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martedì, 28 febbraio 2006


IVANO_FOSSATI_L_ARCANGELO
Titolo: Cara Democrazia

Con santa pazienza
Ho dovuto aspettare
Con quanta buona fede
Sono stato ad ascoltare
Cara, cara democrazia
Sono stato al tuo gioco
Anche quando il gioco
Si era fatto pesante
Cosi mi sento tradito
O sono stato ingannato
Mi sento come partito
E non ancora approdato
Sento un vuoto
Sento un vuoto al mio fianco
E nessuna certezza
Messa nero su bianco
Con benedetta arroganza
Sono stato avvilito
Con quanta leggerezza
Sono stato alleggerito
Cara
Cara democrazia
Cara gemma imperfetta
Equazione sbagliata
Non scritta e mai corretta
Devotissimi della chiesa
Fedelissimi del pallone
Nullapensanti
Della televisione
Siamo i ragazzi del coro
Le casalinghe sempre d'accordo
E la classe operaia
Nemmeno me la ricordo
Democrazie pubblicitarie
Democrazie allo stadio
Democrazie quotate in borsa

Fantademocrazie
Libertà autoritarie
Libertà ugualitarie
Democrazie del lavoro
Democrazie del ricordo e della dignità
Ahi che pessime orchestre
Che brutta musica che sento
Qui si secca il fiore e il frutto
Del nostro tempo
Sono giorni duri
Sono giorni bugiardi
Cara democrazia
Ritorna a casa che non é tardi
Non sai con quanta pazienza
Ho dovuto aspettare
Non sai con quanta buona fede
Sono stato ad ascoltare
Sono giorni duri
Sono giorni bugiardi
Cara democrazia
Ritorna a casa
Che non è tardi.




postato da: giusepperesta alle ore 10:05 | link | commenti
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I non vedenti

non vedente.jpg


La vista degli italiani sta peggiorando.
Non ci sono più quelli che vedevano lontano e pochi ormai (ma chi?) vedono da vicino.
L’italiano vede e non vede, ma se può non vede.
E’ un non vedente ad occhi aperti, dalla retina intatta, con le pupille dilatate.
Una degenerazione sociale, un caso di studio per gli oculisti.
L’ultimo decennio italiano sarà ricordato dagli storici come quello dei ladri e dei non vedenti.
Il non vedente italiano è educato a non vedere sin da piccolo, è una questione di sopravvivenza.
E anche di buon gusto.
Vedere Tanzi, Cragnotti, Fazio, l’elefantino (lo so non dovrei nominarlo, mi è scappato), Tronchetti, Previti, Dell’Utri, Geronzi, Calderoli, Giovanardi, Fiorani, Casini non è una bella cosa.
Meglio la cecità parziale, selettiva.
La stessa che affligge l’informazione post datata, quella che vede gli scandali solo dopo che sono diventati pubblici.
La cecità italiana è finalizzata a tirare a campare. E’ una cecità ottusa, chiusa in sé stessa, poco disponibile a vedere qualcosa che la disturbi.
La cecità italiana è la base e il presupposto per fare carriera, negli enti pubblici, nelle grandi banche, nei partiti.
E’ un dono, una capacità. Chi non ce l’ha si adegua e diventa cieco.
E chi non si adegua diventa lui il diverso, l’irragionevole, l’intollerante.
Come si permette? Come si fa a contraddire dei poveri ciechi?
Anzi, il cieco è lui, il vedente.
Un disturbatore.
Del resto è meglio non vedere e andare con ottimismo verso la catastrofe.
http://www.beppegrillo.it/index.html
E Grillo non sa che Galatone sembra un reparto di oculistica terminale!
 

postato da: giusepperesta alle ore 09:27 | link | commenti
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Metafore 

 


postato da: giusepperesta alle ore 09:22 | link | commenti
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Galatonesi (bravi) nel mondo:
L’Arcivescovo Filoni, da Nunzio Apostolico in Baghdad viene mandato a Manila.
Continua su http://sergiomartello.splinder.com/post/7302145

postato da: giusepperesta alle ore 09:19 | link | commenti
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lunedì, 27 febbraio 2006

BALLATA TI CARNIALE.

 

 

 

Anche se ete triste,

cquandu spiccia nà cosa,

tocca puru  cu ll’ammettimu,

ca stà nnì dispiace,

ca, crai, ete, l’urtimu ggiurnu ti carniale.

Gghè cquasi nà libberazione,

pi cquiddhri,

ca nò capescinu la canzone,

e nnò fisteggianu istuti,

ti purcinella o bballanzone.

A cquiddhri ca si ccumpagnanu,

cu lla cunvinzione,

ca a lla fine ti li cunti,

nienzi pote cangiare,

mancu se cunti a totte l’ore.

