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MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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domenica, 31 maggio 2009

IL PORTAVOCE IN PIAZZA

portavoce piazza costadura

TUTTI IN PIAZZA COSTADURA

 

Non ci sono alibi, non ci sono scusanti. Qualcuno aveva abbozzato un maldestro tentativo di giustificazione per la sua assenza dal palco: non ne aveva saputo nulla, non era stato informato. Myboxtv  ne aveva, invece, dato l’annuncio in prima pagina, sul mio blog ne avevo indicato ogni modalità, era stata data informazione con l’altoparlante in macchina per l’intera mattinata...

  http://portavoce.splinder.com 


postato da: EnricoLongo alle ore 11:45 | link | commenti
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sabato, 30 maggio 2009

Crepusculu galatunese

 

Sta scuresce, tutti zzaccanu ttrasire a casa.

Rrumaninu li strate chène ti foggie, ma hacanti ti cirieddhrì.

Furmicule cu ll’ali, addhrì jermi ti state,

holanu a ll’arria e bbonu ddhrò holinu.

A nnui,

nonu ddisignatu la hia.

Mesci ti ddisegnu o tottori, pensu jò,

so cquiddri ca sta ccangianu lu sensu …..ti li strate,

sta cchiantanu arbuli jerdi, sta mmentinu pile ti fiuri.

Jata a nnui, ca sta spiccianu ti ccunzare stu paese.

Cc’è tteninu a mmente?

Sci sape se iddhrì lu sapinu.

L’urtime chiasteme ti nu furastieru mi fischianu intra lli recche,

cqueddrè mia e ddi li paisani sta rrianu intra lli tombe.

Chianu, chianu, a scurutu.

L’occa sé ssiccata pi lli palore,

ggiru, ggiru, ma no ttròu lu jentu cu bessu ti stu paese,

ddintatu lu ddisegnu ti Minosse.

Tutti pare ca si llamentanu, ma a cci cchiui stae cittu,

sulu li pupi su llu palcu, pare ca si ‘ndi tòlinu.

Tantu, cu cquiddhrù ca costa la benzina osce,

putimu ggirare e, lli monumenti, li chiese,

li maschere ‘nccuddhràte a ‘mpacce li pariti, ‘mmirare.

Mentre na candela si stuta,

‘n’addhrà si ‘ndi  dduma.

.

.

Crepuscolo Galatonese

 

Tramonta, tutti ritornano nelle loro case.

Restano le strade piene di vecchie buche,

ma vuote di cervelli.

Formiche con le ali, falene, lucciole, in queste sere d'estate,

volano libere per andare dove vogliono.

A noi, tracciano il percorso.

Maestri di disegno o illustri ingegneri,

penso siano quelli che decidono….. la viabilità in un paese,

le oasi di verde, la vivibilità.

Cosa hanno in mente?

Forse non lo sanno nemmeno loro.

Le ultime imprecazioni di un forestiero stazionano nelle mie orecchie,

le mie, quelle dei miei paesani, le stanno sentendo pure i morti.

Piano, piano è calata la notte.

La bocca è secca per il tanto dire,

giro, giro, ma non trova la strada per uscire da questo insolito paese,

diventato, peggio del labirinto di Minosse.

Tutti si lamentano, ma tutto tace,

il politicante di turno,

“solo” sul palco, perora la causa.

Tanto, per quello che costa oggi la benzina,

possiamo felici girare gustandoci i monumenti,

le chiese, il barocco, i faccioni sorridenti, fuori luogo.

Mentre una candela si spegne,

in un’altra continua la fiamma.


postato da: localo alle ore 20:19 | link | commenti
categorie: cantastorie

DISOCCUPATI E CASSAINTEGRATI

La relazione del Governatore di Bankitalia sollecita il Governo a sostenere .....

                              giuseppedoria.splinder.com


postato da: giusedoria alle ore 11:38 | link | commenti
categorie: crisi, economico ed etico-politico, banche e imprese

i RAGAZZI E LA POLITICA: SESTO EPISODIO

 
(inedito!) Il ragazzo concreto e disilluso:
 
