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MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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mercoledì, 31 maggio 2006

 L

L'alibi è la

SCUSA DELLE SCUSE

 L'alibi sono i blog chiaccheroni.

 Il Rompiscatole - Vedi versione grafica con cast 

Siamo destabilizzanti e questo ce ne porterebbe onore.

Se fosse vero. 

Mandare il paese in malora, invece, è legittimo.

Votare con la minoranza è del tutto leggittimo.

Lapalissiano!

Nessuno deve chiedere scuse per questo fatto gravissimo.

 I Dominatori dell 

Perpetrato inoltre solo per una mera questione di sottogoverno clientelare.

 Se tutto va bene siamo rovinati - Vedi versione grafica con cast 

Di questo passo non c'è orizzonte.

 L 

C'è da fare solo una cosa.

 Ultimatum alla terra - Vedi versione grafica con cast 

CIABBINDE!

Siete attaccati alle poltrone?

No?!

Allora rinunciate agli emolumenti per tutto il tempo in cui prendete per fondelli i cittadini e gli elettori.

Per primi gli assessori che si sono fatti autosospendere.

Ogni crisi si chiudono le casse.

Che vi pare?

(Immagino crisi rarissime)

Così ci crediamo.

Solo così.

 


postato da: giusepperesta alle ore 19:01 | link | commenti (10)
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ANCHE A GALATONE

COSTITUZIONE_mini

Si è inaugurato a Galatone il COMITATO CITTADINO
promotore del NO al referendum costituzione che si svolgerà in Italia il 25 giugno prossimo.

L'iniziativa proposta, da cittadini di Galatone che già avevano aderito al comitato Provinciale, con un invito "aperto alle rappresentanze della società civile Galatonese tutta che avvii un lavoro di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione a favore del NO, nella consapevolezza che noi italiani abbiamo una sana e robusta Costituzione che non è il caso di stravolgere" ha avuto un seguito superiore alle aspettative.

La riunione organizzativa, tenutasi nella serata di LUNEDI' 29 maggio presso la Saletta comunale di Piazza Crocifisso (ex sede dei vigili urbani di Galatone) ha visto una nutrita partecipazione. L'invito è stato accolto dai partiti, che hanno inviato i loro rappresentanti, dalle rappresentanze sindacali e, soprattutto, da associazioni culturali e spontanee oltre che da comuni cittadini che, di fatto, erano i più numerosi.
In effetti, la partecipazione è stata definita bipartisan, cioè indipendente dalle sigle e dagli schieramenti, piuttosto improntata alla grossa problematica che la questione referendaria fa emergere.
 
Dopo il consueto dibattito e le dichiarazioni di partecipazione, si è deliberato di indirizzare l'attività del comitato alla sensibilizzazione dei cittadini e delle loro famiglie con una azione capillare e con alcune manifestazioni, il tutto improntato alla conoscenza ed alla pubblicizazione dei problemi emergenti dalla applicazione della normativa riformata.

Si è deciso di aprire una sede in prossimità della piazza centrale del centro storico di Galatone e si è nominato un comitato di coordinamento costituito da:
Resta Giuseppe, Marisa Bellafronte, Baglivo Vito, Nuzzo Paolo, Maglio Roberto, Marinaci Salvatore, D’Oria Giuseppe, Pinca Maurizio, Calo’ Angelo, Rizzo Roberto, Potenza Giuseppe, Ferrocino Fernando, Trianni Monica, Spirito Sergio, Misciali Antonia, Faro Biagio, Caputo Giuseppe e De Mitri Cosimo.

Si è acclamato coordinatore il sig. RIZZO ROBERTO sia perchè convinto promotore e sostenitore  dell'iniziativa e sia per la sua collaudata esperienza nell'organizzazione di eventi, manifestazioni ed attività di coinvolgimento della cittadinanza.


Questa sera, 31 maggio 2006, è convocata la seconda riunione presso la Saletta Comunale di piazza SS. Crocifisso, in Galatone, alle ore 18,30

L'invito è rivolto a tutti coloro che vorranno partecipare.


postato da: vitobaglivo alle ore 15:01 | link | commenti
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SE’ TURNAMU A NNA’SCERE

(Sé ete veru cà) Pròule erame

(cquistu ete certu)e pròule turnamu,

(ete veru?) ma, rria lu giurnu ca risurgimu.

(Speriamu) All’ora giusta risurgimu e nnì trùamu tutti ti paru,

tra lu sole, lu jentu e ll’onore.

(Ete certu) Poi, comu, nà lava t’accqua,

passandu pi lli strate e cchiappandu cristiani,

a lla fine ddìntamu nà cascata.

Nà cascata ti bbona ggente,

sempre onesta e mmai truccata,

cà,

comu furmiche janche e furmiche gnore,

fatianu ti paru,

senza mai, cù rubbanu, nà muddhrècula.


postato da: localo alle ore 11:25 | link | commenti
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Come mai questa volta non ha chiesto il riconteggio?


postato da: philosophus alle ore 09:34 | link | commenti (1)
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 Giorni perduti - Vedi versione grafica con cast

 

Dopo tre anni di “tiremmolla” fra cosche,  di faide, di sgambetti e tradimenti, di assessori defenestrati a di altri entrati senza titolo,  si è perso il perché certe persone sono state delegate ad amministrarci.

Si pensa, oggi, che li abbiamo eletti per farci divertire con le loro commedie da avanspettacolo e per goderci gli sghignazzi da bassa corte.

Non era così.

Fa bene un ripasso.

Per noi cittadini elettori deleganti, ma, molto di più, per tutti quelli seduti sugli scranni della sala di comando di questo sfortunato paese.

