MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)
| MA SONO LE PROVINCIALI O È LO SHOW DELLA TRANSUMANZA? | ||||||||||||||
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È iniziata la campagna elettorale in vista delle prossime provinciali di giugno: lo conferma l’avvio della campagna di comunicazione della candidata del centrosinistra, Loredana Capone, di cui sono apparsi i primi manifesti ufficiali, dallo slogan semplice, ma eloquente. “Ci sono”: due brevi parole, per indicare in modo molto sottile che il centrosinistra ha il suo nome e lo ha ormai da tempo, mentre altrove, gli altri schieramenti faticano a tirare fuori il proprio candidato. Dovevano essere i giorni decisivi nel neonato Pdl, per scegliere il nome a cui affidare le sorti della campagna elettorale, in vista della conquista di Palazzo dei Celestini, dopo un esilio lungo quindici anni: eppure i segnali che arrivano nelle ultime ore agli elettori in fermento del centrodestra appaiono tutt’altro che confortanti. Sì, perché dopo incalcolabili dichiarazioni dei leader del Pdl, che non passa giorno che non ribadiscono “i tanti autorevoli nomi a disposizione”, ora tra i politici ora nella società civile, l’unico fatto certo è che un candidato ancora non c’è.
E quelli che potrebbero esserlo, si affannano, appena invitati, a rifiutare in filo diretto la candidatura, come se poter diventare presidente della provincia di Lecce sia il “peggiore dei mondi possibili”. E se Ugo Lisi, Saverio Congedo e, ancor prima di loro, Alfredo Mantovano, hanno chiarito la propria indisponibilità a candidarsi, viene difficile comprendere chi possa essere il “big” di turno a cui si fa riferimento per guidare la coalizione nella sfida elettorale: ci sarebbe Gianni Garrisi, assessore comunale di Lecce, tenuto sulla “graticola” ormai da un quadrimestre, ma verrebbe difficile comprendere, dopo un lento screditamento mediatico della sua candidatura, che il centrodestra improvvisamente decida che il suo nome, che fino ad oggi non è andato bene a molti, sia di fatto quello giusto. La parola chiave, insomma, della campagna elettorale sembra essere diventata “coerenza”, un concetto chiaro, ma terribilmente controverso e soggettivo se si pensa agli scenari che gli ultimi mesi hanno consegnato alla politica salentina e che, per molti aspetti, rasentano l’assurdo e il tragicomico. Si pensi all’insistenza, con la quale, in questi giorni, si continua a sottolineare che il candidato del Pdl possa essere l’ex presidente della provincia di Lecce e attuale deputato del Pd, Lorenzo Ria: un “colpo” che sarebbe il prototipo dell’incoerenza da qualsiasi punto di vista lo si osservi. Si, perché Ria è schierato nel centrosinistra e ha sempre ribadito di non essere intenzionato ad entrare nel Pdl; ma soprattutto sarebbe la dimostrazione di una contraddizione in termini per il Pdl, che, dopo aver propagandato la presenza di nomi autorevoli al suo interno, si ritroverebbe a pescare il candidato nella coalizione avversa, dimostrando che forse l’elenco di possibili candidati al momento non esiste. Ria, dal canto suo, ha precisato di non essere interessato a “nessun salto della quaglia”, ma le voci in tal senso si moltiplicano e le evoluzioni della politica locale lasciano aperta ogni ipotesi. Dario Stefàno docet. Nel caso di quest’ultimo, poi, la situazione non appare meno ingarbugliata di quella che si vive nel Pdl: lanciato prima dalla Poli come possibile candidato presidente del suo movimento, l’ex esponente margherita del Pd, che ha lasciato il suo vecchio partito per i veti proprio su una sua possibile candidatura a Palazzo dei Celestini, si è ritrovato candidato dall’Udc, col malcontento di molti sostenitori del gruppo facente riferimento a Luigi Pepe, primo nome per la provincia, proposto dallo scudo crociato. Ed ora come ora Stefàno è in attesa di segnali positivi da parte di Adriana Poli Bortone, che, invece, tardano ad arrivare: e chissà che la senatrice, come sostengono ambienti a lei vicini, non stia valutando qualche nome più forte per il Salento o addirittura di scendere in campo in prima persona. Sarebbe anch’essa una scelta contraddittoria, visto che l’eurolady ha rifiutato, prima del dissidio col Pdl, la stessa candidatura offertagli su un piatto d’argento da tutto il centrodestra. E che ne sarebbe di Stefàno se dovesse essere accantonata la sua candidatura dalla stessa Poli? Tra “salti della quaglia” e nomi pronti ad essere “leoni da combattimento” o “antilopi” in fuga davanti al pericolo, più che in una campagna elettorale sembra di essere in uno zoo, fragoroso e chiassoso, dove a farla da padrone sembra essere la fiera o lo show della “transumanza”, con cambi di casacca che già non si contano più e che consegnano un quadro politico profondamente rimpastato. Agli ingredienti di questo cocktail esplosivo, si possono aggiungere i primi sondaggi, che si diffondono senza mai citare fonti precise (è così difficile fornirle?) e che darebbero il Pdl nettamente in testa sui suoi avversari (con centrosinistra e Terzo Polo appaiati), anche senza candidato: dato che se fosse reale, toglierebbe di mezzo l’ultimo luogo comune ancora in vita, che, cioè, il nome possa fare la differenza. Con buona pace di tutti gli interessati. Di certo, in questo assurdo reality della politica leccese in costante evoluzione, emergerebbe che il centrosinistra, comunque vada, con tre candidati (reali o presunti che siano) nei tre poli in corsa (caso unico più che raro), si troverebbe protagonista di una campagna elettorale dal sapore di “primarie anomale”. |
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Mauro Bortone | |||||||||||||

