MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

Marcel Duchamp provocò il mondo dell'arte con l'iconoclastia della Monnalisa dotata di baffi e pizzetto. (1)
Una provocazione.
Noi a Galatone, senza alcuna motivazione culturale ma solo per miopia verso l'arte, deturpiamo la bella facciata della chiesa di S. Sebastiano con l'inserimento di un palo mal posto, probabilmente da dotarsi di cartellaccio esplicativo.
Qualcuno intervenga ad evitare un altro scempio!
Le indicazioni dei monumenti in tutto il mondo si fanno con apposite plancette basse dotate di un minimo di pannello didattico.
Noi deturpiamo la facciata con simili istallazioni.
Nella foga di nuovi segnali e di nuovi pali (pare che siano i soldi da spendere per non aver fatto la rotatoria in piazza S. Antonio (fore a Caputu): UNGIME TUTTU!) si sta infestando il centro di pali e segnali.
In piazza S. Demetrio le frecce disseminate sono più di quelle impiegate per assaltare la diligenza in Ombre Rosse.
Intanto la piazza Costadura "LAPIDATA" come peggio non si poteva rimane ancora ingabbiata dopo sei mesi di lavori.
Lo stemma di Galatone è recinto da una gabbia per polli.
C'è qualcosa di simbolico in tutto ciò.
E una volta che la gabbia per polli sarà tolta (?) tutti potremo gratuitamente calpestare materialmente il simbolo di Galatone.
Ora lo fanno solo gli eletti.
Questa è democrazia.
Intando delle due fosse granarie rinvenute non rimane niente.
Solo quattro pezzettini di pietra ad indicarne la traccia. Sono state chiuse aspettando che le orde barbariche spariscano? Prima si faceva così.
Infatti il Formaggio di Fossa della Romagna nasce per salvarlo dalle depredazioni. E così il Filu De Ferru sardo, una grappa, si nascondeva alla Finanza segnando la sepoltura con un filo di ferro. Tutto bendidio nascosto sotto terra.
Noi, pare, abbiamo nascosto la nostra storia aspettando tempi più civili.
(1)
Marcel Duchamp
L.H.O.O.Q.
1919-1964
Ready-made rettificato ; 19,7 x 12,4
Collezione privata
L.H.O.O.Q, più conosciuta come "Gioconda con i baffi", è un'opera paradigmatica, capitale per lo svolgimento dell'arte moderna, ma spesso incompresa.
Marcel Duchamp (1887-1968), capofila del gruppo dadaista ed eccezionale sperimentatore, segna con quest'operazione un punto di rottura e dà inizio ad un nuovo modo di concepire la stessa nozione di "arte".
Il movimento dadaista, sorto quasi nello stesso tempo a Zurigo da un gruppo di artisti e poeti (Arp, Tzara, Ball) e negli Stati Uniti grazie a personaggi come Duchamp, Picabia, Stiegliz e Man Ray, si propose fin dal principio come una contestazione totale di ogni valore, a cominciare dall'arte. Erano gli anni del primo conflitto mondiale e la reazione morale degli artisti verso la barbarie della guerra portò ad una posizione di aperta polemica contro la società, con la sua ipocrisia e le sue contraddizioni.
Dada è l'anti-arte per eccellenza, un movimento radicale, provocatorio, che usò spesso i mezzi dell'ironia, della dissacrazione , del non-sense. Ma se si osserva più da vicino, dietro alle provocazioni nasceva una riflessione profonda e articolata sul ruolo dell'artista nella società moderna e sulla questione del valore estetico, cioè su cosa realmente distinguesse un'opera d'arte da un oggetto qualsiasi.
Secondo Duchamp ciò che determina il valore estetico non è più un procedimento tecnico, un lavoro, ma la scelta dell'artista, quindi un atto mentale, una diversa attitudine nei confronti della realtà. Nasce così il ready-made, operazione artistica dove un oggetto "già pronto" (ready), ovvero non progettato, ma semplicemente scelto, viene presentato come "opera d'arte", talvolta in combinazione con altri oggetti e/o con il concorso di interventi dell'autore.
L.H.O.O.Q. ne è un esempio. Duchamp prende una riproduzione di un capolavoro universalmente riconosciuto e, con un intervento minimo, lo "rettifica" facendo spuntare alla Monna Lisa barba e baffi.
