MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

Con dedica a Pasquale, Sergio, Valentino e .......al sottoscritto!!!!!!
E poi..... se 'sta ragazza compare sul Corrierone e sulla Gazzettona perchè non sul nostro blog?


Debora Salvalaggio
(Solo per esempio)
Ebbene sì, per la prima volta ho avuto il piacere di vedere pubblicato un mio articolo su un periodico locale, l'Ora di Nardò, che vi invito fortemente a procurarvi (la distribuzione è gratuita), non solo perchè c'è il mio articolo, ovviamente, ma perchè vi sono tante cose da leggere molto interessanti.
Confesso che fa un certo effetto leggere un articolo su carta patinata con il tuo nome al posto dell'autore. Ovviamente lungi da me l'idea di pensare a chissà quali sviluppi giornalistici futuri. Sarei un ingenuo e, comunque, non è nelle mie intenzioni iniziare improbabili avventure, anche se non escludo di poter pubblicare ancora qualcosa, se la mia prima uscita avrà avuto un minimo di gradimento. Staremo a vedere.
Come prima prova serviva un argomento facile, per me. Un po' come andare volontario all'interrogazione: l'argomento te lo scegli tra quelli che conosci meglio. Ecco perchè ho scelto di parlare di Andrea Baccassino, un nome che ormai non ha bisogno di troppe presentazioni, dalle nostre parti.
Devo dire che Andrea ha apprezzato l'iniziativa, e questo mi conforta, al punto da voler pubblicare l'articolo sul suo blog, che trovate tra i link di Galatown.
Comunque, a scanso di equivoci, ve lo propongo qui di seguito, a beneficio di chi non dovesse riuscire a procurarsi un numero dell'Ora di Nardò, anche se leggerlo sulla rivista fa tutto un altro effetto, almeno per me.
Va bene, non sapevo se fosse il caso di farlo, ma alla fine ho deciso che lo era e allora anch’io mi ritrovo a scrivere qualcosa su quel fenomeno nostrano, ma che ha tutte le carte in regola per varcare i confini territoriali salentini, che risponde al nome di Andrea Baccassino. D’accordo, probabilmente non c’era alcun bisogno di una nuova analisi della fenomenologia legata a questo nome, dal momento che su di lui hanno scritto fior di personalità della nostra cultura, personalità di respiro nazionale e internazionale, ultimo tra i quali il nostro Livio Romano in un bellissimo articolo sul Corriere del Mezzogiorno. Tuttavia le mie considerazioni partono da una prospettiva diversa: quella di chi siede di fronte ad un palco ed assiste ad un’esibizione, libero dalla preoccupazione di inquadrare in un’elaborazione critica le emozioni di uno spettacolo e, quindi, meglio disposto a farsene coinvolgere. In altre parole la prospettiva di uno spettatore. Che poi, a ben vedere, è quella che maggiormente interessa a chi è sul palco, dal momento che ha la prerogativa essenziale dell’immediatezza del riscontro, della verifica inequivocabile dell’indice di gradimento.
Essendoci stato diverse volte, tra il pubblico, ho potuto constatare di persona che durante i suoi spettacoli si verifica un vero e proprio processo di osmosi tra il palco e la platea, sotto forma di un’autentica “corresponsione di amorosi sensi” che fa sì che lo spettacolo debordi dal suo naturale contenitore, il palco, per invadere la platea sotto forma di un coinvolgimento psicofisico totale degli spettatori. Coinvolgimento che genera reazioni a catena che il nostro è pronto a sfruttare a suo vantaggio, dimostrando un mestiere da consumato professionista della risata.
Sono persino arrivato alla conclusione che si tratti di una vera e propria sindrome che coinvolge il sistema neurovegetativo simpatico (non a caso), sindrome che ho battezzato col nome di “baccassite”.
La “baccassite” è una sindrome endemica del territorio neretino, ma da qualche anno a questa parte si manifesta sempre più spesso a macchia di leopardo in tutto il Salento. Essendo estremamente infettiva, minaccia di dilagare su tutto il territorio nazionale, con effetti che allo stato attuale non è facile prevedere.
