MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)
![portavocespecialeziavv[1]](http://files.splinder.com/0d487ee6aa0f9269728763ca9b01f2d1.jpeg)
PUNTATA SPECIALE DE “IL PORTAVOCE” SULLA VEXATA QUAESTIO DELLA ZONA INDUSTRIALE
La questione della zona industriale comunale sta suscitando grande interesse. I politici dell’opposizione chiedono di far conoscere la propria posizione, l’amministrazione comunale insiste nel ritenere valida e opportuna l’ idea, i cittadini chiedono di sapere...
ZONA INDUSTRIALE: CHE SUCCEDE?
Abbiamo letto sulle news di Mybox questo documento. Secondo gli imprenditori di Galatone l’amm.ne cittadina non starebbe facendo gli interessi degli imprenditori. La decisione di lasciare il SISRI sarebbe stata dannosa per gli interessi del mondo del lavoro; la volontà di dar vita ad una zona industriale comunale sarebbe inutile, avventata e antieconomica, oltre che ulteriormente dannosa per loro.
L’argomento, previsto nell’ultimo Consiglio comunale, è stato sospeso...
AR-PIONATI
di Marco Travaglio
L’altro giorno, mentre smentiva di essere un corruttore politico e minacciava denunce contro Di Pietro che aveva lanciato l’accusa, il Cainano pranzava a Palazzo Grazioli con Francesco Pionati, il figlioccio di DeMita, già pastonista del Tg1 e poi portavoce dell’Udc (da paninaro a ingrediente del panino).
Pare che, per strappare l’invito a corte con pasto a sbafo, il Pionati si sia fatto raccomandare dalla segretaria del segretario Cesa, a sua volta amica della segretaria di Al Tappone.
Così, dopo il caffè e il grappino, il patetico peripatetico è trasmigrato dall’Udc al Pdl.
Ma non come single: come leader di una fantomatica ”Alleanza di centro” che al momento comprende un solo leader (Pionati) e un solo elettore (Pionati), ma, se tutto va bene, sarà presto travolta dai fans: erano anni che si avvertiva l’esigenza di un nuovo partito, specie se fondato da Pionati.
Sui bus, sui treni la gente non parlava d’altro. Ora il gran giorno è arrivato. E nessuno, per favore, tiri in ballo il “bieco trasformismo” che Pionati rinfacciò a Follini invitando i compaesani irpini a spedire al transfuga cartoline con su scritto: “Vergogna! Restituisci il voto con gli interessi!”. Pionati non corre rischi del genere, anche perché non ha elettori. E agli interessi, eventualmente, provvederà Al Tappone.
Resta da capire che se ne faccia il premier di un Pionati. Probabilmente nulla (salvo impiegarlo nella nuova villa comasca). Ma quando l’ha visto aggirarsi dalle sue parti mogio e infreddolito, con quegli occhioni da piccolo fiammiferaio, gli ha fatto tenerezza. E, avendo esaurito le social card, l’ha fatto entrare.

| Non fate i “biricchini” alle spalle dei cittadini! | http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=6481&Itemid=1 |
|
(Articolo firmato e inviato da Coppula Tisa).
