Galatown

MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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mercoledì, 30 aprile 2008

scripta manent

  

4 MAGGIO 2004

Sul Blog www.giuseppe-resta.splinder.com scrivevo a proposito della sfilata del Carro di S. Elena:

C'è chi la vede come antico culto di prosperità, chi come memoria storica, chi come carica di significati religiosi.

C'è chi la vede carica di significati politici!

Di fatto c'è e si fa.

Ed è un impegno gravosissimo che solo l'entusiasmo ed il sacrificio di tanti riesce a fare vivere.

Quest'anno è stata particolarmente ricca di personaggi e di cavalcature.

Pensare che anni fa rischiava di estinguersi per la mancanza di cavalli!

Il fatto serio è che la realizzazione è sempre di uno scolvolgente naif.

Gli occhiali e gli orologi sono la regola.

Un amico mi diceva ironico: - non è che tutti i romani ci vedessero bene!-

Buona come battuta, ma tragica l'evidenza.

Per non parlare degli assistenti in abiti "borghesi" . Occorre molto sforzo, immagino, per fornirli di una tunica?

Gli antichi nostri nonni mettevano come palafrenieri i mori. Un po' si confusione cronologica, ma se vogliamo neanche tanta, visto che l'impero si estendeva ben oltre la fascia mediterranea dei "bianchi".

Sono stati tolti per dar sfoggio a divise equestri con stivali e pantaloni alla cavallerizza?

Penso che bisognerebbe fare un comitato permamente per almeno quattro anni, che istruisse i partecipanti, gli selezionasse, gli abbigliasse.

Anche gli amministratori potrebbero vestirsi da senatori.

Se ne avvantagerebbe la credibilità.

Così rimane alta la valenza sociale ed antropologica, ma quella storica e turistica è sul pendio del comico.

Ve lo immaginate, non un Senese, ma anche un semplice Eugubino come rimarrebbe scandalizzato da tanta affazzonatura?

Bravi a tutti ....  non ci sono dubbi!!

Bravi e bravissimi!

Ma cerchiamo di migliorare: le energie ci sono!


martedì, 29 aprile 2008

DANZA GALATUNESE

 

Ballanu li pàisani, su lli strate ti Galatune,

ballanu puru li cristiani,

ca pi ddisgrazzia, so passati.

Balla la luna a Santu Luca, ma balla scuncìgnata,

balla sobbra a  Sant’Angilu, ma ete nu picca, cchiù ‘ngarbata.

Ballamu su lli Capuccinni, ma so picca li ballerini,

ballanu a Santu Linardu, ma no ssi ete nu cardu.

Ballanu a Santu Subbistianu, ma ni cate lu tamburru ti manu, ballanu fore a lla centrale, ‘nc’è scì scènde ‘ncè scì sale.

Ballanu sotta llu tèrloci, ma no ssi sentinu li ucì,

ballanu tanghi, mazurche e ccia, ccia ccià, ma a tipu, ti lu maracanà.

Balla puru, cinca a sorvegliare, ca li strate,

foggie,

no ‘ndonu bbire.

Balla puru l’assesore, ca li foggie a chiùtire,

cu nno pozzi mai ttuppare.

Ballanu tanghi a passu longu,

cusì li foggie li potìnu scancare.

Ballanu puru, a lli strate ti lu piccatu,  

ea ‘nnanzi li chiesie cu llu prete scasàtu.

Balla la mamma, ti lu consiglieri,

pi lla gioia ti l’amore,

ca lu puirieddhrù e ddintatu “signore”.

Ah! comu balla sta luna, intra stu paese,

foggie, foggie e scìalabbà,

pezzetti, mieru e cquacquaraccquà.

Ballanu sotta li jalani , ma sulu a lli primi piani,

ballanu a rretu a lli camene,

cquandu mmàsonanu li turdène.

Ballanu puru, su l’urtime strate,

ddhrù lli agnuni,  teninu li mutande strazzate.

Ballamu, cu la spiranza ca criscimu,

ballamu, cu lla spiranza,

ca ballamu e nno pigghiamu,

mai foggie contramanu.


 

Tutto si può dire a Galatone tranne che il re è nudo.
E’ bastato che scrivessi una cosa lapalissiana per scatenare un vespaio di polemiche di sbarramento. Che, come tutte quelle di sbarramento, sono basate su fatti distorti e mendaci.
 
Riassumiamo:
Io ho espresso un elementare, quasi banale, direi puerile concetto: se si chiede l’intervento amministrativo ed il coinvolgimento della Amministrazione per la sfilata storica del Carro di S. Elena bisogna chiarire una volta per tutte se l’avvenimento è di competenza della Chiesa o del Comune.
O di tutti e due, al limite, uniti in una joint venture - come dicono oggi i guru dell’economia - in cui ambiti e responsabilità ed economie siano chiaramente stabilite e codificate.
Ma senza questo "contratto", a rigore di legge, anche un semplice contributo comunale potrebbe cadere sotto la scure della Corte dei Conti. 
 
Apriti cielo!
Sono stato addirittura accusato di “non sapere di cosa parlo”; peggio: di “VOLER DIVIDERE”.
Che, chi, che cosa?
Dividere chiesa da stato? Non lo diceva un certo Gesù figlio di Giuseppe in medioriente molti anni prima di Cavour a Torino?
Ma se per il caso in specie non sono nemmeno stati mai uniti –pare- allora cosa dividerei?
Siamo seri, se possiamo.
 
Il mio era un problema di chiarezza.
Chi è che decide e gestisce la manifestazione?
Me lo posso chiedere o è peccato?
O è segreto militare?
Perché se la manifestazione la gestisce la Chiesa non si ha accesso a dei canali di finanziamento pubblici, se la gestisce la Cosa Pubblica sì. E viceversa.
Se si vuole migliorare e sviluppare la manifestazione – sempre se veramente lo si vuole- lo si deve fare con fondi cospicui, non certo con i lamenti e le invocazioni. E per averli bisogna sapere da che parte chiederli.
Voglio dividere? No: voglio capire e far capire. Solo per poter migliorare una manifestazione alla quale tengo tantissimo. Perché non succeda come la storiella di quello che chiedeva a S. Gennaro di vincere al lotto ma non giocava mai. Solo per questo.
 
Che a Galatone, dicevamo, porsi queste domande sia sconveniente, forse addirittura RIVOLUZIONARIO lo sapevo. Non sono così ingenuo.
Parlare di queste cose e mettere il dito in certe piaghe chiuse e camuffate nel mio paesello è da folli.
Come tenere il Blog. Stessa follia. Infatti coincide.
Ma i cambiamenti li fanno i pazzi, mica le pecorelle del gregge.
Se ho dato la stura ai blogs è proprio per combattere questa omertà cittadina.
Poter esprimere opinioni proprie in pubblico senza la mediazione della stampa canonica che, bene o male, fa sempre riferimento a editori più o meno illuminati, più o meno oscuri.
Galatone è ipocrita, omertosa e farisea. Lo sappiamo tutti: qui i sepolcri imbiancati prosperano più che nella valle di Chidron.
Vogliamo continuare così? Io penso che bisognerebbe cambiare.
Sbaglio? Forse per la maggioranza sì.
Lo so.
Ma i cambiamenti partono sempre da pochi.
E io me ne prendo la croce.
 
Il bello è che il Blog è cosa buona e giusta quando SERVE per veicolare LETTERE APERTE, manifesti, locandine, annunci.
Diventa censurabile, freddo, inutile e dannoso quando esprime opinioni non “omologhe”.
Buono per mandare la lamentazione, cattivo per le opinioni.
Eppure senza la lettera aperta sul Blog Galatown non ne avrebbe saputo niente nemmeno il Quotidiano. E a me che il Quotidiano ha telefonato per l’articolo. Guarda te…..
Il Blog, serve. Lasciamo stare.
Non solo quando è “funzionale” ma anche quanto stimola e provoca.
Però, anche in passato, chi ha USATO il blog per pubblicare lettere aperte è venuto da me; non ha pensato un secondo, però, a dare la sua firma ad una azione legale contro il blog.
Siamo tutti Signori! Evviva!
 
