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mercoledì, 31 ottobre 2007

 

Con dedica a Pasquale, Sergio, Valentino e .......al sottoscritto!!!!!!

E poi..... se 'sta ragazza compare sul Corrierone e sulla Gazzettona perchè non sul nostro blog?

Debora Salvalaggio

(Solo per esempio)

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 18:57 | link | commenti (5)
categorie: scherzi e ironie


Ebbene sì, per la prima volta ho avuto il piacere di vedere pubblicato un mio articolo su un periodico locale, l'Ora di Nardò, che vi invito fortemente a procurarvi (la distribuzione è gratuita), non solo perchè c'è il mio articolo, ovviamente, ma perchè vi sono tante cose da leggere molto interessanti.

Confesso che fa un certo effetto leggere un articolo su carta patinata con il tuo nome al posto dell'autore. Ovviamente lungi da me l'idea di pensare a chissà quali sviluppi giornalistici futuri. Sarei un ingenuo e, comunque, non è nelle mie intenzioni iniziare improbabili avventure, anche se non escludo di poter pubblicare ancora qualcosa, se la mia prima uscita avrà avuto un minimo di gradimento. Staremo a vedere.

Come prima prova serviva un argomento facile, per me. Un po' come andare volontario all'interrogazione: l'argomento te lo scegli tra quelli che conosci meglio. Ecco perchè ho scelto di parlare di Andrea Baccassino, un nome che ormai non ha bisogno di troppe presentazioni, dalle nostre parti.

Devo dire che Andrea ha apprezzato l'iniziativa, e questo mi conforta, al punto da voler pubblicare l'articolo sul suo blog, che trovate tra i link di Galatown.

Comunque, a scanso di equivoci, ve lo propongo qui di seguito, a beneficio di chi non dovesse riuscire a procurarsi un numero dell'Ora di Nardò, anche se leggerlo sulla rivista fa tutto un altro effetto, almeno per me.

Va bene, non sapevo se fosse il caso di farlo, ma alla fine ho deciso che lo era e allora anch’io mi ritrovo a scrivere qualcosa su quel fenomeno nostrano, ma che ha tutte le carte in regola per varcare i confini territoriali salentini, che risponde al nome di Andrea Baccassino. D’accordo, probabilmente non c’era alcun bisogno di una nuova analisi della fenomenologia legata a questo nome, dal momento che su di lui hanno scritto fior di personalità della nostra cultura, personalità di respiro nazionale e internazionale, ultimo tra i quali il nostro Livio Romano in un bellissimo articolo sul Corriere del Mezzogiorno. Tuttavia le mie considerazioni partono da una prospettiva diversa: quella di chi siede di fronte ad un palco ed assiste ad un’esibizione, libero dalla preoccupazione di inquadrare in un’elaborazione critica le emozioni di uno spettacolo e, quindi, meglio disposto a farsene coinvolgere. In altre parole la prospettiva di uno spettatore. Che poi, a ben vedere, è quella che maggiormente interessa a chi è sul palco, dal momento che ha la prerogativa essenziale dell’immediatezza del riscontro, della verifica inequivocabile dell’indice di gradimento.
Essendoci stato diverse volte, tra il pubblico, ho potuto constatare di persona che durante i suoi spettacoli si verifica un vero e proprio processo di osmosi tra il palco e la platea, sotto forma di un’autentica “corresponsione di amorosi sensi” che fa sì che lo spettacolo debordi dal suo naturale contenitore, il palco, per invadere la platea sotto forma di un coinvolgimento psicofisico totale degli spettatori. Coinvolgimento che genera reazioni a catena che il nostro è pronto a sfruttare a suo vantaggio, dimostrando un mestiere da consumato professionista della risata.
Sono persino arrivato alla conclusione che si tratti di una vera e propria sindrome che coinvolge il sistema neurovegetativo simpatico (non a caso), sindrome che ho battezzato col nome di “baccassite”.
La “baccassite” è una sindrome endemica del territorio neretino, ma da qualche anno a questa parte si manifesta sempre più spesso a macchia di leopardo in tutto il Salento. Essendo estremamente infettiva, minaccia di dilagare su tutto il territorio nazionale, con effetti che allo stato attuale non è facile prevedere.
Colpisce soggetti di tutte le età e di tutte le condizioni sociali, purché abbiano assistito almeno una volta ad uno spettacolo di Andrea Baccassino. Nella sua forma più perniciosa si può trasmettere perfino attraverso l’ascolto dei vari CD che il nostro ha prodotto, generando strani fenomeni di schizofrenia linguistica in numerose canzoni che fanno parte del nostro patrimonio musicale collettivo, di solito migliorandole nettamente a livello di contenuti.
Gli effetti della “baccassite” sono pressoché immediati su soggetti dalle basse difese immunitarie, di solito pingui casalinghe e lavoratori dell’edilizia e dell’agricoltura. Tardano un po’ a manifestarsi su soggetti dotati di forti difese immunitarie, come docenti della scuola primaria e secondaria, professori universitari, avvocati e professionisti delle varie tipologie. Quelli più resistenti all’infezione sono gli avvocati penalisti, sempre pronti a ricorrere in appello alle prime avvisaglie di risata grassa e disposti a lasciarsi andare solo dopo sentenza della cassazione.
I sintomi della sindrome sono quanto di più vario si possa immaginare, dal momento che sono molto soggettivi, dipendendo direttamente dalle caratteristiche morfologiche del soggetto. Il disturbo più diffuso si evidenzia in un persistente stato di tensione dei muscoli facciali che dispongono l’espressione dei presenti in configurazione da sorriso perenne, con frequenti accessi di risa sguaiate ed emissione di fonèmi sotto forma di ripetitivi monosillabi e, nei casi gravi, di emissioni acute e prolungate in condizioni di apnea, seguite da violenti spasmi del diaframma per sopperire alla conseguente scarsa ossigenazione cerebrale. Il soggetto colpito da questo disturbo assume di solito una forte colorazione rossastra ed è oggetto di una intensa lacrimazione che, associata al mal di pancia incipiente, farebbe pensare alle classiche lacrime di coccodrillo, se non fosse evidente l’origine extragastrica del sintomo. Il malcapitato viene anche scosso da involontari movimenti del busto e delle articolazioni che mettono a dura prova la resistenza della sedia che lo sostiene. Un quadro clinico decisamente poco rassicurante, anche perché spesso la “baccassite” reitera i suoi effetti a lungo termine, ben oltre il lasso temporale dello spettacolo, grazie ad un meccanismo psicosomatico noto col nome di “strincolo” che a volte si innesca senza possibilità alcuna di poterlo controllare.
Ma quali sono, in concreto, le cause scatenanti di questa sindrome? Secondo la mia esperienza credo dipenda tutto da un meccanismo di identificazione dello spettatore con i vari personaggi proposti da Baccassino, personaggi intrisi di un’umanità greve ma emblematica di un tipo di società ormai in via di estinzione, la cui progressiva scomparsa, di cui si inizia ad avere il sentore, genera un sentimento di nostalgia direi preventiva. Questo grazie al garbo e alla ricchezza di colori con cui Baccassino descrive il loro mondo, le loro problematiche eternamente legate alla preoccupazione di portare a casa il pezzo di pane quotidiano, facendoci immedesimare ben aldilà di quella che può essere una nostra esperienza diretta.
Ecco quindi che lo spettatore non può non condividere la preoccupazione di un intonacatore contrariato per la scomparsa della sua “andita”, per lo stato precario dell’”ape” dal semiasse fragile, per la bidoniera che non si avvia costringendo il ragazzo a impastare manualmente la “tunica” per non pregiudicare l’esecuzione della prima mano di intonaco, incorrendo nelle ire di mesciu Lelè.
Allo stesso modo non si può non condividere le preoccupazioni dell’agricoltore per il carico di “scalore” smarrito, per la vigna da irrorare e da “portare avanti”, per il grano da mietere a mano, per la provvista di vino nuovo andato a male, per la motozappa da sei milioni andata in fumo pregiudicando l’aratura di quelle “quattro orte” ai Paduli e via discorrendo.
Tuttavia anche il mondo giovanile è ben rappresentato, con il classico paninaro da discoteca con occhiali a forma di “cazzogna” e ragazza esigente dal nome esotico e dalle abitudini quanto mai provinciali da portare al mare. Per non parlare poi degli immancabili abitanti di Collemeto, ridente frazione di Galatina a lui molto cara.
Un solo avvertimento alla fine di tutto: se venite colpiti da “baccassite” acuta non cercate di resistere: lasciatevi andare con fiducia, vi farà soltanto del bene. Nessuno è mai morto di risate.