Colpisce soggetti di tutte le età e di tutte le condizioni sociali, purché abbiano assistito almeno una volta ad uno spettacolo di Andrea Baccassino. Nella sua forma più perniciosa si può trasmettere perfino attraverso l’ascolto dei vari CD che il nostro ha prodotto, generando strani fenomeni di schizofrenia linguistica in numerose canzoni che fanno parte del nostro patrimonio musicale collettivo, di solito migliorandole nettamente a livello di contenuti.
Gli effetti della “baccassite” sono pressoché immediati su soggetti dalle basse difese immunitarie, di solito pingui casalinghe e lavoratori dell’edilizia e dell’agricoltura. Tardano un po’ a manifestarsi su soggetti dotati di forti difese immunitarie, come docenti della scuola primaria e secondaria, professori universitari, avvocati e professionisti delle varie tipologie. Quelli più resistenti all’infezione sono gli avvocati penalisti, sempre pronti a ricorrere in appello alle prime avvisaglie di risata grassa e disposti a lasciarsi andare solo dopo sentenza della cassazione.
I sintomi della sindrome sono quanto di più vario si possa immaginare, dal momento che sono molto soggettivi, dipendendo direttamente dalle caratteristiche morfologiche del soggetto. Il disturbo più diffuso si evidenzia in un persistente stato di tensione dei muscoli facciali che dispongono l’espressione dei presenti in configurazione da sorriso perenne, con frequenti accessi di risa sguaiate ed emissione di fonèmi sotto forma di ripetitivi monosillabi e, nei casi gravi, di emissioni acute e prolungate in condizioni di apnea, seguite da violenti spasmi del diaframma per sopperire alla conseguente scarsa ossigenazione cerebrale. Il soggetto colpito da questo disturbo assume di solito una forte colorazione rossastra ed è oggetto di una intensa lacrimazione che, associata al mal di pancia incipiente, farebbe pensare alle classiche lacrime di coccodrillo, se non fosse evidente l’origine extragastrica del sintomo. Il malcapitato viene anche scosso da involontari movimenti del busto e delle articolazioni che mettono a dura prova la resistenza della sedia che lo sostiene. Un quadro clinico decisamente poco rassicurante, anche perché spesso la “baccassite” reitera i suoi effetti a lungo termine, ben oltre il lasso temporale dello spettacolo, grazie ad un meccanismo psicosomatico noto col nome di “strincolo” che a volte si innesca senza possibilità alcuna di poterlo controllare.
Ma quali sono, in concreto, le cause scatenanti di questa sindrome? Secondo la mia esperienza credo dipenda tutto da un meccanismo di identificazione dello spettatore con i vari personaggi proposti da Baccassino, personaggi intrisi di un’umanità greve ma emblematica di un tipo di società ormai in via di estinzione, la cui progressiva scomparsa, di cui si inizia ad avere il sentore, genera un sentimento di nostalgia direi preventiva. Questo grazie al garbo e alla ricchezza di colori con cui Baccassino descrive il loro mondo, le loro problematiche eternamente legate alla preoccupazione di portare a casa il pezzo di pane quotidiano, facendoci immedesimare ben aldilà di quella che può essere una nostra esperienza diretta.
Ecco quindi che lo spettatore non può non condividere la preoccupazione di un intonacatore contrariato per la scomparsa della sua “andita”, per lo stato precario dell’”ape” dal semiasse fragile, per la bidoniera che non si avvia costringendo il ragazzo a impastare manualmente la “tunica” per non pregiudicare l’esecuzione della prima mano di intonaco, incorrendo nelle ire di mesciu Lelè.
Allo stesso modo non si può non condividere le preoccupazioni dell’agricoltore per il carico di “scalore” smarrito, per la vigna da irrorare e da “portare avanti”, per il grano da mietere a mano, per la provvista di vino nuovo andato a male, per la motozappa da sei milioni andata in fumo pregiudicando l’aratura di quelle “quattro orte” ai Paduli e via discorrendo.
