MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)
La vita pubblica italiana, sino ad oggi, non ha seguito iter di serenità ed efficienza. Anzi presenta ancora confusione, disservizi, precarietà. .......

MEGLIO STENDERE UN’IMBOTTITA PIETOSA.
Penso che Galatone abbia bisogno di essere bonificata, in ogni senso. Sento il dovere di scriverlo perché non sono un politico, e non cerco il consenso. Non voglio credere che abbiamo raggiunto il punto di non ritorno, ma registro che l’attuale amministrazione non ha alcuna intenzione di invertire tendenza, ed anzi si adopera per assecondare ed accentuare la disurbanità che ci avvolge.
Non serve l’analisi storico-filologica delle responsabilità, perché siamo di fronte ad una costante (l’Amministrazione Vaglio è stata affossata da pressioni edilizie private), per cui mi chiedo che senso abbia accapigliarsi sul merito delle soluzioni se la questione è una sola: Galatone non ha mai perdonato all’urbanistica di esistere, di essere disciplina, sistema di regole.
Nel massimo rispetto per i colleghi tecnici che oggi condividono le responsabilità comunali, ed anzi proprio in ragione di questo rispetto, intendo assumere, come cittadino e tecnico, le nette distanze dalla rotta che si profila.
Non occorrevano doti paranormali per indovinare la meta urbanistica dell’Amm.ne Miceli. L’averci azzeccato è magra consolazione. Il 17 Luglio l’Assessore competente ha convocato i tecnici locali per una lettura coral-didattica del protocollo formativo e procedurale del P.U.G., inaugurando la nuova stagione pianificatoria con un messaggio perentorio: poiché lo strumento approvato dalla Regione fa schifo, noi faremo il nostro, senza quelle regole e quei vincoli che abbiamo già dimostrato di saper ignorare. Evviva il Piano Delle Libertà..
Come nella geometria dei frattali, l’impronta del governo nazionale si replica nelle pieghe delle amministrazioni locali. Se per il Brunetta gli scandali modello Parmalat sono dovuti all’assenteismo del ragioniere, se per la Gelmini il problema Scuola risiede nei grembiulini e nel voto di condotta, se per il Maroni le impronte digitali risolveranno il nomadismo , se insomma l’Italia troverà salvezza nelle trovate maniacali dei suoi ministri, anche noi altri, nel nostro piccolo, troveremo riscatto liberandoci dei famigerati standards edilizi ed urbanistici, risvoltando regolamento edilizio e norme tecniche, derogando al calcolo di distanze, superfici, volumi, parcheggi e quant’altro di intralcio alla creatività del tecnico e al libero arbitrio del committente. La formula è lineare: sommando le soddisfazioni individuali si otterrà, come per magia, il nuovo modello di sviluppo: decollo residenziale, turistico-ricettivo, agricolo-produttivo, artigianale, industriale, culturale, ennesimo recupero del centro storico (non ci siamo fatti mancare nulla, come ha sottolineato l’Assessore al ramo), nuove direttrici di sviluppo e flessibilità (anche retroattiva), il tutto, segnatamente, per favorire il “rilancio dell’edilizia”, madre di tutte le battaglie politiche e di tutte le frattaglie amministrative .
A proposito: quale scuola Vi ha insegnato che l’urbanistica è subordinata al rilancio dell’edilizia? L’edilizia costituisce fondamentale settore nel governo del territorio, ma non il solo, se è vero che “pianificare”, come il termine stesso suggerisce, significa disciplinare, normare, indirizzare, arginare gli interventi, allo scopo di renderli sostenibili nel multiforme contesto dell’habitat.