Io ho 28 anni, sono nato nell’81,  e faccio l’applicato di segreteria a Modena. Ancora. Ma con i tagli della Gelmini non so se sarò confermato.
Mio padre era uno dei tanti ambulanti del mio paese. Fino a tutti gli anni ’80 si guadagnava bene. Anche perché, bisogna ammetterlo, si comprava molto in nero e molto in nero si vendeva. Ed era tutto soldo che rimaneva. Da una bancarella di 10 metri papà passò ad una di quindici. Ma si accorse subito che se con dieci metri di merce esposta incassava, diciamo, cinquecentomilalire con quella di quindici ne guadagnava seicento, seicentocinquanta, non di più. Allora pensò che non poteva investire sul commercio. Ma che doveva investire nell’edilizia. E così si fece una bella palazzina: scantinato per il deposito, garage per il camion e l’attrezzatura, una bella casa per lui e, sopra, due piani per noi figli, “per quando sarà” diceva. Pensando che ci saremmo sposati e avremmo fatto il suo stesso lavoro. Anche se io, che ero il piccolo, quando siamo andati ad abitare, avevo a mala pena dieci anni e ancora facevo le elementari. Fu un bello sforzo, mi dice papà, tanti sacrifici e a lavorare col sole e con la pioggia e pure con la febbre sopra.
Tutto sembrava andare bene, tutto sembrava procedere così. Qualche cambiale fatta per rifinire la palazzina fu pagata facilmente. E rimaneva la soddisfazione per quello che si era fatto con le proprie forze.
I guai cominciarono negli anni novanta: introduzione dello scontrino, redditometro, controlli…. Certo che qualche tassa di più si doveva pagare. Ma ancora il mercato tirava. Mio padre sperava che noi ci affezionassimo al suo lavoro. Si, andavo a scuola, alla Ragioneria, scuola scelta per avere una mano con i conteggi e le fatture, ma eravamo pronti a dare una mano per i mercati più importanti e durante le vacanze. Però il mercato cominciava a non dare più soddisfazioni. La gente non comprava più tanto. I prezzi salivano e pure se ti barcamenavi a comprare a buon prezzo da grossisti che avevano fiducia in papà, il guadagno cominciava a scendere. Ormai io avevo finito la scuola. E stavano sorgendo tanti supermercati. E i mercanti di piazza cominciavano a sparire. Cosa dovevo fare? Cominciai a cercare un posto fisso. Di fare il commerciante ambulante non stava diventando più cosa. A stenti si riusciva a portare tutti i mesi il bilancio in pareggio con quelle che erano le spese di gestione, di casa, le tasse. E c’erano giorni che non se ne cavavano nemmeno le spese: – manco la nafta - diceva papà. E, diciamolo, pure era perché noi figli ci eravamo abituati anche ad un  certo tenore di vita: tutti la macchina, lo stadio la domenica, la pizzeria quasi tutte le sere…..qualche sabato in discoteca… ma nient’altro, s’intende.
- Menomale che ci eravamo fatti “le case” a tempo - diceva papà.
Intanto ci eravamo rivolti a qualche politico che assicurava interessamento per concorsi pubblici. La Provincia, il Comune, gli uffici pubblici di previdenza…… Erano politici locali, sempre attenti a capire chi aveva bisogno e a contattarlo. Ma solo in periodo elettorale. – Scrivi qua …compila là… ci penso io.. seguo io… parlo io……- e qualche pacco di abbigliamento si dava in regalo… così, come presente.
E si davano pure i voti. Mo a questo, ma a quello. Dipende chi si interessava. Tanto erano tutti uguali. Ma il posto non arrivava mai. Non ce l’avevano da dare nemmeno ai figli loro! Loro si mettevano il maglioncino nuovo che gli avevi regalato, e a te rimanevano le promesse vecchie.
E gli dicevi – ma il Governo a noi ci pensa? - - e come no – ti rispondevano – se gli diamo più voti farà una legge per voi-
Ma o erano blu, o erano rosa, o erano bianchi la legge per gli ambulanti non la facevano. Facevano le leggi per la grande distribuzione. Ma sono stati coglioni pure i commercianti che ognuno si grattava la rogna sua ma mai che si sono messi tutti insieme a protestare forte. Come per i mercati locali: l’assessore faceva stronzate coi posti, un po’ si incazzavano, poi si vendevano per un posto migliore…. E le cose rimanevano come erano. Non hanno mai avuto una coscienza di classe i colleghi di papà. E’ che quando tutto girava a queste cose non ci pensavano…..
E allora ho fatto il concorso al nord e sono partito dopo due anni. Prima Sondrio, sopra le montagne….poi Modena. Quasi sia un avvicinamento….
Intanto a Modena mi sono fidanzato con una ragazza collega, anche lei meridionale, di Potenza. E’ da tre anni che siamo sposati. Figli niente. E come lo campi, a Modena? Se devi pagare l’affitto e devi sopravvivere con due stipendiucci?
Così ho pensato che mi compro una casetta lì a Modena. Perché di tornarcene non ci pare cosa. Lì si sta lontani da casa, ma si vive meglio. Ci manca la terra nostra, il mare nostro, i genitori. Gli amici ormai sono più lì al nord che qua sotto. Chè tutti se ne sono o se ne stanno andando. Ma lì il lavoro c’è. E ci sono i servizi. E se dovessi aspettare un posto sotto da noi sarei già alla pensione che ancora non l’ho trovato. E poi mia moglie è di Potenza, perché dovremmo tornare al mio paese? Così mi sono rassegnato. Otto giorni a Natale e un mese d’estate, ospiti dei miei che si sono aggiustata una casetta, abusiva prima dell’85, in campagna. Che l’ha lasciata il nonno alla mamma. Ma abbiamo dovuto pagare la colonna dello zio. Chè lui fa il finanziere ad Ancona. E della casa non se ne fa niente. Un mese ci abito io, uno mio fratello che fa il maresciallo dell’esercito a Firenze. Questo mi basta come aria di casa! E a Pasqua vado a Potenza. Vicino Potenza. Dai suoceri. Che hanno una macelleria. Ma pure loro si lamentano. Chè dopo la mucca pazza, l’aviaria e pure la suina non vendono più. E mo la gente la carne non la mangia nemmeno tanto. Dicono che è per la dieta, ma è per la crisi.
Ma mi voglio comprare questa casa a Modena. Modena, mo…. Vicino a Modena, diciamo. Sulla strada per l’Appennino. Chè là le case costano carissime! Solo un po’ fuori si ragiona. Faccio venti chilometri di pendolare… che vuoi che siano. Qui i mezzi pubblici funzionano bene…… Ma come me la compro io la casa? Vendo quella di Galatone. Perché fino ad adesso l’ICI l’ha pagata papà, e pure le altre tasse, ma ora incomincia a non poterlo fare più. Chè li pesa. Chè non vede l’ora di chiudere la baracca, vendere il furgone, affittare i locali e di vivere con quelle cinquecento euro di pensione che gli toccano dopo tanti anni di contributi e qualche soldo di affitto uso garage. Ma come fa? Ancora non ha cinquantasette anni….deve ancora fare finta di lavorare. E va nei mercati dove non si busca più un euro. E chissà, dice, se trova uno per vendergli i posti ai mercati che pure ha pagato cari!
E allora abbiamo deciso di venderci gli appartamenti, io e mio fratello. Ma il guaio è che adesso al mio paese non si vende più niente. Tre anni fa mi hanno detto che ne potevo chiedere 150000 euro. E nessuno ha comprato. L’ho abbassata a 130000 euro, trattabili, e là sta. Dice che ci sono un sacco di case vuote, tante in vendita e non si costruisce più tanto. Dice che è la crisi, dice che è che tutti come me non hanno lavoro e futuro qui e che sono partiti senza speranza di ritornare come invece prima facevano quelli che andavano all’estero.
Dice che il momento è particolare.
Dice.
Dice che se fosse una casetta in campagna……ma è dentro al paese, in un quartiere tutto case, senza verde, senza piazze, senza servizi. Chè io mo sto a Modena e di paesi fatti bene ne ho visti…..
Ma io ho bisogno di quei soldi per pagare l’80% della casetta nuova. Mi bastano 80 metri quadri, un trivano con cucinotto e un bagno. Con una stanza per un figlio, vediamo….E il resto farei un mutuo. Con uno stipendio posso vivere, e con l’altro mi farei la casa. Mi pago l’affitto a me stesso – anzi: alla banca! - e non al proprietario. Almeno mi rimane ‘na casa. Ma senza quei soldi che casa mi compro? Papà è dispiaciuto. Non vorrebbe vendere la casa fatta con i suoi sacrifici, non vorrebbe un altro sopra la testa sua. Ma che possiamo fare? Così è andata. E ora sto pure con la paura che non mi confermano più alla scuola. E pure mia moglie ha paura che la Gelmini tagli a noi, che siamo giovani. E così davvero che siamo rovinati. E pure se torno a casa mia, che ancora non l’ho venduta, cosa faccio per campare? Rubo? Qui andiamo proprio male. Ci hanno distrutto i sacrifici del passato e ci hanno negato un futuro. Chi prometteva posti inesistenti pensava al suo potere ma non a far andare avanti veramente il mio paese. E così oggi si sta spopolando. Le case perdono valore, l’edilizia è in crisi. A chi devono fare la casa se tutti partono? E soldi ne girano sempre di meno. E pure i posti fissi, come il mio, non sai se te li garantiscono. E mio padre c’ha la depressione, che nemmeno c’ha sessant’anni e si sente finito. Chè la gente non compra più nemmeno se li vendi la roba sottocosto.
E la gente si sente sempre di più presa per fessa.
I politici parlano, parlano, parlano… io invece ho dovuto imparare a parlare il Modenese.
Ma quando bestemmio… bestemmio con le bestemmie del paese mio. E bestemmio tutti questi governanti che pensano ai giochetti loro, ma che a me non hanno pensato per niente.
Si sono mangiati tutto loro, a me nemmeno la gioia di un figlio mi hanno lasciato.
Infami.
 

