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venerdì, 29 febbraio 2008

Scippata con destrezza politicamente scorretta dal blog http://cartescoperte.splinder.com/

 

 

Deserta


Deserta, è il luogo in cui vivo. Ho traforato tutti i miei anni qui, quasi senza avvertirlo. Deserta e dintorni, le strade provinciali, il cemento, la campagna a perdita d’occhio. Mi accorgo che questo posto mi appartiene, lascia una scia, è il mio palcoscenico.
Mi sono mosso poche volte. Ma ogni distanza, come un elastico potente, mi ha sempre riportato qui. I bar, le facce euforiche o sdegnate. L’impasto osceno di questo dialetto aspro, le parole che diventano bombe oppure sanno di rancido come esistenze andate a male.
Deserta mi vive. L’ho detestata, ho detestato il mare vicinissimo. Non ho mai detestato Lecce, il capoluogo a una ventina di chilometri – spazio che percorro ogni volta con una palla di piombo nella gola tanta la felicità di potermi perdere tra altri nodi, tra facce che finalmente sanno di niente e barocco di cartapesta. Ma Lecce è sempre stato 'altro'. La mia radice, la mia placenta, i vestiti di scena, tutta la mia vita, è Deserta.
Poca malavita, e sempre grottesca. Ogni luogo ha il crimine che si merita, e Deserta non merita granché. Non lo meritano le buche eterne nelle strade, gli zigomi di legno tarlato dei suoi abitanti. I miei concittadini sempre indaffarati, bestemmiatori di professione, professionisti commercianti e ubriaconi, ragazzini prepotenti faccia da culo. E profilattici a montagne nel quartiere popolare, panni stesi ad asciugare. E ancora tutto questo si avventa su di me come un’evidenza per troppo tempo sopita a botte di tranquillanti. Perché Deserta sembra dormire, galleggiare, morire per sempre senza mai essere morta. È questo il punto: morire Deserta senza mai essere morta. E noi con lei.
Deserta è una patina fastidiosa. La sento al mattino, appena sveglio, sorpreso ancora una volta di essere rimasto qui. Dove ogni gesto rincula su se stesso o si perde nel vento. Dove non c’è poesia che tenga, se non sbrindellata e di materia ammaccata come la realtà potente e avvilente che si è costretti a vivere. Sempre che si abbiano occhi per accorgersene. Sempre che si sia disposti a non trascurare nessun dettaglio. Le urla di qualcuno, durante le notte. Le storie d’amore costrette a ruotare ebeti e impazzite sempre sulle stesse strade, tra gli stessi quartieri. Tra le stesse facce.
Deserta si ama. Deserta si ama da sola allo specchio, è incantata di se stessa e non chiede spiegazioni a nessuno. Esiste, e tanto le basta. Prima o poi tutte queste voci mi faranno esplodere la testa, o mi porteranno via con loro nell’indistinto di un margine che è Deserta stessa. Deserta, è il margine. Fuori dal mondo, o riflesso distorto del mondo, minuscola superficie concava di cucchiaio che partecipa di qualunque immagine. Ma solo a patto di deformarla.
Deserta, non sei un luogo, ma un mostro che si finge immobile.
Deserta, sei una cataratta, vivi di vite fatte a pezzetti e già condannate.
Io schivo gli angoli delle tue strade, il giallo il bianco catarroso dei tuoi muri.

postato da sporcaestate
(alias Stefano Zuccalà)


Mieru poesia musica e marzotica

 

Li ‘ntichi, jvianu mieru,

scusi, jvianu mieru,

comu era, era, ma si lu jvianu,

‘mbiscatu cu ll’acqua o mienzu cìtu,

iddhrì jvianu.

Topu, rraggiunavanu, liggianu e cantavano.

Li carusi ti oscè, vèinu mieru,

nui, cchiù randiceddhrì, puru ni lu jvimu,

li ecchi, intra li cantine, pane nostru cquotidianu.

Ieri ssera, cuntantu, cantandu, rraggiunandu e schirszandu,

nu cqùalu ni ‘ndimu jvutu,

stati certi, ca jò, no ‘naggiù scumbinutu.