N’c’ète poi, ci lu pignulu ti n’dora,

face cu ssienti ca nò n’ete mara la cicora.

Ti offrinu chiacchere e nnà mangiata,

intra cquarche cantina picca ll’uminata,

mentre ui spirati, ancora a lla furtuna

e ccu l'occa perta stati.

Ma lu ggiustu bbrucia,

e nnu piezzu ti pane ca sì lassa muzzicare.

La parola..... e ccomu na cosa tòce,

ca tutti usamu,......

...... pi lla solita ragione............

 


postato da: localo alle ore 19:51 | link | commenti
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 Incantesimo Napoletano - Vedi versione grafica con cast
 
Ieri sera, a Galatone, è stata la apoteosi del CARRU TI LI CAMISA. Il carro carnascialesco vecchio di un mezzo secolo e rispolverato in grande negli ultimi anni si rifà alla tradizione stornellistica salentina che nel Carnevale si estrinsecava in mottetti irridenti verso il potere ed i personaggi in vista nel paese.
I figli dell’ormai mitico Pippinu Camisa (Zenobini all’anagrafe ma adottato Camisa) , i nipoti e altri parenti e amici hanno meritoriamente ripreso da qualche anno l’uso delle pasquinate carnevalesche.
Tre sono state le soste: piazza S. Antonio (fore allu Monumentu), Piazza S. Sebastianu (fore alla Porta) , Piazza Idria (fore all’Itri).
Lo spettacolo completo (un’ora e tre quarti!) è quello di Largo S. Sebastiano, eletta e riconosciuta “Università Popolare” di galatonesità e “malangu”.
Il Mentore dell’iniziativa, l’esuberante e simpaticissimo Benito “Camisa” Zenobini,è a tutti gli effetti docente in quell’università e, quindi, riproduce fedelmente gli umori qualunquistici-destrorsi di un certo modo di ragionare e leggere i fatti uso agli allievi ed ai docenti formatisi e cresciuti all’ombra del Santo bersagliato dalle frecce, giusto e ironico simbolo del cittadino galateo.
La grandissima folla richiamata in tutti e tre le soste del carro e la pazienza con la quale è rimasta a godere delle rime baciate dei quattro motteggiatori (il giovane Daniele ha un senso del ritmo e della scena veramente accattivante e a misura per il ruolo) la dice lunga sulle capacità di comunicazione e sulla “fidelizzazione” (così si dice ora) della piazza (in senso di auditorio popolare) all’evento.
Perché?
Al di là di ogni altra considerazione penso che è questa la prima domanda fa porsi.
Prima di ogni giudizio.
PERCHE’ TANTA GENTE CORRE APPASSIONATA E STA ATTENTA PER SENTIRE UN’ORA E TRE QUARTI DI STORNELLACCI?
 Killing Words - Parole assassine - Vedi versione grafica con cast
Il giudizio dovrebbe essere antropologico, sociologico e politico.
E non è semplice formularlo compiutamente per chi non è antropologo, sociologo e politico.
Però è facile ipotizzare che il mettere in berlina un paese, irridere al potere, confermare l’”aspettativa” di più o meno argute e pungenti affermazioni crea interesse e piacere.
E “la piazza” risponde numerosissima come non mai. (ma non è nemmeno irrilevante il carisma e la presenza scenica di Benito e di tutto l’ambaradan: Nino Camisa direttore è meglio di Totò!)
Una musica che si ripete incessantemente a “rullo” per quasi due ore potrebbe sfiancare anche i monaci tibetani, portare all’orchite fachiri yogi, invece Benito e il suo carro attraggono e fermano per due ore un pubblico così oceanico che bisogna risalire al concerto dei Ricchi e Poveri per ricordarselo così attento e numeroso.
Perché?
Perché , azzardo, negli stornellacci di Benito c’è un po’ di quella “verità” di piazza, qualunquista e quindi apprezzata del popolo minuto costretto a vederne sempre di tutti i colori sulle proprie spalle, che nessun altro ha il coraggio di dire, di urlare, di esprimere attraverso altri canali di comunicazione..
Il paese, che io definisce sempre più spesso PARAMAFIOSO, il paese degli ANONIMI e delle scritte sui muri, il paese dei SUDDITI, si rivela, una volta tanto, feroce e pubblico censore.
 
