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MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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sabato, 31 maggio 2008

A FFIATE

 

 A ffiate, mote fiate ,

ni scìrramu scì simu.

Ni scirramu, puru ti nui stessi,

a ddhrò imu scìre, cc’è imu ffare.

Oggnè ttantu, puru jo, spàcienzu e mmi perdu,

cquandu mi ccorgu, mi fermu a nna ripata e ppenszu.

Mai, ttòmbu la capu e caminu,

cu ssecutu l’addhrì, a dhrò vonu.

Facendu cusì, mote fiate ti tròi sulu,

oa ccumpagnia ti facchè amicu,

ca la pensza comu a tte.

Timimu, e cusì pirdimu lu piacere cu ccuntamu e,

stàmu citti, su mmote cose ca no nni piacinu.

La fatia, la pulitica,

li palore cu lla mugghere o cu lla zzita,

lu motdu ti fare ti li cristiani,

la vita noscìa stessa,

timimu.

Ti na parte e menu male,

simu picca, cquiddhrì ca ni mintimu,

nu paru ti scarpe comite e ssicutamu la carrara.

A cquattru fessi ti nui,

ni piace ‘ncora,

la scarpa scòmita, caruttata e cu nni scucchìamu suli  la strata.

Tante matine,

mi cquardu a ‘mpacce e nno mi canoscu,

aggiu turmutu picca, penszu.

Prima o poi, nu paru ti scarpe còmite,

speru ca mi l’aggiù cattare puru jo,

scarpe ti crapettu, gnòre e totte lucite.

Ma paru a lli scarpe,

‘ncìolinu puru li jesti e nnu barbieri bbonu,

si putìa fare.

Forse, istutu cusì,

ccunzatu ti festa,

ca sècutu la prucissione,

no mmi canoscianu cchiui,

mancu li fili mia.

 

 

 

A VOLTE

 

 A volte, molte volte,

ci dimentichiamo chi siamo.

Ci dimentichiamo,

paternità e maternità,

 dove andiamo, cosa fare.

Ogni tanto,

capita anche a me di distrarmi e perdere la direzione giusta,

ma quando mi accorgo,

mi fermo ad un’angolo della strada e torno a  riflettere.

Mai, ho abbassato la testa e seguita la fila.

Facendo cosi,

alla fine ti ritrovi solo,

o in compagnia di pochissimi amici.

Paura, tanto la paura,

non apriamo bocca, stiamo in atteso silenzio.

Il lavoro, la politica, i piccoli diverbi familiari,

il comportamento dei nostri simili,

noi stessi,

paura, meglio stare zitti.

Meno male, anche se in pochi,

noi non siamo quelli che indossiamo scarpe comode e seguiamo la fila.

A quattro illusi di noi,

ancora rimasti in vita,

piace indossare scarpe strette e bucate,

piace gustare il piacere di scegliere sempre la via.

Tante mattine guardandomi in faccia, non mi ritrovo,

 ho dormito poco e male, penso.

Prima o poi, un paio di scarpe comode, spero di comprarle pure io, scarpe di pelle di capretto, nere e lucide.

Insieme alle scarpe, ci vuole pure il vestito e un’ottimo barbiere,

si può fare.

Sono sicuro che vestito cosi,

vestito a festa,

in fila, a seguire questa lunga processione,

non mi riconoscerebbero nemmeno,

i miei amati figli


postato da: localo alle ore 12:35 | link | commenti (1)
categorie: cantastorie
venerdì, 30 maggio 2008


postato da: messapico85 alle ore 16:18 | link | commenti
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SUL TURISMO RESPONSABILE