Con questo gesto l'autore non vuole sfregiare un capolavoro, ma semplicemente contestare la venerazione che gli è tributata passivamente dall'opinione comune.
Speculari in questo senso si possono considerare altri interventi dell'artista francese come l'esposizione di una ruota di bicicletta o del famoso orinatoio(con tanto di firma), in musei e gallerie d'arte. Si dà valore estetico ad oggetti che la società moderna considera solo utilitari e contemporaneamente si mette in dubbio l'"artisticità" di un capolavoro indiscusso come il quadro di Leonardo.
La critica più recente ha poi giustamente sottolineato altre valenze della personalità di Marcel Duchamp. A lungo si è pensato che il fulcro della ricerca duchampiana fosse il non-sense; che l'artista intendesse rifuggire da ogni ulteriore significato a parte forse la riflessione sull'arte stessa e i suoi modi e fini.
In realtà molte delle creazioni e dei "gesti" di questo genio dell'arte moderna hanno svelato ad una più attenta analisi più sottili significati che sono stati spiegati valendosi di discipline come l'ermetismo e l'alchimia, argomenti di cui pare Duchamp si interessasse molto.
Secondo Maurizio Calvesi, la "Gioconda con i baffi" nascerebbe da una segreta e divertita allusione "ermetica" all'androginia dell'effigiata. L'androgino, come unione del maschile e del femminile( e quindi dei contrari) è infatti una figura simbolica ricorrente nei trattati alchemici e disegnare barba e baffi sul volto della Gioconda è in fondo mascolinizzare una figura femminile. La misteriosa sigla del titolo (L.H.O.O.Q) ci fornirebbe poi la chiave per intenderne il senso.
Lette in francese una di seguito all'altra, le cinque lettere danno:" Elle à chaud au cul", cioè "Lei ha caldo al sedere". Calvesi ipotizza che Duchamp possa aver preso spunto per questa buffa associazione da una miniatura di Jean Perrel proveniente da un manoscritto alchemico del '500 dove si vede la personificazione della Natura-Alchimia (peraltro simile alla Gioconda nella posizione delle braccia e nello sfondo paesaggistico) che siede su un forno acceso in forma di tronco cavo; ha quindi certamente "caldo al sedere"!
L'arte di Marcel Duchamp offre dunque molteplici livelli di lettura e di interpretazione e dimostra ancora una volta il suo valore fondativo per gran parte dell'arte successiva. Basti pensare alla sua influenza sulle neoavanguardie dagli anni '50 in poi e in correnti come il neodada, la performance, la body art, l'arte concettuale, attraverso attitudini con le quali tuttora i giovani artisti si confrontano.
Stasera ultimo appuntamento musicale del 2008, almeno per me, ancora una volta con la
SRL Rock Band.
Stasera alle 22,00 circa all'Araknos di Aradeo la storica band neretina, con i nuovi arrivati, Randy Abbaticola e il sottoscritto, per un paio d'ore di sana musica rock.
Siete tutti invitati, ma non vi spintonate all'entrata del locale, mi raccomando!
