MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)
Quindi, anche se usato in maniera scherzosa ed abbastanza colloquiale, significa stupidotto, scemotto, quando non significhi qualcosa di peggio: dipende quindi anche dal tono di voce che viene usato, e dal contesto in cui viene detto.
Dall'aggettivo personale, deriva anche l'aggettivo più relativo ad una situazione o ad un contesto: quando si commette una bischerata, significa che si è fatto un qualcosa senza pensarci troppo su, ed il risultato è stato chiaramente fallimentare, come del resto sarebbe stato lecito attendersi, se solo ci avessimo pensato un poco prima di agire!
Ancora una volta gli assassini ritornano sul luogo del delitto.
Dopo due anni e numerose incursioni nei vari locali del Salento, quegli inguaribili ottimisti della Nuova Dimensione tornano ad esibirsi al Mind The Gap di Nardò, sulla p.le per Galatone, venerdì 1 febbraio, con inizio attorno alle 22,00.
L'ottimismo sta nel fatto che i nostri eroi sperano sempre che prima o poi qualcuno di quelli che non è mai andato a vederli si decida a farlo. Come ad esempio ..... ..... oppure ..... ..... oppure ancora ..... .....
La speranza è l'ultima a morire.
Vi aspettiamo.
W la Musica, W il Rock!!!
La criminalità organizzata s’infiltra nelle Pubbliche amministrazioni ed il quadro di collusione emerge dall’analisi dei magistrati della Direzione nazionale antimafia ove si analizza lo scambio elettorale politico-mafioso che coinvolge diverse città del Meridione.
Il problema che si pone è di capire come ad una dimensione di legalismo,con una criminalità di grandi proporzioni,possano contrapporsi misure adeguate capaci di controllare e vanificare l’uso distorto delle risorse collettive che i fenomeni criminali pongono in essere. Contrapporre un uso corretto e controllato ad un uso deformato dei profitti è il problema tipico che soggiace ad un conflitto tra le ragioni della politica e del diritto da una parte, e gli interessi di un’economia che può crescere solo se è separata,diversamente,dall’altra. Assistiamo, invece, a vere e proprie procedure tendenti a penetrare nei diversi apparati statuali,dirette o indirette, non riuscendo più quasi a capire l’organizzazione degli interessi accettabili, dalla tendenza al clientelismo, i contorni netti tra lecito ed illecito. Quasi una colonizzazione degli apparati politici con la volontà di determinare la decisione pubblica sulle risorse, e di conseguenza, una caduta di importanza e capacità del politico che fa venir meno la sua centralità.
E questo anche perché, i tempi lunghi e macchinosi della politica, i tempi storici della politica, soccombono rispetto ai tempi storici della criminalità. Alla caratteristica di enorme adattabilità dei gruppi criminali,della loro capacità di ridefinire i propri obiettivi strategici e la loro elasticità nel riadattare le proprie procedure,con infiltrazioni pure nei centri vitali delle Istituzioni, corrisponde il meccanismo tipico e noto dei sistemi sociali che operano in ambienti ad alta complessità,se non di incapacità, ove diventa facile la connivenza e lo scambio. Una decisa riscoperta della politica,invece, che sappia valutare e controllare in ogni momento la questione delle risorse in quanto problema di grandi soggetti collettivi – e non di isolati affari di governi e di palazzi – la cui soluzione richiederebbe il sacrificio di quote di “ individualismo possessivo”, potrebbe rappresentare cognizione del problema ed autodeterminazione atte a superare l’alibi dell’immobilismo, se non della connivenza e corresponsabilità.
Riconquistare politica allora significherebbe produrre decisioni aperte alle discussioni di tutte le scelte, decisioni vincolanti e non ondeggianti, con un vero piano strategico capace di essere applicato a se stessi prima che alle istituzioni da regolare. Una vocazione nel fare politica, che si liberi dall’ossessione della infallibilità e del comando sovrano, con un progetto che possa delegittimare l’uso particolaristico dei beni collettivi,dell’ambiente,della salute,della sicurezza,della libertà. Inoltre non aspettare,come il cinese,che passi il cadavere dell’ avversario, aspettando sulla terraferma ,perché anche questa ingenuità potrebbe perpetuare le condizioni di profitto dei furbi; invece vigili ed attenti,pronti ad intervenire, per sventare ogni possibile tentativo di deviazione. E’ ovvio pure che alle diverse forme di segretezza del potere illegale deve corrispondere la diffusione ,l’informazione e la trasparenza degli atti, che non riguardano solo la pubblicità formale degli stessi, ma la ragione stessa del controllo di risorse localizzate che sia in grado di arginare il legame tra interesse criminale e politico,tra apparati burocratici, che oggi contano più di ieri, e mafia da “mani sulla città”. Più sono i movimenti, i cittadini che criticano e contestano contro meccanismi di eventuali connivenze o incapacità dell’apparato istituzionale,quando nasconde o commette prepotenze ed errori,più una società cresce,progredisce e strozza meccanismi devianti di intesa concomitante e incline allo scambio tra mafia e politica.

MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino.
Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più.
Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico.
Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate.
Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a
due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula.
Dice ad esempio il primo:
"Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!".
A che serve allora -direte voi- un giornale come quello?
Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa.
Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000euro. E che fara' di tutti quei
soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro?
Insisterete ancora voi. Che fara'?
Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un
giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di
dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapete con chi?
Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti,
opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete!
Che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni
antidemocratiche.
Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti
dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà
necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso,
nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine.
Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato
mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull'aereo di Stato?
L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva!
Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro
lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d'aereo (con
allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella
e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur.
Siamo nell'aprile del 2006. Da allora -assicura l'editore- non ci sono più
stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la
curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della
Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della
Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni
settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio
lui!
Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine.
Infatti Il Campanile ha speso 141.000 euro per rappresentanza e 22.000 euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur
Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di
cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000 euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico.
Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a
Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella
con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il
conto?
Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità.

La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale.
A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è
stata affittata all'editore, Clemente Mastella. Chi l'ha comprata, chiedete?
Due giovani immobiliaristi d'assalto:
Pellegrino ed Elio Mastella.
Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS

Ringrazio Antonella per avermela segnalata

SPALISTRATI
Cquiddrù ca cchiùi mi ricurdati,
pi ccomu stà bbi cumpartati, ete,
nu trainu spalistratu.
Nu trainu spalistratu,
ca camina a llu scuru e mmienzu ‘mbriacu,
intra a lli strutuni ti Galatune mia.
Galatune mia, ddhrò lu scuru sé ‘mpossessatu.
Sé ‘mpossessatu, ti li cose e ddi la maggior pparte ti li cristiani.
Nu scuru cusì gnuru, ca face ttieni paura,
sia se sinti omu rande, sia se sinti nu musticìu picciccu.
Ti casa mia, pozzu itire comu lucesce,
ma cquantu aggiu suffrutu, prima cu rriu a ccquistu,
prima cu rriu cu bbeciu, comu nasce la ciurnata.
Cquandu stai fore ti casa o a ccasa a ffittu,
puru ca la ciurnata lucesce bbona,
sempre a ccasa a l’addhrì stai.
Caminu cu ll’occhi pierti, cu nno mmi rronza lu trainu,
stu trainu, ca a ffiate face mi scappa lu risu cquandu lu eciu passare,
eppi ccomu, lu prima ti lu paese, lu sape purtare.
Se purtaa latte, acqua o mieru, cu nno n’era mai rriare a distinazzione,
ca cu tutti li ribbutti ca pigghia e ppi comu stae spalistratu,
tuttu a ‘nterra cate.
Sulu fugghiazze e rramagghe,
stù trainu, cusi spalistratu, pote purtare,
ca cu lli ribbutti, cquistu tipu ti materiale,
sape sulu e cquetu, cquetu, comu sa ccunzare.
Cu nno ssentu lu rucitu ti lu trainu, o cu nno llu eciu,
la matina, no mmi coddhrà mancu cu mmi hasu
e scondu la capu sotta lu cuscinu.
Elemento di rottura rispetto alle normative precedenti è la previsione del “Direttore Generale”, nell’art.108- decreto legislativo 18 agosto 2000- n. 267.
