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domenica, 31 dicembre 2006

 

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postato da: philosophus alle ore 18:24 | link | commenti
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sabato, 30 dicembre 2006

AUGURI PER IL 2007
CON L'OROSCOPO CINESE


Le origini dell'astrologia cinese si perdono nel tempo antico.
Nessuno sa dire esattamente quando nacque. Di certo si tramando' inizialmente sotto forma di tradizione orale e si diffuse sin dal 4000 AC.

www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 22:36 | link | commenti
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E’ passato un altro anno e ancora una volta siamo qui a fare consuntivi e a sperare in un futuro migliore.
Chissà perché, abbiamo la sensazione che quel fatidico momento della mezzanotte del 31 dicembre rappresenti realmente la fine di qualcosa di vecchio e l’inizio di qualcosa di nuovo; il momento catartico, come direbbe qualcuno, che ci libera dalle fatiche e dagli affanni di un anno che finisce e ci consegna alle lusinghe di un altro appena iniziato.
Facciamo tutti finta di non accorgerci che appunto di lusinghe si tratta, di illusoria fascinazione di una notte particolare, che si prolunga al più nella successiva giornata festiva da dedicare allo smaltimento di bollicine di spumante nelle quali sublimare le residue illusioni affollatesi nello spazio troppo breve di una notte.
Già la successiva giornata riconsegna tutti quanti alla propria normalità e immediatamente l’anno nuovo di zecca assume il sapore del risaputo, dello scontato, del vecchio in altre parole.
Ancora pochi giorni di relativa evasione dalla routine, dovuta a vacanze scolastiche che gettano nello scompiglio famiglie costrette ad occuparsi della prole per ventiquattro ore al giorno, e poi arriva la vecchia Befana a donare ai bambini qualche regalo riparatore di eventuali disattenzioni di Babbo Natale e a noi adulti la cenere e il carbone di un ritorno tout court alle occupazioni di tutti i giorni.
Si fa presto quindi a perdere quella sensazione di una soluzione di continuità che il Capodanno ci regala e a riconquistare la consapevolezza di una inderogabile continuità che si manifesta nella ciclicità di stagioni che ci vedono ogni volta un po’ più vecchi e un po’ più disillusi.
Non è tuttavia il pessimismo cosmico che sembra trasparire da queste considerazioni la chiave di lettura che preferisco per definire la cifra di una giornata comunque sicuramente particolare, come quella che vede la fine di un anno e l’inizio di un altro. Il fatto stesso di stare a fare queste considerazioni ci deve ben disporre all’ottimismo, soprattutto se abbiamo raggiunto questo traguardo parziale in buona salute, senza la quale ogni altra cosa perderebbe di significato.
Quello che personalmente vorrei riuscire a fare una volta tanto, nel momento in cui tirerò il consuntivo 2006, è di spostare la domanda chiave dal classico “che cosa ho avuto da quest’anno?” al meno usuale “che cosa ho dato agli altri e a me stesso in quest’anno andato via?”.
In altre parole mi piacerebbe spostare dalla mia persona l’obiettivo della fotocamera virtuale che fotograferà l’anno vecchio, puntandolo su quelli che mi circondano per cercare di cogliere in loro, nei loro sguardi, nella considerazione che mi riservano, il riflesso di ciò che sono riuscito a dare loro, la misura di quanto sia riuscito ad esprimermi al meglio delle mie possibilità.
Posso parlare ovviamente solo per me stesso, ma credo che questo sarebbe per tutti un modo meno egoistico e più lungimirante di valutare sé stessi e di trarre opportune considerazioni utili per cercare di migliorarsi costantemente, sempre che si senta dentro di sé questa esigenza.
Fatte salve le esigenze primarie del sostentamento e del progresso della famiglia, e messe anche nel carniere le varie acquisizioni relative a quel “superfluo indispensabile” che sempre di più impegna le nostre preoccupazioni di consumatori dediti al compito di tenere in movimento l’economia nazionale, come pubblicità insegna; fatte salve queste giuste priorità, bisognerebbe poi cominciare a porsi qualche domanda un tantino più profonda, più qualificante.
Va bene, ho comprato l’ultimo grido delle play station a mio figlio, ma sono sicuro che non sia stato un modo per parcheggiarlo davanti al televisore per avere meno rotture di scatole?
Ho esaudito tutti i desideri dei miei figli non facendogli mancare niente, dal telefonino allo scooter, dal jeans firmato al PC portatile, dalla paghetta settimanale alla libera uscita quasi illimitata, ma sono sicuro di aver fatto quanto potevo per fargli capire il valore del denaro e il limite naturale della libertà, aldilà del quale non si può andare senza danneggiare gli altri? Sono sicuro di avergli trasmesso quello zoccolo duro di valori fondamentali che gli consentano di affrontare in piena autonomia le tante insidie alle quali saranno sottoposti durante il loro processo di crescita?
Ho acquistato il fuoristrada ultimo grido infischiandomene dei consumi esagerati, dell’eccessivo ingombro su strade sempre più congestionate; ho aderito allo stile di vita più spensierato all’insegna dell’usa e getta e dell’aumento incontrollato dei consumi di ogni tipo, ma sono almeno consapevole che tutto questo ha un costo per me e per la società? Sono consapevole che il benessere generalizzato non è un fatto da dare per scontato e che potrebbe avere fine in un giorno più o meno lontano se non si adotta un modello di sviluppo più equilibrato, più sostenibile per il nostro pianeta?
Queste e tante altre domande fanno mai capolino nei nostri pensieri oppure il rincoglionimento televisivamente indotto e l’imbarbarimento dei costumi dilagante ci hanno ormai privato di ogni capacità critica?
Credo sia nostro dovere chiedercelo, senza essere bacchettoni o moralisti a tutti i costi, ma con il semplice utilizzo del buon senso, che poi è la merce più a buon mercato che si possa trovare.
Altrimenti è inutile ritrovarci ogni fine d’anno con un bicchiere di spumante in mano, pronti a brindare ad un futuro migliore, se poi non facciamo niente per contribuire a che questo possa venire.
Ognuno si assuma le sue piccole o grandi responsabilità. Personalmente spero, il prossimo anno, di riuscire a dare qualche risposta positiva a qualcuna di queste domande, anche ad una sola, non importa.
Non si può pensare di cambiare il mondo in un anno, ma si può migliorare lentamente e con costanza, l’importante è provarci.
E’ questo l’augurio che faccio a tutti quanti. Buon anno!