Raggiunamme, mentre

lu ‘ndore ti lu casu,

ni trasìa intra llu nasu.

Marzotica e casu friscu,

ti mintianu  a ‘ncroce, comu a Gesù Cristu.

Cquantu cchiùi scìa e tantu cchiùi si rraggiunava,

la taula, si pulizzava.

Sarciccia e murtatelle,

cquandu si ‘ndonu ulate,

n’imu ccorti ca eranu salate.

Taraddhrì piccanti o ti finicchiu ‘nduranti,

mentre sunavanu, no lli sintii, sotta li tienti.

Li sunaturi, randi signuri,

comu lu casu e ccomu lu mieru,

rraggiunavanu li canzuni.

Puru la torta, a lla fine è rriata,

jata sulu a cci la prùata.

Na serata, totta rraggiunata,

ca ‘mprima, ‘mprima ete spicciata.


postato da: localo alle ore 11:41 | link | commenti
categorie: cantastorie


febbraio 2008 053_edited

febbraio 2008 052

febbraio 2008 051

 

Tre piccoli assaggi di una serata eccezionale.

(Non di più: sono rimasto affascinato da tutto e mi sono scordato che potevo fotografare!)

"Vino poesia musica e marzotica"

è stato un menù veramente saporito e venuto benissimo.

Incursioni nella poesia bacchica e simposiale dalla Grecia antica ai contemporanie presenti. 

Tutto con agilità e simpatia.

Belle le letture dei lettori ufficiali Manuela Migliaccio, Marco Inguscio e Teresa Musca.

Ottima la spigliata conduzione di Giulia Santi.

Poi le musiche stranianti di Francesco Rizzo con l'accompagnamento di Zuccalà & Epifani.

Ma veramente alta la canzone proposta da Andrea Epifani: bellissimo pezzo cantautorale maturo e compiuto. Una promessa!

In fondo un duo d'eccezione: Luigi Bruno e Pasquale Chirivì, per la prima volta assieme.

Due timbri sonori di chitarra, una stridula e una calda, due "manici diversi, uno jazz e uno rock, due generazioni divise da vent'anni. Ma un mix straordinario e compatibile che ha stupefatto con  un repertorio fatto di cover e di musiche da film volte e stravolte a modo loro. Un esperimento riuscito e ripetibile (spero!)

Tanti poeti presenti, di carriera o improvvisati (lungo l'elenco) hanno dato il loro contributo di emozioni,  e tanti ascoltatori simpaticamente partecipi.

Ma tanti proprio!

Due su tutti cito.

Stefano Zuccalà con una prosa scolpita aspra e forte su Deserta (mi pare di conoscere questa città...)

e la grande Marilena Cataldini con una sua poesia ironica e amara sull'infedeltà.

Ma so di fare torto a tanti altri.

Golosità per tutti, nel bicchiere e nel piatto, con prodotti da forno, salumi eccezionali, varietà selezionata di ottimo vino, marzotiche e pecorino della masseria Bellimento di S. Isidoro, squisiti oltremodo, con ampio successo per la "marzotica mediterranea" alle erbe della macchia.

(vassoi spazzolati con meticolosità!)

Torta finale della mitica Marisa, ormai tortaia ufficiale dell'associazione A Levante!

Raffinatezze per palati raffinati in una atmosfera da bistrot sotto le belle e sacre volte antiche del refettorio del Convento della Grazia.

Poesia, vino, musica e golosità vanno avanti assieme fin dai simposi della Grecia antica. Noi li abbiamo rinverditi. Perchè tutto questo fa ragionare. Da sempre. Chi vuole ragionare......

Ultima nota: quanti giovani belli e bravi che ha  (avrebbe) Galatone.

Sottoutilizzati.

Sottoesposti.

Emarginati dalla porsopopea della stantia pseudo cultura ammuffita a dalla cieca ignoranza di chi preferisce i falsi agli originali, i signorsì agli spiriti liberi e liberati.

Noi, A LEVANTE, preferiamo i secondi.