postato da: pasqualechirivi alle ore 09:44 | link | commenti (20)
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Riassunto per chi si è perso le puntate precedenti.

Ecco alcune spulciature dei fumetti di cui si è parlato nei precedenti commenti.

Sono i mattoni della cultura "classica" di chi ha oggi più di quaranta anni e meno di sessanta.

 

Il grande Blek Macigno
di Danilo Puce
 
Blek Macigno è sicuramente uno dei capolavori dei fumetti del passato Italiano, firmato ESSEGESSE. Ma chi è esattamente Blek Macigno? Blek è un eroe, uno dei valorosi trappers che combattevano le Giubbe Rosse Inglesi in nome dell'Indipendenza Americana. E questo fumetto, dalla pubblicazione settimanale e dal costo di 50 lire, non ha di certo nulla da invidiare ai supereroi moderni. E nemmeno il protagonista ha motivi di sentirsi inferiore. Blek è coraggioso, sicuro di sé, astuto, ha un fisico gigantesco e muscoloso, ed una forza immane superiore a qualsiasi confronto.
I fumetti della EsseGEsse dedicati alla saga dell'eroico trapper e dei suoi compagni, il Professor Occultis ed il piccolo Roddy, sono apprezzabili non solo per storie coinvolgenti, appassionanti, ricchi di suspence e colpi di scena, curate in ogni minimo dettaglio.
Da lodare è anche e soprattutto la psicologia di Blek curata con grande perizia.
Non è di certo facile trattare temi di guerra, come quella tra le Giubbe Rosse ed i ribelli, e di fare come protagonista uno degli uomini più in vista del fronte dei trappers. Non è di certo facile, in un'ambientazione di guerra, sapere a chi dare ragione ed a chi torto, in uno dei molti contesti storici dove da ogni fronte si uccidono a vicenda, sapere per quale motivo è giusto capire quali siano i buoni e quale i cattivi.
Ma il trio di autori Sinchetto, Guzzon e Sartoris (S-G-S) è riuscito ad eseguire il suo compito perfettamente, e Blek Macigno è agli occhi di tutti un eroe, agli occhi di tutti è la causa dei trappers ad essere giusta, è la loro indipendenza a diventare la cosa più importante, anche per il lettore.
Come riescono in questo?
Rendendo il fortissimo protagonista un vero MODELLO DA SEGUIRE.
Egli è forte e valoroso, colmo di virtù come un eroe epico, e proprio come un eroe epico è dotato di grandi poteri, di una grande forza, che decide di impegnare in una causa di LIBERTA' e di INDIPENDENZA, valori per i quali né lui né gli altri trappers hanno paura di morire, valori per i quali egli combatte con onestà, integrità morale, lealtà.
Blek Macigno è un fumetto di guerra, ma è impossibile da criticare, è impossibile farsi di quest'opera un giudizio sbagliato, come di testo in grado di corrompere le giovani menti. Anzi.
Il capolavoro firmato ESSEGESSE propone ai giovani un modello da seguire. Poco importa l'ambientazione che si è scelta, poco importa essere trappers. Non esistono bandiere, non esistono fronti, o giubbe, nel MESSAGGIO che sta di fondo a tutto il fumetto.
Il messaggio incarnato dallo stesso BLEK MACIGNO, esempio da seguire.
Bleck Macigno (c) ESSEGESSE Non importa combattere le Giubbe Rosse. L'importante è combattere, lottare per valori quali la LIBERTA', lottare e sacrificare sé stesso per gli altri e per gli ideali in cui si crede, in cui altri come me credono. Lottare con probità, onestà, senza uccidere necessariamente, senza provare sentimenti di vendetta o di odio profondo. La guerra dei "trappers a fumetti" non è una guerra di "odio verso il nemico" quanto di "amore". Amore per la patria, per l'indipendenza.
Identificare noi stessi in Blek Macigno è difficile.
Nessuno di noi, messo a confronto con le proprie guerre personali, è come Blek.
Lo stesso Blek che ci stupisce, che solleva tronchi e massi giganteschi, combatte contro orde di dieci uomini alla volta.
Lo stesso Blek che non ha paura, che anche imprigionato rimane a testa alta, che anche di fronte ad una difficoltà non si lascia intimorire.
Lo stesso Blek sicuro di sé, e che trasmette sicurezza agli altri. Che combatte per sé e per gli altri.
Nessuno di noi è così.
Allora forse, non è con "noi stessi" che dovremmo identificare Blek.
Blek è un ideale. Qualcosa in cui si crede. E se ci si crede veramente, se veramente si ha un sogno, o un valore da realizzare, da inseguire, e se riponiamo in esso tutte le nostre speranze, tutta la nostra energia, allora questo sogno, questo valore, diventerà invincibile.
Se noi crediamo veramente in qualcosa, renderemo questo "qualcosa" indistruttibile, imbattibile rispetto a ciò che gli altri pensato, impossibile da far cadere anche se minacciato da ogni parte. Renderemo, se ci crediamo, il nostro sogno o il nostro ideale, fortissimo. Come Blek.

