecchi stonu citti, sapinu cquandu onu ccuntare,
spettanu nu jentu nòu ca ‘ncora a rriare.
Scurescè,
scì sta llu cèla,
scì sta ssuta,
scì sta chiange bbandunatu,
scì sta bbee tuttu ‘nturnisciatu.
La nnuttata a ‘mbuggicatu ‘ntorna ognè ccosa,
li strate , li case, li campagne,
la bbona ggente,
curcata intra lu liettu.
ENTRATE
Entrate, la porta è aperta, avanti.
Come liberamente entra il sole di giorno,
la luna di notte, l’acqua piovana,
amici e compari,
entrate anche voi, brutta razza di marinai.
A casa mia la porta è sempre aperta,
voi domani serrate tutto,
in attesa e nella strada,
torneranno questi giovani usati.
Voi che non conoscete:
né la fame, né le buone maniere,
né la vergogna, né l’amicizia,
state uniti con l’ ingordizia.
I vecchi tacciono, sanno quando è l’ora di parlare,
aspettano venti nuovi che tardano ad uscire.
Tramonta questa giornata,
chi sente freddo,
chi sta sudando,
chi piange abbandonato,
chi allegramente brinda.
Il buio della notte copre tutto,
le strade deserte, le case silenziose,
le campagne desolate,
il cuore dei semplici addormentato.
TRE PROPOSTE PER SALVARE IL REFERENDUM
Il referendum è morto nel nostro Paese? Deve essere collocato accanto ad altri polverosi cimeli, come l’iniziativa legislativa popolare, ormai privi di una loro effettività? Che cosa ci dice
l’ennesimo mancato raggiungimento del quorum?
Tanti sono i fattori in gioco: una certa generale disaffezione al voto; il gran numero dei referendum; l’oggettiva difficoltà di molti quesiti; l’indifferenza con cui il legislatore ha spesso accolto l’abrogazione referendaria, ripristinando dopo poco tempo la normativa abrogata (si pensi proprio alla materia elettorale e alla facilità con cui nel 2005 il parlamento ha abrogato la legislazione elettorale basata sui collegi uninominali prodotta dai referendum del 1993). Pare quasi che sia in corso una “crisi di rigetto” per un istituto “trapiantato” (con cautela) dai costituenti, estraneo alla nostra tradizione e mai pienamente radicato in essa.
Occorre ormai ribaltare la prospettiva e chiedersi che cosa ha fatto funzionare il referendum per i primi venticinque anni della sua esistenza: da un lato la presenza di un forte e strutturato sistema dei partiti, che ha utilizzato il referendum come uno strumento “oppositivo”, per rimettere in discussione decisioni parlamentari sgradite, appellandosi direttamente all’opinione pubblica: così nel caso del divorzio, dell’aborto o della scala mobile; dall’altro l’esistenza di minoranze politiche attive, capaci di mobilitare l’opinione pubblica in modo trasversale rispetto all’appartenenza partitica su questioni rimaste ai margini della vita politica: è il caso dei referendum promossi dai radicali.
Venuti meno questi elementi, il referendum non ha trovato una sua nuova dimensione ed è rimasto senz’anima, incapace di mobilitare gli elettori e di spingerli alle urne. Allo stato, è uno strumento inutile.
Che fare? Almeno tre dovrebbero essere gli aspetti di “manutenzione” dell’articolo75 della Costituzione.
Innanzitutto, il quorum. Esso non dovrebbe essere eliminato - a meno di non voler abbandonare il carattere rappresentativo della nostra democrazia per inseguire il modello svizzero -
ma probabilmente adeguato, con un meccanismo flessibile, all’abbassamento del tasso di partecipazione politica. Poi le firme: il loro numero dovrebbe essere aumentato, per riportare l’istituto al carattere di “eccezionalità” immaginato dai costituenti.
Infine, i limiti: vista la difficoltà di molti quesiti manipolativi, va valutato se non sia meglio limitarsi all’abrogazione totale di leggi (anziché di singoli articoli) consentendo all’elettorato di
“rimettere la palla al centro” e riaprire la battaglia parlamentare, provvedendo al contempo a colmare in via transitoria le eventuali lacune.