Al di là delle pulsioni professionali e politico-clientelari, l’urbanistica non rilancia, ma bilancia l’edilizia rispetto ad altri interessi (non ultimo quello di frenare il consumo di territorio), e semmai ne incanala le risorse, come auspicabile nel nostro comune, in opere di riqualificazione, rifunzionalizzazione, bonifica del patrimonio esistente.
Lo “sviluppo”, ricorrente nei Vostri proclami, non riveste alcuna valenza, né in positivo né in negativo (anche la malattia si sviluppa), ragionate piuttosto di “crescita civile”, e fateci capire quale civiltà sia quella che apparecchia il territorio come fosse un grande buffet, cui liberamente attingere facendosi spazio a gomitate.
Una pseudourbanistica che in nome di ragioni socio-economiche non ancora circostanziate, ma soprattutto in ragione di facili ed immediati consensi, si riduce ad un dettato di enunciati tesi a deregimentare, destandardizzare, ridimensionare quelle regole del costruire stratificate e codificate, guarda caso, da esperti universitari, del rango di quelli che Vi accingete a consultare, regole abitualmente violate in un clima di tolleranza, silenzio, favore.
Sul piano del tornaconto politico, è facile intuire che rifare il piano, anzicchè modificarlo, Vi consentirebbe di riazzerare le aspettative dei cittadini, aprendo il banco delle promesse e delle ipoteche; le varianti puntuali al piano approvato richiederebbero invece motivazioni altrettanto puntuali che, evidentemente, il grado di trasparenza dei Vostri obiettivi non Vi consentirebbe di addurre.
A fronte delle Vostra ragion di stato, buttate le mani avanti giurando sul carattere esclusivamente tecnico del P.U.G., ma è noto che la delibera di indirizzo è un atto politico, in quanto detta le priorità dei contenuti progettuali, e che la stessa sostituzione integrale dello strumento urbanistico rappresenta non altro che strategia politica.
Il Vostro deregolante e populistico modus operandi mina tra l’altro le professionalità e le responsabilità personali dei giovani tecnici di nuovo ruolo comunale, i quali, pur preparati e motivati, corrono il rischio di appiattirsi sui Vostri capricci e farne le spese, invece di vigilare sulla sostenibilità tecnico-giuridica delle fatidiche volontà politiche.
Dall’incontro del 17 luglio sono emerse due notizie, una cattiva, l’altra buona.
Quella cattiva consiste nella minaccia rappresentata da sanatorie mascherate atte a “normalizzare” gli strappi alla legalità nel calderone del nuovo P.U.G., e da maldestre “crociate” alla conquista ed al saccheggio di nuove fette di territorio.
La notizia buona risiede nella circostanza che, per fare tutto questo, avrete l’obbligo, non ancora derogabile, di cimentarVi con le attuali formule per il dimensionamento del piano, di documentare ed asseverare lo “status quo” urbano-territoriale nelle sue effettive connotazioni fisico-giuridiche, di formalizzare, finalmente, il quadro completo ed aggiornato degli usi e degli abusi.
Ci spiegherete, per fare un solo esempio, l’origine e la regolarità, nelle nostre campagne, di templi residenziali, muri di Berlino, spianamenti, scavi e quant’altro simpaticamente “sviluppato”.
Solo dopo siffatta ricognizione potrete assumerVi le Vostre legittime responsabilità pianificatorie, stendendo sugli “spontaneismi” l’“imbottita” pietosa (il velo sarebbe trasparente) del P.U.G., oppure, in alternativa, valorizzando gli stessi in un circuito turistico di visite guidate, visti i precedenti.
In bocca al lupo.
Antonio Zuccalà


