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giovedì, 30 novembre 2006

Ricevo & Pubblico:

 

"SalenTeatro", la prima stagione teatrale organizzata dalla Parrocchia S.s. Cosma e Damiano Martiri, in collaborazione con il Gruppo Teatrale "La compagnia ti li Santi Miethici", con il patrocinio del comune di Galatone e della Provincia di Lecce, ha preso il via, ricevendo grandi consensi da parte del pubblico accorso numeroso al primo appuntamento con la compagnia "Lucia la Greca" di Parabita che è andata in scena con "Tre pecore viziose" di E.Scarpetta. Prima dell'inizio della commedia, applauditissima è stata la madrina della manifestazione, l'attrice comica Francesca Antonaci in arte "Gegia", che ha aperto ufficialmente la stagione. Ora si va avanti con il prossimo appuntamento che è fissato per Domenica 03 Dicembre 2006, sipario ore 19.00, presso il salone della scuola elementare "G. Susanna" di via A.Colitta. La compagnia chiamata ad esibirsi è la "ALITZAI 'Gruppo volontari donatori di sangue'" di Alliste che porterà in scena "...e l'ottavu giurnu creau a socra..." di W. Fiorentino.
Per informazioni sull'evento o su costi e abbonamenti contattare: PARROCCHIA S.s. Cosma e Damiano Martiri Via A. Colitta, 72 - 73044 GALATONE (LE) Tel./Fax 0833 861233 oppure Agenzia Viaggi FIFLA Via Roma, 69 - 73044 Galatone (LE) Tel./Fax 0833 863320

postato da: giusepperesta alle ore 20:10 | link | commenti
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sito ufficiale di

CLAUDIO TUMA

(ancora in rifinitura)

www.claudiotuma.com

 


postato da: giusepperesta alle ore 10:28 | link | commenti (3)
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 Cosedaelezioni:

 

pittura di Manuel Hurtado

La ragazza rivoluzionaria

 

Certo che in quei tempi essere comunista in un paesino conservatore del sud del sud era molto rivoluzionario.

Ma piuttosto che rivoluzionario era molto “scostumato”.

Un paese dove gli unici comunisti erano due o trecento braccianti agricoli senza arte né parte e una manica di giovinastri scalmanati senza patria e senza dio, un gruppo di capelloni certamente drogati e dediti al libero amore.

Questo pensavano i benpensanti.

Mai si erano, però, posti il problema quale poteva essere il libero amore per un gruppo di ragazzi iscritti al Partito dove le donne erano veramente rare. E non tutte gradevoli dal punto di vista fisico.

Maristella era una di queste ragazze.

Anche se era bella, limpida, determinata.

Di una bellezza nobile, discreta ma forte e pulita.

Gli era costato molto fare questa scelta.

E molto di più le era costato rendere pubblica la sua appartenenza ideologica ed ideale ai giovani della FGCI.

Erano state lacrime e lotte interne alla famiglia.

Lei era la terza di tre figli di una famiglia borghese del paese.

Famiglia con tante vigne al sole, chiusure sconfinate e masseria ancora attiva a produttiva.

Padre avvocato, zio magistrato, nonno notaio, prozio monsignore.

Tutti “don” e tutte “donne” nella sua famiglia.

Anche qualche strada che portava il suo cognome.

Un pedigree di borghese conservatore in un corpo ed in una mente che aveva scoperto nella adolescenza lo spirito della solidarietà fra compagni, il sole dell’avvenire, la giustizia proletaria e la lotta di classe.

Certamente classe ben diversa da quella che ostentava lo zio magistrato dandy da belle époque  d’antan che ancora a settant’anni si pavoneggiava dentro morbidi completi impeccabilmente confezionati su misura, camicie con sigle ricamate e foularini di seta sgargianti esibiti con signorile distacco alla guida di coupè di gran pregio.

Erano già passati da un pezzo i fermenti sessantottini, ma nella provincia meridionale il ritardo temporale si avverte, eccome.

Così dieci anni dopo Maristella aveva lasciato i vuoti cerimoniali borghesi, i vestitini garbati, la messa alla domenica con la famiglia schierata in pompa magna, l’aperitivo al bar del paese, la banda musicale delle feste ascoltata dal balcone con le compagnie che contavano, le feste in casa con i figli degli amici di famiglia, il fidanzato di buon partito scelto con il beneplacito delle famiglie, i veglioni di carnevale ostentando vestiti nuovi e eccessivamente eleganti.

Niente più gonne blu a pieghe né casti kilt sotto il ginocchio sostituiti con variopinte gonnacce a fiorellini e jeans sdruciti e sformati. Niente più accollati twin set e camicette immacolate per maglionacci di lana peruviana  o irlandese e t-shirt  sformate. Non scelta di apparenza, non moda o uniforme, ma manifestazione semantica di una diversità, di una discontinuità con una liturgia sociale di casta.

Lasciò liberi i suoi capelli castani, niente più code e cerchietti, solo capelli mossi e voluminosi, ribelli come la sua anima inquieta.

Maristella aveva studiato, si era appassionata di storia e di filosofia tanto da frequentare questa facoltà, aveva letto criticamente tutta la storia della sua gente, del suo sud, di questo meridione colonizzato e sfruttato dai piemontesi latifondisti e capitalisti. Si era messa in testa di redimere il Sud dal rimorso.

Si era ritrovata in Gramsci più che in Marx e così si era decisa a prendere posizioni nette e chiare.

Difficile posizione per una ragazza in quel contesto sociale ma, soprattutto per una ragazza borghese.

Già le altre ragazze, quelle poche, che avevano abbracciato palesemente la causa del Partito dei Lavoratori erano viste male dal resto del paese conservatore, la gran parte. Tanto conservatore da essere conservatore anche nei partiti sedicenti progressisti.

L’epiteto più gentile che era riservato alle ragazze di “sinistra”era quello di “puttane”.

Figuriamoci una ragazza della buona borghesia agraria e delle alte professioni liberali quali risentimenti poteva aver suscitato nella famiglia.

Madri in lacrime, padri che arrossivano davanti ai commenti “generici” fatti dagli amici al Circolo riguardo “certi giovinastri comunisti”, nonne che si disperavano e sgranavano rosari. E gridate, e discussioni, e minacce, e scenate.

– Cosa avrebbe detto la GENTE?- Sembrava questo il cruccio maggiore.

Ce ne voleva di determinazione e fede ideale per vincere queste scenate.

Per patire certi supplizi.

Ce ne voleva.

Molto di più degli altri compagni che venivano da famiglie proletarie e piccolo borghesi e non si portavano dietro secoli di queste oppressioni e convenzioni sociali.