 Le due verità - Vedi versione grafica con cast
 
 
D’altronde il POTERE a Galatone parla solo in presenza di elezioni, solo quando deve cercare voti. Il PORTA A PORTA si fa solo per estorcere voti in cambio di promesse & lusinghe. Le comunicazioni DIRETTE tra amministratori e amministrati vengono SOLO demandate alle veline del portavoce.
E menomale che ormai si vota quasi una volta all’anno.
Poi pensare di fare il portaaporta per comunicare, per esempio, ai frontisti che si sta demolendo la Piazza Coperta per farne qualcosa sembra assurdo e scandaloso. “Ti pare possibile”? SI!
Così il cittadino-suddito, l’ elettore tradito, si ribella e attraverso la voce roca di Benito & Friends si “sconta l’obbligazione”.
I politici che si lamentano della assenza delle folle in piazza, che pontificano su nuove forme di comunicazione elettorale “perché le piazze non si riempiono più” dovrebbero fare una seria autocritica. Non è colpa dell’elettorato: E’ SOLO ed ESCLUSIVAMENTE COLPA LORO!
La piazza c’è e si mobilita, sono le loro inutile lamentele, il loro modo autoreferente, il loro linguaggio astruso, la loro INCOERENZA, la loro PRE-POTENZA, l’INAFFIDABILITA’ dei loro salti della quaglia che allontana la gente.
Benito parla schietto, non promette niente, si fa capire, diverte ed interessa ed empie le piazze.
 
Meditate, politici…. MEDITATE!
 
Che poi i Camisa siano di destra è risaputo, che certe frecciate riservate oggi alla sinistra erano risparmiate al fallimentare governicchio di destra è storia, ma, c’è da giurarci,  molti di quelli che ieri sera ascoltavano si sono fatti l’idea che quello beffeggiato da Benito era la SOLA REALTA’ Chi mai gli ha dato il motivo per pensare che le cose potessero essere anche diverse?
Voglio essere chiaro:
Fracasso galantuomo e gli assessori suoi assassini sono, probabilmente, la “verità” diffusa e pervasa nel paese (aiutata anche da una certa benevola mano “amica”). Il laconico comunicato dato dal sindaco su una fumosa “incompatibilità operativa” può chiarire altrimenti i fatti?
No! Allora vince Benito! (a proposito: ecco risolto il problema dei voti mancanti a destra che hanno esaurito il buon Franco!)
Lascia stare che poi lo stesso Benito se la prende con tre azioni amministrative (Demolizione Mercato, strada Tre Pietre, e lavori al Campo Sportivo) che proprio all’assessore assassinato fanno capo. Chi tra quelli presenti lo sa? Chi ha pensato di essere più chiaro con la gente e spiegare bene i fatti REALI?
Allora è inutile che un assessore, che avevo a vista, si anneriva in volto e si crucciava ad ogni bordata: chi non comunica bene, chi pensa di essere l’ASSOLUTO, il referente unico, si becca la distorsione dei fatti e la satira pesante.
La PIAZZA, allora, è giusta preda del qualunquismo destrorso di Benito perché non c’è chiarezza e manca un’altra COMUNICAZIONE.
Dice: "informati bene".
Dico: INFORMATECI BENE, altrimenti il prossimo Sindaco sarà BENITO!
 
Meditate, politici…. MEDITATE!
 
 
 Il coraggio della verità - Vedi versione grafica con cast
 
 
 
 
 
 
 

postato da: giusepperesta alle ore 10:00 | link | commenti (20)
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sabato, 25 febbraio 2006

cuore

Lu core

 

 

 

 

 

Lu core stà mmi tole, stò cittu.cittu,

cu fazzu sintire, a ccì ole, lu tulore.

Stò cittu, cittu,

mentre sentu cuntare ti pulitica, a lla televisione.

Stà tremulanu puru li muntagne,

lu mare sè alteratu,

lu cielu sè umbratu.

Ma l’italiani nò bbetinu,

cquiddhru ca lu nanu,

paru cu lli cumpari sua a ccumbinatu?

A ddhrò stae l’orgolliu, la fierezza,

e llu carattere ti li cristiani?

Intra la sterna forse, sè mminatu?

Ddiscìtabbe, ca stà rria lu mumentu,

cu cangiamu, cu mmintimu fine a stu turmientu,

cu ffacimu spiccia st’oppressione. 

La spiranza nò nnà bbandunare,

imu ffare a mmotu, cu bessa l’urtima a murire.

Ci òle difende la famiglia sua,

li conquiste sua,

ca cu lli suturi sè guadagnatu,

no n’ete nè banditu e mancu criminale.


postato da: localo alle ore 19:07 | link | commenti (2)
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venerdì, 24 febbraio 2006

Nu ecchiu’amico

Nu corpu ti jentu,

 

tra l’arbuli ti nanzi a ccasa,

ni sconza li capiddhri,

si cotula puru la luce m’pesa cquà ffore.

E'rde, simu n’turniciati ti èrde,

la mendula ca stà ffiura,

e nnui sittati a n'terra,

comu cquandu erame agnuni.

Cquandu cu lla sicaretta a mmanu,

ni sintimme randi,

ni chiamavanu, ma nui nò scìmme,

fumamme.

