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venerdì, 31 agosto 2007

Che Italia è questa?
 
Il gossip estivo sta facendo venire fuori un’Italia ben divisa in due.
Anche in questo.
Avete notato?
L’Italia prepotente e sfacciata, quella del nonsachisonoio, quella mariafilippizzata e coronata, quella degli onorevoli disonorevoli, così sempre esposta e caciarona e cialtrona, così sempre autoassolventesi nel suo vuoto spinto, insomma l’Italia dei “furbi”, sta prendendo bacchettate dall’Italia dei “fessi”, di quelli mugugnoni e ancora legati a desuete parole come coerenza, dignità e forse, ma solo forse, addirittura alla scomparsa parola “onestà intellettuale”.
Il fatto che quel sottoprodotto della velinizzazione italiana che risponde al nome di Fabrizio Corona, uno che ha capito solo che ci sono maniere rapide di fare soldi senza se e senza ma, è stato sonoramente fischiato e contestato nella oraziana Venosa mi pare un buon segnale.

Petizione contro la presenza di Corona a Venosa (Arcieri)

Petizione contro la presenza di Corona a Venosa (Arcieri)
E che Paola e Chiara, le due querule tappette della musica pop(pe) Italiana siano state licenziate a Manduria perché indegne, visti i precedenti loro ammiccanti e calcolatamente provocanti video clip porno e le pose lascive da sgualtrinelle incesto-lesbo, di poter cantare alla festa della Madonna, è un altro segnale.
Che il sedicente Onorevole Mele, dichiaratosi legato ai valori della famiglia e della astinenze da droghe, incappi in una pochade di sesso mercenario multiplo e plurimo e di piste di coca lunghe come la nera di Ortisei e che, per questo,  venga mollato anche dai suoi stessi “amici” di partito è un altro segnale.
Così che la avvenente moglie dell’altro Onorevole Salvo Sottile, quello dei presunti favori sessuali serviti sulla scrivania della Farnesina dalla Gregoriaci (subito impiegata nella Buonadomenica belrusconiana per meriti…. sportivi!), lo lasci è un altro segnale. (Ma il libro e le interviste con foto glamour se li poteva risparmiare…..).
E l’ironia satirica e caustica sul’ombroso Sircana scoperto a contrattare signore/i per strada è stata devastante.
E poi ci sono le famigerate Gemelle Cappa, le cugine dell’assassinata di Garlasco, quelle due aspiranti velinette smaniose di inconsistente popolarità che di fronte ad un dramma come quello hanno cercato di vendersi ai media in maniera sfacciatissima con foto taroccate e memoriali falsi ma che sono state sottoposte massicciamente a gogna mediatica del popolo del web è un’altra prova che si incominci a non farcela più.
( vedi http://www.youtube.com/watch?v=MN27IgoY8GY )
E’ la prova che si è passato il segno e che la maggioranza (si spera) dignitosa e silenziosa sta trovando la forza di ribellarsi a questo sputtanamento e puttanamento generalizzato di un’Italia vittima più dei barbari di dentro le sue mura che di presunti barbari fuori dai confini.
Altroché!
D’altronde l’impero romano cadde più per le mattane di Caligola e Nerone e Comodo che per la pressione dei popoli delle steppe.
E di onorevoli meno degni di un cavallo in Italia ce ne sono le Camere piene!
Ma vuoi che la Storia insegni più niente di fronte a questi personaggi squallidi e spregevoli che vengono portati sugli scudi come eroi da una popolazione inebetita dalla pedagogia mediatica del tempo di Berlusconi?
Però i segnali di ribellione ci sono.
Qualcuno ancora si indigna.
E adesso lo fa anche sonoramente.
(Arcieri)
E per finire godetevi tutto questo esilarante e ironicissimo video montaggio!!!!
 
http://www.youtube.com/watch?v=6Hooyshe64U&mode=related&search

giovedì, 30 agosto 2007

L'UNIONE COMMERCIANTI ORGANIZZA UN CORSO PER VETRINISTI
www.commerciantigalatonesi.splinder.com

postato da: carlocolopi alle ore 12:30 | link | commenti
categorie:

La feddhrà ti franginiscu

 

Tagghiata a mmenza luna,

ti la tròi su lla banca,

sola o ccumpagnata,

ddhrà feddrà ti franginiscu,

spetta sulu,

cu bbessa mangiata.

Mangiata ti n’occa scautata,

cà sulu cusì si sente ddifriscata.

Cquandu mozzichi,

tuttu ti sculi e tti mmoddhrì,

ti n’accqua, ca sape ti n’zzuccaru,

e cquantu cchiùi n’di mangi,

tantu cchiùi ti piace.

Lu core ti lu franginiscu,

ete nu paratisu,

jata a  ccì si lu mangia.

Puru l’occa,

rite priciata, cquandu  ete,

ddhrì  feddre,

ti milone franginiscu su lla banca,

pronte,

pi ffine mangiata.

postato da: localo alle ore 12:02 | link | commenti (1)
categorie: poesia, cantastorie, tradizioni locali
mercoledì, 29 agosto 2007

Gentile Sig. Resta, tempo fa l'avevo contattata per avere delle informazioni sul castello di Fulcignano, non so se si ricorda di me. Volevo comunicarle che l'articolo che ho scritto ha vinto il primo premio alla IV edizione del premio interregionale "I giovani e il mezzogiorno" tenutosi in data 26 agosto 2007 a Ferandina (Matera). La ingrazio ancora per la disponibilità.
Saluti.
Daniela Natale
IL LAMENTO DEL GIGANTE DI PIETRA
Abbandonato e pericolante il castello di Fulcignano è in vendita su Internet
 