postato da: pasqualechirivi alle ore 19:45 | link | commenti
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     auguri    

   per un nuovo anno...  

  prospero! 

 

 

L'anno Che Verrà

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità

 


postato da: giusepperesta alle ore 11:19 | link | commenti (2)
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giovedì, 28 dicembre 2006

RICORDA

!!!!!!!!

Venerdì 29 dicembre

ore 20.30

Parrocchia S. Francesco

Galatone

Concerto della

Schola Cantorum

"S. Francesco d'Assisi"

Violinista - M° Daniela Aloisi

Soprano - Elena Mignone

Organista e direttore - M° Giuseppe Pappaianni

Il Coro

Bonsi Annarita, Carmagnola Sebastiano, Calò Sandra,

Casaluci Marilena, Colazzo Pinuccia, De Martinis Paola,

De Martinis Katia, Della Torre Cecilia, Dolce Maurizio,

Doria Caterina, Fracella Anna, Gemello Corrado,

Gira Annamaria, Greco Mariella, Greco Paolo,

Ingala Daniela, Linciano Antonella, Linciano Enzo,

Longo Mauro, Maglio Annamaria, Maglio Liliana,

Martano Patrizia, Migliaccio Dario, Musca Tiziana,

Pisanò Carlo, Sergio Fabrizia, Spirito Ramona,

Tarantino Vittorio, Zuccalà Tommaso.


postato da: giusepperesta alle ore 18:29 | link | commenti
categorie: locandine
mercoledì, 27 dicembre 2006