A Galatone lo presentarono, presso il Circolo Cittadino, l'Associazione A LEVANTE e la libreria I VOLATORI con Giuliana Coppola e Renato Moro ed il sottoscritto come moderatore, a Milano addirittura il Presidente della Provincia e , nientedipocomenoche, PAOLO MIELI.
| sezione: Terza Pagina - data: 2009-03-31 num: - pag: 39 |
Dibattito a Milano sull'imperatore svevoLo strano mito di Federico II
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| Quando lo hanno presentato a Bari un gruppo di guide di Castel del Monte è andato a manifestare contro l'autore, reo di avere messo in dubbio le teorie esoteriche legate all'edificio e al suo principale inquilino, Federico II di Svevia, da sempre pezzo forte delle visite guidate per turisti. Succede anche questo, quando i grandi della storia sopravvivono ai secoli per diventare miti, piegando la propria realtà ad uso di situazioni e conflitti moderni. E del rischio che si corre adattando la storia alle necessità dell'oggi hanno discusso ieri a Milano, nella sala Guicciardini della Provincia, il presidente della Provincia Filippo Penati, il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, lo scrittore Piero Colaprico, il presidente dell'«Associazione regionale pugliesi» Dino Abbascià e Marco Brando, giornalista e autore del libro Lo strano caso di Federico II di Svevia (edito da Palomar). Lo stesso incorso nella furia delle guide di Castel del Monte. Brando, genovese con alle spalle diversi anni a Bari al Corriere del Mezzogiorno, si è divertito a raccontare l'innamoramento della Puglia per l'imperatore svevo. Una cotta dura a morire ma non condivisa né dai tedeschi, smemorati connazionali di Federico, né dai leghisti nostrani, che lo hanno eletto a simbolo di uno statalismo pernicioso. «Usare la storia per giustificare il presente», chiamando in causa, magari dopo l'11 settembre, l'accordo tra l'imperatore svevo e il sultano di Gerusalemme come esempio di concordia tra Oriente e Occidente, «si può fare — ha messo in guardia Mieli — ma solo a prezzo di bestiali nefandezze. Perché la storia, e solo se analizzata con strumenti sofisticati, può insegnare casomai a capire le complicazioni del presente». La tentazione però è forte se Federico, «moderno nella sua capacità di leggere le diverse realtà territoriali», nelle parole di Penati diventa portabandiera di un federalismo che «se ben interpretato, può essere un incentivo alla coesione sociale e all'unità nazionale». Un modello da maneggiare con cura. Il resto è folklore, e un mito tanto radicato nel cuore dei pugliesi da partorire — e Brando li ha scovati con cura — decine di istituti, alberghi, negozi di ferramenta che, nel nome, rendono omaggio all'imperatore amante della poesia e della caccia col falcone. Anche una compagnia aerea dalla vita breve, la Federico II Airways. Lo slogan? «I fagiani volano, perché i foggiani no?». Giulia Ziino
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Quest'estate, in Agosto, il giornalista e scrittore Marco Brando sarà per due settimane a Galatone in vacanza.
Se si pensa che alcuni Paesi crescono più di altri o che il Nord cresce sempre più rispetto al Sud, viene spontaneo porsi una domanda. Da dove spunta la crescita e quali fattori possono mettere in moto l’economia? .....




