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lunedì, 31 marzo 2008

«Opa Cupa» (leggi: «opa tzupa»), grido di esortazione alla danza degli zingari del Sud-Est Europa, è un progetto musicale nato nel Salento. Il progetto nasce, in origine, con la ricerca del repertorio musicale dei Balcani, ma sempre più i testi e le musiche originali scritti da Cesare Dell’Anna, si incrociano con le sonorità jazz e bandistiche tipiche della tradizione musicale del Sud Italia, diventando qualcosa di nuovo e originale. Non chiamate questo progetto balcanico, perché è molto di più. Intorno al trombettista Cesare Dell’Anna si riuniscono musicisti di diverse culture (Bosnia-Erzegovina, Albania, Algeria, Bulgaria, Italia meridionale, Marocco, Romania) formando una vera e propria fanfara festosa. I ritmi irregolari sono fortemente influenzati da più stili, creando caleidoscopiche sonorità e affascinanti momenti di pura tecnica interpretativa e musicale. Opa Cupa spazia e fa tesoro di poliedriche esperienze svolte in ambito etnico e jazz, che fondono ed elaborano i velocissimi «estam» e «horo», dai tempi dispari ed irregolari. Nelle strutture popolari sono introdotti spazi di improvvisazione dove prevale un atteggiamento jazz nella articolazione della frase, cluster improvvisi, situazioni «accordali» dissonanti affidati agli ottoni.

WWW.11-8RECORDS.COM


IL PROFESSORE SVOLGE LA SUA FUNZIONE?

docente 

Se nuovi strati sociali con eterogeneità della popolazione scolastica sono entrati nelle scuole, se ogni generazione di adolescenti porta con sé abitudini e costumi nuovi, esprimendosi con un proprio gergo, e se lo sviluppo del nuovo sembra formare una società a se stante tale da essere considerata dagli adulti con preoccupazione, mi chiedo quale possa essere il ruolo del docente e la sua corrispondente funzione educativa. D’altro canto è impossibile affermare che si può distinguere una stabile linea negli orientamenti assiologici dei giovani, non potendo disconoscere che sia cambiato qualcosa nei modi di pensare e ragionare sui valori, sui comportamenti e sulla concezione della vita.

Inoltre nel giovane vi è una presenza sempre maggiore di elementi di formazione di una identità individualistica e una presenza sempre minore di elementi di una identità collettiva. La socializzazione dal dispiegarsi nel lavoro, nella famiglia, nella fabbrica, si svolge ora nella scuola o in altre forme istituzionalizzate di formazione facendo sì che i giovani restino più a lungo relegati in un tipo di attività recettiva e in un processo di apprendimento separato dalla prassi. Oggi la fase dell’adolescenza e della gioventù è caratterizzata da un continuo allungamento della scolarità e quindi al di fuori della famiglia, l’adolescente passa la maggior parte del tempo. Quindi bisogna ripensare il sistema scolastico, la formazione professionale, l’interazione scuola-lavoro e di conseguenza il ruolo del docente che corre il rischio di restare isolato con il suo patrimonio costituito dal sapere del passato che trasmette alle nuove generazioni la “summa” di tale sapere, con noia da parte di chi ascolta. Non si può nemmeno svolgere il ruolo docente, slabbrando la singolarità dell’intervento specialistico per disciplina, con il concedere “giovanilisticamente”, anche in forma poco esemplare, incoerenza, cattivo esempio, e socializzazioni fittizie proprie di chi è poco sicuro di sé. Perdendo di autorevolezza il docente corre il rischio di essere incapace a svolgere il suo delicato ruolo, di essere strumentalizzato e, come spesso avviene, messo alla gogna con i moderni sistemi di diffusione telematica. Al contrario il professore capace è colui che svolge un ruolo  ragguardevole anche fuori dalle aule scolastiche, partecipando allo sviluppo di quelle attività che mirano a migliorare la comunità nella quale esercitano la loro professione. Diventare, cioè, parte integrante del processo che trasforma la loro società ed insegnare non soltanto nell’aiutare ad imparare ma pianificare, organizzare, usare metodi accettabili con informazioni collegate ed un atteggiamento idoneo a far sì che lo studente pervenga al successo nella area operativa della sua scelta. Un docente non solo artigiano ma professionista specializzato ed addestrato anche nel riconsiderare i suoi metodi e i termini della sua professione.  


postato da: giusedoria alle ore 15:39 | link | commenti
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PONZIU PILATU

 

 

Parìmu, cristiani maturati ti lu tiempu,

stù tiempu ca ‘nda bbiste tante e,

 cci sape ‘ncora, cquantu ‘nda bbitire.

Forse, propriu maturi, tutti no ssimu

Pilatu,

bbi lu ricurdati?,

‘nturniciatu ti  li prieti e ddi la ggente,

tiempu di balli e ddi feste,

tàule ccunzate e mmorti ti fame,

Cruci e Giuda.

Pilatu, si llavo li manu,

no ebbe lu curaggiu,

cu pigghia na decisione,

cu ttegna lu pugnu fermo.

Storia, ca pare si rripete,

jò, oscè, sta mi estu ti Pilatu,

ma Pilatu no ssontu.

Oscè, no ‘nci so cchiui li Templi,

‘nc’è li cambare ti li partiti,

ma ‘nc’è ssempre la fila ti li cristiani,

ca cercanu la limosina.

Scì cumanda intra stì cambare,

si còtula comu nu  Fariseu,

o comu nu Sacerdote,

sicundu lu mumentu o lu bbisognu ca teninu.

Tomila anni rretu, si sintìa lu ‘ndore ti la morte,

stà mmintianu a ‘ncroce Gesù Cristu,

Pilatu si llavo li manu.

Oscè,

tàule ‘ncora ccunzate, e morti ‘ncora ti fame,

fistini cchiui ti tandu, Giuda a quantità e,

lu ‘ndore ti li sordi,

stà nni mentinu a ‘ncroce a nnui,

jò, comu Pilatu mi llau li manu e nno vvotu ciucheddhrì.


postato da: localo alle ore 12:43 | link | commenti (1)
categorie: cantastorie, cosedaelezioni

Sfoghi lunedicini

 


 
Ripeto: non so se il mo voto sarà utile o inutile - e poi per chi e per che cosa?- ma sarà il mio, fatto coscientemente e sinceramente, dopo un’attenta e profonda analisi. E per il mio modo di vedere, sarà il voto più utile che riuscirò a dare, non per me ma per l’Italia.
E non sopporto che siano altri a discettare sull’inutilità o meno del MIO voto.
Pensino al loro, e, forse, alle LORO utilità.
Ma a quelle, c’è da scommetterci, hanno sempre pensato!
 