Per un anno intero ho monitorato il territorio di Tricase. Ho raccolto dati allarmanti sulle sue discariche abusive, li ho resi noti, ho proposto una buona pratica assolutamente innovativa, “La Bellezza non si Rifiuta”, e ho riacceso la passione civile di tantissimi cittadini. E poi, cosa mi ritrovo? Delle cieche accuse politiche, lanciate dal Capogruppo di Forza Italia alla Regione Puglia, Rocco Palese. Prendo le distanze da tutte le discussioni che verranno. Però mi preme sottolineare delle cose. Io lavoro tanto sul territorio e non di certo per sedermi semplicemente davanti a delle “telecamere”, ma per costruire Bellezza. Innanzitutto nei rapporti umani. Queste beghe politiche che li inaspriscono non mi appartengono e le lascio volentieri a chi non ha altro da fare. Poi, la mia campagna di bonifica delle discariche abusive è stata definita “assolutamente demagogica e grottesca in una situazione di emergenza rifiuti assoluta nel Salento”. E perché? È demagogico e grottesco far scendere in campo cittadini che VOLONTARIAMENTE si rimboccano le maniche per bonificare? E se non si interviene ora che la situazione è così nera quando volete che si faccia? Ma come mai vi turba questa iniziativa così “pulita” dei cittadini? Non vorrete farmi credere di aver dimenticato che la provincia di Lecce ha il più alto tasso di mortalità maschile per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni, mentre le donne del Basso Salento sono le più colpite da tumori maligni al collo dell’utero? E che, più in generale, siamo la parte di Puglia che muore di più per cancro, come riporta la “Relazione sullo stato di salute della popolazione pugliese 2006”? Allora, cari miei, di fronte a questi dati che volete fare? Rimanete a parlottare tra di voi o mi date una mano concreta? Io sono stata sempre aperta a ricevere contributi, proposte costruttive, anche delle tiratine d’orecchie, quando sane e necessarie. Ma è inutile che prendiate a pretesto il mio “Secondo Progetto di Promozione della Bellezza” per farvi la guerra. Non mi interessa. Poiché io non ho mai lavorato per “convenienza politica”, ma per aiutare i cittadini a realizzare i loro sogni di Bellezza. Superando gli steccati e facendo anche dialogare fra loro amministrazioni di colore diverso. Sapete qual è la differenza tra me e voi? Che “alcune persone vedono le cose per come sono e si chiedono perché? Io vedo le cose come non sono mai state e mi chiedo perché no?” (G.B. Shaw). Lasciatemi lavorare per avverare questo meraviglioso “perché no?” e se il vostro unico obiettivo è mortificare lo spirito di partecipazione dei cittadini, allora mettetevi da parte stavolta oppure dimostrate di essere maturi e aiutateci a bonificare! |
Chi è COPPULA TISA (Lucertola salentina)?
http://coppulatisa.splinder.com/
E questo è il suo MANIFESTO
Manifesto per la Bellezza
Ciao amici, insieme al Comitato Finis Terrae, che mi aiuta in quest’avventura, abbiamo scritto un bel “Manifesto” dove spieghiamo perché è importante difendere il bello. Leggetelo attentamente e se siete d’accordo unitevi a noi!
Il Manifesto di Coppula Tisa
La Bellezza è un valore unificante che trascende l'appartenenza sociale e politica e diventa popolare perchè di tutti; inoltre è l'unico vero collante del nostro paese. Nel "Bel Paese" le costruzioni che sono state edificate negli ultimi cinquant'anni superano, per quantità e volume, nove volte quelle edificate nei 2200 anni che vanno Ab Urbe Condita alla fine della Seconda Guerra Mondiale. A parte il giudizio estetico, la Penisola "scoppia" di case (quasi tutte costruite male e brutte) e i disastri ambientali e sociali derivano in parte considerevole da questo attacco all'armonia, all'anima italiana. Ma l'Italia è talmente bella che nemmeno gli italiani (quelli recenti) sono riusciti a rovinarla completamente, ma a ferirla eccome e profondamente. Coppula Tisa chiama a raccolta tutte le popolazioni italiche (e non) per invertire questa tendenza attraverso una rivoluzione amorevole e dolce, altresì grintosa e incisiva. L'azione partirà ab finibus terrae, dal Salento perchè qui è ricomparsa la lucertola salentina e ha deciso di guidare la Rivoluzione della Bellezza.
Ascoltate attentamente per cortesia...
A parlare di Bellezza si corre seriamente il rischio di andare incontro a legittimi fraintendimenti e facili sarcasmi, ancora di più se si ha l'utopia di "realizzarla" con azioni concrete. Perchè la Bellezza è ineffabile, soggettiva, inafferrabile come un pavone e a volte il solo parlarne rende il tema frivolo mortificandone l'importanza. Forse la Bellezza bisognerebbe solo sentirla e tacere, respirando piano. Ma l'uomo contemporaneo ha quasi del tutto perso quel sentimento che tocca più i sensi e meno l'intelletto che è la percezione estetica e morale delle cose belle. Non c'è più niente da fare allora? L'uomo ha fatto la sua scelta definitiva: produrre e consumare... dimenticando il rumore del mare. Forse ancora no, forse c'è ancora speranza, la nostra nel Tacco d'Italia si chiama Coppula Tisa, la lucertola salentina. Il grande poeta tedesco Heinrich Heine la incontrò una prima volta due secoli fa e ne fu colpito dalla saggezza, ma anche divertito dalla sua ironia e infine intenerito dal suo amore per il genere umano.