       Muffx       

…saw the…

Nuovo nome e nuovo album per i “vecchi” Child from Hell.
I quattro giovani salentini (due galatonesi, un neretino e un tugliese) non sono veramente più CfH anche se la formazione è rimasta immutata a dispetto del nuovo nome.
Ormai i ragazzi sono usciti dall’inferno e volano in alto.
I componenti sono sempre quelli - Luigi Bruno (chitarra, voce e sintetizzatore), Paolo de Benedittis (chitarra), Amedeo Ciricugno (basso), Alberto Ria (batteria) - ma sono cambiate le sonorità, è cambiata la tessitura melodica (sì, melodica!) e la maturità di arrangiamento e di orchestrazione. A proposito: ascoltate il disco con un buon impianto. Il lavoro di studio è stato accorto e selettivo, sarebbe peccato vanificarlo con un pessimo impianto o, peggio, con le cassette del PC. Il mio vecchio e glorioso impianto Tecnichs a transistor con casse monitor si è deliziato a proporre certi suoni.
Il nuovo album, curato nella veste grafica dark e hard così come nella registrazione, è prodotto dalla Beard of Records di Savona e negli studi Sudestudio di Campi Salentina con l’apporto tecnico e filosofico della S.B.A.M. di Galatone della quale Luigi Bruno e Amedeo Ciricugno sono i mentori, le anime, i corpi tosti e solidi e i finanziatori senza finanze, gli zoccoli duri senza tacchi.
L’album si articola e si sviluppa in 10 tracce.
La prima è un “intro” che già aveva visto la luce (ma si dice così anche per le onde sonore?) nel disco “cantina di natale” prodotto da Flavio Filoni. Ha l’aria di struggente ballata un po’ ingenua, di marcetta da telefilm psicotico, ed è accompagnata da rumori di vita, gorgoglii idrici, tocchi e botti di quotidiana solitudine. Quasi un risveglio domestico tra succo d’arancia e caffè nero, radio accesa e borse sotto gli occhi, lingua impastata e nottata persa, molto sapore da prima sigaretta amara e maledetta. Pezzo ironico e beffardo. Spiazzante.
Parte forte, invece, il secondo pezzo “…saw the…” dove le radici stoner rock si sentono tutte. Suono impastato, “sporco” nel “senso buono”, "grezzo" ricercato e trovato tramite ampli datati, ritmica ossessiva (bravo particolarmente Alberto) e voce chiara dominante sopra un sintetizzatore che rende armonico il tutto.
Il pezzo “omertà” era già girato su internet; è uno di quelli al quale si fa subito orecchio. Ritmica rock-ska, con voci presenti e una melodia un po’ da paesi balcanici, da banda salentina in chiave rock – elettrico. Molto trascinante e contagioso, da canticchiare. Ed è qui che si sentono di più le influenza dei Queens of the Stone Age.
Anche la quarta pista “so fucking way it” si era già sentita su internet riscuotendo immediato successo. Ritmica incalzante, chitarra distorta a tappeto, molto “vintage”, e chitarra elettrica che gira gli armonici e svisa; intermezzi di tastiere anni settanta, molto “hammond”, che mitigano l’energia dirompente dell’insieme. Certo un pezzo di quelli che non si riesce ad ascoltare senza ballare, nemmeno se si è legati alla sedia. Immagino nei live frotte di ragazzi che pogano a sangue. Ottima l’idea del ritornello ritmico con il battito delle mani. Molto coinvolgente, da stadio. Come bello è il duetto di chitarre che fa pensare al migliore Lou Reed. Ottime le sonorità sature del basso di Amedeo.
 Ci si placa subito con la 5° traccia che nel titolo “desert” indica già le immagini evocate. Pezzo da meditazione, ampia struttura armonica e sapiente costruzione melodica su un tema dalla struttura facile ma coinvolgente. Il synth dalle sonorità datate fa pensare a certi “indipendenti” degli anni ottanta, un po’ Balletto di Bronzo e un po’ Rovescio della Medaglia. Chissà se questi ragazzi li hanno mai ascoltati....
Si ritorna sempre ai primi anni ottanta con il sesto pezzo, quel "song for you" che mi fa ripensare ai primi Litfiba, quelli che ancora bazzicavano per le Case del Popolo e i Garage dei Circoli di controcultura negli anni ottanta a Firenze e periferie. Atmosfera confermata dalla seconda parte del pezzo molto ritmica, sempre un po’ ska, con bella chitarra in evidenza e batteria tempestosa. Il pezzo racchiude  un gradevole ed apprezzabile rif di basso dalla sonorità trascinante, concludendosi con voci corali e chitarra suonata a strascino, un po’ western, un po’ colonna sonora da Quentin Tarantino, un po’ da Robert Rodriguez, di quelle in cui è lo stesso regista a suonare.
