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lunedì, 30 aprile 2007

Pubblico il mio articolo apparso sull'ultima "LA VOCE DI NARDO'":

La versione integrale del giornale è visibile consultando

LaVoce diNardò n.2/2007 ed.pdf

 

Nardò vista da(l) vicino.
 
Per commentare da estraneo quello che sta succedendo a Nardò alla vigilia delle elezioni comunali ci vuole una bella faccia tosta se “il critico” proviene da Galatone.
Il detto poco se mi considero e molto se mi confronto di questi tempi e in simili sabbie mobili non mi pare applicabile sfacciatamente. Di fatto la scena politica attuale, frammentata e pervasa da una incoerenza massima e da una credibilità minima, non lascia scampo a nessuno.
La sgangherata scena politica di Nardò fa pensare al famoso mezzo gaudio in quanto anche Galatone non ride. Tutt’altro. Il mal è proprio comune. Solo che da una parte, Nardò, non propone niente di nuovo se non la “lista dei quarantenni”, perpetuando un compatto dejà vu anacronistico con tante migrazioni e travestimenti ed una sostanziale stagnazione; dall’altra, a Galatone, la scena si disintegra in una miriade di candidati sindaci ognuno per sé ma nessuno per tutti. Però non manca, anche qui, una stagnazione d’idee cancrenosa. Cambia tutto per non cambiare niente. Come non mancano conversioni, esodi e diaspore, sia chiaro. Ma, quelle si sa, fanno parte del gioco.
Anzi: sono la parte più pepata delle elezioni, e, se proprio vogliamo, l’unica vera cosa intrigante di un panorama stantio di programmi vuoti, demagogici e indifferenziati.
Le origini profonde dello sbandamento della politica nei due paesi sono, però, ascrivibili ad origini culturali e sociali diverse.
Nardò la conosco abbastanza bene, ma non tanto da farmi influenzare per esserci troppo dentro. Sarà perché ho un quarto dei miei cromosomi neretini DOC, saranno i cinque anni di frequentazione scolastica, senza contare lavoro e amicizie che sempre ho avuto da queste parti, ho sempre riservato a Nardò affetto e una certa bonarietà nel giudizio.
Seguo abbastanza la cronaca neretina, un po’ col giusto interesse del vicino di territorio e poi per vedere come vecchi compagni di scuola, amici e conoscenti si posizionano nello scacchiere politico cittadino sempre instabile e foriero di sorprese.
L’idea che si ha dall’esterno dello scenario politico di Nardò è di un grande frullatore che macina azioni all’apparenza incomprensibili ai non addetti ai lavori.
Ad esempio: il Sindaco in carica viene sfiduciato a pochi giorni da fine mandato, poi salvato in un weekend e in fine, dagli stessi sfiduciatori, candidato “unanimemente” solo poche ore dopo la sfiducia. Senza contare che è sempre il sindaco che ha fatto prima il sindaco di destra e poi quello di sinistra.
Il Candidato Sindaco di Centrodestra, poi, è prima bocciato alle politiche e poi candidato alle comunali.
Materia oscura per gli estranei! La “o” chiusa per la quale sono sfottuti i galatei diventa “o” aperta di sentita meraviglia.
Ma al di là di queste tortuosità la situazione politica di Nardò va, secondo me, inquadrata nella situazione socio - culturale neretina, che è, quella sì, diversa da quella Galatonese.
La popolazione di Nardò tra l’essere e l’apparire si è sempre collocata piuttosto nel sembrare.
La fighettaggine del neretino medio è proverbiale in tutti i borghi del circondario. Mentre a Nardò l’arrampicata sociale è uno status irrinunciabile e persino doveroso, a Galatone è stata sempre fonte di scherno. Dall’esterno colpisce questa smania tutta neretina di allinearsi ad un canone piccolo borghese condiviso. La frase chiave dei neretini è quel “comu quiddhri bueni” che spinge il cittadino del Taurus a comportarsi come quella che soggettivamente reputa crema sociale. Questo deve implicare un grande lavorio per stare al passo nel vestirsi, nel motorizzarsi, nell’atteggiarsi, nel frequentare circoli, nel giocarsi fortune. Tutto al disopra delle reali possibilità. Insomma un paese di Cicale spendaccione e edoniste che mal si confronta con la proverbiale “oculatezza” delle Formiche galatee, tanto sparagnine da essere più e più volte fregate, come hanno mostrato i vari scandali finanziari assurti ai disonori della cronaca, dalla loro stessa smania di accantonamento e di avidità.