Probabilmente, anche questa volta come tante tante tante volte, mi pentirò.
Ma non per aver votato secondo coscienza e conoscenza, ma perché sarò deluso dal comportamento di chi ho votato, dal tradimento di quello che mie era stato fatto credere.
D’altronde l’unica volta che non sono andato proprio a votare è stato nella prima tornata delle ultime comunali, dove il tradimento e la delusione c’era stata ben prima del voto!
E la NEMESI mi ha dato RAGIONE.
Perché il Diavolo non tiene pecore ma vende lana.
Solo che a Galatone c’è chi è pronto ad acquistarla e si è fatto turlupinare alla grande, infinocchiare come un ragazzino stupido, sodomizzare come un pollo, senza avere nemmeno la dignità, poi, di salire la Scala Santa a ginocchioni recitando mille atti di dolore e trentamila meauculpa con contrimento.
Ma oggi si parla di voto utile!
La decenza è sparita?
Mbeh, i Peccati Originali restano…….. e di certo non mi può parlare di “voto utile” chi ha tirato la volata ad un candidato Sindaco che dopo due mesi è partito armi e bagagli per un altro partito ed uno schieramento opposto, portandosi pure un altro paio di candidati pesanti!!!!!!!!!!!
 
 
Sì, Valentino, la Bindi si conferma l’unico UOMO con gli attributi del PD, quella meno “prodotto confezionato” di tutto il “pacchetto effetti speciali” che si vede e si sente (infatti la votai SIMBOLICAMENTE alle primarie di facciata del PD) . La concretezza “cattocomunista” ormai è in via d’estinzione. Si scimmiotta il populismo destrorso dei ricchipremi e cotillon. Figurarsi che oggi è il Tremonti a promettere sangue lacrime sudore. Dove siamo arrivati!
Il Pd è tutto rose despinate e fiori. Come se la recessione non sia già seduta a tavola con noi, si sia succhiato il portafoglio e abbia imperversato per i banchi dei supermercati e dei negozi. Ma nessuno parla di risparmiare con sincerità e efficacia. Di tagliare gli sprechi e le esagerazioni. Nessuno mette su uno straccio di politica economica seria e contingente.
Si continua a promettere le famose nozze coi fichi secchi. A Destra e a Sinistra si fanno programmi di spesa che superano di quattro volte almeno i programmi delle entrate.
La via del fallimento.
Argentina aspettaci!
 
Come si può, allora, dare una SPERANZA agli Italiani, agli elettori?
Cetto La Qualunque, in maniera certamente più ironicamente reale di qualsiasi candidato premier, l’altra sera da Fazio poneva al decimo punto del suo programma “ind’u culu alla speranza”.
Sì, la speranza ce la siamo fumata nelle cordate bancarie, coi furbetti, nella indifferenziazioni dei programmi sul lavoro, sulla scuola, sulle pensioni; nell’assenza di una politica urbana, della casa, dell’ambiente. Ce la siamo negata con gli stipendi dei manager (quaranta anni fa un manager prendeva venti volte lo stipendio di un operaio, oggi duecento! Eppure quaranta anni fa c’era il boom, oggi la crisi, quaranta anni fa i manager si guadagnavano la panella, oggi contribuiscono ad affossare le imprese), con quelli dei politici di ogni ordine e grado, dei primari e dei manager ASL assunti per nomina politica. Ce la siamo stracciata con la sanità da mungere, con la spazzatura indifferenziata e esorbitante, con l’energia sprecata. Ce la siamo persa con il precariato, con l’impreparazione dei diplomati e dei laureati, con l’assenza di una politica per l’infanzia e la famiglia. Ce la siamo negata con la politica dell’intrallazzo, quella tentacolare che entra dappertutto e mangia e munge dappertutto. Ce la siamo persa con i programmi elettorali mai eseguiti, con il conflitto d’interesse mai affrontato ma con l’indulto Salvapreviti approvato immantinentemente.
Ormai i politici sedicenti “di rango” parlano solo dei propri problemi di leaderschip e di sopravvivenza, delle loro fregole elettorali e delle loro poltrone. Si autocelebrano per autoproliferarsi all’infinito. Il discorso va subito e immancabilmente su seggi e sistemi elettorali, mai ai salari, all’occupazione alla salute ed all’ambiente sempre più disastrato. Difendono solo le loro posizioni dominanti pretendendo che i cittadini – ormai sudditi della partitocrazia oligarchica- facciano solo da alibi, da servi sciocchi, ai loro giochetti di potere. A LORO non interessa niente se l’Italia va a rotoli, tanto facciano o non facciano bene rimangono sempre e comunque a cavallo.
Il grigio e rigido Franceschini in una puntata di Annozero – visibile su Yutube – difendeva il suo stipendiuccio da parlamentare dalle critiche di alcuni precari dicendo che senz’altro la sua busta paga non era molto superiore a quella di un direttore di una agenzia di Banca. Non so se è proprio così, immagino che almeno tutte la facilitazioni, le pensioni e i benefit di un onorevole non li abbia, però so per certo che se un direttore della banca di Roncofritto chiudesse un anno in perdita e con la cassa sfondata sarebbe mandato si e no a pulire i cessi della filiale, sempre dopo aver pagato del suo, s’intende. Certamente non ostenterebbe tanta burbanza e sicumera, tanta arroganza e insolenza verso gli elettori.
 