Il professor Occultis

Il Piccolo Roddy

Roddy

Capitan Miki nasce dalla EsseGesse (Sinchetto,  Guzzon, Sartoris) nel 1951. Dopo la morte del tutore, ucciso sai banditi, il sedicenne MIKI si arruola nei Rangers del nevada. Coraggioso e leale, nonostante la sua giovane eta', non si tira mai indietro di fronte al pericolo tanto che ottiene ben presto il grado di capitano.

Capitan Miki e di stanza a " Fort Coulver ", la sua fidanzata Susy figlia del comandante ed i suoi amici " Doppio Rhum " il classico vecchietto dei film western, ed il " Dottor Salasso " un medico non molto affidabile. Ricordiamo anche il ranger Gennaro Esposito. Tra gli avversari merita di essere ricordato almeno MAGIC FACE, un abile trasformista.

 GLI AMICI

Doppio Rhum

Dottor Salasso

Susy (la fidanzata)

Il comandante del forte

Personaggi

Abitanti di Tapioka City Pedrito El Drito, sceriffo di Tapioka City, notorio amante di whisky, barbera e quant'altro faccia alcool :-) Sam, padrone del saloon di Tapioka City I sette fratelli De Nanis, malfattori Il cavallo di Pedrito Latticino Fiordimenta, moralista I frequentatori del saloon Paquita, la manesca (e innamoratissima) consorte di Pedrito Le mogli degli ubriaconi di Tapioka City Chon Laney, il malvagio sgherro di Tony Terry capace di assumere qualunque identità I Pistilli Forellati, tribù indiana Pistillo Tonante, guerriero Pistillo Fumante, capo dei Pistilli Forellati Luna Nascente e Piuma di struzzo, personaggi della telenovela amata da Pistillo Fumante Attrice che impersona Paquita Le zitelle della Z.I.A. Ted, Bill, amici di Pedrito Tony Terry, malvagio candidato a sceriffo di Tapioka City Gli Alluci allucinanti, tribù indiana Alluce Smisurato, capo degli Alluci Allucinanti Joe Bardolin, amico di Pedrito Gli impareggiabili Schuhnagelmagensteptanztruppe, gruppo di ballo etnico

Pensate che per anni trai ragazzi della mia generazione chi si atteggiava a dritto risultando comico veniva apostrofato come "Pedrito el Drito"

"Ecculu, sta rria iddhru, Pedritoeldrito!"

Detto, chiaramente, tutto unito.

 

 

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 08:47 | link | commenti (4)
categorie: nontuttisannoche, cantastorie, pubblicoservizio
martedì, 30 ottobre 2007

Da: fernandomaglio Il mio profilo Contattami Blocca questo utente
Oggetto: 40 anni di Pro loco
Data: 30 Ottobre, 2007 - 16:13

 


 

40 anni di Pro-Loco
La Proloco in questo mese ha compiuto 40 anni ed è divenuta una tra le più antiche associazioni di categoria che, dalla fondazione, operano in continuità.
Nacque nella sala consiliare del comune che, sulla scia di iniziative simili, operanti in contesti marini, e del programma di sviluppo turistico del Sud, raccolse una nutrita compagine di professionisti, di esponenti della società civile e delle associazioni più rappresentative, Circolo cittadino, Società Operaia, ecc con lo scopo di promuovere la città ed il suo territorio, valorizzando i beni culturali, storici, ambientali, naturalistici.

L’atto fu rogato dal notaio avv. Cesare Megha e sancì la elezione a primo Presidente del Dott. Oronzo Resta. La sede provvisoria fu in via Rubichi, a primo piano, coinquilina dell’U.S. Galatone. Tesoriere il non mai dimenticato dott. Mario Filoni.
Gli scopi sono tuttora validi perché se allora era impellente costruire una stagione turistica estiva che allungasse il richiamo del Panieri e del suo carro, proprio nel maggio 1967 riorganizzato sul modello del trionfo romano dal compianto Cosimo de Mitri, oggi è ancor più stringente il recupero del centro storico, la ecompatibilità delle inziative tutte, private non, a cominciare da quelle sulla costa e dintorni, una politica culturale che riscopra i tesori nascosti e talvolta sconosciuti a noi stessi, la realizzazione di un percorso turistico che duri tutto l’anno e non sia lasciato al caso dei clienti e dei bed and breakfast o delle iniziative esterne alla nostra città d’arte.
La nascita della pro loco nel 1967 potrebbe essere paragonata oggi alla intrapresa di una joint venture Comunità Galatonese-Università che abbinasse ricerca e sperimentazione, scienza applicata ed industria. (mi scuso per l’enfasi, ma è un invito ai giovani a non avere paura del nuovo quando mira al pubblico bene.)
Difatti seguirono l’inizio del restauro del castello con l’abbattimento delle superfetazioni di fine ottocento addossate alla Torre ed alle mura, il recupero del salone a primo piano della Torre che divenne la sede della Proloco, il monumento (progettato dall’ing.Tommaso Leante) ed il busto (opera di Sebastiano Greco) ad Antonio de Ferrariis e le giornate galateane del 15 e 16 novembre 1969 con il Convegno sul pensiero e l’opera di Galateo.
Di quelle giornate due episodi mi sono rimasti indelebili: l’ira e l’amarezza del Prof. Antonio Corsano, che non aveva previsto la paesana ignoranza, quando, scoperti il busto e la lapide, si trovò di fronte la menzione del suo nome quale autore del testo; la comprensione dei Discepoli, illustri studiosi, ottenne la opportuna deroga da parte del grande storico della filosofia; la signorilità e la grandezza d’animo del Prof. Dal Pra quando ringraziò per l’assegno circolare predisposto in suo favore e si disse pago della sola ospitalità ricevuta.
Nella Proloco si inoculava una congiunta testimonianza di cultura e di morale ed una spinta ad operare con saggezza, onestà, ardimento prospettico, per il bene comune.
Dunque il cammino della nostra Proloco è lungo e proficuo, con l’augurio ad multos annos.
Fernando Maglio

 


TRA PUPI E PUPAZZI

 

-         Pircète, sindicu mia, mi llassi mmoru ti fame?