Il titolo della settima traccia “breakfast with the devil” non lascia adito a dubbi: suoni duri ed impuri, rif metallaro purpliano con “uaua” e distorsore, ritmica sincopata e aggressività dark. Non so se gli autori lo conoscono ma mi sa un po’ di Funeral for a friend dei Black Sabbath. Ed è un merito. Voce in secondo piano tra distorsioni e distorsori. Equilibrano la atmosfera gotico-elettrica, quella connotazione psyco rock, i cori vocali in falsetto e la chitarra solista - alternando giri armonici da fuga bacchiana e solismi distorti alla Page - che cercano armonizzazioni nella colata di metallo che pervade la scena musicale di questo pezzo.
La cura della composizione dell’album si nota anche nell’alternarsi delle sonorità dei pezzi che si susseguono sul CD.
Infatti “la canard”, il pezzo che segue al n° 8, è di atmosfera più lenta ed armonica. Domina la struttura un ritmo lento e percussivo, quasi un incedere in crescendo. Sotto la chitarra elettrica rimanda a spazi ampi e salati, a terre arse, a vento forte e sole giallo e denso. Una specie di lettura rock di questo Salento sciroccato e sciroccoso, forte di tinte spesse e avaro di mezze tinte. Immagino questa musica come sottofondo di una corto girato tra macchie e scogliere, tra gli odori forti del timo, le corse delle nuvole sul cielo indaco e gli spruzzi di schiuma bianca e salina. Immagino la desolazione della campagna scolpita e lo squallore dei centri urbani deturpati, barocco, biroccio e sontuosa immondizia, l’ancestrale e il post industriale, l'odore della terra e del cemento, vita e morte, depressione e ribellione. Pezzo certo ispirato e armonico, con una forte parte corale alla fine molto evocativa, quasi mitologica.
Si ritorna subito agli stilemi del post stoner col pezzo inserito al posto 9 delle tracce: “hot ice eyes”. Ben suonato a dalla sonorità accuratamente orchestrata, con un vecchio synth che da brividi nostalgici di anni settanta ma, dal punto si vista armonico, è quello che non mi è piaciuto. Non lo ho trovato personale ed originale come gli altri. Un po’ confuso e scontato. Non lo si ricorda, insomma. Qualcosa di negativo si deve pur trovare per non cadere nel buonismo stucchevole. Altrimenti anche i complimenti sanno di falso.
Per fortuna si finisce bene, benissimo con la decima traccia “my popper”, subito identificabile da un ticchettio da sveglia meccanica che immancabilmente rimanda ai Pink Floyd, così fanno le sonorità elettriche della prima chitarra. Ma l’operazione nostalgia dura poco: si ricomincia con le sonorità impastate e dure tipiche di tutto il disco, stessa ritmica battente e temi vocali duri che si lasciano addolcire da cori molto sixties creando una gradevole atmosfera agrodolce, che impasta rock dannato e rock and roll d’annata. Insomma si ritorna alle impronte digitali di questo quartetto che è maturato molto ed al quale predìco successi e fortune.
Ricordo ancora con simpatia il primo demo di Luigi Bruno, quel Good of Coincedence che mi fu passato con la raccomandazione ”guarda che è rock duro” come se un ingenuo e fresco post stoner potesse impensierire uno quasi cinquantenne svezzato con i Led Zeppelin e i Deep Purple, i King Krimson e i Pink Floyd e poi passato, nella maturazione, a godere fin del più disarmonico free jazz a livello dell’Art Ensemble of Chicago. Cosa mi poteva fare un rock fatto in casa tutto da solo da quella testa esplosiva di Luigi? Niente, se non incuriosirmi ed aspettare che quella musica crescesse. Oggi è cresciuta e cammina con le sue agili gambe.
Trovo il lavoro “globale”, non spezzettato e frantumato, ma pervaso di un motivo conduttore unico, da un’impronta riconoscibile anche dal RIS.
Il suono, il “sound” c’è, si vede, anzi si sente. E si sentono la ricerca, il gusto, la pignoleria nel missaggio e nella equalizzazione, si sente il piacere della citazione sonora, del rimando ad atmosfere datate e dotate.
Il tutto viene sapientemente condito di sorprese sonore (il basso che canta, i cori da stadio, i coretti in falsetto molto grease, l’orologio di The dark side of the moon, la chitarra suonata con la bottiglia, la batteria a tempo di ska) e tante altre chicche da intenditori, da audiofili di vecchia data.
Le invenzioni musicali sono inserite in un gioco di rimandi e di emozioni su una solida e dura base contemporanea. Mai però si perde la coerenza della sonorità totale. Nè mai si perde una sensazione ironica e un po' noir di disperata rabbia interiore mai sopita e mal addomesticata. Ancora una volta questi ragazzi si dimostrano “maturi”, attenti ai beni del passato del rock e del pop, pronti ad attingerne per rilanciare personali ed originali suoni aperti alle nuove generazioni. Ad esprimere disagio ma anche propulsività.
Così si fa: si capisce, si sceglie, si prende, si trasforma e si rilancia.
E vai!
 