FONTE:www.unità.it
HO RICEVUTO e con piacere pubblico alcune valide considerazioni di Fernando Maglio.......
Visto che Minzolini non considera certe cose "notizie", e a me e a tanti altri pare che invece lo siano, cerchiamo di supplire con la rete.
Ce n'è per tutti in questo scandaletto barese.
Vedrete.
| Gabellone Antonio Maria |
162.179 | 51,08 | |||
| Capone Loredana |
155.265 | 48,91 | ||||
La scuola e gli studi per ciascuno di noi non sono stati che una fase,.............

Gabellone vince sulla Capone.
Dopo quindici anni
Vittoria risicata, ma vittoria sacrosanta.
Maturata non a Lecce, dove
Proprio quella Provincia che dovrebbe avere la maggiore attenzione dell’Ente omonimo.
Ma alla fine arriva lo spoglio delle sezioni azzurre e viene staccata di due punti.
A Galatone il Centrodestra, invece, non vince.
Di poco.
Ma non vince.
Dopo il consigliere Tundo, di minoranza salvo i consueti balletti dell’indomani,
Galatone porta a Lecce il Consigliere Nisi in Maggioranza.
Ma non lo porta con il suo elettorato.
Ma con l’elettorato provinciale.
E questo va considerato e ponderato.
Non sarebbe onesto fare del trionfalismo localistico.
Galatone ha contribuito poco.
Di fatto l’elezione del candidato provinciale Livio Nisi
(al quale va il mio sportivissimo in bocca al lupo assieme all’augurio ed alla speranza che possa rappresentare nel modo migliore la migliore Galatone)
getta un’altra manciata di instabilità sul governo cittadino.
Il Sindaco è capo di una minoranza del 19,33% sancita dal vaglio del primo turno, e si trova due consiglieri provinciali dell’opposizione in Provincia.
Il Canto delle Sirene del potere provinciale non potrà far altro che richiamare qualche consigliere poco provvisto di cera nelle orecchie.
E questo lascerà ( è facile prevederlo ) sguarnita la malandata barchetta Miceliana nella sua procellosa navigazione a vista o ad abbaio di cane.
Barchetta che, alla luce di ogni considerazione, naviga in un bicchiere d’acqua senza futuro, senza speranza di uscire mai in mare aperto, essendo chiusa in un assolutismo personalistico che non apre alla politica nazionale nemmanco a quella provinciale e regionale. In stallo come un Re arroccato sotto
Ma se si confeziona una “pettula” rimpastata in cui gli oppositori di oggi diventano i puntelli di domani?
Non ci credo.
L’opposizione PDL - UDC ha la forza, oggi, di battere le carte e non si dovrebbe, usando la razionalità, chiudere in una via politica senza uscita, lungo un binario morto.
A Centro Destra si va finalmente rappresentando una unione da “Grande Centro - Destra”. Dai e ridai, ci si sta arrivando.
E gioverebbe a questa cogliere l’attimo fuggente.
In politica le occasioni non si ripetono.
A Sinistra, nonostante la mobilitazione che ha portato a superare di 53 voti il CD, invece ci sono ancora le faide interne.
Le ruggini non si smaltiscono quando più che politica si fa personalismo.
Quando si è “diametralmente opposti” nel metodo e nei principi e nelle aspirazioni al vertice.
Non c’è, a Sinistra, un partito saldo e unito, una nuova leva forte e indipendente che possa dare la scossa.
D’Altronde perché perde
Perché, l’ho detto dal primo momento, la candidatura d’imperio non è mai una candidatura che a Sinistra genera entusiasmo.
Se si volesse veramente un rinnovo delle personalità dei partiti di Sinistra si dovrebbe ricorrere di prassi alle primarie. Primarie con come sistema di dirimere candidature, ma come sistema elevato a democraticità di scelta.
Chi deve votare sceglie chi votare. Non se lo fa imporre da un uccello qualsiasi calato rapace dalle vette dell’Altrove.