Se da un lato al direttore generale sono attribuite competenze proprie dalla legge è pur vero che altri compiti potrebbero nascere dagli statuti e dai regolamenti dell’ente che ,nella città di Galatone,sono carenti. Fermo restando che l’attività degli organi elettivi non può riguardare la gestione ma solo la pianificazione e la programmazione; fermo restando che la competenza esclusiva di gestione viene riservata alla dirigenza con la particolare procedura della definizione del piano esecutivo di gestione che, a livello di parere tecnico, dovrebbe essere sottoscritto, per quanto di rispettiva competenza, da tutti i dirigenti dell’ente, se si vogliono poi applicare le procedure per la verifica dei risultati; fermo restando che nulla è stato cambiato per quanto riguarda i rapporti del Segretario Generale con i dirigenti, se non il rispetto dell’autonomia gestionale degli stessi; quali i compiti del Direttore Generale,allora, dal momento che,sinora, disciplina di rapporti ,per quanto attiene i rispettivi distinti e autonomi ruoli tra segretario generale e direttore generale, non ne sono stati posti in essere? Se agli organi di governo competono compiti di indirizzo e controllo; alla dirigenza compiti di gestione; quale la definizione di queste competenze affinché si possano poi integrare, in modo complementare, nel processo decisionale? Non è dato di sapere.
Ormai in qualsiasi organizzazione pubblica o privata,invece ,anche con un minimo di struttura, l’attività si articola intorno ad un budget funzionale di costi e ricavi,che individua contemporaneamente i responsabili di risultato delle singole linee. Per rendere veloci,poi, i processi decisionali ,penso, che le leve di comando,piuttosto che aggiunte,andrebbero almeno sostituite,evitando duplicazioni. In questo modo alla nomina del Direttore Generale dovrebbero logicamente venir meno le deleghe operative agli assessori,specie quelle di funzione,(personale,opere pubbliche,urbanistica),lasciando alla giunta il compito di indirizzo e controllo collegiale,così come succede per ogni consiglio di amministrazione che si rispetti, e al Direttore Generale quello di governo operativo della macchina burocratica, attraverso i dirigenti di settore. A Galatone,invece, abbiamo avuto sinora molti costi,superfetazione di organi,e pochi ricavi in termine di risultati gestionali e sociali. Il Direttore Generale potrebbe anche assumere un ruolo di cesura tra organi politici ed organi gestionali, essendo particolarmente rilevante la previsione della proposta di PEG (piano esecutivo di gestione); non si capisce,però, se sia dotato anche di un generico potere di avocazione delle competenze dei dirigenti,qualora i risultati non si raggiungessero,mancando una espressa previsione di regolamenti dell’Ente. Senz’altro non compete al Direttore Generale l’intervento nell’ambito del controllo di legittimità delle attività dei dirigenti,dal momento che questo compito rimane al Segretario Generale. Per quanto riguarda poi lo stato giuridico ed economico del Direttore Generale, la legge non è particolarmente dettagliata,per cui potrebbe essere applicata l’analogia con contratti collettivi o ad altri comparti e settori. Ancora ad oggi,però, si conosce la delibera di nomina, ma non è dato di sapere il compenso relativo.
Ora mi aspetto i controlli interni e i nuclei di valutazione sui risultati di gestione che,annualmente gli enti devono definire,per capire come si sono realizzate le scelte. Per ora ho notizia di un nucleo di valutazione,istituito dalla passata amministrazione,che non ha mai svolto compito alcuno;anzi credo non abbia più efficacia. Altro nucleo nuovo non vi è stato. Di questo passo,possiamo ben immaginare quali risultati potranno essere verificati nel merito e, rendere conto, in termini di produzione,degli scostamenti positivi o negativi rispetto agli obiettivi. Oppure, può darsi, che non si abbia intenzione alcuna di spiegare ed informare,vista la democrazia che regna, e,come al solito,di continuare a dare la colpa di ogni effetto negativo sempre agli altri e mai alle proprie singole carenze.

A proposito di Giornata della Memoria, di cui giustamente tanto si è parlato e scritto, se pure con qualche dimenticanza di origine sicuramente contingente, occasionale, dal momento che non posso pensare che possa essere di origine culturale, mi è capitato di rivedere ancora una volta il bellissimo film di Steven Spielberg, Schindler’s List, il film in assoluto più sconvolgente che abbia mai visto in vita mia. Ho rivisto per la verità solo l’ultima parte, a partire da quando Schindler compila la lista delle persone che avrebbe messo al suo servizio allo scopo di sottrarle a morte sicura.