Pigghiame puru a mme, intra li razze tua,

ti putìa cantare, nà cantilena, ca nò spiccia cchiùi.

-   Bbeddhrù amicu mia,

posti, no n’dàe cchiùi e sé n’addhrù n’dàbbia, mi serve n’cora a mme.

-   Ma puru nà rimanenza, nù stozzu ti nà cosa,

famme mmozzicu, puru jò.

-   Ma no tti ccorgi, bbeddhrù mia, ca tai e ddai,

a mme picca e nienti ete rrumastu?

Tanta tantuni, rriu,  a mmala pena a ffine mese.

-   Pirdunu, signuru Sindicu,

pirdunu,  a ffiate, nò sacciù mancu cc’è  ccercu e cc’è ddicu.

Tici ca ete lu bbisognu ca mi face cuntare? O lu mieru ca mi facinu ivire?

- Pirdunu? Certu ca ti pirdonu,

ma cu nno tti sentu cchiùi, ca ti llamienti o jò muru pi lli turmienti.

-         Mori? Pi nna raggione sola, tici ca mori?

Pi fessa stà mi pigghi, oramai tutti ti canoscinu e tti sapinu,

sapinu, ca no ddici cchiùi lu ggiustu e cquandu cunti, tici sulu fesserie.

Sacci però, ca jò, no m’bbogghiu mmori, ma cu campi ecchiù, ecchiù,

mi bastava, sulu tti n’di vai,

cu tti n’ddi  scindi, ti sobbra ddhrù palazzu.

-         Ti sobbra llu palazzu, no mmi n’ddi scendu, beddhrù mia,

capacitabbe ca, cu nna botta a lla otte, na botta a llu tampagnu,

      cqueti, cqueti, cinque anni onu passare.

 

-         Comu ulìa cu cchiangu, Sindicu mia, ma no m’potessere,

aggiù spicciatu, puru li lacrime.


postato da: localo alle ore 13:17 | link | commenti (1)
categorie: cantastorie, cosedaelezioni, scherzi e ironie, solo a galatone

REPETITA

 JUVANT

C'è chi dice che il latte versato non si piange, che bisogna guardare avanti.

Cazzo! (quando ce vo' ce vo')

Scusate ma in quanto al guardare avanti non mi supera nessuno.

A dimostrazione che sono pronto per aprire uno studio di MAGO (con la g) vi ripropongo qualcosa di metaforico che scrissi in tempi non sospetti (anche se i sospetti c'erano ed erano fondatissimi)

Pensate era solo il 12 marzo di quest'anno.

Tre mesi e mezzo prima delle elezioni.

Otto mesi prima degli ultimi avvenimenti politici di questi giorni.

Prima degli ultimi manifesti giallo bile.

Per non tediarvi ve ne riporto solo l'ultima parte. L'intero lo potete trovare sul blog di marzo.

 


 

..........Ma al di là di ogni considerazione sulla disonestà maschile, dobbiamo dire che è grazie alle parole di questo tipaccio (ndr: Enea) che sappiamo bene la storia del Cavallo Di Troia.

Sappiamo, per esempio, che l’idea non fu di Ulisse, come sempre si va dicendo in giro – così è: uno passa per dritto e tutte le drittate si pensa che l’ha fatte lui -- , ma dell’indovino Calcante. Ulisse partecipò, certo, era della squadra dentro al Cavallo, insieme a Menelao, quello fatto cornuto da Elena che l’aveva lasciato per Paride.
Allora che ti escogita questo Calcante? Visto che era morto pure Achille – che era nipote di Galatea, iti ca puru quisto c’entra con Galatone!-che era il centravanti di sfondamento in cui tutti speravano, decide di giocare d’astuzia.
Fa costruire un cavallone di legname, lo lascia sulla spiaggia e fa partire tutta la flotta degli Achei e la mette al riparo nascosta dietro un promontorio. Poi lascia sulla spiaggia un essere falso e bugiardo: Sinone, la solita spia di turno, un mendace testimone falso all’Igor Marini, alla Scaramella. Pensa quanto doveva essere falso uno che si chiamava Si-None: o è si o è no!
Che fa questo agente segreto?
Si mette a dire che siccome Ulisse ce lo aveva solennemente sulle scatole lo aveva lasciato a terra sperando che i Figli di Troia lo ammazzassero. Poi racconta che il cavallo era un dono a Minerva e che era stato fatto così grande chè non potesse entrare a Troia altrimenti Troia sarebbe diventata, col cavallo all’interno della mura, inespugnabile. Insomma racconta delle ben congegnate palle galattiche. Io, mo, dico: ma chi ci doveva credere a questa polpetta? Guzzanti? Non c’era, ancora. Allora?
I Troiani!
Questi con tutta la fede negli dei, con tutta la superstizione che avevano, non li è sembrato vero credere che un cavallo di legno potesse rendere la Città inespugnabile. Che portandosi dentro un regalo dei nemici potessero vincere. Come se i nemici fanno regali.
Ma va, va!
Fessi, no?
Più o meno fessi come i clienti della Vanna Marchi.
Se un po’ di sale pagato centinaia milioni di lire poteva toglieva il malocchio figuriamoci un cavallo. C’è stata sempre questa irrazionalità cogliona negli uomini. Non è questione di tempo e di cultura: la mamma dei fessi è sempre incinta. Allora come oggi. E i fessi non finiranno mai come afferma Querino, il famoso giocatore di tre carte.
Però tutti della boccata i troiani poi non erano.
Ed ecco che si presenta prima uno che si chiamava Capi (forma contratta di capire? Mboh! Di certo si dice che fondò Capua, e da quelle parti, come si sa, “nisciunu è fessa”!) che dice: - Vagliò! Ma che cazzo fate? Ma state a sentire questo? Ma per favore!- Insomma un po’ di gente prende le sue parti. Si formano le fazioni dei Credenti e degli Agnostici. Come sempre. E non c’era Ruini!
Ma si mente an mienzu un certo Timete che voleva la distruzione di Troia perchè nci la purtaa cu Priamu: - Trasimulu! Trasimulu!-
‘St’infame! Ed era di Troia. Hai capito? Si tira dentro la sua città il nemico per vendicarsi di Priamo. Il privato prevale sul generale. Succede sempre che uno per farsi i cazzi sua rovina la sua parte.
E pensare che il fatto dell’imbroglio del Cavallo l’aveva predetto anche Cassandra, quella che era dotata della divinazione da Apollo, innamorato di lei, ma poi, siccome non gliela aveva data, la bestemmiò che nessuno avrebbe creduto mai nelle sue previsioni.
Mentre stavano discutendo sul da farsi arriva Laocoonte che, lascia di fare un sacrificio, e si precipita per dissuadere chi voleva credere a Sinone ed ai poteri miracolosi di questo Cavallo. E mo quistu era puru prete! Ma aveva capito che c’era il tarocco.