C’è una regione, nel sud dell’Italia, che vede convivere l’antico e il moderno: è la Puglia dei vicoli e dell’asfalto, delle Murge e dei cantieri, dei trulli e dell’Ilva; c’è una sua provincia, la più orientale: è Lecce, barocca e metallica, accogliente e distante, viva e contraddittoria città dai mille segreti e dalle tante realtà; e c’è poi un paese, sulla costa ionica, di palazzi e terra, piacere e sudore, arte e degrado: Galatone è il suo nome e si narra che proprio qui, tra sterpaglie e virgulti, ci sia un gigante, buono, che in pochi hanno visto.
Gli anziani dicono che prima si andava a trovarlo spesso, questo fantomatico colosso, ma che da un po’ pare che la gente si sia dimenticata di lui. Ma, se lo si conosce, ci si rende conto che non c’è motivo per lasciarlo abbandonato a sé stesso: dopotutto è solo un antico e taciturno eroe di pietra che, lontano dalle abitazioni, assiste inerme alla sua decaduta. Leggendo un vecchio e spaginato libro di storia di Puglia il mistero è presto svelato: il gigante di tufo carparino è il Castello di Fulcignano, una delle testimonianze più esaltanti del Medioevo salentino. Stanco e spento si erge proprio lì, dove nessuno lo può vedere accidentalmente (non a caso il suo nome sembra derivare dal greco “fulacà”, cosa nascosta), in tutta la sua maestosa grandezza: si estende su una zona di 8800 metri quadri, racchiude una superficie di 2930 metri quadri tra area coperta e non. Oltre il residuo del fossato originario si eleva una cinta quadrilatera fortificata, all’interno della quale c’è un primo vano (che costituisce l’ingresso) attraverso cui si accede ad uno spazio più ampio (con volta a crociera a sesto acuto) con un forno adiacente (che fa pensare ad un adattamento dello spessore murario della torre o, piuttosto, si associa ad un uso pubblico del forno dietro pagamento di gabella) e due vani laterali (con volta a botte). Non vi è altra superstite struttura. Le torri poi, che un tempo circondavano il castello, versano in condizioni disastrose:  le due posteriori sono scomparse e le altre due, una circolare e l’altra quadrata, sembrano cedere da un momento all’altro. Dalle caratteristiche è quasi certo che si tratti di un castello crociato, di foggia sveva. Le decorazioni sono di tipo bizantino- normanno perciò si può dichiarare, con una certa sicurezza, che parte della struttura sia stata distrutta e riedificata più volte. Come afferma l’architetto Giuseppe Resta, che si è interessato in prima persona delle problematiche della fortezza, il Castello di Fulcignano “è un elemento storico unico e raro in quanto rappresenta perfettamente un momento dell’ evoluzione della tipologia “castello” nella storia, una sorta di anello mancante pervenuto a noi abbastanza intatto […] senza subire rimaneggiamenti, ampliamenti e modifiche come è successo a tanti altri castelli”. Triste, desolato e intaccato da ogni tipo di rampicante selvatico, il castello giace ripensando alle glorie passate. Se potesse parlare chiarirebbe le idee, ai pochi interessati ai suoi discorsi, in merito ai tanti interrogativi che lo avvolgono. Sono irrisolte, ad esempio, la questione sulla sua data di “nascita”, sulla sua esatta funzione, sulla sua storia e sul suo abbandono, avvenuto intorno alla metà del XV secolo. Pare che l’allontanamento dalle mura del castello, da parte di circa un migliaio di persone che vi abitavano nel 1378, sia iniziato a causa delle lotte tra il capitano di ventura Ottino Malacarne e Giovanni Orsini del Balzo e sia proseguito con l’espansione delle mura di Galatone in periodo aragonese: ma il corso preciso degli eventi rimane ancora un mistero. Misteri anche sulla lunga serie di feudatari che si sono avvicendati al comando del castello: la prima notizia riguarda tale Maurizio Falcone, signore di Fulcignano nel 1192, poi si parla della dinastia dei d’Alemagna, dei Gentile, dell’ammiraglio angioino Filippo de Toucy e via discorrendo fino ai primi anni del 1400. Misteri che potrebbero essere risolti grazie ad accurate indagini archeologiche. Mappature delle tecniche edilizie, esame dei resti di superficie nei dintorni del castello, raccolta documentaria, creazione di carte tematiche: tante sarebbero le iniziative a sostegno di un maniero sempre più lontano dalla sua storia e dalle vite che per secoli lo hanno popolato. Lo stesso Paul Arthur, docente di archeologia medievale presso l’Università degli Studi di Lecce, dopo un sopralluogo effettuato quasi un decennio fa, propose un progetto in collaborazione con l’amministrazione comunale di Galatone in modo da fornire un adeguato apporto scientifico alle iniziative che, di lì a breve, sembravano dover essere prese. Ma nulla di concreto è stato fatto, nulla che ponesse fine al lamento del povero e ormai decrepito gigante di pietra.
E quando sembra che peggio di così non si possa fare, ecco che una novità sconvolgente si abbatte sul Castello di Fulcignano: dichiarato monumento nazionale con D. M. 6/11/1967, il maniero è ancora oggi di proprietà privata e si appresta addirittura ad essere venduto, niente di meno che, su Internet. Un’ agenzia immobiliare lo ha messo in vendita e, all’indirizzo www. affittinelsalento. it, sono disponibili numeri di telefono, foto e informazioni specifiche. Il prezzo è da definire a presa visione dello stabile. L’emittente radio- televisiva locale, la coraggiosa Telerama, in più occasioni si è resa protagonista di petizioni e appelli di disappunto in merito ad un bene storico che non solo è privato quando dovrebbe essere patrimonio collettivo ma rischia anche di subire aggressioni e violenze dettate da un’ingiustificabile desiderio di convertire l’immobile in chissà quale ennesima residenza turistica o altro. È stato fatto un appello all’onorevole Francesco Rutelli, ministro per i beni e le attività culturali, al Presidente della Regione Nichi Vendola, al Presidente della Provincia Giovanni Pellegrino e ai maggiori rappresentanti della politica locale. E il tam tam continua in rete, con forum ed e-mail per far conoscere a più utenti possibili il delitto che sta per essere commesso.
Quando l’ondata positiva per bed and breakfast e agriturismi, le pazzie delle “notti della taranta” e l’abbaglio di un turismo senza cultura saranno un lontano ricordo, sarà interessante vedere cosa resterà del Salento se ciò che abbiamo di più prezioso lo stiamo gettando via. Il Castello di Fulcignano è un patrimonio di tutti ed è lì che si lamenta: se abbassiamo la voce e ascoltiamo la terra forse siamo ancora in tempo per salvarlo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