No ssimu chiùi li stessi,

lu tiempu e passatu,

anche se, cquandu ti ecìu,

mi ricordu lu passatu,

cquiddhru ca mi rrimane ........


postato da: localo alle ore 21:37 | link | commenti
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Parole sante, Zapatero!
zapatero
Parla Zapatero, nel dialogo con Paolo Flores d'Arcais, sul primo numero di Micromega settimanale:
 
 
«La sinistra deve fare una politica autentica perché gli elettori, i cittadini di sinistra hanno nel voto la loro principale risorsa. I potenti, la destra economica, i gruppi di pressione, non hanno bisogno della politica per vivere e per comandare. Ma il cittadino che ha soltanto il proprio voto gli conferisce un grande valore. E il suo grande patrimonio, l´unico strumento di cui dispone per realizzare le sue idee e migliorare la sua vita. Normalmente la sinistra provoca la propria sconfitta, perché delude i propri elettori. Quand´è che perde forza, missione, capacità di trasformazione la democrazia rappresentativa? Quando il potere non guarda la società e la gente, e pensa solo che la gente guarda il potere».


Se non fosse un dialogo sulla laicità, si potrebbe dire "parole sante".

http://www.gianfrancomascia.it/blogs/
 
Adriano gioca nell'Inter, giusto? Trezeguet nella Juve, Kakà nel Milan.
E allora perchè Zapatero non potrebbe venire per un po' a giocare in Italia?
 

postato da: giusepperesta alle ore 20:41 | link | commenti (2)
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images © Bruce Evans  
 
Il risveglio delle tematiche urbanistiche di questo nostro paese diventato città mi porta a continuare nelle considerazioni, o “elucubrazioni” come qualcuno le chiama.
Preferirei solo che fossero solo idee e proposte.
La prima considerazione che invito a fare è quella del traffico di attraversamento di Galatone.
Un paese, secondo una teoria urbanistico-economica, nasce ancestralmente dove c’è il punto di coagulazione del sur plus produttivo agricolo. Quindi è incrocio di percorsi. Per forza.
E così è nata Galatone.
Ma oggi il traffico è cresciuto così tanto da non essere più portatore di movimenti proficui di uomini, merci, denaro e idee.
Oggi il traffico di attraversamento è visto come negativo: ingorghi, intasamenti, aria inquinata, povertà di parcheggi, rumori.
Inoltre quelle che erano le economie primordiali oggi non si realizzano più: nessuno si ferma per dormire e mangiare (i tempi di spostamento automobilistico sono così rapidi che in otto ore si percorrono anche 1000 chilometri, a cosa serve fermarsi in ogni paese?) pochi si fermano a prendere un ristoro al bar (non troverebbero parcheggi) , nessuno si ferma a comprare per caso, né c’è un’offerta commerciale a marchio e di specificità locale che invogli ancora a farlo (se uno passa da Altamura un pezzo di pane lo compra! Se passa a Trebisacce un peperoncino se lo porterà dietro! E a Galatone?).
Pertanto il traffico non porta più benefici ma solo danni.
I flussi di traffico principali di Galatone, tolto quello da Gallipoli a Lecce con la provvidenziale SS 101, rimangono quello da Maglie – Neviano per Nardò e da Galatina a S. Maria-Gallipoli ( e viceversa, naturalmente).
Entrambe i flussi sono sempre consistenti e particolarmente gravosi nei picchi dei giorni di festa e nel periodo estivo.
Galatone non ha una rete viaria che permetta di far scorrere questi flussi in maniera indolore. Via Savoia, specie di sera, è molto intasata e le code al semaforo raggiungono anche i tre cicli di rosso.
Nella stessa maniera si intasa il traffico su via Roma- Largo S. Sebastiano - XXVI Maggio in direzione del mare.
La circonvallazioncina tra la via di Neviano Seclì e la via per Lecce ha solo in parte risolto il problema bypassando Piazza Umberto I (la Centrale), ma, di fatto, ha solo posposto la maggioranza dei problemi risolvendo solo quello della comunicazione dalla direzione di Neviano per la strada per Lecce. Chi deve andare per Nardò o verso il mare deve comunque e sempre attraversare interamente Galatone.
Le rotatorie urbane, come proposte da questa amministrazione e già in appalto, sono senz’altro vantaggiose per la scorrevolezza del traffico, ma non risolveranno certo la portata. Ed è assolutamente probabile che la scorrevolezza risolta in un nodo si blocchi in quello successivo. Non è saccenteria prevederlo: succederà per forza!
Il traffico di attraversamento va allontanato dal centro e basta.
I due Piani regolatori, il Vigente ed il prossimo già Approvato, prevedono delle bretelle di viabilità comunale veramente da iscrivere nel libro dei sogni: molto lunghe, costose, impegnative e paesaggisticamente distruttive. Oltretutto l'ultima in progetto è la via più lunga e sale per le serre con grave nocumento del regime idrogeoligico già precario se mai venisse fatta.
Praticamente solo segni sulle carte che mai prenderanno forma per impedimenti vari e per un’economia locale che certo non consentirà mai di fare Grandi Opere.
Allora come fare le famose Nozze coi Fichi Secchi?