eptopoli 

Sulla stessa linea di discorso di Giuseppe Resta sul “turismo responsabile”, delineando con toni pessimistici una situazione storica di “eclissi della ragione” e ponendo l’accento sui guasti profondi determinati da una razionalità strumentale protesa a “ trasformare tutto ciò che è nel cielo e sulla terra in strumento della propria sopravvivenza”, in contrapposizione alla natura anch’essa svuotata, degradata a nuda materia, oggetto di puro dominio, rifletto sulla “cultura turistica”. Nel 1982, con buona previsione, apparve opportuna la scelta di produrre un progetto di ampio respiro che potesse offrire, per la prima volta in provincia , una sintesi generale delle vicende artistiche e culturali di sette Comuni messapici ,contigui, che hanno identità di indole e che potevano accomunarsi sviluppando nel campo turistico, dell’agricoltura, dello sport, dell’industria, dell’artigianato, dello smaltimento dei rifiuti, interessi omogenei. Poi, “all’intenzion dell’arte” la materia restò sorda per regolamenti e leggi allora in vigore, diverse dalle attuali, ed anche per mancanza di  serie conversazioni tra amministratori e consiglieri, non proprio inclini alla materia. Ci fu però lungimiranza insieme con l’esigenza di superare i singoli municipalismi, con una visione aperta a tutti gli apporti, interni ed esterni, con un piano programmatico più ampio che poteva dedicare rispetto e prestigio alla storia ed al territorio. Tuttavia, oggi, vi è ancora speranza e "necessità" che la tendenza dell’amministratore pubblico o privato, pure diretta ad incrementare turismo ed economia, non debba essere considerata come qualcosa che riduce l’individuo a una condizione di passività e di inerzia in questo processo di adattamento ai fini di incrementare e “vendere” cultura antica, senza rinnegarla o dimenticarla. Un adattamento, come espressione dell’irrequietezza dell’uomo, che gli permette di esercitare, ancora, vari modi di autoespressione e di estendere la portata della sua cultura senza infrangerne gli orientamenti fondamentali. Senza affidare, totalmente, ad un meccanismo che ricerca solo i vantaggi della produttività nel circuito delle merci e dell’economia acquisitiva. “Hoc erat in votis”. Hoc est in votis.


postato da: giusedoria alle ore 13:26 | link | commenti
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I RISULTATI PARLANO.... MA NON CI SONO POLITICI CHE ASCOLTANO

  

A Bari, il 23 e 24 maggio scorsi, si è tenuto il Forum Regionale del Turismo.
E’, come al solito, passato sotto silenzio o, almeno, non si è data l’ampia diffusione che meritavano i risultati del forum sulle tendenze del turismo pugliese tra il 2006 ed il 2008.
A leggerli con attenzione si scoprirà che le smentite ai discorsi dei “politici” sono numerosissime.
Vengono invece confermate (modestamente…..) le analisi che da anni vado facendo sul turismo ed i suoi riflessi sul territorio. Previsioni e prospettive di uso del nostro territorio secondo certe offerte turistiche legate a peculiarità, specificità e caratterizzazioni, soprattutto dell’entroterra, che formalizzai -da relatore, allora, e che poi ho diffuso sulla stampa locale- nel corso di preparazione per giovani organizzato dal Rotaracht nell’ormai lontano maggio del 2000. Otto anni or sono.
A tanta distanza di tempo ho avuto il piacere di aver visto pienamente confermate le mie tesi.