 

Ecco a voi alcuni punti della “Sintesi” del Programma Elettorale del Sindaco Orazio Luigi Vaglio:

 

I° Parte.

 

Il programma elettorale e amministrativo, per il quinquennio 2003/2008, si fonda su una grande idea forza unificante, sentita e condivisa da tutti i cittadini,  capace di suscitarne la partecipazione attiva, il desiderio di cambiamento e l’entusiasmo per la  crescita della comunità locale,con un obiettivo essenziale: rappresentare un “modello” positivo e generoso di fare politica, un modello coerente, finalizzato al conseguimento di risultati precisamente definiti.   

 

Ah, Ah , ah, ah!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

il tema della partecipazione e, in definitiva, quello stesso della democrazia.

 

 Ah, Ah , ah, ah!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Nel rispetto del valore morale e giuridico dell’azione amministrativa dell’Ente locale sarà attivato ogni possibile strumento, consentito dall’ordinamento vigente,  capace di  garantire un sempre più elevato livello di trasparenza della cosa pubblica.

Ah, Ah , ah, ah!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 creazione di un Assessorato allo sviluppo economico multisettoriale integrato –-  che dovrà essere comunque una vera e propria plancia di coordinamento e d’impulso della crescita economica locale;

 

‘Ndo sta ??????????????????

 

La complessiva situazione di regresso dell’agricoltura richiede di  dar vita a una nuova politica agricola che promuova l’innovazione tecnologica, la riconversione delle produzioni, l’introduzione di nuove colture e l’affinamento delle tecniche di coltivazione, raccolta e commercializzazione dei prodotti agricoli, il marchio di qualità e genuinità dei nostri prodotti.

 

Quando?

 

Riduzione della tassa di occupazione degli spazi destinati al commercio su aree pubbliche.

Svolgimento nella villa -.mercato di mostre, fiere, mercato dell’antiquariato  e dell’usato in genere, mediante campagna promozionale per il lancio delle nuove opportunità di scambio anche di prodotti agricoli, artigianali e industriali.

Agevolazione dell’insediamento nel centro storico di piccoli esercizi commerciali e di botteghe artigiane mediante incentivi, riduzioni fiscali.

Parcheggi preferenziali saranno riservati ai clienti in prossimità dei pubblici esercizi d’intesa con gli esercenti.

 

Sì……. Li hai visti tu?

 

……..si dovrà utilizzare la struttura polivalente al servizio delle imprese e delle loro associazioni. Consentire l’insediamento a qualsiasi tipo di impresa, artigiana, industriale, di servizi, commerciale, turistica, bancaria, assicurativa ecc.

 

Ma quando mai!

 

Nel settore del turismo, perciò, si intende attivare un rilevante impegno istituzionale e finanziario, indispensabile per avviare un progetto di settore di tipo strutturale e formativo in grado di coinvolgere  operatori turistici in un complessivo impegno di “formazione all’accoglienza”, intesa come  competitività del prezzo, qualità delle prestazioni, investimenti nelle strutture  di servizio al turismo e di riqualificazione ambientale. Promuovere e coopartecipare finanziariamente alla realizzazione di iniziative multimediali che promuovano in Italia e all’estero l’immagine turistica del Comune, aderire a programmi ed  iniziative di ricerca nel campo archeologico con l’obiettivo immediato di aprire al turismo la fruizione dei beni culturali della città  e con l’ulteriore obiettivo di dare vita a una serie ragionata ed articolata di itinerari turistici, calibrati sulla misura degli specifici interessi. E’ necessario promuovere lo sviluppo del  turismo congressuale, di studio e religioso, con l’erogazione di servizi reali in favore dei partecipanti ai convegni seminari di studio, previa intesa con le agenzie organizzatrici.

Quindi occorrerà realizzare interventi di recupero e riuso del centro storico, garantendo la realizzazione dei servizi primari,  nel rispetto dell’integrità urbanistica, architettonica e sociale. Incentivarne l’utilizzo ai fini commerciali, residenziali e turistici, attraverso una politica di coinvolgimento attivo degli abitanti e la consulenza tecnica della pubblica amministrazione. Per la zona a mare sarà redatto apposito intervento per una fruizione che, salvaguardando le risorse naturali,  la leghi al centro storico e la contestualizzi all’intero territorio.

 

Aspetta e spera. E quando? E dove? A Rimini?

 

Sarà tutelato, ripulito e preservato il paesaggio agricolo, recependo e applicando l’attuale normativa regionale e nazionale, (per esempio la salvaguardia dei muri a secco, delle piante secolari, delle costruzioni rurali d’importanza storica e paesaggistica), finalizzando gli interventi all’incremento occupazionale, anche a tempo parziale, e con interventi di riqualificazione professionale.

 

Allora i muri a secco fatti di materassi e lavatrici sono istallazioni di pop art?

 

Organizzazione di un Centro Policulturale o Palazzo degli Affari Culturali, attrezzato anche di verde, giochi e quant’altro, e specialmente di biblioteca, emeroteca, pinacoteca, cineteca, enoteca, antiquarium, e attrezzature collaterali per giovani, anziani e i bambini.

Acquisizione e ristrutturazione del Castello di Fulcignano e realizzazione del previsto Parco Archeologico.