postato da: giusepperesta alle ore 10:48 | link | commenti (1)
categorie: ricevo e pubblico

LA LETTERA DEI
DEMOCRATICI DI SINISTRA
ALLA MARGHERITA DI GALATONE

www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 10:43 | link | commenti
categorie: nontuttisannoche, ma come si può

Visto la presenza vigile e reattiva su questo blog si fine d’agosto di musicisti di alta levatura come il Chirivì ed il Mariano, vorrei stimolare la discussione sulla ultima “Notte della Taranta”.
So bene quanto il Chirivì Pasquale sia preconcettualmente mal disposto su questa vague new age salentina. O forse solo sulla sua massmedializzazione esasperata e monocorde. Altre volte ne abbiamo discusso su questa e in altre pagine di blog.
Ma finalmente l’ossessiva macchina mono-tona di Sparagna ha cessato i suoi cicli ritmici sempre uguali (anche se orchestrati con sontuosità eccezionale e una fruttuosità popolare certamente redditizia)
Pagani mi pare (ho potuto ascoltare la “notte” solo per un’ora) abbia dato più spazio alla melodia delle Pizziche d’amore e alla rimembranza di atmosfere legate al folclore più generalmente italico che esclusivamente salentino. Forse per l’uso massiccio di violini, launeddas, e organetti diatonici che, si sa, non sono esclusivamente o propriamente salentini, anzi.
Comunque da quello che ho visto e sentito la “Notte” al tempo del Pagani mi pare abbia acquistato in varietà timbrica, in complessità armonica, in musicalità ma abbia perso la carica ritmica e coinvolgente ed il carattere unitario del concerto, un’atmosfera più concertistica che energeticamente e sfrenatamente popolare: troppi spazi bianchi tra un pezzo e l’altro. Come se dovessero cambiare ogni volta strumentisti e strumenti (peggio che nella piccola, senza prove e artigianale nostra “Rock from the stars”). E’ senz’altro una brutta caduta di ritmo in una “notte” dove il ritmo dovrebbe essere da taratati. E poi alle quattro di notte un minimo buco di “bianco” fa venire sonno!!
Tutto considerato penso che la “Notte” di Stewart Copeland rimanga complessivamente sempre la migliore, quasi inarrivabile.
Invece mi ha proprio molto soddisfatto e convinto la serata del Festival della Notte della Taranta nella serata di Galatina. L’idea di quel marpione di Cesare dell’Anna di unire atmosfere balcaniche, gendarmeria musicale salentina e pizzica in un mix complesso e completo mi è sembrata assolutamente straordinaria. E il fatto di suonare sotto le luminarie di una cassa armonica era la cosa più autenticamente salentina che si potesse escogitare. Prestazione straordinaria sia nella resa musicale coinvolgente ed assolutamente originale, sia nel coinvolgimento che riusciva ad ottenere che nel rispetto culturale delle tre tradizioni musicali contaminate e amalgamate che “fanno” veramente il Salento.
Ecco: io penso che "il suono del Salento" il "the sond of Salento" è proprio quello del concertone galatinese di Dell’Anna. Ma anche il "flavours of Salento".
Il Salento non è solo pizzica (anche se volenti o nolenti certi ritmi li abbiamo nel cuore e nella testa e nelle gambe e se indagano i RIS ce li trovano nel sangue), ma è anche richiamo balcanico di nenie, di tonalità dialettali, di parole, di musicalità nelle frasi interrogative, nella stessa faccia stessa razza, nell’animo triste di salentino allegro e ebro, (Kalinifta, non lo scordiamo, è sirtaki a tutti gli effetti, altro che Pizzica, quindi propriamente ellenico!!!!!) e poi è il Salento E’ Banda Musicale, quelle bande di tradizione che hanno permesso a tante generazioni di avvicinarsi alla bella musica, al bel canto, ad una poetica romantica tanto permeata nella nostra popolazione che tante frasi d’opera sono divenute modi di dire consueti anche in persone anagraficamente analfabete. Non dimentichiamo Carmelo Bene e il suo geniale “S.A.D.E. ovvero libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della Gendarmeria salentina” in cui l’iconoclasta e provocatorio autore, regista, pittore, e attore e mattatore salentino omaggiava questa radice culturale antica e stratificata.
Perciò, secondo il mio modesto parere la via tracciata da quell’istrione geniale di Cerare Dell’Anna e della sua tromba sarebbe ad oggi la strada da seguire se si vuole veramente “usare” la musicalità salentina come operazione di Marketing territoriale senza far venire a noia, e quindi portare ad una rapida consuzione, una straordinaria idea di lancio del Salento partendo dalle radici culturali autoctone.
In epoca di globalizzazione, piaccia o non piaccia, certi accenti alle specificità del territorio servono a diversificare, a specificare, a distinguere. Va rigettata l’olografia pacchiana, la poetica dei maledetti muretti a secco ed i tromboni paludati di cattedraticità ammuffita che su queste accentature squallide e defunte danzano i loro macabri sabba pseudo-culturali, ma nella specificità va, secondo me, allargata la ricerca aprendo alla contaminazione delle svariate radici culturali. Altrimenti c’è solo colonizzazione.
E, permettetemi, i nostri amati e idolatrati blues, rock, jazz, pop sono solo tutte grandi operazioni di colonizzazione culturale alglo-amerikana.
Negli anni settanta il lavoro del Canzoniere del Lazio, secondo me (e qualcuno sa quanto ho stimato e stimo questo gruppo e che discografia in vinile posseggo) è stato il primo a riscoprire le vere radici della musica popolare italiana adeguandone il suono alla strumentazione ed alle partiture contemporanee che non possono, se non acronisticamente, essere distanti dal Blues e dal grande Jazz contemporaneo. Una cultura si radica ed è cultura quando non si musealizza ma si evolve. Nei paesi dell’est questo si a fa da anni. Il jazz dell’est è molto più vivo e dinamico del nostro jazz scopiazzato e papagallato dagli americani. E lì i ritmi balcanici si sentono eccome. Solo che trovare un disco di jazzisti Ceki (quando jazz ho sentito in Cekia!) o sloveni o ungheresi o bielorussi o lettoni in Italia è pressoché impossibile. Sempre questione di Major e di colonizzazione occidentale.
Allora, non sparate sulla Taranta.
Ma speriamo che si prenda una strada propria e originale. Senza decadenti cartoline preconfezionate, grazie.Quella strada segnata dagli squilli della tromba di Dell’Anna a me piace. Non so a voi.
(Che poi i musicisti del salento siano anche bravi jazzisti, blues mens, rockettari di vaglia, innovatori e emergenti va bene, benissimo, arcibene, che occorrano spazi per dimostrarlo è certo, che le amministrazioni e gli enti siano esclusivamente chiusi e compulsi in questa febbre aracnoidea è pure vero, ma questa è un'altra storia, è un altro terreno per il quale lottare. Però la cultura di tradizione è altra cosa. Conserviamola e riappropriamocene coscientemente. Altrimenti è colonizzazione essa stessa.)