Infatti, a dispetto di tanti orecchianti di politica che con le loro decisioni scriteriate saccheggiano e pregiudicano il nostro territorio, si scopre che il turista che sceglie la Puglia (quarta per il turismo tra le regioni d’Italia dopo Toscana, Sicilia ed Emilia Romagna e prima del Lazio e della Sardegna) è interessato al mare solo per il 22 % e solo, globalmente, per il 35% i turisti scelgono la Puglia per le risorse naturali e per il clima soleggiato. C’è ancora un turismo interno da Puglia a Puglia per il 25 % ed un turismo per vincoli di amicizia o parentali ancora di circa il 40%
In particolare è emerso che il turista è  attratto dalla Puglia per il patrimonio artistico e culturale, per la gastronomia, per i servizi ai bambini e per il folclore locale. Perciò oggi, dopo cinque anni, la Provincia di Lecce ha superato in presenze quella di Bari.
Quindi il così sbandierato mare non è tra le prerogative che attirano di più.
Finalmente lo dicono i dati.
E se i politici non seguissero loro chimere e interessi di speculatori ciechi e anche –se permettete- malaccorti  e poco “inte-ligenti” non depaupererebbero le coste con previsioni di nuovi insediamenti turistici ed alberghieri ma si concentrerebbero sul recupero del patrimonio abitativo esistente nei centri storici e nelle campagne. Anzi dovrebbero salvaguardare ancora di più il mare per renderlo più attraente.
Praticamente, dati alla mano, per semplificare e rendermi comprensibile anche a chi non vuol sentire: PER IL TURISMO DI GALATONE VALE CERTAMENTE  PIU’ RESTAURARE FULCIGNANO CHE FARE ULTERIORI METRI CUBI DI CEMENTO ALLA REGGIA!!!!!!!!
VALE PIU' RESTAURARE IL CENTRO STORICO O LE ARCHITETTURE RURALI CHE SPENDERE UN EURO IN CAMPEGGI AL MARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Pertanto tutte le farneticazioni di sviluppo marinaro di Galatone, tutti gli spettri che agitano insediamenti alberghieri sulla rupe della Montagna Spaccata sono contraddetti alla grande dal risultato di queste accurate ricerche effettuate da istituti di sviluppo turistico e non dai “soliti quattro…..” ambientalisti.
Ancora una volta la cultura dell’ambiente e del territorio va a braccetto con quella dell’economia vera e solida. Altro che chiacchiere.
Ma si sa che gli interessi e i debiti elettorali, i cosiddetti “impegni presi”, sono superiori ad ogni logica ed ad ogni ponderata scelta su base analitica e razionale.
E’ questa la rovina di questo territorio e della sua economia. E’ questa la vera causa che costringe all’emigrazione.
Avevo pienamente ragione, ed i dati oggi me ne danno estesa e inopinabile conferma, quando dalle pagine dei blog contestavo veementemente le visioni di sfruttamento della piccolissima nostra parte di costa espresse nel manifestino elettorale da parte del candidato Luigi Colazzo.
Il futuro del turismo salentino è quello di turismo d’entroterra, dove beni culturali antropologici, architettonici, archeologici, paesaggistici creano più attrazione di una scogliera o di una spiaggetta.
E’ turismo di B&B, di alberghi diffusi, di residenze nobili e antiche, di camperismo e mototurismo. Il Salento è terra da masserie e piccoli centri, di turismo conventuale, rurale e enogastronomico, non certo da turismo estensivo romagnolo o viareggino. Su quali spiagge andremo a mettere i milioni di ombrelloni necessari? E poi perché un tedesco dovrebbe fare ottocento chilometri in più per avere lo stesso servizio - ma sicuramente peggiore per inesperienza e vocazione allo sciacallaggio - che può trovare in Romagna o in Veneto?
L’Italia, d'altronde, ha chilometri di spiagge molto più belle delle nostre – negarselo è stupido campanilismo sterile-  e altrettanti di scogliere più attraenti e più pulite delle nostre (vedi le “cinque vele” di quest’anno!!!!) . Perché continuare a fissarsi col solo mare?  C’è troppa concorrenza e più agguerrita. E le distanze pesano a nostro svantaggio. Sono invece le peculiarità e la cultura dell’entroterra, che sono uniche e che non hanno concorrenza, i “must” sui quali si deve contare.
Sotto sotto in questo miraggio di turismo esclusivamente marinaro c’è ancora un’antica soggezione verso il mare visto come alternativa ad una società agricola. Siamo ancora “furisi” dentro e non riusciamo a capire che proprio quella cultura antica, che cerchiamo di rinnegare e dimenticare, è l’unica vera nostra forza. E’ su questo che bisogna puntare con lungimiranza e conoscenza. Turismo, peraltro, che nell’entroterra si può destagionalizzare e che può incrementare il turismo “business”, cioè quello convegnistico, che proprio nelle basse stagioni e nei sistemi turistici gastronomici e culturali trova le sue migliori attrazioni di contorno. Non per niente a Lecce, nei mesi autunnali, questo tipo di turismo assorbe circa il 50% delle presenze.
Però, come al solito avviene, i tecnici, in questo caso gli analisti turistici, studiano e danno risultati incontrovertibili (come quello, purtroppo di un vistoso calo di presenze rispetto al 2006: il caro vacanze ci pregiudica rispetto ad altri posti più abbordabili) ma i politici non tengono conto dei tecnici. Seguono loro visioni deliranti e miopi, offuscati da una smania d’onnipotenza, sensibili solo ai richiami speculativi dei loro finanziatori palesi o occulti o, peggio ancora, di loro inconfessabili interessi familiari.
Allora è inutile fischiare……….
 
.
 

giovedì, 29 maggio 2008

I "TAGLI" DEL MINISTRO TREMONTI

www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 20:41 | link | commenti
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postato da: messapico85 alle ore 20:11 | link | commenti
categorie: segnalazioni, avviso ai naviganti, pubblicoservizio

Nuova_Dimensione

Nonostante la mia ben nota "imbranataggine" informatica, che mi impedisce di allegare al post la vera locandina dell'evento, cocciutamente insisto nel volervi comunicare la nostra prossima esibizione, anche se la foto è generica.

Domenica 1 giugno, ore 22,30 circa,

ingresso libero, uscita non si sa,

la Nuova Dimensione tornerà a respirare la polvere del palcoscenico (allergia agli acari permettendo) nel ben noto e bellissimo  Tequila Bum Bum di Alezio,

uno dei locali più attivi del Salento nell'ambito della musica dal vivo, nei pressi della stazione ferroviaria.

Ancora una volta invitiamo i nostri numerosissimi fan (un numero proprio esagerato!) a venirci a trovare per passare una serata frizzante all'insegna di un sano rock anni 70.