E poi, Nardò, città popolosa e terziaria, di antiche nobili origini agricole latifondiste poco rivalutate, conserva una socialità chiusa e provinciale che finisce col racchiudere tutto in un microcosmo racchiuso nei riti collettivi che si consumano sulla Villa, nella Piazza, a S. Caterina, nei Club come se il resto non fosse degno di nota, di considerazione, come se al di fuori dei rituali consueti ci fosse il niente. Ci si chiude in quel “nui chiù nui” che esclude altri crucci ed altre prospettive. Uno spagnolismo vischioso che sopravvive ai secoli ed al mondo che cambia.
D’altronde i forti choc degli anni ottanta, l’assassinio di Renata Fonte e quello dei fratelli Vaglio, non pare abbiano portato a riflessioni profonde sullo status sociale e culturale neretino, ma, dall’esterno, sembrano essere scivolati sopra Nardò senza lasciare altro che, almeno per la povera Fonte, compassate commemorazioni. Niente pare essere stato metabolizzato, riflettuto, modificato.
Così Nardò sembra essere paralizzata in una partigianeria di casta, di gruppo, dove la politica è appartenenza di convenienza, dove non si discute e si progetta, ma ci si limita a parteggiare per ceto e per gruppo senza affrontare problematiche, idee di programmazione e sviluppo.
Il centrosinistra è favorevole allo sfruttamento del territorio pur di avere un posto barca in più, un chiosco sugli scogli o svende il suo paesaggio macchioso e le sue suggestive masserie alle torri eoliche pur di permettersi un effimero introito comunale, perseguendo l’uovo oggi e non considerando mai la gallina del domani. Spreco da cicale, appunto. E di sinistra dura e pura se ne vedono solo tracce isolate, inascoltate e poco incisive.
Dall’altra parte un centrodestra parolaio e arruffone che critica al centrosinistra quelle cose che quando ha governato non ha saputo affrontare o risolvere. Come la deturpante discarica di Castellino passata indenne sotto tutte le compagini che si sono alternate sugli scranni del Palazzo Acquaviva. O come l’arredo urbano delle marine.
Insomma una politica dell’apparire, del “contare”, fatta più per mettersi in evidenza e per interessi di casta piuttosto che la politica arraffona e speculativa dei cugini galatonesi.
Nardò, la più popolosa città e il più grande feudo della provincia di Lecce, il più lungo litorale d’Italia prima della separazione da Porto Cesareo, con piazza Salandra fra le più belle piazze d’Italia, un centro storico ricco, non dimostra mai una classe politica all’altezza delle sue potenzialità. Si vivacchia ancora sul posto ricevuto dai passati carrozzoni PSI – DC senza pensare di creare uno sbocco per le nuove generazioni. Poco si muove, niente viene ideato per caratterizzare la città dal punto di vista produttivo, culturale, turistico. Anzi il turismo sembra essere visto più come male imposto che come risorsa. E le risorse culturali ed umane sembrano apprezzate e valorizzate più fuori dalle mura cittadine che dentro. Manca uno scatto, una spinta in avanti. Manca consapevolezza e slancio innovativo.
E poi Nardò è il posto dove la prima teatrale ha solo risibilmente pochissimi biglietti vendibili perché il resto è patrimonio esclusivo dei soliti “quiddhri bueni”. Tutto nel solito stile da antico hidalgo ispanico d’antan.
Allora, cosa si pretende di più da questa società? La politica ne è figlia. Già è tanto che le coalizioni si siano presentate alla fine unite, già è tanto che un gruppo di quarantenni cerca visibilità fuori dalle solite conventicole, già è tanto.
Lo sviluppo equilibrato e consapevole di questa grande e bella città e del suo territorio, il suo rilancio sempre abortito potrà aspettare ancora. Come la struttura del Nosocomio diventato nosocomio di sé stesso. Ora i politici sono troppo presi a cambiarsi casacca ed a travestirsi. Lasciateli fare campagna elettorale. Lasciateli esibirsi. E’ questo, in fondo, importante.
Subito dopo riprenderà l’entra ed esci dalle file dei partiti, la giostra delle poltrone degli assessorati, la roulette dei profumati posti di consulente. Dopo, Destra o Sinistra che sia, riprenderà a girare la porta girevole del Grand Hotel di Palazzo Acquaviva. I “tornelli” degli stadi, in confronto, sono niente.
Anche qui, dopo, si penserà più ai personalismi che ai contenuti, ad accontentare più i fidi sostenitori che gli elettori. Molto crucciati dal contingente presente prossimo che dal futuro.
E allora, per quanto riguarda questo aspetto, parafrasando Cesare Cremonini cantore dei nostri tempi, lasciatemi dire “ i galatei e i neretini sono uguali”!
 