Era dura.

Ma Maristella era convinta e si era messa a fare politica attiva a 19 anni.

La figlia degenere di una della migliori famiglie del paese aveva fondato un giornale di controinformazione, e poi una radio libera, una delle prime, faceva i sit in in Comune per evitare i primi scempi ambientali che i primi rampanti politici cominciavano ad ordire, organizzava cineforum e dibattiti.

Faceva tutto quello che milioni di altre ragazze avevano fatto e continuavano a fare in Italia, ma lo faceva da “ex” borghese in un paesino del sud del sud del paese.

Eroicamente.

Contro tradizioni e convenzioni.

L’unico a non scandalizzarsi di queste prese di posizioni radicali era il vecchio zio magistrato, il dandy, che da buon vecchio libertino era anche un po’ libertario.

Aveva visto mondo, e con grande intelligenza e apertura reputava “normale” l’atteggiamento della ragazza. Così aveva moti di stizza con la sorella che faceva chiamare la ragazza dal parroco, o dalla madrina bigotta, o dalla “cara” amica di sempre - amica borghesemente puttana, ma puttana veramente senza darlo a vedere - per cercare di “ravvederla”.

Maristella resisteva nella sua posizione.

Anzi, tutto questo, rafforzava la sua fede e la faceva sentire ancora un po’ più motivata, come una novella Santa Sebastiana colpita dalle frecce della borghesia bigotta e retrograda.

Un motivo in più per lottare per la liberazione, per la libertà, per il femminismo.

Una caparbia convinzione che nasceva e si confermava sempre di più stimolata dalla normale reazione per una ragazza di quell’età e in quell’ambiente.

Vennero le elezioni nazionali: momento dello scontro duro, dell’impegno concreto.

E Maristella si gettò con foga e con passione in queste sue prime elezioni partecipate in forma attiva.

Dette tutta se stessa, tolse tempo a tutto e a tutti per donarlo solo alla Causa, al Partito, ai compagni.

Attaccò manifesti, organizzò comizi e dibattiti, tenne consigli e riunioni, organizzò assemblee e direttivi.

Era ormai una delle compagne più attive, più motivate, più trascinati del Partito.

Aveva radunato accanto a se tanti altri giovani che in lei vedevano un esempio, un riscatto, un modello, la vera rivoluzione sociale e politica. Anche altri ragazzi di “buona famiglia” ora frequentavano i dibattiti organizzati da Maristella.

Due giorni prima della data delle elezioni, in piena febbre preelettorale,  fu chiamata nello studiolo della segreteria del Partito dal dirigente della FGCI.

Marco era un ragazzo un po’ più grande, laureato già in economia e banca, uno che si era mantenuto da solo agli studi provenendo da una famiglia di piccoli coltivatori diretti. Militava nel partito da quando aveva sedici anni e i suoi dieci anni di attività lo facevano sentire ormai vecchio e saggio dagli altri giovani. Non perché era un leader naturale, ma perché faceva sempre pesare le sue antiche frequentazioni e conoscenze delle cose politiche. Si era già presentato alle comunali, senza ottenere nessun seggio nonostante un buon risultato ottenuto con tutti i voti dei giovani. Ma si sa che quei partiti erano schiacciati da maggioranze moderate forti di percentuali bulgare.

La chiamò Marco, allora,  e Maristella entrò nello studio tutta orgogliosa di essere convocata privatamente dal suo leader.

Cosa le doveva dire Marco, di quale decisione strategica la doveva investire, di quale decisione la doveva mettere al corrente? Marco, l’esperto Marco aveva bisogno di un suo parere, di un suo consiglio? Entrò allegra e fiduciosa nello studiolo della sezione da dove una vecchia foto di Gramsci la scrutava severo fra i rotoli dei manifesti e un poster di Berlinguer le sorrideva triste in mezzo a due bandiere rosse.

C’era odore di colla, di carta e polvere, di umido.

-         Maristella, domenica mi dovrai votare queste quattro preferenze –

e così dicendo, senza preamboli, senza scomporsi, ma solo serrando un po’ le mascelle scarne sotto la rada barba rada ed incolta,  le stese con la mano un facs simile con quattro numeri scritti col pennarello. E poi Marco la guardò sornione con quegli occhi liquidi e rossi dalla stanchezza mentre Maristella sgranava i suoi grandi occhi verdi e limpidi.

       - Ma cosa mi dai, Marco? Vuoi scherzare? Vuoi che non sappia chi sono i compagni e le compagne da votare?- si ravviò i capelli ribelli- Ma dai…. Che scherzo è questo?- Rise nervosa.

       - Si , immaginati se non lo so che lo sai.  Infatti questi sono candidai che nessuno voterà in questo paese. Siccome tu hai sangue borghese, non mi fido di te. Allora voglio essere sicura che voterai per il Partito e non ci tradirai…Ho bisogno di garanzie……..Tu li voti e se nella tua sezione usciranno questi quattro numeri di cavalli zoppi potrai entrare nel Direttivo……..-

Maristella non lo fece finire di parlare, gli strappò di mano il bigliettino, scappò via ad infilarsi nella Renault  4 rossa del suo amico Matteo che parcheggiava, senza mai chiuderla, davanti alla Sezione e si mise a piangere di rabbia.

E pianse e pianse e pianse.

Pianse chiusa in sé stessa, accoccolata sul duro sedile in posizione fetale, e non parlò e non spiegò niente a nessuno.

Piangeva e singhiozzava.

Piangeva e ogni tanto gridava “stronzo stronzo stronzo ” stringendo i pugni.

Pianse e basta.

E votò quei quattro numeri.

Li votò domenica mattina a prima ora.

Quando ancora i seggi odoravano di caffé e di vaniglia.

E le scrutatrici odoravano di sapone.

Li votò, eccome se non li votò.

Ma sulla scheda scrisse anche un chiaro e limpido “MARCO VAFFANCULO!”.

E firmò pure: scrisse a stampatello “LA COMPAGNA MARISTELLA NON C’E’ PIU’”

Da quel giorno nessuno la vide più nel partito.

Andò a studiare fuori e non fece mai più politica nei partiti.

Sua madre accese un lume perenne a S. Antonio.

Suo padre andò a festeggiare da una sua vecchia amica.

Marco disse in giro che era una borghese paranoica viziata.

Marco fu eletto segretario.

Dicono che ora Maristella sia nelle organizzazioni umanitarie.