L'artista messapico-fiammingo Norman Mommens la ritrovò duecento anni dopo fra le pietre di un muretto della campagna salentina. Si parlarono, risero per gli esseri "pensanti" del Pianeta, piansero a causa degli stessi ma soprattutto Coppula Tisa trasmise a Norman e quindi a tutti noi delle idee per arginare e chissà fermare la distruzione ambientale e morale della Terra e dei suoi abitanti. Innumerevoli furono queste idee, tutte molto interessanti, anche da ridiscutere a seconda dell'applicazione e quelle sulla Bellezza ci sono sembrate molto sagge oltre che pratiche. Di una cosa però la buona lucertola si è raccomandata, di avere speranza e non demordere mai perchè le azioni seppur una goccia nell'oceano avranno un effetto domino molto virtuoso. Si è congedata ricordandoci che "petra su petra ozza parite" (pietra su pietra innalza il muro)!
Ma quali sono queste azioni? Sono l'acquisto di pezzi di territorio ritenuti interessanti allo scopo di preservarli da edificazioni e discariche selvagge. Interramento dei pali di cemento. La bonifica di aree ritenute importanti dal punto di vista ambientale ed estetico. Il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole a scopo didattico e altre attività. Campagne di sensibilizzazione ambientale attraverso spot, internet, brochure, mostre, seminari e specialmente feste molto divertenti. Acquisto e piantumazione di piante botanicamente (e culturalmente) compatibili con il territorio.
"Riorganizzazione" dei cartelloni pubblicitari e dei neon nei paesi (meglio ma utopistica la loro eliminazione)! Abbattimento di "mostri" e costruzione al loro posto di edifici molto belli. Un "Pensatoio" economico e legislativo, per esempio per incentivare chi costruisce dopo aver abbattuto, o dare più valore a terreni sgombri da edifici (fra poco meno di quelli "ingombri").
E tante altre azioni, anche proposte da futuri simpatizzanti, sia con idee pratiche che contributi teorici; sarà Coppula Tisa che avrà parlato attraverso i nuovi amici. Siate tutti ben venuti, ma proprio tutti anche chi una volta ha costruito abusivamente, oppure ha buttato lo scaldabagno in campagna.
Siamo tutti un po' abusivi e un po' incivili, ma Coppula Tisa ci condona moralmente. Queste azioni saranno finanziate da una grande colletta e il "risultato"(per esempio 100 ettari di "anima" salentina, campagna o natura più o meno selvaggia) verrà regalato alla Comunità in maniera totalmente disinteressata.
Esiste una parte del corpo umano che rappresenta come nessun altra l’estensione diretta della volontà del cervello: la mano. In realtà sono in due, è vero, ma essendo l’una complementare all’altra, costituiscono in pratica un unico apparato al servizio del nostro organo pensante.
Con la conquista della posizione eretta, qualche milione di anni fa, la mano è diventata la protagonista assoluta dell’evoluzione dell’uomo, l’elemento che ha permesso al cervello l’elaborazione di un pensiero sempre più complesso, che a sua volta ha comportato una sempre maggiore specializzazione dell’arto, in un circolo virtuoso di reciproca influenza al quale dobbiamo la nascita dell’uomo tecnologico.
In pratica, se oggi siamo quello che siamo, lo dobbiamo alle nostre mani, e in questo senso possiamo adottare a ragion veduta il vecchio mito americano del “self made man”, l’uomo che si è fatto da sé.
Nell’era post industriale e soprattutto post artigianale che stiamo vivendo l’utilizzo delle mani è sempre meno richiesto, avendo delegato alle macchine i processi produttivi e avendo in pratica distrutto quella meravigliosa tradizione dell’artigianato da bottega che ci vedeva primi nel mondo, per cui oggi trovare qualcuno in grado di costruire qualcosa con le proprie mani è sempre più difficile. Del resto tutto quello che può servire è disponibile in qualsiasi centro commerciale, quindi perché sporcarsi le mani? Però, se tanto mi dà tanto, rinunciare ad utilizzare le nostre mani vuol dire anche rinunciare ad usare tante potenzialità del nostro cervello, invertendo quindi il senso di quel circolo virtuoso di cui si parlava. In definitiva prendere tutto a scatola chiusa vuol dire rinunciare a capire com’è fatto il mondo e mettersi nelle mani di chi decide per noi come dobbiamo vivere la nostra vita.