 
Giuseppe Resta


Contrordine compagni:

La Margherita è stata accettata.

E pure la Civica.

Le supposte irregolarità, pare, che non siano state così irregolari.

Così si suppone.

Insomma: prima Margherita è stata rimandata e poi promossa.

Strano per chi si sente primodellaclasse.

Sempre brutta figura è stata, ma......se ne guadagna certamente in Democrazia e Pluralità.

Non sarebbe stato giusto che l'inettitudine di un presentatore male accorto si fosse ripercossa su un vuoto rappresentativo di partito e, quindi, sullo sbandamento degli elettori.

La Democrazia non può essere fermata da pressappochismo e arroganza.

E poi..............

Ve lo immaginate il Dott. Fracasso candidato unico del DS?

Assolutamente esilarante!

Neanche la più contorta legge del contrappasso avrebbe potuto immaginare tanto!

Meglio così.

.

 

 


domenica, 29 aprile 2007

Dedicata a lla zza Maria e llu zzu Ninu.

 

Pare jèri, cquandu bbiti sposati,

ma, tra stìenti e malanni,

sò passati già, cinquant’anni.

Cqinque fili, iti crisciutu,

cà ti niputi, bbonu bbinchiatu,

ma attenti stati, ca n’cora no nònu spicciatu.

Ocè, a nnu tàulu, cu lli canìate e lli canìati,

bbonu ssittati, ti niputi, fili e carusi,

bbonu tturniciati.

Mò pinzati, ecchi, ecchi, cu campati,

ca, a spese oscìe, nui purtamu a n’capu,

ognè annu cu mmangiamu.

Te, zza Maria mia, nò tti schiantare,

ca friseddhrè e purpette,

cì sape n’cora, cquantu n’da priparare.

E tte zzu nì, no n’ci pinzare,

ca finchè campamu,

l’onore, cu mmangiamu a ccasa tua,

sempre nui, figghi o niputi, ti l’imu ddare.

A pparte li scherzi,

amabbe, comu sempre iti fattu,

sé no, m’prima, m’prima, strazzamu stù contrattu.

Galatune 27 bbrile 2007


postato da: localo alle ore 20:59 | link | commenti
categorie: poesia, locandine, cantastorie
sabato, 28 aprile 2007

PIZZA ACROBATICA

ALLA PIZZERIA PULCINELLA

SPECIALITA'

PIZZA ALLA MARGHERITA

SOLO DOMANI

SI SA

SE E' PRONTA

 

 

 

 

 

 

 

 


MAGHI E CARTOMANTI

 

 

AAAAAAA  Cercasi  mago, per fornitura di 7 litri , di  filtro magico, che bevendolo  induce al  voto per liste in cerca di anime gemelle.  tel. nel primo pomeriggio al n. 77493721.

 

AAAAAAA  CARTOMANTE offresi per consulto sfera di cristallo, per anticipare future proiezioni ed eventuali alleanze. Regala strategie, così, come vengono fuori, al taglio del mazzo. Chiamare al calar del sole al n. 774977497749.

 

 

ECONOMIA

 

AAAAAAA     Cercasi giovane dinamico, per apertura e chiusura sede elettorale. Ottima retribuzione e prospettiva di un futuro impiego come usciere. Chiamare orario d’ufficio al n. 372137213721.

 

AAAAAAA      Abbiamo urgente bisogno di giovani ambosessi per serata danzante in discoteca del luogo, pagamento a serata conclusa. Preferito l’abito in maschera, per eventuale doppiogioco. Gradita la prenotazione, si prega di chiamare al numero 7777777, per confermare.

 

 

 

VARIE

 

AAAAAAA   Cercasi giovane bella presenza, benpensante, sufficiente diploma media, automunito e fornito di  bancomat, banche del luogo per una prossima selezione di canditati a candidatura  Sindaco. tel. ore pasti al n. 777217714.

 

 

AAAAAAA  Cercasi canditati per lista civica, d’appoggio, a candidato sindaco solo e malfermo sulle gambe, e preferita la residenza in provincia di Lecce, automuniti per volantinaggio e affissione manifesti in ore notturne. È gradito il pantalone a zampa di elefante, per essere sicuri, in caso di fuga, di poter fare il passo più lungo della gamba o zampa. tel. a tutte le ore al n. 7714771477.

 

AAAAAAA  Regalasi in contrada Bascetta, tettoia in amianto stagionato e dipinto di bianco pallido. Depositata all’aperto, ed in prossimità di alcune case, subito dopo la curva per facilitare il  carico e scarico del materiale in questione. Graditi camion 7 assi per poter effettuare viaggio unico. tel. al n. 717171717.

 

 

 

CERCO TROVO

 

AAAAAAA  Cercasi locale in affitto per periodo elettorale, e preferito il centro del paese per maggior visibilità e fumo negli occhi.

Graditi locali con vista su più strade, per poter meglio controllare simpatizzante, amici ed elettori al passaggio davanti alle vetrine.  Pagamento dell’affitto a spoglio effettuato, per momentanea mancanza di liquidità. Tel al n. 070707070.

 

 

 

AAAAAAA   Cercasi, cerca voti a domicilio, per candidato sindaco giovane, piacente ed istruito. Offresi massima disponibilità nell’offrire quello che meglio crede in cambio del voto. Il  pagamento avverrà a pacchetti di voti ottenuti, o presunti tali. Il costo si aggira, su di  un’euro per sette, con il resto di due.

Se veramente interessati tel. Ore ufficio al n. 1721721727.

 

 

 

AAAAAAA   Cerco posto in pianta stabile, in  comune, per amica intima e disponibile ad eventuali orari notturni.

Offro un pacchetto di voti famigliari ed extrafamigliari, di circa 77 quote. tel. a tutte l’ore al n. 7717717717 per contrattare.


venerdì, 27 aprile 2007

Se qualcuno ancora crede che sia meglio una serata in pizzeria piuttosto che stravaccati davanti al televisore.

Se qualcuno ancora crede che ascoltare buona musica faccia bene al corpo e allo spirito.

Se qualcuno ancora crede che ascoltare del buon rock sia ancora lecito nella terra dei tamburelli.

Se qualcuno ancora crede alla differenza tra lento e rock, e vuole essere rock.

Se qualcuno ancora crede (?!) di trovare tutto questo venendo ad ascoltare la Nuova Dimensione in concerto.