La disoccupazione, oggi, è forse meno esplosiva del passato ma più corrosiva, meno rivoluzionaria ma più deleteria. ..........
Più che un sistema di comunicazione, rivela spazi collettivi in una società che li ha ridotti
Un po' circolo, un po' palcoscenico, un po' piazza, un po' sezione di partito

| PAGAMENTO | LIBERI | RISERVATI | GESTANTI | TOTALE | |
| PRECEDENTI | 135 | 268 | ----- | ----- | 303 |
| DELIBERATI | 522 | 602 | 31 | 5 | 1160 |
| TOTALI | +387 | +334 | +31 | +5 | +857 |

Beh, dopo i fasti dell'ultimo Rock From The Stars, che merita una successiva apposita riflessione, dal momento che ancora una volta si è tradotta nella pratica musicale quella vicinanza culturale e sentimentale, oserei dire, tra Galatone e Nardò, con l'esibizione di tanti amici neretini, forse è il caso che io dia ancora un piccolo contributo pubblicando il mio ultimo articolo uscito sul periodico L'Ora di Nardò, che guarda caso ha a che fare con l'argomento. Quindi beccatevi questa.
Nemo propheta in patria: verità lapalissiana, questa. A cercare fortuna altrove, però, ci si accorge che uno la patria se la porta cucita addosso come una sorta di marchio di fabbrica indelebile e si finisce per trovarsi nella condizione scomoda di non appartenere più al paese d’origine pur non appartenendo mai “veramente” a quello d’adozione.
Tuttavia non si intende qui parlare di tristi storie d’emigrazione e di fallite integrazioni, quanto piuttosto di quei malcapitati di sesso maschile, e sono in tanti, che ad un certo punto della propria vita spostano il baricentro della propria esistenza nel paese vicino, quasi sempre pochissimi chilometri, e quasi sempre causa matrimonio contratto in evidente inosservanza di arcaiche prescrizioni che imponevano forzati paralleli tra bovini cornuti e gentili consorti, rigorosamente conterranei.
In epoca di globalizzazione spinta le “mogli e i buoi dei paesi tuoi” hanno fatto ormai il loro tempo, ma la diversità di origine continua ad essere il terreno di coltura di un clima di campanilismo vissuto ormai più con spirito goliardico che con reale antagonismo.
Elevare il campanile della propria città più in alto degli altri era un modo per codificare una presunta superiorità, quasi fosse il simbolo di una virilità da esibire, e proprio sui campanili si svolge una parte significativa della simpatica aneddotica fatta di vecchie storielle tendenti a dimostrare la presunta dabbenaggine dei vicini a fronte della propria pretesa scaltrezza. Storielle fondate probabilmente su qualche storico episodio con protagonista il classico scemo del villaggio, ma inevitabilmente elevate a icona rappresentativa della vicina municipalità rivale.
Ecco prosperare quindi storie come quella del somaro utilizzato per ripulire il campanile dal classico “zzangone” ivi cresciuto in posizione inaccessibile, con l’implicita considerazione che l’appellativo di somaro spettasse non tanto al malcapitato equino quanto piuttosto a quei geni che lo portavano in posizione tirandolo su legato per il collo. Storiella attribuita dai neretini ai vicini galatonesi, ma che mi risulta faccia parte anche dell’aneddotica di due grossi centri come Copertino e Leverano.