E visto il successo  ripeteremo altre volte l'evento. Statene certi.

Il successo di ieri sera spinge a continuare.

Galatone è Cultura e va valorizzata!

 


MIERU

 

Mieru,

ca ni ‘ndi mandi li pinszieri,

ni li  ‘nfochi chianu chianu,

ni ‘mpanni, cu llu buttiglione a mmanu.

Lu primu bicchieri, dduma l’occhi,

lu secondu, scarfa lu core,

a llu terzu, si ddintatu comu nu lleone.

Lu mieru, no fface cu scrivimu,

ma ni ‘mpara cu ccuntamu,

cu ddicimu puru cquiddhrù,

ca intra llu core nui scundimu.

Cuntamu, cuntamu,

 tuttu, cquandu tinimu nu bicchieri ti mieru a mmanu,

 ni ricurdamu,

tuttu, centu fiate ripitimu,

tutti, sempre si,

ni tìcinu.


postato da: localo alle ore 08:49 | link | commenti
categorie: cantastorie


L’Italia si sta divorando famelicamente la bruttissima storia dei due fratellini di Gravina. Come sciacalli i telespettatori ed i lettori si imbrodano nel trogolo di cronaca nera, pietismo, psicodrammi, ancestrali paure dell’orco e del buco nero, nel Salento arcaico il mito della Manulonga.
I mezzi di informazione stanno sfruttando l’evento, forti della precedente orribile storia di Vernicino, ormai passata a diritto di percentuali di ascolto trai psicodrammi nazionalpopolari del secolo scorso. La morte crea indotto produttivo. Civici o cinici?
Materia per sociologi, per semiologi e per psicologi. Ma anche per psichiatri.
Non voglio assolutamente entrarci anch’io.
Ho troppo rispetto per il dolore e per il dramma che i familiari stanno vivendo e per la amara sorte di due innocenti. Pace alle loro anime innocenti.
Così come ho ribrezzo per questo trucido vojerismo patologico che la società italiana, imbarbarita allo stato avanzato, dimostra ogni giorno di più. E altrettanto stomacato schifo per chi sfrutta questo imbarbarimento per ributtante tornaconto personale.

Scrivo queste poche righe solo per notare un semplice fatto:
Quando il genitore dei poveretti era accusato della loro scomparsa c’era molta gente pronta alla giustizia sommaria.
Dopo la fortuita scoperta dei corpi in fondo al pozzo c’era chi era pronto direttamente al linciaggio fai da te.
Non pessimi delinquenti sanguinari, macché! Bravissime persone altrimenti pacifiche, padri di famiglia seri e misurati. “Moderati”!
Oggi che si scopre che molto probabilmente è stato solo un incidente costoro che cosa dicono?
Andiamoci sempre piano coi linciaggi e con la pena di morte sbandierata più per coprire le nostre paure e le nostre incertezza che per malsano senso di giustizia.
Linciamo e castriamo chiunque senza assoluta certezza?
Oltre ogni ragionevole dubbio?
Facciamo giustizia con le stesse armi del presunto colpevole?
Bene.
E se castrassimo, anche solo chimicamente, chi dice impunemente di queste cazzate?
Forse basterebbe solo l’amputazione della lingua. O no?

 


ECCHI RICORDI

 

Ci tagghìa e cci carecìa,

ci canta e cci si ssangunecìa.

Ci stòmpa e cci tràvasa,

ci strenge a lla forata.

Ddhrà rappa ti ùa,

prima zzurfata, poi pumpata,

indimata ea lla fine stumpicìata.

Na fiata mmustata,

intra li utti ‘mpuggiata, ti tumu ‘mprofumata,

a Santu Martinu ddiscitata e intra lli cquali ‘mbuccata.

Nu sacrificiu longu misi, ma na  festa,

comu eranu li ggiurni, ti la indegna.