venerdì, 29 maggio 2009

LA POSTILLA N.21

LA POSTILLA N.21

 

Profumo di democrazia

Mi saluta con la consueta cordialità, ma non si ferma a parlare con me, mi chiede di una bambina alla quale, mi dice, deve una risposta. Lo accompagno nella classe quarta A e mi fermo sulla soglia, ad assistere. “Avrei dovuto risponderti prima, per quest’anno non hai potuto avere la palestra...

http://portavoce.splinder.com


postato da: EnricoLongo alle ore 21:28 | link | commenti
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Rinascimento

Questo è anche, e non è poco, il paese del Rinascimento

di Francesca Carmi, pittrice e grafica.
( Liberacittadinanza, 29/05/09)

FrancescaCarmi
Lettera indirizzata a questo potere eversivo, ma rivolta a tutti coloro che, come me, sentono mancare la certezza della democrazia, la libertà di pensiero, l’aria, l’amore, l’appartenenza ad un Paese civile, a tutti coloro che sentono la società come bene comune e le Istituzioni democratiche come salvaguardia alla deriva fascista. A tutti coloro che, vigili, non dormono, a tutti coloro che si stanno svegliando e che sveglieranno chi hanno accanto

A voi Primo ministro, Ministri, Senatori, Deputati di questa Repubblica nata dalla Resistenza,

A voi che state cercando di fare a pezzi questo meraviglioso Paese,

A voi che promulgate a raffica leggi discriminatorie e razziste,

A voi che vi dichiarate Cristiani obbedendo alle Gerarchie Vaticane ma non alla parola di Cristo,

A voi che con urla sguaiate difendete la “vita” mentre noi siamo perennemente in lutto per i morti sul lavoro, di freddo, di fame e di botte,

A voi che togliete ai nostri figli la possibilità di un futuro tagliando le spese della Pubblica Istruzione,

A voi che li fate fuggire lontano, dove la loro sapienza e il loro lavoro viene apprezzato e retribuito,

A voi che intendete sfasciare il Bene Pubblico e privatizzare ogni cosa, persino l’Acqua, l’istruzione e la Sanità,

A voi che affrontate questa crisi chiedendoci di comprare nuove auto mentre stiamo perdendo la casa e il lavoro, il pane e la dignità,

A voi che fate della corruzione una prassi e dell’evasione un principio,

A voi che pensate che l’energia alternativa sia una cosa troppo di sinistra,

A voi che costruite improbabili e inutili ponti con i soldi sottratti alla manutenzione di scuole, strade, mezzi pubblici,

A voi che siete infastiditi dalle opinioni diverse dalla vostra e persino Famiglia Cristiana è un giornale eversivo,

A voi che vi arrogate il diritto di decidere quali debbano essere le nostre idee, le nostre azioni, i nostri desideri, i nostri sogni,

A voi che umiliate il NOSTRO Parlamento con volgarità e parole di scherno che pesano come pietre sulla Democrazia,

A voi che non avete rispetto per la Legge, rivoltandola come un calzino per non pagare i vostri delitti,

A voi che considerate un inutile ingombro il Presidente della Repubblica, la Magistratura e persino il Parlamento,

A voi con le veline senza intellettuali, con il Grande Fratello senza sapienza, con i miliardi senza morale, con la sete del potere senza ideali,

A voi oggi noi diciamo NO, non riuscirete.

Non riuscirete a stracciare la nostra Costituzione.

Non riuscirete a farci dimenticare la forza e l’intelligenza con cui hanno lottato i nostri padri, le lacrime e il sangue che hanno versato, la dignità e la saggezza con cui hanno ricostruito dalle macerie della guerra e di un infame ventennio.

Non riuscirete a piegarci alla vostra ignoranza e protervia.

Non riuscirete a farci diventare come voi.

Non riuscirete a farci odiare chi arriva da terre lontane in cerca di un rifugio e di pane, anche noi siamo stati migranti per fame, non rinunceremo all’accoglienza. Anche senza di voi.

Non riuscirete a farci rimanere addormentati come ora possiamo sembrare, non riuscirete neppure con mille TV di regime, siamo stanchi di menzogne e di spot pubblicitari.

No, non riuscirete a strapparci dalle mani e dal cuore quel piccolo meraviglioso libro che contiene la memoria del passato e ci guida nel futuro, la nostra Costituzione.

Questo è uno strano Paese, anomalo e imprevedibile, intelligente e curioso, un po’ ipocrita e un po’ sornione, già multietnico da millenni, abituato al susseguirsi del nuovo sul vecchio padrone, come un somaro sempre si adatta e porta pazienza, sembra addormentato, intorpidito, spaesato, rassegnato… Poi, è sempre successo, apre gli occhi, ritrova la sua dignità, con un sussulto si riappropria del pensiero collettivo, si rialza e richiama la voce, perché questo è anche, e non è poco, il Paese del Rinascimento.


postato da: giusepperesta alle ore 18:00 | link | commenti
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MUFFX - PRESENTAZIONE "SMALL OBSESSIONS"

SABATO 6 GIUGNO NELL'ATRIO DEL CIRCOLO A.R.C.I. DI NOVOLI (LE) MUFFX IN CONCERTO PER PRESENTARE IL NUOVO ALBUM "SMALL OBSESSIONS"- START H22,OO.