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FIURI
Ete nu mumentu.
Lu iti a mmienzu lli culuri e lu ‘ndore ti li fiuri,
ma no n’ete na tisgrazzia, sò piaceri.
Ete l’ora ti la ita,
ca ni face cu ccuntamu, cquandu sti fiuri itimu nascire.
Ni essinu a ‘nnanzi cquandu simu agnuni, poi ti randi,
a lla fine ecchi stracchi.
Na cosa ete certa,
comu ggiramu, ggiramu,
ognè annu riescì sempre cu nni schìanti e ccu nni babbi.
Ni scarfi lu core,
minti a mmotu lu sangu,
ni springi, puru ca no ‘mbbulimu, tocca nni scasamu.
E jo ddhrò vo?
Jo tegnu la furtuna ca abbitu fore.
Tante fiate caminandu su llu jale,
li pinszieri ‘ndi mandu a mmare.
Ete primavera.
FIORI
È un momento.
Passa scortato dai colori in mezzo ai fiori,
non è una disgrazia è un dolce piacere.
È l’ora della fioritura,
nuova vita,
nuove voci,
nuove meraviglie.
C’è li troviamo davanti da bambini,
poi da adulti,
alla fine da vecchi stanchi.
Antica certezza,
ogni anno ritorna,
nuove esclamazioni,
nuovi stordimenti.
Riscaldi il cuore,
acceleri la corsa del sangue,
ispiri a nuovi progetti.
E io dove vado?
Io ho la fortuna di essere prigioniero della natura.
Molte volte, passeggiando lungo il viale,
i cattivi pensieri mando al mare.
È primavera.

Dopo tutto l'Imodium ed il Plasil preso ieri per sopportare l'orrenda visione a reti unificate della sconfitta della nostra Democrazia nata dalla Resistenza, mi trovo oggi ad un altro attacco di vomito pernicioso:
Lorenzo Ria candidato alla Provincia col PDL?
Almeno lo si scambi con Gianfranco Fini !!!!!!!!!!!