Arriva ‘sto Laocoonte incazzato nero, velato bruttu proprio. Figurate ca llassa lu toru ncora sull’altare e ffiundulecia ‘na lancia sulla pancia del Cavallo che sona di acante. Però Enea ci racconta, ma secondo me è una palla per affatturare Didone che di fronte a questa bella storia si stava tutta sciogliendo, che dal mare escono due serpenti marini e si mangiano i figli di Laooconte.
Mbeh! Laocoonte tiaulu o cristianu! Itilu te comu si mmena alli scursuni cu li ccia, ma nienzi ta fare, lu ccitinu e poi salinu e si mentinu sotta lu scudu ti la statua ti Minerva.

Così dice Enea. E dice che tutti i troiani di fronte a questo fatto fanno due più due quattro e decidono di entrare il cavallo dentro a Troia.
La storia poi la sappiamo come continua: di notte si apre la pancia del cavallo, scendono gli Achei e mettono a fuoco la città e aprono le porte agli altri compagni che nella notte sono risbarcati.
Fine di Troia, di Troia città, dico.
Perché dico che la storia dei serpenti è un po’ esagerata?
Perché mi pare un effetto troppo speciale. Il mito va interpretato. Uno che è contaballe ci mette cornici. Secondo me Enea voleva dire che contro Laocoonte eranu zaccatu a spargere diffamazioni, malelingue, falsità. Ci sape ce n’eranu tittu ti male! Popolarmente quando uno si sogna i serpenti che si dice? – Malelingue!- E così ha butu bbessire puru cu Laocoonte. Di fronte alla ragione spesso si fanno mura di falsità.
Insomma con tutto questo ripasso di classici che cosa voglio dire?
Presto detto.
Che c’è stato sempre chi per far arrendere qualcuno ha fatto finta di non essere interessato, ha fatto finta sulle prime di andarsene, poi è tornato e con uno stratagemma, con l’imbroglio, col tradimento, promettendo regali e miracoli, l’ha giobbato alla grande.

Che ci sono stati sempre doppiogiochisti e malfidati, spie, venduti e traditori e persone che per vendetta e interesse personale hanno distrutto la loro patria.
Che ci sono sempre stati bugiardi che hanno detto di essere di una parte ma hanno lavorato per l’altra.

Che ci sono stati sempre piarelli fasi tutti garbati all’aspetto ma cu tantu ti pilu intra.

Tutta gente che ha preso in giro gli ingenui e quelli issuti ti retu allu quatru.
E ci sono stati sempre i Capi, le Cassandre, i Laocoonte che hanno avvertito in tempo, che hanno gridato l’allarme, che hanno fatto il possibile per far ragionare, che hanno pure pagato con le malelingue e le diffamazioni nei loro confronti ma sono stati inascoltati.
Gente accorta e un appena un po’ più saggia, orpi schiuppittate, che ha sempre previsto le cose per tempo, che non la freghi con le chiacchiere, che non si fa turlupinare facilmente. Insomma gli APOTI di Prezzolini c’erano pure ai tempi di Troia e non solo oggi. Ma nessuno li ha ascoltati e li ascolta.

Forse è proprio vero che il Fato si deve compiere.
Now let it be again: ora lascia che sia ancora.
Ma a me, mi pare, ca succede tutto questo perché in giro n’ci so moti chiù fati ti lu Fatu!!!!
Mara a ddiddhri!
Ma puru mara a nui…….
Però c’è la Figlia della Notte: la Nemesi.
Ce cazza è n’torna ‘sta Nemesi?
Nella mitologia greca è la personificazione della giustizia divina e della vendetta degli dei. Nemesi rappresentava la terribile collera divina contro gli orgogliosi, gli arroganti e i trasgressori della legge. Nessuno poteva sfuggire al suo potere. ‘Na cosa come la Morte al gioco ti Lu Patrunu e Sotta alla Nnardiata.
Attendiamo fiduciosi.
Anche se i tempi e i modi della Nemesi sono imperscrutabili.
Ma di solito, inesorabile, GIUNGE!


 

'Agnu',  la Nemesi è giunta.

Non ha completato l'opera ma se guardiamo che il centrosinistra può ad oggi contare su soli due consiglieri di opposizione vuol dire che già ha operato.

E quello che il sottoscritto laoocontianamente, cassandranamente, aveva prospettato e Capi(to) si è puntualmente avverato.

Il Cavallo ha distrutto la Sinistra, novella Troia.

  Ed ora il cavallo che doveva dare l'invincibilità non c'è più.

Meditate, gente, meditate!

"Bisogna guardare avanti."

Io lo feci.

Chi non lo fece?

 

 

 

 

 

 

 


lunedì, 29 ottobre 2007

E GALATONE DISARMATA...

La cosa che mi ha sempre colpito di certi movie italiani anni '70 è che riescono quasi sempre a farti germogliare quella rabbia repressa che diversamente spingi sempre più dentro te stesso per renderti più "civile" ma sempre meno umano...Diamine ,a vedere film come "ITALIA A MANO ARMATA" diventi criminale dentro e  nn puoi neanche dire a te stesso "ma tanto è solo un film" perchè è tutto così realistico che alla fine sembra che il film sia la tua vita e nn quello che divori con gli occhi e le orecchie dalla pellicola, (occhio  alle colonne sonore, e orecchie alle inquadrature)...per esempio, in questo film ad un certo punto vengono rapiti dei bambini ,sequestrati da malviventi torinesi che riescono a sabotare il loro scuola-bus...un bimbo ci lascia anche le penne, impossibile che lo spettatore non venga colto da un  raptus di violenza mirato a distruggere quei criminali spietati, la prima cosa che ti viene in mente è "SE MI CAPITASSERO TRA LE MANI...."; il commissario che indaga sul caso (mitico Franco Nero ops Maurizio Merli) si ritrova le mani legate proprio da quella legge che invece dovrebbe tutelare l'incolumità degli uomini. Cioè, lui vorrebbe utilizzare dei metodi meno polizieschi e più animaleschi per risolvere il problema (e lo spettatore  desidera che  ciò avvenga), salvare i ragazzi e fare il culo ai cattivi, con quel metodo "violento" potrà salvare tutti gli innocenti, ma non può perchè la legge non lo permette...ATTENZIONE, non vorrei essere frainteso, se la legge opera uguale alla mala non ci sarebbe differenza, infatti la morale "in superficie" del film sottolinea chiaramente questa tematica...è quella "sotterranea" invece che lascia intendere a chiare lettere che spesso bisogna essere meno freddi e "professionali" ma risolvere il tutto con metodi non convenzionali, ancor più quando si tratta di salvare vite umane...