Bene. Questo è l’ambiente.
Ce lo teniamo?
 
Poi c’è un altro fatto simpaticissimo che racchiude tutta la galatonesità: dalle opinioni personali si arriva sempre al personale.
“Tu chi sei, che fai, perchè non stai con noi, parli senza sapere…..” e altre puntualizzazioni fatte, queste sì, per dividere.
Il bello è che con me si casca malissimo.
Ma proprio malissimo.
Che peggio non si può.
Basta solo dire che dal primo di gennaio di quest’anno ho collaborato ad almeno una mezza dozzina di operazioni culturali ed ad un paio politiche. Penso pochi altri a Galatone possono dire tanto. Quindi sul “fronte del fare” mi si fa un bel baffo.
Di certo, però, non sono andato in giro a lamentarmi che il tizio o il caio non sono venuti o non mi hanno aiutato in quello che stavo organizzando.
Ognuno fa ciò in cui crede e secondo le sue voglie e volontà. Si chiama “volontariato” no?
Per quanto riguarda il Carro, poi, oltre a metterci mano anni ed anni fa con Don Gino, devo ricordare che un mio contributo l’ho dato anche nel video della Pregiat di Padova a cura del dottor Giorgio Giaffreda sul carro del 2004, dove do una lettura del bassorilievo di S. Sebastiano, il prof Danieli lo da sul ciclo pittorico del santuario e Don Gino racconta la storia. Chi si permette di travisare le mie intenzioni e le mie parole sa questo fatto? Ha visto mai il video? Non lo so.
So però che editando la guida “Galatone in Tasca” della Pro Loco, evitammo di mettere delle foto della manifestazione perché tutti gli interessati le ritennero “non esportabili”. Questo è un fatto. Questo io lo so. I critici delle critiche ne sono consapevoli?
 
Oggi chiedevo in giro se fossi per caso io che non mi ero spiegato. Perchè a me i dubbi vengono.
Tutti mi hanno detto che mi ero spiegato benissimo, anche troppo.
Solo che certe cose a Galatone NON SI DEVONO DIRE.
Solo un signore si è ricordato che anche nel caso dell’Asta fui il solo a prendere posizione chiara e netta rifiutando e stigmatizzando l’ipocrita e farisea scelta di spostare l’Asta lontano di soli venti metri dagli scalini del Santuario. Come se allontanandola dal suolo della tradizione fosse meno scandalosa. Anche in quel caso tutti si complimentarono con me per quell’articolo sul Giornale di Galatone, tutti. Tranne il defunto Vescovo Fusco che, istigato del defunto Arciprete del tempo, ebbe parole di censura nei miei confronti.
Siccome il regno del Papa Re per me è finito nel 1870, mi dimisi dal Consiglio del Santuario, lasciai il Comitato per i Festeggiamenti e cominciai a portare la statua a spalla ogni anno.
Chi può dire che ho mancato di coerenza?
Forse chi era d'accordo sull'articolo ma non spese una parola in mia difesa dopo il battibecco col Vescovo. Questi sì che la coerenza l'hanno persa.
A sentire certi attacchi sarei dipinto come un anticlericale mangiapreti ed iconoclasta. Bene. Penso che la carità che non vada mai sbandierata. Ma a questo punto faccio una domanda: quale altro tecnico ha prestato tante corvè gratuite alle Chiese di Galatone? Lo si può chiedere, per favore, alla Grazia o al Sacro Cuore o allo stesso SS. Crocifisso? Mi pare che di me ci si ricordi solo per la carità. Gli altri, quelli buoni, sono buoni solo a parcella. Se mi costringete, a questo punto, lo devo rinfacciare. Nessuno se ne curi. Se mi provocano…. O no?
Con me cadono male. Molto male.
Allora cerchiamo di mantenere la calma.
Non mistifichiamo e non travisiamo quello che ho detto.
Riflettiamoci sopra invece. Se siamo capaci. Le alzate di scudi non sono mai belle.
Quelle sì dividono.
 
Buon Carro a tutti, e ognuno lo speri come ne è capace.
Io lo spero ancora fatto come si deve: ALLA GRANDE!
Quando troverò chiarezza, scudi abbassati e accoglimento di idee fuori dalle consunte “cazzatore” di un malinteso senso della tradizione senza speranza di miglioramento forse mi dedicherò.
Oggi, da “blasfemo eretico”, continuo a dire: IL RE E’ NUDO!
 
Ma anche: Di chi è il CARRO?
E lo chiedo prima, con onestà, mai dopo.
 

lunedì, 28 aprile 2008

MERCOLEDI' 30 APRILE "SLIVOVITZ FEST"

VIDEO DI PRESENTAZIONE SU MYBOXTV A CURA DI ANTONIO MY:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=5133


postato da: SANITARIUM alle ore 19:05 | link | commenti
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30 marzo

ore 19

Cutrofiano

Biblioteca Comunale

Presentazione del

QUADERNO 11

del Museo delle Ceramiche di Cutrofiano

Relatori:

Prof. Benedetto Vetere

Prof. Paul Arthur

E il sindaco di Cutrofiano Aldo Tarantini.

Nel Quaderno 11

un interessantissimo saggio scritto dal nostro concittadino

RICCARDO VIGANO'

sulle ceramiche di Nardò a Nardò e a Galatone. Numerosi studi e reperti inediti.


Si intitola "Agenzia viaggi da favola" lo spettacolo per bambini di tutte le età in programma  mercoledì 30 aprile alle 19 nella saletta verde della libreria i Volatori di Nardò. L'incontro sarà curato dall'associazione Iezabel ed è incentrato sul racconto di fiabe di tutto il mondo che verranno messe in scena dagli attori dell'associazione con il coinvolgimento dei bambini. 


L'ingresso e la partecipazione all'incontro sono completamente gratuiti.

per informazioni:
libreria i volatori - piazza delle erbe nardò (le)
tel 0833.567062


...Silvio c'è ma...

http://messapico85.splinder.com


postato da: messapico85 alle ore 11:19 | link | commenti
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domenica, 27 aprile 2008

“ ARTISTI IN MOSTRA”

 Salento Arte Gallery 

Invitato all’inaugurazione della nuova sala di esposizione per il 1 maggio 2008,  in Galatone, che ho avuto modo di visitare in anteprima, ricevo una carta da visita che vuol presentare e raccomandare iniziative future, con i caratteri per i quali si vuole distinguere immediatamente da ogni altra raccolta di quadri del genere, per evidenziarsi, non solo in loco, ma anche all’esterno tramite sito internet: www.myspace.com/salentartegallery
via Colonna, 3 Galatone (Le).

 

La scelta delle tele e dei dipinti, il criterio che ha ordinato organicamente la vasta materia e il gusto stesso con il quale sono state disposte le opere, sono frutto di collaborazione e studio apprezzabile. Vedranno i visitatori e giudicheranno con quanta cura sono stati accorpati giovani talenti con artisti di esperienza, per mettere insieme e confondere il tutto armoniosamente. Ci si trova quindi di fronte ad un corredo di opere delle quali non si saprebbe se maggiormente apprezzarne la curiosità o l’oculatezza estetica, che incoraggia, anche se non si ha spiccata inclinazione, verso questo tipo di esposizione  che deve essere considerato un sussidio prezioso da coloro che siano, o non, intenditori appassionati.