postato da: giusepperesta alle ore 10:19 | link | commenti (10)
categorie: tradizioni locali, grilloparlante, musicult
martedì, 28 agosto 2007

SPILUCCANDO SUI BLOG PER UNA RICERCA CHE MI INTERESSAVA MI SONO IMBATTUTO IN QUESTO SONETTO SCHERZOSO:

E' proprio una noia la rete d'agost

E' proprio una noia la Rete d'agost
Van giù i contatori di accessi e di post
Nessuno che scriva due righe sui blog
Soltanto l'inverno è stagione di sfog

Stan tutti in crociera tra party e scialupp
E intanto si spopolano tutti i i newsgroup
O stanno in montagna tra valli e alte vett
La storia non cambia: deserta è internet

Di questa apatia io sono succub.
Combatto cotal solitudine infam
Scorrendo i soliti film di youtube.

Ma poi d'improvviso mi suona un'allarm
Un segno di vita! Finito è l'incub!
Mi è giunta un'e-mail! Ma no, è solo spam.

http://ilibrintesta.splinder.com/

 


postato da: giusepperesta alle ore 19:12 | link | commenti
categorie: poesia, scherzi e ironie

Visto che si nota qualche timido accenno di risveglio dal letargo estivo e visto che ne avete abbastanza di compilare parole crociate sotto l'ombrellone vi sottopongo uno dei miei classici mattoni ispiratomi dalla presenza di tanti turisti stranieri. A dire il vero, leggendo questo ameno raccontino non si riesce a capire bene se gli stranieri sono loro o siamo noi stessi.

Allora, della serie "ve lo do io l'estero", beccatevi questa.

 