GALATONESIZIAMO il tutto: a Galatone da un po' succede che le "autorizzazioni" varie diventano sempre più difficili da ottenere, anzi diciamola tutta , diventa impossibile, alcune volte e non per tutti....però, se te ne freghi della legge, se te ne freghi delle "convenzioni" puoi fare quello che ti pare e non dico che ti danno anche il premio ma quasi...se per esempio si vuole utilizzare uno spazio comunale "X" per realizzare : evento, manifestazione , semplicissima  "riunione" o quello che vi pare nella norma ovviamente, ti rivolgi a chi è di dovere, chi di dovere ti tirerà fuori tanto di quel materiale e richieste mirate al rilascio dell'autorizzazione, ti sbatti per presentare il tutto ma nuovamente sbuca fuori qualcosa del tipo "MANCA ANCORA QUEL DOCUMENTO", allora tu dici a te stesso "ok, succede, ma cavolo potevi almeno dirlo prima..." ,continui inesorabile a fornire ciò che ti chiedono e nel mentre pensi "MA COME MAI OGNI VOLTA CHE FACCIO QUALCOSA LA TRAFILA BUROCRATICA CAMBIA SEMPRE, WOW, QUESTA SI CHE E' UNA CITTA' IN CONTINUA EVOLUZIONE". Alla fine se tutto corre per il verso giusto ti ritrovi la tanto sognata "autorizzazione", ma lentamente scopri che nel fatidico documento non ti autorizzano per un bel niente...mi spiego...ti ritrovi in mano un documento che ti autorizza per tutto ma tranne per quello che a te serve fare e che hai esplicitamente esposto nelle richieste...

"LE CONCEDIAMO IL LOCALE, PERO' NON E' AGIBILE..."

"LE CONCEDIAMO L'UTILIZZO DEL LOCALE COME DA LEI RICHIESTO, MA NON PUO' FARE IL 99% DELLE ATTIVITA' CHE LEI VUOLE FARE..."

"LA AUTORIZZIAMO A NON FARE"

E' qui che cominci ad avere dei seri problemi esistenziali, cioè, mi autorizzi per non fare quello che ho chiesto? Tanto vale non autorizzarmi o dire dall'inizio inutile sbattersi perchè non si può far nulla. Poi però avvengono movimenti strani, scopri che quel locale inagibile per determinate cose, prima e dopo della tua richiesta è stato utilizzato per fini simili, LE PERPLESSITA' SI GONFIANO A TAL PUNTO che non riesci più a capire se vivi ancora nello stesso posto del mese precedente o senza accorgertene la tua città è entrata in una dimensione parallela. Cominci a chiederti come fa' lo stesso locale comunale ad essere agibile il mese prima, inagibile il mese dopo, agibile nuovamente dopo due settimane, qui si parla di alta stregoneria..ALLORA GIUNGI ALLA CONCLUSIONE CHE NON IMPORTA COSA SIA AGIBILE A GALATONE, TANTO, IL MUNICIPIO E' INAGIBILE, MOLTI UFFICI COMUNALI SONO INAGIBILI, SCUOLE INAGIBILI, PER NON PARLARE DELLE STRADE; insomma per sentirti a tuo "AGIO" a Galatone devi andare via da Galatone, almeno conservi il ricordo bello prima che qualcuno ti distrugga anche quello rendendolo "INAGIBILE"...ma andiamo ancora oltre,  la curiosità prende il sopravvento e ormai vuoi sapere come funziona il gioco, in un primo momento credi che sia un problema personale nei tuoi confronti ma poi ti ritrovi a discorrere con persone che riscontrano lo stesso disagio e allora il mistero si infittisce ancora di più.... e la risposta la si ritrova proprio nei movie anni '70, "fregatene delle leggi, fai quello che vuoi fare senza farti autorizzare così nessuno sa che lo fai (per la serie sento ma non parlo) e così nessuno potrà AUTORIZZARTI A NON FARE", praticamente ti AUTORIZZI da solo...ecco, come si fanno ( e come non si fanno ) le "cose" a Galatone. Se hai voglia di fare qualcosa nella tua città  "fattene una ragione" ,devi essere crimimale...


postato da: SANITARIUM alle ore 16:09 | link | commenti (16)
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PAISANI

Cquandu li cose vonu fiacche,

ea Ggalatune, cusì stà succete,

ddummandabbe ti ci ete la corpa.

Ggirabbe arretu,

ricurdamune cc’è imu n’tisu e cc’è imu istu,

e ffacimu nu picca, li cunti.

Sentu nà mita, cantare a n’cielu e,

lli pulitici nòi, ca stà ffervinu e mmenanu caci.

Eciù russu, lu cielu ti matina e,

sentu lu n’dore, ti la muttura Natalina.

L’aria ete fresca, ma puzza ti echiù,

ti m’bbrogghie e tradimenti, comu amanti cuntienti.

A mumenti, sentu ggente rraggiata cà mi ggira a n’tornu,

la terra si scarfa, ti ddhrò passanu,

cusì ete,

cquandu li cose vonu fiacche.


Questa l'ho avuta da un amico e la sottopongo alla vostra attenzione con un unico commento: meno male che siamo in Italia!!!

 

TERRORISMO INTERNAZIONALE: ECCO PERCHÈ SIAMO AL SICURO

 

Bin Laden ha dichiarato:  “È molto difficile fare un attentato in Italia”

 

In realtà alcuni documenti del SISDE, rivelati recentemente, affermano che Bin Laden ci ha provato. Tempo fa diede ordine di organizzare un attentato aereo in Italia. Due terroristi, provenienti da un paese del Medio Oriente, arrivarono a Napoli con la ferma determinazione di eseguire “il castigo di Allah per gli infedeli italiani”.

 

Ecco la storia e l’itinerario dei due terroristi una volta giunti nel nostro paese.

 

Domenica, ore 23:47

 

Arrivano all’aeroporto internazionale di Napoli, via aerea, dalla Turchia: escono dall’aeroporto dopo otto ore perché gli hanno perso le valigie.

La società di gestione dell’aeroporto non si assume la responsabilità della perdita e un impiegato consiglia ai terroristi di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, con un po’ di fortuna…

 

Prendono un taxi: il taxista (abusivo) li guarda dallo specchietto retrovisore e, vedendo che sono stranieri, li passeggia per tutta la città per un’ora e mezza.