 La cura minuziosa di ogni quadro e opera è chiarita a piè di cavalletto, o con scorrimento sull’apposito sito,con il nome del suo autore;  può considerarsi dizionario essenziale, per chi abbia effettivamente bisogno  di apposita didascalia, non avendo grandi conoscenze specifiche. Le opere  che contengono una forma diverse sono belle, ma altrettanto lo sono, quelle più complesse che non rivelano una prospettiva uniforme e stabile. Da notare che alcune sono da ammirare perché vi è uno sfruttamento, ben riuscito, di mezzi tecnici che possono produrre illusione o possono portare a conseguenze sociali desiderabili.

 Se l’esperienza non consiglia male,  si può nutrire fiducia di aver visto, a Galatone, un luogo nuovo  di esposizione d’arte pittorica, di autori in mostra, ritenendo che l’iniziativa artistica, ma pure di scambio e d’intermediazione in quanto non si può escludere lo scopo dell’economia dell’arte, terrà il campo, senza contrasto e antagonismo, per diversi anni.


postato da: giusedoria alle ore 08:21 | link | commenti
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giovedì, 24 aprile 2008

ESCLUSIVO!!!!!!!!!!

Mi onoro di pubblicare su questo blog l'intervento che il nostro concittadino Antonio Cavalera, Capitano Comandante della benemerita Arma dei Carabinieri nella Compagnia della Città di Feltre (Belluno), quasi in contemporanea, sta tenendo presso la Sala Degli Stemmi del Comune di Feltre in commemorazione della Resistenza, Madre della Costituzione Italiana e di tutte le nostre Libertà Sociali ed Individuali.
Mi fa piacere immenso che Antonio, un amico carissimo da anni ed anni, mi ha concesso questo onore personale e ha onorato questo blog.
Fa piacere sapere come un Galatonese, in ben altri affanni affaccendato, pur con le innumerevoli responsabilità del ruolo, dopo anni di duro lavoro nei Nas, nelle pericolose alte mansioni dell' IFOR negli scenari bellici dei Balcani  e come comandante della Compagnia di Vicenza, non abbia perso la sua innata curiosità e lo spirito di ricerca.
Mi permetto: anche con innato e coltivato "istinto" poliziesco nel seguire le tracce e indagare con acume.
Un documento come questo non solo è una novità assoluta dal punto di vista storico, ma dimostra come la Resistenza non sia esclusiva di certi valori da omaggiare o bistrattare a seconda delle idee politiche, ma che sia parte integrante delle Istituzioni, e fra queste quella che più di tutte è stata "nei secoli fedele" al senso stesso di Patria e di Paese: La Benemerita Arma dei Carabinieri!
Chi "uso ad obbedir tacendo", di fronte alla barbarie nazifascista e repubblichina seppe comunque schierarsi dalla parte del giusto.
Tante grazie carissimo Capitano Cavalera.
G. Resta
Presentazione
 
 
 
 
 
Quando nel settembre del 2006 il Comando Generale dall’Arma mi conferì l’incarico di Comandante della Compagnia Carabinieri di Feltre (BL), nella mia mente scorsero molti pensieri. Tra questi la figura di mio nonno paterno, che si chiamava proprio come me (Antonio Cavalera) quando giovinetto si ritrovò a difendere i confini della Patria sulle rive del Piave, durante il primo funesto conflitto mondiale. Riflettei anche sul fatto che in questa Città l’Arma giunse nientemeno che nel 1866, quale glorioso avamposto del Regno d’Italia, insediandosi proprio nell’attuale edificio del Comando Compagnia, subentrando ai precedenti inquilini, i gendarmi asburgici. Provai pertanto una certa emozione nel varcare la porta di una caserma a dir poco storica se si considera che sono trascorsi 142 anni da quando l’allora Luogotenenza dei Reali Carabinieri iniziò a svolgere i propri compiti a salvaguardia delle istituzioni e di tutela dei diritti dei cittadini. Tutto questo ha stimolato in me curiosità e voglia di scoprire anche egli aspetti inediti dell’Arma di Feltre, fino al punto di imbattermi nella storia che sto per raccontarvi. Quella di in un uomo eccezionale, di una persona speciale proprio per la sua semplicità, per la sua modestia e per l’altruismo con cui ha affrontato uno dei periodi più tragici del nostro Paese. Un militare animato da nobili sentimenti di giustizia e di libertà, perseguiti con passione, tenacia e raffinata intelligenza. Una personalità unica e uno spirito romantico quanto cavalleresco.
 
 
 
                                                      Cap. Antonio Cavalera
 
                       
 
 

commemorazione tenente musy (15)

 .
 
 
LA STORIA
 
 
 
            Loris Musy nacque a Gragnano (NA) il 30 luglio 1912 da genitori di lontane origini franco svizzere. Studente brillante e intraprendente, frequentò uno dei licei partenopei più prestigiosi, il Giovan Battista Vico. Dopo la maturità, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, conseguendo la laurea nel 1935 (a soli 23 anni), per poi ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.
            Dinamico, sportivo e per certi versi temerario, fece incetta di successi nel campo dell’equitazione, dello sci e nella specialità del tuffo acrobatico, tanto da essere riprodotto su un quadro che ne ritraeva il volto durante gli anni più belli della sua vita, con l’appellativo de “l’irrefrenabile”. La sua gioventù trascorse in assoluta serenità, con i fratelli e con il cugino Enrico Musy, attore cinematografico noto con lo pseudonimo di Enrico Glori.
            Nel dicembre 1941 sposò Assunta Sandulli Mercuro,    sorella del Tenente dei RR.CC Alfredo Sandulli Mercuro, Medaglia d’oro al Valor Militare, fucilato dai tedeschi a Cefalonia, a cui è intitolata la caserma dell’Arma, sede del Comando Provinciale di Pisa.
                         Sempre nel 1941, richiamato alle armi col grado di Tenente di complemento, gli fu affidato l’incarico di Comandante della Tenenza di Feltre. Dal 20 giugno al 5 dicembre 1942 partecipò alle operazioni di guerra nei Balcanici, in Croazia, per poi rientrare a Feltre ove riassunse il comando della Tenenza.
 
            L’8 settembre 1943 l’Italia ruppe l’alleanza con la Germania. Immediatamente dopo (l’11 settembre) Hitler ordinò che nelle province italiane centro orientali venissero istituite due diverse Zone di Operazioni, dipendenti dall’amministrazione germanica. La Zona del Litorale Adriatico, comprendente le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola e Fiume e la Zona delle Prealpi, comprendente le province di Bolzano, Trento e Belluno, chiamata “Alpenvorland” (Regione dolomitica), il cui comando supremo fu affidato dallo stesso Hitler a Franz Hofer. I comandi delle due Zone furono istituiti rispettivamente a Trieste e a Bolzano, ove furono anche realizzati campi di concentramento. La Risiera di San Sabba (a Trieste) e il Lager di via Resia a Bolzano.         
 