Il film completo lo vidi qualche anno fa, quando la RAI lo trasmise in prima visione per intero, completo di documentario finale, senza nessuna interruzione pubblicitaria, producendo uno dei momenti in assoluto più alti della sua storia. Tre ore e mezza di assoluto delirio della coscienza, e nel contempo di enorme arricchimento personale, per quanto mi riguarda. Un momento più unico che raro, che dimostrò per una volta cosa significasse fare servizio pubblico di qualità. Una vera pietra miliare nella storia della televisione, uno dei pochissimi episodi in cui i mercanti sono stati tenuti fuori dal tempio, cosa che bisognerebbe fare più spesso, anche se non avrei niente contro i mercanti se non fosse per la loro assoluta invadenza di ogni angolo della nostra vita privata e sociale.
All’epoca registrai il film, ma non ho mai avuto il coraggio di rivederlo: mi fa troppo male. Ha il potere di farmi provare l’amaro sapore della depressione, di gettarmi nello sgomento. Solo alcuni film di mafia hanno su di me un effetto analogo, ed è questo il motivo per cui non amo quel genere.
Tuttavia Schindler’s List è un film al quale non riesco a sottrarmi ogni volta che mi ci imbatto per caso. Non me lo vado a cercare, ma se lo incontro, come l’altra sera, non riesco a sfuggire alla sua forza di gravità. Forse perché è impossibile non immedesimarsi con le vittime di quel genocidio.
Forse perché viene messa a nudo la più profonda bestialità che può albergare nell’animo umano e nello stesso tempo anche l’enorme forza dell’amore per la vita che resiste anche in circostanze in cui la morte sarebbe la più desiderabile delle conquiste, temuta in ogni momento della giornata e nello stesso tempo desiderata come una liberazione.
Forse perché quel cappottino rosso, quella macchia di colore e di speranza che annega nel grigio della morte, annichilendo ogni residua speranza che almeno per una bambina ci possa essere un po’ di pietà, è una delle cose più struggenti della storia del cinema.
Forse perché ancora oggi qualcuno si ostina a negare, per opportunità di politica internazionale o per bieco revisionismo neonazista, la realtà inoppugnabile della più tragica pagina di storia del Novecento. Forse per tutti questi motivi questo film rappresenta per me un punto di non ritorno.
Una scena in particolare mi ha colpito. Il momento del commiato di Schindler dalla “sua” gente, quando si rende conto che se avesse venduto l’automobile avrebbe potuto salvare altre dieci persone, oppure se avesse venduto la spilla d’oro con la svastica almeno un’altra. Lui non pensa alle centinaia di persone che ha salvato: lui pensa a quell’altra persona che avrebbe potuto salvare e non l’ha fatto.
È difficile che il pianto disperato di Schindler non inumidisca anche gli occhi dello spettatore. A me succede ogni volta che rivedo quella scena e non credo di dover sentire alcun imbarazzo nell’ammetterlo.
Non so quanto le esigenze cinematografiche abbiano potuto “romanzare” il dato storico, ma il fatto stesso che sia storico ci fa toccare con mano quanto l’avventura dell’uomo sia un tragico romanzo che nessuno scrittore sarebbe mai stato in grado di immaginare, né tanto meno di descrivere.
Forse i fatti si svolsero in maniera più banale, all’epoca, ma questo non toglierebbe nulla alla portata di quegli avvenimenti. Non so se veramente quei poveri cristi regalarono a Schindler quell’anello con quell’incisione, ma comunque sia la forza dirompente di quella frase alla fine vince sul male assoluto di quegli anni disperati.
C h i s a l v a u n a v i t a s a l v a i l
m o n d o i n t e r o .