Allora cara NUOVAEVA tu hai ragione: -a vetisette anni non si può pensare che la politica è marcia.- Hai ragione.
Non lo si dovrebbe pensare nemmeno a 100, se è per questo.
Non lo si dovrebbe pensare mai.
Eppure c’è tanto ogni giorno che ce lo fa pensare.
Sono gli ATTI dei politici e quelli giudiziari che ce lo dicono, sono gli itrallazzetti sporchi del paese che ce lo confermano sotto gli occhi.
Ma la colpa, come al solito, non è di chi lo pensa, ma di chi lo fa pensare.
Anche se oggi è di moda tagliare il dito di chi indica lo scandalo e non guardare a chi lo fa, lo scandalo.
Allora i giovani non dovrebbero permettere che la politica sia marcia. Dovrebbero essere le sentinelle critiche del loro futuro. Non stendersi a tappetino e farsi calpestare da una democrazia di facciata, da una spalmata di melassa attaccaticcia fatta da riunioni vuote, da gerarchie infinite, di cenette, cotillons, contentini, promesse e buffetti sulle guance.
Dovrebbero pretendere concretezza e realtà e LEALTA’. Dovrebbero cacciare gli artigli della loro forza giovane, esibire l’ormonalità di cui hanno riserve inesauribili per pretendere pulizia e concretezza, programmi validi e rigore morale e attaccamento ai principi repubblicani.
Questo dovrebbero fare i giovani.
Dovrebbero fischiare chi nel loro partito candida portaborse e vecchi arnesi, inquisiti e farabutti, amanti e mogli di. Non appaludire!
Non dovrebbero i giovani imitare i vecchi politici da marciapiede svendendo la loro pulita giovinezza per un briciolo di considerazione pelosa, prostituirsi per un posto in primafila alle manifestazioni ed alle sfilate di nanieballerine.
Dovrebbero gridare, non assentire e sorridere!!!!!!!
Dovrebbero pretendere veramente la democrazia partecipata, assembleare, dovrebbero essere critici e duri e puri per contare e valere.
Il futuro che i politici ipotecano è più loro che mio!!!
Molti, mi sa, però si adagiano su una flebile speranza di un appoggio politico che possa dargli una sicurezza nel futuro, riproponendo gli schemi fallimentari di politica stantia e ammuffita e il feudalesimo clientelare veterodemocristiano.
Si è giovani a ottant’anni se si impianta un uliveto, non certo a venti se ci si comporta da pecore. Se si è pompieri da giovani, quando si diventerà incendiari? Quando si rimarrà disoccupati o con un portafoglio vuoto a cinquanta con una famiglia sulle spalle?
Allora, per favore, concretezza e forza!
NIERVU, si sarebbe detto tempo fa……
 
Un altro paio si sfoghi caposettimanali:
Dal Pd (che, onestamente, ho ritegno a chiamare ormai centrosinistra) si sente dire oggi che il voto utile è a loro contro Berlusconi.
Abbiamo capito bene?
Fino a quattro mesi fa questo fior di Piduista pluripregiudicato, quello che cercava di affossare Prodi comprando i deputati dell'Unione con posti in tv alle loro ninfette favorite, era li statista avversario da non demonizzare con il quale era giusto sedersi a discutere della riforma elettorale (cercando di trovare la giusta via al sistema elettorale grappa-vaticano) ed ora è ritornato”utile” l’antiberlusconismo?
Incredibile.
Ancora più incredibile che l’antiberlusconismo venga fuori da chi accusa l’altro di aver copiato i programmi!!!!!!
Questo al dice lunga su come si mistifichino i fatti a proprio piacimento.
 
Una domanda mi angoscia ormai da tempo e non ho ancora esplicitato sulle pagine di questo Blog: Perché l’Italia ha avuto una deriva così destrorsa negli ultimi venti anni?
Pensateci un po’.
Se si sommassero i voti dei partiti che allora si richiamavano al centrosinistra di oggi si sarebbe intorno al novanta per cento. Sì, d’accordo, la Democrazia Cristiana aveva le correnti conservatrici e il PSI era il partito che ha fatto nascere il fenomeno Berlusconi. Ma è comunque un fatto che pur senza le proporzioni di queste frange lo spirito innovatore, etico, riformista era predominante. Almeno nell’elettorato. Allora gli indecisi ed il partito del non voto erano a destra e nel centro veteroliberale.
Oggi è tutto il contrario.
Gli indecisi, il partito del non voto, i girotondini e i grillini scontenti, critici, incazzati sono per lo più a sinistra. Oggi perfino i Liberali VERI votano a Sinistra!!!!!!
Le periferie urbane del degrado, poi, sono i naturali serbatoi elettorali dell’estrema destra. Incredibile. Eppure, come metteva in evidenza Virzì in una scena di un suo film, i ragazzi di una scuola superiore vedevano la destra nei quartieri proletari e la sinistra ormai predominio dei ceti medioalti borghesi.
Allora, COMPAGNI, qualcuno faccia autocritica: NEGLI ULTIMI VENT’ANNI LA SINISTRA NON SI E’ PIU’ INTERESSATA DEI PROBLEMI DEL POPOLO PICCOLO BORGHESE, PROLETARIO E SOTTO PROLETARIO!
Sono sparite queste classi sociali? Sono spariti questi problemi?
No, sono, anzi, aumentati.
Lo dicono tutti gli istituti di statistica che i poveri sono in aumento, e oggi anche una famiglia con un solo stipendio è definibile povera, ma oggi questa gente è sconsolata da varie e ripetute delusioni, dalla continua poca coerenza e, visto che il “partito dei lavoratori” pensa più alle banche e ai furbetti che ai problemi degli operai e degli studenti, che D’Alema porta scarpe da mille euro e storce il baffo se lo si chiama compagno Massimo ma non dice una cosa di Sinistra nemmeno a pagarlo ( e se lo si paga!), visto che la sinistra non ha mantenuto fede ai programmi quando ha governato, qualcuno crede che nella destra populista delle televisioni spazzatura culitettequiz possano meglio rispondere a questi problemi.
O almeno può riuscire a farli dimenticare sommergendoli di vacuità.
O c’è chi aizza i poveri cristi contro altri poveri cristi istillando pericolosissime e false idee xenofobe, così fa fomentare le guerre tra poveri destinati a soccombere comunque - come i famosi polli di Renzo - a vantaggio di interessi personali di altri.
E’ una bella vergogna per chi viene dalle Parrocchie e dalle Case del Popolo.
Non trovate?

sabato, 29 marzo 2008

UTILE O INUTILE?

I lati positivi, oggi, sono fuori dalla politica. E’ inutile negarselo. Ci sono ma non sono della politica e nella politica. La situazione che si sta prospettando è ancora più tragica di quella che abbiamo lasciato.
Quando si parla per difendere l’indifendibile non si ottiene altro scopo che l’irritazione di chi ascolta.
Anzi ho l’impressione – per me è così – che ogni difesa d’ufficio non faccia che esasperare e indispettire ancora di più.
Chi parla di voto utile dopo che ha scelto autonomamente di “andare da solo” è un disonesto.
Punto. 
Se aveva bisogno anche dei voti di chi ha sbattuto fuori doveva trovare accordi a monte e non discorsi strani a valle.
Se la “legge è legge” è legge sempre e la si conosceva perfettamente anche quando si è decisa l’avventura in solitaria.
Non diciamo enormi stupidaggini.
O è la partigianeria spinta a far perdere completamente logica e ragione?
O si presume che gli “altri” siano così idioti da bersi ragionamenti strampalati e così parziali?
 