 

Sì, poi…………

 

 

Continua……………

 

(intanto si capisce perché voglio le scuse?)


postato da: giusepperesta alle ore 08:56 | link | commenti (1)
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Avviso di sfratto

postato da: giusepperesta alle ore 08:25 | link | commenti (5)
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martedì, 30 maggio 2006

I BLOG AMERICANI APRONO
IMPORTANTI INNOVAZIONI LEGISLATIVE

La Corte ha deciso: il blogger non riveli la fonte ...


postato da: vitobaglivo alle ore 18:31 | link | commenti
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  13 giorni, 12 ore, 15 minuti, e 1 secondi sono già passati dall'insediamento del governo Prodi. E ancora non è stata fatta la legge sul conflitto di interessi



postato da: giusepperesta alle ore 12:15 | link | commenti (6)
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postato da: giusepperesta alle ore 12:12 | link | commenti (1)
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  Cose nuove dopo il No al referendum  
 
 

di Federico Orlando

Gli italiani non divorzieranno per poi unirsi in Pacs tra padani e peninsulari, ma resteranno un popolo fondato sul matrimonio dei plebisciti del 1861 e della Costituzione del 1948. Sempreché, centrosinistra permettendo, il 25 giugno gli elettori respingeranno il progetto della baita dei quattro, quella di Lorenzago, poi divenuto in parlamento progetto di nuova Costituzione.

Con quel progetto Berlusconi ha pagato il debito con Bossi: siccome non pagava di tasca sua, con la devolution gli ha dato l’unità d’Italia, congruo compenso per i cinque anni di governo. Allo stesso modo, aveva regalato ai suoi elettori più anarcoidi la devoluzione dalle regole, pareggiando quella che aveva dato a se stesso con innumerevoli “utilità personali”, come le chiama Cossiga.

Ora quel progetto di Costituzione, che dovrebbe sostituire non i tre o quattro punti invecchiati della nostra Carta, ma ben 53 articoli (in pratica tutto: Quirinale, governo, Camera, Senato, Corte costituzionale, magistratura, Regioni), dovrà essere confermato o respinto dagli italiani nel referendum del 25 giugno.

Per Berlusconi e Bossi (non per Fini e Casini), la vittoria dei Sì sarebbe un colpo d’ariete contro la cittadella del governo Prodi, già attraversata da crepe di marziani, di antagonisti, di ciarlieri e di altra umanità che l’esercito di centrosinistra come tutti gli eserciti si porta dietro: salmerie, saltimbanchi, bordelli e in genere l’intendenza. Per noi, invece, il rifiuto della riforma, cioè la vittoria dei No, significa in primo luogo salvare lo spirito “religioso” e la coerenza istituzionale della Costituzione. In secondo luogo, significa salvare la prospettiva di un’intesa, se possibile larga, che metta in quella Costituzione cose nuove ma condivise, e per questa via apra la strada anche al disgelo con la parte moderata e democratica del centrodestra.

In terzo luogo, il No rafforzerà il governo Prodi e la speranza che esso possa darci risanamento e ripresa, come ci ha promesso. Sul governo, come sulla Madrid repubblicana nel 1939, puntano le quattro colonne franchiste della destra, che nella metafora chiameremo berlusconismo, leghismo, tardogollismo, sanfedismo. Sulle loro bandiere c’è scritto: premier padrone di tutto il governo, parlamento ridotto a timbracarte (cioè a dar forma di legge a ogni libitum del governo), Quirinale con più forbici per i nastri e meno poteri di garanzia per i cittadini, giustizia costituzionale politicizzata a favore del governo, magistratura ordinaria asservita all’esecutivo, devolution di sanità scuola e polizia locale alle regioni e perciò supertasse per la duplicazione dei servizi, e diverso grado di diritti tra cittadini di regioni più ricche e più povere; infine attenuata possibilità dello Stato di supplire alla disparità delle fortune con la solidarietà sociale e fiscale; “interesse nazionale” come foglia di fico sul cratere montenegrino: una concessione al patriottismo di Fini e Casini, che somiglia alla croce di cavaliere e al sigaro toscano che il “padre della patria” Vittorio Emanuele II diceva «Non si negano a nessuno».

Ma, per continuare la metafora delle quattro colonne franchiste che dalla baita dei quattro sono calate sulla Costituzione, ci sovviene il ricordo del generale Emilio Mola, che del generalissimo Franco era il numero due e comandava la battaglia.

Ai giornalisti che gli chiedevano quale delle quattro colonne avrebbe conquistato Madrid, rispose: la quinta, quella che già opera dentro Madrid.

Stia attento Prodi alla quinta colonna che all’interno del suo governo lavora per la baita dei quattro: la compongono il sadomasochismo fiscale alla Visco, che trasforma in piombo anche l’oro che offre; l’incontinenza verbale di ministri non novellini ma da tempo in astinenza (altro che i pannoloni del Quirinale di cui parla la destra: a proposito, come va la prostata del Cavaliere?); le marzianerie del neoministro Bianco che, zittito sul ponte di Messina, ne costruisce uno fino a Cuba, per la nostra felicità di “moderati”; le retromarce del neoministro Ferrero dai centri d’accoglienza di Lampedusa, difficilmente smatellabili in 24 ore, al mezzo milione di nuove regolarizzazioni extracomunitarie, magari con qualche ideologico trompe l’oeil per coprire la visione della banlieu parigina. E via bambineggiando.

È dunque necessario che il seminario, a cui Prodi costringerà i suoi ministri nella prossima settimana, affinché imparino almeno il catechismo di governo, duri più di una settimana, possibilmente fino al referendum del 25 giugno. E non solo perché nei seminari c’è spesso un margine di ambiguità che distoglie dallo studio, quanto e soprattutto perché così il governo starà più zitto e sottolineerà formalmente la sua terzietà rispetto alla campagna referendaria: che infatti dev’essere combattuta dai partiti del centrosinistra, trascinandoveli per le briglie e a bastonate sul sedere, come si faceva con gli asini quando s’impuntavano e non andavano avanti.