I Muffx presentano il loro ultimo album "Small Obsessions" prodotto da Max Ear (Ojm) uscito in questi giorni per la label Go Down Records www.godownrecords.com .
La band in concerto con i nuovi brani si avvarrà della collaborazione di vari ospiti tra cui Mauro Tre e Cesare dell'Anna.
Durante la serata saranno presenti stand di Emergency al quale andrà parte dell'incasso della vendita del materiale promozionale dei Muffx; Stand con i dischi dell'etichetta indipendente GODOWNRECORDS; L'esposizione di liuteria artigianale a cura del laboratorio MamaLab di Mattia Maglio.
Lo spettacolo sarà anticipato dal concerto di altre band emergenti (i nomi in via di definizione) + DJSET.

postato da: SANITARIUM alle ore 17:47 | link | commenti
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Ricevo & Pubblico

 

Un'estate diversa è il sogno di tutti ed in particolare dei ragazzi che dopo un anno di scuola, di studio sì, ma anche di rapporti continui con amici e compagni, si trovano a passare parecchie ore della giornata tra quattro mura e spesso davanti ad un televisore.
Estendete la proposta a chi potrebbe essere interessato.
Per maggiori informazioni poi leggete il seguente allegato e contattatemi: Mariagrazia 3358432610
 
UNA VACANZA DIVERSA PER RAGAZZE E RAGAZZI
 
In un ambiente divertente e tranquillo, l’alternativa di una vacanza in campagna con tanti amici, con i quali condividere le modalità dello stare insieme.
 
La masseria Lo Prieno di Galatone (Le) propone viaggi di esplorazione attraverso l’ascolto e il racconto di sé e degli altri, nell’offerta ludico-educativa che diviene patrimonio di esperienze, conoscenze, amicizie e ricordi di un’estate.
 
Esplorare, comunicare, costruire, sperimentare, conoscere, partecipare rispondono ai bisogni formativi fondamentali della persona e tutelano il diritto al gioco e alla socializzazione.
 
CALENDARIO DELLE 4 SETTIMANE:
15 – 20 giugno:  FUMETTO: STORIE DI/SEGNI
22 – 27 giugno: DANZA: CORPO SPAZIO NATURA.
29 giugno – 4 luglio: CREAZIONI: DALLA CARTAPESTA AL TEATRO.
6 luglio – 11 luglio: ESCURSIONI E FOTOGRAFIA: ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO
Inoltre… gare e giochi all’aperto, facciamo il pane e la pasta… facciamo festa.
 
Si possono iscrivere ad uno o più laboratori settimanali ragazze e ragazzi dagli 8 ai 13 anni
 
Per informazioni e iscrizioni:
 
Mariagrazia 3358432610 e Vito 3356306510
www.agriturismoloprieno.com

La “realtà virtuale della politica” : Coerenza, quo vadis?

Titolo foto: Aspettando la buona politica
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Nel pur “interruptus a causa pioggia” dibattito politico di ieri sera, oltre ai discorsi di circostanza ed alla espressione delle aspirazioni e delle convinzioni personali di tutti i partecipanti ho notato – da ascoltatore imparziale e critico (“ceto medio riflessivo” chiamano i sociologi della politica la posizione nella quale mi ritrovo) –alcune contraddizioni ed alcuni discorsi fatti solo per stimolare il “ventre molle” dell’auditorio ma che non hanno riscontro alcuno nella vera realtà dei fatti.
 
  • Sicurezza della Galatone S. Maria: Si potrebbe illuminarla, è vero, ormai è una strada urbana a tutti gli effetti. Tant’è che lì il limite della velocità è cittadino. Anche se nessuno lo rispetta. E nessuno lo fa rispettare. Ma si potrebbe anche rendere attrattivo il rondò all’incrocio con la Nardò-Gallipoli, uno dei più squallidi della Provincia. Se si tiene al decoro e si parla di turismo si potrebbe gestire in maniera appropriata. Basta guardare quello posto all’entrata di Gallipoli, per esempio. Ma di questo non s’è parlato. Bensì si è toccato il tasto dell’incidente che tanto scosse l’agosto dell’anno scorso. Ma è colpa della strada? Da quello che è emerso dalle indagini no. Più che della sicurezza della strada sarebbe necessario allora parlare del nichilismo di quei giovani che vengono spinti a fare miscugli di sostanze che alterano la percezione di una realtà che non lascia spazio ai loro sogni. Ma questo è un discorso difficile. Si preferisce dare la colpa al fato o alla strada e non ai locali che somministrano alcol senza controllo. Certamente non a chi instilla stili di vita che nella trasgressione dei limiti e nel vuoto di valori fa la propria fortuna rendendo i ragazzi autolesionisti e consumatori acritici. Anche della propria vita.
  • Cinema del Reale: Ieri sera chi ha sempre criticato la Giunta Vaglio per aver ospitato questa iniziativa di richiamo internazionale la rimpiangeva. Dandone, poi, la colpa alla Provincia che l’aveva spostata a Specchia. Che inversione di tendenza! Perbacco!!!!!Come!? Non era il centrodestra che sfotteva l’iniziativa, che la contestava, che puntava il dito sui pur relativamente pochi soldi che costava a Galatone in cambio di una risonanza vastissima e di una media di cinquecento persone a sera? Cinema del Reale a Galatone
    Mai Galatone ha avuto tanti ospiti attenti come in quel periodo, mai ha assunto l’aria di cittadina colta e aperta alla cultura ed al turismo come in quei tre anni. Atmosfere irripetibili con vita culturale e sociale sino alle tre di notte. Galatone, oggi tanto simile ad un paese fantasma subito dopo le nove di sera. Galatone sulle riviste e i giornali di tutto il mondo. Eppure si criticava. Si arrivò a dire in un pubblico comizio che lo stesso oratore, in mutande da bagno e pelle di leopardo con una mazza in mano poteva supplire meglio ai bei film africani che si proiettavano!!!!! Invece ieri sera si dava la colpa alla Provincia che ce l’aveva offerto. Diciamo la verità, allora: La Giunta Vaglio non fu esente da colpe, specie con l’ultimo assessorato, non corrispondendo con sollecitudine i rimborsi spese e non dando quella struttura logistica per l’Archivio del Cinema del Reale che era stato promesso agli organizzatori. Né l’ex Oleificio, né il palazzo Belmonte Pignatelli furono dati. E poi, diciamola tutta, la subentrante giunta Miceli non sopportava quel tipo di manifestazione, lontana anni luce dalla sua idea di cultura e di gestione delle risorse. D’altronde almeno in questo c’è una coerenza: si contestava prima, si rifiuta poi. La Provincia ha trovato ospitalità per la manifestazione a Specchia, non per caso uno dei 100 borghi più belli d’Italia, che ha messo a disposizione il suo Castello, pur con un cortile non paragonabile al nostro, solo parzialmente restaurato. Però a completa diposizione. Galatone questo non l’ha fatto. Colpa di Galatone, della sua sufficienza nel capire l’evento, delle sue critiche, delle sue miserie, della sua incultura, dei suoi bastoni nelle ruote, non certo della Provincia che per tre anni ci ha offerto alta cultura e turismo quasi gratuitamente. Allora siamo seri e non mettiamola in demagogia.
  • La Taranta: Anche ieri sera una svolta ad U da parte del centrodestra che ha sempre contestato fortemente il successo della Notte della Taranta e di tutto l’ambaradan precedente e successivo: ieri sera dava la colpa alla Provincia di non aver inserito Galatone nel circuito. Ma Galatone la Taranta l’ha mai richiesta? Galatina, pur se patria storica del tarantismo, per gli anni dei governi di centrodestra ha sempre ignorato la manifestazione. Solo con la giunta Antonica si è ripresa di diritto una parte delle manifestazioni collaterali. E sta dando spazio e ricevendo turismo da questa nuova politica basata sulla riscoperta della cultura arcaica e della musica etnica. Galatone non ha mai avviato un programma culturale valido su questi campi. I suonatori e i ballerini di pizzica di Galatone si esibiscono altrove. L’assessorato è più attento al bricolage, al decoupage, ai sosia, al falso medioevo, ai balli sotto gli scantinati che alla cultura locale. Più attento a ipotizzare botteghe di salmone, birra e ambra dei mari del nord nel Centro Storico che concentrarsi nel recupero di cuori urbani che non battono e tradizioni e prodotti tipici che scompaiono. A noi la Notte, agli altri la Taranta. E poi ci si lamenta che la Taranta non pizzica Galatone: avrà paura di morire avvelenata!
 
