La ragazza del Comitato.
La ragazza aveva partecipato alla campagna elettorale con grande impegno.
Era la prima che faceva.
Aveva deciso che doveva impegnarsi.
Vedeva che il suo paese non progrediva e si era decisa a tirarsi fuori dalle riservatezze che non portavano a niente di buono, a niente di nuovo.
Era del tutto inutile criticare, lamentarsi, senza mettersi d’impegno perché le cose cambiassero.
Stava per finire l’università e fra poco si sarebbe trovata con la lotta per un posto di lavoro.
Non credeva ai miracoli e pensava che solo l’impegno e la preparazione serviva a farsi strada.
Credeva nella giustizia e nella nemesi.
Credeva che il rispetto degli altri può servire a farsi rispettare.
Credeva nel rispetto delle regole.
Ma soprattutto nel Rispetto, e basta.
Le ragazze fanno grandi sogni
forse peccano di ingenuità
ma l'audacia le riscatta sempre
non le fa crollare mai
E stava riversando impegno e dedizione in questa chiara scelta di campo per affermare i suoi credo.
Aveva fiducia nel “suo” candidato sindaco, lo rispettava prima come uomo e poi come politico, e pensava che dovesse essere la scelta vincente contro il candidato dell’altra parte, quello che per cinque anni non aveva combinato niente se non favorire i suoi “grandi elettori”.
Così da mane a sera la sua casa era diventata il “comitato elettorale”.
Di certo la cosa non faceva piacere al padre che mal sopportava sua figlia in mezzo a tanti altri ragazzi fino a notte tarda, né alla madre che avrebbe voluto compagnia e aiuto in casa, ma tutti e due avevano perfettamente capito che ormai la loro bambina a venticinque anni era una signorina che se la sapeva cavare, alla quale bisognava dare fiducia e poi….. la campagna elettorale stava per finire, e, speravano tutto sarebbe ritornato nei binari della normalità.
Non valeva far pesare molto l’assenza reiterata della figlia da casa.
Né era il caso di continuare a ripetere “questa casa non è un albergo”.
Tanto non sarebbe cambiato niente.
Gli entusiasmi giovanili sono forti, improvvisi, ciechi.
Si è convinti che si è nel giusto, sempre, che tutti i nostri idoli, i nostri riferimenti siano santi, eroi, senza macchia e senza peccato.
Si è sempre convinti di essere circondati da persone “integerrime” ed oneste, coerenti e fedeli alla linea .
L’entusiasmo non ha riserve.
Né calcoli.
Vedeva la “sua” politica nobile, disinteressata dal tornaconto personale e tutta rivolta al bene di tutti, alla collettività.
Rispetto delle regole, rispetto delle regole!
Era quello che avrebbe rimesso tutto a posto.
Per cominciare.
Perciò reputava la sua parte politica migliore di quella degli altri avversari.
E solo forte di questa rocciosa convinzione andava avanti tra programmazione di incontri, tra turni al banchetto dei finanziamenti, tra turni di segreteria.
Tutto fatto senza risparmio e ripagato solo da tante nuove amicizie, da un po’ di chiacchiere a notte fonda, quando le strade tacciono e le anime parlano, da qualche pizza con la birra tra le risate e le speranze scambiate con gli altri “attivisti”.
Tutto solo per un po’ di riconoscenza dei candidati espressa con sorrisi e pacche sulle spalle.
Così la ragazza del Comitato partecipò anche al concerto tenuto in piazza per “accattivare” i giovani. Lo fanno tutti. E lo faceva anche quel comitato.
Tutti devono dimostrare che sono “con “ i giovani.
Ma nessuno si chiede perché i giovani vanno ai concerti ma pochi seguono la politica attiva.
Feste di piazza
le carte colorate
gli sguardi sempre ben disposti
a dolci ed aranciate...
I capintesta con i distintivi sfavillanti
si sbracciano come dannati
solo per sentirsi più importanti...
Sale sul palco il numero 24 della lista
che per far presa sulla folla continua
a ripetere: è ora di finirla adesso basta...
Tutti d'accordo, e si può andare avanti
e come previsto dal programma
arrivano i cantanti...
E dopo i cantanti i panini con la salsiccia.
I giovani si prendono per le orecchie…. e per la gola!
E poi bisogna sempre dimostrare che i “giovani” sono in cima ai “pensieri” dei politici: i giovani dai 18 ai trenta anni rappresentano il 25 per cento dei votanti.