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 10:13 | link | commenti (1)
categorie: cosedaelezioni
mercoledì, 29 novembre 2006

L’UOVO O LA GALLINA ?

www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 22:36 | link | commenti (8)
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FUGGHIAZZE

 

Càtinu sotta l’arbuli, li fugghiazze siccate,

basta ddhrù picca ti jentu, cà si hasà la matina.

Càtinu, comu n’zeddhrè t’acqua su llu jale,

eccòmu cate, lu sale su llu pane.

Li ceddhrì, vonu a n’cerca ti lu cautu,

e bbòlanu pi paisi a llu luntanu.

Ciùcheddhrì,

ti cquiddhrì cà a rrùinatu Galatune,

ddecite cù ssècuta li ceddhrì.

Accquài stònu,

tornanu, comu lu sole ognè matina,

e, ccomu li ceddhrì cquandu lu cautu si m’bbicina.

  strengu li spaddhre, puru stà matina,

mi n’cappottu e vvò ccercu furtuna a ccasa la icìna.


postato da: localo alle ore 20:21 | link | commenti
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 Cosedaelezioni:

pittura di Tomás Taure

Un ragazzo moderato

 

Il ragazzo era cresciuto in una famiglia piccolo borghese.

I suoi valori erano stati quelli della moderazione, della temperanza, dell’onestà, della misura e del sacrificio. Famiglia, fede, rispetto per le istituzioni e grande fiducia nel proprio lavoro.

Era un ragazzo nato e cresciuto pompiere.

Niente a che fare con gli incendiari di quelli anni settanta.

Sua nonna continuava a ripetergli: fattila cu megghiu ti te e fande li spese; oppure: ci vae cu lu zoppu ‘mpara a zuppiciare, oppure: ci llassa la via ecchia pi la noha sape ce llassa e non sape ce troa.

Il ragazzo era uno di quelli che si sogliono chiamare “sani”, di “buoni princìpi” (ma mai, invero, si è capito poi come vanno a finire questi princìpi).

Aveva sempre onorato i suoi impegni scolastici, non si era mai fatto rimproverare gli eccessi che altri vedono come endemici di certe età evolutive.

Eccessi che erano particolarmente tipici in quegli anni.

Frequentava amici come lui, moderati e rispettosi di tutto e soprattutto dei genitori e dei parenti, delle autorità e dei più anziani.

Frequentava moderatamente la chiesa.

Praticava moderatamente lo sport.

Aveva una ragazza con la quale aveva moderati rapporti.

Si divertiva moderatamente.

Era vestito senza eccessi, con moderazione.

Aveva i capelli moderatamente corti.

Le sue idee politiche erano, indiscutibilmente,  moderate: certamente partiti democratici ma cristiani, soprattutto cattolici. Partiti di lunga tradizione moderata.

Andò la prima volta a votare.

Era il tempo della quattro preferenze.

Un conoscente del padre lo salutò cordiale sulla porta del seggio.

Sapeva che quel signore, un maestro di scuola, era militante in un partito moderato, cristiano e democratico.

Costui lo chiamò:

-Massimo! Caro Massimo! Voti anche tu quest’anno? Bravo bravo, eh…. Come siamo cresciuti! Ti sei fatto proprio un giovanotto, un giovanottone!!!….lascia stare anche qualche ragazza agli altri, eh? Non prendertele tutte tu…. Eh… un così bel giovine! – disse proprio così, con la i - immagino come ti vengono dietro le figlie, menomale che ho le figlie piccole…. Altrimenti dovrei stare attento a te…..…bravo bravo….. senti, ora che vai a votare….mbeh, lo so che porti il 16 ed il 14 ma non mi dimenticare il 5 ed il 12…. Sai il 5 specialmente…. Non me lo trascurare! Mi raccomando! NON ME LO TRASCURARE….. Vai, Vai, fai il tuo dovere di cittadino!-

Gli diede un’altra sonora pacca sulle larghe spalle, come se lo mandasse dentro di forza.

Il ragazzo sfoderò un sorriso ebete, moderatamente ebete.

Non riuscì a dire nient’altro.

Sul momento ebbe una reazione moderata.

Avrebbe voluto dirgli, moderatamente, che non erano le estrazioni del lotto, né la tombola di natale, avrebbe voluto parlargli del libero arbitrio e di una cosa chiamata dignità.

Avrebbe voluto.

Invece sfoderò il sorriso, moderatamente, e con calma entrò nell’edificio scolastico.

Entrò nel seggio, estrasse il suo certificato elettorale.

Sentì qualcosa salirgli su.

All’inizio fu una sensazione moderata.

Poi sempre più forte.

Partiva dalla zona perianale e, attraversando lo scroto, non senza turbinii indotti, saliva forte e prepotente verso il cervello passando per lo stomaco in subbuglio e il cuore spinto alla tachicardia.

Non era più propriamente una sensazione ineffabilmente moderata.

Era una forza indignante.

Il ragazzo che era stato sino allora moderato entrò in cabina e votò con forza e convinzione, senza moderazione, pensando alla faccia da maiale del maestro elementare ed alle sue preferenze, ed alle sue certezze, ed alla sua spocchia, alla sua sicumera, alla sua sicurezza, a quella faccia tosta che dava etichette e ruoli a tutti, che presupponeva di sapere, a prescindere, come e chi si sarebbe votato……

Votò, e il suo voto fu dato al partito meno moderato che riuscì a trovare tra tutti i cerchietti e gli scudetti che decoravano in quel momento storico la scheda.

Votò forte e il suo voto fu per il PARTITO DEMOCRATICO DI UNITA’ PROLETARIA.

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 13:03 | link | commenti (3)
categorie: cosedaelezioni

PASSATO, PRESENTE E...FUTURO ?