Tuttavia anche il mondo giovanile è ben rappresentato, con il classico paninaro da discoteca con occhiali a forma di “cazzogna” e ragazza esigente dal nome esotico e dalle abitudini quanto mai provinciali da portare al mare. Per non parlare poi degli immancabili abitanti di Collemeto, ridente frazione di Galatina a lui molto cara.
Un solo avvertimento alla fine di tutto: se venite colpiti da “baccassite” acuta non cercate di resistere: lasciatevi andare con fiducia, vi farà soltanto del bene. Nessuno è mai morto di risate.
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Riassunto per chi si è perso le puntate precedenti.
Ecco alcune spulciature dei fumetti di cui si è parlato nei precedenti commenti.
Sono i mattoni della cultura "classica" di chi ha oggi più di quaranta anni e meno di sessanta.

Non importa combattere le Giubbe Rosse. L'importante è combattere, lottare per valori quali la LIBERTA', lottare e sacrificare sé stesso per gli altri e per gli ideali in cui si crede, in cui altri come me credono. Lottare con probità, onestà, senza uccidere necessariamente, senza provare sentimenti di vendetta o di odio profondo. La guerra dei "trappers a fumetti" non è una guerra di "odio verso il nemico" quanto di "amore". Amore per la patria, per l'indipendenza.
Il professor Occultis


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| GLI AMICI | ||||||||
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Personaggi
Abitanti di Tapioka City
Pedrito El Drito, sceriffo di Tapioka City, notorio amante di whisky, barbera e quant'altro faccia alcool :-)
Sam, padrone del saloon di Tapioka City
I sette fratelli De Nanis, malfattori
Il cavallo di Pedrito
Latticino Fiordimenta, moralista
I frequentatori del saloon
Paquita, la manesca (e innamoratissima) consorte di Pedrito
Le mogli degli ubriaconi di Tapioka City
Chon Laney, il malvagio sgherro di Tony Terry capace di assumere qualunque identità
I Pistilli Forellati, tribù indiana
Pistillo Tonante, guerriero
Pistillo Fumante, capo dei Pistilli Forellati
Luna Nascente e Piuma di struzzo, personaggi della telenovela amata da Pistillo Fumante
Attrice che impersona Paquita
Le zitelle della Z.I.A.
Ted, Bill, amici di Pedrito
Tony Terry, malvagio candidato a sceriffo di Tapioka City
Gli Alluci allucinanti, tribù indiana
Alluce Smisurato, capo degli Alluci Allucinanti
Joe Bardolin, amico di Pedrito
Gli impareggiabili Schuhnagelmagensteptanztruppe, gruppo di ballo etnico
Pensate che per anni trai ragazzi della mia generazione chi si atteggiava a dritto risultando comico veniva apostrofato come "Pedrito el Drito"
"Ecculu, sta rria iddhru, Pedritoeldrito!"
Detto, chiaramente, tutto unito.
Da: fernandomaglio
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Oggetto: 40 anni di Pro loco
Data: 30 Ottobre, 2007 - 16:13
40 anni di Pro-Loco
La Proloco in questo mese ha compiuto 40 anni ed è divenuta una tra le più antiche associazioni di categoria che, dalla fondazione, operano in continuità.
Nacque nella sala consiliare del comune che, sulla scia di iniziative simili, operanti in contesti marini, e del programma di sviluppo turistico del Sud, raccolse una nutrita compagine di professionisti, di esponenti della società civile e delle associazioni più rappresentative, Circolo cittadino, Società Operaia, ecc con lo scopo di promuovere la città ed il suo territorio, valorizzando i beni culturali, storici, ambientali, naturalistici.
L’atto fu rogato dal notaio avv. Cesare Megha e sancì la elezione a primo Presidente del Dott. Oronzo Resta. La sede provvisoria fu in via Rubichi, a primo piano, coinquilina dell’U.S. Galatone. Tesoriere il non mai dimenticato dott. Mario Filoni.