            Il Tenente Musy si ritrovò così a dover convivere con il Comando tedesco di stanza a Feltre, pertanto egli scelse –opportunamente- di agire con sagacia, rendendosi comunque disponibile a svolgere i compiti di ordine e sicurezza pubblica cui l’Arma era preposta. Tale atteggiamento, da una parte impressionò favorevolmente il Comando Tedesco che ritenne di poter contare sull’appoggio dei Carabinieri, dall’altra, invece, ingenerò il risentimento di taluni cittadini, propensi a credere che l’Arma si fosse schierata dalla parte dei tedeschi. In effetti Musy avviò un’efficace collaborazione con il Comando tedesco di Feltre e con il Capitano Roll, Comandante della Gendarmeria tedesca di Belluno. Da buon avvocato sapeva come guadagnarsi la simpatia e la fiducia degli ufficiali tedeschi che senza alcun indugio gli rivelarono informazioni e attività finalizzate all’individuazione ed alla cattura di partigiani o di fiancheggiatori delle diverse brigate operanti sulle Vette Feltrine. Tale era la fiducia dei tedeschi nei confronti di Musy che in talune circostanze gli affidarono addirittura il comando tattico ed operativo di rastrellamenti e perquisizioni. Come accadde, ad esempio, il 17 gennaio del “44, quando gli fu affidato il compito di rastrellare l’abitato di Soranzen per la cattura di sei militari inglesi e di una ventina di soldati italiani sbandati, la cui presenza era stata segnalata al Delegato della Polizia Germanica di Belluno. Il contingente affidatogli era composto da circa venti Guardie di Pubblica Sicurezza di Belluno, altrettanti Carabinieri di Feltre, una decina di fascisti della repubblica sociale mobilitati per l’occorrenza e circa trenta soldati tedeschi incaricati di procedere allo sbarramento di tutte le vie di uscita dal paese. Ebbene, in quell’occasione Musy, pur trovandosi di fronte a un militare inglese all’interno di un bar del luogo, del tutto sprovvisto di documenti e con ancora addosso la giubba dell’uniforme britannica, passò oltre, suscitando la meraviglia di tutti i presenti, alcuni dei quali, a posteriori, lo derisero pubblicamente descrivendolo come un incapace. In realtà, le informazioni riguardo a tale comportamento, raccolte dall’Ufficio Politico del Comando Generale della Guardia Nazionale Repubblicana furono riportate su un documento che di lì a breve avrebbe segnato la sorte dell’Ufficiale. In realtà sul conto di Musy già da alcuni mesi covava un certo risentimento da parte degli esponenti della repubblicana sociale. Il fatto emerge chiaramente da una nota inviata il 28 ottobre del “43” dal Commissario Straordinario del Fascio di Feltre alla Federazione Fascista Repubblicana di Belluno, riguardo a presunti abusi commessi da produttori, grossisti e dettaglianti della città. Su tale nota, tra l’altro, si legge: “Si ha ragione di ritenere che l’infondatezza della accuse non sia dovuta alla inesistenza del fatto, ma piuttosto alle ostilità dei Carabinieri nei riguardi del partito”. Risentimento tutt’altro che occasionale, infatti da uno stralcio del verbale di interrogatorio redatto il 16 maggio 1945 dalla Commissione Mandamentale di Giustizia di Feltre emerge: A.D.R. “Ricordo che il Segretario Politico si recava spessissimo presso il Comando Tedesco per ottenere la concessione di armi automatiche, bombe a mano e pistole, giustificando tale richiesta per la costituzione di squadre d’azione e perché notava un certo astio da parte della popolazione. In tale occasione posso in coscienza dichiarare che l’allora Tenente dei RR.CC,. alla presenza del Comandante di polizia tedesco, si è sempre opposto energicamente alla concessione di tali armi e solo in ultimo dopo e ripetute insistenze, il Comando tedesco, dietro consiglio dello stesso Tenente (Musy n.d.r.) si limitò alla concessione della semplice pistola ad ogni componente della Squadra d’Azione”. 
In un momento così difficile, consapevole della sua posizione di “uomo di legge” Musy si mosse con intelligenza, sostenuto dall’incondizionata fiducia dei suoi carabinieri, astenendosi (contrariamente a quanto gli venisse ordinato) dal perseguitare il Movimento partigiano al quale, invero, faceva giungere preziose informazioni. Come per esempio quando e dove sarebbero stati effettuati i rastrellamenti. A tutti coloro i quali a lui si rivolgevano per avere consigli, Musy seppe puntualmente fornire indicazioni su cosa fare e dove andare. Prova ne sono le numerose testimonianze raccolte dalla Commissione Giustizia del C.N.L. (Comitato Nazionale di Liberazione) dalle quali emerge inconfutabilmente lo spessore umano, morale e militare di Musy.
 
 
Io sottoscritta Rita ZANCANARO vedova del Col. Angelo Zancanaro precursore e fondatore del movimento partigiano e patriota del feltrino, tragicamente trucidato nella sua abitazione accanto al figlio giovinetto, per la sua grande Idea di Patria e d’italianità, dichiaro di aver sentito parlare del Ten. Musy Loris allora comandante della Tenenza CC.RR. di Feltre, come buon collaboratore di mio marito. Ricordo che mio marito, quando per vivo interessamento del Ten. Musy, ottenne di essere scarcerato dopo il suo primo arresto, avvenuto nel mese di febbraio, parlava in modo lusinghiero dei validi aiuti avuti dal Tenente.
In fede
Feltre, 11 giugno 1945
 Rita Zancanaro 
 
         
“Io sottoscritto SANTI Feliciano di Terzo- garibaldino appartenente alla Brigata Gramsci (Franco) posso assicurare sul mio onore di patriota e di italiano dell’italianità del costante favoreggiamento del tenente Musy Loris per la nostra causa di liberazione. Ricordo sempre con piacere che all’atto della mobilitazione predisposta dal Comando tedesco per la classe del “25” fu proprio il Tenente Musy a consigliare a me e a mio padre di non presentarmi e di seguire l’indirizzo della propria coscienza per il bene comune della Nuova Italia”.
In fede – Feltre 11 maggio 1945
Santi Feliciano  
 
“Io sottoscritto Dario De PAOLI (Saetta) residente a Feltre dichiaro che nel mese di gennaio/febbraio 1944 l’allora Tenente Musy Loris comandante la tenenza CC.RR. di Feltre con ripetute visite ai miei familiari mi faceva avvertito di tenermi sempre nascosto in montagna perché ricercato dalla polizia tedesca. Mi fece avvertire persino di non lasciarmi adescare dalle lusinghe della Gendarmeria che mi voleva vedere solo per dei chiarimenti”.
Feltre, 9 giugno 1945
 Dario De Paoli 
 
“Io sottoscritto POSSIEDI Giovanni fu Luigi da Feltre posso in coscienza dichiarare che fin dai primi tempi in cui in Feltre si formò un Comitato del Fronte Naz. Della Liberazione e del quale facevo parte, i rapporti di contatto con l’allora Tenente dei C.C.R.R. Musy Loris furono ispirati sempre dallo stesso ideale. Preziose le sue notizie informative onde poter in tempo il Ns/ comitato stornire i sospetti della Gendarmeria Tedesca, silenziosa e rischiosa la sua diretta ed indiretta collaborazione”.
2 giugno 1945
 Giovanni Possiedi
 
“Io sottoscritto MISURACCA Vincenzo, fu Eugenio nato a Siderno Marina (Reggio Calabria) residente a Feltre dal 15 aprile 1944 patriota nella Brigata Garibaldi Comando di Arsiè, posso assicurare sul mio onore di italiano e di patriota della italianità del Tenente dei carabinieri Musy Loris e del suo costante affettuoso favoreggiamento in mio favore. Infatti posso ricordare che appena rientrato in Italia dopo sette mesi di campo di concentramento in Germania sono scappato dal Comando Tedesco di Mondovì e mi sono rifugiato a Feltre avendo una sorella sposata. Ricercato in Feltre dalla Polizia Germanica fui avvertito dal Tenente Musy e sono scappato a San Vito di Arsiè, dove ho collaborato col citato Comando.
Ricordo anche che nella mia Brigata c’era il carabiniere MISASI Francesco che anche lui era stato consigliato di andare in montagna a servire la causa comune, dallo stesso tenente Musy”.
Letto, fatto e chiuso
In fede
Feltre, 11 maggio 1945
 Vincenzo Misuracca fu Eugenio
 
“Io sottoscritto dichiaro che nel febbraio 1944, durante la mia permanenza in una malga di Aune il Tenente Musy, venuto a conoscenza che il Maresciallo dei CC.RR. partiva in macchina unitamente al Maresciallo della Gendarmeria Tedesca e a un Gendarme per procedere al mio arresto, inviava il Carabiniere Picchioni dal Sig. Bruno D’Alberto e dal Sig. Dario De Paoli, affinché venissi tempestivamente avvisato e potessi sottrarmi alla cattura. Posso testimoniare che la staffetta inviatami giunse dieci minuti prima dei tedeschi ed io potei così occultare armi e documenti, ponendomi in salvo”.
Alvise Augusto Coletti
 
