MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

A FFIATE
ni scìrramu scì simu.
Ni scirramu, puru ti nui stessi,
a ddhrò imu scìre, cc’è imu ffare.
Oggnè ttantu, puru jo, spàcienzu e mmi perdu,
cquandu mi ccorgu, mi fermu a nna ripata e ppenszu.
Mai, ttòmbu la capu e caminu,
cu ssecutu l’addhrì, a dhrò vonu.
Facendu cusì, mote fiate ti tròi sulu,
oa ccumpagnia ti facchè amicu,
ca la pensza comu a tte.
Timimu, e cusì pirdimu lu piacere cu ccuntamu e,
stàmu citti, su mmote cose ca no nni piacinu.
La fatia, la pulitica,
li palore cu lla mugghere o cu lla zzita,
lu motdu ti fare ti li cristiani,
la vita noscìa stessa,
timimu.
Ti na parte e menu male,
simu picca, cquiddhrì ca ni mintimu,
nu paru ti scarpe comite e ssicutamu la carrara.
A cquattru fessi ti nui,
ni piace ‘ncora,
la scarpa scòmita, caruttata e cu nni scucchìamu suli la strata.
Tante matine,
mi cquardu a ‘mpacce e nno mi canoscu,
aggiu turmutu picca, penszu.
Prima o poi, nu paru ti scarpe còmite,
speru ca mi l’aggiù cattare puru jo,
scarpe ti crapettu, gnòre e totte lucite.
Ma paru a lli scarpe,
‘ncìolinu puru li jesti e nnu barbieri bbonu,
si putìa fare.
Forse, istutu cusì,
ccunzatu ti festa,
ca sècutu la prucissione,
no mmi canoscianu cchiui,
mancu li fili mia.
A VOLTE
ci dimentichiamo chi siamo.
Ci dimentichiamo,
paternità e maternità,
dove andiamo, cosa fare.
Ogni tanto,
capita anche a me di distrarmi e perdere la direzione giusta,
ma quando mi accorgo,
mi fermo ad un’angolo della strada e torno a riflettere.
Mai, ho abbassato la testa e seguita la fila.
Facendo cosi,
alla fine ti ritrovi solo,
o in compagnia di pochissimi amici.
Paura, tanto la paura,
non apriamo bocca, stiamo in atteso silenzio.
Il lavoro, la politica, i piccoli diverbi familiari,
il comportamento dei nostri simili,
noi stessi,
paura, meglio stare zitti.
Meno male, anche se in pochi,
noi non siamo quelli che indossiamo scarpe comode e seguiamo la fila.
A quattro illusi di noi,
ancora rimasti in vita,
piace indossare scarpe strette e bucate,
piace gustare il piacere di scegliere sempre la via.
Tante mattine guardandomi in faccia, non mi ritrovo,
ho dormito poco e male, penso.
Prima o poi, un paio di scarpe comode, spero di comprarle pure io, scarpe di pelle di capretto, nere e lucide.
Insieme alle scarpe, ci vuole pure il vestito e un’ottimo barbiere,
si può fare.
Sono sicuro che vestito cosi,
vestito a festa,
in fila, a seguire questa lunga processione,
non mi riconoscerebbero nemmeno,
i miei amati figli
Sulla stessa linea di discorso di Giuseppe Resta sul “turismo responsabile”, delineando con toni pessimistici una situazione storica di “eclissi della ragione” e ponendo l’accento sui guasti profondi determinati da una razionalità strumentale protesa a “ trasformare tutto ciò che è nel cielo e sulla terra in strumento della propria sopravvivenza”, in contrapposizione alla natura anch’essa svuotata, degradata a nuda materia, oggetto di puro dominio, rifletto sulla “cultura turistica”. Nel 1982, con buona previsione, apparve opportuna la scelta di produrre un progetto di ampio respiro che potesse offrire, per la prima volta in provincia , una sintesi generale delle vicende artistiche e culturali di sette Comuni messapici ,contigui, che hanno identità di indole e che potevano accomunarsi sviluppando nel campo turistico, dell’agricoltura, dello sport, dell’industria, dell’artigianato, dello smaltimento dei rifiuti, interessi omogenei. Poi, “all’intenzion dell’arte” la materia restò sorda per regolamenti e leggi allora in vigore, diverse dalle attuali, ed anche per mancanza di serie conversazioni tra amministratori e consiglieri, non proprio inclini alla materia. Ci fu però lungimiranza insieme con l’esigenza di superare i singoli municipalismi, con una visione aperta a tutti gli apporti, interni ed esterni, con un piano programmatico più ampio che poteva dedicare rispetto e prestigio alla storia ed al territorio. Tuttavia, oggi, vi è ancora speranza e "necessità" che la tendenza dell’amministratore pubblico o privato, pure diretta ad incrementare turismo ed economia, non debba essere considerata come qualcosa che riduce l’individuo a una condizione di passività e di inerzia in questo processo di adattamento ai fini di incrementare e “vendere” cultura antica, senza rinnegarla o dimenticarla. Un adattamento, come espressione dell’irrequietezza dell’uomo, che gli permette di esercitare, ancora, vari modi di autoespressione e di estendere la portata della sua cultura senza infrangerne gli orientamenti fondamentali. Senza affidare, totalmente, ad un meccanismo che ricerca solo i vantaggi della produttività nel circuito delle merci e dell’economia acquisitiva. “Hoc erat in votis”. Hoc est in votis.



...Segnalazioni...

Nonostante la mia ben nota "imbranataggine" informatica, che mi impedisce di allegare al post la vera locandina dell'evento, cocciutamente insisto nel volervi comunicare la nostra prossima esibizione, anche se la foto è generica.
Domenica 1 giugno, ore 22,30 circa,
ingresso libero, uscita non si sa,
la Nuova Dimensione tornerà a respirare la polvere del palcoscenico (allergia agli acari permettendo) nel ben noto e bellissimo Tequila Bum Bum di Alezio,
uno dei locali più attivi del Salento nell'ambito della musica dal vivo, nei pressi della stazione ferroviaria.
Ancora una volta invitiamo i nostri numerosissimi fan (un numero proprio esagerato!) a venirci a trovare per passare una serata frizzante all'insegna di un sano rock anni 70.
Sarebbe gradita un'opera di diffusione sul territorio di questo evento quasi epocale (è la nostra prima assoluta, e speriamo non l'ultima, in questo bellissimo locale).
Vi aspettiamo.

La frequente crisi della famiglia, lo sradicamento dalla tradizione, la caduta della speranza che si esprime con il collasso demografico, sono alcuni dei più significativi aspetti di quello che viene, in modo riduttivo, definito “il problema dei giovani”. In realtà si tratta di fenomeni riferibili ad un’intera società, in tutte le sue generazioni, che risultano unitariamente comprese in una difficile crisi di valori. Il disagio esistenziale dello sradicamento, assieme alla diminuzione delle opportunità di lavoro, sta alla base di molti comportamenti devianti che si confermano nella violenza criminale e terroristica, abuso di sostanze stupefacenti, suicidi e tentati suicidi. L’altro aspetto, anche se in sé positivo, ma che fa intravedere una esasperazione dei fenomeni, è il progressivo invecchiamento della popolazione, conseguente all’aumento della vita media, per effetto del benessere contemporaneo. A questo si aggiunge, poi, la diminuzione vistosa delle nascite che, negli ultimi anni, ha raggiunto proporzioni allarmanti in tutte le società tecnologicamente avanzate. Si tratta di una caduta senza precedenti, nella storia della fecondità dell’Occidente industrializzato,con una conseguenza che carica, sulle spalle dei giovani contemporanei, un peso enorme e senza uguali rispetto alle generazioni precedenti. Sta nascendo allora un’epoca in cui l’insofferenza degli anziani per i giovani e dei giovani per gli anziani ha raggiunto un suo culmine, in cui gli anziani non fanno altro che accumulare argomenti per dire finalmente ai giovani quel che si meritano e i giovani non aspettano altro che queste occasioni per dimostrare che gli anziani non capiscono nulla? Ricordando però di essere stati giovani, non si dimentica l’insofferenza, sicuramente l’indifferenza per rimproveri, critiche, esortazioni, consigli dello stesso genere, da cui l’espressione, “ non ha nessuna autorità per parlare”. La apparente posizione inconciliabile dipende, forse, dalla incapacità di trasmettere esperienza; così la vera distanza tra due generazioni può essere data dal proprio arrogante assolutismo e, per questo, dalla stessa mancanza di comunicazione. Di questo singolare paradosso della comunicazione, un effetto visibile è quello di un’identità generazionale strutturalmente instabile, ove potrebbero essere le Istituzioni a conferire identità, col risultato che ogni processo istituzionale diventi un grande riproduttore dei giochi in questione e non, al contrario, moltiplicatore dei conflitti delle identità.
E ciò avviene a molti livelli istituzionali e rispetto ai più diversi tipi di identità, compresa quella generazionale. Il giudizio della pretesa incapacità degli anziani, ed anche dei bambini sotto questo aspetto, ad essere elementi produttivi nella presente società, può dipendere dal concetto di “resa economica”; il dato cronologico passa da criterio di fissazione di diritti-doveri a criterio di selettività e di squalifica.
La spesa ingente, in assistenza e nella soddisfazione di bisogni indotti, scatena spirali nelle quali ogni bilancio pubblico rischia di affondare. Il benessere che ci consente di pensare a forme di assistenza sofisticata ed elevata è ottenuto, spesso, a prezzo di società o di gruppi, ai margini dello sviluppo economico e sociale. In tutti i casi, se l’uomo dovrà essere sempre più uomo, con scelte ed opzioni di natura ideale ed etica (politica, religiosa, civica), su cui sempre di più dovrà insistere con qualsiasi programmazione di risposta ai bisogni, esso dovrà anche cercare risposte che non drammatizzino ulteriormente i problemi, che non ghettizzino gli emarginati e che consentano a tutti, dalla culla alla bara, una potenziale serenità di vita. Vivere dignitosamente per morire dignitosamente, ciò che oggi scarsamente avviene tra chi conta meno.
Il Cordinamento del PD di Galatone avvia, con l'iniziativa odierna, una campagna di comunicazione e di dialogo con i cittadini per informare e far conoscere a tutti l'operato dell' Amministrazione MICELI. Si parte con questa pubblica denuncia nei confronti della Amministrazione in quanto responsabile della perdita dei FINANZIAMENTI per le INFRASTRUTTURE per il TURISMO. Si tratta di fondi europei che non erano stati spesi in tempo utile e che il governo regionale ha indirizzato a sostegno dello sviluppo turistico, chiedendo ai Comuni di presentare entro il 31 agosto dello scorso anno progetti esecutivi di immediata canteriabilità, visto che i lavori si dovevano concludere entro fine 2008. |




Il presidente del vescovi, cardinale Bagnasco, dirige un appello al governo a far presto per interventi idonei ad affinare ed approntare buone politiche a favore dei singoli, della famiglia,dei salari, dei rifiuti. Anche buoni interventi per arrivare ad una “reale integrazione” dei cittadini nei confronti degli immigrati. L’elenco non è certamente completo, ma ciò che importa è tener presente un quadro che rispecchi la complessità del processo globale nei suoi molteplici aspetti interagenti. Il processo che bisogna sviluppare è quello di passare da un pensiero operatorio astratto ad un processo concreto e quindi il far prevalere risposte a situazioni contingenti e stimoli in base a piani, ipotesi, regole, di fronte alle crescenti aspettative e richieste che nascono dalla società in relazione a capacità di autocontrollo, autonomia, produttività, scelta e assunzione di rischio e responsabilità. Riuscire, cioè, a superare la prospettiva centrata sull’area limitata del presente e immediato futuro ad una molto più ampia, aperta verso mete più lontane in termini di progetti, scopi e persistenti impegni verso di essi. Significativamente, anche il passato personale di ciascuno di noi viene ora recuperato, rivisitato e usato per costruire progetti, mantenere la stima di sé o cercare sicurezza, di fronte all’incertezza e al cambiamento, per un mondo sociale che, da prevalentemente interpersonale, diventi anche un mondo in cui gli aspetti istituzionali entrano come elementi significativi sul piano sia cognitivo che motivazionale. Aspetto importante, nel tentativo di integrare le varie componenti sociali, è pure quello di trovare un principio di ordine per cui passato, presente e futuro possano formare una biografia coerente ove si possano trovare, per questa unità, anche la fedeltà e la necessità di essere coerente con i propri principi; perfino il senso della lealtà verso le tradizioni della propria cultura e il tentativo di rispondere alle attese della propria società non sono risposte passive, ma riflettono l’impegno e la responsabilità che caratterizzano un’identità adeguatamente sviluppata. Sforzandosi dunque di essere autonomi e coerenti, integri, diventando sensibili sulle questioni dei propri rapporti con gli altri, significa pure essere propensi a definire se stessi nel rapporto con la società nella quale si vive ed opera, in prospettiva morale. In fondo è possibile connettere l’auto opera individuale con modelli , ideali, aspettative della cultura, che ciascuno può liberamente accettare o porre in discussione; gli sforzi di ciascun individuo, per dare senso al suo essere entro una società e una cultura, possono concentrarsi in alcune aree, come il futuro lavorativo, la famiglia, la sessualità, gli ideali politici o religiosi. Infine, fedeltà e diversità, identificazione e individuazione possono essere, più che atteggiamenti alternativi e indipendenti, momenti strettamente legati e profondamente radicati nel rapporto con le norme e i valori, specialmente quelli in cui si possa ancora credere fermamente.
La chiazzetta
Spicciatu ti ivire mieru,
maggiu misu lu bicchieri a ‘mposcìa e aggiù salutatu.
Rriatu a lla chiazzeta,
a ‘nnanzi a lu SS. Crucifussu, maggiu ssittatu.
Lu ssittaturu era tostu e friddu,
comu la manu ti nu mortu ti to ggiurni.
La chiazzetta, rriccota, rriccota,
parìa na cosa noa,
ma sulu all’occhi ti la negghia,
ca stà scìndia.
Parìa na cosa noa,
pircè, eranu llavatu la chiesa e,
rrampatu la torre ti fronte.
Lu rucitu, ca no ssi sintìa, e nnu muscìu, mi facìanu compagnia.
Muzzuni ti sigarette a ‘nterra mmuntunati,
carticeddhrè rriccote ti lu jentu,
nu pisciaturu jancu e ‘ncora nou,
a nn’angulu ‘mpuggiatu.
Aggiù zaccatu cu cquardu, ‘ntornu, ‘ntornu,
usando lu fundu ti lu bicchieri comu ‘cchiali.
Si itianu ti fronte a mme,
li scaluni ti la chiesa, nu picca cunszumati,
lu purtarone, mangiatu ti lu tiempu,
to luci, istute ti lampiuni ‘ntignati, tinti ti gnùru.
A llu luntanu nu muscìu a ddo culuri stia stisu,
era lu patrunu ti la chiazza,
cquandu, no ‘nc’èranu li cani ca ggiravanu.
A mmanu mancina, lu cumune,
tuttu stìa stutatu, sta ddurmìa a sonni chini,
mentre li surici, zzumpavanu.
Lu patrunu ti casa,
no ttantu ‘ncì pinzava e ppi lli surici,
la purticeddhrà menza perta, a llu muscìu ni llasava.
Muscìu, ca mancu mortu,
cu cchiappa li surici trasìa.
A ddhrài, ti ddrà porta, ca ti purtaa,
intra a stanze chène ti superbia e arroganza,
no ‘nc’ì passava.
Ognè ttantu, lu muscìu, ca beddhrù era,
si ddumandava comu mai,
era spicciatu a nnu postu cusì scùnzatu e scquàrnamintatu.
Stù paese, ca pare rrumastu fermu,
a mmoti anni a rretu.
A llu tiempu ti li turchi,
cquandu rriavanu ‘ncora ti mare,
e cquandu a Furcignanu,
‘mpurnavanu pane e bbindìanu ricotta.
Luce no ssi ‘ndì ete.
Cqueddhrà ca si ete,
ete picca, comu picca ete,
cqueddhrà ca ‘llumina la chiazza,
cu lla facce ti la chiesa.
Cu stìacamu, stu saccu ti munduzze,
cu cchiappamu, sti surici a lla tagghìola,
cu nni lliberamu ti st’angoscie e st’arrivismu,
scì sape sé campami cu bbitimu.
Bevuto l’ultimo bicchiere di vino, mentre salutavo,
mi sono messo in tasca il bicchiere vuoto.
Arrivato nella piccola piazza,
di fronte alla chiesa del SS. Crocifisso, mi sono seduto.
La panchina era dura e fredda, come la mano di un uomo,
morto due giorni fa.
La piccola piazzetta, cosi poco illuminata,
agli occhi della nebbia pareva nuova e sfarzosa.
Dava una sensazione di nuovo,
la facciata della chiesa ripulita e la torre restaurata.
Miei compagni, il rumore provocato dal silenzio e un gatto randagio.
Mozziconi di sigarette ammucchiati,
pezzi di carta scopati dal vento,
un water color bianco seminuovo, fermo ad un angolo.
Incomincio a guardarmi attorno,
usando il fondo del bicchiere come lente,
si vede poco.
Proprio di fronte,
gli scalini della chiesa, rovinati dai piedi dei fedeli,
poi, l’antico portone, mangiato dal tempo e dall’incuria,
due luci semimorte, vestite a lampione colorato a lutto.
Poco distante, il gatto a due tonalità stava steso.
Era il Re della piazza,
fintanto i cani giravano al largo.
Alla mia sinistra, il comune,
tutto era buio.
Assomigliava ad un’orco addormentato,
mentre sogna la sua preda.
Intanto i topi ballavano tranquilli,
facendo da padroni.
Il padrone di casa, non dava tanto peso ai topi,
si limitava solo, a lasciare socchiusa una piccola porticina sul retro, per il gatto.
Al gatto, non importava niente dei topi e se ne fregava.
Da quella porta, che ti invitava ad entrare in quelle stanze piene
di superbia e arroganza, non passava.
Ogni tanto, il gatto, che era pure bello e corteggiato, si chiedeva come mai, era andato a finire in un posto cosi sconquassàto.
Il paese sembrava rimasto fermo a molti anni fa.
Al tempo dell’invasione dei Turchi,
quando arrivavano dal mare,
mentre al vecchio maniero di Furcignano si muoveva la vita.
La luce è poca.
Quella che c’è e flebile,
poco guarda la piazza e poco vede la facciata della vecchia chiesa.
A svuotare questo sacco d’immondizia,
a prendere questi topi nella tagliola,
per liberarci di questi angoscianti arrivisti,
speriamo di essere ancora in vita, all’occasione.

Lo specifico campo delle politiche culturali pubbliche rappresenta un segmento del campo culturale allargato che comprende una gamma, abbastanza articolata di aree di intervento e di spesa, riconducibile ad antiche presenze dei poteri pubblici nazionali e locali e a campi nuovi in corso di espansione o rivisitati, in chiave nuova, di scelte private. Il nuovo campo delle politiche culturali pubbliche coinvolge, quando avviene, ma non sempre avviene, varie attività di più tradizionale intervento ed intacca, se intacca, settori del welfare a più marcato spessore assistenziale, alcuni classici luoghi della creazione artistica, letteraria, musicale. In realtà, esaminando sia l’azione delle politiche culturali pubbliche, così come si è venuto configurando, sia l’attività di comunicazione che si va costituendo, nel settore pubblico e privato, quali le comunicazioni istituzionali e d’impresa con sponsorizzazioni, politiche d’immagine, i bisogni formativi che si vanno imponendo, diventano sempre più articolati e non possono essere visti solo nell’ottica riduttiva di aggiungere competenze economico- gestionali alle sole capacità tecnologiche o umanistiche. E’ necessario pensare a come correggere le deformazioni prodotte da una formazione atavica, a come innestare competenze di tipo progettuale, a come far integrare alle nuove tecnologie gli addetti che già operano nel settore per aprire le menti degli stessi a quel lavoro di lettura del sociale e del mutamento culturale e di comprensione del ruolo della comunicazione nella nostra società, senza cui non è neppure concepibile oggi un’attività di progettazione e di gestione orientata all’innovazione possibile. Anche il modo di dire e discettare, attraverso gli stessi vari ragionamenti liberi che si fanno sui blog, potrebbe rappresentare, a volte in modo solipsistico e di sfogo, un ingresso debole nelle tematiche della lettura del sociale e del funzionamento della comunicazione, senza cui non è possibile comprendere i macro scenari costituiti dai processi di globalizzazione dell’economia e della cultura che costituiscono lo sfondo e il punto di riferimento di processi sociali e culturali in atto. Il cammino da fare nella direzione di acquisire, anche qui consapevolezza, sul tipo di lavoro progettuale da pensare, non è né breve né facile, specialmente quando, anche in piccole comunità come la nostra, ci si trova al cospetto di incarichi “intuitus personae”, ipocritamente finalizzati a pensare ed a progettare, ma che, invece, colgono l’aspetto del favoritismo senza alcuna necessaria chiarificazione intellettuale legata alla possibilità di sperimentare il nuovo. Rompere, insomma, vecchie incrostazioni elitarie che impediscono di collegare i nuovi traguardi possibili alle esigenze di democratizzazione e competenze. Progettare per dotare il personale, in servizio e da assumere, delle competenze necessarie per una loro gestione ottimale, di scelta oculata delle vie possibili da seguire, facendo pure in modo che non si confondano, strada facendo, con letture ideologiche capaci di deformare i progetti e di renderli impossibili.
Finalmente un
" Angolo di Pace "
a Galatone.
Nel video la presentazione del progetto denominato " Angolo di Pace " redatto dall'arch. Giuseppe Resta su commissione dell' Associazione Regina della Pace. 545 modi per esserci con il proprio contributo
Autore:myboxtv
L’AssociAzione Culturale “Gabriele Inguscio”
è lieta di invitarvi
all’incontro con l’autrice
Scrittrice e giornalista
che presenterà il suo libro
“Ancora dalla parte delle bambine” - Feltrinelli 2007
Sabato 31 maggio 2008 - ore 20,30
nella sede della Pro Loco – Torre Belmonte Pignatelli
Saluto del Presidente dell’Associazione: Prof.ssa Teresa Gatto
Introduce: Dott. Luca Nolasco
Qualche mese fa.......
il sindaco promuoveva un convegno :
centro storico il cuore che non batte.
Qualcuno invitava a chiamare il Dr.House.
Per il santuario della Grazia non basterà !