Se qualcuno ancora crede alla befana, venga questa sera all'Araknos di Aradeo, l'indirizzo non lo so, chiedete ai vigili.

L'importante è credere!!!

 


postato da: pasqualechirivi alle ore 16:32 | link | commenti (2)
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 La lettera d 
Ho stamattina ricevuto in cassetta una gradita lettera chiarificatrice del recensore del programma pubblicato da vitobaglivo sulla Bacheca di Galatone e linkato su questo sito.
E subito dopo un aperto e ancora più gradito scambio diretto di opinioni “dal vivo”.
E’ chiaro che i commenti sono scaturiti non dall’”alibi” di rivolgersi ad un anonimo ma dalla incontrovertibile e fondamentale “questio” che si rispondeva ad anonimo non conoscendone vita, miracoli, azioni opere ed eventuali omissioni.
Il solito limite e “difetto” di chi si manifesta anonimamente.
Di fatto l’autore del programma anonimo non è né mai è stato se non per la volontaria e autonoma decisione di vitobaglivo.
(che è l’unico, ad ora, a poter rimediare)
Si continua a pensare che le idee sono comunque valide a prescindere di chi le proponga. Non è sempre così. Perché alcune idee possono essere “pesanti” e forti proprio perché supportate da una firma.
E viceversa.
E poi, ditemi quello che volete, ma la firma vale. Chi è professionista (non chi lo fa, che è cosa diversa) sa che la firma ha un valore giuridico, oltre che etico. La firma si appone coscienziosamente e si NEGA altrettanto coscienziosamente; anzi con ancora maggiore coscienza che nell’apporla.
D'altronde sui blog si combatte una strenua battaglia per eliminare l’anonimato e non vedo perché chi anonimo non è sia reso da altri.
 
Pertanto le critiche sono state mosse “a spiovere”.
Se si fosse conosciuto certamente l’autore, che ripeto mai è stato anonimo ma reso anonimo fuori dalla sua espressa volontà, alcune cose non si sarebbero potute né pensare né dire. Altre, al limite, si, forse anche più severe ma certe altre no sicuramente.
Pertanto alla luce della “rivelazione” dell’autore certe mie affermazioni sono da ritenersi non misurate.
Ma l’errore non è certo mio – di ciò non ho di che scusarmi con nessuno -, ma, permettetemi, di chi ha reso anonimo un Signore che è aduso a firmarsi e prendersi ogni responsabilità.
In tutta onestà posso dire che leggendo il programma avevo avuto l’intuizione di chi fosse l’estensore ma, non trovando la firma, ho pensato, proprio per questo, di essermi sbagliato. Inoltre la successiva difesa di vitobaglivo mi ha ancora più fuorviato.
 Scappo dalla Città 2 - Vedi versione grafica con cast 
Chiarito l’equivoco rimane un concetto “a prescindere”: la situazione urbanistica, d’arredo, di traffico e di impluvio di piazza S. Antonio deve essere accuratamente studiata. Forse il rondò, anzi senz’altro, non è la panacea, ma lasciare quello spazio urbano con una situazione di quinte così qualificate, con uno dei rari reliquati di verde pubblico lasciatoci e peraltro connotato da un monumento di memoria collettiva di alta valenza simbolica, storica e morale, con una funzione qualificante di “porta” cittadina nello stato in cui è da anni è veramente squalificante, per il nostro paese, per chi ci governa e per chi ci ha governati. Ma è soprattutto squalificante per noi cittadini pecoroni abituati a non vedere tutto quanto è ANORMALE considerandolo tutto normale (ricordate un mio racconto sul Giornale di Galatone dell’emigrante che torna dopo tanti anni? Proprio da quello spazio lì partiva tutta la storia).
   Fenomeni paranormali incontrollabili - Vedi versione grafica con cast
L’errore delle amministrazioni ( di questa ultima scorsa in particolar modo, ma le precedenti non hanno mai fatto difetto) è nel prendere decisioni “storiche” ed essenziali per l’aspetto della città senza proporre un confronto con i cittadini.
C’è la supponenza del politico e l’arroganza del “lasciateci lavorare” o del “ghe pensi tutto mi”. Inoltre – non vorrei essere frainteso ma è così- si delegano a tecnici forestieri, poco addentro alle dinamiche storiche, sociali, urbane cittadine, progetti di rilevante portata.
Gli errori sono inevitabili. 
Chi non conosce fa, chi conosce guarda. L’esperienza del passato evidentemente non ha insegnato mai niente a nessuno. 
L’appalto concorso, il concorso di idee, sono merce non rara ma assolutamente inesistente.
Così Galatone perde puntualmente ogni occasione di miglioramento urbano e sociale, anche le poche cose che si realizzano sono sempre inadeguate e perfettibili.
Gli esempi si sprecano e sono sotto gli occhi di tutti.
Comunque è certo e provato che la qualificazione professionale e la competenza tecnica specifica per la politica non vale niente. Esempio?
L’ultima amministrazione ha dato a tecnici forestieri la redazione di progetti per:
 
-     Il piano di fattibilità del Parco della Montagna Spaccata.
-     I contratti di quartiere
-         Il PP per la 167 di Vasce
-         Il rondò di piazza S. Antonio.
 