Na festa, ca a llu paese mia sè ppersa,

ocè e rrumasta, sulu terra scèrsza.


postato da: localo alle ore 09:06 | link | commenti (1)
categorie: come eravamo, cantastorie
mercoledì, 27 febbraio 2008

Artista: Frankie Hi Nrg
Titolo: Rivoluzione
Autori: F. Di Gesù - C. Galbignani - F. Bruni - F. Di Gesù - C. Galbignani
Edizione: Sanremo 2008
Categoria: Big


In Italia c’è lavoro in qualche punto nero – capita:
ogni volo che finisce sotto a un telo irrita, noi che
qui pure Peppone sa il Vangelo e lo agita, un po’ si
esagita, dopo un po’ si sventola: senti un po’ che
caldo fa… Afa tutto l’anno – più brevemente
“affanno” – non sanno a quale conclusione non
Approderanno. Noi l’Italia siamo e non la stiam
Rappresentando: ciurma! Ai posti di comando!!
Mettiamo al bando i vertici politici con tutti i loro
Complici, amici degli amici di chi ha svuotato i
Conti: incassano tangenti celandosi le fonti e han
Cappucci e cornetti sulle fronti.
Qui si fa la rivoluzione senza alcuna distinzione,
sesso, razza o religione: tutti pronti per l’azione.
Troppi furbetti nel nostro quartierino e tutti ci
intercettano con il telefonino, ci piazzano vallette
nude sopra allo zerbino e paparazzi sui terrazzi del
vicino: ragazzi che casino! Senza via di
scampo, chiusi dentro al plastico di quel villino ci è
venuto un crampo, siamo titolari confinati a bordo
campo, ci fan pagare l’acqua più salata dello
shampoo. Boh? Magari mi sbaglio, ma vedo tutti
quanti allo sbaraglio, meglio darci un taglio… Figli
mai usciti dal travaglio: qui da masticare non ci
resta che il bavaglio.
Qui si fa la rivoluzione senza alcuna distinzione,
sesso, razza o religione: tutti pronti per l’azione.
L’Italia, non lo sai, ha problemi araldici: i baroni
sono pochi e han troppi conti per dei medici. Poi
ha problemi etici, politici, geografici, geologici, ma
i peggio restan quelli genealogici… Visto che la
base del sistema è la clientela e siamo separati
da 6 gradi sì, ma di parentela, maglie di una
ragnatela a forma di stivale, tutti collegati in linea
collaterale come un’unica famiglia in un immenso
psicodramma: sta bravo che altrimenti piange
mamma. Cambio di programma: annulliamo la
rivolta. Abbiamo una famiglia e non dev’essere
coinvolta…
Non si fa la rivoluzione, l’hanno detto in
Televisione… chi c’è andato che delusione! Era
chiuso anche il portone.

 logo a levante

PRO MEMORIA

 Domani

GIOVEDI 28 febbraio alle ore 19,30

Ci troviamo presso l’antico refettorio Convento “La Grazia” – v. Lecce, Galatone

 

 

Tutti sono inviati al nuovo viaggio tra

vino… musica… poesia  e… marzotica

                                                                         Giovanni

 


postato da: giovannisanti alle ore 16:53 | link | commenti
categorie:

Una domanda che si fa strada sempre più prepotentemente di questi tempi è:

SONO I PARTITI AD INCARNARE LE ESIGENZE DEGLI ELETTORI

O

SONO GLI ELETTORI A DOVER SEGUIRE LE DIRETTIVE DI QUEI POCHI CHE COMANDANO NEI PARTITI?

E IN QUESTO CASO, ALLO STATO PIU' REALISTICO,  BISOGNEREBBE SCEGLIERE L'OLIGARCHIA DEL PARTITO MENO LONTANO DALLE NOSTRE IDEE (IL MENO PEGGIO) O QUELLA CHE COMBATTE MEGLIO CHI HA IDEE MOLTO DIVERSE DALLE NOSTRE (SE LE COMBATTE...).

OPPURE, NON TROVANDO CONVERGENZA COMPLETA DI VEDUTE CON NESSUNO ANNULLARE LA SCHEDA?

So' problemi.........