P.S. Tra le pagine di copertina scopritete che c'è pure tutta Galatown dentro!
 

postato da: giusepperesta alle ore 22:18 | link | commenti (5)
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In ricordo di
Tommaso Leante.
                                                                    
L’anno se ne va, alzando, negli ultimi scampoli di tempo ancora concessogli, il fatturato di anime strappate a questa terra amara.
Come brandelli lacerati dal panno che ha ricamata la storia di questo paese, si allontanano le spoglie mortali di persone che con la loro dedizione pubblica, la loro competenza professionale hanno formato e trasformato la città urbana e sociale. 
Pezzi del passato che se ne vanno ma dei quali rimane impronta nelle coscienze e nelle cose.
Non si può, perciò, tacere la scomparsa dell’ing. Tommaso Leante, Sisi come tutti lo conoscevano fuori di firma, ma non per me che per rispetto e stima l’ho sempre chiamato “ingegnere”.
Sarebbe doveroso riconoscergli il buon ricordo della sua professione svolta eticamente sia nell’ambito pubblico che privato; o del suo impegno politico di amministratore comunale, o di quello di presidente del Comitato Culto del SS. Crocifisso; o il suo impegno nella scuola prima da docente e poi da preside.
Sarebbe indispensabile.
Ma è discorso ufficiale che mal mi si attaglia.
Potrei anche ricordarlo privatamente come caro amico di famiglia, compagno di scuola e di università di mio padre, così come sua moglie, Maria De Benedetto; alla quale sono sempre devoto e riconoscente da quando ha avuto l’ingrato compito di forgiarmi e torchiarmi da insegnante di Italiano e latino nelle Medie.
Ma qui io vorrei ricordare l’ingegnere Leante soprattutto come collega di lavoro e come esempio.
Abbiamo lavorato per anni al progetto di Restauro e Riuso del Palazzo Marchesale Belmonte Pignatelli che proprio entro l’anno a venire vedrà il suo definitivo compiersi.
Tra un progetto e l’altro di questa mala storia tutta italiana e galatea, per fortuna a lieto fine, abbiamo lavorato insieme per quasi vent’anni.
Era lui il capogruppo, per esperienza e per anzianità e non per indicazione amministrativa, dei cinque tecnici ai quali nell’autunno del 1985 fu assegnato questo progetto senza finanziamento e senza molta speranza. A chi asso e a chi figura, si sa. A noi toccò il prestigio dell’opera e la triste miseria di un incerto e squattrinato avvenire.
Fu lui a non rassegnarsi mai al naturale scoraggiamento che l’Ente comunale trasmetteva. La sua altissima professionalità intesa come filosofia morale e non solo come sapienza tecnica ci ha sempre spinti a dare il meglio e a non farci mai prendere dal lassismo che i vari insuccessi amministrativi avrebbero potuto indurre.
E nonostante l’incredibile mole di lavoro pluriennale svolta senza ricevere un pur minimo compenso, una qualsiasi gratificazione, ci ha spinto per anni ad andare avanti col solo viatico e sfogo di qualche sbuffo e qualche battuta salace, di qualche imprecazione e di qualche sapida ironia.
Il suo entusiasmo e la sua serietà, il senso della professione inteso eticamente e deontologicamente totalizzante, la caparbietà e la cocciutaggine nel portare avanti le sue valenti idee contro ogni sorte avversa e contro ogni amministrazione ballerina e ogni altra arroganza ci hanno fatto “gruppo”.
A me, allora “giovane” tecnico, mi hanno insegnato tanto.
Mi hanno insegnato che, se si è professionisti, si può e si deve servire senza essere servi. Piuttosto portatori di idee, di scienza e di tecnologia con dignità alta; consiglieri di raziocinio, coerenza e logica; cose che, spesso, il politico scorda, ma mai ridursi a schiavi né a prostitute.
Ricordo di lui la bonaria composizione delle polemiche quando si trattava di motivi futili, ma anche la burbera chiarezza quando c’era da rientrare presto nei binari del fare.
Schietto e tagliente quando serviva, paterno e dissacrante quando occorreva.
Rammento la sua dedizione puntigliosa e la sua precisione cocciuta, la sua mentalità cartesiana e analitica, le battute ironiche e la laicità con cui affrontava, da navigato, la vita ed i problemi.
Mi fa scuola la sua apertura al nuovo ed all’innovazione tecnica, sostanziata in particolar modo dall’episodio di certi libri di tecnologia che illustravano nuovi sistemi di consolidamento che io gli passai e che si lesse avidamente in una notte nonostante l’età e la pensione avrebbero demotivato chiunque.
Dimostrava ogni giorno costantemente l’attaccamento al lavoro ed al senso del dovere, alla passione per l’ingegneria coltivata con curiosità ed umiltà.
Era trainante e propositivo, positivo e concreto.
Un esempio da seguire, un maestro di cui fregiarsi, specie in questi tempi di avanspettacolo nei quali la deontologia professionale rimane spesso sui regolamenti degli ordini e la furbizia e l’intrallazzo diventano preponderanti così come il facile guadagno l’unica meta da perseguire.
È stato dritto al ponte di comando del gruppo di lavoro fino al 2002, fino alla consegna dei lavori che hanno riguardato i finanziamenti POP.
Poi, stanco e desideroso di tranquillità si dimise. Nonostante fummo in molti a sconsigliarglielo. E rifiutò ogni comodo compromesso.
Ma devo in tutta onestà dire, e peccherei di sincerità a tacerlo, che ho sempre pensato che qualche sconsiderata critica ricevuta nonostante il suo assiduo interessamento alla direzione dei lavori da chi così assiduo proprio non era gli aveva fatto spegnere il giovanile entusiasmo con il quale si era sempre distinto e dal quale io avevo sempre tratto ispirazione. Qualche confidenza fatta con paterna bonarietà me lo ha fatto intuire.
L’irriconoscenza a volte può essere devastante.
Ricordo sempre una sua previsione fatta in epoca lontana: - …chissà se mai se vedrò la conclusione di questo progetto, chissà se lo vedranno i miei nipoti……..- Lo diceva già vent’anni or sono.
E anche in questo, purtroppo, è stato preciso: non l’ha effettivamente vista.
Eppure pochi mesi fa, incontratolo in piazza Crocifisso, mentre guardava con occhio affettuoso e con professionale curiosità i lavori del Palazzo, gli ricordai la previsione – Ingegnè, stavolta ti sei sbagliato, l’anno prossimo vedrai la fine dei lavori -. E lui, come se avesse una penosa precognizione: - Non è detto, Pinù, non è detto, ancora ci vuole tempo -.
Faccio da qui voti perché l’Amministrazione Comunale che inaugurerà il Palazzo Marchesale e che lo aprirà al pubblico abbia la sensibilità di intitolare all’ing. Leante almeno una sala di questo spazio pubblico.
Lì dentro c’è tanto di lui o come tanto di lui c’è in tutta Galatone ed in me.
E’ questo il sicuro paradiso delle grandi anime: il buon ricordo delle loro oneste opere e della loro forte personalità altruistica, ricordo comune e condiviso.
 