Per fortuna però esiste ancora uno zoccolo duro di persone che non accettano supinamente di essere oggetti passivi di un processo che relega sempre più in secondo piano l’uomo e la sua intelligenza; soggetti che hanno l’oro nelle mani, come si suol dire, e che rappresentano la dimostrazione vivente del fatto che tra il dire e il fare c’è soltanto una “e” e non il mare.
A Galatone, per esempio, esiste un illustre esempio di questa razza in via di estinzione, un “esemplare” che ha già dato in brevissimo tempo numerose dimostrazioni di come si possa tenere ancora attivo e funzionante il collegamento tra unità centrale e unità periferiche del nostro corpo: Giuseppe Manisco.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dopo il suo clamoroso esordio nella vita cittadina, Manisco è una persona normale, come tutte le altre, con la differenza che lui è affetto fin dalla nascita da una deformazione genetica (chiamarla malformazione sarebbe improprio) che ha dislocato nelle sue mani una buona parte dei neuroni che normalmente risiedono nel cervello, col risultato che il buon Giuseppe pensa e ragiona anche con le mani, cosa che non ha niente a che vedere col ragionare con i piedi, esercizio peraltro molto in voga negli ultimi tempi.
Per Manisco le mani altro non sono che un’estensione del suo pensiero, e siccome il suo pensiero vola a quote normalmente precluse alla maggioranza della gente comune, ecco che ne escono fuori opere e iniziative come il Carro di Sant’Elena o il Torneo delle Contrade, o le macchine di Leonardo da Vinci.
Manisco non è un filosofo, non è un teorico; il suo pensiero non si affida a voli pindarici nei cieli della metafisica. Il suo pensiero trova sempre un gancio nella realtà attraverso il cervello prensile rappresentato dalle sue mani. Non c’è oggetto che entri nei suoi pensieri che lui non sia in grado di materializzare, per quanto l’oggetto possa sembrare complicato e persino impossibile da realizzare. Del resto a chi altri poteva saltare in mente di studiare, ridisegnare e costruire da solo, con le proprie mani, un’opera come il Carro di Sant’Elena che tutti abbiamo ammirato qualche mese fa? Chi se non qualcuno che ha nelle mani tutta la sapienza di un’antica tradizione di maestro di bottega rinascimentale?
Ho detto che Giuseppe non è un teorico solo per mettere in evidenza il suo eccezionale senso pratico, ma in realtà alla base delle sue elaborazioni c’è una vasta conoscenza di problematiche tecniche, di materiali, di tecniche costruttive, di principi fondamentali della fisica newtoniana (di quella einsteiniana ancora non lo so…); e non potrebbe essere diversamente dal momento che le sue creazioni non sono dei semplici simulacri che rappresentano gli oggetti nel loro aspetto esteriore, ma sono esse stesse, nella loro materialità, l’oggetto stesso che rappresentano, perfettamente funzionante. In pratica le sue rappresentazioni non “sembrano” qualcosa, ma “sono” quel qualcosa, a volte anche più di quanto la stessa cosa potrebbe essere.
Tanto per chiarire questo passaggio un po’ contorto, quando Manisco costruisce un ascensore (sì, proprio un ascensore vero, con tanto di cabina, porta in legno, automatismi, contrappesi e quant’altro necessario) lui non si accontenta di riprodurne uno consultando delle specifiche tecniche. No: lui lo riprogetta, lo migliora sul piano della sicurezza con degli interblocchi che ne impediscono fisicamente la caduta in caso di rottura delle funi (se tutti gli ascensori fossero come il suo, Hollywood non avrebbe potuto ambientare tante scene di suspense negli ascensori in caduta libera) e ne modifica persino il principio di funzionamento, tanto da poterlo legittimamente ribattezzare “discensore”.