Mi chiamo William Rapacavolo. Sono il manager di una grossa azienda di import-export di prodotti high technology in joint venture con una multinazionale americana e con collaborazioni in franchising di aziende saldamente collocate nella old economy, azienda che ha sede nell’interland di una grossa città industriale del nord Italia facilmente raggiungibile con rapidi intercity, frequenti bus o al massimo in taxi o in tram.
Per la precisione sono il responsabile marketing e mi occupo quindi dello sviluppo del business dell’azienda, con un cospicuo budget a disposizione. Sono alla guida di un team di collaboratori scelti attraverso stage e convention organizzate in hotel frequentati dall’high society allo scopo di valutare il loro background culturale per pianificare opportuni master tendenti a fornire loro, mediante un opportuno training, il know how e gli input necessari a garantire all’azienda l’attuale pole position che occupa nell’establishment mondiale quale terminal di traffici internazionali che gli consentano di affermarsi come la migliore new entry nel mondo della new economy.
L’azienda dispone di un call center sito in una moderna struttura antisismica a prova di Big One dal falso stile Liberty, fornito di uno staff efficientissimo utilizzato secondo un comodo turn around, per evitare inutili stress che potrebbero mandare in tilt i meno esperti. Personale dotato delle migliori attrezzature informatiche: personal computer con software sofisticati supportati da hardware di ultima generazione con RAM potentissime, varie uscite output per le periferiche, hard disk esterno da centinaia di megabyte, monitor a cristalli liquidi, mouse wireless, case dotati di drive CD e porte USB per l’utilizzo di comode pen drive e tecnologia I–Pod utili al salvataggio di backup dei file utili dei vari database; accesso sul web da internet tramite modem ultraveloce con collegamenti sul desktop tramite password e nickname personali; mail box per l’invio di e-mail che consentono di chattare on line attraverso provider internazionali; filtro anti spam; stampanti laser o inkjet per stampa di hard copy e scanner per acquisizione di foto da utilizzare per slide e brochure in acetato producibili con i vari programmi di Word, Excel ed altro presenti nelle utility di Office disponibili con gli ultimi aggiornamenti di Windows. A disposizione degli speaker, inoltre, una serie di telefoni cordless molto comodi.
I nostri addetti alle public relation sono invece dotati di potenti note book custoditi in prestigiosi flight case in pelle.
Per garantire un minimo di relax durante le pause dal lavoro sono disponibili degli ampi open space attrezzati per un ottimale recupero delle energie, grazie anche all’impiego di personal trainer dedicati al management di alto livello.
La nostra è un’azienda sana che limita al massimo l’affidamento in outsourcing delle attività di core business, un’azienda che non ha niente a che vedere con società offshore di comodo o con speculazioni di borsa attraverso pratiche illecite come l’insider trading ad opera di broker senza scrupoli che hanno nel controllo dell’andamento del fixing la loro unica ragione di vita.
Ai nostri dipendenti o aspiranti tali noi offriamo il massimo del confort convenzionando strutture ad alto livello ricettivo, in club tra i più hot della zona, dotati di beauty center attrezzatissimi, bar tematici con barman specializzati in sofisticatissimi cocktail e cameriere con mise decisamente osé, dai generosi décolleté stile entraineuse da night club della belle époque o addirittura in topless in puro stile hard core, per la gioia degli immancabili voyeur; locali underground di ispirazione new age frequentati da top model dai look più trendy con relativi boy friend palestrati; stilisti del fashion più ricercato, vagamente gay, alla ricerca del design vincente; talent scout in cerca di nuove star del jet set televisivo da utilizzare come starring nei cast delle fiction più in voga o in format del tipo reality show o talk show, al limite in sketch per spot pubblicitari da prime time, nelle ore di maggiore share; promoter di tournèe teatrali in cerca di location per spettacoli on the road con backstage improvvisati per l’occasione con l’aiuto di road manager locali; fascinosi crooner italo americani in ascesa nelle hit parade con relativa big band; aspiranti boss in odore di mafia scortati da gangster in doppiopetto gessato e cravatta a pois; play boy e parvenue di ogni tipo alla ricerca di partner occasionali con le quali intrecciare focosi flirt nei party più in, per alimentare il gossip più sfrenato senza alcun rispetto della privacy e in barba alle norme stabilite in merito dall’Authority; redattori di riviste patinate dai contenuti decisamente trash; detective privati dotati di fotocamere digitali con milioni di pixel e con potenti zoom per operazioni di intelligence su incarico di mariti in odore di corna, dotati anche di passpartòut per l’accesso non autorizzato in pied ‘a terre o dependance possibili sedi di alcova; scozzesi poco mutandati in tradizionale kilt dal tipico humour anglosassone; eleganti gentleman in loden o in tranch dall’innato bon ton che vestono casual con pullover old style ma senza perdere il naturale aplombe e all’occorrenza in grado di sfoggiare smoking, frac o tait da big event; personaggi dello star system desiderosi di apparire glamour ma dal gusto decisamente kitch, con baby sitter e colf al seguito alla ricerca di nursery per la prole; driver di F1 abituati a velocissimi pit stop e per questo poco propensi a stili di vita da slow motion; aspiranti miss in preda alla tipica ansia da bagarre prefestivaliera desiderose di stabilire feeling con playmaker o golden boy del calcio da Champions League in fuga da mister arcigni e tante altre tipologie di viveur della nouvelle vague affermatasi a livello di nuovo understatement.
Personalmente posso vantarmi di essere un autentico self made man, legato al mito dell’american way of life, per cui non sopporto i no global, dal momento che sono un liberal illuminato proveniente dalla middle class operosa, tutto azienda e partita IVA. Non sopporto però neanche quei viscidi yesman senza dignità disposti a tutto pur di conseguire grandi performance anche con metodi poco politically correct.
Con i miei guadagni posso permettermi un tenore di vita elevato che mi consente di viaggiare in business class sui migliori jet executive, servito da steward e hostess efficientissimi, grazie alla mia travel card e soprattutto alla mia Master Card, che mi permettono di evitare il fastidio di rivolgermi ai vari tour operator per prenotare voli low coast col sistema del last minute, fastidio che si aggiungerebbe a quello relativo alle vidimazioni dei ticket presso le reception degli aeroporti. Io amo viaggiare con tutte le comodità in modo da assorbire meglio il jet lag dovuto al cambio di fuso orario quando passo il week end a Las Vegas alle prese con un croupier o tentando di beccare il jackpot per sbancare una slot machine prima che vada in game over, nella speranza di riempire un troller da viaggio con fruscianti banconote americane.
Posso permettermi anche un discreto parco macchine che va dalla station wagon alla sport utility, dalla SUV alla spider, dal coupè al pickup e alla cabriolet. Ovviamente tutti modelli full optional, dotati di air bag, cambio automatico con joystick tipo playstation, motore dotato di intercooler common rail, navigatore satellitare con GPS dotato di display LCD con comandi touch screen, impianto Hi Fi con tweteer, sub woofer e midrange, spoiler integrato e pneumatici scolpiti anti aquaplaning per un grip ottimale ed altro.
Per le uscite con tutta la famiglia possiedo una roulotte che però sto per sostituire con un moderno camper.