Non c'è dubbio che il tema dominante sia sempre il solito: quali prospettive di rinascita politico- amministrativa potranno essere collocate all'interno dell'arido ed incolto scenario galatonese? Tale interrogativo si pone in cima alle classifiche di tutti i blog aperti alla discussione che più appassiona in questo momento. E' opportuno,anzitutto, sfatare uno dei tanti luoghi comuni offerti a chi non sa che utilizzo fare dell'intelletto umano: non sopraggiungerà mai l'anno più favorevole, più prospero, più fecondo o più fortunato in assoluto. La mia visione liberale e, per certi versi, libertaria ma non liberistica (questa è la semantica dei vocaboli della politica !) mi induce a confidare sulla capacità risolutiva dell'essere umano al quale spetta, prima che si verifichi un'inaspettata e non prevista congiuntura favorevole dei vari eventi, un'autonoma e svincolata programmazione di tutto ciò che riguardi se stesso e, conseguentemente, l'intera comunità in cui egli si trovi contestualizzato.E' importante questa presa di coscienza perchè responsabilizza l'attuale opera di ciascuno di noi, ci fa sperare in un'autentica possibilità del cambiamento e, in particolare, ci mantiene liberi e non ridotti in schiavitù dal Salvatore della patria di turno. Anzi, bisogna energicamente credere che il Salvatore della patria sia, prima di altri, la nostra persona che, senza presunzioni di onnipotenza, deve però far in modo che il cambiamento si produca da parte di uomini liberi e ben pensanti. Allora, non si può conservare la calma quando quotidianamente si ascoltano auspici di buongoverno, di democraticità dei soggetti politici, di armonia nella costruzione di un'opposizione valida all'attuale governo e, dall'altro lato, si alimentano nella cittadinanza sospetti di collusione trasversale tra soggetti politici e rapporti di imbarazzante nepotismo nel soggetto politico di cui si tessono generosamente le lodi quando, invece, si dovrebbe spingere per dare incarico alla migliore impresa di pulizie esistente sul mercato in grado di spazzare la sporcizia politica attualmente rilevabile sul campo. Il Prof.Longo parla di presupponenze, di indocilità, di pensiero dominante sull'azione: Egli forse si riferisce alla mia persona. Lo scopro conducendo una lettura scientifica del post. Io sono indocile, complicato, complesso. Mi identifico perfettamente e felicemente in una simile descrizione. Desidero anche ardentemente che, a Galatone, ci sia più gente indocile, presupponente e con il pensiero dominante sull'azione: da una carenza di questi requisiti nasce l'appiattimento della proposta politica galatonese. I giovani devono confrontarsi spavaldamente sul campo, essi non devono temere la minaccia di un potentato che potrebbe privarli di un posto di lavoro o di una piena realizzazione professionale, essi devono credere nella potenza distruttrice dei loro gesti e delle loro parole, mettendo in evidenza il precario equilibrio di un assetto politico consolidato se costituito da scambi reciproci di clientele e voti, denaro, futuro politico assicurato. Non è facile certamente e di questo io sono consapevole per primo. Ma se un'educazione deve essere condotta, questa deve pur essere un'abile opera di maieutica socratica, di esortazione alle virtù ed al coraggio e non a una più auspicabile prudenza. In questo momento non serve il latte e il miele nel linguaggio della politica. Occorre rovinare la festa a qualcuno, sconvolgere gli equilibri, rompere gli schemi predefiniti, accendere la passione della cittadinanza, esasperare il confronto politico, fare in modo che in maniera netta, limpida e chiara emerga all'orizzonte una "maggioranza" ed una "opposizione".
Se veramente questo è l'obiettivo, lasciamoci anche infettare dal deleterio e mortifero virus della presupponenza.
E' uscito in questi giorni il nuovo numero dell'Ora di Nardò, disponibile nelle varie cartolerie di Nardò gratuitamente. Ancora una volta ho avuto il privilegio di pubblicare un mio articoletto, questa volta di carattere musicale, che vi propongo qui di seguito.
Come noto, quest’anno ricorre il decennale dalla morte del grande Lucio Battisti, uno dei musicisti più influenti del panorama musicale italiano degli ultimi decenni, uno che ha saputo dare una svolta decisiva al gusto melodico degli italiani, troppo a lungo adagiatosi sul modello sanremese.
Battisti era un artista atipico, poco incline al compromesso, sia in musica che nella vita, un carattere ruvido che si manifestava nella sua scelta di seguire la propria strada a tutti i costi, anche quando sembrava che andasse controcorrente rispetto al filo conduttore seguito dalla maggior parte del cantautorato dell’epoca.
Certamente al suo duraturo successo, ancora oggi ben vivo, hanno contribuito, in una percentuale a detta di alcuni molto prossima al 50 percento, i bellissimi testi scritti da Giulio Rapetti, in arte Mogol. Probabilmente le emozioni che una canzone trasmette sono legate più alla musica che al testo, ma è innegabile che quelle stesse canzoni con altri testi sarebbero state tutta un’altra cosa. Del resto difficilmente si possono trovare altri esempi di una simbiosi così perfetta tra musica e testo come nelle canzoni di Battisti – Mogol. È giusto quindi che ogni anno, nel mese di settembre, proliferino iniziative come i vari Premio Battisti che si organizzano in tutta Italia, però c’è un dato comune a tutte queste iniziative, o perlomeno alla stragrande maggioranza di esse, che non convince.