Tanta simpatica considerazione viene solitamente ricambiata dai galatonesi evocando la storiella di un maldestro tentativo neretino di consolidare una statua del Cristo ottenuta dalla neve sottoponendola a cottura, con successivo plateale moto di meraviglia nel verificarne l’inevitabile esito.
Storielle evidentemente ai limiti dell’inverosimile che affondano la loro origine nella notte dei tempi, del tutto degne della moderna tradizione di barzellette sui carabinieri.
Quella delle rispettive tradizioni religiose è una delle corde più sensibili dell’orgoglio cittadino ed è naturale che venga messa in vibrazione quando si vuole toccare nel vivo la sensibilità del confinante. Pochi eventi si prestano così bene a questo gioco come la festa del SS. Crocifisso di Galatone, “lu panieri” per antonomasia.
Evento profondamente sentito dai galatonesi sul piano religioso, ma anche occasione imperdibile, a detta dei neretini, per sfoggiare una volta l’anno il “costume nuovo da panieri” con relativa “cravatta a molla”, espediente molto usato in altri tempi per risparmiare qualcosa sulle spese di vestiario. Neanche la tradizionale lunghissima processione della vigilia viene risparmiata nel momento in cui si racconta del parroco che, preoccupato per l’incipiente pioggerella, sguardo accigliato verso il cielo, si rivolge alla provvidenza con un velato ma rispettoso rimprovero: “Sta chiôi? Fìgghiuta sta mmôddhri!”. Espressione dialettale, quest’ultima, dove le “o” si devono intendere molto chiuse, quasi gutturali: alla galatonese quindi, secondo l’accezione neretina.
In realtà non c’è corso di dizione che tenga: per un neretino il galatonese, per quanto si sforzi, sarà sempre portatore sano della “o” chiusa. Così come per il galatonese sarà sempre in bella evidenza quella “e” estremamente aperta e strascicata, al limite del musicale, del neretino, tipo “cummarèee…”, espressione quasi onomatopeica di una presunta propensione alla facilità della chiacchiera “pittaciara”. Queste peculiarità linguistiche fanno quindi da sfondo ad una serie di luoghi comuni secondo i quali il galatonese sarebbe persona dal braccino corto e dalla spiccata propensione per il commercio, mentre il neretino avrebbe nella sua capacità di millantare crediti a destra e a manca l’espressione del suo essere un po’ sbruffone.
Quale che sia la percezione che gli uni hanno degli altri, resta il dato incontestabile che neretini e galatonesi si vogliono in fondo un gran bene, un po’ come due cugini che vedono l’uno nell’altro la dimostrazione della propria presunta superiorità, ma in fondo si rispettano.
Che il legame tra le due città sia molto forte è dimostrato anche dalla tipica espressione “masculi ti Galatune, femmine ti Nardò”, facilmente ribaltabile senza che se ne alteri la sostanza e riscontrabile in numerosissimi esempi pratici.
In fondo questi simpatici tentativi di dimostrare quanto si sia diversi finiscono invece per confermare una sostanziale identità culturale che, pur tra mille sfumature linguistiche e di costume, ci accomuna nell’identica appartenenza al nostro grande Salento.