Sono i partiti del centrosinistra a doversi contrapporre a Berlusconi che minaccia di occupare tutti i giorni la tv (Vespa già fatto) e di chiedere agli italiani un giudizio d’appello sulle elezioni del 9 aprile. Sono i partiti che hanno vinto il 9 aprile a doversi svegliare dalla digestione dell’abbuffata ministeriale e difendere la Costituzione: in nome della repubblica fondata sul “lavoro”, che per la destre è solo merce-lavoro; in nome della solidarietà fra tutti i componenti della nazione, che infastidisce gli squali sempre affamati; in nome dell’unità d’Italia che, come diceva Montanelli, è una madre un po’ puttana ma è l’unica madre che abbiamo e perciò le vogliamo bene: affianco a noi c’è il grumo sanguinolento dell’ex Jugoslavia smembrata in sette staterelli, come Mezio Fufezio dittatore di Albalonga, legato e squartato da cavalli spinti dai romani in opposte direzioni.

Sono dunque i partiti che debbono scatenare dalla prossima settimana una campagna elettorale vera, che sia migliore di quella politica. E non ci vuol molto.

Con gli argomenti della riflessiva competenza di Padoa Schioppa, delle varie “agende Giavazzi”, del no all’iconoclastia antagonista contro tutta la legge Biagi, della riduzione di cinque punti delle tasse sul lavoro, di politiche non protezionistiche ma di protagonismo a difesa dei nostri prodotti sui mercati, di servizi burocratici resi efficienti anche con qualche esemplare severità verso funzionari neghittosi, i partiti del centrosinistra dovranno far capire al popolo del Nord che la “questione settentrionale” non si risolve inventandosi il regime salazariano del padre-pastore che manda le capre all’assalto delle balze altrui (vedi inchiesta La Spina-Ricolfi su “questione settentrionale, centrosinistra e centrodestra”): altro che Titolo V e premierato assoluto, altro che guerra cimbrica con Europa ed euro, altro che protezionismo colbertista contro i tre miliardi d’abitanti della Cindia. La questione settentrionale si affronta con infrastrutture materiali moderne (Tav e autostrade in testa) e con una Costituzione aggiornata che consenta anche alle nostre imprese, quando sono all’estero, di dire come quelle tedesche o francesi «alle nostre spalle c’è lo Stato francese, c’è la Germania»). Lo Stato, non la poltiglia jugoslavo-bossiana ricucita con lo spago del premierato assoluto.

Insomma, se il governo deve limitarsi a seguire la campagna referendaria indirettamente, con decisioni che anticipino la musica della legislatura, i partiti hanno invece il dovere di fare campagna elettorale direttamente: non dicendo solo la messa cantata alla Costituzione del 1948, ma illuminando anche le cose nuove che rendano funzionale nel terzo millennio quel che è nato a metà del secolo scorso. Gli Stati Uniti hanno una costituzione che vive da oltre duecento anni e che, fatta da liberi proprietari di schiavi, a colpi di “emendamenti” è diventata la costituzione di 260 milioni di individui tutti liberi: così le basi intangibili della libertà dei fondatori, sono via via diventate basi della libertà delle generazioni successive, fino al giorno d’oggi.

Domani altri “emendamenti” saranno necessari per la libertà di altri uomini e donne che saranno diversi da quelli d’oggi, per problemi e aspirazioni. Le democrazie camminano così, senza mettere la dinamite sotto la statua della libertà, perché non ci crolli addosso


postato da: giusepperesta alle ore 08:51 | link | commenti
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lunedì, 29 maggio 2006

PAROLE

 

Parole,

parole ti la sera ca lu jentu n’di li mena,

parole,

muddhràte intra lu mieru,

ca si perdinu comu li pinzieri a rretu nù bbicchieri,

parole,

ca sì cunsumanu, comu lumini, intra a cchiese sempre acanti.

Parole

ca a n’cielu olanu, ma sò ffumu, ti fucalire,

parole,

ca comu li cirase, una tira l’addhrà e mmai si spiccianu,

parole,

ca parinu passi ti cristiani senza nome e senza facce.

Parole,

turtigghiate ti ombre, ca fùcinu senza mai ssì fermanu,

parole,

chìene ti fòcu, ca ti ddhrò passanu brucianu, ma nò ssintimu lu tulore,

parole,

comu l’acqua chiara e fresca, ca vii e mai passa la sete.

Parole,

comu oru e stedhre ca bbrillanu ti notte e tti tonu nà spiranza,

parole,

ca cercanu pirdunu e nò n’di tròanu,

parole,

ca pirdonanu e ddinchianu trittu, trittu a llu core,

parole,

ca sò ddùci comu llu mele, ma ca nì lassanu, sempre l’occa mara.


postato da: localo alle ore 13:47 | link | commenti
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COMITATO COMUNALE
"Salviamo la costituzione"
COSTITUZIONE_miniIncontro organizzativo oggi LUNEDI' 29 maggio ore 18,00

Presso: Saletta comunale di Piazza Crocifisso
(ex sede dei vigili urbani)





postato da: vitobaglivo alle ore 12:20 | link | commenti
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La posizione di "Italia dei Valori"
e l'ipotesi di un nuovo incontro di maggioranza
sulla stampa di oggi

Una presa di posizione di Italia dei Valori mancava nello scenario dei commenti...

www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 11:58 | link | commenti
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Chiostro dei Domenicani

REPARTO GRANDI USTIONATI

 

Da una bruciatura si può uscire?

Certo.

Dipende dal tipo di bruciatura che si è patita.

A volte basta una spalmata di Foille e la bollicina se ne va.

A volte serve un ricovero a Brindisi. Ma se la bruciatura è vasta ed estesa c’è poco da fare: si muore.