Siamo seri, potendo esserlo.
Grazie.
 

giovedì, 28 maggio 2009

Ed ecco a voi.... I BIRILLI!

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A volte chi parla è criticato. Non rispetta la consegna di omertà della società galatonese.

Si può "tagliare", "pitticulisciare", "malangare" in piazza, al bar, per strada, sul lavoro, a casa, sul Comune, perfino in chiesa.

Ma a Galatone sembra "scostumato" fare le critiche assumendosi le responsabilità di quello che si dice per iscritto sui blog.

Per il resto si sopporta tutto.

Si fanno e si ricevono i "tagli" ma non rimane niente se non il "si dice" anonimo, impersonale, dubbioso.

Se mai anche calunnioso e gravato del "vuoi vedere che...." . Questo si sopporta. La chiarezza e l'onestà intellettuale no.

Galatonesità!

Scrivere o dimostrare con le immagini i fatti e le opinioni non piace.

Meglio pugnalare alle spalle.

Negando l'evidenza, s'intende.

Io non mi piego a questo triste andazzo.

Mi piace assumere la responsabilità di quello che dico e penso. (perchè, strano, penso quello che dico e viceversa).

E quando ho detto con cognizione di causa ed esplicitando i motivi che le fioriere messe in Piazza Costadura erano inappropriate e frutto di una scellerata scelta di pessimo gusto so di non aver suscitato i consensi degli ideatori di tanta profusione di insipienza nell'arredo urbano.

Ho saputo , sempre con il si dice, che sembrava che solo io avessi il voltastomaco per quell'insulsità estetica.

Ma era solo quello che si tentava di far passare in barba all'evidenza.

L'evidenza era oscena.

E su Face Book le proteste sono fioccate.

Ma Internet, si sa, è un mondo strano.....

Il paese si limitava a mormorare.

Alla Galatonese: coperto ed allineato.

Però con la concomitanza della festa del Crocifisso si sono fatte sparire le fioriere "trullate" ripiene di palmette.

E ora sono comparsi i birilli.

ALLORA NON AVEVO TORTO!!!!!!!!

SI E' CAPITO CHE QUELLE FIORIERE ERANO INAPPROPRIATE!!!!!

CHI LE AVEVA COMMISSIONATE, MESSE SUL POSTO CON GRANDE PAVONEGGIAMENTO,  DIFESE DALLE GIUSTE E CIRCOSTANZIATE CRITICHE....

LE HA TOLTE!!!!!!!!!

Ora io penso che qualsiasi cosa andava meglio di quella scelta kitsch.

Non perfetti ma certamente meglio i BiRILLI.

Il ripristino della vecchia viabilità non è il massimo, c'erano altre soluzioni probabilmente migliori.

Ma tant'è.

Le cose qui si fanno così.

Alla come viene.

Vedete la lotteria dei sensi unici che in questi giorni si sta giocando sulle nostre strade:

ESILARANTE!!!!

DEMENZIALE!!!!

Immagino le riunioni tra sudore, spremuta di meninge e fumo che tante menti eccelse hanno dovuto fare per partorire queste amene scelte che fanno sghignazzare i polli del contado!

E quello che hanno dovuto fare per sconvolgerele due giorni dopo.......

Tutti le irridono, nei bar, nelle strade, nei barbieri, nelle piazze ma nessuno prende posizione.

Tant'è che ora la comunità galatonese si trova sulle spese il bel costo di quelle fioriere, quello dei birilli, quello di una segnaletica fatta, rifatta, e ririfatta.

Paga Pantalone!

Intanto l'opposizione (ma ne abbiamo una?) tace.

Allora, io penso, se io debbo fare l'opposizione su un blog, e devo pure avere manifestamente ragione con i fatti, a che servono questi signori di maggioranza e opposizione pagati e sopportati da tanti?

A CHE SERVITE?

Dice: misurati con la politica!

Io, dati alla mano, penso che è la politica che si deve misurare con i blog!!!!!!!

P.S.. Va be', signori, capisco che si può fare di meglio, ma ormai da Voi non pretendo di più. Solo una cosa, per favore: o togliete le catene ed aumentate il numero dei birilli o almeno "lascate" di più quelle catene. Grazie!!!

Non mi date ragione fra quattro mesi, mi raccomando!

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La politica in piazza.

LA POLITICA IN PIAZZA!

Che bella cosa l'iniziativa di MY BOX TV!!!

Invitati assieme i candidati locali alla Provincia.

Molti i presenti.

Colpevoli gli assenti.

Ma come si dice per sottolineare un evento impossibile, raro, improbabile: "si.... mo chioe!"

E infatti è piovuto!!!!

Eppure si era cominciato bene. Parlando di cose, di realtà, di proposte. Interagendo.

Speriamo in un'altra possibilità.

NEVICHERA'?

 

 

 

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I ragazzi e la politica: quinto episodio

La ragazza del Comitato.
 
La ragazza aveva partecipato alla campagna elettorale con grande impegno.
Era la prima che faceva.
Aveva deciso che doveva impegnarsi.
Vedeva che il suo paese non progrediva e si era decisa a tirarsi fuori dalle riservatezze che non portavano a niente di buono, a niente di nuovo.
Era del tutto inutile criticare, lamentarsi, senza mettersi d’impegno perché le cose cambiassero.
Stava per finire l’università e fra poco si sarebbe trovata con la lotta per un posto di lavoro.
Non credeva ai miracoli e pensava che solo l’impegno e la preparazione serviva a farsi strada.
Credeva nella giustizia e nella nemesi.
Credeva che il rispetto degli altri può servire a farsi rispettare.
Credeva nel rispetto delle regole.
Ma soprattutto nel Rispetto, e basta.
 