Gli scopi sono tuttora validi perché se allora era impellente costruire una stagione turistica estiva che allungasse il richiamo del Panieri e del suo carro, proprio nel maggio 1967 riorganizzato sul modello del trionfo romano dal compianto Cosimo de Mitri, oggi è ancor più stringente il recupero del centro storico, la ecompatibilità delle inziative tutte, private non, a cominciare da quelle sulla costa e dintorni, una politica culturale che riscopra i tesori nascosti e talvolta sconosciuti a noi stessi, la realizzazione di un percorso turistico che duri tutto l’anno e non sia lasciato al caso dei clienti e dei bed and breakfast o delle iniziative esterne alla nostra città d’arte.
La nascita della pro loco nel 1967 potrebbe essere paragonata oggi alla intrapresa di una joint venture Comunità Galatonese-Università che abbinasse ricerca e sperimentazione, scienza applicata ed industria. (mi scuso per l’enfasi, ma è un invito ai giovani a non avere paura del nuovo quando mira al pubblico bene.)
Difatti seguirono l’inizio del restauro del castello con l’abbattimento delle superfetazioni di fine ottocento addossate alla Torre ed alle mura, il recupero del salone a primo piano della Torre che divenne la sede della Proloco, il monumento (progettato dall’ing.Tommaso Leante) ed il busto (opera di Sebastiano Greco) ad Antonio de Ferrariis e le giornate galateane del 15 e 16 novembre 1969 con il Convegno sul pensiero e l’opera di Galateo.
Di quelle giornate due episodi mi sono rimasti indelebili: l’ira e l’amarezza del Prof. Antonio Corsano, che non aveva previsto la paesana ignoranza, quando, scoperti il busto e la lapide, si trovò di fronte la menzione del suo nome quale autore del testo; la comprensione dei Discepoli, illustri studiosi, ottenne la opportuna deroga da parte del grande storico della filosofia; la signorilità e la grandezza d’animo del Prof. Dal Pra quando ringraziò per l’assegno circolare predisposto in suo favore e si disse pago della sola ospitalità ricevuta.
Nella Proloco si inoculava una congiunta testimonianza di cultura e di morale ed una spinta ad operare con saggezza, onestà, ardimento prospettico, per il bene comune.
Dunque il cammino della nostra Proloco è lungo e proficuo, con l’augurio ad multos annos.
Fernando Maglio
TRA PUPI E PUPAZZI
- Pircète, sindicu mia, mi llassi mmoru ti fame?
Pigghiame puru a mme, intra li razze tua,
ti putìa cantare, nà cantilena, ca nò spiccia cchiùi.
- Bbeddhrù amicu mia,
posti, no n’dàe cchiùi e sé n’addhrù n’dàbbia, mi serve n’cora a mme.
- Ma puru nà rimanenza, nù stozzu ti nà cosa,
famme mmozzicu, puru jò.
- Ma no tti ccorgi, bbeddhrù mia, ca tai e ddai,
a mme picca e nienti ete rrumastu?
Tanta tantuni, rriu, a mmala pena a ffine mese.
- Pirdunu, signuru Sindicu,
pirdunu, a ffiate, nò sacciù mancu cc’è ccercu e cc’è ddicu.
Tici ca ete lu bbisognu ca mi face cuntare? O lu mieru ca mi facinu ivire?
- Pirdunu? Certu ca ti pirdonu,
ma cu nno tti sentu cchiùi, ca ti llamienti o jò muru pi lli turmienti.
- Mori? Pi nna raggione sola, tici ca mori?
Pi fessa stà mi pigghi, oramai tutti ti canoscinu e tti sapinu,
sapinu, ca no ddici cchiùi lu ggiustu e cquandu cunti, tici sulu fesserie.
Sacci però, ca jò, no m’bbogghiu mmori, ma cu campi ecchiù, ecchiù,
mi bastava, sulu tti n’di vai,
cu tti n’ddi scindi, ti sobbra ddhrù palazzu.
- Ti sobbra llu palazzu, no mmi n’ddi scendu, beddhrù mia,
capacitabbe ca, cu nna botta a lla otte, na botta a llu tampagnu,
cqueti, cqueti, cinque anni onu passare.
- Comu ulìa cu cchiangu, Sindicu mia, ma no m’potessere,
aggiù spicciatu, puru li lacrime.