postato da: giusepperesta alle ore 10:17 | link | commenti
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martedì, 26 dicembre 2006

COSIMO DE MITRI
UN UOMO CHE GALATONE
DEVE CONOSCERE MEGLIO



Mio professore di italiano, ho trascorso con lui molti dei miei estati, allorquando, studente di liceo, andavo ad approfondire, nel periodo estivo, le mie conoscenze classicle.

Il ricordo del Preside Fernando Maglio.


postato da: vitobaglivo alle ore 18:10 | link | commenti
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domenica, 24 dicembre 2006

Zitti!!! Sta accadendo qualcosa di grande in tutto il mondo!!!

 

 

 

Auguri di un Santo Natale a tutti. Che la pace che ci portò sia nei nostri cuori!!!


postato da: philosophus alle ore 22:17 | link | commenti
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Natale, nasce un dio, altri muoiono.
La verità non ci è arrivata né ci ha lasciato
Muta l'errore, abbiamo ora un'altra internità.

Cieca, la scienza ara una zolla vana,
folle, la Fede vive il sogno di un suo culto.
Un nuovo dio è solo una parola:
non credere o cercare: tutto è occulto.


Fernando Pessoa
(trad. Antonio Tabucchi)


postato da: mafaldalaribelle alle ore 22:12 | link | commenti (1)
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Manifesto presepe vivente frantoio ipogeo ed. 2006


postato da: philosophus alle ore 21:07 | link | commenti
categorie: locandine

Otranto, 28 dicembre, h18:30: le poesie di Cinzia Santo

Un po’ per caso, un po’ perché in certi momenti si ha il cuore ben  predisposto e un po’ anche per pura, tignosa e appassionata ricerca (o desiderio di contatti speciali), si incontrano a volte nella vita persone traboccanti di soffice delicatezza, di acuta sensibilità e d’infinita umanità, che ci riempiono l’anima di una nube di sensazioni positive e familiari ogni qual volta decidiamo di parlarci o scambiar con loro idee ed emozioni. Nascono così amicizie intense e inaspettate, anche quando per varie ragioni si è fisicamente lontani. Queste persone sono degli autentici tesori, che danno un profondo senso di pace alla nostra esistenza, aprendoci gli occhi con saggezza sul mondo e la complessità dei rapporti umani.

Negli ultimi sei anni, per i tre motivi cui ho accennato prima, ho avuto la fortuna d’incontrarne molte, di persone così. Una di queste è, senza dubbio alcuno, Cinzia Santo.

 

illustraz. x poesie diCinzia SantoCinzia, salentina che vive in Svizzera da moltissimo tempo col marito e l’adorabile figlioletta Elisa, presenterà (con l’aiuto di “Anima Mundi” e di un accompagnamento musicale) il 28 dicembre alla “Torre Matta” di Otranto, vicino al Covo dei Mori, alle ore 18:30,  il suo toccante e dolcissimo cofanetto di poesie, intitolato “Ascoltando”. Leggerà qualche poesia e poi seguirà un piccolo aperitivo. Il suo è uno stile semplice e diretto, che arriva dentro al petto con un soffio leggero simile a una carezza, raccontando con tenera naturalezza il bianco e il nero, facendo toccare con mano al lettore il senso più vero delle cose.
Tutti coloro che amano la poesia, ma soprattutto tutti coloro che amano le grandi anime che scrivono versi, sono invitati a partecipare e ad accorrere numerosi, per accogliere e abbracciare con affetto Cinzia nella sua terra d’origine, che lei ama tanto (leggi in basso i suoi versi per il sud), pur nel garbato rifiuto di chiudere gli occhi sulle sue grandi contraddizioni.
Accorrete e fidatevi.

 


Sud

 

Io

sono fatta di questa terra

del suo forte silenzio

dei sussurri del vento

che porta segreti

rubati

nelle case bianche

buie


postato da: luimariano alle ore 20:58 | link | commenti
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A proposito di Babbo Natale che scalano balconi............................

Tre anni fa, per una congiunzione astrale favorevole, riuscì ad andare quattro giorni a visitare i mitici mercatini di Natale del Sud Tirolo.