Io un’idea ce l’avrei.
.
Se fate caso Galatone ha già mezza circonvallazione realizzata: la 101.
Galatone ha ben quattro uscite (sembra Firenze) su questa arteria a quattro corsie che è quasi un'autostrada. L’idea consiste nello sfruttare il grande anello viario posto a ovest del paese per incanalare altrimenti il traffico che oggi attraversa il centro. Per ottenere ciò strutturalmente basterebbero piccole aggiunte alle strade esistenti, piccoli tratti di collegamento e il problema si potrebbe risolvere nel breve periodo con economie consistenti.
Pensate ad un raccordo breve tra la fine della circonvallazione con la strada per Lecce, verso la fabbrica di Terragno e la Grazia, e la zona artigianale. Si raggiungerebbe la ampia viabilità di questa zona (che forse dal traffico potrebbe anche trarne benefici) e immediatamente la via per Nardò. Tutto il traffico verrebbe incanalato fuori da via Savoia e da Piazza S. Antonio. Poche decine di metri di strada ed il gioco sarebbe fatto. Chiunque venisse da Neviano Maglie si troverebbe non solo la via libera per Galatina e Lecce, ma anche per Nardò e, sfruttando lo svincolo della 101, potrebbe raggiungere l’uscita sulla 101 per S. Maria Galatone e per Gallipoli - Sannicola – Galatone.
Ma se ci fate caso questa via in parte già esiste, non perfettamente lineare come si potrebbe realizzando una via attraverso il deposito di Rolli, ma c’è già alle spalle del Campo Sportivo.
Basterebbe curare bene solo la segnaletica, allargare la viuzza strozzata alle spalle del Campo e una parte del gioco potrebbe essere già fatto.
Si entrerebbe da Nardò di fronte alla Stazione di Servizio e si uscirebbe sulla via di Lecce pronti per imboccare la estramurale per Galatina e Seclì.
Molti di Galatone, che conoscono le strade, già lo fanno. Ma tutti gli altri, i molti, che Galatone lo attraversano soltanto,  non conoscono la via.
E’ proprio a questi che va indicata la via!!!!!!
Mettiamo delle belle indicazioni?
(è chiaro che le vie della zona artigianale andrebbero poi liberate dei depositi di rottami e mezzi, ma questo sarebbe bene a prescindere!)
 
Non mi pare, questa, una "elucubrazione".
O no?
 

 

 
 

postato da: giusepperesta alle ore 10:13 | link | commenti (8)
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News
Secondo Jeremy-Rifkin la Puglia può diventare l'Arabia Saudita d'Italia


L'economista americano sostiene che questa regione è particolarmente adatta alla installazione di impianti per lo sfruttamento di energie alternative, soprattutto per quanto riguarda sole, vento e residui dell'agricoltura
''La Puglia può diventare per le energie rinnovabili l'Arabia Saudita dell'Italia": ne è convinto l' economista americano Jeremy Rifkin, presidente della Foundation of economic trends secondo il quale è necessario ''cambiare le nostre fonti di energia e puntare sull'idrogeno".
E in Puglia, per Rifkin si può: sole, vento, residui dell'agricoltura sono risorse di cui il territorio è ricco. Un'idea che piace al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, tanto da annunciare, in un recente incontro con i giornalisti tenuto insieme con l'economista americano, che il piano energetico regionale in corso di elaborazione punterà a favorire le energie rinnovabili per cercare di andare ''verso un progressivo abbandono della dittatura del petrolio".

Rifkin (nella foto) è stato per la prima volta a Bari per lanciare l'economia dell'idrogeno insieme a Vendola: un incontro con i giornalisti ha preceduto i temi affrontati nel convegno internazionale tenutosi a Bari sul tema ''Idrogeno, energia per la pace''.
La conferenza è a ridosso del primo anniversario dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto, che Rifkin ha definito ''una pietra miliare nella storia dell'Umanità, perché pur con tutti i suoi limiti, esso segna il passaggio dalla geopolitica a una politica della biosfera che riguarda l'intera Umanità".

"La Puglia - ha sostenuto l' economista americano - dispone di risorse ambientali, geoclimatiche e naturali sufficienti a generare tutta l'energia di cui essa ha bisogno e, dunque, può essere una delle prime regioni al mondo che, sull'esempio della California, realizza la 'exit strategy' dal petrolio, raggiungendo la piena indipendenza energetica".
''Si tratta solo - ha aggiunto il fisico Nicola Conenna - di fare le scelte politiche giuste sul piano della politica energetica ed economica".