REPETITA
JUVANT
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C'è chi dice che il latte versato non si piange, che bisogna guardare avanti.
Cazzo! (quando ce vo' ce vo')
Scusate ma in quanto al guardare avanti non mi supera nessuno.
A dimostrazione che sono pronto per aprire uno studio di MAGO (con la g) vi ripropongo qualcosa di metaforico che scrissi in tempi non sospetti (anche se i sospetti c'erano ed erano fondatissimi)

Pensate era solo il 12 marzo di quest'anno.
Tre mesi e mezzo prima delle elezioni.
Otto mesi prima degli ultimi avvenimenti politici di questi giorni.
Prima degli ultimi manifesti giallo bile.
Per non tediarvi ve ne riporto solo l'ultima parte. L'intero lo potete trovare sul blog di marzo.


'Agnu', la Nemesi è giunta.
Non ha completato l'opera ma se guardiamo che il centrosinistra può ad oggi contare su soli due consiglieri di opposizione vuol dire che già ha operato.
E quello che il sottoscritto laoocontianamente, cassandranamente, aveva prospettato e Capi(to) si è puntualmente avverato.
Il Cavallo ha distrutto la Sinistra, novella Troia.
Ed ora il cavallo che doveva dare l'invincibilità non c'è più.
Meditate, gente, meditate!

"Bisogna guardare avanti."
Io lo feci.
Chi non lo fece?

E GALATONE DISARMATA...
La cosa che mi ha sempre colpito di certi movie italiani anni '70 è che riescono quasi sempre a farti germogliare quella rabbia repressa che diversamente spingi sempre più dentro te stesso per renderti più "civile" ma sempre meno umano...Diamine ,a vedere film come "ITALIA A MANO ARMATA" diventi criminale dentro e nn puoi neanche dire a te stesso "ma tanto è solo un film" perchè è tutto così realistico che alla fine sembra che il film sia la tua vita e nn quello che divori con gli occhi e le orecchie dalla pellicola, (occhio alle colonne sonore, e orecchie alle inquadrature)...per esempio, in questo film ad un certo punto vengono rapiti dei bambini ,sequestrati da malviventi torinesi che riescono a sabotare il loro scuola-bus...un bimbo ci lascia anche le penne, impossibile che lo spettatore non venga colto da un raptus di violenza mirato a distruggere quei criminali spietati, la prima cosa che ti viene in mente è "SE MI CAPITASSERO TRA LE MANI...."; il commissario che indaga sul caso (mitico Franco Nero ops Maurizio Merli) si ritrova le mani legate proprio da quella legge che invece dovrebbe tutelare l'incolumità degli uomini. Cioè, lui vorrebbe utilizzare dei metodi meno polizieschi e più animaleschi per risolvere il problema (e lo spettatore desidera che ciò avvenga), salvare i ragazzi e fare il culo ai cattivi, con quel metodo "violento" potrà salvare tutti gli innocenti, ma non può perchè la legge non lo permette...ATTENZIONE, non vorrei essere frainteso, se la legge opera uguale alla mala non ci sarebbe differenza, infatti la morale "in superficie" del film sottolinea chiaramente questa tematica...è quella "sotterranea" invece che lascia intendere a chiare lettere che spesso bisogna essere meno freddi e "professionali" ma risolvere il tutto con metodi non convenzionali, ancor più quando si tratta di salvare vite umane...