C'è, però, chi risolve così:

Il voto si compra su Ebay

E' proprio vero che su Internet si può trovare di tutto. E, al giusto prezzo, tutto può essere comprato (ma questo è tristemente vero anche al di fuori della Rete). Capita così che, in vista delle elezioni del prossimo 13 e 14 aprile, su eBay inizino a comparire annunci per reclamizzare la vendita... del voto. Una semplice ricerca ("voto elezioni") sul noto sito di commercio elettronico restituisce una decina di risultati, destinati probabilmente ad aumentare col passare dei giorni. "Inserzioni" pubblicate da privati cittadini stufi del teatrino della politica che, piuttosto che astenersi o far annullare il proprio voto, preferiscono mettere all'asta la propria preferenza, in modo che sia il miglior offerente a decidere su quale simbolo dovranno mettere la fatidica croce.

Utenti come newechoes, che chiuderà l'asta il prossimo 2 marzo e ha fissato a un solo euro il prezzo di partenza del proprio "prodotto". "Per essere eletti servono tanti voti, tanti impegni a fare, tanti obblighi di gratitudine. Un cammino duro e difficile, molto selettivo, da percorrere un passo alla volta", scrive newechoes nella sua inserzione, rivolgendosi direttamente a un generico candidato alla ricerca di un voto in più. "Pensa alle prospettive del tuo progetto: ottimo ritorno economico, possibilità di un eccellente pensionamento. E non solo vantaggi economici". "Se ti aggiudicherai l'asta potrai finalmente conquistare quella autorevolezza giustamente meritata dalla tua persona e/o dare una definitiva svolta alla tua vita, senza alcun obbligo di futura riconoscenza". Tutto questo grazie a un voto: "un piccolo impegno, per un grande investimento". E una doverosa precisazione: "Con questa asta non metto in vendita il mio cervello, ma solo il mio voto, unico e irripetibile".

C'è anche chi si spinge più in là, come l'utente marcobonanno, che mette in vendita il pacchetto completo: la matita con cui si recherà alle urne, più il suo voto. Uno stratagemma dovuto al regolamento di eBay, che teoricamente vieta la compravendita di preferenze elettorali: "Comprate la matita - scrive infatti marcobonanno - e in regalo voterò chi diavolo volete!". Una domanda sembra però ovvia: se riprendere o fotografare il proprio voto nel segreto dell'urna è assolutamente vietato, quali garanzie abbiamo che, una volta vinta l'asta, l'inserzionista voterà come gli abbiamo indicato noi? La risposta è semplice: ci dobbiamo fidare. Ma, in fondo, conclude l'annuncio di marcobonanno, "per anni avete creduto alle balle dei politici, perchè per una volta non credere alla mia?".

Non solo cittadini, ma anche attivisti politici, come il coordinatore provinciale per Milano del Pcdc (Poco civico di centro) Roberto Bianchessi: Dopo aver votato per 19 anni "sempre con coscienza e coerenza", dice l'insolito venditore, "sono nauseato dall'attuale situazione politica italiana e, da come si prospetta, anche da quella futura. Ecco perché ho deciso di vendere il mio voto al miglior offerente su Ebay".

Provocazioni, che intendono puntare il dito sulle tante promesse che spesso si sprecano proprio quando la politica è alla ricerca di voti nel periodo di campagna elettorale. L'ultima è quella del venditore sweet.dreams.gadgets che, a partire da 0,01 euro, si impegna addirittura a "fare propaganda elettorale a chiunque, di sinistra, centro o destra". A un patto: chi si aggiudicherà la sua asta dovrà risolvere "definitivamente il problema dell'immondizia" campana. "E' assurdo pagare in media 300,00 euro all'anno per la tassa sull'immondizia e poi trovarsi a rischio colera 365 giorni all'anno", è lo sfogo di questo utente. Un'inserzione che fa il paio con un'altra di qualche settimana fa, quando a finire in vendita furono i sacchetti dell'immondizia di Napoli, con tanto di certificazione. Un sicuro affare per conservare un ricordo dell'Italia di oggi.

Vittorio Strampelli - aprileonline


LU MIERU

 

Lu mieru,

comu totte li cose, nasce e mmore,

la morte sua però, no ddae motu tispiacere.