Il "Lodo Alfano" tutela la libertà oppure nuoce alla democrazia? Doveva essere rafforzato da una legge costituzionale o è sufficiente una legge ordinaria? Il Consiglio Superiore della Magistratura fa bene o male quando firma appelli contro alcune leggi sulla giustizia? .....
Yuhuu!

QUESTA SERA
ORE 20/30
Piazza Crocifisso
GALATONE

ROCK FROM THE STARS
FESTIVAL
(stelle garantite)

Tutta la musica che nessuno vi ha mai fatto sentire a Galatone e dintorni

Musicisti, giovani, emergenti, affermati e
grandi novità
e
prime assolute
sul palco
da non mancare

chi c'è c'è chi non c'è rosica
Si presenterà l'ultimo numero fresco di stampa del magazine "A LEVANTE"
"Rock from the stars" & SBAM & A Levante
tutti per Francesco.

La Festa di Cinema del reale, giunta alla quinta edizione, si svolgerà anche quest’anno nell’ambito di Salento Negroamaro, festival delle culture migranti realizzato dalla Provincia di Lecce, che con il titolo Territorios ha come protagonista l’America Latina.
La Festa di Cinema del reale è un evento dedicato agli autori e alle opere, cinematografiche e video, che offrono descrizioni e interpretazioni personali e singolari delle realtà del mondo, passate e presenti. Generi documentari differenti, confluiscono in questa “festa” in cui si proiettano film sperimentali, film-saggio, diari personali, film di famiglia, grandi reportage, inchieste storiche, documentari “di creazione”... L’evento, ideato e organizzato da Big Sur, laboratorio di immagini e visioni, si avvarrà della direzione artistica del filmaker Paolo Pisanelli.
Le proiezioni, come in una sala cinematografica all’aperto, avranno luogo all’interno del cinquecentesco Castello Risolo nella bellissima Specchia, cittadina di impianto medioevale situata in uno dei punti più alti del Salento ed annoverata tra i borghi più belli d’Italia. In occasione dell’evento Specchia ospiterà gli autori dei film in programma, registi, produttori, studenti di scuole di cinema e appassionati, trasformandosi in una vera e propria Cittadella del Cinema del reale. Quest’anno nei giorni precedenti la festa si svolgerà il seminario-laboratorio Sguardi nomadi, filmare il territorio finalizzato alla esplorazione filmica del comune di Specchia.
Questa quinta edizione, realizzata con Regione Puglia, Provincia di Lecce, Comune di Specchia, Istituto di Culture mediterranee, con il patrocinio di Apulia film commission e del Consiglio Internazionale del Cinema, della Tv e della Comunicazione dell’Unesco, ha come tema Fughe, viaggi e avventure nel reale e prevede un omaggio al cineasta argentino Fernando Birri, “grande padre del Nuovo Cinema latino-americano”, come lo ha definito lo scrittore Gabriel García Márquez. Verranno presentati i primi due straordinari film di Birri, Tire dié e Los Inundados, e un ritratto di Che Guevara raccontato dal padre Mi hijo el Che.
Musica dal vivo e aperitivi salentini apriranno le serate, che saranno dedicate a film documentari italiani che hanno recentemente riscosso grande successo di pubblico e critica: saranno proiettati Biùtiful cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero, Il lato grottesco della vita di Federica Di Giacomo, Il passaggio della linea di Pietro Marcello, Il teatro e il professore di Paolo Pisanelli, Vjesh/Canto di Rossella Schillaci e Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi.
Da quest’anno l’Archivio Cinema del Reale avvia una collaborazione con la Cineteca Lucana che prevede la digitalizzazione di alcuni documentari brevi, materiali provenienti dall’Archivio della Cineteca Lucana stessa, che conta diverse migliaia di titoli di documentari e film di finzione in pellicola. Tra i filmati proposti dalla Cineteca Lucana ci sarà un omaggio al regista Adriano Barbano, uno dei primi autori pugliesi di cinema, molto attivo negli anni Sessanta e Settanta, e fondatore della prima emittente televisiva privata salentina. Continua il sodalizio con l’Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico di Roma e con HomeMovies, archivio nazionale dei film di famiglia di Bologna.
Nel corso della manifestazione avranno luogo seminari e incontri con gli autori invitati, ai quali verrà conferito il Premio Cinema del reale. La sezione Dentro e fuori la Festa ospiterà, all’interno del Castello Risolo e per le vie di Specchia, mostre e video-installazioni curate da BigSurArtShowcase e accompagnate da aperitivi/incontri musicali a cura del gruppo femminile di musica popolare Triace.
Anche questa edizione della Festa di Cinema del reale, come la precedente, aderisce al Docuday 2008 per la Giornata per la promozione del cinema documentario nelle piazze italiane promossa dall'associazione Documè, Circuito indipendente del documentario etico e sociale.
Nell'ambito della Festa di Cinema del reale si terrà a Specchia il primo Apulia Mediterranean CoProduction Forum, organizzato dalla fondazione Apulia film commission, dall’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce e dalla Copeam (Conferenza permanente dell’audiovisivo del Mediterraneo), con la collaborazione di Big Sur. Tale evento ha l'obiettivo di creare uno spazio permanente dedicato allo scambio di progetti e idee, favorendo sinergie tra produttori e radiodiffusori della regione Euro-Med, al fine di sviluppare coproduzioni a vocazione mediterranea
Big Sur
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Via G. A. Coppola, 3 73100 Lecce (Italia)