“Io sottoscritto, Capitano in s.p.e. arma di Fanteria FEO Vincenzo, oggi che il nostro ideale è trionfato, posso in coscienza dichiarare che allorquando subito dopo l’8 settembre 1943, fuggito mentre venivo trasportato in campo di concentramento dalle truppe tedesche, mi sono recato a Feltre.
In tale occasione sono stato aiutato dall’allora tenente CC.RR. Musy Loris affinché non mi presentassi alle autorità nazi-fasciste.
A tal fine egli mi fece munire di tessera di riconoscimento e di annonarie, che mi consentirono di svolgere in seguito la mia attività clandestina, di non essere rastrellato od imprigionato, specie nel periodo del giugno 1944 quando fu più spinta nella città di Feltre la reazione nazi-fascista”.   
Feltre 12 maggio 1945
Capitano Feo Vincenzo     
 
“Dichiaro che nel gennaio 1944 fui invitato dal Comando Provinciale di Treviso a presentarmi presso il ricostituito Deposito del 55° Rgt. Fanteria di Treviso.
Poiché non intendevo collaborare con le forze repubblicane, temendo che il Comando di Treviso potesse procedere nei miei riguardi, mi confidai e chiesi consiglio all’allora Tenente dei carabinieri di Feltre Musy Loris, il quale mi consigliò di non presentarmi assicurandomi nello stesso tempo che da parte dei carabinieri di Feltre non avrei avuto alcuna noia”.
Feltre, 11 maggio 1945
Rosario Palmery
 
“Io sottoscritto car. PICCHIONI Agostino, matr.25837 in servizio presso la Tenenza di Feltre quale autista del Tenente Musy Loris sino al 7 luglio 1944 epoca del mio internamento nel campo di Concentramento di Bolzano, posso dichiarare in coscienza che essendo l’uomo di fiducia del predetto ufficiale venivo dallo stesso adibito a missioni delicate e segrete a favore del movimento patriota del feltrino.
Ricordo infatti che per incarico del ten. Musy corsi ad avvertire il Sig. Bruno D’Alberto e Dario De Paoli di avvisare tempestivamente il Sig. Coletti che era ricercato dalla Gendarmeria di Feltre che era di già partita in macchina per la sua cattura.
Ricordo ancora che per incarico dello stesso Ten. Musy dovetti avvertire il sig. Dario de Paoli, a mezzo della sig/na Rina de Bortoli, di darsi alla macchia e di avvertire nel contempo gli “inglesi” di allontanarsi da Croce D’Aune perché il giorno susseguente ci sarebbe stato un rastrellamento che fu eseguito ma che dette esito completamente negativo.
Ricordo altresì della propaganda che lo stesso Tenente faceva in occasione delle visite alle Stazioni dipendenti, ai suoi carabinieri di allontanarsi in montagna al momento opportuno, cosa che lui stesso avrebbe voluto fare con pochi fidati della Tenenza se nel mese di maggio smascherato dai fascisti e dai tedeschi non fu sospeso dal servizio e sottoposto a libertà vigilata”.
In fede
Feltre, 21 maggio 1945
Car. Picchioni Agostino     
 
“Noi sottoscritti già schedati come sovversivi durante la funesta epoca fascista, affermiamo con tutta coscienza che durante la non mai abbastanza deprecata dominazione nazi-fascista nel territorio feltrino e precisamente nel periodo in cui il Comando della Tenenza CC.RR. rimase affidata al Tenente Loris Musy, nessun atto di persecuzione o di molestia fu eseguito a nostro carico dalle autorità nazi-fasciste. Tale fatto viene da noi attribuito all’atteggiamento assunto nei nostri riguardi dal Tenente Musy che condivideva i nostri sentimenti antifascisti e di libertà. Che si debba a lui la nostra tranquillità in quel periodo viene dimostrata dal fatto che subito dopo il suo arresto avvenuto nel maggio 1944 dai tedeschi, la conseguente sospensione dal servizio e il suo internamento politico, le persecuzioni a nostro carico ebbero principio e furono continuate in modo spietato e crudele fino alla liberazione. Specialmente attribuiamo all’opera del tenente Musy se le schede che ci riguardavano, già esistenti presso il Comando della Stazione dei RR.CC. furono soppresse prima che di esse si impossessasse la polizia tedesca, la quale insistentemente le chiedeva e ricercava.
Feltre, 12 giugno 1945
Granzotto Basso ora Presidente della Commissione Giustizia di Feltre;
Giuseppe Barbante – Sindaco di Feltre     
 
Fu proprio attraverso i contatti con il Tenente Colonnello Angelo Zancanaro, precursore del Movimento Partigiano del feltrino che Musy ebbe modo di svolgere la propria opera informativa e di collegamento fra “il piano” e “la montagna” riuscendo a far giungere notizie determinanti al Movimento, come ad esempio orari e luoghi dei previsti rastrellamenti effettuati dalla Gendarmeria germanica per la cattura di ricercati e sospettati. Riuscì addirittura a far liberare lo stesso Ten. Col. Zancanaro e i Maggiori Marini, Bazali e Tarocco che erano stati arrestati con l’accusa di essere fautori del Movimento Partigiano di Liberazione, oltre che mandanti dell’uccisione del Ten. Col. Perico. Ma i membri locali della repubblica sociale che già da tempo tenevano d’occhio Musy, nel mese di maggio del “44”, dopo l’operazione di Soranzen, lo smascherarono alle Autorità tedesche, le quali il 31 maggio 1944 lo arrestarono e lo sospesero dal servizio.
 
An den Leutnant der carabinieri Musy in Feltre    
Traduzione: Dietro ordine del comandante della polizia Generale Brunner, siete immediatamente e sino a nuovo ordine, sospeso dal servizio. Non potete lasciare Feltre né avere comunicazioni con altri posti di servizio fuori della zona delle Prealpi né farvi sostituire da terze persone per cose di servizio. Perciò giornalmente avete l’obbligo di presentarvi al comando della sezione della gendarmeria di Feltre.
Inoltre non vi è permessa qualsiasi attività di servizio.
F/to il Comandante della Gendarmeria Capitano Roll 
 
Limitato nella libertà di movimento e controllato a vista dalle SS, dopo circa una settimana dall’arresto e dalla sospensione dal servizio, Musy fu raggiunto da un nuovo provvedimento emesso nei suoi confronti dal Comando della Gendarmeria Tedesca, con il quale gli veniva ordinato di presentarsi autonomamente presso il Comando tedesco di Polizia di Verona, sede degli uffici centrali della Ghestapo. Tuttavia egli non ottemperò all’ordine, fino a quando la mattina del 3 ottobre 1944 fu arrestato proprio da agenti Ghestapo. Quella mattina per il rastrellamento della città di Feltre furono impiegati molti militari tedeschi e fermati circa mille feltrini, compreso S.E. Mons. Vescovo Girolamo Bortignon ed altri prelati. Dopo un’accurata selezione effettuata con la collaborazione di esponenti del Fascio di Feltre, la mattina del 4 ottobre furono deportati in 114 (tra cui Musy) e trasportati su quattro camion alla volta di Bolzano, nel Lager di via Resia.
 
Loris Musy lasciò a Feltre la moglie e il piccolo Dario di appena un anno.
 
            In quel luogo infausto i feltrini restarono uniti, tutti nel blocco “D”. La maggior parte di essi fu contraddistinta dal triangolo “rosa” (rastrellati), per Musy invece il colore del triangolo era “rosso” (politici), con numero di matricola 4945.
 