L'idrogeno, secondo Rifkin, grazie semplicemente all'acqua e al calore, ''può portare una rivoluzione sia sul piano della comunicazione sia sul piano dell'industria".
Perché in effetti, secondo gli studi compiuti, in futuro l'energia proveniente dall'idrogeno potrà diventare interattiva con Internet per l'uso del pc.''E quando ci saranno milioni di celle combustibili collegate in rete ci si potrà scambiare energia nella stessa maniera.
''Non vi è dubbio - sostiene Rifkin - che il futuro della nostra civiltà dipenderà dalla nostra capacità di abbandonare rapidamente l'era del petrolio, petrolio che crea crisi nel mondo, che crea indebitamento nei paesi poveri, che crea il surriscaldamento globale".
Ecco perché la Puglia, anche in virtù della sua posizione geografica di regione proiettata verso il Mediterraneo, si candida a diventare sito di eccellenza per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e per la ricerca sulla produzione dell'idrogeno.

Intanto sono già oltre 400 i comuni italiani che hanno investito sulle fonti rinnovabili, dal solare, all'eolico, dalle biomasse, alla geotrermia e al mini-idroelettrico, che si alimentano già oggi con energia al 100% rinnovabile. Tra questi, vi sono Selva di Val Gardena, Cirigliano, Calto e Lagundo, Varese Ligure, Corteno Golgi, Brunico e Strongoli, Pomarance e Monterotondo Marittimo, ecc.
E' quanto risulta da una prima mappatura delle fonti energetiche rinnovabili nel territorio italiano realizzata da Legambiente attraverso un questionario inviato agli oltre 8.000 comuni della penisola.

23 febbraio 2006

http://newton.corriere.it/PrimoPiano/News/2006/02_Febbraio/20feb/jeremy.shtml

 


postato da: giusepperesta alle ore 09:04 | link | commenti (2)
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Salari d'oro al Comune di Taranto
30 milioni in più per lavori extra

di ANTONELLO CAPORALE 

L'ente, già sull'orlo della bancarotta, ha dovuto far lievitare del 600 per cento il budget per le ore lavorate.

Il segreto dei super stipendi dei dipendenti: lavori a obiettivo
Poi hanno iniziato a indagare la guardia di finanza e la procura


Il sindaco di Taranto Rossana Di Bello


SIETE stanchi del vostro stipendio di fame? Volete finalmente far fruttare il diploma di ragioniere e divenire milionari? Se amate le città di mare, ci sono interessanti posizioni lavorative presso il comune di Taranto. Al municipio volano infatti buste paga da favola. Dal 2001 al 2005 i dipendenti si sono divisi quasi trenta milioni di euro, soldi fuori dalla tariffa base dei loro compensi. Salario "accessorio" e straordinario.

Non tutti sono stati baciati dalla fortuna: dei millecento dipendenti i più premiati, i meglio retribuiti sono stati gli impiegati dell'ufficio di ragioneria. Bravissimi ed iperattivi, sempre pronti, sicuri, documentati ed efficienti. Hanno lavorato tanto che il comune, pur avendo debiti per 148 milioni di euro, ha deciso di aumentare del 600 per cento il budget preventivato per retribuire le ore di ufficio in più.

Essendo veramente straordinari, le luci accese anche di notte, un panino per pranzo, i sabati e le domeniche immolate alla città, l'amministrazione ha voluto mostrare riconoscenza raddoppiando anche la voce del cosiddetto "salario accessorio", elemento eventuale ed integrativo della busta paga. La voce regina del salario accessorio è il "progetto obiettivo". Io ti do un obiettivo, e se lo raggiungi pago.

I ragionieri tarantini si sono messi al lavoro e ciascuno si è dato un obiettivo. In effetti, per fare presto e fare bene, si sono organizzati sempre in gruppo: ora cinque, ora dieci colleghi. Un esempio? Bisognava, era il 2002, sistemare tutte le fatture inoltrate dai fornitori dell'ente pubblico. Raccoglierle e numerarle. In dieci si sono dati l'obiettivo. Hanno prima titolato il progetto ("Raccolta e numerazione progressiva di tutte le fatture" - Prot. 1813 14/03/02), e si son detti: tu numeri da uno a cento, tu da centouno a duecento e così via. Raggiunto l'obiettivo, sono passati alla cassa: 26.500 euro. Nemmeno tremila euro ciascuno, una miseria. I comunali di Taranto hanno sempre tenuto alla produzione, e in questo quadriennio il loro lavoro è stato ritmato unicamente da un obiettivo.