Ma il mio sogno è comprare, magari in leasing, una dream car made in Italy con hard top metallico automatico da scoperchiare al drive-in con relativa biondona al fianco, vedendo un film horror o pulp, sorseggiando un long drink e degustando un hot dog con hamburger o un cheeseburger della migliore tradizione fast food in alternativa alla solita grigliata su fumosi barbecue in improvvisati picnic, per poi chiudere la serata alla grande in un pratico e discreto bed & breakfast o in un romantico love boat piuttosto che in un motel di scarso appeal.
Sono anche un vero sportivo e mi dedico a livello di hobby a vari sport come il basket, che pratico da esperto pivot; il volley, dove costringo gli avversari a numerosi time out; il ciclismo, che preferisco praticare indoor nei velodromi, essendo un discreto pistard; il baseball, dove ottengo strepitosi strike; la boxe, dove conosco tutti i colpi più efficaci, soprattutto un uppercut micidiale col quale ho messo knock out tanti avversari grazie al mio killer instinct; il rugby, il golf e varie altre discipline. Naturalmente sono anche un ottimo calciatore, in grado di coprire vari ruoli, dallo stopper al bomber d’aria di rigore col fiuto del goal, contribuendo alla manovra con perfetti cross sempre al limite dell’out side a prova di replay, e incaricandomi di calciare tutti i corner e i penalty, nella cui realizzazione vanto score da record.
Lo sport che mi riesce meglio però, nel quale sono un vero fighter, è il tennis. Sono un giocatore d’attacco e pratico tout court il serve and volley su qualsiasi court mi esibisca, giocando dei match altamente spettacolari dove metto in mostra una serie di colpi da antologia e lasciando in genere pochi game all’avversario nel corso di un set. Quando non riesco a mettere a segno l’ace servo una seconda palla in slice che mi dà il tempo di incollarmi alla rete per mettere a segno efficaci volèe d’approccio o morbide stop volley vincenti, qualche volta difficili demi volèe che mi espongono al passing shot o al lob dell’avversario che però riesco a neutralizzare grazie al timing del mio scatto e ad uno smash in elevazione potente e preciso. Sono forte anche da fondo campo, dove esprimo un pressing notevole grazie a solidi fondamentali tra i quali eccellono un rovescio giocato indifferentemente in back o in top spin e un diritto longline dal quale ogni tanto partono dei drop shot improvvisi che passano a filo di net, praticamente imprendibili anche perché ai limiti dell’out. In definitiva possiedo un gioco così vario da mandare spesso in black out mentale i miei avversari, i quali però mi rispettano per il grande fair play che ho sempre dimostrato e per la serietà del mio atteggiamento in campo, dato che odio quelle boutade da clown alle quali si abbandonano alcuni dei campioni più naif del circuito.
Il mio grande self control mi permette di giocare al meglio i set point e i match point anche in impegnativi tornei open dove spesso vengo accreditato della wild card, grazie alla mia reputazione da match winner.
Per tenermi in forma nei periodi di intensa attività lavorativa, tra un breafing internazionale e l’altro, frequento attrezzate palestre dove pratico il body building oppure faccio fitness dedicandomi al footing, allo jogging o al trekking e qualche volta anche a sport off limits come il free climbing, sport tipico di chi ha una visione della vita border line. Se sono al mare mi dedico al surf o al wind surf o a lunghe escursioni coast to coast a bordo del kayak che lo yachting club di cui sono socio mi mette a disposizione, completo di kit di sopravvivenza in mare. Okay, lo yacht non me lo posso ancora permettere, lo ammetto, ma rientra nei miei obiettivi più immediati, dato che lo sento vicino al mio target naturale e dal momento che intendo organizzare a bordo una saletta da gioco dalla tipica ambientazione da casinò, con tavolo verde completo di roulette, dove giocare a poker o organizzare tornei di bridge, lontano dal bailamme dei locali notturni, con atmosfere musicali easy listening, impianto home theatre per la visione ottimale di cult movie dalle atmosfere dark e soprattutto con apposito catering specializzato in cene slow food con nutrito self service ed esperto sommelier per la degustazione di vini DOC, scotch whiskey d’annata o sofisticati champagne chardonnerets.
Quando non posso muovermi da casa per qualche handicap fisico temporaneo mi dedico al bricolage, grazie ad una efficiente attrezzatura acquistata nel brico center del più vicino centro commerciale, oppure mi abbandono alla lettura di best seller del genere noir o reportage di giornalisti free lance d’assalto in cerca di scoop clamorosi.
Tuttavia la migliore terapia che uso per guarire il mio spirito dai rari momenti di depressione è la musica. Mi interessano tutti i generi, nessuno escluso, purché rientrino nella generica definizione di world music di qualità. Non amo molto i generi tipicamente giovanili come l’heavy metal, il grunge, lo stoner ed altre espressioni simili per motivi di gap generazionale, ma apprezzo il buon vecchio hard rock anni 70, quello post epoca hippie, il country della west coast americana, il blues con le sue origini gospel e spiritual, il rag time e il dixieland di New Orleans, il jazz nelle sue varie forme, dallo swing al vocalese, dal be bop all’hard bop, dal cool al free alla fusion più illuminata. Apprezzo molto anche i generi tipici da Motown, come il soul, il rithm ‘n blues e il funky che molto hanno influenzato un certo tipo di dance degli anni 70-80.
Comunque, ancor più che ascoltarla a me piace suonarla, la musica. Infatti sono il leader di una band specializzata in cover dei migliori gruppi del progressive rock anni 70. Sono anche il vocalist del gruppo e quindi il front man verso cui sono rivolte le attenzioni delle fan nelle esibizioni live e inoltre suono una chitarra vintage solid body con rifiniture custom dotata di un’action molto morbida che mi permette di avere un approccio soft con lo strumento, mantenendo sonorità cariche di sustain con un over drive naturale ottenuto grazie all’abbinamento di sensibili pick up single coil con una coppia di potenti humbucking e grazie all’utilizzo di pochi effetti come il chorus o il flanger e soprattutto un delay molto efficace che contribuisce non poco a determinare il sound peculiare del gruppo. Il mio approccio con il palco non è tuttavia quello di un vero guitar heroe, o al limite di uno chansonnier vagamente demodè, dal momento che mi sento più un discreto sideman che un performer strappa applausi. E’ per questo infatti che mi piace molto suonare il basso in un’altra formazione dedita alla black music, dove il groove la fa da padrone, tra suggestioni caraibiche tipo reggae ed atmosfere acid jazz o lounge. Con questa formazione, dove ho la possibilità di utilizzare molto il mio basso fretless, ho messo in programma l’incisione di un CD, probabilmente una compilation di vecchi brani di cui posseggo il copyright, dal quale mi deriva un discreto introito per le royalties che mi spettano. Il mio supervisor discografico vorrebbe organizzare sotto forma di medley alcuni brani, ma io non sono d’accordo perché non amo le macedonie e i pour pourrì vari.
In altre parole la mia è una vita molto intensa, ricca di soddisfazioni, ma negli ultimi tempi anche di qualche preoccupazione per il futuro, dato che il count down finale, quello che mi porterà alla meritata pensione, per un naturale turn over con i più giovani, non è lontano; e oggi il problema di un riordino del welfare state, oggetto di una querelle parlamentare infinita, con innumerevoli question time dedicati all’argomento, incombe come la minaccia di un fall out nucleare sulle classi medie, preoccupate per un possibile futuro da homeless che non avrebbe sicuramente quell’alone romantico che permeava la figura dei clochard francesi.
Credo comunque che nella mia condizione si possa guardare con un certo ottimismo al futuro. Del resto, c’est la vie.
Bye Bye.