Sarebbe gradita un'opera di diffusione sul territorio di questo evento quasi epocale (è la nostra prima assoluta, e speriamo non l'ultima, in questo bellissimo locale).

Vi aspettiamo. 


postato da: pasqualechirivi alle ore 17:22 | link | commenti (1)
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GENERAZIONI

 generazione_2

 

La frequente crisi della famiglia, lo sradicamento dalla tradizione, la caduta della speranza che si esprime con il collasso demografico, sono alcuni dei più significativi aspetti di quello che viene, in modo riduttivo, definito “il problema dei giovani”. In realtà si tratta di fenomeni riferibili ad un’intera società, in tutte le sue generazioni, che risultano unitariamente comprese in una difficile crisi di valori. Il disagio esistenziale dello sradicamento, assieme alla diminuzione delle opportunità di lavoro, sta alla base di molti comportamenti devianti che si confermano nella violenza criminale e terroristica, abuso di sostanze stupefacenti, suicidi e tentati suicidi. L’altro aspetto, anche se in sé positivo, ma che fa intravedere una esasperazione dei fenomeni, è il progressivo invecchiamento della popolazione, conseguente all’aumento della vita media, per effetto del benessere contemporaneo. A questo si aggiunge, poi, la diminuzione vistosa delle nascite che, negli ultimi anni, ha raggiunto proporzioni allarmanti in tutte le società tecnologicamente avanzate. Si tratta di una caduta senza precedenti, nella storia della fecondità dell’Occidente industrializzato,con una conseguenza che carica, sulle spalle dei giovani contemporanei, un peso enorme e senza uguali rispetto alle generazioni precedenti. Sta nascendo allora un’epoca in cui l’insofferenza degli anziani per i giovani e dei giovani per gli anziani ha raggiunto un suo culmine, in cui gli anziani non fanno altro che accumulare argomenti per dire finalmente ai giovani quel che si meritano e i giovani non aspettano altro che queste occasioni per dimostrare che gli anziani non capiscono nulla? Ricordando però di essere stati giovani, non si dimentica l’insofferenza, sicuramente l’indifferenza per rimproveri, critiche, esortazioni, consigli dello stesso genere, da cui l’espressione, “ non ha nessuna autorità per parlare”. La apparente posizione inconciliabile dipende, forse, dalla incapacità di trasmettere esperienza; così la vera distanza tra due generazioni può essere data dal proprio arrogante assolutismo e, per questo, dalla stessa mancanza di comunicazione. Di questo singolare paradosso della comunicazione, un effetto visibile è quello di un’identità generazionale strutturalmente instabile, ove potrebbero essere le Istituzioni a conferire identità, col risultato che ogni processo istituzionale diventi un grande riproduttore dei giochi in questione e non, al contrario, moltiplicatore dei conflitti delle identità.

E ciò avviene a molti livelli istituzionali e rispetto ai più diversi tipi di identità, compresa quella generazionale. Il giudizio della pretesa incapacità degli anziani, ed anche dei bambini sotto questo aspetto, ad essere elementi produttivi nella presente società, può dipendere dal concetto di “resa economica”; il dato cronologico passa da criterio di fissazione di diritti-doveri a criterio di selettività e di squalifica.

La spesa ingente, in assistenza e nella soddisfazione di bisogni indotti, scatena spirali nelle quali ogni bilancio pubblico rischia di affondare. Il benessere che ci consente di pensare  a forme di assistenza sofisticata ed elevata è ottenuto, spesso, a prezzo di società o di gruppi, ai margini dello sviluppo economico e sociale. In tutti i casi, se l’uomo dovrà essere sempre più uomo, con scelte ed opzioni di natura ideale ed etica (politica, religiosa, civica), su cui sempre di più dovrà insistere con qualsiasi programmazione di risposta ai bisogni, esso dovrà anche cercare risposte che non drammatizzino ulteriormente i  problemi, che non ghettizzino gli emarginati e che consentano a tutti, dalla culla alla bara, una potenziale serenità di vita. Vivere dignitosamente per morire dignitosamente, ciò che oggi scarsamente avviene tra chi conta meno.

 

 


postato da: giusedoria alle ore 16:36 | link | commenti
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NODISCRIMINAZIONI

“Il Piccolo Principe”di Galatone
                                            
gruppo di ricerca per una pedagogia popolare
                                              
e-mail: ilpiccoloprincipemce@virgilio.it
 
 
LA PAURA GENERA MOSTRI di ODIO
 
Educare vuol dire creare contesti in cui si apprende e si comprende
il rispetto delle diversità e la pari dignità .
Contro le discriminazioni, costruiamo insieme senso di appartenenza,
senso di responsabilità e diritti - doveri di cittadinanza.
 