La strada che ci porterà alle prossime elezioni amministrative è breve, ma la sua tortuosità è inversamente proporzionale alla sua durata e altrettanto complessa di quella che ci ha portato fin qui. Certamente gli sbagli sono stati tanti e commessi da più parti; per dirla con le parole di Giuseppe Resta "chi ha condotto la quadriglia non è esente da colpe", anche se per quanto mi riguarda e come ha detto lo stesso Resta, è certamente più grave votare con l'opposizione o, come aggiungo io, volere sempre e comunque imporre le proprie posizioni.   Sicuramente ci sono colpe, ovviamente maggiori, per i partiti del Centrosinistra rappresentati in Consiglio Comunale, ma anche, in misura oggettivamente minore, dei partiti non rappresentati.   Ci tengo però, non per interessi di bottega, anche se è facile pensarlo, a "salvare" il mio partito (Rifondazione Comunista) da (eccessive) critiche.     Anche se ciò è noto, non posso non ricordare ai cittadini e agli elettori di Galatone che Rifondazione Comunista      1)Prima delle ultime elezioni amministrative non faceva parte dell'Ulivo.     2)Entrò nella coalizione condizionando la scelta del candidato Sindaco.     3)Ottenne 198 voti, non moltissimi, ma comunque superiori a quelli dei Verdi e dei Comunisti Italiani (Italia dei Valori e UDEUR non erano presenti alle elezioni)  risultando determinante dato che il Centrosinistra vinse per 104 voti.     4)Rinunciò a chiedere l'assessorato, dati i precari equilibri successivi alle elezioni, a differenza dei Verdi che da subito minacciarono crisi e dell'Italia dei Valori che, tanto ha fatto, l'ha ottenuto recentemente.     5)Senza rotture o critiche feroci e non entrando nella "federazione della sinistra" a causa delle posizioni troppo rigide e "interessate" di quest'ultima ha, con ripetuti documenti (il primo dopo un anno dalle elezioni), almeno 4, chiesto trasparenza e unità nella coalizione.     6)Con frequenti documenti e lettere protocollate (ovviamente ve ne è traccia) ha chiesto, non poltrone, ma l'attuazione delle parti del programma della coalizione scaturite dall'accordo di programma tra Rif. Com. e la Coalizione.     7)Solo dopo che il Sindaco disse (subito prima e dopo il "caso Fracasso") di voler dare voce in giunta alle forze non rappresentate in Consiglio, Rifondazione chiese (la mitica poltrona) un assessorato o il primo turno in caso di rotazione, ritenendo, secondo quanto detto al punto 3 di questa ricostruzione, di averne diritto e comunque, l'assessorato lo chiedeva solo se il rimpasto avesse mutato gli equilibri della Giunta stessa (cosa puntualmente avvenuta). In questa occasione ci è stata rinfacciata la firma del Ns Segretario su un documento congiunto (Com.Ital., Verdi, UDEUR, Italia dei Val., Rif. Com.) che accettava la nomina di un esponente di uno fra questi Partiti come rappresentante comune; non risulta da nessuna parte la smentita della richiesta precedente e comunque non la escludeva.     8)Solo allora con Comunicato Stampa dichiarò di non riconoscersi in una giunta che non rispecchiava più le risultanze elettorali e/o gli equilibri politici reali della Città.     9)Successivamente nonostante ciò, ha continuato a produrre, sempre con lettere protocollate, la realizzazione di parti di programma vantaggiose per l'intera cittadinanza e in particolare per i giovani, continuando ad essere propositivo positivamente, ma purtroppo inutilmente.         Forse potevamo essere maggiormente propositivi e/o "fare la voce più grossa", questo, forse, è stato il nostro errore; ma la nostra serietà e la nostra coerenza, ci ha premiati e ci sta facendo crescere e speriamo di continuare a farlo con l'aiuto dei cittadini che hanno la nostra stessa sensibilità e amore per la Città e i suoi cittadini.       Vorrei infine dire che Rifondazione sta ovviamente lavorando per le prossime Elezioni Amministrative cercando di individuare e proporre un candidato che rappresenti e riavvicini le forze sane della Città; non certo perchè crediamo "nell'uomo forte", ma perchè pensiamo che solo un uomo, certamente interno all'area, ma non esponente di spicco di partiti politici, farà superare positivamente le tensioni interne al Centrosinistra, così come, aggiungo personalmente, penso che, dopo aver tracciato i punti maestri del programma, si debba al più presto, e comunque prima delle elezioni,indicare la squadra di governo. 


postato da: giogiaffreda alle ore 01:44 | link | commenti (2)
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martedì, 28 novembre 2006

CON QUALCHE GIORNO DI RITARDO
I COMUNICATI "VANNO" SULLA STAMPA

www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 15:51 | link | commenti
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 Cosedaelezioni:

 

 

 Il ragazzo sveglio.

.

Il ragazzo aveva da poco superato i ventiquattro anni.

Era uno di quei ragazzi che nascono già grandi.

O che lo diventano prima per traversie affettive.

Di certo non era uno di quei cocchi di mamma abituati a sperare nella venti euro lasciata sul comodino e sull’elargizione di parte della pensione della cara nonnina.

Mentre gli altri mendicavano un posticino da precario lui aveva fatto.

Si era dato da fare e si era aperta una bella palestra.

Piccolina ma di grande attrazione.

Andavano a fare i muscoli soprattutto belle ragazze, affascinate dai modi simpatici del ragazzo e dal bell’ambiente che intorno si era creato.

Muscolari testerasate e compensatori di nanismo penico non gravitavano da quelle parti.

Altre erano le palestre delegate al culto della forza.

La palestra del ragazzo curava l’agilità ed il benessere mentale.

E poi ci si poteva intrattenere con buona musica, tisane e succhi di frutta, alimenti naturali e belle ceste di frutta di stagione.

Si faceva yoga e si curava il benessere interiore con appositi esercizi di rilassamento.

Sta di fatto che quella palestra era diventata un punto di aggregazione di giovani sani e dotati di belle teste.

Il ragazzo, coltivava questo piccolo successo con dedizione ed amore.

C’erano sempre novità ed il pubblico cresceva sempre.

Una bella realtà, insomma, come si usa dire.

Ma venne il triste tempo delle elezioni.

Escono così dal torpore che li caratterizza per la durata dell’amministrazione i cacciatori di teste da lista.

Li  si scopre d’un tratto aperti alle relazioni pubbliche.

Sono larghi sorrisi, caffè offerti a iosa, grandi pacche sulle spalle e sperticate lodi personali condite da attestati di stima non richiesti.

Si scopre di avere tantissimi amici, in quei tristi tempi, amici che fino ad un giorno prima non ti salutavano nemmeno.

I procacciatori di voti, gli accaparratori di teste, di quei tristi tempi non si lasciano sfuggire mai i portatori di consenso e di successo.

Se li accaparrano, possibilmente, altrimenti se li strappano dagli avversari come due galline con un lombrico.

Ma il ragazzo non era un lombrico.

Aveva una egregia spina dorsale.

A certi giochi non ci sarebbe mai stato.

Non era né lombrico né soldatino di piombo.

Sapeva che quello che aveva creato era solo lavoro e merito suo.

Non doveva dire grazie a nessuno, forse , anzi, qualche grosso prego.

E così storse un po’ la bocca quando fu affrontato da un cacciatore di teste in cerca del suo appoggio ad una lista.

Il solito ambasciatore del capo.

Sai, il ragazzo era uno che una cinquantina di voti se li poteva portare come niente.