Era come un incubo: ogni giorno che si entrava in municipio, dove per inciso non si può nemmeno timbrare il cartellino perché purtroppo i marcatempo non funzionano, l'uno chiedeva all'altro: tu in questa settimana che obiettivo hai? E l'altro: devo provvedere agli adempimenti per far aderire il comune al condono edilizio deciso dal governo Berlusconi. E infatti nel 2004 uno delle decine dei progetti obiettivo era appunto "Adesione al condono previsto dalla legge". In quattro si son messi al lavoro e in un battibaleno hanno certificato l'adesione. L'amministrazione, ringraziando, ha staccato anche a loro un assegno suppletivo di ventunomila euro.

A Taranto si dice: Ci sparte ave 'a megghia parte (chi divide ha la parte migliore). E i dipendenti hanno sempre avuto questa impostazione comunitaria, l'esigenza di utilizzare le menti in modo collettivo. E infatti collettivamente hanno realizzato un progetto ambiziosissimo: inquadrare la città in aree omogenee e redigere i piani di zona di assistenza sociale, offrire uno strumento per aiutare i deboli. A progetto ultimato, hanno fatto due conti e sei impiegati hanno chiesto e ottenuto un premio di 377mila euro. Al dirigente-coordinatore solo novantanovemila euro.

Purtroppo la tranquillità dei dipendenti è stata messa a repentaglio dalle malelingue con il moto perpetuo del pettegolezzo. Anche il consiglio comunale è dovuto intervenire con una commissione d'inchiesta; la Guardia di Finanza s'è fatta curiosa e ha iniziato a spulciare le carte. I fascicoli sono poi stati trasferiti alla magistratura. Adesso in municipio manca la fiducia. I progetti rallentano, gli obiettivi si allontanano, la città invece di lavorare mormora: unge l'asse ca 'a rota gire (ungi l'asse che la ruota gira).



postato da: vitobaglivo alle ore 08:14 | link | commenti
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giovedì, 23 febbraio 2006

 

 

 

NUOVA ITALIA
(Parole di R. Kunstler / Musica di S. Cammariere)
 
 
Figlia delle stelle caduta in mezzo al mare
Figlia della terra che nessuno può toccare
Vestita dalle onde spogliata da ogni vento
Madre della storia musica del firmamento

E le memorie diventano i sogni
E dentro ai sogni c'è già una memoria
E piano piano diventa una storia
E questa storia la porti con te

E come numeri cadono i giorni
E dentro ai giorni c'è già una memoria
I nostri figli faranno la storia
Senza sapere mai dove si va

Due quattro sette nove
non so come quando e dove
non so dirti come e quando mai si arriverà

Quale paese? Quale visione?
Dammi un motivo di consolazione
Diamo una casa, diamo una terra
Diamo speranza a chi non ce l’ha

Da Ali Babà fino a Napoleone
Ma quanta gente che viene e se ne va
Dai monti al mare dalle Alpi al Meridione
Truffando sempre la stessa umanità

Gli antichi erano bravi a calcolare le stagioni
E a costruire grandi strade di mattoni
La ruota, il carro, i buoi, li vedi, sono ancora qua
Io mi domando di noi cosa resterà

Nuova Italia, nuova Italia adesso siamo qua
Non c'è rinascimento, né giustizia e libertà
Nuova Italia, nuova Italia adesso siamo qua
Scricchiolìo d'Europa e il vecchio mondo crollerà

Ma questa sera diventerà un sogno
E dentro al sogno c'è già una memoria
E piano piano diventa una storia
E questa storia la porti con te

Fatta di cose che non puoi capire
Di cose che non ti avevano detto
E in tutto questo un segreto più strano
Dice all’orecchio: mi porti con te?

Due quattro sette nove
Si va in scena senza prove
Tutti siamo concorrenti in questo varietà


Ma sono sempre le stesse parole
Che poi rimangono in aria stupite
Per quanti anni le abbiamo sentite?
Senza che niente cambiasse mai

Da Ali Babà fino a Napoleone
Ma quanta gente che viene e se ne va
Ma quando provano a farla da padrone
Vedrai la fine che gli toccherà

E ora dico niente proprio niente ci ha insegnato
A non fare più gli errori del passato
La storia si ripete sempre qualche dittatore
Sul sentiero della nostra civiltà

Nuova Italia, nuova Italia adesso siamo qua
Non c'è rinascimento, né giustizia e libertà
Nuova Italia, nuova Italia adesso siamo qua
Scricchiolìo d'Europa e il vecchio mondo crollerà
 
     

postato da: giusepperesta alle ore 21:15 | link | commenti (1)
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VENERDI' 24 FEBBRAIO
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"HAZI BRAIN"
UMPLUGED LIVE
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START H 21,30
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SBAM ,GALATONE ,
L.GO GOLDONI N° 8
 
 
 

postato da: giusepperesta alle ore 20:05 | link | commenti (6)
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mercoledì, 22 febbraio 2006