Dal momento che non proferiscono lamentela, neanche dopo che il tassametro raggiunge i 200 euro, decide di fare il colpo gobbo: arrivato alla rotonda di Villaricca, si ferma e fa salire un complice. Dopo averli derubati dei soldi e coperti di mazzate, li abbandonano esanimi nel Rione 167.

 

Lunedì, ore 04:30

 

Al risveglio, dopo la mazzata, entrambi i terroristi riescono a raggiungere un albergo sito in zona Piazza Borsa. Decidono quindi di affittare un’auto presso la Hertz di Piazza Municipio. Quindi si avviano in direzione aeroporto, ma giusto prima di arrivare in Piazza Mazzini rimangono bloccati da una manifestazione di studenti, uniti alle tute bianche no-global ed ai disoccupati napoletani, che non li fanno passare.

 

Lunedì, ore 12:30

 

Arrivano a Piazza Garibaldi (finalmente!). Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente: i loro dollari vengono cambiati in biglietti da 100 euro falsi!!!

 

 

Lunedì, ore 15:45

 

Arrivano all’aeroporto di Capodichino con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sulle torri dell’Enel del Centro Direzionale.

I piloti Alitalia sono in sciopero perché chiedono la quadruplicazione del salario e vogliono lavorare meno ore. Stessa cosa per i controllori di volo, che pretendono anche la pinza obliteratrice per tutti (altrimenti “che controllori saremmo”, hanno dichiarato!).

 

L’unico aereo disponibile che c’è in pista è uno della Maradona Air con destinazione Sassari e ha 18 ore di ritardo… gli impiegati ed i passeggeri sono accampati nelle sale d’attesa… intonano canti popolari… gridano slogan contro il governo ed i piloti! Arrivano i celerini… cominciano a dare manganellate a destra e a manca, contro tutti… si accaniscono in particolar modo sui due arabi.

 

Lunedì, ore 19:05

 

Finalmente si calmano un poco gli animi. I due arabi, coperti di sangue, si avvicinano al banco della Maradona Air per acquistare i biglietti per l’aereo con destinazione Sassari, dirottarlo e farlo schiantare contro le torri Enel. Il responsabile Maradona Air che gli vende i biglietti tace il fatto che il volo, in realtà, è già stato cancellato.

 

Lunedì, ore 22:07

 

A questo punto, i terroristi discutono se farlo oppure no… non sanno più se distruggere Napoli sia un atto terroristico o un’opera di carità.

 

Lunedì, ore 23:30

 

Morti di fame, decidono di mangiare qualcosa al ristorante dell’aeroporto… ordinano panino con la frittata e impepata di cozze.

 

Martedì, ore 04:35

 

In preda ad una salmonellosi fulminante causata dalla frittata, finiscono all’ospedale San Gennaro, dopo aver aspettato tutta la notte nel corridoio del pronto soccorso.

La cosa non sarebbe durata più di un paio di giorni, se non fosse subentrato un sospetto di colera dovuto alle cozze.

 

 

 

 

Domenica, ore 17:20

 

Dopo dodici giorni escono dall’ospedale e si trovano nelle vicinanze dello stadio San Paolo. Il Napoli h perso in casa con il neopromosso Vinchiaturo per 3 – 0, con due rigori assegnati alla squadra molisana dall’arbitro Concettino Riina da Corleone.

Una banda di ultrà della “Masseria Cardone”, vedendo i due arabi scuri di carnagione, li scambiano per tifosi avversari e gli rifilano un’altra caterva di legnate. Per di più il capo degli ultrà, un tale detto “Peppo ‘o Ricchione”, abusa sessualmente di loro.

 

Domenica, ore 19:45

 

Finalmente,… gli ultrà se ne vanno. I due terroristi decidono di ubriacarsi per la prima volta nella loro vita, anche se è peccato!

 

 In una bettola della zona portuale gli rifilano del vino adulterato con metanolo e i due rientrano al San Gennaro per l’intossicazione.

 

Gli viene anche riscontrata la sieropositività all’HIV (Peppo non perdona).

 

Martedì, ore 23:42

 

I due terroristi fuggono dall’Italia in zattera con direzione Libia, cagando fuoco per tutto il percorso, semiorbi per il metanolo ingerito e con una dozzina di infezioni a causa del virus HIV e giurando al loro dio che non tenteranno mai più nulla contro il nostro amato paese…

 

 

 

 

 


postato da: pasqualechirivi alle ore 09:50 | link | commenti (6)
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sabato, 27 ottobre 2007

La musica che mi piace (post scritto durante e dopo l’ascolto)

NAPOLI CENTRALE

http://serspir.splinder.com/

postato da: serspir alle ore 23:19 | link | commenti (1)
categorie: musicult

Progetto di sensibilizazione per le credenze nel mondo.

"INCREDENZIAMO" GALATONE.


postato da: SANITARIUM alle ore 11:55 | link | commenti (8)
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venerdì, 26 ottobre 2007

ASSESSORE AI LL.PP. TI SCRIVO

http://messapico85.splinder.com/


postato da: messapico85 alle ore 23:00 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti, contenuti

 

Chi ha visto ieri sera in tv

(canale 5)

IL CAPO DEI CAPI

?

Alfredo Pea nel ruolo di Vito Ciancimino e Claudio Gioe' nel ruolo di Toto' Riina - Foto di Delia Woehlert 

Io ne ho visto una parte.

Mi sono sentito a casa.

Mafia e politica,

i giovani che fanno le scarpe ai vecchi,

il salto della quaglia da un partito ad un altro pur di avere appalti e controllo,

gli appalti,

lo sfruttamento,

l'arretratezza,

le squadre di fedelissimi,

il commissario che dorme,

il boss che dice

"in questo paisi decido io chi deve fare i piccioli e chi no",

il paese uguale, fermo a cinquanta anni fa, senza bisogno di allestire il set.

Unica differenza :

là si sparava piombo,

qui solo cazzate e calunnie.

Per ora.

 Claudio Castrogiovanni nel ruolo di Luciano Liggio,  Salvatore Lazzaro nel ruolo di Bernardo Provenzano, Claudio Gioè nel ruolo di Totò Riina - Foto di Delia Woehlert

 

 

 


Lu Partitu Democraticu

 

Comu,

ggente senza paura e cca, ti la matina prestu,

ti casa, a zzaccatu bbissire.

Nui, cusì simu inuti cu vvotamu,

e ccu scucchiamu?, la ggente, pi llu Partitu Democraticu.

Lu passu, forse straccu, ti ci stàe all’erta,

pi cquantu n’dà passate e cca n’dà bbiste,

ma simu inuti.