Senza parlare delle direzioni dei lavori di precedenti opere appaltate o degli incarichi per l’attuazione del PRG dati sempre a tecnici forestieri.
Degli n  tecnici di Galatone o originari di Galatone operanti sul territorio nessuno, evidentemente, era degno di fiducia dell’amministrazione.
I tecnici locali ringraziano della fiducia non accordatagli.
Hanno capito che si interpellano solo quando c'è da ottenere favori e prestazioni a corvè.
  I sopravvissuti della città  morta - Vedi versione grafica con cast
Come rimane a prescindere che la parte del “programma” tracciato e pubblicato dall'"anonimo non anonimo" sulla Bacheca di Galatone, come già detto dal sottoscritto, è condivisibile al cento percento, almeno per me. 
Anzi andrebbe integrata con altre soluzioni globali e non solo particolari.
In quel programma è rilevante la presenza di "no" chiari e limpidi.
Ma anche questi non garantiscono.
Sappiamo, per esempio, che i no alle 447 della Giunta Vaglio furono generatori della prima dimissione e poi si trovò un escamotage alla napoletana.
Sui blog, in epoca in cui mi sgolavo sul disastro che si stava per compiere su piazza S. Sebastiano (e che nessuno ha ancora scongiurato: NESSUNO!!!!!!!), proposi una visione dello sviluppo della città e una concentrazione di risorse su dei PERCORSI ASSIALI INTERSECATI DI RIQUALIFICAZIONE E SVILUPPO DEL TERRITORIO.
Questo modo di pensare l’urbanistica in MACROSCALA contrasta con la solita pretesa di salvare l’insalvabile con interventi a macchia di leopardo e slegati uno dall’altro.
Come ebbi modo di contestare l’immaginifico e delirante piano triennale delle opere pubbliche , la “fiera delle vanità” della giunta passata (di fatto fallito ed inattuato, come previsto, modestamente, dal sottoscritto).
La differenza nel Tecnico e nel politico sarà proprio questa: visione “particulare” del politico contro visione globale e integrata del tecnico. Ma sappiamo che il Politico ha una visione ristretta dall’esclusivo diretto e contingente tornaconto e che i tecnici che operano a comando del politico diventano spesso solo il pennino ricattabile nelle mani del politico, dimenticando le più elementari nozioni di deontologia e professionalità.
  I padroni della città - Vedi versione grafica con cast
In ultimo ripeto il concetto già espresso: i PROGRAMMI ELETTORALI SEVONO A POCO SE I POLITICI SUBITO DOPO LA FESTA DIMENTICANO TUTTO E GABBANO L’ELETTORE. Quando ho pubblicato sul blog il programma di Vaglio dopo tre anni di amministrazione evidenziando le poche parti affrontate e le pochissime parti risolte sono stato tacciato di arcigna tigna, di essere “cattivo” .
Mi è stato detto che i programmi sono fatti solo per illudere e che era troppo pretendere la coerenza.
Giusto?
Allora è inutile farli.
Da cittadini non legati al guinzaglio del ricatto elettorale VOGLIAMO politici che garantiscano l’effettiva realizzazione di quanto proposto.
Sono stato anche stavolta contattato per la redazione di un programma elettorale. Ho ringraziato ma non mi sono impegnato.
Si vadano a copiare quello che ho contribuito a fare precedentemente.
Non mi si può prendere continuamente ed impunemente in giro (ma “per culo” sarebbe anche più sinceramente attagliato). Darò il mio appoggio e il mio tempo solo dopo prove di efficienza.
Mi cascassero le mani se spreco un altro nanosecondo della mia esistenza per “aiutare un politico”.
Ormai non credo più a nessuno di terrestre: “orpe schiuppittata”  o “cane scautatu” dicesi a Galatone.
 
Va detto, comunque, che i programmi in questa campagna elettorale sono quasi sottaciuti.
Non si fa nemmeno lo sforzo di dare un motivo valido per votare qualcuno su ciò che intende fare per la città.
Forse non è importante votare le idee ma solo le promesse e le strategie di marketing.
Questo è ormai la politica, qualcosa poco dissimile dalla prostituzione: vendita di corpi, non proposta e promozione di idee.
Ne prendiamo atto e valutiamo di conseguenza.
Il “misurarsi” in politica, oggi, non è nelle proposte, nei sogni, nelle idee e negli ideali….. giammai!
Oggi "misurarsi in politica" vuol dire misurare esclusivamente la capacità di accalappiare voti raccontando balle e promettendo lune nel pozzo.
 I delitti della luna piena - Vedi versione grafica con cast 

giovedì, 26 aprile 2007



di Marco Travaglio

 

 

 

 

 

Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet.

Questa volta è anche peggio.
L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria.
Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”.

Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado.
Non è una legge contro i giornalisti. E’ una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.

Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo (il segreto istruttorio non esiste più dal 1989) finchè diventano “conoscibili dall’indagato”.

Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa).

E’ per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. E’ per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.

Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca.
Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.

La nuova legge, infatti, da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia).

Dall’altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili.Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.
La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.

E’ pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, “la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. Le intercettazioni – che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave – sono sempre top secret.

Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel vecchio Sudamerica o nella Russia e nell’Iraq di oggi). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, eccetto “le parti che riproducono il contenuto di intercettazioni”. Troppo chiare per farle sapere alla gente.