Così tutti gli attivisti ben piazzati ad arrostire, a spaccare panini, a preparare bicchieri e tovagliolini per sfamare e ingolosire i “giovani” che erano venuti a sentire il concerto rock organizzato dal candidato sindaco, quello che nei sogni della ragazza doveva vincere per cambiare; se non il mondo, almeno il suo paese.
E mentre tutti, ma proprio tutti, si davano da fare come formiche prima dell’inverno, candidato Sindaco compreso per dare il buon esempio e per farsi vedere disposto al lavoro, al rimboccarsi le maniche, mentre la calca dei giovani premeva sulle transenne per accalappiarsi un panino ed una birretta, la ragazza vede uno dei candidati del suo schieramento, uno dei più papabili al ruolo di assessore, un papavero di lungo corso del suo partito che dritto dritto, tomo tomo, scavalca le transenne con sorrisi tirati rivolti ai ragazzi dell’organizzazione accompagnando per mano il figlioletto.
La ragazza lo guarda insospettita.
Com’è che mentre tutti si stanno dando da fare questo qui se ne arriva solo ora?
Continua a tagliare panini in automatico, ma non distoglie lo sguardo da questo “suo” candidato. Ecco che lui si avvicina al banco, prende due panini confezionati, una birra ed una coca, le dà a suo figlio come se nulla fosse e prende la strada per riuscire dal recinto degli attivisti. Passa proprio sotto alla ragazza, ormai con gli occhi sbarrati, tutta sudata e scarmigliata che cerca di confezionare panini alla velocità della luce.
E la ragazza non può fare a meno di sentire quello che dice il ragazzino del “suo” politico:
- Avevi ragione papà: ora, senza fare la fila, ci siamo preso da mangiare e ce ne andiamo a sentire la musica. Non ci siamo “sistemati” mentre questi si stanno scannando. Bravo papà ! Sei stato furbissimo, Papi!-
Così aveva parlato il mostriciattolo.
La ragazza alzò la testa interdetta.
Aveva detto proprio così?
“Ci siamo sistemati”?
Si.
E il padre?
Niente scappellotto?
Niente discorso su doveri e sui diritti?
Sul rispetto degli altri? Delle REGOLE?
Niente?
Niente!
Anzi il papà si abbraccia al fianco il figlio, faccia compiaciuta, dividendo con lui l’orgoglio di tanta furbizia.
Ah!
Questo era uno dei candidati per i quali lei stava sudando e dannandosi?
Questa era la diversità rispetto all’altra parte politica che lei giudicava individualista, egoista e arruffona?
Questa era la solidarietà ed il rispetto delle regole che i “suoi” candidati insegnavano ai figli?
La ragazza si pulì le mani allo strofinaccio.
Si ravviò i capelli, con fierezza.
Salutò due amici e spiegò ad una amica che doveva assolutamente andare a casa.
Sparì dal banco dei panini e dal concerto.
Attraversò, cartacce e lattine, manifestini e cicche.
Si allontanò da quel brusio vuoto e falso.
………….Restano sparsi disordinatamente
i vuoti a perdere mentali
abbandonati dalla gente...
Corse a casa.
Si chiuse nella sua camera e si sparò in cuffia un vecchio disco di Bob Dylan
Blowing In The Wind
( Soffia Nel Vento)
Quante strade deve percorrere un uomo
prima che possiate chiamarlo uomo?
E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di venir proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere dilavata, fino al mare?
E quanti anni può esistere un popolo
prima di essere lasciato libero?
E quante volte può un uomo volgere il capo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte un uomo deve guardare in alto
prima di vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di sentir piangere gli altri?
E quante morti ci vorranno
prima che capisca che troppa gente è morta?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
Nei giorni seguenti sparì del tutto dal comitato e non rispose al telefonino.
Si rimise a lavorare alla sua tesi.
Ricominciò a pensare a sé stessa.
Al suo avvenire. Pensò che voleva “sistemarsi” pure lei.
Ma non con la politica.
Con quella politica falsa e bugiarda.
Alle elezioni votò scheda bianca.
Tanto uno stronzo vale un altro.
Ma che siamo nel Medioevo
non esiste bianco e nero
tutti i gatti sono uguali
vanno tutti eliminati.
Tutti addosso al gatto
bianco o nero fa lo stesso
approfittatore, e opportunista
secoli di sfruttamento, ma adesso basta
nessun gatto, ora sfuggirà!
E finanche al circo equestre
per i gatti non c’è posto
tutti i gatti sono un peso
di nessuna utilità
utilità!...