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sabato, 30 giugno 2007

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LI CICALE

 

 

Cquandu sienti cantare tuttu lu giurnu li cicale,

zacchi sintire già, lu n’dore tti lu mare.

Li culumbi, onu zzaccatu maturare,

li pere, a ccatire.

Li cicale, no ccapisci se stà ccantanu,

o stà mmalanganu,

tantù ete, ca ggiurnu e notte li sienti sunare.

Li furmicule a n’fila fatianu,

cquasi ni mmoscianu comu imu ffare,

sé li fili e lla mugghere, imu ccampare.

Ognè ttantu, ti ciroccu si ggira a tramuntana,

ma la canzone nò ccangia e,

sempre cqueddhrà ca sonanu ti nà simana

Tra cquarchè ggiurnu, ddentu cicala puru jò,

e vvò mmi menu su lli scogli a m’pacce a mmare.

Tantu sole,

stannu portu a n’capu ca aggiù pigghiare,

cu bbitimu sé la reuma ni llassa stare.


postato da: localo alle ore 13:24 | link | commenti (1)
categorie: poesia, cantastorie
venerdì, 29 giugno 2007

Il 12 settembre 1987 due mani esperte di arti marziali si abbattevano con tragica precisione sul corpo di un trentacinquenne che aveva conquistato il mondo con il suo enorme talento. Dopo nove giorni di coma, il 21 settembre, si spegneva in una camera d’ospedale di Fort Lauderdale, in Florida, il più grande bassista di tutti i tempi.

Questa tragica circostanza segna la fine della vita terrena di Jaco Pastorius e consegna definitivamente alla leggenda un uomo e un musicista straordinario, capace in pochi anni di cambiare totalmente il destino del suo strumento, il basso elettrico,  imprimendo una svolta decisiva verso una nuova concezione del suo ruolo e aprendo prospettive straordinarie fino a quel momento impensabili a tutto vantaggio di intere generazioni future di bassisti.

Appartengo anch’io alla folta schiera di bassisti che portano i segni dell’influenza di Jaco nel proprio modo di suonare, anzi personalmente devo proprio a lui la svolta che quasi trent’anni fa mi portò ad abbandonare la chitarra, con la quale ero probabilmente in una fase di stallo, per abbracciare la causa del basso, strumento dal fascino discreto ma suadente, ritenuto erroneamente in ombra rispetto agli strumenti solisti per eccellenza, almeno fino all’arrivo di Jaco.

Anch’io sento quindi di dover dire qualcosa su questo musicista straordinario, e sento anche il dovere di farlo prima che si scatenino le celebrazioni ufficiali e le riedizioni di rito proprio da parte di quegli stessi discografici che lo abbandonarono a sé stesso nel momento in cui la sua vita attraversava un momento di grande difficoltà, quando avrebbe avuto bisogno di un sostegno concreto, di un contratto discografico che lo avrebbe aiutato a riacquistare la fiducia necessaria ad affrontare un disagio esistenziale profondo e una patologia psichica che richiedeva cure sistematiche.

Purtroppo il business ha le sue dure leggi e chi non si dimostra affidabile sul piano dei ritorni economici non ha possibilità alcuna di essere sostenuto. Anzi, arrivati ad un certo punto vale molto di più un illustre cadavere da commemorare con ipocrita finta commozione piuttosto che un musicista in difficoltà che stenta a ritrovare sé stesso. Dispiace dover dire questo, ma è esattamente quello che è successo a Jaco, aiutato in qualche modo solo da pochi amici musicisti che assistevano con profonda pena al suo declino umano.

Parlare delle drammatiche vicissitudini degli ultimi anni di vita di Jaco, della rottura con la famiglia, la moglie Tracy e quattro bellissimi figli, John, Mary, Felix e Julius; dei ricoveri in ospedale psichiatrico; degli abusi con l’alcool e la cocaina; dei ripetuti arresti per molestie; delle profonde depressioni e degli sbalzi di umore; del girovagare per New York senza fissa dimora; della crescente pulsione all’autodistruzione: parlare di tutto questo è per me dolorosamente insopportabile, soprattutto perché il tutto non era frutto di un carattere difficile o violento, ma di alcuni disturbi della personalità che gli erano stati anche diagnosticati e che andavano curati.

Preferisco parlare del Pastorius migliore, del musicista immenso e dell’uomo dal “grande spirito con una bella saggezza animale”, come lo definì Joni Mitchell.

John Francis Pastorius III, detto Jaco, aveva un carattere aperto e solare, amava la vita e la famiglia e amava autodefinirsi “il più grande bassista del mondo”.

E’ con questa credenziale che si presentò a Joe Zawinul nel 1975 dopo le prove di un concerto, cercando di farsi ingaggiare nei Weather Report e ottenendo naturalmente, in risposta a tanta sfacciataggine, un perentorio invito a farsi da parte.

Quando però nel 1976 i Report dovettero sostituire il bassista Alphonso Johnson, Zawinul si ricordò di quel ragazzino presuntuoso e si decise ad ascoltare uno dei tanti demo che Jaco gli mandava con caparbia insistenza, nella fattispecie quello del suo primo album che di lì a poco sarebbe stato pubblicato. L’ascolto di quel demo fu illuminante: il vecchio Joe non credeva alle sue orecchie, come presto non ci avrebbero creduto tutti quelli che avrebbero ascoltato quel primo impressionante lavoro di Jaco. Fu in questo modo che Pastorius diventò il bassista dei Weather Report, contribuendo in maniera determinante ad allargare il loro già notevole successo grazie al sound molto particolare che il suo basso regalò alla band.

Quello di autodefinirsi il più grande bassista del mondo non era il vezzo di un ragazzino presuntuoso e irriverente, per il semplice fatto che Jaco era “veramente” il più grande bassista del mondo e, per quanto mi riguarda, nonostante il proliferare di grandi bassisti dopo di lui, nessuno è mai riuscito ad eguagliarlo.

Jaco era perfettamente consapevole di aver rivoluzionato il modo di suonare il basso elettrico, tirandone fuori dei suoni incredibili e facendone uno strumento solista a tutti gli effetti. Oggi non esiste bassista che non gli riconosca il merito di aver aperto una porta attraverso la quale tutti gli altri sono passati.

Il guaio è che attraverso quella porta sono poi passate miriadi di strumentisti dalle dita velocissime ma dallo scarso talento, che hanno iniziato un sistematico lavoro di demolizione del tradizionale ruolo del basso senza saper costruire nulla di nuovo che non fosse un’imitazione pedissequa dello stile e del suono di Pastorius.

E’ così che per un lungo periodo si è andata affermando la tesi che per essere un buon bassista fosse necessario saper sparare un numero impressionante di note in rapida successione. Ragion per cui ad un certo punto ha iniziato ad imporsi la sensazione di uno snaturamento del ruolo del basso, innalzato a tutti i costi al ruolo di strumento protagonista da bassisti narcisisti dotati di strumenti sempre più costosi sui cui manici proliferavano corde aggiuntive necessarie a fare sfoggio di sofisticata tecnica strumentale e musicalità sempre più povera. Anche io, nel mio piccolo, avevo avvertito la pericolosità di questa tendenza, e ogni volta che sentivo suonare uno di questi campioni avevo una crisi di rigetto, al punto da orientarmi per reazione verso una concezione fin troppo minimalista del ruolo del basso, rinunciando implicitamente a seguire prospettive di sviluppo della tecnica strumentale che sicuramente mi avrebbero fatto bene qualora fossi riuscito a metterle al servizio di un mio personale gusto musicale, cosa non del tutto scontata.

Purtroppo i fenomeni di emulazione dei grandi capiscuola, in qualunque campo, hanno spesso questi effetti collaterali non graditi. Penso a quello che è successo nel tennis, ad esempio, dopo l’avvento di Bjiorn Borg, quando uno stuolo di noiosissimi pallettari arrotini si impose nel tennis mondiale come una moda funesta che impoverì il gesto tennistico e la spettacolarità del gioco, dato che nessuno degli emuli aveva il talento e la personalità del caposcuola che voleva imitare.

Per fortuna il tempo riesce di solito a rimettere le cose al loro posto e oggi, a vent’anni dalla scomparsa di Jaco, possiamo sicuramente dire che il ruolo del basso, dopo il salutare processo di “pastorizzazione” subito, è affidato alle mani e alla sensibilità di bassisti più consapevoli e meno succubi di un’eredità meravigliosa ma terribilmente pesante da raccogliere. Due nomi tra i tanti rappresentano un modo intelligente di onorare il ricordo di Pastorius e di coglierne gli insegnamenti, ma ce ne sono per fortuna tanti altri: Marcus Miller e Richard Bona, due fuoriclasse, non a caso.

Ma cosa aveva di speciale il modo di suonare di Pastorius? Molto più esplicativo di qualsiasi parola sarebbe l’ascolto del suo già citato primo album, quello che porta semplicemente il suo nome, come è giusto che sia per un’opera prima che rappresenta la migliore carta d’identità possibile per un artista immenso come Jaco.

Il brano d’apertura, Donna Lee di Charlie Parker (in realtà di Miles Davis, ma non tutti lo sanno), eseguito interamente al basso col solo accompagnamento delle percussioni, fa immediatamente capire che si è in presenza di qualcosa di straordinario, di mai sentito prima. Uno degli standard più famosi del Be Bop, un tema tutt’altro che semplice, eseguito in velocità sul manico di un basso senza tasti con un gusto ed un sound incredibili. Il solo fatto di aver “pensato” di riprodurre quel brano con uno strumento come il basso indica un’apertura mentale fuori dal comune e una concezione innovativa del ruolo del proprio strumento.

Tutto l’album è pervaso da molteplici influenze che vanno dai ritmi caraibici al R&B, dal jazz alla musica classica. Alcune perle assolute spiccano sulle altre. Oltre alla già citata Donna Lee, brilla in particolare Portrait Of Tracy, dedicato evidentemente alla moglie, assolutamente spiazzante al primo ascolto, essendo eseguita interamente mediante l’uso di armonici naturali sostenuti da note basse che risolvono armonicamente in accordi jazzistici di rara bellezza quegli incredibili suoni cristallini.