Ah, qualcuno sa che fine ha fatto l'Italiano?


postato da: pasqualechirivi alle ore 11:00 | link | commenti (10)
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lunedì, 27 agosto 2007

Sono tornato.
Senza nessun “Finalmente”.
Né per me né per voi, immagino.
Come promesso le belle tirolesine le ho trovate ed ho trascorso una bella vacanza rilassante con tempo mediamente buono. Quattordici giorni di stupenda montagna e sette giorni di mare. Anche questi pieni e gustosi. Tanti amici, tanto verde, tanta calma, lettura e rilassamento. Da questo punto di vista sono abbondantemente rinfrancato.
Si campa un anno per questi giorni, in fondo.
Poi diventa duro rientrare nella routine. Riabituarsi al lavoro ed allo scirocco.
Ma stamattina la sveglia interna è scattata prima di ogni altra sveglia elettronica. Il dovere chiama.
Fin’ora ho cercato con tutto l’impegno possibile di tenermi lontano dai crucci galatei e del lavoro.
Ho letto i blog solo oggi e ho trovato che in Agosto tutti si distanziano dal blog, come me.
C’è bisogno di vacanza da tutto. Si stacca e si stacca anche il PC.
Quei pochi post sopravvissuti all’afa e al disimpegno parlano di endemicità tipiche galatonesi e meridionali: opportunismo, faccia tosta, scempi ambientali, sporcizia interiore ed esteriore.
Ho fatto bene a depurarmi lì dove tutto questo non esiste!
Di fronte a ciò che ho letto - sarà la sindrome da rientro?- mi sento ricadere le braccia: con questi presupposti di civiltà e di politica si può ricominciare? E da dove mai?
Un amico galatonese emigrato in altri prossimi lidi tempo fa richiamava all’impegno. 
Impegniamoci pure, ma con chi e perché? Verrebbe da dire.
Ricostruire su quali fondamenta e per raggiungere quale obiettivo? Ma soprattutto con chi?
Il substrato fertile della politica e della cultura si è inaridito tra risentimenti personali, tiri alla fune, personalismi esasperati, disgregazione degli obiettivi comuni, trasversalismi biechi e giochi sporchi ed interessati.
La Politica sembra interessarsi sempre più a se stessa e sempre meno ali problemi reali, alle contingenze, alla risoluzione delle criticità.
Da dove di può ricominciare? C’è confusione e disintegrazione. E non c’è chiarezza. E’ tutto ancora oscuro e fetido.
A livello civile c’è un menefreghismo imperante. Come si riuscirà a coinvolgere qualcuno?
Tante persone si sentono demotivate, scoraggiate, impotenti.
Galatone deve lasciarsi distruggere dal rampantismo e dall’arraffismo e dall’opportunismo o c’è speranza di salvarla dai barbari?
Galatone dovrà essere usata, abusata, violentata e consumata o potrà civilmente sopravvivere ed adeguarsi alle prospettive ed alle speranze di sviluppo civile ed equilibrato?
Le prospettive reali e concrete allo stato la vedono realisticamente costellata da inceneritori, da depositi di spazzatura, da edilizia selvaggia, da deregulation urbanistica, da villaggi turistici, da sfruttamento incontrovertibile. E’ proprio questo che Galatone vuole diventare?
Io continuo a non crederlo.
Anche se le deleghe politiche confermano questo scellerato trend io penso che ogni galatonese serio e fuori dai giochi d’interesse voglia altro per sé, per i suoi figli, per il destino della sua città.
Il voto spesso è dimostrazione di ripicca, di rivalsa, di bocciatura.
C’è da farsi prendere dall’angoscia, altrimenti.
Ma le conseguenze non sono del tutto ponderate. E poi si pagano.
Intanto il cambio di amministrazione non sembra aver comportato nemmeno le operazioni di prima visibilità che spesso adornano i primi giorni di regno: verde pubblico abbandonato e secco, strade sporche, uffici fermi, attività paralizzate, traffico caotico. Il Disordine è la norma.
Come prima, più di prima.
Mi sono solo corroborato con la bella serata del Rock From The Stars e il saggio dei ragazzini della scuola di Musica della SBAM.
Un buon rientro, caldo dal viaggio: quasi settanta persone di ogni età che si riuniscono per fare gratuitamente quattro ore di musica. Vengono anche dai paesi vicini su un palcoscenico che dopo tre anni è già un’attrattiva grossa ed una realtà consolidata e garantita. La gente corre numerosissima ma la risposta delle istituzioni è assolutamente latitante. Non c’è sensibilità.
Come si può ripartire?