Il solco profondo tra il diecipercento degli attivisti politici ed il restante novantapercento dei cittadini si allarga sempre di più.
Ma questo non pare impensierire i partiti: tanto comunque la divisione delle torte avviene sui voti validi, pur che fosse uno solo!
E’ per questo che i partiti se ne FOTTONO altamente degli elettori: o voti come diciamo noi, o non conti nulla. Praticamente: NON CONTI NULLA COMUNQUE.
Perché diciamola chiara e tonda: un cittadino che non ha interessi di poltrone poltroncine strapuntini o comodi divani, un cittadino che è tagliato fuori dagli interessi nella politica degli incarichi e delle prebende, degli appalti e delle sistemazioni cosa ci guadagna in termini pratici se vince uno o l’altro?
Se la politica è solo mantenimento del potere di pochi senza che nessuno si preoccupi di quelli diffusi dei cittadini, vinca uno o l’altro veramente cambia molto?
Abbiamo visto che non è così. Chi gode della vittoria è la solita casta, ghenga, combriccola, camarilla o come diavolo volete chiamarla che nel trogolo della politica ci si imbroda e ci mangia. Punto.
Chi si avvicina con speranza, sogni ed entusiasmo è usato, strumentalizzato e poi, puntualmente, frodato ed emarginato se non sta al gioco sporco. Quante persone della “società civile” sono state prima attratte e poi sputate fuori dai partiti una volta che chi comanda non le ha ritenute funzionali? Tantissime!
Abbiamo l’esempio vivente a Galatone, a Lecce, a Bari, a Roma. Sono cambiati i conducenti ma solo pochi hanno avuto vantaggi visibili, mentre i problemi di tutti sono sempre stati sottovalutati e dimenticati.
A Galatone, siamo onesti, tra una amministrazione di Sinistra e una di Destra si è visto veramente un cambiamento percettibile nella conduzione quotidiana della cosa comune?
Le Consulte c’erano prima e non ci sono state dopo? No!
Le strade erano pulite e lisce prima e immonde e gibbose dopo? No!
C’era una politica culturale prima ed è sparita dopo? No!
Le discariche nelle campagne c’erano prima dopo e durante. I rifiuti non hanno partito!
Così come i cani randagi e i topo e le zanzare!
Fulcignano è stato nelle preoccupazioni di prima e dimenticato dopo? No! E stato sempre dimenticato, e così il centro storico ed i beni monumentali. Sono cose che non danno appalti e soldi agli amici degli amici, non servono a niente.
Se poi uno si permette di farlo notare, di criticare, o addirittura di proporre alternative, idee, procedure risolutorie è messo completamente al bando: come si permette?
L’elettore serve solo a procurare il voto per mantenere il potere di alcuni anziché di altri sotto la parvenza di una democrazia rappresentativa –farsa.
Perché la politica che conta (e conta tante cose) non vuole idee, vuole greggi osannanti.
Allora non mi sento di criticare chi ha deciso di non votare.
Sono persone pratiche che hanno avuto delusioni su delusioni. Oggi sono arrivate al collasso.
Solo pochi inguaribili idealisti come me, pur essendo fuori da quella politica del meretricio, continuano a pensare che il voto, per piccino che sia, ha comunque un valore.
Anche il valore di mandare a ffanculo questi che ti dicono come la devi pensare.
Perché, ormai, i partiti non sono l’espressione popolare di ideologie, sentimenti, sogni, speranze, progetti e interessi legittimi e condivisi, ma sono solo gruppi di potere che si avvalgono della genuina e inconsapevole legittimità del voto popolare per poter scorazzare a piacimento tra i gangli del potere. Perciò oggi sembra normale che uno cambi cinque partiti inseguendo la cadrega o che cambi idee a comando – o a gettone -!
Oggi non è il partito che si fa carico delle idee degli elettori ma, viceversa, è il Partito che ti dice come la devi pensare perché pochi hanno deciso quali saranno i TUOI programmi e le TUE idee. Allora o segui loro o sei INUTILE.
Perciò la democrazia muore e tra un partito e l’altro non c’è differenza nemmeno sulla resistenza ai valori di una Costituzione Democratica sessantenne.
Non contano niente nemmeno i valori fondanti, depennati da ogni programma elettorale.
Interessa il potere e basta.
Forse, a questo punto, gli unici ad essere veramente non solo INUTILI ma DANNOSI sono i partiti verticisti, quelli che decidono per te.
E questo è proprio di ogni partito, ormai.
Ma un voto che sia un voto riuscirò a darlo.
Inutile?
Utile?
Non lo so: è il mio voto e non è di nessun altro!
E guai a chi me lo tocca!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì, 28 marzo 2008

decastro copiadday copiadmur copia

postato da: FLAVIOFILONI alle ore 18:31 | link | commenti
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La memoria dell'uomo si arruginisce presto, e subito dimentica il passato. Voglio porre all'attenzione dei gentili visitatori alcuni eventi passati e definitivamente conclusi, e casi che ancora sono attuali.

2001

Evento: Era l'anno in cui scoppiò lo scandalo della mucca pazza. Furono fatte alcune leggi, in ambito nazionale e internazionale, che impedicano ai cittadini di mangiare la carne di bovino.

Epilogo della vicenda: (Ottobre 2005) il Comitato veterinario della UE pone fine al bando che, dal marzo 2001, vietava il consumo della bistecca con l'osso. La "fiorentina" torna sul tavolo degli Italiani.

2005

Evento: L'epidemia da virus H5N1 iniziata alla fine del 2003 nel sud-est asiatico (ancora in atto) ha coinvolto, più di 150 milioni di volatili. Oltre il Vietnam, Thailandia, Cambogia, Laos, Indonesia, la malattia è stata individuata in Corea, Giappone, Cina, Russia, Kazakistan, Mongolia. Dall'ottobre 2005 il virus è entrato in Europa, in Turchia, e da qui nel resto del continente, variamente segnalato, soprattutto nei volatili selvatici, nonché in Italia.

Epilogo della vicenda: ?????????