C’è un filo che lega l’assalto ai campi rom di Napoli, l’aggressione omicida di Verona, la violenza e lo strangolamento della ragazza quattordicenne a Niscemi?
Ce lo chiediamo incalzati da uno sconfortante pensiero, come se tutto ciò che a scuola insegniamo ci stesse franando sotto i piedi.
Temiamo che un legame purtroppo ci sia, e che quei comportamenti non siano assurdi fatti privati, ma questioni di interesse sociale che riguardano la scuola e la società tutta.
Sta crescendo nella nostra società un odio cieco per la diversità, che ha toccato livelli paurosi e determina fatti incontrollabili di cui siamo testimoni annichiliti.
Tuttavia addossare tutta la colpa alla televisione è un po’ come chiamarsi fuori, ritirarsi nell’impotenza a cambiare le cose. Certo, se un tempo la Tivù è stata lo specchio della realtà (documentata, desiderata, rovesciata), ora sembra che sia avvenuto un cambiamento a 180 gradi, e sia la televisione a plagiare la realtà: ovvero sono i nostri ragazzi che si atteggiano secondo modelli omologati derivati dai teleschermi. 
E questo non vale solo per i giovani, ma anche per famiglie e interi paesi; perciò ci chiediamo dove ci porterà la perniciosa idea di ammettere in società solo chi è già identico a noi stessi?
Non è forse dall’unione di diversità che nasce la creatività, che nasce la vita stessa?
L’omologazione dei comportamenti è ormai troppo avanti; l’avvento della società multietnica, dell’Europa a 27 Paesi e la globalizzazione hanno fatto il resto, generando paure che se pur legittime, non essendo state elaborate socialmente e culturalmente si sono trasformate in odio per ogni forma di diversità, per ogni comportamento non conforme.
In questi giorni si tenta di criminalizzare intere popolazioni; si parla di introdurre nuovi reati, tesi a colpire non le responsabilità individuali, ma le condizioni di vita. Noi dobbiamo:
- testimoniare solidarietà a chi è colpito da questi tentativi di criminalizzazione
- rispondere a chi calpesta la giustizia con i diritti di uguaglianza sanciti dalla nostra Costituzione
- ricordare che la scuola si occupa dell’educazione alla convivenza e alla solidarietà
- vigilare nei contesti educativi in cui operiamo affinché tutti i bambini siano tutelati come previsto dalle leggi italiane e dalla carta dell’Onu.
 
Le parole di Bertold Brecht, che in questi giorni stanno girando nei nostri siti, ci possono illuminare:
«Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare».
 
                                                                                        per il gruppo mce
                                                                                         Luigina De Prezzo

postato da: giusepperesta alle ore 13:22 | link | commenti
categorie: ricevo e pubblico, condiviso e sottoscritto

RICEVO E PUBBLICO


I
l Cordinamento del PD di Galatone avvia, con l'iniziativa odierna, una campagna di comunicazione e di dialogo con i cittadini per informare e far conoscere a tutti l'operato dell' Amministrazione MICELI.

Si parte con questa pubblica denuncia nei confronti della Amministrazione in quanto responsabile della perdita dei FINANZIAMENTI per le INFRASTRUTTURE per il TURISMO.

Si tratta di fondi europei che non erano stati spesi in tempo utile e che il governo regionale ha indirizzato a sostegno dello sviluppo turistico, chiedendo ai Comuni di presentare entro il 31 agosto dello scorso anno progetti esecutivi di immediata canteriabilità, visto che i lavori si dovevano concludere entro fine 2008.


Finanziamenti_perduti-xWEB


postato da: vitobaglivo alle ore 09:32 | link | commenti (1)
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mercoledì, 28 maggio 2008

"Udite udite" (anzi "leggete leggete")
su http://serspir.splinder.com/

L'IMPEGNO DELLA CHIESA

fiammella

 