            Le testimonianze dei sopravvissuti e di coloro i quali hanno condiviso quella tragica esperienza descrivono un Musy provato, ma deciso a resistere e a non piegarsi di fronte agli aguzzini ucraini. Nominato capo blocco organizzò i vari turni di lavoro cercando di risparmiare le energie vitali ai più vecchi e ai più deboli,   spronando a farsi carico dei lavori più pesanti i più giovani. Altruista, generoso e premuroso quale era, riuscì efficacemente ad infondere serenità ai propri compagni di prigionia, imponendosi autorevolmente e rappresentando per tutti un sicuro punto di riferimento. Per percepire appieno il valore dell’uomo Musy, basta leggere cosa gli scrisse la Signora Garbuio:
 
Egregio Signor Tenente,
Scusatemi tanto se non vi scrissi prima come era mio dovere per ringraziarvi tanto e per dirvi che ve ne sarò sempre riconoscente per tutto il bene che avete fatto a mio marito e a mio figlio Gianfranco, specialmente per mio marito che lo avete salvato. Ci dice sempre di stare tranquilli qui a casa, perché il nostro Gianfranco lo ha lasciato sotto la vostra protezione e che non occorre che vi facciamo nessuna raccomandazione perché ormai sappiamo che voi, così tanto gentile, le farete come avete fatto finora, da vero padre e noi vi saremo sempre tanto riconoscenti. Ora mio marito va abbastanza bene e spero che con le cure che ora sta facendo, possa rimettersi, se non completamente, almeno in parte. La vostra gentile Signora e con il caro bambino la vediamo spesso e stanno bene. Speriamo che venga anche per voi il tanto sospirato giorno del vostro ritorno e che possiate riunirvi per sempre alla vostra cara famiglia.
Feltre, 24 febbraio 1945
Signora Garbuio
 
 Seppe quindi gestire la situazione nel modo migliore, nonostante le privazioni, i patimenti, le violenze fisiche, il lavoro coatto in galleria a “spaccare pietre”, l’assoluta scarsità di cibo, le docce gelate, le adunate collettive per ore e ore al freddo; per non parlare poi dell’umiliante rito “cappelli su cappelli giù” adottato dalle SS per azzerare la personalità e la dignità dei deportati. Seppe, ancora, come gestire l’ordine interno, la distribuzione delle provvidenze che talvolta giungevano da associazioni caritatevoli, rispettando sempre l’impegno morale assunto come capo blocco nel tutelare i propri compagni, soffrendo molto per la famiglia, ovvero per la moglie e per il figlioletto rimasti a Feltre, senza sostanze, nel bisogno, isolati dagli affetti e dal sostegno dei propri parenti d’origine ed esposti all’aiuto pubblico che talvolta arrivava di nascosto, in quanto i feltrini avevano (ovviamente) paura di aiutare la moglie di un deportato politico. Ciò nonostante alcuni sentirono il dovere morale di aiutare la famiglia di una persona così stimata. 
Il suo internamento nel Lager durò circa sei mesi, ovvero dal 4 ottobre 1944 al 30 aprile 1945, data questa in cui dopo un accordo tra il Comando partigiano e quello tedesco, tutti gli internati ricevettero il foglio di scarcerazione e furono lasciati liberi. Musy tornò cosi a Feltre, a piedi.
A testimonianza dell’inconfutabilità dei fatti fin qui esposti esiste anche un documento a firma del Sindaco di Feltre Barbante, datato 10 giugno 1945, nel quale si legge: Si certifica che il Tenente CC.RR. Musy Loris dopo l’8 settembre 1943 – comandante della Tenenza di Feltre – per i suoi sentimenti antifascisti e per le sue attività informative e di favoreggiamento al movimento partigiano, veniva arrestato una prima volta nel mese di maggio 1944 e sospeso dal servizio. Successivamente veniva di nuovo arrestato il 3 ottobre delle scorso anno dalle SS d’intesa con i fascisti repubblicani e avviato nel campo di concentramento di Bozen ove rimase prigioniero fino al 30 aprile 1945 epoca in cui il territorio veniva liberato dalle truppe alleate”.
Ed ancora, il 12 giugno 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale rilasciò la seguente dichiarazione: al Sig. Tenente Musy, quale Consulente Tecnico della Commissione di Giustizia di Feltre: Essendo stata sospesa la Commissione di Giustizia di cui lei fu membro quale consulente tecnico, questo C.L.N. si sente in stretto dovere di porgere i più vivi e sentiti ringraziamenti per l’opera svolta in seno alla Commissione stessa. L’imparzialità unita alla rettitudine, prerogativa della Sua opera, siano di sprone a chi nell’ora tenebrosa della Ns. Italia sta giudicando “in maggior sede” i misfatti di un regime scomparso.
 EVVIVA L’ITALIA!    
Loris Musy ebbe la riconoscenza di tutti i reduci feltrini che avrebbero voluto che si stabilisse definitivamente a Feltre come legale o come politico. Ma lui e la sua famiglia avevano sofferto troppi patimenti. Promosso capitano fu trasferito a Riva del Garda (TN) anche per poter recuperare in salute. Nel Lager aveva contratto una bronchite cronica, trasformatasi successivamente in enfisema che lo avrebbero tormentato per tutto il resto della sua vita. Nella primavera del 1946 lasciò definitivamente l’Arma dei Carabinieri e si trasferì a Napoli, ove lavorò presso un importante Istituto di credito e dove nacque Alfredo, il suo secondo figlio.
 
Loris Musy morì a Roma il 21 luglio 1987
..:0..
 
Questi i fatti, riportati nella loro progressione temporale. Tuttavia per una sorta di deformazioni professionale ho voluto “indagare” sulla genuinità e sull’autenticità delle diverse fonti e del materiale recuperato. A questo riguardo faccio osservare che i verbali che ho integralmente riportato, altro non sono che il risultato dei lavori della Commissione d’inchiesta, ovvero della Commissione di Giustizia del Comitato Nazionale di Liberazione, a suo tempo incaricata di verificare la fondatezza di talune accuse nei confronti del tenente Musy. Accuse secondo le quali egli avrebbe agito deliberatamente a favore del Comando tedesco fornendo assoluta e incondizionata collaborazione al Terzo Reich. Invero la Commissione inquirente, oltre ad accertare la totale infondatezza dei fatti contestati, giungeva alla pacifica conclusione che tali tentativi di delegittimazione altro non erano che banali rancori e vendette personali covati da elementi notoriamente inclini a commettere reati di bassa lega, tant’è che alla luce di quanto emerso dall’inchiesta a Musy fu chiesto di partecipare attivamente (in qualità di membro) ai lavori della medesima Commissione di Giustizia. 
Inoltre, sempre nell’ottica dell’assoluta “genuinità delle fonti”, dopo oltre mezzo secolo da quegli infausti giorni, ho avuto l’opportunità di conoscere e contattare personalmente alcuni deportati nel Lager di Bolzano, ovvero il Rag. Gianni Faronato e il Rag. Silvano Bertoldin. Persone dalle quali ho apprezzato la compostezza e l’equilibrio, segno di una profonda sofferenza interiore, nonché maestri di vita e di onestà.     Ebbene, grazie anche alla collaborazione ricevuta da costoro, noi tutti riscopriamo –oggi- il valore di un uomo che silenziosamente e con profonda umiltà ha contribuito in modo determinante alla resistenza nel feltrino, adoperandosi con assoluta determinazione e profondo spirito di italianità nell’affermare quel sentimento di libertà che consente ora, a noi tutti, di garantire (e diffondere) la pace, con lo spirito di chi guarda al presente - e al futuro - con l’entusiasmo e la convinzione di un popolo libero e democratico. Ma ancor più significativa e toccante è stata proprio la discrezione con cui Loris Musy è vissuto. Ben lungi dal cercare notorietà, egli ha continuato a vivere nel più assoluto anonimato la sua quotidianità, accumulando quella ricchezza inestimabile che si chiama nobiltà d’animo.    
Un ringraziamento particolare sento di doverlo rivolgere all’Ing. Dario Musy, figlio primogenito del Tenente Loris Musy, oggi affermato funzionario dell’ENEA. Ritengo importante sottolineare che il l’Ing. Dario Musy è nato proprio a Feltre l’11 ottobre 1942, nel periodo in cui il padre comandava la Tenenza dei Carabinieri. Pertanto, seppur ancora molto piccolo, ha sofferto in prima persona, insieme alla madre, dell’arresto del padre e della sua deportazione. Con grande pazienza e tangibile emozione l’Ing. Musy mi ha parlato di suo padre, facendomi percepire la modestia e al tempo stesso l’orgoglio che prova soltanto chi esprime sentimenti particolarmente preziosi, per molto tempo gelosamente custoditi, in silenzio, nel cassetto dei ricordi di famiglia.
 