GALATONESIZIAMO il tutto: a Galatone da un po' succede che le "autorizzazioni" varie diventano sempre più difficili da ottenere, anzi diciamola tutta , diventa impossibile, alcune volte e non per tutti....però, se te ne freghi della legge, se te ne freghi delle "convenzioni" puoi fare quello che ti pare e non dico che ti danno anche il premio ma quasi...se per esempio si vuole utilizzare uno spazio comunale "X" per realizzare : evento, manifestazione , semplicissima "riunione" o quello che vi pare nella norma ovviamente, ti rivolgi a chi è di dovere, chi di dovere ti tirerà fuori tanto di quel materiale e richieste mirate al rilascio dell'autorizzazione, ti sbatti per presentare il tutto ma nuovamente sbuca fuori qualcosa del tipo "MANCA ANCORA QUEL DOCUMENTO", allora tu dici a te stesso "ok, succede, ma cavolo potevi almeno dirlo prima..." ,continui inesorabile a fornire ciò che ti chiedono e nel mentre pensi "MA COME MAI OGNI VOLTA CHE FACCIO QUALCOSA LA TRAFILA BUROCRATICA CAMBIA SEMPRE, WOW, QUESTA SI CHE E' UNA CITTA' IN CONTINUA EVOLUZIONE". Alla fine se tutto corre per il verso giusto ti ritrovi la tanto sognata "autorizzazione", ma lentamente scopri che nel fatidico documento non ti autorizzano per un bel niente...mi spiego...ti ritrovi in mano un documento che ti autorizza per tutto ma tranne per quello che a te serve fare e che hai esplicitamente esposto nelle richieste...
"LE CONCEDIAMO IL LOCALE, PERO' NON E' AGIBILE..."
"LE CONCEDIAMO L'UTILIZZO DEL LOCALE COME DA LEI RICHIESTO, MA NON PUO' FARE IL 99% DELLE ATTIVITA' CHE LEI VUOLE FARE..."
"LA AUTORIZZIAMO A NON FARE"
E' qui che cominci ad avere dei seri problemi esistenziali, cioè, mi autorizzi per non fare quello che ho chiesto? Tanto vale non autorizzarmi o dire dall'inizio inutile sbattersi perchè non si può far nulla. Poi però avvengono movimenti strani, scopri che quel locale inagibile per determinate cose, prima e dopo della tua richiesta è stato utilizzato per fini simili, LE PERPLESSITA' SI GONFIANO A TAL PUNTO che non riesci più a capire se vivi ancora nello stesso posto del mese precedente o senza accorgertene la tua città è entrata in una dimensione parallela. Cominci a chiederti come fa' lo stesso locale comunale ad essere agibile il mese prima, inagibile il mese dopo, agibile nuovamente dopo due settimane, qui si parla di alta stregoneria..ALLORA GIUNGI ALLA CONCLUSIONE CHE NON IMPORTA COSA SIA AGIBILE A GALATONE, TANTO, IL MUNICIPIO E' INAGIBILE, MOLTI UFFICI COMUNALI SONO INAGIBILI, SCUOLE INAGIBILI, PER NON PARLARE DELLE STRADE; insomma per sentirti a tuo "AGIO" a Galatone devi andare via da Galatone, almeno conservi il ricordo bello prima che qualcuno ti distrugga anche quello rendendolo "INAGIBILE"...ma andiamo ancora oltre, la curiosità prende il sopravvento e ormai vuoi sapere come funziona il gioco, in un primo momento credi che sia un problema personale nei tuoi confronti ma poi ti ritrovi a discorrere con persone che riscontrano lo stesso disagio e allora il mistero si infittisce ancora di più.... e la risposta la si ritrova proprio nei movie anni '70, "fregatene delle leggi, fai quello che vuoi fare senza farti autorizzare così nessuno sa che lo fai (per la serie sento ma non parlo) e così nessuno potrà AUTORIZZARTI A NON FARE", praticamente ti AUTORIZZI da solo...ecco, come si fanno ( e come non si fanno ) le "cose" a Galatone. Se hai voglia di fare qualcosa nella tua città "fattene una ragione" ,devi essere crimimale...

PAISANI
Cquandu li cose vonu fiacche,
ea Ggalatune, cusì stà succete,
ddummandabbe ti ci ete la corpa.
Ggirabbe arretu,
ricurdamune cc’è imu n’tisu e cc’è imu istu,
e ffacimu nu picca, li cunti.
Sentu nà mita, cantare a n’cielu e,
lli pulitici nòi, ca stà ffervinu e mmenanu caci.
Eciù russu, lu cielu ti matina e,
sentu lu n’dore, ti la muttura Natalina.
L’aria ete fresca, ma puzza ti echiù,
ti m’bbrogghie e tradimenti, comu amanti cuntienti.