2008

Evento: scoppia il caso sulla mozzarella di bufala. Si riscontra una percentuale di diossina. Molti paesi europei e mondiali hanno proibito il consumo nel prodotto campano.

Epilogo della vicenda: evento in corso (ma finirà come nel 2005, ?????; ndr).

E' proprio vero:

la memoria dell'uomo ha vita breve!!!


postato da: philosophus alle ore 15:24 | link | commenti (1)
categorie: ora basta, per riflettere e ragionare

EVASIONE E PARADISI FISCALI

 evasione-fiscale

Comportamento riprovevole sul piano morale, dal punto di vista strettamente economico l’evasione fiscale può essere considerata come un preciso calcolo di convenienza. L’evasore tiene conto da un lato dei benefici dell’evasione, della sua utilità, dall’altro dei suoi costi e decide di commettere l’illecito quando questi ultimi sono inferiori ai primi. I benefici saranno rappresentati soprattutto dall’ammontare di imposta non pagata. Provocatoriamente, se non si creasse male ad altri contribuenti che dovranno pagare, se non vi fosse lo sconvolgimento del piano di distribuzione del carico tributario, predisposto da colui che governa secondo determinati principi, (ma quali e quanti principi?) potremmo sostenere, specialmente nei nostri tempi, che l’evasione non sarebbe dannosa dal punto di vista economico. Essa diminuirebbe la parte che dovrebbe essere incassata dallo Stato (Stato pieno di sperperi) ma a vantaggio, sicuramente, dell’evasore che potrebbe spendere meglio la propria ricchezza. E ciò potrebbe essere un bene dal punto di vista economico. Del resto, si dice, che il primo effetto economico dell’imposta è proprio l’evasione. In altri termini non vi sarebbe evasione se non ci fosse imposta e sarebbe interessante indagare sul fatto che uomini incapaci di atti di disonestà nei confronti dei loro simili, quando si trovano di fronte agli accertamenti dell’imposta, non si vergognano di cessare di essere integerrimi, anzi, potendo evadere, ne fanno vanto con gli amici più fidati. Ma l’evasione costituisce un danno immediato per le finanze del paese e produce conseguenze negative sul piano economico e sociale. Chi si è rifugiato, allora, nei paradisi fiscali del Liechtenstein , con conti correnti da 200.000 a 400.000 milioni di euro, interessando 37 procure da Roma a Bolzano, deve o no essere punito da sanzioni anche per aver fatto gravare il maggiore onere d’imposta sui contribuenti che non evadono o non possono evadere ? Lo Stato, infatti, dovrà assoggettare i non evasori a una pressione fiscale molto superiore a quella che sarebbe possibile se tutti pagassero le imposte. Ciò può generare effetti incalcolabili e perversi, dal momento che, la maggiore pressione fiscale diventerà, a sua volta, causa che favorirà nuovamente altra evasione. L’evasione diventerebbe un fenomeno diffuso che è tipico dei sistemi tributari più arretrati o comunque meno efficienti. Ma chi si è rifugiato nel paradiso del LGT può stare tranquillo in quanto i reati di infedele e omessa dichiarazione dei redditi decadono in sette anni e mezzo e il periodo cui si fa riferimento è il 2002. Sicuramente tra rogatorie, accertamenti, istruttorie, il tempo passerà  e gli evasori , in beffa a chi ha pagato, avranno avuto i loro grandi vantaggi: imposte non pagate, risparmio di tempo che avrebbero dovuto dedicare alla compilazione della dichiarazione e ai versamenti, l’onorario del consulente cui avrebbe dovuto rivolgersi per calcolare l’imposta dovuta. Non pagheranno più neppure l’ansia o lo stress legato al timore di essere scoperti dal momento che, pure scoperti, a conoscenza del funzionamento della macchina della giustizia italiana, (tributaria,civile e penale) potranno uscirne indenni. Peraltro, come è già capitato, si potrà sempre addivenire ad un concordato di transazione. Evvai ! Le caste aumentano e con esse anche quelle dei furbi e degli evasori fiscali.


postato da: giusedoria alle ore 14:32 | link | commenti (1)
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TORMU COMU MORTU

 

Tormu, comu mortu,

sotta la suppenna a llu friscu.

Nu friscu, tantu circatu, 

ca no ll’aggiù ‘ncora truatu,

ma lla fine, straccu,

lo stessu maggiù minàtu.

Intra stì scìurnate, chène ti ecchi ricordi,

ccumpagnate ti na fisarmonica ca sona e mmi ddifresca lu cirieddhrù,

ognè ttantu mi torna ammente stù ritornellu:

lu bbinchiatu, no crete a llu ddiciunu”.

Tormu comu mortu, ma sò bbìu,

tormu, comu mortu, 

ogghiù mi perdu puru, st’addhrù ‘ppuntamentu.

To longhi ggiurni ti mortu,

cu llu core ca mi chiange,

pi cquiddhrù ca s’era pututu fare e nno sssa ffattu,

pi cquiddhrù ca ticìti e mmai faciti.

Tutti sònu misi a rritare,

a rripitire, ca ete piccatu cu nno scìamu a vvotare,

jò, stù piccatu l’aggiu cunszumare.

Ni consiglianu, cu vvotamu,

cu vvotamu a ddhrò ùlimu,

sulu, cu vvotamu iddhrì,

ca l’addhrì, so ffiacchi.

Imu vvotare, cusì nu ggiurnu, no nni putimu pintire,

ni la mandanu a ddire, cu cci ete, ete, ma ni la mandanu a ddire.

Jò, stà mmi zzaccu ppentire,

ti totte ddhrì fiate, ca b’aggiu già vvotatu.

To giurni ti mortu,

cù lli mustazzuni chiusi e ccu llu rusariu a mmanu,

ma tò ggiurni a ‘ngrazzie ti Diu,

a lla facce, ti scì mi òle male.

Forse, ‘nc’è scì chiange pi llu mortu,

no ssontu lacrime, ete acqua, acqua pi lli fiuri, pi lli fiuri ti stù mese.

Ddisiteriu ti sole, ma puru t’acqua,

l’acqua ca ferma nu picca, li ruciti ti la ggente e,

‘nfoca stì to ggiurni ti piccatu.

Jò no cchiangu, jò so mmortu,

sia,

ca perdu stù ggiru, st’urtima occasione,

cu fazzu n’addhrà fiata,

la figura ti lu pampascione,

sia.