Eh sì, le persone stimate ci sono sempre e fanno piacere bene inserite in liste di altre persone poco stimate, elevano il livello e confondono le idee agli elettori. Tanto chi comanda e decide sono sempre ...... quelli non stimati.

Eppoi così si fa finta che ci sono anche delle novità!

Così il Cacciatore di Teste iniziò a fare promesse e promesse  e promesse e promesse al povero ragazzo.

 – Ti daremo queste possibilità: ti faremo assessore allo sport - e ti pareva! - ti faremo capogruppo, di daremo in gestione il Polisportivo, avrai una palestra tutta tua, Antonio!-

Antonio?

- Potrai gestire i soldi dello sport, potrai organizzare i giochi per l’estate, Antonio!-

Antonio?

-Saremo felici averti con noi in lista, Antonio, e a te converrebbe molto, Antonio, per il tuo futuro…… sai : qualche buona conoscenza, qualche appoggio in alto.......-

Antonio?

-Che ne dici, Antonio?-

-Conto su di te, Antonio?-

-E una proposta alla quale non puoi dire di no, è vero, Antonio?-

Antonio? Antonio? Antonio?

-Sai, Antonio, io ti stimo tanto e ti ho sempre seguito, ti ho sempre visto come un ragazzo sveglio e pieno di risorse. Eh, mio caro Antonio….. è tanto che ti seguo.....-

- Senti, coso – disse il ragazzo molto  indispettito - prima di tutto quello che mi offri ce l’ho già.

E nessuno me lo ha regalato.

Ed è proprio perché ce l’ho ed ho un certo credito che sei venuto a cercare la mia testa.

Sei tu che hai bisogno di me  e non viceversa. Secondo: non è vero che mi stimi e mi segui perché nella mia palestra non ti ho visto mai. Terzo, ma è la cosa più importante:

MI CHIAMO MARIO!-

 

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 11:58 | link | commenti (2)
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lunedì, 27 novembre 2006

RICEVO E PUBBLICO

il comunicato stampa inoltrato dall'Ufficio di Segreteria dei Democratici di Sinistra alle testate giornalistiche locali per una adeguata diffusione e pubblicizzazione.

Intestazione-DS






COMUNICATO STAMPA

Galatone, 24.11.2006

PROPOSTE E PROSPETTIVE
 DEI DEMOCRATICI DI SINISTRA


Galatone.  Le aspettative di coloro che hanno partecipato all’assemblea aperta ai cittadini di Galatone, presso la locale sezione dei Democratici di Sinistra, non sono andate deluse.
Alla presenza del Segretario Provinciale Sergio Blasi, di diversi osservatori politici appartenenti ad alcuni partiti del centrosinistra, di un nutrito pubblico che ha gremito la sala oltre le aspettative, si è avuto un dibattito impegnativo e produttivo.

Dopo la relazione del segretario sezionale Fernando Gira che ha tracciato una breve sintesi degli avvenimenti trascorsi, fino alla chiusura dell’esperienza amministrativa della passata legislatura cittadina, si sono susseguiti una serie di interventi mirati, essenzialmente, a delineare un possibile tracciato per costruire ed intraprendere la imminente campagna elettorale.


La linea emersa dagli interventi ha avuto come denominatore comune il convincimento che per Galatone sia necessario un progetto politico nuovo e, soprattutto, credibile per i cittadini.

Un progetto in grado di vincere la comprensibile sfiducia e delusione della gente che pure aveva scommesso tanto sull’amministrazione di centrosinistra ormai conclusa.


Per superare questa difficile situazione occorre un forte movimento di idee ed una cultura nuova con donne e uomini politici impegnati, capaci e moralmente corretti.


Persone ed idee capaci di liberarsi del passato, di provocare una discontinuità con ciò che è stato.


La convinzione più diffusa è che le fondamenta del nuovo progetto devono poggiare sulle solide basi della moralità e della legalità. La politica deve essere intesa come servizio per la collettività e non al servizio dei pochi e dei privilegiati.


E se la storia è maestra di vita, quella che si è vissuta a Galatone ci ha insegnato che non possiamo ripetere gli stessi errori, ripresentandoci con una coalizione “fotocopia” nelle persone, nelle azioni e nelle idee, di quella precedente.


La genesi di questo nuovo progetto deve passare attraverso il prioritario coinvolgimento dei cittadini su alcuni temi di vitale importanza per una risposta concreta alle vere esigenze della collettività di Galatone.


Solo intorno a queste tematiche i DS sono disponibili ad aprire un confronto con tutte le forse politiche, le associazioni ed i singoli cittadini. Solo così si può creare un vero spirito di coalizione in quanto poggiato su principi e valori autentici capaci di tenere coesi e uniti nel tempo le varie forse del centrosinistra. 


                                Il segretario sezionale
                                    Fernando Gira




L'Ufficio di Segretteria dei Democratici di Sinstra ha diffuso in data odierna, una nota con la quale lamenta la scarsa attenzione che i quotidiani locali hanno destinato al comunicato stampa con il quale il partito ha inteso pubblicizzare la sintesi dell'assemblea che si è svolta nella sede del partito.
Il testo è ritenuto importante per diffondere, non solo in sede locale, ma anche in sede provinciale, le determinazioni adottate dal partito.

Gli indirizzi espressi nell'assemblea dei DS rappresentano un elemento basilare per avviare il confronto con le altre forze del centrosinistra. Alcune di esse, pur avendo partecipato alla assise, con dei loro osservatori, comunque, si attendevano una sintesi ufficiale degli interventi espressi che chiarisse, inequivocabilmente, le determinazioni assunte.



postato da: vitobaglivo alle ore 16:07 | link | commenti
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ULISSE

Cùntati e cantati,

ea tutti l’anguli ti lu paese stati.

Cantati e cùntati comu sirene,

chiène ti arti e dd’inganni.

Nui, comu tanti Ulisse,

fermi stamu,

bbì sintimu e nnò nnì cùtulamu.

Aè tanti anni, cà sempre li stesse sùnate sintimu,

pàrimu priggionieri su llà nave,

è cquandu rriamu cù scìndimu,

lu jentu n’di manda n’torna a llu luntanu.

Simu comu la mugghere,

stàmu e spittamu,

e ssittati sobbra nù scògliu ricamamu.

La ìnuta ti lù Rre, nui spittamu.

Nù Rre cà a Galatune a cùmandare,

e tutti nui l’imu amare.

Nu Rre cà a Ulisse a ssimigghiare,

lu bbonu pì lli pàisani a ppinzare


postato da: localo alle ore 10:26 | link | commenti (1)
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venerdì, 24 novembre 2006

Lilan e Y Salentado

!