A mumenti, sentu ggente rraggiata cà mi ggira a n’tornu,
la terra si scarfa, ti ddhrò passanu,
cusì ete,
cquandu li cose vonu fiacche.
Questa l'ho avuta da un amico e la sottopongo alla vostra attenzione con un unico commento: meno male che siamo in Italia!!!
TERRORISMO INTERNAZIONALE: ECCO PERCHÈ SIAMO AL SICURO
Bin Laden ha dichiarato: “È molto difficile fare un attentato in Italia”
In realtà alcuni documenti del SISDE, rivelati recentemente, affermano che Bin Laden ci ha provato. Tempo fa diede ordine di organizzare un attentato aereo in Italia. Due terroristi, provenienti da un paese del Medio Oriente, arrivarono a Napoli con la ferma determinazione di eseguire “il castigo di Allah per gli infedeli italiani”.
Ecco la storia e l’itinerario dei due terroristi una volta giunti nel nostro paese.
Domenica, ore 23:47
Arrivano all’aeroporto internazionale di Napoli, via aerea, dalla Turchia: escono dall’aeroporto dopo otto ore perché gli hanno perso le valigie.
La società di gestione dell’aeroporto non si assume la responsabilità della perdita e un impiegato consiglia ai terroristi di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, con un po’ di fortuna…
Prendono un taxi: il taxista (abusivo) li guarda dallo specchietto retrovisore e, vedendo che sono stranieri, li passeggia per tutta la città per un’ora e mezza.
Dal momento che non proferiscono lamentela, neanche dopo che il tassametro raggiunge i 200 euro, decide di fare il colpo gobbo: arrivato alla rotonda di Villaricca, si ferma e fa salire un complice. Dopo averli derubati dei soldi e coperti di mazzate, li abbandonano esanimi nel Rione 167.
Lunedì, ore 04:30
Al risveglio, dopo la mazzata, entrambi i terroristi riescono a raggiungere un albergo sito in zona Piazza Borsa. Decidono quindi di affittare un’auto presso
Lunedì, ore 12:30
Arrivano a Piazza Garibaldi (finalmente!). Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente: i loro dollari vengono cambiati in biglietti da 100 euro falsi!!!
Lunedì, ore 15:45
Arrivano all’aeroporto di Capodichino con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sulle torri dell’Enel del Centro Direzionale.
I piloti Alitalia sono in sciopero perché chiedono la quadruplicazione del salario e vogliono lavorare meno ore. Stessa cosa per i controllori di volo, che pretendono anche la pinza obliteratrice per tutti (altrimenti “che controllori saremmo”, hanno dichiarato!).
L’unico aereo disponibile che c’è in pista è uno della Maradona Air con destinazione Sassari e ha 18 ore di ritardo… gli impiegati ed i passeggeri sono accampati nelle sale d’attesa… intonano canti popolari… gridano slogan contro il governo ed i piloti! Arrivano i celerini… cominciano a dare manganellate a destra e a manca, contro tutti… si accaniscono in particolar modo sui due arabi.
Lunedì, ore 19:05
Finalmente si calmano un poco gli animi. I due arabi, coperti di sangue, si avvicinano al banco della Maradona Air per acquistare i biglietti per l’aereo con destinazione Sassari, dirottarlo e farlo schiantare contro le torri Enel. Il responsabile Maradona Air che gli vende i biglietti tace il fatto che il volo, in realtà, è già stato cancellato.
Lunedì, ore 22:07
A questo punto, i terroristi discutono se farlo oppure no… non sanno più se distruggere Napoli sia un atto terroristico o un’opera di carità.
Lunedì, ore 23:30
Morti di fame, decidono di mangiare qualcosa al ristorante dell’aeroporto… ordinano panino con la frittata e impepata di cozze.
Martedì, ore 04:35
In preda ad una salmonellosi fulminante causata dalla frittata, finiscono all’ospedale San Gennaro, dopo aver aspettato tutta la notte nel corridoio del pronto soccorso.
La cosa non sarebbe durata più di un paio di giorni, se non fosse subentrato un sospetto di colera dovuto alle cozze.