Ma bisogna pensare a chi è attrezzato ai grandi calori e ha corazzato la sua pelle con amianto della prima qualità. E’ una modificazione genetica propria del politico di razza bastarda.

Il Politico Salamandra.

La resistenza al fuoco di certi figuri è pari a quella di una porta tagliafuoco da distilleria. E spesso sono proprio questi gli incendiari.

Sono un po’ come i contrattisti dell’Ente Sila: mettono fuoco ai boschi per essere riassunti.

Mors tua vita mea.

Non c’è che dire. Ottime persone.

Poi ci sono le Arabe Fenici.

Risorgono dopo la bruciatura più totale.

Ci vuole un po’ di anni ma risorgono dalle ceneri, più querule e insopportabili che pria.

L’ideale sarebbe comunque non bruciarsi.

Ma ci sono quelli con la sindrome da cerchio di fuoco: vi si buttano dentro nonostante gli avvertimenti.

I Jan Palack della politica.

Ostinatamente in disprezzo della razionalità e dei buoni consigli si cospargono di benzina e poi si accendono la sigaretta.

Come i Bonzi.

Bonzi, appunto, è la parola.

 

Poi….. ben gli sta.

Se non sono sciocchi avranno le loro buone ragioni.

Evidentemente il gioco vale la candela!

Poi vanno cercando estintori.

Ma anche gli estintori si scaricano……. Specie quando sono presi in giro.

Dice: ma invece di questi che ci potrà capitare?

Ci cangia ddifresca dice il saggio.

La democrazia è sovrana.

Non certo le camarille dei partitelli  devono decidere una situazione che è già profondamente compromessa e tirata allo spasimo.

Senza uscita.

Forse c’è chi ha qualcosa da perdere che si ostina a difendere l’indifendibile.

Chi ha già perso tutto non lo può fare.

Chi è stato preso in giro, tradito, deluso, dimenticato cosa deve difendere?

Solo la ridiscussione politica e la riproposizione alla scelta dell’elettorato può salvare tutti dal RIDICOLO.

C'è un'alternativa?

Certo: una presa di posizione forte e chiara. Senza COMPROMESSI.

 


postato da: giusepperesta alle ore 10:59 | link | commenti (8)
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PAUSA DI RIFLESSIONE
O
STRADA SENZA USCITA

Sono passati circa dieci giorni dalla riunione, definita interlocutoria, che si è tenuta nella tarda serata di venerdì 19 maggio u.s. presso la sede dei Democratici di Sinistra, a Galatone.....

www.bachecadigalatone.splinder.com


postato da: vitobaglivo alle ore 09:03 | link | commenti (3)
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domenica, 28 maggio 2006

Il Referendum Costituzionale del 25/26 giugno 2006

1. Non è un referendum come gli altri.

Il 25 e 26 giugno il popolo italiano sarà chiamato alle urne per lo svolgimento del Referendum costituzionale, avente ad oggetto l’approvazione o la bocciatura della legge di riforma della II Parte della Costituzione, approvata dalla maggioranza di centro destra nella scorsa legislatura, e non ancora entrata in vigore. La legge votata dal centrodestra è un accordo politico tra Berlusconi, Bossi e Fini. Bossi ha voluto la “devolution”, che aggredisce i beni pubblici repubblicani . Si ridefiniscono i poteri delle Regioni, pregiudicando i diritti sociali più importanti per ciascuno di noi (il diritto alla salute ed il diritto all’istruzione) e mettendo a repentaglio l’unità sociale e politica del Paese.

Infatti attribuire alle Regioni la competenze legislativa esclusiva in materia di assistenza ed organizzazione sanitaria significa demolire il Servizio Sanitario Nazionale ed introdurre 20 diversi Servizi Sanitari, con diverse regola di accesso ai servizi ed alle prestazioni erogate. In questi differenti sistemi sanitari la capacità di assicurare le prestazioni a tutela della salute di ciascun cittadino, dipenderà concretamente dalla capacità finanziaria di ciascuna Regione.

Ciò comporterà una violazione del principio di eguaglianza dei cittadini, di cui faranno le spese soprattutto i cittadini delle regioni meridionali. Concretamente in molte regioni d’Italia

Specie a Sud questo significherà Ospedali più scadenti, liste di attesa sempre più lunghe, oneri e costi delle cure crescenti per il cittadino. Un altro diritto sociale fondamentale per tutti i cittadini italiani, il diritto all’istruzione, rimarrebbe fortemente pregiudicato dalla “devolution”, che attribuisce alle Regioni potestà legislativa esclusiva in organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione e nella definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione.

L’istruzione perderebbe il suo carattere universale per diventare essenzialmente un servizio organizzato e gestito sulla base di valutazione ed esigenze localistiche, con differenti standard qualitativi, differenti regole di accesso e di fruizione delle prestazioni erogate. Anche in questo caso la qualità del servizio dipenderebbe dalla capacità finanziaria delle singole Regioni. I cittadini delle regioni meridionali sarebbero maggiormente penalizzati e gli insegnanti meridionali troverebbero maggiori difficoltà o potrebbero andare incontro a discriminazioni nell’accesso al lavoro.

Come se non bastasse la “devolution” attribuisce alla Regioni la competenza esclusiva in materia di polizia amministrativa regionale e locale. Questo significa non solo competenza a regolare le funzioni amministrative di polizia, ma soprattutto la competenza ad istituire dei nuovi “corpi armati”, con funzioni di polizia, ed a disciplinarne l’armamento e le funzioni.

L’istituzione di corpi armati regionali comporterà degli ulteriori costi che graveranno su ogni cittadino italiano una situazione di crisi dell’unità nazionale.

Berlusconi ha voluto una nuova forma di governo contro la democrazia.