Quando Manisco costruisce una macchina di Leonardo da Vinci, consultando quei famosi disegni non sempre facilmente intelligibili, non si accontenta di riprodurne la funzionalità utilizzando materiali moderni come legni multistrato e chiodi o bulloneria zincati. No: lui va a cercare legno stagionato che sottopone a processo di invecchiamento e utilizza chiodi o perni arrugginiti, in qualche caso autenticamente antichi, riuscendo a dare l’impressione che la macchina sia stata miracolosamente reperita nella cantina di un’antica bottega dove lavorava Leonardo.
L’elenco degli oggetti usciti felicemente dalle mani di Manisco sarebbe così lungo da non poter essere trattato in questa sede, né posso dire di essere a conoscenza di tutte le sue realizzazioni, per quanto io abbia avuto il privilegio di intrattenermi tante volte con lui su questi argomenti.
Il motivo per cui Manisco ha una marcia in più rispetto a tanti altri pur rispettabili “praticoni” sta, oltre che nelle competenze tecniche già descritte, anche e soprattutto, direi, nel fatto che lui sembra avere un rapporto di profonda empatia con l’oggetto che vuol riprodurre. Prima di indagarne la struttura lui ne vuole cogliere lo spirito, l’essenza più profonda, le potenzialità relazionali con l’utente ultimo, colui che dovrà possederlo. È questo il motivo per cui Manisco non potrebbe mai produrre due copie perfettamente identiche di qualcosa; non se questo qualcosa ha il compito di soddisfare le esigenze di qualcuno, perlomeno. Capire le aspettative del committente di turno, che spesso altro non è che lui stesso, e quasi plasmargli addosso l’oggetto, per lui è un tutt’uno.
Alla luce di tutto questo, allora, quando un tipo del genere ti dice che saprebbe raddrizzare
Ora però, tanto per fugare il dubbio che questa esternazione sia il frutto di una cena già prenotata a mio uso e consumo, devo dire che Giuseppe Manisco qualche difetto ce l’ha anche lui. Quelli che gli riconosco attraverso la mia esperienza diretta me li tengo per me, ovviamente. Per averne contezza (espressione che lui predilige e che usa tutte le volte che può) bisogna frequentarlo con una certa assiduità, naturalmente. Posso dire molto genericamente che a volte la sua naturale affabilità e gentilezza, qualche volta un po’ affettata, in verità, può lasciare il posto a momenti di collera inaspettata, negli inevitabili momenti in cui si ha a che fare con qualche contrarietà casuale o procurata da terzi. Sono momenti, molto rari in verità, in cui potrebbe benissimo “mbraccare ti la finescia” lo scocciatore di turno, come ama prospettare.
Inevitabili difetti a parte, penso che Giuseppe Manisco sia una risorsa irrinunciabile per Galatone, e sarebbe un peccato se, per antiche ma non desuete logiche di appartenenza a questa o quell’altra parrocchia, una personalità come la sua non venisse messa nelle condizioni migliori per esprimere al meglio le tante idee che vuol mettere al servizio della comunità.
Personalmente vorrei umilmente ricordargli, se me lo permette, che uomini come lui, fuori da logiche di appartenenza, sono fatti più per dividere che per unire, a dispetto di un rispettabilissimo e capibilissimo atteggiamento piuttosto “ecumenico” che lo contraddistingue. E questo non per colpa sua, sia chiaro.
Io, per il suo bene e per quello di Galatone, gli auguro di riuscire a mantenere sempre quell’autonomia di pensiero che ha dimostrato, anche e soprattutto quando, come è facile immaginare, qualcuno cercherà di aggregarlo alla sua carovana, come se lui, geniale costruttore di carri, potesse mai accettare di mettersi in fila dietro il carro di qualcuno. Credo di essere un facile profeta a prevedere questo.
28 NOVEMBRE 2008 ORE 18.00
presso l’antico refettorio convento Madonna della Grazia - Galatone
INCONTRO TRA SOCI, REDATTORI,
COLLABORATORI E AMICI
di “a Levante” associazione e rivista
È da un po’ di tempo che non ci si ritrova dopo le iniziative realizzate da gennaio ad oggi.
Incontriamoci tutti per rivederci, discutere e scambiarci nuove idee.
o.d.g.
Cerchiamo di esserci, numerosi!