Simu inuti, comu surdatti all’attaccu a llu nemicu,

tra llu prèciu, e llu turmientu,

cu lla paura, ti n’addhrù tradimientu.

Speriamo,

ca nà strata noa, si pozza aprire,

senza cozzi e ppale ti ficalindie a lli ripate.



postato da: localo alle ore 10:50 | link | commenti (12)
categorie: cantastorie
giovedì, 25 ottobre 2007

Sinistra democratica per il Socialismo europeo

sezione di Campi Santina-

Via A. Di Savoia, 10

Presentazione del Libro di

EMANUELE MACALUSO

AL CAPOLINEA: CONTROSTORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO

discutono con l'autore:

 
Senatore Cesare Salvi - presidente del gruppo Sd al Senato


Onorevole Valdo Spini - Deputato Partito Socialista

Introduce:
Prof. Egidio Zacheo, coordinatore provinciale Sinistra Democratica
Coordina:
Dott. Gilberto Indirli - SD Campi

Mercoledì 31 ottobre 2007, ore 18.00 Ex Biblioteca comunale - Piazza Libertà  CAMPI SALENTINA



postato da: giusepperesta alle ore 20:57 | link | commenti
categorie: locandine, ricevo e pubblico

L'altra "casta":

INCHIESTA:

I conti /

8 per mille /

 Alberghi /

 Scuola

 

CLICKA E TI SARA'

APERTO

 

 



LA NOTTE DI "AULIN"


postato da: SANITARIUM alle ore 15:06 | link | commenti
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Vai all'immagine a grandezza naturale
La Giunta Comunale della CITTA' di  Galatone 
con Delibera di giunta numero  44
del 12/09/2007
ha assegnato i lavori concernenti il
Progetto per la manutenzione straordinaria strade interne al centro urbano. “GRUPPO B”.
Importo progetto €230.000,00
con fondi reperiti dalla Giunta Vaglio con deliberazione di C.C. nr. 29 del 10.03.2006


Per questo l'Assessore al Ramo LL. PP., geom Antonio Magurano, ha fatto affigere dei manifesti che intimano ai frontisti di queste strade soggette a riasfaltatura di provvedere al più presto alle richieste di allaccio alle utenze pubbliche interrate (Gas, Fogne, Acqua) pena il divieto di  concedere altri allacci per tre anni dopo i lavori.
 Io penso che l'amico Tonino Magurano ha preso una decisione condivisibile nei propositi (che cos'è tutto questo scava e rompi! E mai una chiusura fatta a regola d'arte....) ma non regolare dal punto di vista legale.
Non si può vietare a nessuno di attaccarsi al gas (ammenocchè non si stia suicidando) e tantomeno all'acqua ed alla fogna.
Esiste vasta giurisprudenza a riguardo.
L'acqua è essenziale alla vita ed all'igiene.
Se un cittadino compra un immobile in questi anni, e quindi non è responsabile del mancato allaccio precedente la riasfaltatura, dove prende l'acqua?
E, sopratutto, dove scaricherà le acque nere?
In Comune?
Rimane tutto fermo sino al compimento del terzo anno?
E se uno costruisce o ristruttura in questi anni?
E se deve aprire una attività commerciale e necessita dei servizi per l'agibilità?
Mi pare una bella posizione autoritaria ma che qualunque giudice di pace può mandare all'aria.
Il "cittadino" non può rimanere MAI senza servizi.
Ha pagato la "Bucalossi" non certo per leggere i manifesti.
Nè può prevedere cosa succede da qui a tre anni.
Specie con i tempi lunghi degli Enti.
E specie con quelli dell'Ufficio Tecnico che Galatone si ritrova.
Allora, caro Assessore, mi permetto  di suggerirTi
umilmente,
bonariamente,
propositivamente,
costruttivamente 
ed amichevolmente un'altra via.
Percorribilissima.
SOLO per INCREDENZIARE il paese.
Basta vedere come si sono comportati a suo tempo a Galatina, comune confinante, limitrofo, otto chilometri tra centro e centro,  e non dell'Altra Italia civile.
Come intitolava un bell'elleppì il Perigeo,
complesso fusion anni settanta,  
NON E' POI COSI' LONTANO
Cosa hanno fatto i "cugini" di Galatina? (diminutivo del cognome ma accrescitivo nella popolazione e nell'imprenditorialità)
Hanno predisposto "a prescindere" le uscite del gas ogni due fabbricati, belle è fatte sui marciapiedi.
Su tutti i marciapiedi 
Prima di ogni domanda di allaccio!
Poi, chi ha fatto domanda, si è allacciato senza "ferire" alcun manto stradale, nè interrompere la viabilità, nè ossessionare coi rumori dei martelli e degli escavatori la cittadinanza: un contatore, due nipples e via!
Saranno stati illuminati da S. Piertro e Paolo?
E il nostro Crocifisso non dovrebbe essere superiore?



Era lo stesso sindaco Miceli, e qualcuno degli stessi assessori e consiglieri che ci sono oggi, a stipulare il contratto con la Ditta che ha steso la rete a Galatone.
Allora, tra tanto giusto vanto e tanta fretta, sfuggì questa clausola essenziale e "civile".
Una cosa così semplice che addirittura era stata progettata nel 1500 da Leonardo.
Ma si sa, quello era un genio.....era pure di Vinci a poca distanza da Firenze .... però in cinquecento anni......va be'! E pensare che allora non c'era manco il gas!
Oggi si vuole continuare a penalizzare i cittadini con queste prese di posizione "da balcone": 
"chi non si allaccia è perduto!"
"se asfalto allacciatevi, se non asfalto copritemi"
Mi pare perseverare nell'errore.
Pensiamoci.
Si può fare diversamente?
Credo.
Altri lo hanno fatto.
Perchè noi no?
Siamo proprio sempre più fessi?
 
 
  


"Se avesse vinto la Mc Laren sarebbe passato il principio giuridico che avrebbe riconosciuto la vittoria al fantino su un cavallo dopato"

Questo dice (più o meno) Luca Cordero di Montezemolo sul

Corriere dello Sport  - Stadio

di oggi.

Questo lo scrivevo io lunedì, 22 ottobre 2007:

"Insomma è come se uno che corre con un cavallo drogato, e vince, la vittoria rimane al cavallo ed al fantino e la scuderia è punita."

O Luca  (Cordero di Montezemolo) legge Galatown......... o sono pronto per dirigere, a scelta, o la Ferrari o la Confindustria !!!!!!

 


postato da: giusepperesta alle ore 09:38 | link | commenti (4)
categorie: grilloparlante, scherzi e ironie
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