Il presidente del vescovi, cardinale Bagnasco, dirige un appello al governo a far presto per interventi idonei ad affinare ed approntare buone politiche a favore dei singoli, della famiglia,dei salari, dei rifiuti. Anche buoni interventi per arrivare ad una “reale integrazione” dei cittadini nei confronti degli immigrati. L’elenco non è certamente completo, ma ciò che importa è tener presente un quadro che rispecchi la complessità del processo globale nei suoi molteplici aspetti interagenti. Il processo che bisogna sviluppare è quello di passare da un pensiero operatorio astratto ad un processo concreto e quindi il far prevalere risposte a situazioni contingenti e stimoli in base a piani, ipotesi, regole, di fronte alle crescenti aspettative e richieste che nascono dalla società in relazione a capacità di autocontrollo, autonomia, produttività, scelta e assunzione di rischio e responsabilità. Riuscire, cioè, a superare la prospettiva centrata sull’area limitata del presente e immediato futuro ad una molto più ampia, aperta verso mete più lontane in termini di progetti, scopi e persistenti impegni verso di essi. Significativamente, anche il passato personale di ciascuno di noi viene ora recuperato, rivisitato e usato per costruire progetti, mantenere la stima di sé o cercare sicurezza, di fronte all’incertezza e al cambiamento, per un mondo sociale che, da prevalentemente interpersonale, diventi anche un mondo in cui gli aspetti istituzionali entrano come elementi significativi sul piano sia cognitivo che motivazionale. Aspetto importante, nel tentativo di integrare le varie componenti sociali, è pure quello di trovare un principio di ordine per cui passato, presente e futuro possano formare una biografia coerente ove si possano trovare, per questa unità, anche la fedeltà e la necessità di essere coerente con i propri principi; perfino il senso della lealtà verso le tradizioni della propria cultura e il tentativo di rispondere alle attese della propria società non sono risposte passive, ma riflettono l’impegno e la responsabilità che caratterizzano un’identità adeguatamente sviluppata. Sforzandosi dunque di essere autonomi e coerenti, integri, diventando sensibili sulle questioni dei propri rapporti con gli altri, significa pure essere propensi a definire se stessi nel rapporto con la società nella quale si vive ed opera, in prospettiva morale. In fondo è possibile connettere l’auto opera individuale con modelli , ideali, aspettative della cultura, che ciascuno può liberamente accettare o porre in discussione; gli sforzi di ciascun individuo, per dare senso al suo essere entro una società e una cultura, possono concentrarsi in alcune aree, come il futuro lavorativo, la famiglia, la sessualità, gli ideali politici o religiosi. Infine, fedeltà e diversità, identificazione e individuazione possono essere, più che atteggiamenti alternativi e indipendenti, momenti strettamente legati e profondamente radicati nel rapporto con le norme e i valori, specialmente quelli in cui si possa ancora credere fermamente.  


postato da: giusedoria alle ore 14:43 | link | commenti
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martedì, 27 maggio 2008

STEINERIANI e PEDAGOGIA

Lunedì due giugno la scuola steineriana di Manduria si racconta a Nardò
presso la libreria "I volatori" (piazzetta delle Erbe) per presentare la
pedagogia Waldorf.
Questo approccio didattico, partendo da una concezione antroposofica e
rispettando fortemente le fasi di crescita e maturazione del bambino prima e
del ragazzo poi, gli avvicina le materie in modo da accendere in lui la
voglia di fare, la gioia di stare con i compagni e il piacere per ogni nuova
scoperta che la magia artistica dell'insegnamento gli propone.
Ne consegue il principio di libertà di insegnamento per il docente, il
quale, mentre è protagonista delle scelte didattiche, è tenuto
contemporaneamente ad operare per il raggiungimento di precisi livelli
educativi e culturali.
Un'opera pedagogica che si propone di rispondere a tali esigenze può aver
luogo solo attraverso un incessante lavoro di autoeducazione del singolo
insegnante e il CORSO DI FORMAZIONE la base di tale lavoro.
Tutti coloro che ne vogliono sapere di più e che intendono partecipare, sono
invitati a raggiungerci presso la libreria "I volatori" dalle 18.00 alle
20.00
INFO: 349.3788738

postato da: giusepperesta alle ore 21:29 | link | commenti
categorie: libreria, ricevo e pubblico, nardò, i volatori

La chiazzetta

 

 

Spicciatu ti ivire mieru,

maggiu  misu lu bicchieri a ‘mposcìa e aggiù salutatu.

Rriatu a lla chiazzeta,

a ‘nnanzi a lu SS. Crucifussu, maggiu ssittatu.

Lu ssittaturu era tostu e friddu,

comu la manu ti nu mortu ti to ggiurni.

La chiazzetta, rriccota, rriccota,

parìa na cosa noa,

ma sulu all’occhi ti  la negghia,

 ca stà scìndia.

Parìa na cosa noa,

pircè, eranu llavatu la chiesa e,

rrampatu la torre ti fronte.

Lu rucitu, ca no ssi sintìa, e nnu muscìu, mi facìanu compagnia.