A primavera, il vertice di alcune importanti società, a controllo pubblico, dovrà essere rinnovato in quanto andrà a scadenza. Circa 6oo poltrone che dovrebbero essere coinvolte nella prossima tornata di nomine tra società quotate in borsa o aventi peso sul mercato. Quando si dice sviluppo…. E che sviluppo dal momento che,dopo la caduta del Governo Prodi, sono cominciati gli appetiti e i malumori per capire chi dovrà fare queste nomine. O un Governo provvisorio o un nuovo Governo che sarà il risultato di nuove elezioni. Se non è sviluppo questo!......Intanto non ci si rende conto che il ruolo della politica è quello di assecondare o mitigare le tante difficoltà esistenti,cercando di tracciare un sentiero dello sviluppo,cercando di interpretare l’organizzazione della società e dell’economia. Invece,pensando alle nomine interne di Società che pure hanno un certo prestigio sui mercati internazionali, non ci si avvede che quella attuale è un’epoca di discontinuità,caratterizzata da due eventi importanti: il diffondersi di nuove tecnologie dell’informazione e la globalizzazione dei mercati. Le nuove tecnologie da un lato e il fenomeno della globalizzazione dall’altro non indicano più una sola via,ma aprono un ventaglio di vie dello sviluppo,consentendo la possibilità di prefigurare modelli di vita ed aspetti istituzionali diversi ed alternativi agli attuali scenari. Va da sé che nessun modello di crescita economica che trascuri la giustizia sociale e mette ai margini gruppi di persone è sostenibile a lungo, occorrendo ripensare radicalmente le politiche dello sviluppo. Dare ampio spazio all’investimento in cultura,in formazione,in capitale umano,specialmente quando si hanno a disposizione macchine complesse come i computer, diventa imprescindibile.
Quello che può aiutare a spiegare il divario crescente tra Nord e Sud (locale e mondiale) non è solo un problema di risorse naturali o di quantità di capitale fisico,ma anche un divario di sapere e conoscenza. Quando, ad esempio, le parti siglano un contratto collettivo,l’accordo raggiunto diventa fonte di diritto. Ma questa cultura,necessaria per il funzionamento del mercato,pone seri problemi nel momento in cui tale cultura fuoriesce per occupare aree che non le sono proprie. Sarebbe necessario che la cultura del contratto venisse bilanciata dalla cultura della reciprocità economica. La sfida dell’epoca presente è quella di trovare forme credibili che affermino nei fatti tale cultura. Altro fenomeno è l’emergenza di una società civile globale che sta comportando,come conseguenza, una economia senza una società civile, anch’essa globale, nel senso che i mercati possono comportare rischi di involuzione notevoli anche dal punto di vista economico. Su questo bisognerebbe intervenire con urgenza per individuare un modello di sviluppo raccordato,nel quale rendere compatibili gli elementi di specificità e la libertà di circolazione del sapere,tipica della globalizzazione, per conseguire il richiamo di esiti che devono essere universali (i diritti dell’uomo), ma nel rispetto delle radici che sono locali. Il problema delle nuove povertà,di aumento delle ineguaglianze,di disoccupazione,non è solo nella carenza di risorse,ma risiede nel fatto che l’assetto istituzionale,che regola il modo di interazione tra i soggetti,tende a produrre effetti perversi. Occorre allora modificare l’assetto istituzionale.Accanto al capitale fisico e a quello umano è necessario un capitale sociale formato dalle reti di fiducia. La fiducia viene creata dalla cultura della reciprocità .
Intanto ci accapigliamo per le nomine: chissà!! ,prima del voto,dopo del voto, e intanto……intanto saremo tutti morti !(economicamente parlando).


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I BIGLIETTI VINCENTI DEL CONCORSO VIVI GALATONE SU:
www.commerciantigalatonesi.splinder.com
| ELENCO BIGLIETTI VINCENTI | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| I premi possono essere ritirati dai possessori dei biglietti vincenti entro il 15 febbraio 2008 presso la sede dell’associazione in Via Cavour 29. |
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Gli interessi dei diversi gruppi sociali non sono sempre compatibili,anzi,si presentano non di rado in conflitto. Gli eventi economici non hanno le stesse conseguenze per tutti. Un evento che provoca gravi danni a un gruppo sociale potrebbe non arrecare particolari svantaggi ad altre categorie o addirittura apportare loro benefici economici. La disoccupazione che colpisce innanzitutto chi è escluso dal mercato del lavoro,può apportare svantaggi più o meno indiretti a tutta la classe dei lavoratori che temono di perdere il posto di lavoro o vedono indebolita la loro capacità di contrattazione; mentre non arreca danno immediato alle imprese che,al contrario, si trovano per certi versi a fronteggiare una controparte indebolita e quindi più arrendevole di fronte alle loro richieste. L’inflazione colpisce i lavoratori a reddito fisso se non godono di un sistema di indicizzazione dei salari,crea gravi problemi a quei gruppi imprenditoriali che subiscono la concorrenza dei prodotti esteri e quindi non possono modificare verso l’alto i loro listini, ma non preoccupa quegli imprenditori che,avendo un notevole potere di mercato,sono in grado di fissare i propri prezzi e sono spesso responsabili del processo inflazionistico.
Un regime complesso come quello democratico è, proprio per questo, vulnerabile. Quando molti sono i protagonisti,molte le strutture,molti i processi che debbono operare ed essere democratici,la loro sintonia non è sempre facile e la loro armonia non è mai data per scontata.
Un altro conflitto di interessi ora vorrei prendere in considerazione: quello che può riguardare,se riguarda, la nostra comunità. Infatti vorrei chiedere se non è conflitto di interessi che validi professionisti,condizionati,come è ovvio, dalle forze materiali della propria attività,nel settore edilizio,nel settore di assistenza pensionistico,sanitario,possano,contemporaneamente, svolgere funzioni pubbliche intimamente connesse con questi settori. Mi sembra che la difficile arte del controllo venga del tutto meno allorché categorie professionali,imprese che,in un ambiente competitivo,svolgono attività economiche,possano ,guardando il proprio interesse,avere obiettività nel decidere su problemi che,al di sopra e al di fuori del tornaconto personale,incidono sui bisogni della collettività. Non è anche questo conflitto di interessi? Potrebbe essere così,ed anche se non lo fosse, la sensazione di ciò che appare alla gente che diffonde negativamente, farebbe diventare vero ciò che appare; quindi credere realmente che il personaggio di turno, presentando progetti,facendo istanze, possa,essendo il responsabile politico di quel settore, superando l’apparato di sorveglianza e di moderazione,approfittarne. Cioè l’organo che programma,che dirige,se lo fa, come può riuscire ad assicurare certezze ed evitare conflitti con la propria attività che,ed è giusto sia così, ha fini di lucro. Aumentano, nell’animo dello stesso soggetto professionista e politico, i cambiamenti,le tensioni,i conflitti,perdendo sicuramente il disinteresse e la libertà d’azione. Se così stanno le cose, la politica non diventa più passione,idea,progetto, ma interesse, in conflitto con il bene pubblico.
Evitare che questo accada, significa che gli interessati dovrebbero avere contezza dei principi di giustizia sociale,di discrezione ed opportunità tale da non scalfire il proprio prestigio; consapevolmente ed autonomamente, dovrebbero decidere l’“age quod agis”,cioè di fare una cosa e farla bene. Diversamente, con il "tirare a campare", non si può più credere che l’ispirazione dell’eletto si fonda su principi sani e responsabili di imparzialità e devozione nell’amministrare la cosa pubblica. Il distacco tra società reale e legale aumenta ma scema anche il prestigio ed il rispetto che il cittadino dovrebbe nutrire nei confronti del proprio amministratore.
Sul piano morale nasce una diffusa acutezza di coscienza derivante da un sistema di giustizia che si realizza prima ancora che nell’amministrazione pubblica di essa, nel comportamento di ciascuno la cui delega non sembra più concludersi con la rappresentanza degli strati più avanzati della società, ma delle frange di strati marginali, per loro natura avulse dal sistema e dalla capacità di essere in grado di proporre obiettivi di interesse comune e imprese di valore collettivo. Ovviamente,tutto questo, per chi vuole uno stato democratico e non tecnocratico per non identificare l’organizzazione produttivistica ,quasi che la realtà umana si possa esaurire non solo nei fini ma nel suo farsi, solo nel produrre e nel consumare.
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
La Repubblica Italiana SI
LORO NO!!!
La mimoria
Sulu numeri,
numeri, intra ddhrì cambare umite e malitette.
N’imu scirrati, cc’è bbonu fattu,
ni l’imu scirratu, pircè no ‘nc’erame.
Cquandu nascìa lu ciurnata,
era n’addhru giurnu mortu,
mortu intra llu core è intra lla capu.
Tante fiate, iti chiamatu la morte,
cu ddifriscati, ma eddhrà rriava,
cquandu menu ti la spittavi..
Mote sere, la nee, cupria lu sonu ti li chianti,
‘mbbuggicava tutti li turmienti,
a llu friddu, stisi e hacanti.
Lu pane tostu e ‘mpuddhrùcinatu,
era oro ddesiteratu,
lu focu, n’amicu mai scirratu.
Sunava la campana pi ll’amicu mortu,
mentre lu jentu, cupria lu lamentu.
Morti, senza nome né cculore,
ma cu nnu pinszieri intra llu core.
Molte le iniziative in provincia di Lecce, ma anche nell’intera Puglia, per ricordare il dramma dell’Olocausto e per celebrare la “GIORNATA DELLA MEMORIA”. Quando la civiltà smarrisce la memoria,infatti, è come se l’uomo costruisce un cocchio ma perde l’uso dei propri piedi o è sorretto da grucce perdendo la propria forza muscolare. Perciò celebrare la “Giornata” non è soltanto ricordo ma riaffermare,senza stancarsi mai, il bisogno di far propria la cultura della singolare lotta per i diritti che,purtroppo,ancora oggi in molte zone del mondo, sono calpestati. Se si vuole dare senso ai precetti costituzionali o alle Dichiarazioni universali bisogna continuamente evocarli per una garanzia sociale dei nostri diritti, dei diritti degli altri per non dimenticare che l’azione di tutti assicura ad ognuno,indipendentemente dal sesso,età,religione opinioni politiche, il godimento e la conservazione delle conquiste raggiunte del vivere umano. L’amor di sé, che è un egoismo maturo, ci fa riconoscere il diritto degli altri.
Qui,a Galatone ,a differenza di paesi vicini, non mi risulta siano state organizzate manifestazioni o prese iniziative per “non dimenticare” - se sbaglio me ne scuso - chi ha resistito alla violenza ,soffrendo silenziosamente. Eppure esiste la legge 211 del 2000 che ricorda la celebrazione della giornata del 27 gennaio, dedicata alle vittime della SHOA’. Questo sta a significare che siamo “senza infamia e senza lode” e che, per noi, l’utile costituisce uno dei fattori primari del nostro vivere sociale senza amore e senza anima. Parliamo di garantismo quando ci conviene, ma non siamo disposti poi a ricordare e riconoscere i diritti senza le elargizioni , le tolleranze ipocrite o repressive, rimembrando tratti di storia che esaltano il riconoscimento del diritto di ogni individuo a rimanere se stesso e ad essere giudicato per quello che si fa e non per quello che si è. Vuol dire che abbiamo tendenza ad una cultura arrogante che non considera l’importanza di trasmettere alle giovani generazioni ciò che spesso appare, in forma esangue, ricerca di una sostanza che non trova forma.
Pazienza. Ci rifaremo,sicuramente,con qualche altra manifestazione allegra e frivola,civile,politica o religiosa in occasione della prossima commemorazione di circostanza che avverrà più per ipocrisia piuttosto che per convinzione: senza saggezza e senza propositi di contemperamento tra il passato,il presente e il futuro.
P.S. Un solo cenno, a Galatone,a cura di Vittorio Zacchino,con una puntata "Amore mio" dedicata alla giornata della "MEMORIA",peraltro finanziata da un privato (Colazzo).Puntata dedicata soprattutto alla Città di Nardò.
Troppo ridotta la trattazione dell'argomento con la spinta a richiamare i fatti, fine a se stessi, con la citazione di alcuni nomi, piuttosto che porre maggiore accento su quello che riguarda significati e valori.
COMUNICATO STAMPA
Domenica 27: appuntamento con la fortuna e il divertimento
Domenica alle ore 18,00, presso il Centro servizi “M. Vitaliano”, con l'estrazione dei premi in palio si concluderà VIVIGALATONE®, l'operazione di marketing territoriale organizzata dall'Unione Commercianti Galatonesi, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale.
I numeri testimoniano il successo dell'iniziativa giunta alla sua terza edizione: oltre 35000 biglietti distribuiti a tutti i clienti che hanno effettuato acquisti natalizi presso i 140 negozi aderenti; addobbi per tutte le strade cittadine con festose luminarie; pubblicità a mezzo affissioni e volantinaggio che hanno contribuito a far crescere il commercio galatonese.
Il sorteggio sarà un momento di festa con l'animazione del noto cabarettista Andrea Baccassino e uno spettacolo di danza a cura di Punto Danza.
Grande soddisfazione tra i commercianti galatonesi, guidati dal Presidente Pierpaolo Pinca il quale, insieme al primo cittadino, terrà il discorso di apertura per salutare tutti i convenuti e lanciare VIVIGALATONE® anche per il prossimo anno.
Appuntamento dunque domenica sera a Galatone alle ore 18,00 presso il Centro Servizi “M. Vitaliano” in Via Cairoli.