Max Ingrosso e Roby Pisacane

!

Tutto allo SBAM

of course

ingresso libero uscita no!

ore 22

Piazza Goldoni 8

Galatone

venerdì 24 novembre

 


postato da: giusepperesta alle ore 17:14 | link | commenti
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Avviso ai naviganti:

Dalle ore 19:30 di venerdì 24 novembre fino alle 8:00 di sabato 25 novembre, Splinder sara' in manutenzione. Alcune funzionalita' potranno essere disabilitate, altre non funzionanti perfettamente.

 


postato da: giusepperesta alle ore 17:09 | link | commenti
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COMUNICATO STAMPA

 

 

Le antiche sapienze popolari

 

Curarsi con la musica, i suoni, i colori, la danza è un'antica pratica terapeutica che oggi, alla luce delle nuove tendenze della medicina olistica sono diventate attuali.

 

Domenica 26 Novembre alle ore 19.30

 La libreria Kube di Gallipoli (via Di Sansebastiano 8),

 

nell'ambito degli «incontri al cubo», propone   la videoproiezione del Film/Documentario "Un ritmo per l'anima. Tarantismo e terapie naturali", del regista Giuliano Capani – docente presso l'Università di Lecce di Laboratorio audiovisivo – che alla fine filmato interverrà per spiegare al pubblico il fenomeno del Tarantismo sotto l'aspetto della pratica bioenergetica. Il film ha avuto numerosi riconoscimenti in Italia e all'estero vincendo il LAIFA di Los Angeles (California) e attualizza il fenomeno analizzando pratiche terapeutiche ,usate oggi in tutto il mondo, che fanno uso della danza e del ritmo per armonizzare il proprio equilibrio psicofisico. Tra le testimonianze: Rina Durante (scrittrice), Georges Lapassade (sociologo), Tullio Seppilli (fondatore dell'Antropologia medica), psicologi e terapeuti.

Il film contiene anche documenti storici originali sul tarantismo girati dall'autore a Galatina nel 1976 e una ricostruzione del ciclo terapeutico del tarantismo con i musici del Canzoniere Grecanico Salentino diretto da Daniele Durante.

 


postato da: giusepperesta alle ore 17:06 | link | commenti
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 L

 

Triste è colui che non impara dai propri errori.

Se è così, se le ultime sensazioni sono esatte, bisogna dire che c'è una parte del Centrosinistra galateo che dovrebbe mettersi a ridere.

Anzi, per amore di realtà dovrei dire che c'è non una parte del Centrosinistra, ma tutto il Centrosinistra.

Perchè vorrei pure vedere se i Carmelitani,

e le truppe cammellate raberciate nella ultima campagna acquisti,

 La setta dei dannati - Vedi versione grafica con cast 

nei modi, nelle intenzioni, degli obiettivi, nei comportamenti,

nel "sentire" insomma,

siano del centrosinistra o non siano, piuttosto, guastatori infiltrati del centrodestra.

D'altronde: dimmi con chi mangi e ti dirò chi sei!

Certo: la politica non dovrebbe avere prreclusioni preconcette.

Ci si dovrebbe trovare di fronte ad obiettivi e metodi; a fatti e programmi.

Ma ci sono personaggi che storicamente si sono sempre comportati come il lupo cattivo che si traveste per demolire la casa dei tre porcellini.

Ogni volta il lupo si è dimostrato dolce e remissivo all'inizio, per poi manifestare antichi vizi e pessime virtù.

L'importante era farlo entrare in casa.

Si può continuare a cadere in questa trappola?

"Tertium non datur", sfottevo i latinisti parossistici.

Cioè: non c'è una terza possibilità.

No!

Quindi: apertura con tutti, massima disponibilità all'accordo.

Ma patti chiari e lupi fuori dalla porta.

E poi non scordiamoci che la guerra l'ha dichiarata il Lupo.

E' il classico caso in cui è "lei" ad averci lasciato.

Vogliamo fare la parte dell'allocco che pensa di essere ancora fidanzato con la "zzita" che l'ha ripudiato pubblicamente e già si accoppia con battaglioni di magrebini?

 A.A.A. A mogli piacenti... tuttofare offresi - Vedi versione grafica con cast 

Vogliamo ancora pensare che certi rapporti possano riprendere?

Siamo veramente vittima della sindrome del "cornuto contente"?

 Mazzabubù... quante corna stanno quaggiù? - Vedi versione grafica con cast 

E poi ci vuole un'idea.

Una grande idea unificante e coinvolgente.

Qualcosa che gli altri non hanno.

 Altri uomini - Vedi versione grafica con cast 

Gli altri.

Gli altri stanno correndo dietro ad un cavallo che può essere vincente.

Non imparano dal passato.

Non esiste cavallo vincente senza un programma, un metodo di lavoro, una condivisione di programmi e metodi.

Non esiste cavallo vincente che basta per tutti se tutti non lavorano in concordia. 

Allora lasciamo andare questi novelli Diogene con le loro fioche fiammelle alla ricerca dell'Uomo del Destino.

L'uomo del destino non basta.

 L 

Servono idee e uomini uniti.

Serve un retroterra (vi risparmio l'anglosassone back ground) ampio e motivato.

Il sindaco, pur quello della legge del maggioritario, non è un santo da portare  barcollante in processione per averne miracoli.

Il sindaco del maggioritario non è stato ancora compreso.

Il sindaco del maggioritario è un coordinatore responsabile e non un despota infallibile.

Sia chiaro a tutti.

Allora lasciamo tutti gli altri portatori di statue a sciegliersi il loro santo messia.

 ...e lo chiamarono Spirito Santo - Vedi versione grafica con cast 

Chi ha senno pensi prima della scelta del messia a scrivere una buona scrittura, e la rispetti come sacra. Poi si scelga chi la vorrà e saprà attuarla.

Poi si scelga il cordinatore.

Intanto le frammentazioni ci sono.

A destra senza ritorno, pare.

Ognuno adorante il proprio piccolo messia.

Anche quelli fuori data di preferibile consumo.

Anche quelli avariati e scaduti.

Al centro pare che svanisce il progetto del Grande Centro Affari.

 Grandi Magazzini - Vedi versione grafica con cast 

Svanisce sulla strada provinciale che porta alle poltrone che contano.

Ma svanisce anche perchè nessuno può manifestatamente portarsi il Lupo in casa.

E' chiaro che sotto sotto c'è sempre un accordo tacito: divisi alle urne ed uniti nell'ora di pranzo.

  Sua Eccellenza si fermò a mangiare - Vedi versione grafica con cast

Non bisogna essere grandi malpensanti per capire quello che già è successo.