Muzzuni ti sigarette a ‘nterra mmuntunati,

carticeddhrè rriccote ti lu jentu,

nu pisciaturu jancu e ‘ncora nou,

a nn’angulu ‘mpuggiatu.

Aggiù zaccatu cu cquardu, ‘ntornu, ‘ntornu,

usando lu fundu ti lu bicchieri comu ‘cchiali.

Si itianu ti fronte a mme,

li scaluni ti la chiesa, nu picca cunszumati,

lu purtarone, mangiatu ti lu tiempu,

to luci, istute ti lampiuni ‘ntignati, tinti ti gnùru.

A llu luntanu nu muscìu a ddo culuri stia stisu,

era lu patrunu ti la chiazza,

cquandu, no ‘nc’èranu li cani ca ggiravanu.

A mmanu mancina, lu cumune,

tuttu stìa stutatu, sta ddurmìa a sonni chini,

mentre li surici, zzumpavanu.

Lu patrunu ti casa,

no ttantu ‘ncì pinzava e ppi lli surici,

la purticeddhrà  menza perta, a llu muscìu ni llasava.

Muscìu, ca mancu mortu,

cu cchiappa li surici trasìa.

A ddhrài, ti ddrà porta, ca ti purtaa,

intra a stanze chène ti superbia e arroganza,

no ‘nc’ì passava.

Ognè ttantu, lu muscìu, ca beddhrù era,

si ddumandava comu mai,

era spicciatu a nnu postu cusì scùnzatu e scquàrnamintatu.

Stù paese, ca pare rrumastu fermu,

a mmoti anni a rretu.

A llu tiempu ti li turchi,

cquandu rriavanu ‘ncora  ti mare,

e cquandu a Furcignanu,

‘mpurnavanu pane e bbindìanu ricotta.

Luce no ssi ‘ndì ete.

Cqueddhrà ca si ete,

ete picca, comu  picca ete,

cqueddhrà ca ‘llumina la chiazza,

cu lla facce ti la chiesa.

Cu stìacamu, stu saccu ti munduzze,

cu cchiappamu, sti surici a lla tagghìola,

cu nni lliberamu ti st’angoscie e st’arrivismu,

scì sape sé campami cu bbitimu.

 

LA PIAZZETTA

 

 

Bevuto l’ultimo bicchiere di vino, mentre salutavo,

mi sono messo in tasca il bicchiere vuoto.

Arrivato nella piccola piazza,

di fronte alla chiesa del SS. Crocifisso, mi sono seduto.

La panchina era dura e fredda, come la mano di un uomo,

morto due giorni fa.

La piccola  piazzetta, cosi poco illuminata,

agli occhi della nebbia pareva nuova e sfarzosa.

Dava una  sensazione di nuovo,

la facciata della chiesa ripulita e  la torre restaurata.

Miei compagni, il rumore provocato dal silenzio e un gatto randagio.

Mozziconi di sigarette ammucchiati,

pezzi di carta scopati dal vento,

un water color bianco seminuovo, fermo ad un   angolo.

Incomincio a guardarmi attorno,

usando il fondo del bicchiere come lente,

si vede poco.

Proprio di fronte,

gli scalini della chiesa, rovinati dai piedi dei fedeli,

poi, l’antico portone, mangiato dal tempo e dall’incuria,

due luci semimorte, vestite a lampione colorato a lutto.

Poco distante, il gatto a due tonalità stava steso.

Era il Re della piazza,

fintanto i cani giravano al largo.

Alla mia sinistra, il comune,

tutto era buio.

Assomigliava ad un’orco addormentato,

mentre sogna la sua preda.

Intanto i topi ballavano tranquilli,

facendo da padroni.

Il padrone di casa, non dava tanto peso ai topi,

si limitava solo, a lasciare socchiusa una piccola porticina sul retro, per il gatto.

Al gatto,  non  importava niente dei topi e se ne fregava.

Da quella porta, che ti invitava ad entrare in quelle stanze piene

di superbia e arroganza, non passava.

Ogni tanto, il gatto, che era pure bello e corteggiato, si chiedeva come mai, era andato a finire in un posto cosi sconquassàto.

Il paese sembrava rimasto fermo a molti anni fa.

Al tempo dell’invasione dei Turchi,

quando arrivavano dal mare,

mentre al vecchio maniero di Furcignano  si muoveva la  vita.

La luce è poca.

Quella che c’è e flebile,

poco guarda la piazza e poco vede la facciata della vecchia chiesa.