Giovanni Santi
Galatone, 27 novembre 2008
ANGILI
Scasulità,
la chiamanu cusì e lli figghi noscì morinu,
pi fissagginità.
No nc’è bbisognu cu scìamu motu luntanu,
li primi l’imu mandati cu mmorinu pi llu petroliu,
li secondi a lla fatìa,
li terzi, morinu a lla scola.
‘Ncora si sentinu li mamme chiangire.
Angili, istuti totte li matine,
ti li mamme loru,
cu ttantu amore e ttantu sacrificiu.
Angili,
ca ssimegghianu a cci la sempre crisciuti e cquardati.
Ni ‘ndì li porta la scasulità,
cumpagna stretta, ti sti ciucci ca cumandanu,
e nno mmi spiegu comu mai,
stonu sempre addhrài.
Sulu Diu lu sape.
Ciucci senza rabbu e senza scornu,
chini sulu ti malecrianza.
Cquardamu tutti,
cchiui a llu fumu ca a lla carne ca si cucina,
forse pircè, stàmu ‘ncora bbinchiati.
Ddiscìtamune,
no lassamu ncora cu nni ddinchianu,
parinu cose ti l’addhrù mundu, lu sacciù,
ma armenu circamu cu prùamu.
ANGELI
Fatalità,
la chiamano fatalità,
i nostri figli muoiono,
per stupida fatalità.
Non c’è bisogno di guardare molto lontano,
nella memoria del tempo,
sembrano distanti,
ma sono con noi,
sono i nostri angeli.
Morti per colpe non loro,
in guerra, al lavoro, nella scuola.
Angeli,
imboccati e vestiti dalle loro mamme,
stampati addosso i volti di chi li ha creati,
che ci sorridono sempre.
C’è li porta via la fatalità,
amica di stupidi padri di famiglia,
che non capisco per quale disegno divino sono delegati là.
Senza un briciolo di umiltà,
per dimostrare la loro grandezza,
regalano solo colorata arroganza.
Si guarda più al fumo e non all’arrosto,
forse perché le pance, sono ancora piene.
Non lasciamo che le persone e gli eventi spezzino le nostre ali,
pare difficile lo so,
ma possiamo almeno provare.
Le opinioni sulla storia del Castello di Fulcignano, non sono proprio in sintonia. Infatti nella trasmissione del 19 u.s. il prof. Vittorio Zacchino, quale storico e ricercatore di documenti archivistici, con una nota, “Mistero della cinta muraria”, ha concluso che si trattava di una casa per ......
La prossima puntata de “Il Portavoce” che sarà registrata il 4 dicembre p.v. per andare in onda il giorno successivo, affronterà le questioni legate al PUG con quattro ospiti:
L’assessore all’Urbanistica, geom. Ginetto Filoni e gli architetti Elena Zacchino, Giuseppe Resta e Antonio Zuccalà.
Il fatto che la trasmissione non andrà in diretta toglie al pubblico degli spettatori la possibilità di intervenire sulle tematiche che, obbiettivamente sono molto importanti e particolarmente sentite.
Per ovviare a tale inconveniente e considerando fondamentale il concorso dei cittadini, invito quanti hanno interesse a prospettare problematiche per la discussione e l’approfondimento, di segnalarle attraverso un “COMMENTO”...

Ricevo & Pubblico una mail che può essere di grande utilità per chi a Galatone si occupa di sfilate rievocative (Carro di S. Elena, Torneo dei Rioni, Sfilata della Madonna della Grazia).
Il Blog, come sempre, critica solo per migliorare e propone soluzioni, alternative, idde.
(Peccato rimangano impresse le critiche
e pochi colgano le proposte....).