La forma di Governo è il cuore di ogni ordinamento democratico. La riforma costituzionale imposta dal Centro-destra opera un vero e proprio trapianto di cuore, sostituendo la forma di governo della Costituzione del 1948, basata - come generalmente avviene nelle democrazie occidentali - sulla centralità del Parlamento e sull’equilibrio dei poteri, con una inusitata forma di governo, basata sulla prevalenza del Capo del Governo sullo stesso Governo e sulle Assemblee Parlamentari. Una forma di governo che non esiste in nessun altro ordinamento di democrazia occidentale, ma non è una novità per il nostro paese, che ha già conosciuto, nell’epoca fascista, un sistema fondato sulla prevalenza del Primo Ministro. In questo nuovo ordinamento vengono concentrati nella mani del Capo del Governo (Primo Ministro) tutti i poteri sottratti al Parlamento, al Presidente della Repubblica ed allo stesso Governo.

Il Primo Ministro

- prevale sul Governo, perché determina lui, da solo, la politica del Governo ed, inoltre, nomina revoca i Ministri a suo piacimento;
- prevale sul Parlamento perché può sciogliere la Camera dei Deputati a suo piacimento e, con la minaccia dello scioglimento, può costringere i deputati ad approvare le sue leggi nel termine che egli stesso stabilisce;
- prevale sul Senato Federale della Repubblica, perché se il Senato dovesse bocciare le leggi che gli stanno particolarmente a cuore, il Primo Ministro può togliergli la competenza legislativa e trasferirla alla Camera dei Deputati;
- prevale sulla sua stessa maggioranza parlamentare che non può esercitare nessun controllo sul Primo Ministro e può sostituirlo solo con una decisione assunta quasi all’unanimità;
- prevale sul Presidente della Repubblica, che perde il potere di scegliere il Primo Ministro, perde il potere di decidere in ordine allo scioglimento della Camera dei Deputati, perde il potere di risoluzione delle crisi politiche e perde il potere di impedire al Governo ed al Primo Ministro di presentare disegni di legge o decreti leggi incostituzionali.

Il Parlamento (Camera dei Deputati) viene trasformato in un organo esecutivo degli ordini del Primo Ministro assunti in forma di legge ed addirittura i Parlamentari vengono divisi in due corpi separati, tanto che ai deputati dell’opposizione viene impedito di esercitare il diritto di voto rispetto alla scelte fondamentali di indirizzo politico.

Per effetto di queste modifiche, il volto della democrazia italiana viene profondamente sfigurato.

Il ricorso alle elezioni non servirà più al popolo italiano per eleggere i propri rappresentanti, ma servirà ad investire un Capo politico, al quale verranno conferiti poteri pressoché assoluti.

Con le elezioni politiche il popolo non istituisce più un’assemblea di propri rappresentanti che deve concorrere, con un Governo che goda della fiducia dei rappresentanti, a determinare l’indirizzo politico, ma conferisce ogni potere nelle mani di un Capo politico, elegge un sovrano e la sua Corte. Il Parlamento (la Camera dei deputati) viene trasformato in un consesso di “consiglieri del Principe” poiché i parlamentari possono svolgere le loro funzioni soltanto se in sintonia con i desideri del Principe, altrimenti vengono mandati via. Per questo i deputati dell’opposizione, che consiglieri del Principe non sono (e non possono diventare), non contano.

E’ vero che viene ridotto il numero dei deputati (che nel 2016 passerà da 630 a 518), ma - una volta che i parlamentari non possono più esercitare liberamente la loro funzione di rappresentanti del popolo italiano (cioè di rappresentare i bisogni, gli interessi e le aspirazioni degli elettori), il loro numero è fin troppo elevato.

Con questa nuova forma di Governo vengono demolite tutte le garanzie apprestate dalla Costituzione italiana per evitare ogni forma di dittatura della maggioranza. Persino la Corte Costituzionale, che rappresenta l’ultima garanzia contro il pericolo di abusi della maggioranza a danno dei diritti dei cittadini italiani, viene manipolata. Modificando la sua composizione (con l’aumento della componente di derivazione politico-parlamentare), la Corte viene politicizzata ed attratta, nel lungo periodo, nell’orbita dell’influenza del Primo Ministro.

Con questa riforma il nostro paese esce fuori dal sentiero della democrazia, come conosciuta nei paesi di tradizione occidentale, e viene nuovamente spinto nell’avventura - che abbiamo già percorso nel nostro passato - di un ordinamento fondato sulla “dittatura elettiva” del Primo Ministro.

Un nuovo ordinamento che travolge i diritti fondamentali dei cittadini. I promotori della riforma della Costituzione ci hanno assicurato che le nuove regole costituzionali non avrebbero modificato la I Parte della Costituzione, cioè che non avrebbero pregiudicato i diritti e le libertà che la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini.

Questo non è assolutamente vero!

I diritti e le libertà non esistono in natura: possono essere attuati, riconosciuti, garantiti e sviluppati soltanto attraverso il funzionamento delle istituzioni e dei pubblici poteri. Per esistere, pertanto, hanno bisogno di un ordinamento democratico, di un assetto dei pubblici poteri che, attraverso meccanismi istituzionali adeguati, dia concretezza, protezione e tutela ai diritti ed alle libertà.

Attraverso la modifica della forma di Governo risultano pregiudicati ed indeboliti sia i diritti a contenuto sociale, sia i diritti a contenuto eminentemente politico (i diritti di libertà).

Infatti i diritti sociali (come la dignità del lavoro) ed i diritti di libertà, si sviluppano e si attuano attraverso la legislazione ordinaria, nel contesto di un ordinamento democratico. Anche beni pubblici fondamentali per il popolo italiano, come il ripudio della guerra (affermato dall’art. 11 della Costituzione), trovano la loro garanzia nei meccanismi della democrazia.