  
E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d'appello”. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d’anni da quando sono state raccolte: alla fine dell’appello. Non è meraviglioso?

 
L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.


 A parte Il Giornale, nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L’Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del “carcere per i giornalisti”, che è un’ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l’azienda. 

 
Mastella, comprensibilmente, esulta: “Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare”. Pecorella pure: “Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione”. Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. E’ l’Unione, che nell’ elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente uccisa con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini. Finchè ce lo lasceranno fare.


postato da: giusepperesta alle ore 20:53 | link | commenti
categorie: avviso ai naviganti, grilloparlante, kattivick

“Grande è la confusione sotto al cielo; la situazione è eccellente”
 ( Mao Zedong )
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"Se esistesse uno Stato di uomini onesti e competenti, la competizione sarebbe per non assumere le redini del governo, e non, come adesso, per governare a tutti i costi "
 ( Plutarco )
"La libertà di pensiero ora ce l’abbiamo. Ora ci vorrebbe il pensiero" 
 ( K. Kraus )
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"La politica è un’ attività mediocre, riservata ai mediocri. Ritengo che non si arriverà mai a niente di perfetto, di giusto e di libero, in materia di organizzazione politica e sociale; ma occorre vivere e lottare come se si fosse convinti di arrivarci "  
 ( L. Sciascia )
"La sicurezza del potere si fonda sulla insicurezza dei cittadini" 
 ( L. Sciascia)
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"Tenersi in punta di piedi non è crescere "
( Lao – Tze )
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Siamo a Quota 7 (sette)  +
L'ottavo scioglierà la riserva?


postato da: vitobaglivo alle ore 19:39 | link | commenti
categorie: nontuttisannoche, cosedaelezioni, ma come si può

SETTE SO….………….

 

 …..Sette, so lli ggiurni ti la simana,

la fine ti lu mundu rria, cquandu si rompinu li sette siggilli,

topu ca sette Angili, sonanu sette trombe.

Sette, so lli numi ti la terra e sette, ti  lu cielu, cusì tice  l’ecchiu  tistamentu.

Lu tistamentu nòu, tice: sette so lli sacramenti, ca na ddatu lu spiritu santu,

sette, so lli piccati capitali.

Pi l’ebbrei, lu candelabbru porta sette candele.

Lu coranu tice, ca lu mundu si mmantene su sette culonne.

Sette so lli lune ca nascinu, prima cu nascanu li agnuni,

sette so lli culuri ti l’arcubalenu,

sette so lli note musicali,

sette li veli ca si llìo Salomè cquandu danzava.

Sette li opere, ti la misiricordia,

setti li tuluri ti Maria,

sette li piaghe ti l’eggittu

sette li doni ti lu Patre Nostru.

Sette l’anni ti tisgrazzie, cquandu rumpi nu specchiu,

sette, eranu li latruni,

sette, li nani ti Biancaneve.

Moti cristiani, a Galatune, teninu sette spiriti comu li muscì,

campanu a llu settimu cielu, o abbitanu a llu settimu pianu.

So picca, cquiddhrì ca sutanu sette camise,

o ca vonu, pi lli sette mari.

Cchiù picca n’cora, cquiddhrì ca mangianu minestrone ti l’abbruzzu, cu li sette virtù.

Roma, frabbicata su sette colli e cumandata ti sette re.

Sette eranu  lli meraviglie, ca n’di cuntava Filone ti Bisanziu.

Sette so lli cristiani, (finu a òce) a Galatune noscìu,

ca olinu fazzanu lu sindicu…………


l'U.C.G. a Telerama e Radio Rama all news

Ringraziamo il Presidente dell'Unione Commercianti di Galatone che, con la sua presenza a Telerama e Radio Rama all news oggi dalle ore 09.00 alle 10.30, ha difeso la ragioni del piccolo commercio, dando rilevanza all'associaizone dei commercianti.

 


postato da: carlocolopi alle ore 10:12 | link | commenti
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Per due giorni la macchinina di Gigi è andata strombazzando per tutto il paese un importante comizio:

 

        È la pioggia che va…….
Non importa se qualcuno
Sul cammino della vita
Sarà preda dei fantasmi del passato
Il passato ed il potere
Sono trappole mortali …..

(Ops! Sana autocritica, vedo........)

   E' la pioggia che vaaaa....

       E' la pioggia che vaaaa....

 

 

Previsioni del tempo?

E’ chiaro: Pioggia a catinelle, tuoni e fulmini per tre giorni.

In un’annata di secco pernicioso tre giorni di pioggia!

Meglio della danza della pioggia, meglio della cacciata in processione delle ossa dei Santi Martiri.

E vai!

 

Oggi stesso Gigi , stesso comizio, stesso strombazzamento e stessa macchinina:

- .......in caso di pioggia il comizio sarà spostato…-

Ah!

Musica ?

-         Alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà (passata l’autocritica…..)-

 

HANNO CAMBIATO IL DJ: PORTA SFIGA!

 

Veramente con questa annata di siccità mica tanto.

Forse è meglio un po’ di pioggia d’acqua che di illusioni…..

ARIDATECE IL MAGO DELLA PIOGGIA!!!!!!!!