A svuotare questo sacco d’immondizia,

a prendere questi topi nella tagliola,

per liberarci di questi angoscianti arrivisti,

speriamo di essere ancora in vita, all’occasione.


postato da: localo alle ore 16:44 | link | commenti
categorie: cantastorie, cronache croniche galatee

POLITICHE CULTURALI PUBBLICHE E PRIVATE

Cultura

 

Lo specifico campo delle politiche culturali pubbliche rappresenta un segmento del campo culturale allargato che comprende una gamma, abbastanza articolata di aree di intervento e di spesa, riconducibile ad antiche presenze dei poteri pubblici nazionali e locali e a campi nuovi in corso di espansione o rivisitati, in chiave nuova, di scelte private. Il nuovo campo delle politiche culturali pubbliche coinvolge, quando avviene, ma non sempre avviene, varie attività di più tradizionale intervento ed intacca, se intacca, settori del welfare a più marcato spessore assistenziale, alcuni classici luoghi della creazione artistica, letteraria, musicale. In realtà, esaminando sia l’azione delle politiche culturali pubbliche, così come si è venuto configurando, sia l’attività di comunicazione che si va costituendo, nel settore pubblico e privato, quali le comunicazioni istituzionali e d’impresa con sponsorizzazioni, politiche d’immagine, i bisogni formativi che si vanno imponendo, diventano sempre più articolati e non possono essere visti solo nell’ottica riduttiva di aggiungere competenze economico- gestionali alle sole capacità tecnologiche o umanistiche. E’ necessario pensare a come correggere le deformazioni prodotte da una formazione atavica, a come innestare competenze di tipo progettuale, a come far integrare alle nuove tecnologie gli addetti che già operano nel settore per aprire le menti degli stessi a quel lavoro di lettura del sociale e del mutamento culturale e di comprensione del ruolo della comunicazione nella nostra società, senza cui non è neppure concepibile oggi un’attività di progettazione e di gestione orientata all’innovazione possibile. Anche il modo di dire e discettare, attraverso gli stessi vari ragionamenti liberi che si fanno sui blog, potrebbe rappresentare, a volte in modo solipsistico e di sfogo, un ingresso debole nelle tematiche della lettura del sociale e del funzionamento della comunicazione, senza cui non è possibile comprendere i macro scenari costituiti dai processi di globalizzazione dell’economia e della cultura che costituiscono lo sfondo e il punto di riferimento di processi sociali e culturali in atto. Il cammino da fare  nella direzione di acquisire, anche qui consapevolezza, sul tipo di lavoro progettuale da pensare, non è né breve né facile, specialmente quando, anche in piccole comunità come la nostra, ci si trova al cospetto di incarichi “intuitus personae”, ipocritamente finalizzati a pensare ed a progettare, ma che, invece, colgono l’aspetto del favoritismo senza alcuna necessaria chiarificazione intellettuale legata alla possibilità di sperimentare il nuovo. Rompere, insomma, vecchie incrostazioni elitarie che impediscono di collegare i nuovi  traguardi possibili alle esigenze di democratizzazione e competenze. Progettare per dotare il personale, in servizio e da assumere, delle competenze necessarie per una loro gestione ottimale, di scelta oculata delle vie possibili da seguire, facendo pure in modo che non si confondano, strada facendo, con letture ideologiche capaci di deformare i progetti e di renderli impossibili.


postato da: giusedoria alle ore 12:46 | link | commenti
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Finalmente un

" Angolo di Pace "

a Galatone.


Nel video la presentazione del progetto denominato " Angolo di Pace " redatto dall'arch. Giuseppe Resta su commissione dell' Associazione Regina della Pace. 545 modi per esserci con il proprio contributo

Autore:myboxtv

Guarda

 

 


lunedì, 26 maggio 2008

inguscio logoL’AssociAzione Culturale “Gabriele Inguscio

 

 è lieta di invitarvi

 

all’incontro con l’autrice

 

Loredana Lipperini

Scrittrice e giornalista

 

 

che presenterà il suo libro

 

“Ancora dalla parte delle bambine”  -    Feltrinelli 2007

 

Sabato 31 maggio 2008   -   ore 20,30

nella sede della Pro Loco – Torre Belmonte Pignatelli

Piazza SS Crocifisso

Galatone

 

Saluto del Presidente dell’Associazione: Prof.ssa Teresa Gatto

Introduce:  Dott. Luca Nolasco


postato da: giovannisanti alle ore 21:15 | link | commenti
categorie: libreria

Salviamo Galatone

Qualche mese fa.......

il sindaco promuoveva un convegno :

centro storico il cuore che non batte.

Qualcuno invitava a chiamare il Dr.House.

Per il santuario della Grazia non basterà !

http://www.splinder.com/myblog/view/514291/yes


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