Bisognerà vigilare accortamente.

Gli altri, tutti quelli che non cercano messia ma fatti e una "novità" da proporre ad un'elettorato deluso e scoraggiato, pensino a lavorare, a confrontarsi, a proporsi.

 Ricette d 

Non si facciano prendere dall'ansia da prestazione.

Farebbero cilecca.

Per avere una buona prestazione servono

preliminari approfonditi,

calma, consapevolezza e tanto amore.

Serve essere altruisti.

 Una lunga, lunga, lunga notte d 

Allora si giunge all'acme con godimento di tutti.

Negli altri casi una squallida eiaculatio precox.

 Fallo! - Vedi versione grafica con cast 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 09:47 | link | commenti (3)
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giovedì, 23 novembre 2006

STA’ SCU’RESCE’

 

Mi cquardu  in’giru,stà scurescè,

n’c’è n’cora ulìe a n’terra cà n’cìolinu rriccote.

Ogghiù stò n’addhrù  picca,

n’cora nù mumentu,

cù mmi bbinchiù ti stù sole e ddi stù jentu,

cù mmi cgotu sti cìurnate, straccù ma cuntentu.

Cquandu n’c’è jentu, pare cà stai a mmienzu a mmare,

cquandu nò n’dàe ti mangianu li zzinzali.

Pì mmoti cristianu, cù bbài fore e

cù rriccogghi ulìe, ete nà scùrcìatura,

nò ssapinu cà ete, nà villeggiatura.

Lu mundu ete cangiatu,

fòre, nò m,bole bbae cchiùi cìucheddhrì,

mancu cù ccogghinu verdura.

Temù,

temù, lu nant’inire,

temù l’aggire ti stì giovani ti craì,

stù core gnuru, cà portanu a m’ppiettu,

sì corcanu e ssi asànu sempre cù fazzanu tispiettu.

Ma li ggenitori,

sì ccorginu cà n’c’è notti, cà  li fìli,

nò toccanu lu liettu?.

Ma pircè nò ssò natu, centu anni rretu?

Certu, sé nò capisci cc’è stà ddicu,

tìci cà so bècchiu e ribbambitu.

Moti stienti, picca divertimenti,

ma puru, picca tùrmienti,

cquandu si curcavanu, pì mmote cose,

tùrmianu cchiù cuntienti.

Ma tocca mmi capacitu,

lu dtestinu a ddecisu cusì.


postato da: localo alle ore 10:57 | link | commenti
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IN MORTE DELLA DESTRA ITALIANA


Ho ritrovato nel PC un mio articolo di 5 mesi fa. Lo ripropongo, anche per intervenire con qualche post, perché mi sembra sempre (in fondo) attuale.


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IN MORTE DELLA DESTRA ITALIANA
di Luigi Mariano

Ebbene sì, lo confesso. Sono nato in una famiglia di destra.

 

Inizio col rassicurare tutti: sono uomini come noi. Non mi hanno mai purgato da piccolo con olio di ricino, né obbligato al saluto fascista. E in effetti non mi sono mai sentito davvero nella situazione dissociata di odio-amore che visse Peppino Impastato, nato in una famiglia mafiosa. Non ho mai avuto rancori di quel tipo, né mi sentirei lontanamente di pensare che i miei fossero dei pazzi o dei delinquenti. Erano (e sono) persone onestissime, in buona fede e di grande umanità. Ho poi sviluppato le mie convinzioni e le mie idee negli anni, in maniera graduale, senza traumi veri, metabolizzando il distacco ed affrancandomi con dolcezza, dato il valore sacro che (da uomo meridionale) ho sempre dato alle radici familiari. Sono orgoglioso del mio percorso umano. Ricordo solo che a quattro anni, a furia di sentir cantare mio nonno e mio padre, imparai a memoria “Faccetta nera” e la cantavo a squarciagola in macchina. Mi sembrava bellissima. Quando appariva in TV Mussolini, mio nonno si alzava in piedi, restando come inebetito, e fino all’età di otto anni ho pensato che il Duce fosse una sorta di santo o di eroe nazionale.

 

Al di là delle discutibilissime (e abominevoli) radici cui il vecchio MSI esplicitamente si richiamava, e al di là di tutta una serie di gravi connivenze con movimenti e gruppi di estremismo “nero” molto pericoloso, era a conti fatti un partito con una sua identità sincera e precisa, ancora duro e puro, che combatteva l’illegalità, la corruzione, lo pseudo-garantismo, la mafia, il capitalismo, l’americanismo esasperato, la partitocrazia arrogante e clientelare. Ai primi anni ‘90, allo scoppio di tangentopoli, Fini tuonava dai palchi dei comizi contro quell’immondizia che ogni giorno veniva fuori. E inneggiava a Di Pietro. In quel periodo si seppe che Andreotti era inquisito per mafia: sull’argomento, Fini infiammava le folle missine, che sembravano impazzite e su di giri contro Giulio Belzebù, indignate ma felicissime per il crollo del regime partitocratrico e mafioso, cosa che non avrebbero immaginato neanche nei sogni migliori. Ricordo nitidamente la gioia incredula di mio padre. Era una destra sociale attenta a smascherare i privilegi dei potenti, una destra che non ha mai umiliato il popolo, che teneva in grande considerazione i bisogni della gente, i suoi umori. Aveva più di qualcosa in comune col PCI, anche se ciò può a prima vista apparire assurdo, forse per chi ha con troppa fretta dimenticato la storia d’Italia. Soprattutto nel sud Italia, questa destra riscuoteva non pochi consensi. Lo stesso Paolo Borsellino pare la votasse o l’avesse in simpatia.

E’ chiaro che era un partito ben distante (come forza) dall’attuale AN, ma a suo modo era una destra che meritava rispetto, tanto che negli anni ‘70-‘80 Berlinguer stimava molto Almirante.

 

Che è successo a quella destra?

Non c’è più. E’ morta stecchita. Inumata.

 

Paradossalmente proprio il momento di passaggio verso un’apparente modernità, ufficializzata a Fiuggi in pompa magna, se da un lato coincise con un necessario (ma ipocrita) affrancamento dal noto imbarazzante passato, dall’altro sancì l’infame tradimento, con funerale incorporato, di tutti gli altri ideali “giusti” e puri (citati prima) che il vecchio MSI, siamo onesti, COMUNQUE si portava dietro.

 

Nella palude era infatti arrivato un caimano gigante, che sparava a zero contro i comunisti….