Una esperienza indimenticabile.

Molti erano i babbo Natale che scalvano le bellissime facciate delle pittoresche casette tirolesi.

Ricordo un negozio di sport a Vipiteno che aveva la facciata piena di questi simpatici pupazzi. Un vero colpo d'occhio.

Qui giù, dove i sassi si chiamano petre, non se ne erano ancora visti.

Solo che in Alto Adige l'atmosfera del Natale è ai massimi livelli:

freddo,

aria secca e frizzante,

odore di pino balsamico,

di vin brulè,

odore di strudel e Wurstel,

Birra di Natale,

slitte,

campanelle,

botteghine piene di oggetti di vero artigianato,

decori natalizi artigianali e di bellissimo gusto,

luminarie tutte bianche che sembrano stelline.

Neve.

I Babbo Natale che scalavano le facciate erano credibili, ben inseriti, decorativi e poi... scalavano!

E se non scalano da quelle parti.......

Erano nordici e stavano d'incanto a casa loro.

Come un Huski in Groenlandia.

Quest'anno si sono diffusi anche qua giù, nei paesi della terra rossa.

Vuol dire che anche la globalizzazzione commerciale impiega almeno tre anni per giungere in queste lande assolate e dimenticate.

Eccolo lì il "gap".

Solo che qui sono molto ridicoli.

A parte il fatto che scalano prevalentemente brutti balconi di muratura stile geometra anni settanta,

a parte che qui fa caldo e tira lo scirocco,

a parte che qui l'unico odore del Natale è il fritto delle pettole ed è poco aromatico ed espettorante (chissà se si frigessero in olio di pino mugo...),

a parte il fatto che le case dei nostri paesi fanno a gara a chi  è la più strana e disarmonica e c'è poco da essere romantici e pittoreschi,

a parte il fatto che a nessuno di Vipiteno verrebbe in mente di costruirsi "nu furnieddhru" mentre qui ammorbiamo il paese di tettoie alpine bruttissime,

A parte che qui i centri storici non sono isole pedonali, A parte il fatto che nelle bancarelle si vendono oggetti di brutta plastica made in China e Taiwan

a parte tutto.....

da queste parti i Babbo Natale appesi ai balconi fanno pensare a ladri di appartamenti.

A mariuoli.

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 10:01 | link | commenti (2)
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sabato, 23 dicembre 2006

«Non temete! Io vi porto una bella notizia, che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore.
Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia».(Luca 2:10-12)

... un autentico Natale a tutti



postato da: sergiospirito alle ore 20:40 | link | commenti (1)
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Natale: tutti più buoni, tutti felici,
Natale al netto di conguaglio ICI.

Natale ricco, tredicesima in mano,
Natale povero, dal sapore strano.

Natale di oblio, archiviata l’aviaria,
Natale impregnato di Finanziaria.

Natale festoso, panettone e spumante,
Natale di guerra, tormento costante.

Natale di celluloide, Boldi e De Sica,
Natale tra amici, una bottiglia per amica.

Natale di dubbi, pandoro o uva passa?
Natale sicuro di fame che squassa.

Natale in vacanza, aeroporto e Canarie,
Natale al lavoro, fatica e rotture varie.

Natale gioioso, pane amore e fantasia,
Natale amaro, che sa di eutanasia.

Natale in famiglia, tombola e canasta,
Natale al fronte, la nostalgia che ti devasta.

Natale americano, Santa Klaus e grandi magazzini,
Natale iracheno, guerriglia sangue e aguzzini.

Natale italiano, Babbi appesi ai cornicioni,
Natale omologato, c’hanno rotto li…………

Natale galatonese, di nave senza nocchiero,
Natale di speranza, che porti un sindaco vero.

Natale mediatico, sul web e Galatown,
Natale da decidersi: è Up o è Down?

Natale personale, denso di meraviglie,
Natale che auguro a mia moglie e alle mie figlie.

Natale sereno, tristezza al bando,
E’ il Natale che a tutti voi vado augurando!

postato da: pasqualechirivi alle ore 08:47 | link | commenti (3)
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venerdì, 22 dicembre 2006

BALDUNG GRIEN, Hans
Nativity
1520
Oil on wood, 105,5 x 70,4 cm
Alte Pinakothek, Munich
TANTI AUGURI  

      

"Ragazzi, vi faccio anch'io tanti auguri. Tanti auguri di speranza, tanti auguri di gioia, tanti auguri di buona salute, tanti auguri perché a voi ragazzi e ragazze fioriscano tutti i sogni.

Tanti auguri perché nei vostri occhi ci sia sempre la trasparenza dei laghi e non si offuschino mai per le tristezze della vita che sempre ci sommergono.

Vedrete come fra poco la fioritura della primavera spirituale inonderà il mondo, perché andiamo verso momenti splendidi della storia.

Non andiamo verso la catastrofe, ricordatevelo. Quindi gioite!