Le ragazze fanno grandi sogni
forse peccano di ingenuità
ma l'audacia le riscatta sempre
non le fa crollare mai
 
E stava riversando impegno e dedizione in questa chiara scelta di campo per affermare i suoi credo.
Aveva fiducia nel “suo” candidato sindaco, lo rispettava prima come uomo e poi come politico,  e pensava che dovesse essere la scelta vincente contro il candidato dell’altra parte, quello che per cinque anni non aveva combinato niente se non favorire i suoi “grandi elettori”.
Così da mane a sera la sua casa era diventata il “comitato elettorale”.
Di certo la cosa non faceva piacere al padre che mal sopportava sua figlia in mezzo a tanti altri ragazzi fino a notte tarda, né alla madre che avrebbe voluto compagnia e aiuto in casa, ma tutti e due avevano perfettamente capito che ormai la loro bambina a venticinque anni era una signorina che se la sapeva cavare, alla quale bisognava dare fiducia e poi….. la campagna elettorale stava per finire, e, speravano tutto sarebbe ritornato nei binari della normalità.
Non valeva far pesare molto l’assenza reiterata della figlia da casa.
Né era il caso di continuare a ripetere “questa casa non è un albergo”.
Tanto non sarebbe cambiato niente.
Gli entusiasmi giovanili sono forti, improvvisi, ciechi.
Si è convinti che si è nel giusto, sempre, che tutti i nostri idoli, i nostri riferimenti siano santi, eroi, senza macchia e senza peccato.
Si è sempre convinti di essere circondati da persone “integerrime” ed oneste, coerenti e fedeli alla linea .
L’entusiasmo non ha riserve.
Né calcoli.
Vedeva la “sua” politica nobile, disinteressata dal tornaconto personale e tutta rivolta al bene di tutti, alla collettività.
Rispetto delle regole, rispetto delle regole!
Era quello che avrebbe rimesso tutto a posto.
Per cominciare.
Perciò reputava la sua parte politica migliore di quella degli altri avversari.
E solo forte di questa rocciosa convinzione andava avanti tra programmazione di incontri, tra turni al banchetto dei finanziamenti, tra turni di segreteria.
Tutto fatto senza risparmio e ripagato solo da tante nuove amicizie, da un po’ di chiacchiere a notte fonda, quando le strade tacciono e le anime parlano, da qualche pizza con la birra tra le risate e le speranze scambiate con gli altri “attivisti”.
Tutto solo per un po’ di riconoscenza dei candidati espressa con sorrisi e pacche sulle spalle.
Così la ragazza del Comitato partecipò anche al concerto tenuto in piazza per “accattivare” i giovani. Lo fanno tutti. E lo faceva anche quel comitato.
Tutti devono dimostrare che sono “con “ i giovani.
Ma nessuno si chiede perché i giovani vanno ai concerti ma pochi seguono la politica attiva.

Feste di piazza
le carte colorate
gli sguardi sempre ben disposti
a dolci ed aranciate...

I capintesta con i distintivi sfavillanti
si sbracciano come dannati
solo per sentirsi più importanti...

Sale sul palco il numero 24 della lista
che per far presa sulla folla continua
a ripetere: è ora di finirla adesso basta...

Tutti d'accordo, e si può andare avanti
e come previsto dal programma
arrivano i cantanti...
 
E dopo i cantanti i panini con la salsiccia.
I giovani si prendono per le orecchie…. e per la gola!
E poi bisogna sempre dimostrare che i “giovani” sono in cima ai “pensieri” dei politici: i giovani dai 18 ai trenta anni rappresentano il 25 per cento dei votanti.
Così tutti gli attivisti ben piazzati ad arrostire, a spaccare panini, a preparare bicchieri e tovagliolini per sfamare e ingolosire i “giovani” che erano venuti a sentire il concerto rock organizzato dal candidato sindaco, quello che nei sogni della ragazza doveva vincere per cambiare; se non il mondo, almeno il suo paese.
E mentre tutti, ma proprio tutti, si davano da fare come formiche prima dell’inverno, candidato Sindaco compreso per dare il buon esempio e per farsi vedere disposto al lavoro, al rimboccarsi le maniche,  mentre la calca dei giovani premeva sulle transenne per accalappiarsi un panino ed una birretta, la ragazza vede uno dei candidati del suo schieramento, uno dei più papabili al ruolo di assessore, un papavero di lungo corso del suo partito che dritto dritto, tomo tomo, scavalca le transenne con sorrisi tirati rivolti ai ragazzi dell’organizzazione accompagnando per mano il figlioletto.
La ragazza lo guarda insospettita.
Com’è che mentre tutti si stanno dando da fare questo qui se ne arriva solo ora?
Continua a tagliare panini in automatico, ma non distoglie lo sguardo da questo “suo” candidato. Ecco che lui si avvicina al banco, prende due panini confezionati, una birra ed una coca, le dà a suo figlio come se nulla fosse e prende la strada per riuscire dal recinto degli attivisti. Passa proprio sotto alla ragazza, ormai con gli occhi sbarrati, tutta sudata e scarmigliata che cerca di confezionare panini alla velocità della luce.
E la ragazza non può fare a meno di sentire quello che dice il ragazzino del “suo” politico:
-         Avevi ragione papà: ora, senza fare la fila, ci siamo preso da mangiare e ce ne andiamo a sentire la musica. Non ci siamo “sistemati” mentre questi si stanno scannando. Bravo papà ! Sei stato furbissimo, Papi!-
Così aveva parlato il mostriciattolo.
 La ragazza alzò la testa interdetta.
Aveva detto proprio così?
“Ci siamo sistemati”?
Si.
E il padre?
Niente scappellotto?
Niente discorso su doveri e sui diritti?
Sul rispetto degli altri? Delle REGOLE?
Niente?
Niente!
Anzi il papà si abbraccia al fianco il figlio, faccia compiaciuta, dividendo con lui l’orgoglio di tanta furbizia.
Ah!
Questo era uno dei candidati per i quali lei stava sudando e dannandosi?
Questa era la diversità rispetto all’altra parte politica che lei giudicava individualista, egoista e arruffona?
Questa era la solidarietà ed il rispetto delle regole che i “suoi” candidati insegnavano ai figli?
La ragazza si pulì le mani allo strofinaccio.
Si ravviò i capelli, con fierezza.
Salutò due amici e spiegò ad una amica che doveva assolutamente andare a casa.
Sparì dal banco dei panini e dal concerto.
Attraversò, cartacce e lattine, manifestini e cicche.
Si allontanò da quel brusio vuoto e falso.
 