Tice, ca li morti òlanu, salinu a ‘mparatisu,

jò ogghiù bbolu,

ogghiù bbolu versu a mmare,

ogghiù bbolu,

comu na merula a ‘ncerca ti l’amore.


postato da: localo alle ore 10:26 | link | commenti
categorie: eventi, cantastorie, cosedaelezioni, per riflettere e ragionare
giovedì, 27 marzo 2008

Sentita oggi in ufficio da un cliente:
"Ho guardato le facce sui cartelloni. Ho guardato Berlusconi e Veltroni, Casini e Santanché. Alla fine penso di votare per quella di Intimissimi"
Momoblog

 


postato da: giusepperesta alle ore 20:36 | link | commenti (3)
categorie: scherzi e ironie

LA POLITICA DI QUESTI GIORNI

politica di questi giorni 

Basta leggere o ascoltare il linguaggio della politica di questi ultimi tempi per vedere il vantaggio della vaghezza e dell’oscurità nella lotta per la conquista della popolarità, mentre il segreto del successo consiste nel far mostra di stare dalla parte di tutti, e di sbarazzarsi di ogni impegno che diventa compromettente o di rinviarlo a quando i tempi permetteranno di far decidere chi oggi si propone per il comando. Se ideologie ancora vi fossero dovrebbero fare appello contemporaneamente alle tendenze vili e a quelle nobili dell’animo umano, in quanto fornirebbe una via d’uscita a dire tutto e il contrario di tutto. In un simile contesto i diversi partiti in gioco – in modo pari a qualsiasi altra organizzazione – si distinguono per lo specifico ambiente in cui essi svolgono una specifica attività, come un politico contemporaneo, dopo avere scartato altre tesi, ebbe a dire sulla definizione dei partiti. Questa definizione ha il pregio di mettere bene in evidenza quello che in fondo differenzia, e continuerà a differenziare, partiti e sindacati, partiti e circoli d’opinione, partiti e associazioni sia pure politiche. E ciò in riferimento ai voti, al confronto elettorale. In effetti, queste organizzazioni non esauriscono l’attività politica dei cittadini, che possono partecipare e concorrere in varie forme, anche spontanee e informali – cortei, dibattiti, discussioni e riunioni – a formare l’opinione pubblica sui principali temi della politica nazionale e internazionale. Ma solo i partiti – la cui funzione è riconosciuta dalla Costituzione all’art. 49 – esercitano in via permanente questa attività. Tutto questo, però, sta comportando il sorgere di apparati sempre più distanti dall’uomo, che per realizzare in modo efficiente le proprie finalità di potere tendono prima gradualmente, ora senza pudore, a ridurre le relazioni umane in rapporti tra oggetti, e a ridurre, fino a farli scomparire del tutto, gli spazi riservati alle comunità dialoganti. L’aspetto più pietoso di questo fatale processo è che ciò che è umano si sta traducendo in atti di ufficio le cui vittime diventano proprio i cittadini. Quali iniziative, in questo ingranaggio infatti, per discutere sui programmi politici e sugli uomini che ci rappresenteranno in Parlamento, sono state e vengono prese? Qui da noi sinora, solo qualche sporadico esempio di riunione o dibattito politico, assorbito, peraltro, da incontri non ufficiali e aperti o da qualche cena al ristorante o in pizzeria. Le conseguenze di questa forma di dominio sono, a loro volta, la causa dell’incapacità del popolo di riprendere nelle proprie mani il destino del paese, attraverso la personale e consapevole partecipazione e l’impegno che dovrebbe caratterizzare la vita democratica di un paese civile, in cui lo spirito non sia imbrigliato in una serie di istituzioni che costringono i cittadini a servire invece che porsi al servizio di costoro. Ne usciremo? Può darsi. Ma solo se dimostreremo di essere autonomi, se non ci aggrapperemo  a un “posticino” di comodo e, smascherando tutte le forme di falsa democrazia o di democrazia formale, saremo capaci di conquistare il nostro spazio di autodeterminazione.


postato da: giusedoria alle ore 11:05 | link | commenti
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Defenestriamoli?

A venti giorni dalle elezioni politiche mi pare che in giro ci sia un'aria stanca e sfiduciata.

Le plance delle pubblicità elettorale sono desolatammente quasi vergini di faccioni e slogan.

Ancora nessun comizio, nessun convegno, nessuna riunione pubblica.

Tutti si comportano come se non vedessero l'ora che la nottata passi.

Ma dai sondaggi (attendibili? vedremo....) le proiezioni vedrebbero ancora un paese ingovernabile.

Penso che sia proprio così. A prescindere.

La legge porcata di Calderoli & Soci, quella che la Destra non ha voluto modificare prima di altre elezioni, si sta preparando a dare un'altra manifestazione di assurdità.

Avremo la camera in mano al PDL e il Senato in tre casi su quattro no! E nel caso più favorevole la differenza di senatori, esclusi quelli a vita, sarà di soli cinque al massimo !!!!

Di fronte a questo disastro annunciato i partiti in lizza sparano continuamente balle spaziali. Pensioni a 1000 euro quando ancora c'è chi non ne prende 500; salari di ingresso a 1100 euro, come se il mercato non esistesse. E tasse sempre più giù, anzi forse andrà a finire che sarà il Governo che ci pagherà a noi!

E tutti oggi si accorgono dei costi della politica, ma intanto basterà avere un 1% per rompere il ricco salvadanaio dei rimborsi. Chi prima ha governato o è stato all'opposizione si aggiustato a modo il malloppo e ora fa finta di sputarci pure sopra.

Fa un po' schifo tutto? E' vero?

A me fa in particolare schifo la polemica del voto utile: si cerca di convincere gli "altri" nel concentrare i voti su i soli due partiti maggiori. Come se fosse la politica della minestra o la finestra.

Se era così perchè, allora, non continuare con la politica dell'accordo programmatico? Solo per buttare fuori dalla mangiatoia i vicini fastidiosi? Disonesto!

Perchè non convincere i cittadini elettori con i fatti e le proposte serie anzicchè con questi giochi d'artificio? 

Che squallore!

Qui si dice tutto ed il contrario di tutto. Come si può essere seri e credibili?

Mi si dice continuamente che dovrei votare col naso turato un programma che non condivido per non far vincere un altro che condivido ancor meno.

Praticamente la morte della democrazia!

E senza nemmeno il pannicello della preferenza!!!!!

Mi sa che questo giro di giostra sarà ancora un fallimento. E l'Italia si rifermerà ancora.