Ricordo che da ragazzo provai a tirar fuori quei suoni dal mio basso senza tasti, ma imparate le primissime battute non riuscii più a capire come facesse a tirare fuori quegli armonici incredibili, e come me sono in molti quelli a non averlo mai capito.

L’altro brano fondamentale, che sintetizza ancor di più tutta l’essenza dello stile di Pastorius, è Continuum, autentico punto di non ritorno per chiunque lo abbia ascoltato per la prima volta. Non esiste bassista che abbia ascoltato questo brano e non ne sia rimasto profondamente turbato e, successivamente, influenzato.

Marcus Miller, che pure ha uno stile percussivo molto diverso da quello di Pastorius, raccontava che il disco di Jaco rimase ininterrottamente per due anni sul piatto del suo giradischi, il che la dice lunga sull’impatto devastante che deve aver avuto su di lui.

Descrivere lo stile di Jaco non è semplicissimo. Si tratta di un autentico caleidoscopio di suoni, di ritmi forsennati, di note fantasma, di armonici naturali e artificiali, di accordi spiazzanti, di glissati di meravigliosa ispirazione melodica, di intuizioni micidiali, di assoli mozzafiato ma sempre perfettamente capibili e, soprattutto, di un gusto straordinario dell’accompagnamento alimentato da una profonda conoscenza dell’Armonia.

A costo di dire un’eresia io sostengo da tempo che il Pastorius migliore non è tanto quello dei suoi album solistici (assolutamente straordinari, sia chiaro), quanto quello che prestava la sua sensibilità di raffinatissimo accompagnatore ad artisti come Joni Mitchell, tanto per fare uno degli esempi più significativi.

Chi ha ascoltato album come Hejira o Mingus, o il live Shadows And Light, di cui esiste anche la versione video in DVD che consiglio caldamente a chiunque, può capire perfettamente quello che voglio dire. Chi non li avesse ancora ascoltati è invitato a farlo, per il suo bene.

In ogni caso, chiunque invitasse Jaco a far parte della sua band o a suonare in un suo disco era perfettamente consapevole che il sound che ne veniva fuori sarebbe stato determinato per un buon 70% dal suono del basso. Trovare un altro bassista dal “peso specifico” così elevato è praticamente impossibile. Forse solo il Marcus Miller dell’era Miles Davis ha lasciato un’impronta personale così forte nel progetto musicale cui prendeva parte.

Personalmente solo in questi ultimissimi anni ho avuto l’opportunità di ammirare Pastorius in azione, in video. Per lunghi anni ho studiato le sue esecuzioni mandando avanti e indietro all’infinito nastri ormai logori di cassette audio, senza mai avere la possibilità di vedere come suonasse, come imbracciasse il suo vecchio Fender Jazz Bass del ’62 al quale aveva, con intuizione geniale, tolto i tasti, trasformandolo in una meravigliosa versione elettrica di un contrabbasso e ottenendo quel suono unico.

Fino all’altro ieri per me Pastorius rappresentava una specie di entità astratta, fatta di suggestioni sonore associabili solo ad immagini fotografiche. Per me Jaco non era altro che un suono: “quel” suono. Anche questo ha probabilmente contribuito a farne un mito assoluto, sicuramente quello che più di tutti ha segnato la mia gioventù.

Oggi, grazie all’abbondanza di supporti tecnologici audiovisivi, ho potuto colmare la mia lacuna e rendermi conto di quanto la presenza di Jaco in una band fosse determinante. Quando lui suonava sembrava sprigionarsi una vera e propria magia che finiva per rapire chiunque, compagni della band compresi. Una magia alimentata dalla sua fortissima personalità, da un carisma unico frutto di una mistura di avvenenza fisica e presenza scenica notevoli, ma soprattutto di una fantasia musicale trascendentale che metteva lo spettatore nella condizione di chiedersi se non ci si trovasse di fronte ad un extraterrestre. Era talmente nuovo quello che lui faceva da dare l’impressione che provenisse da un pianeta abitato da alieni musicalmente molto più progrediti di noi. Era come ascoltare Charlie Parker negli anni 40 o Jimi Hendrix negli anni 60.

Chiunque assistesse ad una esibizione di queste due icone musicali del Novecento aveva la netta percezione di essere davanti alla rivelazione di un universo musicale sconosciuto e inesplorato, nel quale soltanto loro sapevano muoversi con disinvoltura, mentre gli stessi partner musicali facevano spesso fatica a seguirli.

Quando suonava Jaco succedeva la stessa cosa, e se pure non possiamo dire che lui abbia imposto alla storia della musica le svolte che questi ultimi hanno imposto, sicuramente l’evoluzione del basso elettrico deve all’avvento di Pastorius un periodo di straordinario rinnovamento della tecnica esecutiva e, soprattutto, del suo ruolo, diventando da oscuro strumento accompagnatore apprezzato strumento solista e, in ogni caso, rivestendo un’importanza sempre maggiore nella definizione del sound peculiare di una band. Potrei fare numerosi esempi di formazioni odierne che hanno nel suono del basso il punto di forza della loro cifra stilistica, ma sarebbe superfluo. Chi mastica un po’ l’argomento, condizione indispensabile per essere arrivato a questo punto nella lettura di questo testo, sa cosa voglio dire.

Pastorius era dunque un predestinato, un genio, parola a volte usata con troppa disinvoltura, sicuramente non in questo caso, comunque. Era un genio e ne era consapevole, e continuamente tutti glielo ricordavano, tributandogli un successo così assoluto da destabilizzare un ego che iniziava a ripiegarsi su sé stesso per resistere alle fortissime pressioni che un establishment discografico sempre più esigente e una popolarità quasi senza paragoni esercitavano su di lui.

Messosi al comando della Word Of Mouth Big Band, straordinaria orchestra che portava nel mondo le sonorità del suo disco capolavoro, da cui la band prendeva nome -  un lavoro in cui venivano messe in luce le sue doti di straordinario compositore e arrangiatore - Pastorius venne in Italia per una famosa tournèe nella quale purtroppo si evidenziarono tutti i problemi personali che ormai lo affliggevano.

Concerti straordinari, quando era nelle migliori condizioni psicofisiche, si alternarono a prestazioni decisamente imbarazzanti, quando si presentava sul palco ubriaco o fatto di cocaina e si lasciava andare ad atteggiamenti clowneschi, litigi con l’orchestra,  assoli completamente sfasati che evidenziavano uno scollamento totale tra le mani e il cervello. Una triste deriva autolesionistica che gli costò la fiducia della casa discografica e consolidò la sua fama di persona imprevedibile e inaffidabile.

Non tutti capirono, purtroppo, che Jaco soffriva di una patologia psichica che andava curata e quasi tutti non trovarono di meglio che abbandonarlo a sé stesso.

A me piace pensare che il suo grande spirito si sentisse ormai stretto in un corpo che non poteva più contenerlo. Già, perché sono convinto che esista uno spirito, che un uomo non possa essere soltanto il prodotto di reazioni fisiche e chimiche. Altrimenti potremmo essere tutti come Jaco, e purtroppo non lo siamo.

Lui è come John Coltrane, come Miles Davis, come Charlie Mingus, come Charlie Parker, come Bud Powell e come tutti gli altri grandi spiriti liberi con i quali sono sicuro stia suonando in questo momento.

Mi piace immaginarlo, con i suoi lunghi capelli e i lineamenti da indiano Navajo, a cavallo di un mustang cavalcare leggero in una prateria, imbracciando il suo Fender senza tasti piuttosto che una lunga lancia.

E mi piace pensare che un giorno possa unirmi anch’io, fosse anche da semplice spettatore, alla più formidabile jam session che mente umana possa immaginare.   

 

  


postato da: pasqualechirivi alle ore 15:03 | link | commenti (19)
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Con la Festa di S. Pietro e Paolo

Inizia ufficialmente l'estate e inizia la stagione della

PIZZICA SALENTINA

La storia del Salento è storia di danze e di tarante; ai giorni nostri sopravvivono tre forme di Pizziche di una volta:

  • La "Pizzica Tarantata" 

  • La "Pizzica de Core" 

  • La "Pizzica Scherma"  

La Pizzica - Tarantata
E' una danza terapeutica individuale o collettiva che prende origine dall'antichissimo rito di guarigione dei tarantati e dal loro pellegrinaggio del 29 giugno presso la Cappella di San Paolo a Galatina.

La "Taranta" che si nasconde negli anfratti, nelle fratture della terra e tra le pietre a secco di muretti e Pajare,  è in grado, secondo la credenza popolare, di pizzicare (da cui, appunto, il nome dato alla musica...).

E secondo le stesse credenze popolari, dal morso della tarantola si guariva solo grazie all'ausilio della nostra  musica: la "pizzica".

TARANTA

Il rito terapeutico si svolgeva per lo più nelle proprie case dove con l'aiuto della musica, i tarantati, ipnotizzati dal ritmo musicale, entravano in uno stato di incoscienza e ballavano per ore ed ore fino a cadere stremati a terra e portando alla morte la tarantola. La musica quindi, ha un'importanza notevole in questo processo, infatti solo grazie alla "pizzica", suonata con un violino e un tamburello, la vittima si scatenava e riusciva a superare il suo stato di malessere.

La nascita di questo fenomeno nel Salento si fa risalire al 1.100 (anche se alcuni studiosi sono propensi ad anticipare notevolmente la datazione) e si manifesta in maniera diffusa almeno sino a tutto l'800. Oggi il "tarantismo" è praticamente inesistente, ma nel corso dei secoli ha acquistato una sua autonomia culturale e simbolica che lo svincola dal morso dell'insetto come causa diretta.

Ed anche l'interesse per la "pizzica" si è ormai consolidato come codice etnico (culturale e naturale) che si trasmette fra generazioni, unendo giovani, anziani e giovanissimi.  

La Pizzica de Core
Si danza soprattutto in occasione di feste popolari, di matrimoni, battesimi e feste familiari. Si tratta di una danza "saltata" di coppia mista e ritmo veloce che viene ballata da tutti, grandi e piccoli, diventando espressione di sentimento di gioia. La pizzica de core rappresenta bene i sentimenti d'amore, la passione e l'erotismo. 