La carriera di Battisti ha avuto in effetti due fasi ben distinte, una relativa alla sua collaborazione con Mogol, che ha fine con l’album Una giornata uggiosa, del 1980, e una successiva, che si apre con il rivoluzionario E già del 1982, con i testi di Velezia, pseudonimo della moglie Grazia Letizia Veronese, per proseguire con i successivi cinque caratterizzati dalle liriche del poeta Pasquale Panella.
Ebbene, sembra esserci, da parte dei promotori di tutte queste pur meritevoli rievocazioni, il comune intento di relegare nell’oblio tutta la seconda fase della carriera di Battisti. Il più delle volte non si fa neppure un accenno a questa parte pur considerevole, in termini quantitativi e qualitativi, della sua produzione.
Obiettivamente non sembra essere questo il modo corretto di onorare la memoria di un artista così amato e importante. C’è da credere che lui non ne sarebbe contento. Tutti coloro che hanno preso a cuore la musica di Battisti e si impegnano con merito per conservarne la memoria dovrebbero prendere atto della parzialità di questa impostazione e operare delle opportune correzioni tendenti a restituire una verità storica troppo spesso ignorata.
In mancanza di questo ravvedimento è lecito pensare che più che celebrare Battisti si voglia in realtà celebrare noi stessi, attraverso una liturgia rievocatrice di antiche emozioni legate a straordinarie canzoni che tanto spesso si sono legate alle fasi salienti della nostra vita. Tutto molto bello, per carità, ma non si parli di sincero amore per il personaggio, non fino a che si continuerà ad ignorare completamente il trenta percento della sua produzione artistica.
Giustificare questa tendenza evocando la maggiore popolarità della produzione Battisti - Mogol, a fronte di una presunta ermeticità musicale e di linguaggio della seconda produzione, è un’operazione che non regge fino in fondo.
Battisti è sempre stato un rivoluzionario nella sua ricerca musicale, e altrettanto lo era Mogol nel comporre liriche per nulla banali, ben lontane dal tradizionale connubio cuore – amore così come da una certa retorica dell’impegno sociale e politico a tutti i costi che imperava in quegli anni. I battistiani sono quindi abituati ad un linguaggio ricercato, a volte anche poco immediato e intelligibile. In fondo passaggi come “… su un dolce tedio a sdraio amore ti ignorai … invece costeggiai i lungomai …” (P. Panella – Le cose che pensano, dall’album Don Giovanni, 1986) non sono poi tanto più ermetici di “… camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti tu muori … continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri …” (Mogol – I giardini di marzo, dall’album Umanamente uomo, 1972).
Del resto anche la perentoria svolta elettronica del sorprendente E Già, l’album della rottura col passato, piuttosto estremo come qualsiasi gesto di rottura che si rispetti, ha lasciato poi il campo alle atmosfere più tradizionali del bellissimo Don Giovanni, da molti considerato uno dei migliori album in assoluto di Battisti, dove esplode il talento letterario del misconosciuto Pasquale Panella, un innovatore del linguaggio non meno coraggioso del primo Mogol.
Anche i successivi quattro album, L’Apparenza (1988),
Si tratta di lavori in cui Battisti spinge sempre più avanti la sua ricerca musicale, partendo dalle atmosfere di una sofisticata pop music per approdare ad una sorta di techno music elettronica, perdendo sicuramente in spontaneità e facilità di memorizzazione di melodie sempre più complicate. La sua coerenza di artista sempre proiettato in avanti gli impediva di adagiarsi su facili certezze, anche a costo di pagarne lo scotto dal punto di vista commerciale, cosa che puntualmente avvenne.
Questa sua ricerca è stata purtroppo interrotta prematuramente, ma ci ha lasciato di lui l’immagine di un artista inquieto, in continuo movimento. Questo era Battisti. Dimenticarlo non è giusto, né dal punto di vista filologico né da quello affettivo.
Un artista immenso come Battisti va accettato totalmente, anche quando non ci fa vibrare come siamo abituati ad aspettarci da uno come lui.
L’Enigma della politica d'opposizione.
Nella scena politica italiana sembra regnare un tranquillizzante (per alcuni) o preoccupante (per altri) enstablishment diretto da Berlusconi; a Galatone il centrodestra si è addirittura sdoppiato, accollandosi il doppio carico di maggioranza e opposizione. I partiti a sinistra del Pd, in campo nazionale e locale, vengono dati per dispersi; il partito democratico, da parte sua, continua a rimanere schiavo della presupponenza e del più vieto astrattismo. Se è questo il panorama politico, c’è poco da stare allegri...