Il Candidato con le primarie permette di rinnovare le classi dirigenziali dei partiti sempre troppo chiuse nell’autoreferenzialità d’apparato e permetterebbe di intercettare un entusiasmo dell’elettorato che ormai non c’è più.
(Vendola insegna: con il pur bravo e serio ma diafano Boccia
Questo, secondo me (e l’ho detto dal primo momento) era il limite della investitura Capone. E questo è stato il gap incolmabile.
Oggi a Sinistra i giovani servono solo per fare “sfondo” . Nessuno permette a loro di presentarsi in una primaria che possa premiare la loro freschezza e novità, la loro carica innovativa. E così nei partiti rimangono solo i ragazzi disposti a fare da “sfondo”. Se andiamo ad analizzare il caso Renzi a Firenze o il caso Serracchiani ad Udine vedremo che i buoni successi elettorali si ottengono con l’apertura ai bravi giovani che vengono alla ribalta per il consenso di una primaria o per la capacità di dire forte e chiaro quello che milioni di altri elettori pensano senza poter essere mai ascoltati.
Senza contare che un Renzi a Firenze, città che molti già davano al Centrodestra, si è impegnato in una campagna elettorale propositiva basata su 100 punti già da un anno.
E con la tenacia e la forza della comunicazione è riuscito a imporsi contro il parere degli Apparati di Partito.
I partiti locali escono dal chiuso dei Direttivi (“punto più alto della politica” secondo qualcuno) solo 40 giorni prima delle elezioni e pretendono di trovare candidati pronti, consenso, entusiasmo, partecipazione basati sul… niente.
No, belli, non si fa così.
La politica si fa ogni giorno, a contatto della gente.
Si ascolta e si parla anche lontano dalle elezioni.
Come potrà Galatone trovare una nuova speranza?
Io ritengo e sostengo che bisogna lasciar stare i partiti nel loro cieco e sordo autoreferenzialismo.
Abbandonarli al loro gioco al massacro, ai loro tentativi di sottrarsi la sediolina da sotto, ai loro accoltellamenti alla schiena, al loro immobilismo paralizzante, alla loro opposizione così come alla loro posizione inesistente, ai loro balletti osceni, alle loro porte girevoli dove si entra e si esce continuamente, come se partiti e idee fossero mutande da cambiare.
Bisognerà rimboccarsi le maniche e partire con gente nuova da concetti nuovi espressi in maniera nuova.
Bisogna riconquistare l’entusiasmo e le fiducia nella gente.
Uscire da questo cul de sac in cui i “grandi” ci hanno cacciato finendoci loro prima di tutti.
Non si cambia da dentro.
Si cambia. E basta.
Facendo politica.
Quella vera.
Fatta di attenzione, di idee, di programmi e di soluzioni.
Non certo da un Risiko di posizioni volte al massacro reciproco.
P.S.: Mi dicono che io “con questa testa” non farò mai niente.
A prescindere che ho già fatto, e molto, in tempi in cui chi parlucchia oggi, senza collegare lingua a cervello, era stupidotto imberbe e piccolo masturbatore a due dita, mi chiedo se chi non scrive sui blog ma occupa saprofitamente le sedie dei comitati prestandosi da comparsa ai giochetti della torre ha mai fatto molto di più. Mi chiedo se il parlare senza conoscere e il declamare slogan orecchiati è fare qualcosa di utile.
Di sicuro con la sua ostinata quiescenza partigiana al sistema del “futti cumpagnu” ha contribuito a rovinare Galatone.
Hanno impantanato e sporcato tutto.
Io, invece, come tutti gli altri bloggers liberi, non ho partecipato, perché mi sono opposto.
Sempre, onestamente, coerentemente, chiaramente e tutto l’anno.
Per ogni anno che il signore ci manda in terra.
Dov'erano e cosa facevano nel frattempo tutti questi statisti di paese che dicono di fare?
Facevano il doppio gioco?
Bravi, bravi, bravi.
continuate così.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola."
(Giovanni Falcone)