Pizzica, il ballo del salento

  
La Pizzica - Scherma 
E' un ballo che va di scena durante la celebrazione di San Rocco a Torrepaduli, frazione di Ruffano nella notte tra il 15 ed il 16 agosto.
E' una danza rituale di coppia, a tema antagonista, che in passato prevedeva la presenza di coltelli (Danza delle Spade) nelle mani dei danzatori e radunava i migliori suonatori di tamburello attorno ad interminabili ronde di danze e sfide che si prolungavano per tutta la notte. Oggi i coltelli sono sostituiti dalle dita: indice e medio della mano colpiscono il petto dell'avversario; tutt'attorno è musica e rullare di tamburelli a cornice.
La scherma è danzata soprattutto da uomini e si accompagna bene con l'armonica a bocca.

 

 

 

TUTTA LA NOTTE A GALATINA SI E' BALLATO

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 09:12 | link | commenti
categorie: nontuttisannoche, tradizioni locali
mercoledì, 27 giugno 2007

Litorale in località

 

LA REGGIA

 

 

Ete cautu ocè lu sole a nn’anzi la reggia,

stà ni bbrucia puru, ddhrù picca ti cirieddhrù rrumastu,

…….n’dore ti mare, ti rizzi e ddi cozze.

Li scogli ardinu e tti bruci li pieti,

n’agnone, ria cu mmammasa e zzacca zzumpare,

fermu nò m’po’ stare.

La mamma lu guarda e llu pigghia a m’bbrazze,

ni rite cuntente e nni bbacia la fronte.

Face cautu puru, a lla montagna spaccata,

tantu cautu ca , sé penzu n’cora a dd’eddhrà,

lu cirieddhrù và spiccia a n’terra,

……..n’dore ti case frabbicate, ti sdraiu a m’pacce a mmare e, 

animali morti, cacciati ti casa.

Mosche ca cumbattinu a ll’aria,

na puzza ti mortu,

puru lu cirieddhrù si n’dè ccortu.

E megghiù nni bbagnamu e nno pinzamu,

armenu, cusì, ddhrù picca ti cirieddhrù rumastu nì lu ddifriscamu.


martedì, 26 giugno 2007

Da un amico mi viene detto che su un altro sito è comparsa questa lettera in risposta alla mia precedente risposta alla pubblicità elettorale ricevuta dal signor Luigi Colazzo candidato per i Democratici Di Centro alle scorse elezioni.
Egregio Signor Giuseppe Resta,
          in qualità di candidato mi sono permesso di mandare ai miei concittadini una lettera aperta, lei compreso.
          Il suo nome, Giuseppe Resta, mi suona nuovo, non me ne voglia, ma chiedendo in giro qualcuno mi ha bene informato circa la sua persona ed è venuto fuori che Lei è più conosciuto come “Pinuccio”, per cui non Le dispiacerà se di seguito così La chiamerò per ricambiare tutte le attenzioni riservatemi nella Sua risposta.
          Egregio Pinuccio, avere una diversità di vedute, dissentire su argomenti è giusto, anzi è doveroso confrontarsi, spiegarsi; non è civile, invece, scendere nel personale, quando alla base ci sono argomenti seri da affrontare.
          Mi duole sapere di averLa indignata e di aver suscitato in Lei tanto risentimento, a saperlo avrei desistito dal fargliela recapitare, “errare umanum est”.
          Egregio Pinuccio, come architetto urbanista, sempre dai bene informati sul suo conto, sembrerebbe che Lei sia più bravo a disfare che a creare, come opinionista da Blog poi sia più bravo e capace a criticare l’operato altrui che a rimboccarsi le maniche e mettere in mostra concretamente, in prima persona, per il bene di tutti, il Suo presunto alto ingegno, credo insomma La considerino una specie di avvocato del diavolo.
          Non me ne voglia questo è quanto sono venuto a sapere sul suo conto. Infatti, fino all’altro ieri non avevo alcun elemento per identificarLa come mio compaesano.
          Ora grazie a quei miei e suoi concittadini, ho più chiaro il personaggio che Lei rappresenta.
          Questo è quanto Le dovevo come presentazione alla sua sgarbata ed insolente risposta, quando scende nel personale.
          Dopo le presentazioni, caro Pinuccio, mi vedo costretto a risponderLe sull’argomento dibattuto: il Turismo. Probabilmente, Lei non ha tenuto conto della diversità del territorio che prendiamo a confronto.
          Caro Pinuccio, Lei parla di un turismo alpino che laddove viene applicato, tiene conto della morfologia del territorio: montagne, valli, laghi , fiumi , bacini idroelettrici, tutti elementi che rendono quei paesaggi fatati; poi ancora ampi spazi, verde tutt’intorno, strutture ricettive all’altezza della richiesta, insomma non ha tutti i torti a parlare bene del turismo applicato in Austria: per quei posti è una vera ricchezza, è la prima industria del paese.
          Nella tanto decantata Austria, come Lei sicuramente saprà, la maggior parte della forza lavoro trova naturale impiego proprio in quel settore: albergatori, hotelier, affittacamere, cuochi, baristi, somelier, camerieri, chef di sala, chef di piano e “dulcis in fundo”, durante le vacanze estive, gli studenti partecipano con grande entusiasmo in questo settore in qualità di aiutanti cuochi, baristi, camerieri, in modo da autofinanziarsi per il periodo scolastico e per non dipendere quindi dai propri genitori per le loro piccole necessità.
           Questo, Pinuccio, è il modo di intendere e di applicare in Austria il Turismo. Invece io, con la mia garbata lettera a suo dire, vedo un turismo diverso! Mi dispiace ripetermi, ma per Lei farò ancora una replica sul modo di vedere e applicare il turismo sul nostro territorio.
          Ebbene, mi sono guardato intorno alla vana ricerca di nuove prospettive di dare un lavoro alle nuove generazioni e cosa vedo?
          Un piccolo insediamento di attività artigiane, una zona che non riesce a tenere il confronto tra richiesta e offerta, e qui il ricorso alle 447, idem con la zona industriale.
          La nostra agricoltura non gode di migliore sorte, i terreni del nostro comprensorio sono di una discreta qualità produttiva, manca l’acqua, ma quello che manca veramente è uno sportello che informi l’agricoltore sul modo di fare agricoltura, aprendo le porte all’associazionismo, facendo informazione sui prodotti agricoli che rendano alla produzione.
          I commerci non sono certo floridi visto la riduzione dei consumi delle famiglie, alla fine mi accorgo che tra le tante attività lavorative elencate ne manca una, la più trainante, la più importante, il TURISMO e tutta la sua rete di servizi.
          Sì, caro Pinuccio, che a Lei piaccia o no, il Turismo è la prima industria in Austria, in Italia, nel Mondo.  Il Turismo è come il tetto di una casa che ti protegge e ti mette al riparo da tutto e da tutti. Il Turismo applicato alla lettera senza mezze misure, farà crescere la nostra economia, farà decollare le aspettative di lavoro dei nostri giovani.
          Pinuccio, dietro la Sua filosofia APOTE, si nasconde in realtà il pensiero snob di un Vip che va contro corrente solo per spirito contraddittorio. Io, invece, che rappresento l’uomo “comune” del citato Musil, incarno l’idea, la protesta che deriva dalla mia esperienza diretta di vita, un’esperienza che viene dall’uomo che non rincorre chimere, ma concretizza concetti di vita semplici, umani, fattibili, perseguibili, capibili dall’uomo del popolo: invece, per lei rappresento il “diverso”, forse il profittatore della situazione.
          Non c’era bisogno di scomodare lo scrittore austriaco, che sicuramente pochi conosceranno, perché è un autore solo per Vip egocentrici come lei; io invece le cito il nostro più conosciuto e popolare San Tommaso, perché rispecchia il mio credo: proposte e progetti fattibili alla portata della gente, al posto di ipotesi fantasiose.
          Caro Pinuccio, la mia lettera Le consiglio di rileggerla, non era offensiva, era un modo semplice di parlare alla gente di un fattore di sviluppo quale il Turismo
          La mia era una provocazione, un mezzo per aprire un dibattito su un tema di attualità, che tenuto in cassaforte ben stretto come hanno fatto finora, non porta niente di buono, invece, se affrontato con spirito propositivo, quel settore può fare la differenza sul territorio Galatonese e darci quel poco di crescita auspicata. 
          Ci pensi: cosa dico di così blasfemo affermando ciò? Quali reconditi interessi nasconde questa mia semplice disamina del settore?
          Ora mi consenta, Signor Pinuccio, di interpretare il disappunto emerso dalla sua poco garbata risposta.
          Lei come Vip vorrebbe un mondo fatto su misura per lei, tutto ciò emerge quando dice che va alle “Scalette” a fare il bagno, poi quando tira vento va alla “Reggia”. Vede come ragiona da egoista ed eccentrico urbanista? Lei interpone le sue necessità personali a quelle dei tanti cittadini bisognosi di prendersi il sole stipati ed allineati, senza sentirsi cittadini di Serie “B”.
          Caro Pinuccio, le faccio notare che i bisogni, le necessità di pochi come lei, sono ben poca cosa di fronte ai bisogni dei tanti cittadini, piuttosto veda di sacrificarsi per il bene comune: “Ubi maior minor cessat”.
          Non si disperi per questo verdetto sancito dai numeri, dai bisogni di popolo che non rappresentano il suo status symbol di vita; in Italia abbiamo tanti parchi naturalistici sia montani che costieri, dove troverà il suo habitat naturale; anzi, Le ricordo che proprio alle spalle delle “Scalette”, dove puntualmente va ad esporre al sole le sue povere membra di uomo stanco, esiste un parco naturale chiamato “PORTO SELVAGGIO” che guarda caso fa proprio al caso suo, e quando tira vento alle “Scalette” si risparmi di venire alla “Reggia” di Galatone, ma si rechi nella pineta di “Porto Selvaggio”: starà sicuramente al riparo dal vento tra le tante insenature incontaminate del luogo.
          Ai Galatonesi poco Vip lasci la “Montagna Spaccata”, dove saremo ben contenti di stare con la massa, in mezzo alla gente a goderci allineati e numerati la nostra zona costiera, la “Reggia” con alle spalle la “Montagna Spaccata”, recuperandola al degrado e all’abbandono forzato alla quale è stata costretta.
          Le nuove generazioni faranno di essa un fiore all’occhiello della nostra cittadina sullo Ionio, nel rispetto delle leggi, tenendo presente i bisogni della gente e la crescita della società civile. Si sforzi, da urbanista quale si ritiene, di trovare un modo per far diventare la “Montagna Spaccata” una chicca per il turismo locale. Gli altri paesini intorno si trovano a dover sanare un abusivismo selvaggio; noi invece che non abbiamo niente su quel costone di roccia brullo, possiamo creare un’oasi per il turismo, perché noi possiamo edificare quel che ci è consentito nel rispetto dell’impatto ambientale, perché grazie a dei criteri dettati da tecnici, da addetti ai lavori, faremo un piccolo insediamento da far invida ai decantati villaggi turistici austriaci
          Non si preoccupi, non voglio sfruttare Galatone, vorrei soltanto dare un’idea, una partecipazione solidale per far crescere il mio Paese, al quale sono molto legato, e con esso avviare un recupero di “Santa Rita” che rappresenta il fulcro dei vacanzieri non residenti, perché creata come dormitorio e relax a tempo pieno, mentre il nuovo potrebbe dare quei servizi che mancano e quel po’ di dinamismo che caratterizzano un luogo vacanziero.
          Ancora il nuovo darà fulcro ai commerci, alle attività lavorative di tutti i settori e un input di sviluppo generalizzato, perché è giusto che siano i Galatonesi ad essere padroni in casa e a trarre benessere da questa opportunità
          Pinuccio, hai frainteso le mie intenzioni, il mio motto è “usa e rispetta”. Ti chiedo scusa se sono molto concreto e sintetico, ma questo è il difetto dell’uomo comune che non gira intorno all’ostacolo, ma affronta di petto il problema, cercando delle risposte anche a costo di farsi male. 
          Io affronto la vita facendo 1 + 1, lei invece continua a filosofare sul bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.  Mi faccia lei il piacere, caro Pinuccio!
          Mi preferisci scrittore genere Moravia anziché alla Dumas, è un tuo diritto, non posso costringerti, come vedi io ti offro varie possibilità, in un modo o nell’altro so propormi, spendendomi in iniziative e proposte, mentre la Sua indole è e rimane critica, disfattista, per niente propositiva, chiuso su posizioni da anarchico dell’800.
          Ora la lascio, le ho risposto per dovere civico, per dovere di replica alle sue illazioni fuori luogo. Tanto le dovevo da cittadino propositivo quale sono: accetto il confronto democratico, non accetto lo sproloquio di chi non ha moderazione e saggezza nell’esporre un dissenso civile e democratico.
          La saluto, confidando di non doverle più rispondere, non è nel mio stile scendere nel pettegolezzo in cui mi ha costretto, anche perché a differenza di Lei, che ha tanto tempo da perdere sulla tastiera del PC, io ne ho ben poco in quanto devo pensare a portare avanti la mia azienda.
                                                                              Luigi Colazzo
 Gentilmente non mi esimo dalla risposta 
Egregio signor Luigi Colazzo, ricevo con più di un mese di ritardo “per mandato a dire” (perché non me l’ha mandata sugli stessi siti dove era stata pubblicata? Sono aperti a tutti!) la sua gradita risposta alla lettera aperta che Le avevo dedicato dopo che trovai (passato remoto, ormai) in casa mia la sua lettera elettorale promozionale intestata “Caro amico” .  
Mi spiace che sia trascorso così tanto tempo. Capisco i suoi impegni, ma penso che prima della canicola estiva tutto sarebbe stato più brillante e più attinente. E un po’ di caldo in meno avrebbe reso la Sua risposta più lucida. Ormai i giochi sono fatti e la gente ha bocciato il suo candidato Sindaco, la sua Coalizione, Lei, ed il Suo progetto turistico: non Le ha dato la possibilità di governare.
Evidentemente non solo io non gradì. Se ne faccia una ragione. Non ha convinto più di uno.
E poi oggi, ormai, la Montagna Spaccata, l’oggetto del contendere, è Parco Regionale e Sito di Interesse Comunitario per atto del Commissario Prefettizio. Quindi ha perso anche in questo. E io ho avuto ragione. Le spiacerà ma i fatti sono questi. Rimangono le parole.
 
Dal suo tono capisco che non ha gradito che rendessi pubbliche le mie perplessità, le mie critiche, alle sue proposte. Meglio che dirlo alle spalle, no?
Eppure, quando ha deciso di entrare nelle case degli elettori con il suo SPAM elettorale (lo SPAM, come saprà è la pubblicità indesiderata, non ammessa dalla legge sulla privacy), quando ha deciso di insozzare di fogli e foglietti le strade del paese che dice di amare, doveva pure mettere in conto che non l’avrebbe data da bere a tutti, e qualcuno tanto “impertinente” e “insolente” o “apote” da dirLe che non la pensava come Lei lo avrebbe potuto trovare. Le piace parlare senza contraddittorio? A me no. Così non si cresce. Ci si convince delle proprie idee senza confronto. Questo sì che è egotismo alla ennesima potenza.
Capisco che Lei è persona che non vuole contraddittori, si capisce dalla chiusura della sua lettera nella quale si auspica, vaneggiando di sproloqui e mancanze di saggezze e moderazioni nella mia lettera, di non dover “più rispondermi”.
Pretende, insomma, avere l’ultima e definitiva parola.
Non gliela concedo. Mi permetta. Merita invece una serena e dettagliata risposta.
Ma ha letto bene la mia lettera? Dove sono gli sproloqui, dove ho difettato di moderazione e di saggezza? Sono stato sgarbato ed insolente? Solo per averLe manifestato la mia diversa opinione con argomenti? Solo per aveLe detto che mi ha indispettito? O per Lei la saggezza è solo quella che le permette di fare gli “1+ 1” che tanto Le interessano mentre tutto il resto é filosofare?
Eppure alcuni animali sanno fare di conto, a filosofare rimangono solo pochi umani dotati di capacità di alta speculazione. D’altronde dice di conoscere S. Tommaso che certo non era un ragionierucolo ma fior di filosofo speculativo. Ma la contraddizione, come vedremo, sembra essere Suo tratto caratteriale.
Non mi pare di aver peccato di ciò che lei mi accusa. Ma proprio per niente. Ho risposto civilmente a chi è entrato non autorizzato a casa mia. Ho esposto le mie idee contro le sue, ho rimarcato quelle che secondo me erano incongruenze ed incoerenze. Pensava di dover essere immune da critiche? Pensa di essere infallibile nel momento in cui anche il Papa ha abdicato questa prerogativa pontificia?
Allora perché parla come se l’avessi offesa, come se le avessi messo in piazza con nefandezza i suoi più privati vizi? Mi sono attenuto solo a quello di cui di Lei è pubblico. Niente di più. Se ha pubblicato idee, se ha aperto aziende, se ha pubblicato libri si è esposto, appunto, in pubblico. E io di questo ho parlato. Non ho certo detto fandonie né mi sono inventato cose calunniose. E’ tutto documentato.
Piuttosto guardi bene lei di quanti epiteti e aggettivi mi ha segnato. Capisco che l’ironia a punta di fioretto non le è consueta.
E sto capendo anche che certa memoria lunga le dà fastidio. Forse è questo che l’ha innervosita. Tanto le dà fastidio che cerca di far finta di non conoscermi. Pensa così di rendersi superiore o è veramente vero che l’arricchimento è inversamente proporzionale alla memoria?
Perché, caro signor Colazzo, non è stato affatto raro che miei clienti, accompagnati da me, comprassero dalla sua azienda con l’ausilio della sua preziosa presenza. Così non è stato raro che io stesso acquistassi merce direttamente da lei, se è vero come è vero, che ancora oggi riverso le mie deiezioni in qualche sanitario uscito dalla porta della sua Ditta.
Ora mi parla come se Le fossi completamente sconosciuto. Vuole stabilire una distanza.  Allora, caro sig. Colazzo, il presunto VIP, con questo modo di fare è certamente lei, non se ne curi. La puzza sotto al naso non è certo cosa che mi si confà, né ho mai detto di non conoscere alcuno pur conoscendolo. E con Lei, se ben ricordo, ci siamo sempre salutati. Ma ora dimentica anche questo. Fa finta di non sapere. (Consiglio per l’estate: legga qualche buon libro di Gaetano Cappelli. Perché? Lo scoprirà leggendo. Le posso dire solo che spesso l’autore potentino tratteggia ritratti di personaggi meridionali colpiti da improvviso benessere)
Intanto ho capito che se il contraddittorio sincero ed aperto non è di suo gradimento, se considera questo “pettegolezzo” (si guardi bene il significato della parola) ha invece una sperticata passionaccia per la contraddizione.
Per esempio?
Per esempio, dopo il “caro amico” della prima lettera, mi chiama per nome col Lei, poi per il diminutivo con il quale sono conosciuto dagli amici, poi continua a darmi del lei con distacco, ma ogni tanto indulge nel più diretto Tu.
Ma questa, caro signor Colazzo, è solo una contraddizione di forma. Anche se notevole e poco moraviana. Quelle di sostanza sono ben più ponderose.
Parliamo ancora del turismo.
Lei dice “che a Lei piaccia o no” Il Turismo è la prima industria dell’Austria. A me, Signor Colazzo, “piaccia” (tanto per citare Totò) eccome se “piaccia”!!! L’ho sostenuto per tutto il mio argomentare della lettera che Lei, oltre ad aver gradito evidentemente poco, ha anche letto poco, forse obnubilato dall’impertinenza dell’averLe risposto. Mai io proprio di questo parlavo: l’Austria ha una florida industria turistica perché ha saputo regolamentare con leggi ferree il suo territorio. Se la Montagna Spaccata fosse stata in Karinzia oggi sarebbe un parco e a nessuno come Lei verrebbe in mente lo “SFRUTTAMENTO”. Il “Turismo applicato senza mezze misure” che lei vaneggia non è quello austriaco, stia tranquillo. E’ solo la sua bramosia a volerlo applicare a casa sua. Provi a pensare di fare un villaggio turistico intorno ad un lago austriaco, a Hallstatt, per esempio, ci provi solo, vedrà che risposte collezionerà. Forse anche un ricovero in qualche accogliente clinica…. Era proprio questa la contraddizione che rimarcavo: imprenditore turistico in Austria nel rispetto delle regole e della natura e del territorio e cementificatore selvaggio a casa sua. Un po’ come tanti fratelli emigranti ligi alle regole altrove e inquinatori e fracassoni a casa nostra e loro. Un brutto vezzo, io trovo. Si dovrebbe imparare dagli altri per essere migliori, e non comportarsi con due pesi e due misure. Tanto più se ad essere danneggiata è la propria stessa “casa”.
 
Mi spiace veramente che uno che scrive libri consideri il bravo Musil un misconosciuto da nicchia per VIP, penso che non sia così, si documenti. Anzi penso che sia più letto di S. Tommaso, certamente più popolare come Santo che come scrittore (anche perché la tomistica è una bella bestia da studiare, Musil, invece, scrive bei romanzi). E poi, caro sig. Colazzo, la prego: i VIP, nel senso corrente del termine, leggono spesso più i libretti degli assegni o, tutt’al più, delle istruzioni del cellulare che buona letteratura, pensi invece quanti squattrinati studenti o ancora più squattrinati amanti delle belle lettere e dei pensieri alti lo hanno letto senza essere o sentirsi uno dei suoi amici VIP. Ma Le piace contraddirsi…..
 
Altra contraddizione: Lei dice che la Sua lettera “era una provocazione, un mezzo per aprire un dibattito”. Perché, allora se ne cruccia se io ho accolto la provocazione e aperto il dibattito? Che cosa vuole, allora? Decida! “Tu me provochi e io me te magno” diceva Sordi!
 
Mi invita a sacrificarmi per il bene comune: si è reso conto che il bene comune è pubblico, quello che io auspicavo per la Montagna Spaccata, mentre il bene privato “priva” il cittadino a vantaggio dello speculatore? Ma perché si contraddice ad ogni passo. E’ lei che si deve sacrificare al bene comune. Ma come è convinto che solo il suo bene sia preponderante!
Perché pensa che se lei si arricchisce arricchiscono anche i suoi dipendenti? E’ giusto, ma perché non pensa che se si arricchiscono i cittadini anche l’imprenditore avrà il suo tornaconto. Si sforzi di guardare da questa parte, non è difficile! Pensi Lei al Comune Bene, e non solo al Suo. Io lo faccio. Ne stia pur certo. Sempre, con problemi solo al mio conto in banca. Ma non alla mia coscienza. Ci creda. Né a Galatone ed alle generazioni future.
 
Mi chiama “egocentrico” e poi mi impone Lei dove debba andare a fare il bagno! Ci pensi. Non so se è più clamoroso o assurdo! Ma si rende conto di quello che dice? Perchè dovrei andare a Porto Selvaggio e non alla Montagna Spaccata? Solo perché lei a Porto Selvaggio non ha interessi? Le garantisco, tanto per metterla al corrente prima di qualche consulente pettegolo, che ai miei tempi mi mossi anche per Porto Selvaggio. Tanto per coerenza.
Io, come tanti altri, non vogliamo avere di queste imposizioni solo per farLe un piacere e spadroneggiare su aree che possono essere e sono pubbliche. Non si permetta, la prego, di dirmi cosa devo fare. Ancora non siamo a questo punto. Eviti lei di sentirsi egocentrico e impositore. Rispetti piuttosto lei il volere democratico e tenga giù le mani dal patrimonio pubblico.
I mezzi “urbanistici” per valorizzare quell’area ci sono, si possono copiare dall’Austria, se Le fa piacere, ma se ne possono anche applicare altri. Lei fa “1+ 1” io faccio l’urbanista e l’architetto. Ad ognuno il suo. Mi creda che avrei un ventaglio di soluzioni redditizie per tutti, anche per Lei. Lei invece prospetta soluzioni redditizie solo per pochi e non per molti. Mi dirà che sono punti di vista. Ha ragione. Altruismo contro egoismo (e sarei io l’egocentrico….). Ma intanto ora ha vinto il mio punto di vista col Parco Regionale. Si dia pace. Per ora non costruirà un ciufolo! E non sarà solo per “colpa” mia.
 
E poi, senza sciorinare tanti tentativi mal riusciti di ironia, sappia che il sottoscritto ha tanto le idee chiare (o meglio: ha risolto tanti dubbi) da essere stato relatore già nel 2000 di uno Stage per giovani imprenditori turistici istituito dal Rotaract Club, non anarchici dell’ottocento, mi risulta. Tutt’altro. Un corso che mi vide correlatore, tra gli altri, con il Presidente della Camera di Commercio e qualche professore universitario. Insomma una cosa seria. Quindi, se mi permetta, potrei spiegare anche a Lei qualcosina, nel mio piccolo. O, se preferisce, può leggere gli atti pubblicati. E se non Le basta sono stato anche “consulente esterno” dell’Istituto Alberghiero di Nardò. Se mi permette, di turismo e territorio parlo con un minimo di cognizione di causa. Cognizione che mi è stata riconosciuta da Enti ed Associazioni, non certo perché me la sono arrogata da solo.
 
E non continui a contraddirsi: i suoi VIP, che tanto cita a sproposito, pagano per un ombrellone e una sdraio, i “naturisti sfigati” come me vanno a pungersi sugli scogli come pinguini. Per questo io “pretendo” le scogliere libere mentre le terga morbide dei VIP che lei frequenta pretendono gli stabilimenti con servizio. Non si contraddica sempre. Ma è proprio incorreggibile!
 
E poi, caro sig. Colazzo, lei usa più volte a mio carico il termine “pettegolezzo”, quando, nella prima parte del lungo scritto afferma senza remora di aver attinto notizie sul mio conto “dai bene informati”. Allora, mi dica, chi usa il pettegolezzo, io o Lei? Su, me lo dica. Lei attinge al pettegolezzo per esprimere giudizi sulle persone? Bella coerenza!
Perché se è forse vero che faccio l’avvocato del diavolo, non lo nego,  Le avrebbero dovuto anche dire, i suoi pettegoli estensori di biografie non autorizzate, che il sottoscritto non ha bisogno di rimboccarsi le maniche: LE HO SEMPRE RIMBOCCATE! Perché al contrario di Lei, non mi sono mai limitato a fare 1+ 1, ma ho sempre dato e dato e dato al mio paese, ho sempre “perso tempo” come dice Lei, mi sono sempre esposto in prima persona per il bene di tutti e non per i miei interessi. Sono stato sempre costruttivo e propositivo, altrochè. Se fossi come il suo Candidato sindaco potrei sciorinarLe un Curriculum di attività svolte per il bene pubblico e gratuitamente da riempire fogli e fogli facendole sapere veramente che ho fatto e costruito per Galatone, fuor da pettegolezzo ma con dati alla mano. Ma non mi piace lo stile “ci si te e ci so jo”, “lei non sa chi sono io”. Spesso chi ricorre a certe calate di tono è proprio meglio non conoscerlo.
Se poi c’è da demolire per ricostruire, o se c’è qualche pregiudizio da abbattere, sono pronto anche per quello. Ma solo perché demolendo si può ricostruire.
Non so se ha colto il particolare, per la mia professione di architetto tipi come lei e i suoi amici Vip potrebbero fare la fortuna, purchè questo architetto fosse portato solo all’1+ 1. Invece il sottoscritto a certi risultati non bada molto, fa il suo lavoro con il massimo della competenza ma senza speculare sul cemento a danno del territorio. Per me l’edilizia è fonte si sostentamento, così come per Lei. Ma io voglio vivere di edilizia, non voglio né arricchirmi (mi basta leggere Musil, per questo, o Cappelli, o S. Tommaso, se preferisce) né andare a danno degli altri. Se il paese si sviluppa io ne beneficio, ma se il paese viene sfruttato non rimane niente per i miei figli. Sbaglio a ragionare così? Non penso. Guardi l’Isola di Pasqua. E’ stata sfruttata ed ora è deserta. Io invece guardo all’Austria…….
 
Per questo caro sig. Colazzo, io non “perdo tempo” sulla tastiera del PC. Io lo uso per lavorare, per comunicare, per capire, per istruirmi e per sapere e per far sapere. Lo faccia anche lei. Provi. Su internet c’è il peggio ma c’è anche tanto di buono da cui attingere. Ormai le idee viaggiano sulla Rete. Forse il suo 1+ 1 Le potrà venire meglio, potrà avere altre idee di investimento meno distruttive. E poi internet permette di confrontarsi continuamente. Capisco che a Lei l’articolo non interessi. E, se veramente non ha tempo e vuole “portare avanti la sua azienda” lasci stare la politica. Lo vede quanti soldi e quanto tempo Le ha fatto perdere? E poi si vede che non è portato: non sopporta le critiche che della politica sono la linfa. E la scrittura? Vede che anche lei perde tempo.
Allora pensi al suo tempo e lasci stare il mio. Alla faccia dell’egocentrismo!
 
Rispettosamente
 
Giuseppe Resta (Pinuccio solo per gli amici, non le dispiaccia, visto che non si ricorda più di me………)
 
 
P.S.:
 
Dimenticavo un'altra annotazione essenziale alla lettera del sig. Colazzo:
Se ben ricordo, e my box tv mi è testimone, Livio Nisi, Giuseppe D'Oria e Gaetano Giuri nell'ultimo comizio in piazza si erano espressi contro ogni cementificazione selvaggia ed contro ogni "turismo applicato senza mezze misure" che lei ancora strenuamente propugna. In particolare D'Oria aveva proposto di prendere spunto dalla Basilicata dove a Brindisi di Montagna organizzano spettacoli coreografici nel bosco incrementando turismo e occupazione senza distruggere niente.
Anche loro "anarchici dell'Ottocento"?
Se è così vuol dire che l'opposizione "anarchica" alle sue idee di sfruttamento è trasversale. Ha perso consenso anche nei suoi sodali politici. Si dia pace.
Il modello Austriaco forse sta veramente attecchendo.
A S. Rita faccia pure che vuole, è comprensorio privato, i fondi spesi non devono riguardare il contribuente di Galatone che già ha pagato un prezzo altissimo.
In questo caso ha tutto il mio appoggio.

postato da: giusepperesta alle ore 20:26 | link | commenti (6)
categorie: cosedaelezioni, grilloparlante
lunedì, 25 giugno 2007

 

Quando si dice "è una pietra miliare" si vuol significare un avvenimento o un personaggio o una espressione dell'intelligenza umana inamovibile ed eterna, qualcosa che segna fortemente la storia dell'umanità

Ma a Galatone anche le pietre miliari rischiano grosso.

Mi si dice che sabato mattina una della pietre in duro calcare sita su via XX Settembre ha rischiato di essere divelta; solo l'intervento di cittadini attenti e sensibili (mbè, almeno non tocca sempre a me.... e mi fa piacere che ci siano!) ha scongiurato l'abbattimento  ma non il serio danneggiamento.

Le pietre miliari della Statale 101, quelle che segnano il km 24 che attraversa Galatone, sono un segno di una lontana storia, quella che tracciò "la strata noa", la prima via ad essere asfaltata a Galatone, la vecchia "Via dell'Impero" diventata (non dopo che l'Impero si sgretolò e polverizzò alla stessa maniera della sabbia di cui era stato fatto) via XX Settembre; il collegamento diretto con Lecce e Gallipoli, il primo collegamento "veloce" con il "resto del Mondo" di queste sperdute lande.

Eliminare queste testimonianze è scellerato, dimostra insensibilità e la supponenza che ciò che dà fastidio al singolo va abbattuto in barba all'interesse culturale e museale dei molti.

Ringrazio personalemnte i cittadini che hanno impedito lo scempio.

Ma sarei curioso di sapere chi restaurerà la pietra e di che punizione sarà gravato.

Ma sarà gravato?


BBRONZATI

 

Sé no tti bruci li spaddhrè,

sé la peddhrè no ssi n’di zzacca scuddhràre,

no tti ccorgi mai, ca stai a mmare.

Ni tàmu la peddhrè noscia a llu sole,

ni la tàmu, cu nni la pozza gnùricare.

Mentre li fiuri, cu llu sole, seccanu e mmorinu,

nui, stisi a llu sole,  ni coloramu, ni pricìamu,

stà nni bbronzamu.

Facimu l’arte ti li pacci,

a nnanzi e rretu, su lla strata  ti mare,

ti notte e ddi giurnu, ca n’imu ddifriscare.

Lu sùtore nì cola e nni moddhrà li jesti,

la ista, si scuresce,

pare nà giostra ca no ssi ferma  mai.

Eccu e rriatu lu state e lli carose stònu totte pricìate,

e lla vita,

li carusi ca si tònu ta fare,

cquantu cchiùi, n’di potino zzaccare.


postato da: localo alle ore 11:55 | link | commenti
categorie: poesia, cantastorie

 Chi si ferma è perduto - Vedi versione grafica con cast 

 

Qualcuno, a quanto pare, si sta chiedendo chi creda di essere io a scatenare una offensiva mediatica su Fulcignano.

Tanto per non creare dubbi rispondo subito:

NESSUNO.

Fulcignano non è "cosa" mia.

Io mi sto battendo perchè Fulcignano sia di tutti.

E lo sia bene ed al più presto.

Non mi arrogo nessuna primogenitura e investitura, ci mancherebbe altro.

Io ho sempre pensato che la cultura va divulgata e non è "proprietà privata" di nessuno.

Allora chi pensa di avere accumulato meriti, abbia effettuato studi, abbia conoscenze "esoteriche" o "esclusive", non se la prenda.

Io sto solamente battendo la gancassa mediatica per vedere se qualcuno oltre le mura cittadine si sensibilizza e si muove per sbloccare una situazione che gli amministratori di Galatone, di ogni distintivo e colore, hanno affrontato solo a chiacchiere in quaranta anni.

Se i "nostri" non funzionano chiediamo altrove, diffondiamo, pubbliciziamo, facciamo sapere.

Sto facendo solo questo.

Senza togliere, spero  meriti a nessuno.

Anche perchè il primo che ne avesse non è più fra noi e si chiamava Pasquale Maria Miccolis.

Mi chiedo, però, se questi studiosi e studenti gelosi del loro sapere privato, dei loro studi solistici o pubblicistici, non possano anche loro contribuire a muovere le acque senza sentirsi oltraggiati o spodestati del loro egoismo culturale.

Anche perchè, scusatemi se sbaglio, certe voci si sono sentite solo al traino di campagne lanciate dal sottoscritto.

Altrimenti il silenzio dei soliti noti è assordante.

 O , peggio, è prostrato e prono in attesa di poter affondare il famelico dente in qualche avventura finanziata dalla politica alla quale si deve fingere di mostrare garbatamente i denti per succhiarne, poi, il miele.

Mi pare che molti degli studi accademici fatti, molti degli esami o tesi sul Castello non hanno mai visto la luce o siano state divulgate.

Intanto l'unica scheda "scientifica" organica l'ha redatta e divulgata il sottoscritto tramite un sito che ha svariati milioni di contatti.

La Cultura non è più quella massonica di cerchie di eletti. La cultura dei Fratelli Muratori gelosi del proprio sapere da conservare nelle Logge chiuse è fuori dal tempo. Oggi vale la Regola della Gallina: si fa l'uovo e si annuncia a tutti.

Il Povero Colombo di certo non arrivò per primo in America, anzi, egli stesso pensava di essere nelle Indie. Però fu quello che riuscì a ritornare e a diffondere le conoscenze delle rotte. L'esperimento si è potuto ripetere n volte.

E Colombo è così ricordato come lo scopritore dell'America; America che vi era sempre stata, proprio come Fulcignano, ma di cui nessuno aveva sentito la necessità di divulgare l'esistenza, che sia stato egiziano, vichingo, templare o chissà chi.

Allora non prendetevela con me, prendetevela con voi che non sapete "usare" il vostro piccolo sapere per diffondere cultura, per divulgare, far conoscere, partecipare, comunicare...

Se oggi come oggi i mass media sono la fonte di maggiore veicolazione di idee e contenuti è su questi che bisogna fare le battaglie. Libretti e tesi vanni benissimo, ma se non si pubblicizzano è solo carta sprecata, rimangono solo diafane  masturbazioni cerebrali.

E poi.... con tesi e libretti si è mai risolto il problema?

Allora val bene il tentativo di cambiare metodo.

Intanto io domani sarà a Telerama dalle 9 alle 10 a parlare di Fulcignano.

Perdonatemi.

Io intanto ringrazio Telerama e le sue Battaglie.

 


domenica, 24 giugno 2007

ULTIMO VOLO, l'opera teatrale di Pippo Pòllina su Ustica


Il  27 giugno del 1980 intorno alle ore 21.00, precipitò sul mar Tirreno, nei pressi dell’isola di USTICA, un aereo di linea partito da BOLOGNA e diretto  a PALERMO, con a bordo 81 persone.

Come molti di voi sanno, con l’andare del tempo e delle indagini, si è appurato che dietro quella tragedia non c’era un incidente (connesso ad un cedimento strutturale del velivolo), ma si trattava di un “abbattimento dovuto ad un missile terra-aria di provenienza ignota”, presumibilmente affrancabile ad aerei militari della NATO o della nazione francese, che a quel tempo non era legata militarmente ad alcuna organizzazione internazionale.

Il velivolo fu recuperato dopo 7 anni dal luogo impervio in cui era affondato (3.800 metri sotto il mare ) e trasportato in zona militare, ove poté essere visionato solo dagli inquirenti e da pochi altri.

Celebrati ripetuti processi, in cui si accusavano alti ufficiali dell’Aeronautica militare italiana di avere nascosto e fatto sparire le prove di un coinvolgimento della Nato o della Francia nell’abbattimento del DC 9, qualche mese fa è stato recitato l’ultimo atto: la Corte di Cassazione si è pronunciata per una assoluzione, in parte per prescrizione del reato, e in parte per insufficienza di prove.

La strage di USTICA quindi rimane l’ennesimo capitolo oscuro di questo nostro Paese, i cui  armadi sono sempre più pieni di scheletri… I politici del Bel Paese, nessuno escluso, non hanno alcuna voglia di rinunciare all’omertà allorquando si trovano ad occupare poltrone di una certa importanza.

 

Il prossimo 27 giugno del 2007 verrà aperto a BOLOGNA il cosiddetto “MUSEO DELLA MEMORIA”, ove verranno ospitate e ricomposte le spoglie del DC 9 e verrà accuratamente descritta l’incredibile vicenda della tragedia di USTICA, anno per anno, in dei pannelli posti a latere del velivolo.

Quando, circa un anno e mezzo fa, RUGGERO SINTONI , direttore dell’Associazione teatrale ACCADEMIA PERDUTA, insieme alla senatrice DARIA BONFIETTI, presidente dell’ASSOCIAZIONE DEI PARENTI DELLE VITTIME DI USTICA, mi hanno proposto di comporre un’opera su questa vicenda, ho chiesto 3 mesi di tempo per decidere. Poi, con grande entusiasmo, ho accettato, iniziando così un percorso conoscitivo di grande interesse e di emozionanti scoperte.

Ho visitato il relitto nel luogo angusto di PRATICA DI MARE dove si trovava, ho avuto modo di incontrare più volte il giudice ROSARIO PRIORE che ha condotto coraggiosamente (lungo 20 anni di lavoro) l’istruttoria del processo, ho conosciuto decine di parenti delle vittime e naturalmente DARIA BONFIETTI e ANDREA BENETTI che da più di 20 anni lavorano giorno e notte per far luce su questa vicenda.

 

Il prossimo 27 giugno del 2007 alle ore 21.00 al TEATRO MANZONI di BOLOGNA avrà luogo la prima assoluta di questo spettacolo di teatro musicale a cui ho lavorato nell’ultimo anno e che ho intitolato :

ULTIMO VOLO.

 

Vi aspetto con emozione

 

Pippo Pòllina


************************************************************************************************

PS: APPELLO ALLA RAI
sull'opera teatrale  "Ultimo volo" di Pippo Pòllina, riguardante la tragedia di Ustica:


"In collaborazione con l'Associazione dei parenti delle vittime di Ustica, mercoledì 27 giugno, a Bologna, al Teatro Manzoni, verrà rappresentata l'opera teatrale di Pippo Pollina "ULTIMO VOLO - Orazione Civile per Ustica".

Saranno presenti a documentare l'evento diverse televisioni europee, ma - pare - non quella italiana.

Siamo certi che la RAI, servizio pubblico, non intende perdere questa occasione preziosa per tenere desta l'attenzione degli italiani su questa strage impunita. Quel che vi chiediamo, come singoli cittadini ed associazioni, è di raccogliere una documentazione video completa sia dell'inaugurazione del Museo della Memoria sia dell'opera di Pippo Pòllina e darne notizia al pubblico, oltre che trasmetterla in seguito, anche sotto forma di reportage.

Essendo la Rai la nostra principale realtà di informazione è importante che realizzi delle riprese dell'intero evento, anche come documento storico-televisivo.

Certi di un Vostro interessamento inviamo i nostri più cordiali saluti"


Questa è la sintesi di un appello che io e molti amici di Umanità Nova stiamo firmando, col nostro nome e cognome, da mandare in RAI al più presto, per smuovere le acque di questo indecente silenzio. Non si è ancora capito se il problema sia Ustica (che ancora crea imbarazzo) oppure Pippo, purtroppo non inserito nel circuito mediatico italiano. In entrambi i casi, lasciatemelo dire, è 'na mezza schifezza. In prima fila a teatro ci sarà Franco Battiato. Manlio Sgalambro leggerà dei brani nello spettacolo.


Chi voglia contribuire a manifestare la sua indignazione, può
 farlo direttamente agli indirizzi sotto indicati:

 

c.cappon@rai.it (direttore generale rai)

f.delnoce@rai.it (direttore rai1)

a.marano@rai.it (direttore rai2)

p.ruffini@rai.it (direttore rai3)

c.petruccioli@rai.it (presidente cda rai)

 


postato da: luimariano alle ore 04:15 | link | commenti
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sabato, 23 giugno 2007

A LLI PAPI

 

Li noe ti sera,

e rriata l’ora.

Nu cancellu piertu, tò luci a lli ripate,

ca ni ccumpagnanu cquandu trasimu,

nui ti pressa scìamu.

Ggenta ca sona, ccumpagna la trasuta,

lu caminare noscìu, su lli chianche menze rotte

ti erba n’ccurniciate.

Lu n’dore ti lu cucinatu,

face cu bbàsamu lu passu,

quanta fatìa Pinucciu,

quanta rrobba a ppriparatu, no nni la miritamu.

Simu rriati, ti truamu a lla trasuta,

cu lli razze perte cu nni m’brazzi,

mentre muggherita ni cquarda e rite,

cquantu ete cuntente, e ccomu si ete.

Mentre li musicanti, no ssi fermanu nu minutu,

nui ssittati, spittamu n’cora cì no né bbinutu
Manu ca si strenginu, bbaci ca si tonu,

cquantu amici stà sera a rriccotu.

Mentre mangiamu e bbivimu e a lla salute tua bbrindamu.

fiuri sò li facci ti mammata e sirita,

sòruta, no n’di cuntamu.

Face cautu, ma oggne tantu sentu friddu,

pi cquantu stà mmangiu e stà bbeu,

jò, ca a ddiciunu era stare.

E rriata l’ora ti la torta e,

 ppi li sunaturi, sò zzaccati li tuluri,

l’ocè no ssi firmava e ppi nu cquartu t’ora,

la capu n’onu stunata.

La torta, cu llu spumante, l’imu ccumpagnata,

puru l’urtima cartuccia e stata sparata.

Ti ringrazziamu pi lla serata ti ddivertimentu e ssapore,

ognè ttantu n’cìole.


postato da: localo alle ore 10:31 | link | commenti (3)
categorie: poesia, cantastorie
venerdì, 22 giugno 2007

LAMENTU TI SERA

 

Lamentu ti sera,

ca lu jentu ti matina n’di mena,

mentre sposta nà tenda,

ti ecchiù culore,

a nna casa ti fore.

Na casa ti fore, ti nu ecchiù furese,

cu nna ecchià mugghere,

senza fili a ddhrà ffore, ca tonu pinzieri.

 Ecchi turmienti,

ecchi cuntrasti,

comu agnuni scamusi,

 ca tornanu a mmente.

Jo e tte ,

ca ni ccuntintamu ti nienzi,

ma sempre  sunnamu nà vita cchhiù cqueta.

Ti notte e ddi giurnu,

sempre ggente tinimu,

ma lu mele indimu?

O mieru o gelatu ,

na cosa trùamu e ddi paru ni n’guacchiamu.

Sò lamienti ti state,

sutore ca cola, ssittati a cquà ffore,

cu nnu jentu n’ccuddhrùsu, ca a n’canna ni strenge.

Pare ca mori,

ti sienti pirdire,

ti fronte a sti cose, ca nienzi po’ ffare.

Ciurnate ca nascine mare,

cu ssicutamu chimere,

ti sonni fatti finu a jeri,

cu brutte miscele,

ecchie e furastere.

Comu tanti carnìali ti corte,

 iti n’zzurtatu la sorte,

scurzùni ti sera,

signori ti giurnu,

n’dè rrumasta la pena.

 Mumenti rrubati, a cristiani ggià  mmorti,

comu scheletri tisi,

cu lla coddhrà n’ccuddhràti,

ca, a llu prima corpu ti jentu sò catuti.

Simu ti  passaggiu, ma, indimu o ccattamu sonni,

indimu, bbustine ti gnuru  colorate,

ca intra li càciuni bianchi,

ti facinu spicciare,

facendo chiangire, ci corpa no ttène.

Lamentu ti sera ca ha quasi spicciatu,

pastarelle e granite,

amarene e ggelati.

Mi rrumane la pena,

intra nna chianta ti manu,

mentre la strengu e lla spriculu chìanu.


postato da: localo alle ore 13:06 | link | commenti
categorie: poesia, cantastorie
mercoledì, 20 giugno 2007


RICEVO E PUBBLICO


Intestazione-DS
Intestazione-2-DS


Agli iscritti e simpatizzanti della Sezione di      Galatone

 Ai Partiti e Movimenti Politici                           Galatone
 Alle Associazioni sindacali di                          Galatone
 Agli Organi d’informazione                                    Sede
 
 
 
Galatone, 15.06.2007
 
 

Vi informiamo che è stato convocato il congresso sezionale straordinario, allargato ai simpatizzanti del partito, alle forze politiche, ai rappresentanti sindacali, alle associazioni cittadine ed a quanti intendano assistere ai lavori, per il giorno

GIOVEDI’ 21 GIUGNO 2007 ALLE ORE 19,00

in via San Sebastiano col seguente ordine del giorno:

  1. eleggere gli organi rappresentativi locali;
  2. “Per il Partito Democratico” - Nuova fase politica a Galatone.
 E stata preannunciata la partecipazione del Segretario Provinciale SERGIO BLASI,
 

Data l’importanza dell’argomento, Vi invito ad intervenire e ad essere puntuali.

 
Cordiali saluti.

                                           L'Ufficio di Segreteria

 




postato da: vitobaglivo alle ore 10:41 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti, locandine, ricevo e pubblico
martedì, 19 giugno 2007

 Paz! - Vedi versione grafica con cast
E' la locandina di un film su Andrea Pazienza,
genio del fumetto morto distrutto dalla droga.
Un genio sparito per colpa della Scimmia.
.
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.
.
Vi devo confessare una cosa: da quando ho saputo il nome degli arrestati della retata di oggi sono stato colto da una forte depressione.
Non certo per i capi dell’organizzazione, ci mancherebbe, gli sciacalli vanno isolati, ma per le ultime pedine.
Ci sono ragazzi, uomini ormai, che conosco abbastanza bene. Sono persone che hanno avuto brutte storie da ragazzi, che hanno fatto di tutto per uscire bene da queste amare esperienze.
Rivederli invischiati in certe brutte storie mi deprime. Ma la droga è proprio CAROGNA!
Praticamente c’è quasi l’impossibilità di uscirne, di divezzarsi completamente, di essere liberi psicologicamente.
La scimmia è sempre lì a torturare queste persone, ha azzannarle, a distruggerle. Famiglie rovinate, attività distrutte, sentimenti macerati. E inutile che lavori, che hai una famiglia degli affetti dei figli.
La Grande Carogna ti schiavizza e ti toglie tutto.
Sembra che certe cose siano lontane da noi, che il fenomeno devastante degli anni ottanta stia prendendo la via delle pasticche o della polvere creando altre distruzioni, altre sconfitte, altri dolori, altri vuoti, altri tormenti. Ormai sembra che certe storie disperate siano enucleate nel cellophane della repubblica delle Veline. La società edonista della patinatura televisive sembra dimenticare gli ultimi, gli emarginati, le vittime della droga.
Ci si accapiglia sulle dosi ammesse senza parlare mai della distruzione delle anime.
Trovarsi davanti ancora queste distruzioni dentro casa, sapere che quel ragazzo, quell’uomo dolce, educato, sorridente, lavoratore, pulito, ordinato, affettuoso padre è una vittima della scimmia mi sconvolge.
Mi distrugge.
Sembra che a questi sprofondamenti dell’anima non ci sia possibilità di redenzione. Capisco chi ha passato queste esperienze e dice che chi non le ha fatte non può capire. Sarà vero.
Noi non le possiamo capire.
Forse perciò mi tormentano.
Evidentemente ti macerano dentro. Però pochi ne escono definitivamente.
Ragazzi : ATTENTI! Non ne vale mai la pena distruggersi.
C’è sempre qualcosa per cui non ne vale mai la pena. Nessuno può controllare il baratro.
E’ questo il dolore.
Quando hai fatto di tutto per staccarti dal tunnel della disperazione e della dipendenza ci può essere sempre un ritorno, il richiamo del vuoto a fregarti, a fotterti. E’ questa la vittoria del male. E’ orribile.
Sto proprio male.
L'ineluttabilità mi fa paura.
 

postato da: giusepperesta alle ore 21:24 | link | commenti (30)
categorie: sfoghi

Matera
 
Jazz Festival di Basilicata
G E Z Z I A M O C I     2 0 0 7
XX edizione
 
 
Le vie del Jazz
viaggio itinerante nelle vie e nelle piazze del Jazz a Matera
 
dal 30 agosto al 3 settembre
 
Le Vie del Jazz nei SASSI SONORI
 Nello splendido palcoscenico dei Sassi di MATERA si svolgerà dal 30 agosto al 3 settembre la ventesima edizione del Gezziamoci, uno dei più titolati festival jazzistici del meridione, che vede la presenza di band e musicisti di grande rilievo fra cui le Tetes de Bois, Lino Patruno & His Blue Four, Les Manuages, Larry Franco Quartet, Cirko Guerrini, Sax Four Fun ed altri.
I conceti serali saranno preceduti da aperitivi musicali con un banditore che guiderà il pubblico attraverso i vicoli del centro storico, per l’occasione intitolati ai personaggi celebri del jazz, accompagnati dalle note delle Street Band e dalle parole di attori e cantastorie.
Per chi non ha problemi a fare le ore piccole. All’alba di domenica 2 settembre è prevista all’alba una escursione con colazione con prodotti tipici per una suggestiva performance all’aperto di sassofoni in uno dei posti più incantevoli del Parco della Murgia Materana. Negli stessi giorni si terranno incontri del gusto con prodotti tipici, laboratori lungo gli itinerari e nelle piazze degli spettacoli.
 
Concerti, Escursioni, performance con banditori, guide in compagnia di:
 
TETES DE BOIS
CIRKO GUERRINI & Massimo Ottoni (produzione multimediale originale)
LINO PATRUNO & HIS BLUE FOUR
SAX FOUR FUN
COULEUR MUSIQUE DI GIAMPAOLO ASCOLESE
(progetto multimediale dedicato alla pittura nel quale vengono descritte musicalmente alcune opere tra le più belle del millennio trascorso)
MATERA STREET PARADE
FANFARA POPULARA
JAIL – BREAK (produzione originale della Scuola Onyx)
LES MANUAGES la musica degli zingari
LARRY FRANCO QUARTETTO
OLIVOIL JAZZ BAND
FUORI FASE(produzione originale della Scuola Onyx)
MASQUENADA
MACHINE DES SONS
Big Band del Conservatorio “Duni”_Matera
JAZZ MOMENTS
QUINTETTO INTROVERSO
 
Convegno
La qualità della cultura....la cultura della qualità
 
 
MOSTRE
29 agosto – 2 settembre
Il Jazz in vetrina
Mostra fotografica negli esercizi commerciali del centro storico
 
 
Gezziamoci
A cura dell’Onyx Jazz Club_Matera & Comune di Matera
 
 
In collaborazione con:
Regione Basilicata - Dipartimento Attività Produttive
A.P.T. Basilicata (Fondi Unione Europea – POR 2000-2006 Misura IV.6-Azione A)
Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico della Basilicata_Matera
Ente Parco della Murgia Materana
Conservatorio di Musica “E. R. Duni”_Matera
Corsi di Musica Onyx
Ass. Amici del Parco della Murgia Materana
Videouno_Matera
Audionova – Matera
CASAM trasporto pubblico urbano
Ferula Viaggi
B&B il Vicinato
 
Programma Operativo Regione Basilicata 2000/2006 PISU Matera.
Festival cofinanziato dall’Unione Europea
 
Sponsor ufficiale
Banca Popolare del Materano
 
Peugeot
Lion Service
 
Riduzioni per chi soggiorna negli alberghi della Città dei Sassi convenzionati con il Gezziamoci
 
 
 
Onyx Jazz Club via Cavalieri di V. Veneto, 20 – 75100 Matera
0835/330200 – 348/2772385 – 328/4561652
 
il nostro sito internet è cambiato da gennaio 2007 è
info@onyxjazzclub.it – www.onyxjazzclub.it

postato da: giusepperesta alle ore 16:53 | link | commenti
categorie: ricevo e pubblico

AUGURI GIUSEPPE

Auguri, auguri a Giuseppe, a ll’amicu mia,

ca prima ti me, a lli cinquanta anni e rriatu.

Ae quarantacquattru anni ca ni canuscimu,

e mai, na  pigghiati pi fessa lu icìnu.

A lli scole lementari,  n’imu canusciuti,

pi cinque anni n’imu ccumpagnati.

A lli scole medie, n’imu lassati,

poi n’torna ccucchiati, a n’capu ll’annu  n’torna scumpagnati.

Carusi  n’imu ttruati, fore ti casa pi fatia a nnu tàulu ssittati,

murtatella, parmiggianu, lambruscu,

a sgrasciù  imu mangiatu e  imu ivutu.

Randi? Ti nou, n’imu n’torna n’cruciati,

stà fiata erame sposati e ddi fili n’turniciati.

Sé scriù poesie, la corpa e ssua,

io, nu picca ti tàule, na fiata n’di capìa, ma cu llu tiempu, jata a mme,

aggiù cangiatu fatia.

E ccà lu tottore mia, era  lu papà sua,

cquantu fiate l’aggiù istu a ccasa mia,

pi mme, pi ffraima , pi mmammama e sirima.

Ormai, pi cquantu tiempu ca ni canuscimu,

tegnu n’addrù frate a mme icinu.

Auguri n’addhrà fiata, frate mia,

ca pi lli primi cinquanta,

ha bbistu la vita, comu sé ccunzata,

li prossimi nuanta,

nò ssapimu comu ni li manda.


postato da: localo alle ore 13:20 | link | commenti (1)
categorie: poesia, cantastorie

 La polizia accusa: il servizio segreto uccide - Vedi versione grafica con cast

 

 

Droga: CC smantellano clan vicino a Scu, arresti

Al vertice, per i militari, Carlo Vaglio 50 anni di Galatone

(ANSA) - GALLIPOLI (LECCE), 19 GIU - Smantellato un gruppo di trafficanti di droga, guidato da un uomo ritenuto vicino al clan Dell'Anna della Sacra corona unita.Sono state eseguite 17 ordinanze di custodia cautelare in carcere contro 17 elementi della criminalita' salentina. Nelle indagini svolte in varie regioni, sono state sequestrate ingenti quantita' di droga e arrestati tre uomini che si erano stabiliti a Bolzano, a Cuneo e a Macerata. Al vertice, per i militari, c'era Carlo Vaglio, di 50 anni, di Galatone.


postato da: giusepperesta alle ore 12:08 | link | commenti
categorie: nontuttisannoche

Buon Compleanno!

 

 al nostro caro ed amato

e visto che mi trovo la faccio completa ed un pò di"captatio benevolentiae" non guasta:

al Prof. Franco Miceli

- SINDACO -


postato da: mpuliticare alle ore 06:29 | link | commenti (14)
categorie:
lunedì, 18 giugno 2007

Galatone perde il Cinema del Reale

Quest'estate la rassegna del Cinema del Reale che tanto ha dato a Galatone in termini di immagine e di successo commerciale e ricettivo non si farà.

O meglio, si farà a Specchia.

Galatone non ha fatto niente per mantenerla. Niente archivio del Cinema del Reale, niente soldi promessi, niente logistica, niente Palazzo Marchesale.

Si farà invece a Specchia, comune dove il senso del territorio funziona alla grande tanto che è stato inserito frai cento borghi più belli d'Italia.

Potevamo sfruttare alla grande questa rassegna cinematografica e non ne siamo stati capaci.

Rischiamo di vedere Giuseppe D'Oria abbronzato in gonnellino e con la lancia in mano (come aveva promesso).

Peccato!

Intanto ieri sera a Serrano, frazione incantata del comune di Carpignano, c'erano cinquecento e passa persone a sentire le poesie di Adonis, grande poeta siriano premiato col premio "l'olio di Poesia".

Serrano, sapete dov'è? Ci siete mai andati? Esiste sulla vostra cartina?

Eppure c'era mezza Provincia di Lecce, c'era Gherardo Colombo, c'era cultura e vita, pensieri alti e poesia.

A Serrano, praticamente un rione di Galatone.

Alla faccia nostra

Alla faccia di questa "politica culturale " che mai decolla stretta tra le beghe di bottega e i parrucconismi d'antan.

E ci sarà da aspettare.......

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 22:05 | link | commenti (4)
categorie: grilloparlante
venerdì, 15 giugno 2007

FIRVIMU

 

 

 Sé tinimu motu sangu intra lli vene e firvimu,

no n’ète sulu corpa noscia,

firvimu e sùtamu, puru cquandu  face friddu,

cquandu ete, jernu cupu,

pi cquiddhrù ca faciti e ppi comu bbi cumpurtati.

Tuttu ti paru, zzumpamu intra lu sonnu,

pi lli pinzieri, ca ni tornanu a mmente,

comu nà ferita ca si apre, ti nu corpu ti curtieddhrù,

ca imu pigghiatu, a llu pizzulu sittati.

Pinzieri ca vonu e bbeninu, tanti pinzieri,

tantu randi pi cquantu rande ete la notte.

Parimu cristiani ti l’addhrù mundu,

pi cquiddhrù ca ticimu, pi ccomu la pinzamu,

pi cquiddhrù ca circamu.

Forse, mancu  amici cchiùi tinimu,

istu ca puzzamu cquandu cuntamu e,

sempre circamu pi llu giustu cu ccumbattimu.

Ma nonè dittu, ca nò sbagliamu,

sbagliamu e cquantu sbagliamu,

però, la cuscenza a postu la tinimu.

Puru ca puzzamu, cquandu teninu bbisognu,  

sapinu a ddhrò nonu ttruare,

simu comu tante lampatine pronte, ca sònu ddumare.

Ma mi tispiace, stà fiata, no ssonu ddumate.

Rrianu comu palombi janchi nnamurati,

o comu gabbiani a lla ista ti lu mare,

cu tti cercanu lu favore,

si n’di vonu stizzati sé ni tici none.

Ecco pircè poi firvimu,

firvimu cquandu pi fessi inimu pigghiati,

ti ùi ecchi n’gallirati o ùi curciuli, mienzi m’ppinnati.


postato da: localo alle ore 12:52 | link | commenti
categorie: poesia, sfoghi, cantastorie, cosedaelezioni, scherzi e ironie
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