Il Cinema del Reale è nato nel "nostro castello".
Ma promesse mai mantenute, bugie e approssimazioni, e snobismi di bassa lega, lo hanno fatto dirottare a Specchia.
E così abbiamo perso l'unica manifestazione a costo zero che ci portava turismo e movimento culturale facendoci finire sulle pagine dei magazine e dei giornali di tutto il mondo. Una volta tanto non per sesso, droga e nequizie politiche.
Abbiamo perso una settimana di cultura a basso costo ma di alto livello per gli egoismi di qualcuno, le miopie di qualche altro, l'invidia e l'ignoranza di tanti.
Adesso la notte di luglio Galatone tace, senza frotte di giovani a riempire la piazza, forestieri a mangiare panini e rustici, ospiti a riempire i B&B.
Abbiamo sbattuto la porta in faccia ad una organizzazione propositiva e perfetta.
Il colmo è che il "nostro" Festival del Cortometraggio Scolastico promosso dalla associazione "Gabriele Inguscio" è andato a finire anche lui a Specchia.
Così perdiamo un'altra attività culturale. Nata a Galatone ed emigrata, anche lei, con la classica valigia di cartone, ma stavolta verso sud.
Galatone espelle le sue forme culturali migliori.
L'Estate Galatea è sempre meno estate e più autunno, rischiarato a sprazzi solo dal volontariato locale, senza un programma, un progetto, un evento di risonanza territoriale.
Ieri sera ero a Galatina a gustarmi la musica del Buena Vista Social Club, un'icona della buona musica Latino Americana, un gruppo storico di richiamo mondiale che ha attirato a Galatina centinaia di appassionati ripagati da un'alta esibizione con orchestra d'archi. I Concerti del Chiostro di Galatina hanno di queste serate magiche.
Sabato scorso ero a Soleto ad ascoltare le sapienti magie di Libetta e Baldassarre. Piazza anche lì piena e attenta e ampiamente ripagata da due mostri della tecnica. E Domenica lì ci sono i raffinati Avion Travel. A Soleto.
E pensare che Francesco Libetta, "il musicista più dotato della sua generazione", è nato a Galatone.
Sì: A GALATONE
http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Libetta
http://www.libetta.it/index.php?option=com_content&view=frontpage&Itemid=3
Mai che Galatone, pur pronta a dare premiucci a gettone a chiunque graviti nell'orbita interessata del culturame dei venali pippibaudi locali, ha pensato di tributare un minimo onore al grandissimo giovane musicista che in questa terra venne alla luce nel non poi così lontano 1968, quando suo padre gestiva la farmacia "ti sotta all'orologiu".
Un amico musicista, scrittore (ormai) e blogger mi chiedeva di perorare la causa di Libetta a Galatone.
Eccomenò!!!?
Ma......Per chi? Con chi? Galatone lo merita?
Galatone non merita nè il Galateo, nè D'Andrea nè Libetta.
Perchè, che si sappia, Francesco Libetta è più famoso al mondo del Galateo e di D'Andrea.
Tanto per chiarirci.
(Provate a battere solo "Libetta" su un motore di ricerca e vedete che il nome di Francesco salta per primo)
E Enrico Baldassarre chi è? Il figlio del professore di Educazione Artistica delle Medie di Galatone, affermato pittore.
E sulla prima pagina di Salento Express trovato oggi al bar chi vi è? Livio Romano, caro amico scrittore affermato che insegna Inglese al II Circolo di Galatone.
E Luigi Mariano? Se non lo avessimo messo (e sacrificato) noi della SBAM nella serata "Rock From The Stars" quando mai Galatone avrebbe tributato i giusti meriti a questo suo cantautore che si afferma nei festival d'Italia dalle Alpi alle piramidi!
E Claudio Tuma? Se non lo smuove ogni tanto la Sbam rimane relegato agli onori della nostra provincia, ma mai di Galatone con una serata degna che lo celebri come merita.
E poi, e poi...... quanti nomi bistrattati da questo paesello che si dà nome di città.
Nemo propheta in patria.
Ma qui scarseggia anche la Patria, latita la famiglia e Dio è, evidentemente, distratto.
E oggi un maturo artigiano muratore di Galatone mi parlava del bellissimo cartellone estivo della vicina Tuglie.
-Solo a Galatone non si fa niente?-
Mi chiedeva l'amico (molto ben vicino all'attuale amministrazione, tra l'altro)
Facciamo pena?
Penso di sì.
Molta.
Ma qualcuno non se ne accorge nemmeno.
E dice no, vi piaccia o non vi piaccia, la minestrina e questa qua.
Intanto sprofondiamo sempre più indietro degli altri paesi del circondario.
Lo squallore e il basso clientelismo, quello sì, lo possiamo solo esportare in quantità, come i materassi.
Ha da passa' 'a nuttata?
Ma com'è lunga!

Ormai da mesi si nota un deficit di decoro, qualità dei servizi amministrativi, di igiene, con un dissenso crescente verso chi ci ha spiegato la sua buona volontà nel fare, ma che, purtroppo, non ha ottenuto i risultati sperati. Valga per tutti l’esempio della raccolta differenziata, ........
PINOCCHIO MICELI
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=5961


- DURANTE IL CONCERTO INSTALLAZIONI VIDEO A CURA DI GIORGIO COLOPI
- STAND DELLA RIVISTA "A LEVANTE"
Senza credenze comuni, da cui derivano comuni doveri, non vi può essere alcuna società stabile perché può esserci vera società soltanto tra esseri intelligenti; e se gli interessi possono momentaneamente avvicinare gli uomini, il nodo che li unisce, senza rapporto con la loro natura più intima e nobile, alla fine, si dissolverà nel nulla. .......