………….Restano sparsi disordinatamente
i vuoti a perdere mentali
abbandonati dalla gente...
Corse a casa.
Si chiuse nella sua camera e si sparò in cuffia un vecchio disco di Bob Dylan
 
 Blowing In The Wind
( Soffia Nel Vento)

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che possiate chiamarlo uomo?
E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di venir proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere dilavata, fino al mare?
E quanti anni può esistere un popolo
prima di essere lasciato libero?
E quante volte può un uomo volgere il capo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte un uomo deve guardare in alto
prima di vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di sentir piangere gli altri?
E quante morti ci vorranno
prima che capisca che troppa gente è morta?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
 
 
Nei giorni seguenti sparì del tutto dal comitato e non rispose al telefonino.
Si rimise a lavorare alla sua tesi.
Ricominciò a pensare a sé stessa.
Al suo avvenire. Pensò che voleva “sistemarsi” pure lei.
Ma non con la politica.
Con quella politica falsa e bugiarda.
Alle elezioni votò scheda bianca.
Tanto uno stronzo vale un altro.
 
Ma che siamo nel Medioevo
non esiste bianco e nero
tutti i gatti sono uguali
vanno tutti eliminati.

Tutti addosso al gatto
bianco o nero fa lo stesso
approfittatore, e opportunista
secoli di sfruttamento, ma adesso basta
nessun gatto, ora sfuggirà!

E finanche al circo equestre
per i gatti non c’è posto
tutti i gatti sono un peso
di nessuna utilità
utilità!...
 
 
 

mercoledì, 27 maggio 2009

I ragazzi e la politica: Quarto episodio

Un ragazzo moderato.

Il ragazzo era cresciuto in una famiglia piccolo borghese.
I suoi valori erano stati quelli della moderazione, della temperanza, dell’onestà, della misura e del sacrificio. Famiglia, fede, rispetto per le istituzioni e grande fiducia nel proprio lavoro.
Era un ragazzo nato e cresciuto pompiere.
Niente a che fare con gli incendiari di quelli anni settanta.
Sua nonna continuava a ripetergli: fattila cu megghiu ti te e fande li spese; oppure: ci vae cu lu zoppu ‘mpara a zuppiciare, oppure: ci llassa la via ecchia pi la noha sape ce llassa e non sape ce troa.
Il ragazzo era uno di quelli che si sogliono chiamare “sani”, di “buoni princìpi” (ma mai, invero, si è capito poi come vanno a finire questi princìpi).
Aveva sempre onorato i suoi impegni scolastici, non si era mai fatto rimproverare gli eccessi che altri vedono come endemici di certe età evolutive.
Eccessi che erano particolarmente tipici in quegli anni.
Frequentava amici come lui, moderati e rispettosi di tutto e soprattutto dei genitori e dei parenti, delle autorità e dei più anziani.
Frequentava moderatamente la chiesa.
Praticava moderatamente lo sport.
Aveva una ragazza con la quale aveva moderati rapporti.
Si divertiva moderatamente.
Era vestito senza eccessi, con moderazione.
Aveva i capelli moderatamente corti.
Le sue idee politiche erano, indiscutibilmente, moderate: certamente partiti democratici ma cristiani, soprattutto cattolici. Partiti di lunga tradizione moderata.
Andò la prima volta a votare.
Era il tempo della quattro preferenze.
Un conoscente del padre lo salutò cordiale sulla porta del seggio.
Sapeva che quel signore, un maestro di scuola, era militante in un partito moderato, cristiano e democratico.
Costui lo chiamò:
-Massimo! Caro Massimo! Voti anche tu quest’anno? Bravo bravo, eh…. Come siamo cresciuti! Ti sei fatto proprio un giovanotto, un giovanottone!!!….lascia stare anche qualche ragazza agli altri, eh? Non prendertele tutte tu…. Eh… un così bel giovine! – disse proprio così, con la i - immagino come ti vengono dietro le figlie, menomale che ho le figlie piccole…. Altrimenti dovrei stare attento a te…..…bravo bravo….. senti, ora che vai a votare….mbeh, lo so che porti il 16 ed il 14 ma non mi dimenticare il 5 ed il 12…. Sai il 5 specialmente…. Non me lo trascurare! Mi raccomando! NON ME LO TRASCURARE….. Vai, Vai, fai il tuo dovere di cittadino!-
Gli diede un’altra sonora pacca sulle larghe spalle, come se lo mandasse dentro di forza.
Il ragazzo sfoderò un sorriso ebete, moderatamente ebete.
Non riuscì a dire nient’altro.
Sul momento ebbe una reazione moderata.
Avrebbe voluto dirgli, moderatamente, che non erano le estrazioni del lotto, né la tombola di natale, avrebbe voluto parlargli del libero arbitrio e di una cosa chiamata dignità.
Avrebbe voluto.
Invece sfoderò il sorriso, moderatamente, e con calma entrò nell’edificio scolastico.
Entrò nel seggio, estrasse il suo certificato elettorale.
Sentì qualcosa salirgli su.
All’inizio fu una sensazione moderata.
Poi sempre più forte.
Partiva dalla zona perianale e, attraversando lo scroto, non senza turbinii indotti, saliva forte e prepotente verso il cervello passando per lo stomaco in subbuglio e il cuore spinto alla tachicardia.
Non era più propriamente una sensazione ineffabilmente moderata.
Era una forza indignante.
Il ragazzo che era stato sino allora moderato entrò in cabina e votò con forza e convinzione, senza moderazione, pensando alla faccia da maiale del maestro elementare ed alle sue preferenze, ed alle sue certezze, ed alla sua spocchia, alla sua sicumera, alla sua sicurezza, a quella faccia tosta che dava etichette e ruoli a tutti, che presupponeva di sapere, a prescindere, come e chi si sarebbe votato……
Votò, e il suo voto fu dato al partito meno moderato che riuscì a trovare tra tutti i cerchietti e gli scudetti che decoravano in quel momento storico la scheda.
Votò forte e il suo voto fu per il PARTITO DEMOCRATICO DI UNITA’ PROLETARIA.




postato da: giusepperesta alle ore 18:03 | link | commenti
categorie: ricordi, arte, giovani e cultura, datevi una svegliata

IRRITAZIONE POLITICA

Il nuovo clima politico e culturale rende possibile il dispiegarsi............

                      giuseppedoria.splinder.com


martedì, 26 maggio 2009

ELEZIONI PROVINCIALI 2009

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GIOVEDI 28 MAGGIO ORE 20: “IL PORTAVOCE” IN PIAZZA COSTADURA

 

Insieme ai Candidati galatonesi alle Elezioni Provinciali che riterranno di dover aderire.

Perchè?

-         Perchè i Cittadini di Galatone amano la politica e hanno il diritto di sapere;

-         Perchè chi si candida ha il dovere di informare...

  http://portavoce.splinder.com


postato da: EnricoLongo alle ore 14:31 | link | commenti
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I Ragazzi e la Politica: Terzo episodio

Il ragazzo minorenne.
 
Quell’anno lì l’età per votare era scesa a diciotto anni.
Niente più ventuno per la maggiore età, solo diciotto anni.
D’altronde se a diciottenni si prende la patente, si consegue la maturità, sarà uno anche in grado di esprimere un suo parere politico, no?
Solo che le elezioni erano il 17 e 18 di maggio, ed il nostro ragazzo minorenne compiva i fatidici anni diciotto il 19.
Perciò, proprio come il proverbiale Martin della cappa, per un punto non poteva votare.
Che brutto scherzo anagrafico!
Pazienza.
Il ragazzo minorenne se ne face una ragione.
Essendo le elezioni a maggio almeno una metà dei suoi coetanei era nelle stesse peste, anche se a lui, certo, per un solo giorno pesava un po’ di più.
A quell’età si aspettano i diciottenni per spaccare il mondo, per sentirsi “grandi”, e non avere la possibilità per esprimere le proprie opinioni per un solo giorno brucia.
Eh, se brucia.
Un giorno che era in piazza a parlare con un suo amico un po’ più grande si vide abbracciato e subissato di sorrisi e smancerie da un professore che lui conosceva perché parente del suo parroco.
- Che fortuna trovare dei giovani, ma che piacere! Io ho sempre piacere a stare con giovani preparati ed istruiti, con giovani virgulti della società, ma che piacere potervi offrire una cosa al bar. Ma dai, venite, parlatemi un po’ dei vostri progetti, dei vostri problemi, io sono stato sempre nella scuola e sono innamorato dei giovani, della loro freschezza…. Come li capisco, io, i giovani! Dai su, parliamo un po’ davanti ad un caffé, davanti ad una limonata, prendete che volete! Menamè, non fate complimenti…….-
Tutte queste smancerie e cordialità sembravano un po’ troppe, un po’ sospette addirittura.
Ma il professore aveva moglie e tre figli e mai si era saputo indulgere in amori greci.
I due amici, da questo punto di vista, si sentivano al sicuro.
E poi che c’era di strano?
Tanta cordialità?
Insomma, stavano crescendo ed anche i “grandi” ora li tenevano un po’ più da conto.
Per giovani con il candido egocentrismo dell’età quella era l’unica motivazione di tanta improvvisa cordialità.
L’essere umano cerca e spera sempre conferme alle proprie aspettative.
E l’aspettativa di un giovane è sempre quella di essere considerato “grande”.
Così si dettero un segno sorridente d’intesa e seguirono il Professore al bar.
Ordinarono.
I professore ordinò e attaccò un’altra filippica.
- E ragazzi miei ora la vita comincia a farsi complicata, inizia il periodo delle scelte importanti. Tu, Paolo, dovrai affrontare il mondo del lavoro dopo l’università – disse al ragazzo maggiorenne- tu, invece, Luigi dovrai affrontare tra un anno la scelta della facoltà. Scelte scelte scelte….eh ragazzi miei è il periodo delle scelte. Per esempio, cari miei, fra dieci giorni si andrà a votare, avrete da scegliere chi votare. Tu , Luigi, quest’anno hai diciotto anni e ti abbiamo fatto questo grande regalo…. Noi Democratici abbiamo dato sempre importanza al Probblema dei Ggiovani. Certo è un rischio che abbiamo voluto correre per coerenza. Il rischio è che tanti giovani sono estremisti, capelloni, drogati, brigatisti, fascisti…OMOSESSUALI ! e le ragazze senza pudore e tutte PUTTANE!….eh…. non ci sono più i giovani sani di una volta…. Noi che abbiamo fatto la guerra…..Altra tempra! Che problema i giovani di oggi! –
Luigi cominciò ad avere un certo prurito in parti del corpo poco esponibili. Questo fatto che i giovani erano un problema francamente non lo digeriva. E che fossero tutti una feccia lo indispettiva ancora di più. Ma non era questo uno che i giovani “li capiva”. E menomale!
- Se i giovani sono un problema invece di una speranza i “vecchi”, allora, che sono?- si chiese tra sé, ma deciso a tacere per non azzuffarsi col professore che continuava a fare il trombone.
- Io lo so che certamente voi non sbaglierete, conosco le vostre famiglie e so che sarete certamente equilibrati nelle scelte. Certo non vi farete prendere da questi estremismi, da questa iconoclastia giovanile…. No? Certamente! Siete ragazzi bravi….. Non potrebbe essere altrimenti…. E poi io mi presento a queste elezioni, siamo amici e penserò a voi, ai vostri problemi…. Ci conosciamo….. non mi vorrete negare certo la vostra preferenza!?-
- Veramente, professore - disse il ragazzo minorenne- io quest’anno non voto per un solo giorno-
- Come non voti?-
Esclamò esterrefatto il professore quasi sputando il caffé che intanto si era deciso finalmente a sorseggiare. Tanta la meraviglia rischiò addirittura di macchiarsi la brutta giacca di Principe di Galles verde foglia.
E Luigi spiegò il fatto anagrafico che gli toglieva per un giorno la possibilità di votare.
Il professore rimase allibito, la tazzina a mezz’aria, il mignolo alzato come un’antenna, il gomito ad angolo retto, il busto sporto in avanti per evitare le gocce di caffè che l’impeto nervoso aveva fatto schizzare fuori dalla tazzina. Era come paralizzato e il viso contratto e contrariato.
Luigi si accorse della meraviglia del Professore, capì tutte le profferte a cosa miravano e, con tutta l’isolenza che la situazione meritava, disse:
- Vabbe’, professò, ed ora che non la voto, vuole che le sputi indietro questa aranciata?-

postato da: giusepperesta alle ore 13:14 | link | commenti
categorie: ma come si può, impertinenze, giovani e cultura


postato da: messapico85 alle ore 10:35 | link | commenti
categorie: vignette vauro


postato da: giusepperesta alle ore 09:05 | link | commenti
categorie: poesia, video, grilloparlante


postato da: giusepperesta alle ore 09:00 | link | commenti
categorie: personaggi, satira, video, per non dimenticare, indignazione
lunedì, 25 maggio 2009

DA FERNANDO MAGLIO

Da Fernando Maglio ricevo e pubblico alcuni brani da appunti che, dopo aver letto, ritengo, ............

                                giuseppedoria.splinder.com


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