Leggo, esamino documenti, prendo appunti, penso….. Si, penso.. Penso a quale strana coincidenza mi regala oggi emozioni così intense. Penso al fatto che il “collega” Musy occupava il mio stesso ufficio, viveva nel mio stesso alloggio e che come me aveva origini meridionali. Ed ancora, penso al fatto che proprio a me, dopo tutto questo tempo, viene offerta la possibilità (e l’onore) di rievocarne l’altissimo ed inconfutabile valore di “carabiniere” e di cittadino italiano, patriota per la libertà.
Grazie Musy per quello che hai fatto per il nostro Paese;
Grazie Musy per avere onorato quell’uniforme che oggi noi carabinieri indossiamo con l’orgoglio di essere italiani, per servire il Paese, per il bene comune e per l’affermazione dello stato di diritto e della democrazia. 
Cap. Antonio Cavalera
 

 


INFORMAZIONE E RIVOLUZIONE TECNOLOGICA

informazione e tecnologia

Nuove tecnologie vitali che mutano, in modo capillare, il costo relativo  e la struttura portante della produzione, dando luogo a nuovi prodotti, processi e collegamenti in un’ampia gamma di settori economici, si intrecciano, inevitabilmente, con nuovi sistemi di informazione quali, utilizzo combinato di telefono, computer e satellite, banche dati, fibre ottiche. La notizia viaggia in micro secondi e diviene sempre più merce di uno sterminato supermercato dell’informazione che condiziona modi di vivere ed operare. Una rete di canali di trasmissione delle informazioni che avvolge come una ragnatela tutto il paese con il peso dei capitali investiti dalle multinazionali. Tutto questo significa aggressione con preponderanza economica del complesso industriale-informatico che si ripercuote alla periferia del sistema ove a dettare le regole sono, con molta più forza che in passato, i paesi industrializzati. Osservava Veltroni che “ nella nuova gerarchia dei rapporti mondiali nella società dell’informazione, il rischio è che si creino un nuovo Nord, all’altezza del Pacifico, collegato con il cielo ed i satelliti e un gigantesco Sud del mondo isolato e dipendente”.

Il rischio è, come accade per ogni grande cambiamento tecnologico, che la rivoluzione telematica comporti una serie di problemi e tra questi, il più grave tra tutti, quello di una nuova colonizzazione: nazioni o gruppi che possono monopolizzare banche dati e canali di comunicazione. La comunicazione di massa diventa, perciò, comunicazione organizzata nella quale si realizza la massima divisione dei compiti con un conseguente aumento dei costi. Allora quale può essere la oggettività o meno dell’informazione? Una informazione o un insieme di informazioni sono oggettive se sono pubblicamente controllabili in base a fatti e, quindi, passibili di smentita o di conferma. Quali i mezzi a nostra disposizione per poterla controllare? E se, chi,  per motivi ideologici, negando l’evidenza dei fatti, stravolgendoli per far quadrare la propria teoria, fosse fazioso, non ammettendo altra possibilità se non la propria descrizione o spiegazione, negando testardamente che un evento o un fatto non possa avere altri aspetti o altre cause che quelli proposti da lui, quali conseguenze potrebbe provocarci?  Occorre, quindi, possedere una buona dose di razionalità, o essere attenti e capaci di farla nascere, per poter distinguere l’oggettività della notizia, separandola da rapporti fiduciari insieme con  la consapevolezza della parzialità di  ogni informazione, che dovrebbe porci in grado di sostituirla alla faziosità della pretesa unica di chi interpreta e spiega i fatti con modi molto personali ed interessati. Per fortuna, oggi vi è l’informazione di tantissimi blog o web-log, cioè di diari o tracce su rete che, in totale autonomia, permettono diffusione di notizie, discussioni, ragionamenti che, anche in Italia, dal 2001 sono diventati di moda e consentono il dialogo, le comunicazioni di esperienze, gratuitamente. Ma devono ancora moltiplicarsi e raccordarsi  di più e meglio.    

Riuscire, ad esempio, a spiegare un successo elettorale di un partito o il tracollo di un altro, attraverso cause psicologiche, sociali ed economiche con motivazioni che, seppure parziali, possono essere scientificamente controllabili, e non al contrario far intendere, che gli eventi accaduti sono frutto della forza del destino ineluttabile, in quanto questo, risulterebbe empiricamente incontrollabile ma adattabile alla connivenza di chi vuole supinamente rassegnarsi.


postato da: giusedoria alle ore 19:52 | link | commenti
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RISISTIMU

  

Risistimu,

mentre tràse lu jentu intra ccasa,

porta spiranza e vita,

ca si ‘ndè scìuta.

A mmienzu a ll’ortu,

aggiù pricatu nu mortu,

nu mortu, ‘ncora viu.

A postu ti l’ortu,

stà nasce nu campusantu,

manu ca no battinu,

ali ca no bbolanu.

Nati furisi, so morti agnuni,

oscè, so rrumasti sulu li lazzaruni.

Cusì sta ccangia sta terra,

ti terra chèna a terra scèrsza.

Pariti jerti, pariti ti frasche,

onu istu jesti, onu istu fatte.

Risistimu, ca na rete na cchiappati,

scì tròa nu carottu e zzumpa fore e furtunatu,

ci ete fessa,

rrumane carciratu.


postato da: localo alle ore 15:07 | link | commenti
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Quando non c'è non c'è


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Foto da Roberto Saviano
Secondo voi, fare un fioretto astenendosi dal mangiare una cosa che non ci piace vale come sacrificio?
 
Secondo voi se una prostituta decide di redimersi astenendosi dalle prestazioni a pagamento solo in “quei tre giorni” al mese è sulla via della salvezza e si può annoverare tra le donne oneste e morigerate?
 
Secondo voi è sulla via della salvezza chi chiude al traffico piazza Costadura solo “dalle 20 del sabato alle 22 della Domenica”?
 
La cosa, più che sapere di pallida buona intenzione, di un inizio di percorso virtuoso fatto di chiusura o limitazione dl traffico nel Centro Storico, ha quell’aroma nauseante e indisponente, fornito abbastanza consuetamente da parte degli amministratori, della solenne presa in giro.
Buona solo per gracchiare da qualche palco”Noi abbiamo chiuso il Centro storico….” E vedersi pure battere le mani da qualche clientes prostituito alla causa.
 
Perché si chiude una parte del centro solo quando chiudere quella parte non serve più a nessuno.
Una soluzione “diplomatica”, farisea falsa e ipocrita per far finta di fare senza urtare gli interessi di nessuno.
O quasi.
Perché tutti quelli che impegnano via S. Sebastiano da sotto la Porta convinti di poter arrivare in piazza Crocifisso hanno la sorpresa finale e devono ritornare indietro intasando la stretta via Leuzzi e soggiornare minuti e minuti davanti al semaforo di piazza S. Antonio che in quella direzione ha un tempo di verde brevissimo.
Qualche moccolo qualcuno propenso all’iracondia lo manda al destinatario e all’ideatore di così tanta dabbenaggine, alla sua progenie ed ai suoi antichi progenitori fino a quelli vetero testamentari, e qualche sommesso dubbio sulla moralità di mogli, madri e nonne e sulla dubbia legittimità di paternità a qualcuno viene a galla nella mente invasa dall'ira. Non è bello ma scappa! E’ pure comprensibile chi si dovesse lasciare andare a queste triste imprecazioni chè c’è, in fondo, la provocazione.
 