postato da: giusepperesta alle ore 09:40 | link | commenti (9)
categorie: grilloparlante, interrogativi senza risposta

CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE

CONCORSO INTERNAZIONALE D'ARTE : IL LIBRO D'ARTISTA
PREMIO  FABBRICANTI DI LIBRI , Comune di SANNICOLA
(Lecce)
1a  edizione 2007

L'Associazione culturale VERBAMANENT- PRESìDiO Del
Libro di SANNICOLA (Lecce) bandisce il Concorso
Internazionale del Libro d'Artista, Premio
FABBRICANTIdiLIBRI, 1a edizione 2007.
Regolamento e Scadenza:
www.verbamanent.net

Maddalena Castegnaro
Segretaria VERBAMANENT
Referente PRESìDiO DEL LIBRO
SANNICOLA (Lecce)

postato da: giusepperesta alle ore 07:48 | link | commenti
categorie: ricevo e pubblico
giovedì, 23 agosto 2007

Toc toc... ... c'è nessuno in casa??? qualcuno mi sente???

Toc toc toc... ... uhhuuuhhhh!!!!!........ possibile che non ci sia nessuno???....

Tutti a dormire???....

Bahhh!!! qui sembrano tutti morti....

'Sto mese di agosto ha fatto danni seri a quanto sembra!!!


postato da: pasqualechirivi alle ore 09:45 | link | commenti (9)
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mercoledì, 08 agosto 2007

Allora, per favore, ci decidiamo o no a mettere un po' d'ordine nelle modalità con cui ci si deve stringere la mano nelle presentazioni ufficiali, quando si è almeno in quattro?

Sono stufo di vedere avambracci che scattano verso l'alto come molle ogni volta che si rischia di fare un incrocio.

Per carità, è giustissimo evitare gli incroci, sia chiaro. Non sai mai cosa può succedere quando si verificano questi rari casi. La scienza non è ancora riuscita a spiegare quali misteriosi scompensi si verificano in questi casi. Qualcuno pensa che si possano verificare allungamenti dell'orbita o variazioni dell'inclinazione dell'asse terrestre, con conseguenze disastrose sull'andamento delle stagioni. Certo, dipende molto dai segni zodiacali dei partecipanti all'incrocio, ma comunque meglio applicare un sano principio di precauzione ed evitarli questi incroci, in attesa che se ne sappia qualcosa di più.

Allora, io propongo di seguire questa prassi: il più anziano del gruppo, o quello che sembra il più anziano (non è il caso di tirar fuori le carte d'identità) dà la mano al più vicino secondo il senso antiorario (giusto per assecondare la forza di Coriolis, non si sa mai) il quale la dà al successivo e così via. Se ci sono donne è bene intervallare un uomo e una donna, per una questione di migliore distribuzione delle masse cerebrali. L'eventuale presenza di gay va segnalata preventivamente per collocarli in maniera opportuna.

In questo modo non c'è alcun pericolo e vedrete anche che alla fine del giro tutti ricorderanno perfettamente il nome degli altri, cosa praticamente impossibile se si procede con disordine.

Questa è la mia proposta: se qualcuno ne ha di meglio si faccia avanti, ma per favore facciamo qualcosa!!!


postato da: pasqualechirivi alle ore 10:16 | link | commenti (2)
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domenica, 05 agosto 2007

LUIGI MARIANO a "Salento Musica e Parole" (6 agosto)

Locandina 6 agosto serata CANTAUTORI ANDRANODomani sera, lunedì 6 agosto, suono 3-4 canzoni acustiche a Marina di Andrano, dalle parti di Castro.

Su suggerimento del grande Luciano Revi (che ringrazio della stima, ampiamente ricambiata), sono stato infatti invitato da Nicco Verrienti ad una rassegna di cantautori salentini che si terrà al “Solaire” di Marina di Andrano. Da quel che ho potuto capire si faranno 3 o massimo 4 canzoni a testa, chitarra e voce, un po’ come in quella (ormai leggendaria) rassegna romana del 2003 in cui conobbi Cristicchi, tra l’altro amico di Nicco.

Più o meno ho già in mente le 3 canzoni che canterò, anche se (come sempre) cambierò all’ultimo istante, rispetto a ciò che mi gira in testa e nel cuore in quel momento.

 

Dai venite, vi aspetto! Potete tra l'altro approfittarne per una bellissima passeggiata sulla costa orientale del nostro magico Tacco.

Lunedì 6 agosto, h22:30 circa, Music Club "Solaire", Marina di Andrano (LE).

Vi saluto e rilassatevi al mare, in quest'agosto settembrino!


LUIGI MARIANO


postato da: luimariano alle ore 03:34 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti, locandine, musicult
venerdì, 03 agosto 2007

PRIMO CONSIGLIO COMUNALE
… CON APPROSSIMAZIONE …



www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 18:01 | link | commenti (2)
categorie: nontuttisannoche, pubblicoservizio
mercoledì, 01 agosto 2007

 

Lo movimento scautistico internzionale ha compiuto questa mattina alle ore 8.00 il suo primo compleanno secolare. Anch'io, che sono uno scout, ho rinnovato la mia promessa davanti a Dio e agli uomini. Spero che lo scautismo, per il suo grande messagio, possa vivere per anni e anni, perchè ogni ragazza e ragazzo possa conoscerlo e apprenderne gli insegnamenti di vita.

 

Auguri a tutti!!!


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