Io e Bac vi aspettiamo a "I Sotterranei" di COPERTINO per 1 h e mezza di riflessione, ironia, canzoni (più e meno conosciute) e divertimento col grande sig G, omaggiato a modo nostro.
A stasera!
LUIGI MARIANO
Michele e Mauro
Tempo di bilanci, di riflessioni, di giudizi. Su ciò che è stato, su quanto è stato fatto, sui principali protagonisti della storia di un anno, anche e perché no?, nella nostra cittadina.
Ed è tempo di “oscar”, di premi, di riconoscimenti.
Anche Il Portavoce vuole fare le sue segnalazioni e assegnare i suoi premi. Premi senza compensi materiali e senza diplomi ufficiali. Niente, soltanto l’indicazione del nome, del cognome e della motivazione.
Ai vincitori va assegnata soltanto UNA STRETTA DI MANO.
Ebbene, il riconoscimento de “Il Portavoce” per l’anno 2008 va a Michele Mariano e Mauro Longo con questa motivazione...
Bene, come è naturale cercavo anch'io un modo non banale di augurare buon natale a tutti. Non è facile evitare le banalità, lo sapete, ma in questo mi ha dato una grossa mano l'amico cantautore-musicista-poeta Mauro Maglio.
Col suo permesso (spero) voglio augurarvi buon natale attraverso la sua ultima canzone.
Questo è il link
http://www.mauromaglio.it/index.php?option=com_artistavenue&task=singleCd&id=15&Itemid=43
OGGI IN EDICOLA
NUMERO 2 - DICEMBRE 2008
Come serena è,
una semplice giornata d’estate,
sereni e semplici giungano i miei AUGURI,
a VOI tutti e alle vostre FAMIGLIE.
Con affetto, il terrone
Domenica ho avuto il grande piacere di parlare di persona con il grande professore Antonio Costantini, riferimento indiscusso per quanto riguarda la cultura materiale ed immateriale della tradizione agricola salentina.
Nella sua bella tenuta Casa Porcara, in quel di Veglie, mi ha anche lui detto che non ha mai visto una struttura così.
Mi chiedevo e gli chiedevo se non fosse una tipologia importata dalla Liguria, visto che i Pinelli, i Grillo e i Ravaschieri, tutti casati presenti nel castello di Galatone, provenivano da quella regione.
Il fatto è che da una mia ricerca su Internet non ho trovato nemmeno una cosa assimilabile.
L'oggetto rimane sempre più unico e l'idea della cucina si rafforza. Ma lo scavo definitivo toglierà i residui dibbi.
Vorrei tranquillizzare gli archeologi di professione o di passione: il riempimento della struttura è avvenuto nel dopoguerra. Probabilmente negli anni sessanta, periodo in cui i Monaci Amigoniani (Spagnoli) hanno definitivamente manomesso il Castello e, con i detriti derivanti dalle demolizioni, hanno colmato il giardino posteriore. Infatti la struttura è colmata con materiale contenente fili di ferro industriali, vergelle di ferro, pressopiegati zincati e una moltitudine di residui di plastica, spesso sacchetti per la spesa in polietilene e PVC. Più che un archeologo, per la datazione, occorrerebbe un perito chimico esperto in prodotti Montedison.
Pertanto lo scavo sistematico non serve affatto.
Serve, invece, lo studio della struttura.
E' da riflettere su come di una "cosa" dismessa pochi decenni fa, nemmeno mezzo secolo, si è persa la memoria. Questo fa meditare sul problema dello stivaggio delle scorie nucleari che hanno attività mille volte superiori ai nostri cinquanta anni. Come poter preservare il sito? In cinquemila anni anche la scrittura si può dimenticare e non c'è mezzo di comunicazione che sopravvive tanto tempo. Bisognerebbe periodicamente aggiornare la comunicazione. Ma per far questo occorrerebbe una struttura che sopravvivesse alla storia.
Mai esistita in tempi così lunghi.
La struttura culturale più longeva e viva è solo quella della civiltà ebraica. E non arriva a cinquemila anni. Eppure di questa si sono perse tante cose (vedi tesoro del Tempio).