I diritti e le libertà solennemente sanciti dalla prima parte della Costituzione, infatti, hanno ricevuto solidità e saldezza con gli istituti attraverso i quali è stata organizzata la rappresentanza e sono stati distribuiti, bilanciati e divisi i poteri. Spogliati di tali istituti, attraverso la demolizione dell’architettura della parte II della Costituzione, i diritti e le libertà appassiscono, cessano di essere garantiti a tutti e perdono il vincolo dell’inviolabilità.

Per questo la controriforma della Costituzione, approvata dalla maggioranza di centro-destra nel novembre del 2005, riscrivendo l’intera II parte, stravolge anche la I parte, pregiudicando l’impianto della Costituzione italiana nel suo complesso.

Di conseguenza la riforma costituzionale voluta dalla destra ci spoglia del patrimonio di diritti e di libertà che la Costituzione italiana, nata dalla resistenza, ha attribuito ad ogni cittadino italiano.

Essa ci deruba del patrimonio di beni pubblici repubblicani che i costituenti ci hanno lasciato in eredità a garanzia della libertà, della dignità, della felicità e della vita stessa di ciascuno di noi.

In ogni società, la scelta sulla Costituzione è una scelta politica suprema nella quale si mette in gioco il destino e l’identità stessa di un popolo organizzato in comunità politica. Per questo il referendum che si svolgerà nel giugno del 2006 è un referendum istituzionale, paragonabile soltanto a quello del 2 giugno 1946 nel quale il popolo fu chiamato a scegliere fra Monarchia e Repubblica.

La controriforma della Costituzione colpisce l’identità politica stessa del popolo italiano, distruggendo quell’ordinamento attraverso il quale si sostanzia la democrazia e si garantisce il rispetto della dignità umana alle generazioni future.

Il Referendum è l’ultima occasione per salvare i beni pubblici che i costituenti hanno prescritto per il popolo italiano, facendo tesoro delle esperienze di lotta contro il nazifascismo. Oggi si vogliono cancellare le radici della Costituzione che affondano nella Resistenza

Non ci sarà una prova d’appello per la democrazia italiana!

Se la riforma dovesse passare, la Costituzione italiana sarebbe cancellata ed il suo patrimonio di libertà e di diritti disperso per sempre.

La scelta che siamo chiamati a compiere con il Referendum è cruciale per il destino del nostro Paese, com’è stata - a suo tempo - la Resistenza.

Oggi, come allora, è necessario ritrovare lo stesso spirito, la stessa coscienza di un dovere civile da adempiere: sconfiggere il progetto di demolizione della Costituzione, votando NO al referendum per ricostruire il primato della convivenza civile orientata al perseguimento del bene comune.


postato da: Rubicantepazzo alle ore 11:33 | link | commenti (1)
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sabato, 27 maggio 2006

il tuo urlo "CIABBINDE" riecheggia nella mia mente accompagnandomi nel viaggio che mi porta per les Rambles a comer una paella de puta madre.

Ma mi accompgana anche una domanda: loro se ne vanno...e che arriva?

O assisteremo ancora una volta alla rivincita dei morti viventi?

Ciao Pinuccio, buona domenica


postato da: juandemairena alle ore 18:08 | link | commenti (7)
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L'ala sinistra del centrosinistra
dice la sua in merito alla crisi cittadina

Dopo circa una settimana di silenzio da parte delle forze politiche ufficiali...

www.bachecadigalatone.splinder.com

postato da: vitobaglivo alle ore 11:05 | link | commenti
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venerdì, 26 maggio 2006

 

Puzza di acqua di colonia.

 

I nostri emigranti tornavano dalla Germania con grossi flaconi di acqua di Colonia ("Kölnisch Wasser").

Flaconi di proporzioni industriai che decoravano i comò marron delle case umili ma dignitose. E profumavano le spose il giorno del ritorno a casa sovrastando quello del ragout. Era il profumo dell’affrancamento dalla fame e dalla terra del rimorso. Il profumo del progresso. Le loro valigie di cartone odoravano di sacrificio, tabacco, cioccolata e acqua di Colonia.

Perciò d’istinto mi spiace parlare di “puzza di colonia”. Mi pare mancare di rispetto a tanta gente che con sacrifici ha fatto nuova Galatone, ha portato denaro, commercio e soprattutto ha riportato civiltà e dignità.

Ma la puzza di oggi è di colonia ma di altro tipo.

E’ colonia senza C Maiuscola.

E’ puzza di colonia culturale e politica.

Culturale perché Galatone non si è riuscita mai ad affrancare da un provincialissimo modo di intendere la propria cultura, cercando di privilegiare il particolare al generale e chiudendosi in quelle mura medievali che i nostri nonni hanno provveduto ad abbattere già un secolo e mezzo fa e che noi stiamo metodicamente ricostruendo.

Ma tutto ciò, allo stato dei fatti può sembrare secondario, anche se nelle sostanza non lo è proprio.

Ma sia, lasciamo questi discorsi “intellettuali”.

Passiamo allo spicciolo, al pecoreccio.

Parliamo di politica, quindi.

Parliamo della politica dei “grandi partiti” di Galatone, quegli assembramenti di poca gente che si sente depositaria del potere assoluto di discernere e di decidere.

Partiti che costituiscono i gangli della politica locale in mano a piccoli feudatari, a minuscole strappigne familiari, a compagini di graziati, di gente che mangia grazie alle intercessioni del santoprotettore, addirittura alcuni in mano a due, al massimo tre personcine.