Se chi “cogita”  queste soluzioni di facciata (immagino con grande studio di flussi, di tempi, di codici e scartoffie, di consumo di fosforo e sudore e mani nei capelli nell'inutile tentativo si spremere le meningi)fosse un attimo più attento e meno convinto che il popolo è bue avvertirebbe della chiusura già prima della Porta, o, avrebbe, pur rimanendo la chiusura del tutto inutile in quel tratto e in quegli orari, deviato il traffico su via Vittorio Emanuele III e non proprio sotto la Chiesa Madre e la Casina, che, in quegli orari domenicali, sono tanto trafficate da pedoni.
 
Ma, dicevamo, non tutte le ciambelle vengono col buco.
Qualcuna è solo un devastante buco nero e basta.

 

 

 

mercoledì, 23 aprile 2008

 

 

Ciurnate ca…….

 Mi  tornanu a mmente, mumenti passati.

Agnone, sutatu e tuttu scurciatu,

scìucava contente, ritendu pi nnienti,

mmuscìava li tienti.

L’occhiu era viu,  capiddri ‘ncora moti,

l’oce trunante ma lu cirieddhrù hacante.

Ti sera, prestu a ccasa,

a ‘nnanzi llu fucalire, ssittati sintimme li cunti,

bbone palore, tanti cunszigli, moti sbatdigli.

Mi ricordu (s)cuntente, ddhrì tiempi passati,

pinszava e bbulava, a posti ‘ncantati,

pinzieri piccicchi, li casi strazzati.

Ci cuntava straccava, ma straccu già scìa,

ti la ciurnata passata,

ca l’aria ti fore, ti friddu bbinchiata,

ulìe scutulava.

Carusu sò statu, ma picca ricordu,

sé no ll’anima chiara e ddisiteri mai bbuti.

Picca pinszieri ma la fame era mota,

sonni piersi a lla strata,

nu beddhrù ggiurnu trùata.

 

 

 

Giornate che………

 

ritornano a mente,

momenti passati.

Fanciullo, sudato e tutto graffiato,

giocavo felice, sorridendo a tutti,

con viso sereno.

L’occhio era vispo, capelli ondulati,

voce possente, testa vagante.

La sera,

al calar del sole si rincasava,

davanti al camino, ad ascoltare,

racconti antichi, consigli,

quanti sbadigli.

Mi ricordo s/contento, quei tempi,

quando ragazzino volavo con la fantasia,

padrone dell’universo,

ma con le vesti strappate.

Chi raccontava storie, era stanco,

stanco per la lunga giornata passate nei campi,

con il freddo pungente ed un vento impertinente che olive coglieva.

Sono stato un ragazzino spensierato,

ma poco ricordo del mio passato,

sé, non l’animo puro e pochi regali.

Pochi pensieri, una fame imponente,

sogni persi lungo la strada,

un bel dì ritrovata.

 


postato da: localo alle ore 14:07 | link | commenti
categorie: come eravamo, cantastorie

 

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Lunedì 21 aprile presso l'I.T.I.S. "E. Medi" di Galatone si è svolto un incontro dal titolo

"RESISTENZE"

- DALLE TESTIMONIANZE DI IERI

ALL'IMPEGNO DI OGGI -

Nel video L'intervista al prof. Fabio Minazzi,

ed alcune testimonianze

dell' ing. Stefano Sentenza e

dell'arch. Giuseppe Resta.

Locandina 21 aprile


GHB-NUOVE DROGHE-

drogheL’uso non medico di droga, anche se è stato da sempre praticato dall’umanità, ha avuto nel passato manifestazioni che hanno ben poco in comune con l’attuale fenomeno della tossicodipendenza giovanile. Nel passato il consumo di droga ha riguardato quasi sempre gli adulti e, collegato a finalità mistiche, religiose o rituali,  era sporadico e riservato ad occasioni particolari; ciò che comportava anche l’assenza di stati di tossicodipendenza. Oggi diventa un flagello mondiale l’abuso di droghe che travolge giovani e giovanissimi e, la falsa attenuante che l’umanità ha sempre convissuto con la droga e che il presente non è che la continuazione del passato, è erronea e pericolosa. E’ sbagliato perché solo adesso la droga fa cultura, ed è pericoloso perché si abbassa il livello di guardia verso un fenomeno che diffonde un atteggiamento di passività ed accettazione, accompagnato dalla fatto che il danno è limitato e che la collettività continuerà ad assorbirlo agevolmente. Ma la persistenza e l’aggravamento della tossicodipendenza, i nuovi ritrovati sempre più potenti, dimostra quanto, oggi, il compito di educatori, esperti, a livello locale ed internazionale, sia diventato arduo e gravoso. Andare ad analizzare tutte le cause sarebbe impossibile, né se ne può fare una rassegna completa, perché sarebbe troppo complessa e lunga; si può ricordare qualche affermazione che ha avuto maggior sostegno per tentare di esprimere un’idea modesta ai fini di una prevenzione. E, mi sembra, che una prima causa generale possa trovarsi nei fattori prodotti dai cambiamenti e dalle tensioni che hanno caratterizzato e caratterizzano l’andamento delle società moderne; così la “protesta giovanile” contro la cultura degli adulti dominante e soffocante che si basava sulla conservazione e sul profitto da cui i giovani si ritenevano esclusi. Poi, dopo il ’68, un rifiuto di condotte e di valori del mondo degli adulti che si è esaurito nel giro di qualche anno e a cui è seguito un sentimento diffuso di sconfitta, rassegnazione e disimpegno sociale. Oggi, forse, l’esagerazione del consumismo, in una situazione di estensione del benessere economico che, contemporaneamente, allarga l’area della tossicodipendenza giovanile, ma anche sottosviluppo e miseria che si sono dati la mano per la diffusione del fenomeno. Tutte cause, però, che, data la loro estrema genericità, sfuggono ad ogni possibilità di riscontro empirico. Forse, però, la tossicodipendenza è figlia della decadenza dei valori tradizionali. Anche famiglia e genitori, che hanno subito l’impatto delle esigenze imposte dall’organizzazione e dalle tensioni della società industriale, sono stati additati come colpevoli di tanta tragedia; anche se, oggi, su tale colpevolezza, si avanzano dubbi, dopo aver constatato che il ricorso alla droga si è manifestata in un quadro di immobilità socio- economica e di conservazione degli schemi familiari. Infine la scuola che insieme con la famiglia non ha saputo svolgere il compito educativo e che, non trovando il modo di prevenire la tossicodipendenza, si è anch’essa trovata disorientata e al centro di dure polemiche. Ora, vi sono dati certi che dimostrano come la cultura della droga è l’effetto anche di manipolazioni accorte e articolate di individui che militano al servizio dei potenti del traffico di stupefacenti, in quanto bisogna disporre di elevate risorse economiche e di organizzazioni efficienti. Pertanto l’abuso di droghe, vecchie e nuove, non sarà sconfitto se non verrà diffusa una cultura della droga, con una lotta seria alla produzione e ai traffici illeciti, alle grosse organizzazioni del crimine che su essi vivono e prosperano. La famiglia e la scuola poco possono fare se le Istituzioni statali e l’impegno della comunità tutta, non si impegneranno a fondo per debellare il perverso fenomeno.


postato da: giusedoria alle ore 10:15 | link | commenti
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Inaugurazione Circolo Cosimo Settimo (Margherita)
(13 novembre 2005)
Terza e ultima parte: interventi di Lorenzo Ria, Cosimo Casilli e Marta Settimo. considerazioni alla fine del filmato
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