E' vero quello che leggevo sul blog di My Box: forse dovremmo commissiararci!

(sempre che non decidessimo di defenestrare presto presto un migliaio di politici buffoni ed in malafede)

Immagine:Defenestration-prague-1618.jpg

  

 


mercoledì, 26 marzo 2008

CANZUNI

 

Na bbanda sona a llu scuru,

pare ‘ncurdata, nui ca la sintimu,

ti musica picca capimu,

ma,la musica ete stùnata.

Si sente ca stònanu,

scì canta e cci sona, stòna.

Lu fumu, e lli luci colorate,

ca ‘ncumpagnanu  li sunaturi,

scondinu, li note stùnate,

li fesserie ca cantanu.

Stà musica, ca ni rria,

ti fronte e ddi retu,

ti manu mancina e ddi manu tretta.

Pare e ssi sente, cchiù lliggera,

canta ti lu cchiùi e ddi lu menu,

ma mai, cu ccanta a llu giustu.

Cantilene,  ca ni rrianu a ‘mpacce,

ma no ccapimu li palore.

Palore ca si ‘ndi scappanu zoppe,

senza nu picca ti senszu, ti sentimentu,

sulu, sò cchiène ‘ncora ti turmientu.

Canzuni stùnate,

‘nc’è ccu carichi na nave,

cu lli mmuntuni, erte, erte,

cquantu ete jertu lu campanaru,

ma ci sape, se nu ggiurnu, jò mi li ‘mparu.

Musica,

ca ggira comu na giostra eccchia e schiùata,

ggente ca sale, ggente ca scende,

puru stà fiata,

no n’ete, l’urtima firmata.


TOSSICODIPENDENZA

polverebianca 

Il problema della tossicodipendenza, insieme con altri comportamenti devianti, diventa  sempre più complesso con una proliferazione non solo qualitativa ma anche quantitativa dei vari tipi di atteggiamenti che si accompagnano ad una sempre maggiore difficoltà nel definire cosa è lecito e cosa è illecito, anche in campi di posizione dove le certezze sembravano ormai consolidate. Una trasformazione sociale così rapida e spesso contraddittoria cambia alle radici i meccanismi e i comportamenti della società. Di conseguenza i riferimenti normativi, predisposti per situazioni più regolari e lente, si rivelano inadatte ad affrontare l’attuale complessità sociale. In altri termini, le condizioni della certezza non esistono più e ogni azione viene compiuta con una discrezionalità di criteri ispiratori che non favoriscono certamente quel processo di accumulazione culturale, inteso come insieme di valori, norme, definizioni e modelli di comportamento prodotti attraverso il lavoro e l’interazione sociale e trasmesso ed ereditato dalle generazioni passate. Le istituzioni, le strutture deputate al consolidamento delle culture, quali l’università, la pubblica amministrazione o gli stessi partiti politici, sono più agenzie di innovazione che di accumulazione ed elaborano culture forse raffinate ma sempre temporanee, provvisorie, precarie di cui non resta traccia se non nelle memorie personali o, al massimo, in quelle di piccolo gruppo. In un simile contesto, la totalità a sua volta viene meno perché si oscura “ il donde e il verso dove”. E’ inevitabile perciò che ad una sempre maggiore complessità della fenomenologia sociale corrisponda un’analoga complessità delle coscienze individuali e della vita associativa a cui fa riscontro una sempre maggiore difficoltà delle scelte di interventi adeguati da parte della famiglia,della scuola e dei servizi sociali e territoriali. Pertanto è indispensabile che le agenzie più importanti di socializzazione non si ripieghino nel piccolo privato dell’abitudine, ma sappiano scandagliare il loro interno per cogliere quelle potenzialità che le metteranno in grado di instaurare un proficuo rapporto con le istituzioni e la società civile; una capacità di innovazione che passa sempre e necessariamente attraverso un’attitudine critica e creativa di fronte all’esistente. Questo atteggiamento potrà considerarsi realizzato se la nostra società saprà riflettere su come cogliere la crescente diversificazione dei comportamenti giovanili, nella convinzione che sui problemi ad essi legati si concentrano una serie di tensioni, di nodi problematici, di interazioni complesse che vanno ben al di là dei giovani fino a comprendere il percorso di sviluppo di un intero sistema sociale.


postato da: giusedoria alle ore 09:08 | link | commenti (1)
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martedì, 25 marzo 2008

Pasquale scriveva dell'IMPRINTING.

Penso che questo fenomeno copra ampie fascie dei nostri comportamenti.

I più insospettabili.

C'è qualcuno, per esempio, che nol nostro paese sogna di tavolini dove bere birre e bibite conversando amenamente all'aperto nel pieno del Centro Storico.

Ce lo auguriamo tutti.

Ma se costui non chiude il centro al traffico, cosa che costa pochissimo ed è immediatamente eseguibile, mi sa che voglia riproporre la scena del Carosello della CINAR

Evidentemente Ernesto Calindri che beve tranquillamente il suo Cinar in mezzo il traffico senza essere logorato minimamente dalla vita moderna ha IMPRINTATO costui!


murales copia

Il Partito Democratico di GALATONE, organizza per il 30 MARZO 2008 a partire dalle 9.30 in Via Pacifico Nico un CONCORSO di MURALES sul tema "LA TUA CITTA' DI QUALITA': SI PUO' FARE !"      

 I Murales saranno realizzati sul muro di Via Pacifico Nico, le dimensioni saranno concordate con i partecipanti. Saranno premiati i primi tre classificati: il 1° premio è in denaro. entro venerdì 28 marzo è necessario dare la propria adesione, presso il Circolo del Partito Democratico in Via S. Sebastiano 19 o presso l'Agenzia Viaggi FIFLA allegando la bozza del Murales.

ISCRIZIONE GRATUITA !               

Vi aspettiamo !!!