 

-Il passato ed il potere
Sono trappole mortali

Che per tanto e tanto tempo han funzionato
Noi no vogliamo cadere
Non possiamo cadere più giù ……….-

 

MITTIIIICOOOOOO!!!!!!!

I ROKES!!!!!!!!!!!!!!

E poi?

“Ma che colpa abbiamo noi”

E l’insuperabile

“Bisogna saper perdere”

ARIDATECE ER MAGO DIJEI !!!!!!!!!!!!!!!



postato da: giusepperesta alle ore 09:45 | link | commenti
categorie: cosedaelezioni, scherzi e ironie, kattivick
martedì, 24 aprile 2007

RICEVO E PUBBLICO
... e condivido molti argomenti ...



postato da: vitobaglivo alle ore 21:17 | link | commenti (7)
categorie: ricevo e pubblico, cosedaelezioni

SERVI TI LI SERVI

 

Simu ddintati servi, ti li servi noscì.

Ti patruni a servi,

comu ete fasu, lu cirieddhrù* ti li cristiani,

pare ca tinimu macènnule* a n’capu, no rraggiunamu.

Cquiddhrù ca imu istu, ca stà bbitimu*, no nni basta,

pensu, ca a ffiate no pinzamu mancu cu llu core,

pinzamu a bbacante*, simu ombre,

ca no bbitimu e nno capimu, lu mumentu.

Nà sola cosa ete certa, lu tiempu piersu,

piersu, a rretu a lli bbandiere,

bandiere, ca sicundu lu bbisognu, cangianu* culore.

Na fiata, erame nui, ca cangiamme bandiera,

cangiamme culore, cangiamme partitu.

Mò, li bandiere onu capitu,

si m’biscanu*, si coloranu ti nòu*, cu culuri sempre ecchi*,

sempre cquiddhri sò lli culuri, sò lli culuri ti l’arcubalenu.

Ma eddhrè cangianu, nui fessi,

n’innamuramu e lli sicutamu.

 

 

 

ete fasu, lu cirieddhrù; e falso, il ragionamento;

macènnule: segatura;

ca stà bbitimu: che vediamo;

a bbacante: il nulla;

cangianu: cambiano;

si m’biscanu: si fondono;

ti nòu: nascono nuovi colori;

sempre ecchi: ma il colore dei colori e sempre quello non cambia mai.


postato da: localo alle ore 12:03 | link | commenti
categorie: poesia, cantastorie, cosedaelezioni

25 aprile 1945 – 25 Aprile 2007
62 anni di resistenza
Per una nuova stagione
Contro tutti i fascismi di ieri e di oggi
25 aprile, ore 19-23
Piazza Sant’Oronzo a Lecce
-Canti
-Interventi
-Proiezioni
-Festa di POPOLO
 
Parteciperanno i Gonfaloni dei Comuni, le Famiglie dei Caduti durante la Guerra di Liberazione e nella Resistenza partigiana, i partigiani, gli antifascisti, gli uomini e le donne e i giovani che hanno a cuore la Costituzione Repubblicana, la Democrazia, la Libertà.

Postato da GIUSEPPE RESTA,

TESSERATO ANPI n° 92493

Qualifica: ANTIFASCISTA

PER DIGNITA' NON PER ODIO

 


postato da: giusepperesta alle ore 11:46 | link | commenti (4)
categorie: nontuttisannoche, locandine, ricevo e pubblico

25 APRILE 1945:

L’ITALIA CONQUISTA LA LIBERTÀ

Quando i primi partigiani scelsero la via della lotta e salirono sulle montagne per combattere il nazifascismo, rischiarono e spesso offrirono la loro vita per affermare i princìpi stessi sui quali costruire la convivenza civile:

la libertà,

l’uguaglianza,

la giustizia,

la democrazia.

Il prezzo pagato fu altissimo: decine di migliaia di partigiani uccisi, feroci rappresaglie contro la popolazione civile che sosteneva il movimento di Liberazione, oltre 40 mila, tra cittadini e lavoratori, deportati nei campi di concentramento, eccidi, come a Cefalonia, di soldati che rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi, 600 mila militari internati in Germania, 87 mila militari caduti nella guerra di Liberazione.

Da quella lotta, che vide combattere fianco a fianco uomini e donne, operai e intellettuali, contadini e liberi professionisti di diversa fede politica e religiosa, nacque la nostra Costituzione.

Una Costituzione ancora attuale e vitale, fra le più avanzate tra quelle esistenti, non a caso difesa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani nel referendum del giugno scorso, quando si cercò di snaturarne la sostanza ed i valori.

Ma, a sessantadue anni dal giorno della Liberazione, l’Italia sta correndo nuovi pericoli. Non può essere, infatti, sottaciuto l’allarme per una ripresa del terrorismo, un nemico da sempre della democrazia e delle libertà, che ha sempre visto in prima fila per sradicarlo le forze democratiche antifasciste.

Permangono, d’altro canto, ancora oggi, i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i “repubblichini”, sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati contro il nazifascismo a cui dobbiamo in Europa la distruzione del regime del genocidio: un modo per intaccare le ragioni stesse fondanti la nostra Repubblica.