Dedicato ai miei amici Paolo Greco, Gianni Russo, Salvatore D'Agati, Carlo Moro e Dino Salamanna.
ORME
Esiste un luogo della memoria ricoperto di orme. Sono le orme di quelle persone che sono passate nella tua vita, hanno lasciato un segno e poi sono andate via senza più ritornare.
Orme grandi e piccole, in punta di piede per insita leggerezza o a pianta larga, per aver sostato a lungo.
I piedi che le hanno lasciate non torneranno più a ribadirle, ma loro sono sempre lì, come orme fossili di dinosauri estinti, e inconsapevolmente tu le preservi dalle ingiurie del tempo, le consegni al tuo personale scampolo di eternità. Per sempre. Come se il tuo “per sempre” fosse eterno e non infinitesima parte di un tutto destinato a finire per poi, forse, ritornare in altre forme e sostanze.
Altre orme vi si sovrappongono ogni giorno, in un calpestio frenetico e confuso di presenze senza alcun peso specifico, ma non riescono a sfumarne i profili pietrificati, appena visibili. Allora ti chiedi come mai resistano ad ogni offesa, seppure ricoperte dalle scorie di una quotidianità depositata come cenere su carboni ancora accesi.
Poi le guardi con attenzione e vi scopri dei contorni familiari, per quanto lontani nel tempo.
Il falsamente burbero profilo di un uomo dalla grande barba che giocava a far partire i treni.
Il sorriso prepotente di un ragazzo che amava le parole al punto da giocarci con poetica immaginazione.
L’immagine sfocata dal tempo di un uomo legato all’idea oggi desueta di una coerenza tra etica e politica.
La dolcissima timidezza, al riparo di grandi occhiali, di un ragazzo strappato troppo presto al suo sogno di normalità da mani indegne della loro missione.
L’immenso amore per la musica e il mare di un uomo che amava immergersi nelle sue passioni con lo stesso trascinante trasporto.
Allora riesci a capire perché quelle orme sono incancellabili, molto più di altre che si sgretolano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi perché non più ripercorse da chi potrebbe farlo e non lo fa.
Capisci perché si sono impresse nei tuoi luoghi della memoria tracciando un sentiero impercettibile che ogni tanto ritorni a percorrere, e sai che non potresti fare a meno di farlo, almeno finché il tempo sarà dalla tua parte.

TIEMPU
Sempre ti pressa,
matina e ssera,
pare ca ìnci, ti ggiri e stà ppierdi.
Tiempu,
ni pigghi pi fessa, ni babbi,
mo stà nni prìsciamu, mo stà cchìangimu.
Tiempu,
cquiddhrù ca no passa mai,
ca ti strùsce chianu comu na candela,
ti secca comu nu fiuru a ‘ngalera.
Spietti nu si, ti rria nu no,
cu bbiti n’amicu, o la bbanda ca sona,
nù calice chinu, lu focu na sera.
Tiempu,
ca ni ‘ndi porti li tienti,
ni llassi cu cquattru capiddhrì,
la entre e llu culu ni ppiendi.
Ni iti ti latte,
carusi e lleoni,
curcati stùtati.
Lu tiempu e ddi tutti,
amici e cquàstasi.
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TEMPO
Sempre di corsa,
mattina e sera,
canti vittoria, hanno già vinto.
Tempo,
deridi, illudi,
ci vedi allegri, o con gli occhi nel pianto.
Tempo,
sei quello che non passa mai,
mentre consumiamo l’attesa,
fiori in una buia galera.
Aspettiamo,
un si, un no,
a rivedere un amico,
la banda suonare,
il bicchiere pieno,
la brace nel camino.
Tempo,
rubi i nostri denti,
porti via neri capelli,
ammosci le lisce pelli.
Ci vedi bambini,
giovani e forti,
vecchi già morti.
Tempo,
sei di tutti,
parenti e amici.

La partecipazione negata
“Libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione!”
Così cantava un geniale cantautore italiano, un ritornello ormai vecchio di quarant’anni, che conserva intatta la sua attualità perchè, di qua e di là, per questo o per quest’altro motivo, i due termini, solidali e fortemente intrecciati nel loro più autentico significato, sono di frequente regolarmente separati, col risultato di togliere al conclamato principio di libertà la sua più naturale e ovvia estrinsecazione. La partecipazione è ridotta, è resa vacua, è negata...
Se si considera che il 66 % di chi vive in affitto ha redditi inferiori a 20 mila euro, ben si comprende chi colpiscono i tagli statali

27/03/2009
In relazione al “testamento biologico”, discusso ed approvato al Senato, con varie e vaste polemiche, ed ora in attesa di inviarlo alla Camera, ci si trova di fronte a ........

viaggio di primavera per non perder gli antichi sapori
e per allontanare gli affanni.