Chi può darmi una mano per decifrare compiutamente la struttura rinvenuta nel cortile del Palazzo Marchesale?
Tu
che
ne dici
Signore se
in questo Natale
faccio un bell'albero
dentro il mio cuore, e ci
attacco, invece dei regali,
i nomi di tutti i miei amici: gli
amici lontani e gli amici vicini, quelli
vecchi e i nuovi, quelli che vedo ogni giorno
e quelli che vedo di rado, quelli che ricordo
sempre e quelli a volte dimenticati, quelli costanti
e quelli alterni, quelli che, senza volerlo, ho fatto soffrire
e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire, quelli che
conosco profondamente e quelli che conosco appena, quelli che mi
devono poco e quelli ai quali devo molto, i miei amici semplici ed i miei
amici importanti, i nomi di tutti quanti sono passati nella mia vita.
Un albero con radici
molto profonde, perché
i loro nomi non escano
mai dal mio cuore; un
albero dai rami molto
grandi, perché i nuovi
nomi venuti da tutto il
mondo si uniscano ai già
esistenti, un albero con
un'ombra molto gradevole
affinché la nostra amicizia,
sia un momento di riposo
durante le lotte della vita.

Auguro un Natale per credere in “nuove” possibilità che chiedono il nostro impegno, la nostra coerenza.
In questo comune impegno gli auguri più cordiali per il nuovo Anno. GIUSEPPE D'ORIA

CANTILENA TI NATALE
Mi cotulu a mmienzu a lli cristiani,
sulamente Gesù Cristu,
sape comu stà mmi sentu.
Caminu su lli marciapiedi e cquardu intra a lli negozzi.
Tutti fucìnu, stà rria Natale.
Totte vetrine fase e cculurate
ca ti ‘mprosanu a llu mumentu giustu.
Puru ca no ‘mboi, ti ccorgi,
ca scì stà nasce,
sta nasce “sulu” e,
sulu intra a llu presepe.
Intra llu core ti li cristiani, nienszi nasce,
tuttu nascè e mmore,
cu nna bbinchiata ti sciampagna e cose tuscì.
Mi sentu hacante,
comu hacanti so lli poscè ti sti casi ecchi,
penszu ca no sso sulu,
ca sentu e ttegnu sti furtune.
La cantilena mia, no spiccia mai,
camina sempre,
camina cu lla spiranza ca st’annu,
nasca tàveru lu
“Salvatore”.
PREGHIERA DI NATALE
Mi muova tra la gente,
solo Dio sa, come mi sento.
Cammino sul marciapiede guardando oltre le vetrine.
Tutti intorno a me corrono frenetici,
inseguono il Santo Natale.
Vetrine false e piene di luci ammiccanti
ti sfidano a visitarle.
Pensandoci un attimo,
ti accorgi che chi sta nascendo,
nasce solo sulla carta e nella coreografia del presepe.
Nei nostri cuori non nasce niente,
questo dispiacere,
lo affoghiamo in una bella fetta di panettone e costose bollicine evanescenti.
Sono attorniato dal vuoto,
come vuote sono le mie tasche,
mi consola il fatto, che non sono il solo.
Questa mia preghiera, non finirà mai,
camminerà sempre al mio fianco,
carica di piena speranza,
che presto nascerà un vero
“SALVATORE”.
IL PORTAVOCE N.28 - Il Consiglio comunale
Alcune domande per rompere il ghiaccio e per tastare il polso agli ospiti. Il Presidente D’Agati si autodefinisce aperto e tollerante nella sua leadership e su questo sembrano essere d’accordo i consiglieri e, in particolare, il rappresentante dell’opposizione. Sì, si sente tutelato nella sua difficile condizione di oppositore isolato e senza appartenenze; quanto ha da dire in consiglio, lo dice regolarmente e a viva voce. E’ difficile comunque il ruolo del presidente di un consiglio comunale, a volte vacilla l’abito democratico e tollerante, specialmente con i tanti che hanno l’abitudine di utilizzare tempi biblici per dire cose che potrebbero essere abbondantemente spiegate in poche battute. Ma questa è una caratteristica molto diffusa, ne so qualcosa anch’io per le puntate del Portavoce che regolarmente “esondano” dai sessanta minuti canonici. Tutti d’accordo nel ritenere importante la partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale...