MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)
4 MAGGIO 2004
Sul Blog www.giuseppe-resta.splinder.com scrivevo a proposito della sfilata del Carro di S. Elena:
C'è chi la vede come antico culto di prosperità, chi come memoria storica, chi come carica di significati religiosi.
C'è chi la vede carica di significati politici!
Di fatto c'è e si fa.
Ed è un impegno gravosissimo che solo l'entusiasmo ed il sacrificio di tanti riesce a fare vivere.
Quest'anno è stata particolarmente ricca di personaggi e di cavalcature.
Pensare che anni fa rischiava di estinguersi per la mancanza di cavalli!
Il fatto serio è che la realizzazione è sempre di uno scolvolgente naif.
Gli occhiali e gli orologi sono la regola.
Un amico mi diceva ironico: - non è che tutti i romani ci vedessero bene!-
Buona come battuta, ma tragica l'evidenza.
Per non parlare degli assistenti in abiti "borghesi" . Occorre molto sforzo, immagino, per fornirli di una tunica?
Gli antichi nostri nonni mettevano come palafrenieri i mori. Un po' si confusione cronologica, ma se vogliamo neanche tanta, visto che l'impero si estendeva ben oltre la fascia mediterranea dei "bianchi".
Sono stati tolti per dar sfoggio a divise equestri con stivali e pantaloni alla cavallerizza?
Penso che bisognerebbe fare un comitato permamente per almeno quattro anni, che istruisse i partecipanti, gli selezionasse, gli abbigliasse.
Anche gli amministratori potrebbero vestirsi da senatori.
Se ne avvantagerebbe la credibilità.
Così rimane alta la valenza sociale ed antropologica, ma quella storica e turistica è sul pendio del comico.
Ve lo immaginate, non un Senese, ma anche un semplice Eugubino come rimarrebbe scandalizzato da tanta affazzonatura?
Bravi a tutti .... non ci sono dubbi!!
Bravi e bravissimi!
Ma cerchiamo di migliorare: le energie ci sono!
"Ho trent'anni e sono incinta"

DANZA GALATUNESE
Ballanu li pàisani, su lli strate ti Galatune,
ballanu puru li cristiani,
ca pi ddisgrazzia, so passati.
Balla la luna a Santu Luca, ma balla scuncìgnata,
balla sobbra a Sant’Angilu, ma ete nu picca, cchiù ‘ngarbata.
Ballamu su lli Capuccinni, ma so picca li ballerini,
ballanu a Santu Linardu, ma no ssi ete nu cardu.
Ballanu a Santu Subbistianu, ma ni cate lu tamburru ti manu, ballanu fore a lla centrale, ‘nc’è scì scènde ‘ncè scì sale.
Ballanu sotta llu tèrloci, ma no ssi sentinu li ucì,
ballanu tanghi, mazurche e ccia, ccia ccià, ma a tipu, ti lu maracanà.
Balla puru, cinca a sorvegliare, ca li strate,
foggie,
no ‘ndonu bbire.
Balla puru l’assesore, ca li foggie a chiùtire,
cu nno pozzi mai ttuppare.
Ballanu tanghi a passu longu,
cusì li foggie li potìnu scancare.
Ballanu puru, a lli strate ti lu piccatu,
ea ‘nnanzi li chiesie cu llu prete scasàtu.
Balla la mamma, ti lu consiglieri,
pi lla gioia ti l’amore,
ca lu puirieddhrù e ddintatu “signore”.
Ah! comu balla sta luna, intra stu paese,
foggie, foggie e scìalabbà,
pezzetti, mieru e cquacquaraccquà.
Ballanu sotta li jalani , ma sulu a lli primi piani,
ballanu a rretu a lli camene,
cquandu mmàsonanu li turdène.
Ballanu puru, su l’urtime strate,
ddhrù lli agnuni, teninu li mutande strazzate.
Ballamu, cu la spiranza ca criscimu,
ballamu, cu lla spiranza,
ca ballamu e nno pigghiamu,
mai foggie contramanu.

30 marzo
ore 19
Cutrofiano
Biblioteca Comunale
Presentazione del
QUADERNO 11
del Museo delle Ceramiche di Cutrofiano
Relatori:
Prof. Benedetto Vetere
Prof. Paul Arthur
E il sindaco di Cutrofiano Aldo Tarantini.
Nel Quaderno 11
un interessantissimo saggio scritto dal nostro concittadino
RICCARDO VIGANO'
sulle ceramiche di Nardò a Nardò e a Galatone. Numerosi studi e reperti inediti.
Si intitola "Agenzia viaggi da favola" lo spettacolo per bambini di tutte le età in programma mercoledì 30 aprile alle 19 nella saletta verde della libreria i Volatori di Nardò. L'incontro sarà curato dall'associazione Iezabel ed è incentrato sul racconto di fiabe di tutto il mondo che verranno messe in scena dagli attori dell'associazione con il coinvolgimento dei bambini.

Invitato all’inaugurazione della nuova sala di esposizione per il 1 maggio 2008, in Galatone, che ho avuto modo di visitare in anteprima, ricevo una carta da visita che vuol presentare e raccomandare iniziative future, con i caratteri per i quali si vuole distinguere immediatamente da ogni altra raccolta di quadri del genere, per evidenziarsi, non solo in loco, ma anche all’esterno tramite sito internet: www.myspace.com/salentartegallery
via Colonna, 3 Galatone (Le).
La scelta delle tele e dei dipinti, il criterio che ha ordinato organicamente la vasta materia e il gusto stesso con il quale sono state disposte le opere, sono frutto di collaborazione e studio apprezzabile. Vedranno i visitatori e giudicheranno con quanta cura sono stati accorpati giovani talenti con artisti di esperienza, per mettere insieme e confondere il tutto armoniosamente. Ci si trova quindi di fronte ad un corredo di opere delle quali non si saprebbe se maggiormente apprezzarne la curiosità o l’oculatezza estetica, che incoraggia, anche se non si ha spiccata inclinazione, verso questo tipo di esposizione che deve essere considerato un sussidio prezioso da coloro che siano, o non, intenditori appassionati.
La cura minuziosa di ogni quadro e opera è chiarita a piè di cavalletto, o con scorrimento sull’apposito sito,con il nome del suo autore; può considerarsi dizionario essenziale, per chi abbia effettivamente bisogno di apposita didascalia, non avendo grandi conoscenze specifiche. Le opere che contengono una forma diverse sono belle, ma altrettanto lo sono, quelle più complesse che non rivelano una prospettiva uniforme e stabile. Da notare che alcune sono da ammirare perché vi è uno sfruttamento, ben riuscito, di mezzi tecnici che possono produrre illusione o possono portare a conseguenze sociali desiderabili.
Se l’esperienza non consiglia male, si può nutrire fiducia di aver visto, a Galatone, un luogo nuovo di esposizione d’arte pittorica, di autori in mostra, ritenendo che l’iniziativa artistica, ma pure di scambio e d’intermediazione in quanto non si può escludere lo scopo dell’economia dell’arte, terrà il campo, senza contrasto e antagonismo, per diversi anni.




Nuove tecnologie vitali che mutano, in modo capillare, il costo relativo e la struttura portante della produzione, dando luogo a nuovi prodotti, processi e collegamenti in un’ampia gamma di settori economici, si intrecciano, inevitabilmente, con nuovi sistemi di informazione quali, utilizzo combinato di telefono, computer e satellite, banche dati, fibre ottiche. La notizia viaggia in micro secondi e diviene sempre più merce di uno sterminato supermercato dell’informazione che condiziona modi di vivere ed operare. Una rete di canali di trasmissione delle informazioni che avvolge come una ragnatela tutto il paese con il peso dei capitali investiti dalle multinazionali. Tutto questo significa aggressione con preponderanza economica del complesso industriale-informatico che si ripercuote alla periferia del sistema ove a dettare le regole sono, con molta più forza che in passato, i paesi industrializzati. Osservava Veltroni che “ nella nuova gerarchia dei rapporti mondiali nella società dell’informazione, il rischio è che si creino un nuovo Nord, all’altezza del Pacifico, collegato con il cielo ed i satelliti e un gigantesco Sud del mondo isolato e dipendente”.
Il rischio è, come accade per ogni grande cambiamento tecnologico, che la rivoluzione telematica comporti una serie di problemi e tra questi, il più grave tra tutti, quello di una nuova colonizzazione: nazioni o gruppi che possono monopolizzare banche dati e canali di comunicazione. La comunicazione di massa diventa, perciò, comunicazione organizzata nella quale si realizza la massima divisione dei compiti con un conseguente aumento dei costi. Allora quale può essere la oggettività o meno dell’informazione? Una informazione o un insieme di informazioni sono oggettive se sono pubblicamente controllabili in base a fatti e, quindi, passibili di smentita o di conferma. Quali i mezzi a nostra disposizione per poterla controllare? E se, chi, per motivi ideologici, negando l’evidenza dei fatti, stravolgendoli per far quadrare la propria teoria, fosse fazioso, non ammettendo altra possibilità se non la propria descrizione o spiegazione, negando testardamente che un evento o un fatto non possa avere altri aspetti o altre cause che quelli proposti da lui, quali conseguenze potrebbe provocarci? Occorre, quindi, possedere una buona dose di razionalità, o essere attenti e capaci di farla nascere, per poter distinguere l’oggettività della notizia, separandola da rapporti fiduciari insieme con la consapevolezza della parzialità di ogni informazione, che dovrebbe porci in grado di sostituirla alla faziosità della pretesa unica di chi interpreta e spiega i fatti con modi molto personali ed interessati. Per fortuna, oggi vi è l’informazione di tantissimi blog o web-log, cioè di diari o tracce su rete che, in totale autonomia, permettono diffusione di notizie, discussioni, ragionamenti che, anche in Italia, dal 2001 sono diventati di moda e consentono il dialogo, le comunicazioni di esperienze, gratuitamente. Ma devono ancora moltiplicarsi e raccordarsi di più e meglio.
Riuscire, ad esempio, a spiegare un successo elettorale di un partito o il tracollo di un altro, attraverso cause psicologiche, sociali ed economiche con motivazioni che, seppure parziali, possono essere scientificamente controllabili, e non al contrario far intendere, che gli eventi accaduti sono frutto della forza del destino ineluttabile, in quanto questo, risulterebbe empiricamente incontrollabile ma adattabile alla connivenza di chi vuole supinamente rassegnarsi.

RISISTIMU
Risistimu,
mentre tràse lu jentu intra ccasa,
porta spiranza e vita,
ca si ‘ndè scìuta.
A mmienzu a ll’ortu,
aggiù pricatu nu mortu,
nu mortu, ‘ncora viu.
A postu ti l’ortu,
stà nasce nu campusantu,
manu ca no battinu,
ali ca no bbolanu.
Nati furisi, so morti agnuni,
oscè, so rrumasti sulu li lazzaruni.
Cusì sta ccangia sta terra,
ti terra chèna a terra scèrsza.
Pariti jerti, pariti ti frasche,
onu istu jesti, onu istu fatte.
Risistimu, ca na rete na cchiappati,
scì tròa nu carottu e zzumpa fore e furtunatu,
ci ete fessa,
rrumane carciratu.


Ciurnate ca…….
Agnone, sutatu e tuttu scurciatu,
scìucava contente, ritendu pi nnienti,
mmuscìava li tienti.
L’occhiu era viu, capiddri ‘ncora moti,
l’oce trunante ma lu cirieddhrù hacante.
Ti sera, prestu a ccasa,
a ‘nnanzi llu fucalire, ssittati sintimme li cunti,
bbone palore, tanti cunszigli, moti sbatdigli.
Mi ricordu (s)cuntente, ddhrì tiempi passati,
pinszava e bbulava, a posti ‘ncantati,
pinzieri piccicchi, li casi strazzati.
Ci cuntava straccava, ma straccu già scìa,
ti la ciurnata passata,
ca l’aria ti fore, ti friddu bbinchiata,
ulìe scutulava.
Carusu sò statu, ma picca ricordu,
sé no ll’anima chiara e ddisiteri mai bbuti.
Picca pinszieri ma la fame era mota,
sonni piersi a lla strata,
nu beddhrù ggiurnu trùata.
Giornate che………
momenti passati.
Fanciullo, sudato e tutto graffiato,
giocavo felice, sorridendo a tutti,
con viso sereno.
L’occhio era vispo, capelli ondulati,
voce possente, testa vagante.
La sera,
al calar del sole si rincasava,
davanti al camino, ad ascoltare,
racconti antichi, consigli,
quanti sbadigli.
Mi ricordo s/contento, quei tempi,
quando ragazzino volavo con la fantasia,
padrone dell’universo,
ma con le vesti strappate.
Chi raccontava storie, era stanco,
stanco per la lunga giornata passate nei campi,
con il freddo pungente ed un vento impertinente che olive coglieva.
Sono stato un ragazzino spensierato,
ma poco ricordo del mio passato,
sé, non l’animo puro e pochi regali.
Pochi pensieri, una fame imponente,
sogni persi lungo la strada,
un bel dì ritrovata.

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=5061
Lunedì 21 aprile presso l'I.T.I.S. "E. Medi" di Galatone si è svolto un incontro dal titolo
"RESISTENZE"
- DALLE TESTIMONIANZE DI IERI
ALL'IMPEGNO DI OGGI -
Nel video L'intervista al prof. Fabio Minazzi,
ed alcune testimonianze
dell' ing. Stefano Sentenza e
dell'arch. Giuseppe Resta.

L’uso non medico di droga, anche se è stato da sempre praticato dall’umanità, ha avuto nel passato manifestazioni che hanno ben poco in comune con l’attuale fenomeno della tossicodipendenza giovanile. Nel passato il consumo di droga ha riguardato quasi sempre gli adulti e, collegato a finalità mistiche, religiose o rituali, era sporadico e riservato ad occasioni particolari; ciò che comportava anche l’assenza di stati di tossicodipendenza. Oggi diventa un flagello mondiale l’abuso di droghe che travolge giovani e giovanissimi e, la falsa attenuante che l’umanità ha sempre convissuto con la droga e che il presente non è che la continuazione del passato, è erronea e pericolosa. E’ sbagliato perché solo adesso la droga fa cultura, ed è pericoloso perché si abbassa il livello di guardia verso un fenomeno che diffonde un atteggiamento di passività ed accettazione, accompagnato dalla fatto che il danno è limitato e che la collettività continuerà ad assorbirlo agevolmente. Ma la persistenza e l’aggravamento della tossicodipendenza, i nuovi ritrovati sempre più potenti, dimostra quanto, oggi, il compito di educatori, esperti, a livello locale ed internazionale, sia diventato arduo e gravoso. Andare ad analizzare tutte le cause sarebbe impossibile, né se ne può fare una rassegna completa, perché sarebbe troppo complessa e lunga; si può ricordare qualche affermazione che ha avuto maggior sostegno per tentare di esprimere un’idea modesta ai fini di una prevenzione. E, mi sembra, che una prima causa generale possa trovarsi nei fattori prodotti dai cambiamenti e dalle tensioni che hanno caratterizzato e caratterizzano l’andamento delle società moderne; così la “protesta giovanile” contro la cultura degli adulti dominante e soffocante che si basava sulla conservazione e sul profitto da cui i giovani si ritenevano esclusi. Poi, dopo il ’68, un rifiuto di condotte e di valori del mondo degli adulti che si è esaurito nel giro di qualche anno e a cui è seguito un sentimento diffuso di sconfitta, rassegnazione e disimpegno sociale. Oggi, forse, l’esagerazione del consumismo, in una situazione di estensione del benessere economico che, contemporaneamente, allarga l’area della tossicodipendenza giovanile, ma anche sottosviluppo e miseria che si sono dati la mano per la diffusione del fenomeno. Tutte cause, però, che, data la loro estrema genericità, sfuggono ad ogni possibilità di riscontro empirico. Forse, però, la tossicodipendenza è figlia della decadenza dei valori tradizionali. Anche famiglia e genitori, che hanno subito l’impatto delle esigenze imposte dall’organizzazione e dalle tensioni della società industriale, sono stati additati come colpevoli di tanta tragedia; anche se, oggi, su tale colpevolezza, si avanzano dubbi, dopo aver constatato che il ricorso alla droga si è manifestata in un quadro di immobilità socio- economica e di conservazione degli schemi familiari. Infine la scuola che insieme con la famiglia non ha saputo svolgere il compito educativo e che, non trovando il modo di prevenire la tossicodipendenza, si è anch’essa trovata disorientata e al centro di dure polemiche. Ora, vi sono dati certi che dimostrano come la cultura della droga è l’effetto anche di manipolazioni accorte e articolate di individui che militano al servizio dei potenti del traffico di stupefacenti, in quanto bisogna disporre di elevate risorse economiche e di organizzazioni efficienti. Pertanto l’abuso di droghe, vecchie e nuove, non sarà sconfitto se non verrà diffusa una cultura della droga, con una lotta seria alla produzione e ai traffici illeciti, alle grosse organizzazioni del crimine che su essi vivono e prosperano. La famiglia e la scuola poco possono fare se le Istituzioni statali e l’impegno della comunità tutta, non si impegneranno a fondo per debellare il perverso fenomeno.