Tutte queste famigerate Sezioni, luoghi di coagulo del decisionismo galatonese, queste cupole imposte come venerabili e indiscutibili, come uniche nicchie di sapienza e verità, di fronte ad una delle tante crisi che provoca il gigionesco, interessato e sventato modo di intendere la politica, si mettono a novanta gradi, ma anche a centoottanta, sottoposte e supini di fronte ai segretari politici ed ai pezzi da novanta del feudalesimo partitico provinciale (in tutti i sensi).

Sistematicamente avviene così, dando ragione al vecchi Gianbattista Vico (lo so che era Giovan Battista, era solo perché è sempre attuale che mi sono permesso la modernizzazione del nome).

E fa specie (ma per uno come me che ha repulsione per queste forme di verticismo paramafioso da padroneesottopadrone non è sconvolgente)  sapere come ambigui personaggi, ogni volta che capita l’immancabile crisi da deficienza congenita, vengano da fuori a imporre scelte ai partiti e alle persone che li compongono, tracciando soluzioni improbabili e dettando linee poco condivisibili per chi la “pignata la ota” ogni giorno. Una sorta di moggismo della politica in cui il potente è difeso dall'arbitro che lui ha nominato.

Così come fa specie sapere che c’è stato anche chi,  fra questi personaggi, si è azzardato a dire che la sede provinciale di un Partito è “casa sua”, rinfacciando la cosa alla delegazione galatonese andata mestamente a chiedere giustizia.

L’avesse detto a me saremmo tutti e due finiti sui giornali, io nella cronaca e lui fra i necrologi.

Io in questura ma lui all’obitorio.

Questi quacquaracqua di due centesimi, delegati e graziati dal gioco di tessere dei militanti si permettono di sentirsi padroni di casa.

Capito?

Non ospiti, ma padroni!

A questo punto è giunta la crisi dell’Impero.

Assolutamente ributtante.

Perciò ho l’allergia alla politica del padroneesottopadrone.

Perciò mi ribello quando sento ancora parlare di “diplomazia”.

Ma che diplomazia e diplomazia.

Ci vogliono atti forti, chiari e concreti.

Non si transige, non si risponde col fioretto alla clava.

Nessuno deve rinnegare niente, ma deve far valere le proprie ragioni senza baciare mani e leccare piedi a questi satrapetti della partitocrazia provinciale.

Tutti pronti alle sfilate elettorali ma lontani per tutto il resto dell’anno, salvo a piombare per imporre matrimoni impossibili e prolungamento di coiti contronatura per il loro interesse e per le loro pelose aspirazioni di carriera.

E’ successo a Destra, è successo a Sinistra.

Nessuno si senta escluso ed immune.

Sia chiaro.

E tutti questi “fini” tessitori locali di politichette di interesse e sottogoverno, tutti questi politichetti di paese che ti guardano dall’alto in basso dopo pure che li hai delegati, questi prepotentucoli da sezione si umiliano fracchiamente a questi atti di prepotenza.

Ma mi facciano il piacere!

Dentro alla politica, per carità, ci sono anche persone di buona volontà, gente seria, dignitosa ed onorevole, gente che vede l’impegno politico come impegno sociale, che lavora con dedizione e disinteressatamente.

Tanto di cappello a questi (pochi) galantuomini. Sperando che poi non si ritrovino vasi di coccio tra vasi di ferro.

Ma che proprio questi si “tengano” questi soprusi, questa mancanza di rispetto, è ancora più grave.

Secondo me si è perso il senso delle cose e delle proporzioni.

Si è persa la dignità, l’onore e l’orgoglio.

Ci si è lasciati colonizzare.

Il politica, più in alto sta, e più è nostro servitore.

E più va in alto e più ci deve ringraziare.

Ricordiamolo.

Lui è lì per noi.

Noi non siamo qui per lui.

Escluso, s’intende, quelli che hanno ricevuto la grazia di una sistemazione definitiva permanente.

Quelli fanno bene a chiamare tata ci ni tae mmangiare.

Quelli sì che sono gli schiavi dei politici.

Ma allora, facciano gli schiavi, stiano zitti e lascino decidere le persone libere che possono camminare a testa alta.

Gli schiavi non votano.

MAI.

P.S. : CIABBINDE! (non fosse altro che per il vostro bene, per quello che vi rimane di dignità....)

 

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 20:21 | link | commenti (7)
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LA SEGGIA

La seggia ca tutti stamu sittatai e mmai lassamu,

strenta ni lla tinimu nnamurati.

Ni piace ni itimu su l’artarinu

ddhrò la gente

ene pporta li tuluri.

Nò n’ete cusi ca randi bbi faciti,

sò lli ricordi ca rendinu randi li cristiani.

U’i, a mmente noscìa,

sulu turmienti stà lassati,

mancu cchiùi carattere tìniti,

armenu pi nna fiata,

sapiti bb’impuniti.

Bbì sintiti patreterni e m’prumuttiti,

a ddhri fessi, ca cù ll’occa perta stonu,

e nò ssì corginu ca pi cculu li pigghiati,

e ppì nnà cosa bbona ca faciti,

ci sape cquantu bbì n’guacchiati.

Bbì piace ognè ggiurnu bbì misurati,

randi cu bbì sintiti ,

cì siti e ccì no ssìti,

bbi ddummandati,

forse pircè a casa òscia nienzi cuntati.

Circati cu ttiniti lu putore

cu capiti cquiddhru ca faciti,

e sè lu core a ppostu bbi sintiti,

cusi continuati,

se nò, istu ca tutti ùi

nà fatia la tiniti

lassati e scìati ti ddhrò siti inuti.


postato da: localo alle ore 11:58 | link | commenti (2)
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