Domenica, ore 17:20
Dopo dodici giorni escono dall’ospedale e si trovano nelle vicinanze dello stadio San Paolo. Il Napoli h perso in casa con il neopromosso Vinchiaturo per 3 – 0, con due rigori assegnati alla squadra molisana dall’arbitro Concettino Riina da Corleone.
Una banda di ultrà della “Masseria Cardone”, vedendo i due arabi scuri di carnagione, li scambiano per tifosi avversari e gli rifilano un’altra caterva di legnate. Per di più il capo degli ultrà, un tale detto “Peppo ‘o Ricchione”, abusa sessualmente di loro.
Domenica, ore 19:45
Finalmente,… gli ultrà se ne vanno. I due terroristi decidono di ubriacarsi per la prima volta nella loro vita, anche se è peccato!
In una bettola della zona portuale gli rifilano del vino adulterato con metanolo e i due rientrano al San Gennaro per l’intossicazione.
Gli viene anche riscontrata la sieropositività all’HIV (Peppo non perdona).
Martedì, ore 23:42
I due terroristi fuggono dall’Italia in zattera con direzione Libia, cagando fuoco per tutto il percorso, semiorbi per il metanolo ingerito e con una dozzina di infezioni a causa del virus HIV e giurando al loro dio che non tenteranno mai più nulla contro il nostro amato paese…

Chi ha visto ieri sera in tv
(canale 5)
IL CAPO DEI CAPI
?
Io ne ho visto una parte.
Mi sono sentito a casa.
Mafia e politica,
i giovani che fanno le scarpe ai vecchi,
il salto della quaglia da un partito ad un altro pur di avere appalti e controllo,
gli appalti,
lo sfruttamento,
l'arretratezza,
le squadre di fedelissimi,
il commissario che dorme,
il boss che dice
"in questo paisi decido io chi deve fare i piccioli e chi no",
il paese uguale, fermo a cinquanta anni fa, senza bisogno di allestire il set.
Unica differenza :
là si sparava piombo,
qui solo cazzate e calunnie.
Per ora.

Lu Partitu Democraticu
Comu,
ggente senza paura e cca, ti la matina prestu,
ti casa, a zzaccatu bbissire.
Nui, cusì simu inuti cu vvotamu,
e ccu scucchiamu?, la ggente, pi llu Partitu Democraticu.
Lu passu, forse straccu, ti ci stàe all’erta,
pi cquantu n’dà passate e cca n’dà bbiste,
ma simu inuti.
Simu inuti, comu surdatti all’attaccu a llu nemicu,
tra llu prèciu, e llu turmientu,
cu lla paura, ti n’addhrù tradimientu.
Speriamo,
ca nà strata noa, si pozza aprire,
senza cozzi e ppale ti ficalindie a lli ripate.
Sinistra democratica per il Socialismo europeo
sezione di Campi Santina-
Via A. Di Savoia, 10
Presentazione del Libro di
EMANUELE MACALUSO
AL CAPOLINEA: CONTROSTORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO
discutono con l'autore:
Senatore Cesare Salvi - presidente del gruppo Sd al Senato
Onorevole Valdo Spini - Deputato Partito Socialista
Introduce:
Prof. Egidio Zacheo, coordinatore provinciale Sinistra Democratica
Coordina:
Dott. Gilberto Indirli - SD Campi
Mercoledì 31 ottobre 2007, ore 18.00 Ex Biblioteca comunale - Piazza Libertà CAMPI SALENTINA







"Se avesse vinto la Mc Laren sarebbe passato il principio giuridico che avrebbe riconosciuto la vittoria al fantino su un cavallo dopato"
Questo dice (più o meno) Luca Cordero di Montezemolo sul
Corriere dello Sport - Stadio
di oggi.
Questo lo scrivevo io lunedì, 22 ottobre 2007:
"Insomma è come se uno che corre con un cavallo drogato, e vince, la vittoria rimane al cavallo ed al fantino e la scuderia è punita."
O Luca (Cordero di Montezemolo) legge Galatown......... o sono pronto per dirigere, a scelta, o la Ferrari o la Confindustria !!!!!!