 Ete chinu t’esperienza,

ti tant’anni a ccuminanza,

amicu ti li furisi,

cu llu core chinu ti spiranza.

Furisi, cu l’occhiu viu, lu nasu piertu,

e lla lengua longa, ca sentinu la sustanza.

A rretu a nnu mienzu bicchieri,

tutti li ‘nduri a ssintire,

totta l’amore a ssapurare,

tutti l’anni sua a ‘mpirrare.

Cu nna pezza ti casu puntu e nna cipoddhrà,

la serata cuntente cu ll’amici, la passare,

mumenti, ca sulu cquandu mori, ti poti scirrare.


postato da: localo alle ore 08:43 | link | commenti
categorie: cantastorie
martedì, 26 febbraio 2008

La Chiesa che non voglio

http://messapico85.splinder.com


Lu trainieri

 

Ti mestieri, sò trainieri,

portu a ggiru l’utti e nno la mugghere.

Lu cavaddhrù, sciucheddhrì ma maltrattare,

ca ti ddhrài aggiù ccampare.

Portu utti e portu sale,

portu fiche e rranu a macinare.

Cuzzetti ti tufu, pi ccinca a frabbicare,

li stozze, cquandu casa a ccangiare.

Na fiata, puru li cristiani a mmare,

oa lla stazzione, cquandu lu trenu eranu pigghiare.

Tuttu lu giurnu, a nnanzi ea rretu,

o cu ll’accqua o cu llu sole,

comu ole nostru Signore.

Tra nu “aaa” e nnu “iii”,

nu corpu ti scuriciatu e nna lluscìata,

sulu lu ‘mbile ti lu  mieru,

e llu cumpagnu ti totta la ciurnata.


postato da: localo alle ore 09:19 | link | commenti
categorie: cantastorie

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=4502

 

Anche su My Box Tv si parla di inceneritori in maniera critica.

Dai e dai alla fine qualcosa si comincia a sentire!

 


http://www.repubblica.it/speciale/2007/ambiente/index.html

Taglia la bolletta e chiudi una centrale
Basta cambiare le lampadine di casa
Sostituire le vecchie con quelle fluorescenti permette di abbattere il consumo fino all'80% Provate a farlo e misurate sul sito i barili di petrolio risparmiati
di ANTONIO CIANCIULLO   Partecipate al nostro gioco
senza lampade fluorescenti Il piccolo comune è il primo al mondo ad avere un'illuminazione pubblica a led Progetto e tecnologia campana per ridurre i consumi del 70 per cento
di VALERIO GUALERZI

postato da: giusepperesta alle ore 17:54 | link | commenti
categorie: meglio fare che dire

Navigando senza vento, scopro meravigliato, un blog che si chiama cosi:

http://luntartieni.splinder.com/

auguri.

 


postato da: localo alle ore 13:29 | link | commenti (1)
categorie:

GNURUMARU

 

Ggiratila comu ùliti,

ma nu bbicchieri, ti gnurumaru ete nu miraculu.

Ti lu vii, e tti passanu li pinszieri,

ti ddhrò passa scarfa e,  tti face ritire.

Cquardatilu comu ete gnuru e totta sustanza, fatia e crianza.

Certu, sé ‘ndi vii motu, ‘nciole nu liettu,

nu liettu, cu tti corchi e ddormi.

Cquandu mangi, ti face vii, vii,

se poi stai cu ll’amici no n’dì cuntamu,

scurri sulu, cu llu bicchieri a mmanu.

Cquistu ete lu gnurumaru,

cquandu ti ‘ndda bbivuti nu paru ti bicchieri,

zzacchi bbitire e ssintire megghiù,

allu terzu bicchieri, zacchi cuntare  e zzacchi mmalangare,

ea lla fine ti lu bbuttiglione……..

…chiangi comu nu agnone.

Gnurumaru, gnurumaru pi tutti,

stasera stìacamu l’utti.


postato da: localo alle ore 12:46 | link | commenti (1)
categorie: cantastorie
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