Il Signore vi renda felici nel cuore, le vostre amicizie siano sincere.

Non barattate mai l'onestà con un pugno di lenticchie.

Vorrei dirvi tante cose, soprattutto vorrei augurarvi la pace della sera, quella che possiamo sentire anche adesso, se noi recidessimo un po' dei nostri impegni così vorticosi, delle nostre corse affannate."

Don Tonino Bello.

                                                                                          

 



 

Di parole più adatte non ne ho trovate.... e così le ho prese in prestito da uno bravo.

Auguri di cuore

Pinuccio Resta

P.S.: ci tengo a ricordarvi che Natale è il compleanno di Gesù, per chi crede: il Verbo fatto Carne.

Certamente non è quello di Babbo Natale. 

Ricordiamolo, non dico sempre, ma almeno ogni tanto..................


postato da: giusepperesta alle ore 19:00 | link | commenti (3)
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A tutti gli amici del blog

i miei auguri più cari

di un Natale pieno di gioia!!!


postato da: SonoPollon alle ore 18:33 | link | commenti (1)
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sabato, 23 dicembre 2006

Concerto dei MUFFX

I Muffx

I Muffx nascono nell'ottobre 2006 dopo l'esperienza " Child From Hell " durata per circa tre anni ( nov/03 - ott/06 ) grazie all'idea di Luigi Bruno e Amedeo Ciricugno. I due musicisti, rispettivamente chitarra/voce e basso, avevano già militato in diverse formazioni punk e metal nei primi anni 90, pur restando divisi fino alla formazione del progetto C.f.H. hanno comunque prodotto musica indipendente attraversando diverse realta' sonore fin quando Luigi autoproduce un demo cd con 7 brani "God of coincidence" (recensito su Metal Shock n. 404 15/30 aprile 2004 e sul sito www.rockeggiando.it dove è anche possibile ascoltare una traccia). Da qui in poi comincia l'avventura attraverso lo stoner rock concepito non in maniera classica ma strizzando l'occhio verso sonorità attuali: Queens of the stone age, Fu Manchu, Masters of Reality per citare qualche influenza.

La band ritrova il riassetto con Alberto Ria, ex batterista dei Radiomorgue (special guest di Negramaro, Folkabestia, Delta-V, Misto Nocivo), partecipando alla prima edizione dell'I-Tim tour di Red Ronnie col nome di Elon. Riprendono i concerti in club e piazze fino alla produzione di un cd, ...Saw The..., prodotto dall'etichetta savonese "Beard of stars records" concepito con canoni live e senza effetti speciali, solo ampli valvolari e sinth d'annata e dannati, il basso amplificato da un vecchio ampli eko per chitarra con una saturazione naturale; 10 tracce dal suono cupo ed energico tipico del post-stoner melodico con cantato in inglese; in questo lavoro si avverte rocknroll e psyco rock, ritornelli fatti con melodie essenziali e grezze,parti strumentali e piccoli "jingle" psicotici.


I Muffx

I Sotterrani arci v. Madonna delle Grazie ,5
Copertino (LE)

 


postato da: SANITARIUM alle ore 16:24 | link | commenti (1)
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 Il mistero di Bellavista - Vedi versione grafica con cast 

Ho appena ricevuto un invito per un concerto di beneficenza.

Bel cartoncino che invita al coro polifonico di musica antica Eratu's.

Il bello è che non c'è scritto nè dove nè quando tutto ciò dovrebbe avvenire.

C'è solo scritto chi e perchè.

E si capisce anche sponsors e annessi.

Ma del dove e del quando non ve n'è traccia.

Mi giro e rigiro il cartoncino in mano ma non c'è. Giuro!

Ho anche tentato di vedere se vi fossero altre pagine. Niente.

Ho guardato controluce. Niente.

Sarà un nuovo gioco di società scoprirlo?

Misteri di Galatown!


postato da: giusepperesta alle ore 12:00 | link | commenti (2)
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Auguri ti Natale

Natale ete nu mumentu ti festa e ddi auguri, mote fiate però, nì mancanu li palore, cu ddicimu e ccù ffacimu li auguri a lli cristiani a nnui cari.
Circamu cu lli trùamu, e ddàmune li auguri a ssanta pace, cu lla spiranza cà a Natale prossimu stamu tutti n’cora a ccquài.

Cu ll’occasione, ogghiù cu bbi 'aguru nu Natale felice, nu Natale veru, cu lla spiranza ca n’cuntramu Gesù Bambinu, e pparu a d’iddhrù scuprimu la gioia cu campamu, lu sapore ti l’essenzziale, lu n’dòre ti li cose semplici, l’acqua ti la pace e ddi la fratellanza, la maregghia ti la vera libbertà e la cuntintezza ti la preghiera.

natale117.gif (29826 byte)


postato da: localo alle ore 10:21 | link | commenti (1)
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