Per questi motivi, per difendere nuovamente le conquiste della democrazia, il 25 APRILE, anniversario della Liberazione, assume il valore di una ricorrenza non formale.

Il Comitato Antifascista e la Confederazione Italiana tra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, nel ricordo dei caduti, si rivolge ai giovani, ai democratici, agli antifascisti, per una mobilitazione straordinaria in tutto il Paese.

Il 25 Aprile è oggi una data più viva che mai, in grado di unire tutti gli italiani attorno ai valori della democrazia.

Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane

Fondazione Corpo Volontari della Libertà (CVL)

ANPI-FIAP-FIVL-ANPPIA-ANED-ANEI

DS-LA MARGHERITA-PRC-SDI-PdCI

CGIL-CISL-UIL-ACLI-Centro Puecher

Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo

per la difesa dell’ordine repubblicano

Postato da GIUSEPPE RESTA,

TESSERATO ANPI n° 92493

Qualifica: ANTIFASCISTA

PER DIGNITA' NON PER ODIO


postato da: giusepperesta alle ore 08:41 | link | commenti (4)
categorie: avviso ai naviganti, cantastorie, grilloparlante
lunedì, 23 aprile 2007

CENNERE*

 

Cu lla morte, sì cconzanu* o si sconzanu* tante cose,

si perde lu ricordu, o lu ricordu campa e cresce sempre ti cchiùi.

Cusì ticianu li ecchi*, ti nà fiata*.

Jò, no spettu la morte ti ciucheddhrì*, sulu la mia, cquandu olè rria*.

Stà spettu, sulu la cennere,

la cennere, ti stà focara*,

ca sa priparare, lu intisei e llu intisette ti maggio.

Tuttu stù rùcitu paisanu*,

topu tanti anni ca onu:

cumandatu, ccunzatu, scunzatu, spartutu, o tuttu a unu tatu*,

ete nu ricordu oramai luntanu.

Sè ni cquardamu a rretu*, itimu* anni ti cguerre, ti lotte fra cumpari,

ti tiempi màri*.

Itimu e ssintimu,  la mita cantare*,

zzumpandu ti na parte a l’addhrà, su lu scarratu e  llu bruciatu,

a n’cerca ti nu stozzu ti carne a mmienzu la cennere, scirratu.

Cumpagni e amici, parienti e scanuscìuti*,

onu mangiatu e bbivutu ti paru, ma mai, sonu ggirati a rretu*,

o, onu cquardatu a nnanzi,  a ll’avvenire.

Comu cani rragiati, su ll’ossu sonu sempre minati*,

nui fermi e cqueti, stimme*,

mò, cittu, cittu*, puru lu tiempu ni passa ti nanzi e nni rite a m’pacce*.

Tanti addhrì*, comu ombre o cani n’famigliati*,

ca olinu n’ossu e nna carezza,

spittavanu e spettanu a n’terra stisi*.

Mò, a cci cchiùi olè fazza cose nòe*,

sta mmentinu a mmienzu carusi ecchi e carusi nòi*,

olinu ppenzanu a nnui,

olinu cu chiappanu e ccu n’di lleanu,

finu a llu n’dore*,

ca esse ti li cessi*, ca n’turnecìanu Santu Subbistianu*.

La parabbula* comu sempre, si rripete.

 

 

 

CENNERE: cenere;

cconzanu: aggiustano;

sconzanu: si rovinano;

ticianu li ecchi: dicevani i vecchi;

nà fiatauna volta;

ciucheddhrì: nessuno;

olè rria: vuole arrivare;

ti stà focara: grande falò;

rùcitu paisanu: fermento nel paese;

….. a unu tatu: gestito, sistemato, diviso o tutto ad una sola persona dato ( appalti e potere politico);

cquardmu a rretu: guardiamo il passato;

itimu: vediamo;

tiempi màri: tempi duri; (per i cittadini)

la mita cantare: il corvo cantare;

scanuscìuti: sconosciuti;

ggirati a rretu: guardato al passato e tratto consiglio;

ll’ossu sonu sempre minati: per il potere si sono sempre azzuffati;

cqueti, stimme: calmi stavamo;

cittu, cittu: in ossequioso silenzio;

ti nanzi e nni rite a m’pacce: passa e ci ride in faccia ironicamente;

Tanti addhrì: tanti altri personaggi;

cani n’famigliati: cani ammaestrati;

n’terra stisi: nell’ombra;

a cci cchiùi olè fazza cose nòe: chi più e chi meno, vuole dare una svolta al malaffare;

carusi ecchi e carusi nòi: mischiando giovani e vecchi politici;

chiappa e ccu n’di llea, lu n’dore: vogliono risanare tutto, anche l’aria che respiriamo;

ca esse ti li cessi: vogliono eliminare anche il fetore di fogna;

n’turnecìanu Santu Subbistianu: quella puzza di fogna, che viene fuori dai tombini di piazza San Sebastiano.

Parabbula: racconto allegorico di contenuto morale.


postato da: localo alle ore 12:50 | link | commenti
categorie: poesia, cantastorie, cosedaelezioni

TUTTO IL MONDO é GALATOWN

(anche se certe volte le parti si invertono o si sovrappongono)

Manifesto

Giù le mani anche dai galatonesi

!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 


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