 

Come lasciarsi sfuggire una simile ghiotta occasione? Ok, si trattava di vendersi l’anima al diavolo, ma… “Chissenefrega!”, pensò Fini. E così ahimè è stato: svendita totale di ogni minuscolo frammento d’identità politica, con annesso spappolamento quotidiano (in onda da 12 anni) di ogni minimo scampolo di dignità, in cambio del potere, ambito e atteso da decenni, che il caimano prometteva ed elargiva a piene mani.

 

Il suicidio della destra sociale italiana parte dunque proprio da Fiuggi, da quell’apparente saggio atto di coraggio, che finì invece solo col rappresentare la pietosa ufficializzazione di un imborghesimento, di una svendita di valori e identità, di un tradimento totale dell’asse portante su cui poggiavano una lotta e una battaglia. Una lotta e una battaglia che, radici fasciste a parte, avevano anche innumerevoli aspetti positivi, perché facevano fronte comune contro il famigerato “sistema”.

 

A vedere la triste fine che ha fatto il partito di Fini, viene una sana fottuta nostalgia per quella piccola forza che negli anni 70-80 rompeva le scatole al potere e alla mafia, assieme al PCI.

 

Che pena vedere con quale squallida naturalezza, lungo questi agghiaccianti 12 anni di berlusconismo, Fini abbia smantellato ad uno ad uno ogni più piccolo residuo di quegli ideali. Riducendosi a mero viscido esecutore delle volontà silviesche e restando sempre più invischiato in quella melma, in quella disgustosa mentalità (chi va con lo zoppo...). Silvio attacca e denigra i giudici? E Fini trasforma il suo partito da esagerata forza forcaiola e giustizialista in una vera e propria roccaforte dello pseudo-garantismo in difesa dei delinquenti, tutti asserragliatisi dentro Forza Italia. Silvio difende Andreotti? E Fini, cancellando con un colpo di spugna i suoi fervori anti-andreottiani dei primi anni ‘90, asseconda soddisfatto e impettito l’ignobile cancellazione mediatica della verità sulla sentenza di secondo e terzo grado (reato di mafia commesso da Giulio fino alla primavera dell’80). Il suo ex sottosegretario agli Interni (Mantovano) commenta in modo vergognoso, aggredendo e offendendo i giudici, la sentenza di primo grado contro Dell’Utri (9 anni per mafia)? E Fini non profferisce verbo, dimentico delle sue battaglie e delle sue indignazioni passate contro i politici mafiosi. Silvio chiede il federalismo per far star buona la Lega? E Fini abbandona il centralismo (da sempre fondamento della sua identità), aprendo alla santa devolution e facendo alla fine scappare a gambe levate il professor Fisichella. Silvio ne dice e ne fa di tutti i colori, continuando a essere (sempre di più) quello spregiudicato e disonesto imprenditore che è sempre stato, perseguendo l’impunità come primo obiettivo politico? E Fini, da anticapitalista fascistoide malato di legalità, si riscopre simpatizzante capitalista, rivaluta oscuri aspetti “nobili” del capitalismo rampante, proteggendo in sostanza il concetto che “un imprenditore si deve pur barcamenare e difendere come può”. Silvio chiede una legge per sé o i suoi sodali? Fini fa votare in massa AN, a ripetizione e senza batter ciglio, le schifezze più immonde e stomachevoli. Silvio chiede di salvare Rete4? Ecco pronto Fini, che presta al caimano faccia e occhiaie di Gasparri. Silvio, da antidemocratico, non vuole le primarie del centrodestra? Fini manifesta appena qualche timida contrarietà, poi cede di schianto al volere dell’Unto di Arcore.

 

…E poi Storace, e poi Sottile, e poi la corruzione, e poi la concussione, e poi, e poi…

 

“E poi/e poi/e poi sarà come morire” (Giorgia)

 

La destra in Italia non esiste più. E’ defunta da oltre un decennio.

Qualche ingenuo nostalgico parla ancora al suo cadavere impagliato, come farebbe un Norman Bates qualsiasi col cadavere della propria madre. Ora però la voce che ordina di uccidere non ha neanche più il timbro bolognese dell’ex camerata Fini. No. Tradisce piuttosto un accento milanese, mellifluo e ipnotico, suadente e rincoglionente, con cui un tipetto residente ad Arcore è riuscito incredibilmente a convincere milioni di labili menti italiane, da ben 12 anni, che ora la destra è lui. E che, se è lui il Pastore del gregge, è mille volte meglio vivere cent’anni da pecore che un solo giorno da leoni.

 

 

 

 

 


postato da: luimariano alle ore 04:05 | link | commenti (10)
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mercoledì, 22 novembre 2006

RICEVO E PUBBLICO


Intestazione-DS






 
Agli iscritti e simpatizzanti della Sezione di  Galatone



              Galatone, 18.11.2006
   
 
    Vi informo che è stata convocata l’Assemblea sezionale, allargata ai simpatizzanti del partito e con la partecipazione del Segretario Provinciale SERGIO BLASI, per il giorno GIOVEDI’  23  NOVEMBRE 2006 ALLE ORE 18,30, in Galatone, presso la sede di via San Sebastiano, per discutere del seguente ordine del giorno:


  • Nuova fase politica a Galatone - Prospettive del partito.

Data l’importanza dell’argomento, Vi prego di non mancare e di essere puntuali.


             Cordiali saluti.

                                                                                              Fernando Gira

 


L'ufficio di Segreteria dei Democratici di Sinistra, inviandomi la nota per la pubblicazione, ribadisce che l'invito deve intendersi rivolto agli iscritti, ai simpatizzanti ed a tutti i cittadini.

L'intenzione del Partito è quella di coinvolgere la cittadinanza per ascoltarne il parere e dare inizio alla nuova fase politica per la Città.



postato da: vitobaglivo alle ore 15:48 | link | commenti (4)
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GALATONE VIVA RISORGE
E SI PREPARA ALLE AMMINISTRATIVE

www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 13:34 | link | commenti (1)
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martedì, 21 novembre 2006

Ho dovuto cancellare i post con i link che rimandavano ai servizi delle "IENE" sull'ignoranza dei politici italiani perchè mi spaginavano il blog.

Mi scuso con tutti e soprattutto con AG&G che si vede calcellato, di conseguenza, il suo commento.

Chi vuole vedere i servizi delle IENE, a questo punto, non dovrà far altro che andare direttamente su

http://www.youtube.com/index

 

e nella finestrella di ricerca inserire la parola

"iene politici".

(proprio così, tra le virgolette)

Vedrà l'elenco di i video disponibili sui servizi delle iene sull'ignoranza dei politici.

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 18:27 | link | commenti
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