 


postato da: FLAVIOFILONI alle ore 15:05 | link | commenti
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MERITO E CONCORRENZA

TuttiRaccomandati

 

La scuola ha messo in luce direttamente le carenze formative sotto il profilo della preparazione dei giovani e del merito di ciascuno che emergono, con sempre maggiore insistenza, in molte ricerche condotte nel nostro Paese. E’ opinione diffusa che sia chi studia ancora, sia chi ormai lavora, dalla scuola si attende una preparazione professionale, nonché un insegnamento diretto agli studenti, idoneo per inserirsi bene nel mondo del lavoro oltre all’aiuto a comprendere e sviluppare la propria personalità. Pertanto pressante è la richiesta di poter disporre di maggiori e migliori opportunità di raccordo tra mondo della scuola e mondo del lavoro, e la domanda di un sostanziale apporto dell’istruzione scolastica e universitaria, nei confronti dell’acquisizione della professionalità iniziale, costituiscono dunque due orientamenti espliciti  ormai molto diffusi. Inoltre, connesso ad essi, ancora non tanto rilevante, ma che tende ad esserlo, un altro problema che riguarda la ricerca di percorsi formativi sempre più personalizzati che sono un sintomo di quella cultura della soggettività che sta consolidandosi tra i giovani e che cerca di affermarsi anche nell’esperienza  formativa. Dopo il perfezionamento dell’educazione e dell’istruzione, la persona che possiede abilità e competenze, in gradi e modi diversi, influirà sullo svolgimento e sul risultato del lavoro. A sua volta ogni lavoro influenza l’istruzione di una persona, tramite caratteristiche organizzative, tecniche e culturali; certamente determina la sua capacità di guadagnare. Per questi diversi e molteplici fattori il lavoro può provocare cambiamenti sia nel modo concreto di vivere e nella percezione dei valori del singolo, sia nelle consuetudini che il costante comportamento fa valere nei gruppi, sia nella disponibilità delle risorse utili al benessere della società. Ogni individuo cerca continuamente di trovare l’impiego più vantaggioso per quel capitale di cui dispone e, lo studio del vantaggio proprio lo porta naturalmente, a preferire l’impiego che è il più vantaggioso per la società. Ma dov’è il merito o le terapie idonee per smontare l’appiattimento delle retribuzioni e incrementare il massimo valore del capitale umano? Anche nelle industrie delle economie più progredite si sono andate e si vanno diffondendo forme di mercato diverse dalla concorrenza e si creano e si affermano concentrazioni industriali e grandi formazioni produttive, quasi monopolistiche ed artificiali, con interventi politici protezionistici tali da mostrare una serie di trasformazioni frutto di un processo studiato e non certo accidentale. La concentrazione ha pure originato una gran varietà di piccole imprese, ma, molto spesso, queste sono diventate satelliti delle prime. Nei precedenti governi ha fatto capolino solo qualche liberalizzazione di servizi pubblici senza alcun utile risultato, anzi con conseguenze opprimenti. Addio,allora, merito e concorrenza e,  addio pure ad uno Stato la cui interferenza sia ad un tempo “generalmente utile” e “generalmente dannosa”?


postato da: giusedoria alle ore 13:34 | link | commenti (1)
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domenica, 23 marzo 2008

Ogni anno viene pasqua e pasquetta......

 

  

Passeggiata periodo pasquale presso piccola provincia pugliese


pasqua Pasqua perviene precisamente portando per piccoli pacchi parecchio pinti Perugina, Pernigotti.

Parecchi pervengono paese per province prealpine perse per Penisola, per Pianeta.

Puntualmente parecchie persone pensandosi pie
partecipano pregando pompamagna
pontificale pasquale
pentendosi provvisoriamente peccati.

papero pasquale Poi, precisamente passata porta parrocchia,
peccano più prima
puntando poco pudico posteriore perizomato,
prosperose poppe
prorompenti panneggi,
pulzelle preparate pomposamente per Pasqua, paludate primaverilmente pure piovendo,
passeggianti per paese profumate,
poco pudicamente pettinate,
paludate provocanti pantaloni panno popeline pressanti potta
preannunciante pelviche pulsioni peccaminose.

Però pure pulzelle puntano patte
pacchi pudende palestrati pueri prestanti
peccando pensiero petting possibile,
preconizzando possibili perdute passioni.

Pochi per Pasqua partono per Patagonia,
probabilmente parecchi per Parigi, Portogallo, Praga.
Pochissimi partono per Pon Peng, per Pechino.
Parecchi più partono per Pasquetta.
Padri, progenitori, parenti, piccoli pupi piagnucolosi
Partono presto per provincia perdendosi perduti pianori pugliesi.
Portano palloni per prenderli pedate per prati, paludati pedule Puma piangendo per pestoni.
buona pasqua Praticamente prendono possesso pervicacemente più perduti prati paese,
proprietà private per periodi postlavorativi,
portandosi presso pantagrueliche paste pasticciate,
pitte piene peperoni, pizze patate,
penne puttanesca, parmigiane,
pignate polpo, polpette, polpettoni,
petti pollo panati,
pecorelle pepate pervase patate,
pecorino punto, provolone, provola piccante, pasole,
pecorini pastareale, puddhriche, puddhricasci, pitteddhre, pastiere.
Potano pasteggiando plurime pinte pesante primitivo pugliese.
Poi Petrus per peptina pomeridiana.
uovo di pasqua Più piccoli pasteggiano Plasmon pisellini-pesce.
Più prossimi pubertà pasteggiano pagnottine piene prelibatezze,
panini piuma pieni prosciutto,
pane pomodoro, patatine, popcorn, pere, Pepsi.
Poi, post prandium, più prestanti, prendono Punto, Prisma, Peugeout (poche Porsche),
per Portocesareo, Portoselvaggio, per passeggiare posando
percorrendo pedonalmente piazze piene popolo pasquale
parlando pluralità persone, pettegolando.
Poi pomeridianamente procedersi per paese perenne patimento
per provinciale piena
prendendosela pessimamente Padri Patriarchi,
Padreterno poco precedentemente piamente pregato.
Passata Pasqua più peccati prima, più panze prominenti,
più piccioli persi pure perché Prodi prese pensioni pentendosi passate proposte
promesse prima presidenza Parlamento.
Per poi parlare petrolio presto passato prezzo pazzesco pagando pieno paurosamente.

Piacevole Prossima Pasqua!






postò Pinuccio per piacere pubblico 

postato da: giusepperesta alle ore 18:25 | link | commenti (9)
categorie: scrittura creativa, tradizioni locali

Cristo è risorto: Alleluja!!!

Auguri!!!


postato da: philosophus alle ore 13:57 | link | commenti
categorie: auguri

Francesco Guccini > Francesco Guccini & I Nomadi - Album Concerto (1979) > Dio E' Morto

Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell' estate dio è morto...

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell' eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l' ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto...

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perchè noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto...


Raffaello, Trasfigurazione, Pinacoteca Vaticana, Musei Vaticani
Raffaello, Trasfigurazione, Pinacoteca Vaticana, Musei Vaticani

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