Questa suggerita è una soluzione per vedere, imparare confrontarsi, apprendere, programmare.
| Galatone: cc scovano terreno adibito a discarica | http://www.ilpaesenuovo.it/index.php |
|
Questa mattina, 25 novembre 2008, a Galatone, in località “Morige”, i militari della locale stazione hanno deferito in stato di libertà un uomo, con l’accusa di aver gettato cose pericolose in un’area di 100 metri adibita a discarica abusiva. Continua la lotta dei carabinieri per contrastare il fenomeno dell’abusivismo che ancora infesta il territorio del Salento. In particolare, i carabinieri di Galatone, con l’aiuto dei colleghi di Nardò, nell’ambito appunto, delle attività di contrasto in materia di reati ambientali, che già da tempo vedono impegnati i carabinieri della compagnia di Gallipoli su tutto il territorio di competenza, sono intervenuti con il deferimento in stato di libertà di P. G., per getto pericoloso di cose. Circa 100 metri quadri, ecco l’area interessata e adibita a discarica a cielo aperto che i militari hanno individuato nella periferia di Galatone. Il personale intervenuto ha trovato materiale di ogni genere altamente inquinante: rifiuti speciali, tossici e nocivi, tutti abbandonati. I carabinieri son riusciti a risalire al signor P., quale responsabile di tale gesto, grazie ad alcuni documenti, a lui riferiti, che oltre alle sostanze inquinanti aveva gettato sul terreno.
|

Le offerte telefoniche stanno oltrepassando ogni limite.
Il telefono squilla di continuo.
Alla cornetta voci più o meno attraenti di signore e signorine che vogliono venderti di tutto: dalla nonna allo champagne, dalle marmellate ai contratti di telefonia. Queste, soprattutto, sono le più frequenti. Ogni giorno offerte su offerte. Anche il tuo stesso gestore ti chiama per offrirti offerte delle quali tu già godi. E se riesci ad affrancarti dalla bolletta Telecom questa ditta ti offrirà, solo a divorzio consumato, anche venti vergini focose e un anno in un'isola nei mari del Sud per convincerti a rientrare sotto bolletta. E prima? Quando mi strozzavi con un canone vessatorio? Vade retro!
E quando è che la gentile signorina dalla voce suadente e promettente ti telefona in casa? All'ora di pranzo, è scontato. Quando l'ovetto s'attacca alla pentola e la pasta si scuoce. Nemmeno i simpatici Testimoni di Geova, quelli famosi per annunciarti al citofono la fine del mondo solo e sempre quando sei già sotto un diluvio, ma di rinfrancante doccia, hanno un simile tempismo!
Per non parlare delle fantomatiche "riviste" delle forze dell'Ordine (pare che in Polizia e in Finanza non facciano altro che scrivere e stampare con una creatività letteraria degna di migliore causa), o degli uffici delle tasse che arrivano a proporti abbonamenti che "non puoi rriffiutare", in stile gangster. E poi tutti abbonamenti per riviste che tu nemmeno hai mai visto una volta con la formula "prima paghi e poi vedi".
E le "imperdibili" offerte degli Uffici che si dovrebbero occupare di Sicurezza sul Lavoro? Altre offerte con toni vagamente ricattatori e pure jettatori. Tieh!
Ed il fax? Se uno ha il fax attaccato si consumano metri di carta per offerte di cui nessuno ha il bisogno: alcol agli astemi, caffè agli ipertesi, maiale ai mussulmani, libri agli analfabeti, televisioni ai ciechi.
Poi c'è il presunto "volontariato" che vende per "beneficienza" biglietti, abbonamenti, spettacoli e chissà che altro ancora affermando di voler sconfiggere per telefono ogni male del globo. Se tutti quei soldi andassero veramente a fare del bene la Terra sarebbe un Paradiso!!! C'è un sottile sospetto che la beneficienza abbia altre vie più private. Alle Jene s'è data ampia dimostrazione.
Mi chiedo se in un Paese che è soggetto a norme sulla privacy così puntigliose e tante volte così assurde, norme che consistono soprattutto, com'è costume italico, più in firme, carte e moduli che in sostanza pratica, possiamo ancora tollerare questo continuo disturbo.
E poi arrivano i sindaci e multano chi pratica accattonaggio.
E l'accattonaggio telefonico?
Non è rom ma è rooming!
Non sarebbe ora di proibire una buona volta questa orrenda moda?
Pensare che c'è chi vuole imbavagliare i blog...............
Nei sentieri nascosti di questa nostra modernità, trovano posto molti interrogativi e tra questi le forme di produzione economica che attraversano gli Stati travalicandone il carattere nazionale, non solo sotto l’aspetto accaparratore e apache del capitalismo ma soprattutto sotto l’aspetto di maggior rottura e conflitto tra ragioni diverse intorno all’uso delle risorse. .............