L'elefante
elefante.jpg
Le parole ci condizionano. Le associazioni di parole ci condizionano. Una sola parola può evocare un gruppo di parole. Se, come ha scritto George Lakoff, un professore di Berkeley, si dice a qualcuno di non pensare all’elefante, quello ci penserà tutto il giorno e se lo sognerà di notte, magari emettendo qualche piccolo barrito nel sonno.
In questo momento l’Italia è ipnotizzata dall’elefante, parla solo dell’elefante e fa alla fine quello che desidera l’elefante: non parlare dei problemi reali, di dati, soluzioni, prospettive.
Così come l’elefante si evoca con parole come proboscide, zanne, grandi orecchie, lo stesso avviene in questa campagna elettorale con giustizia, Iraq, sondaggi, terrorismo, televisioni, grandi opere, Islam, conflitti di interesse, calcio, par condicio per citarne solo alcune.
Tutte parole legate tra loro che portano implacabilmente all’elefante.
Gli elefanti usano le associazioni di parole per affermare il contrario del loro significato, come “compassionate conservatorism” di Bush. Compassionevole? Bush?
Per sottrarsi al gioco dell’elefante, uscire dal suo recinto di parole, bisogna ignorarlo e parlare di cose concrete, di numeri, cifre, fatti.
Usare parole che non può usare, che non capisce.
Cosa ne sa un elefante delle energie alternative, delle nuove tecnologie, della lotta alla mafia, di un’amministrazione a misura di cittadino, della riduzione del debito dello Stato, dello sviluppo della Ricerca, del lavoro precario?
Sono parole che gli procurano fastidio e vanno fatte emergere in modo semplice, diretto. Parole che vanno collegate tra loro perché creino un nuovo contesto, un “frame” alternativo. Un luogo in cui la parola elefante non può più esistere.
E anche se dovesse continuare a esistere rappresenterebbe il passato, quello che forse c’era, ma adesso non c’è più.
Postato da Beppe Grillo
 
E QUESTO VALE TANTO PER LA POLITICA NAZIONALE COME PER LA POLITICA LOCALE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 

postato da: giusepperesta alle ore 20:06 | link | commenti (4)
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Venerdì 24 febbraio
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LABORATORIO DI SCRITTURA
scritture di carta e di rete
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serata aperta a tutti i giovani interessati,  studenti liceali, universitari, nonchè ai curiosi, ai blogger e ai maniaci della penna e della comunicazione.
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Nel laboratorio interverrà il giornalista Renato Moro.
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Ore 17 presso la sala civica del Palazzo Marchesale (ex Vigili)
Puntualità, grazie.
 

postato da: giusepperesta alle ore 09:17 | link | commenti
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martedì, 21 febbraio 2006

Carnevale! Venice Beach

A proposito di Carnevale:

Quest'anno, dopo decine d'anni, non si ballera più con la SOCIETA' OPERAIA.

Il fatto è epocale, segna veramente la fine del divertimento carnevalesco fatto di mazurche, quadriglie e walzer, brindisi al bar con la dama, coriandoli e risate.

Le più belle feste da ballo di tutto il paese, la tradizione più duratura e sentita si scioglie tra i lacci e lacciuoli di una legislazione troppo severa per questi eventi eccezionali.

Chi non è stato mai ad una festa di carnevale della Società Operaia non può capire che cosa si sta perdendo: divertimento allo stato puro e coinvolgimento disinibito!

Il periodo dei VEGLIONI degli anni cinquanta, sessanta e settanta si concluse nel 1976 con il famoso veglione di Peppino Gagliardi e il mitico scontro a pugni ( e non solo) con i mafiosi di Galatina. Peppino cantava imperteerrito e impassibile "come le rose anche tu..." mentre nel Cinema Orfeo centinaia di uomini si prendevano a pugni come in un film di Bud Spencer.

Finirono le grandi feste, le grandi attrazioni musicali ma continuarono i sodalizi come il Circolo Cacciatori, la Juve Club e la Società Operaia a fare feste private. Le  feste "bene" del Circolo Cittadino e le ghiottissime mitiche pentolacce erano già finite da tempo.Ma le migliori sono state sempre quelle della Società.

Il poter ballare sempre nelle discoteche ha rotto l'incantesimo delle feste di Carnevale aspettatate per un anno, il corteggiamento delle ragazze, gli appostamenti, e gli appuntamenti, gli inviti  timidi e i rossori,  i coriandoli attaccati alla pelle sudata, i piedi stanchi, la musica dei cantanti e dei complessi dal vivo, le miss e le reginette elette a forza di blochhetti venduti da fidanzati, corteggiatori, e padri in cerca di genero.

E le luci ad ultravioletti che facevano i denti azzurri e rivelavano la forfora sulle giacche scure, e le prime palle a specchi, e le bombolette ad ultravioletti, ed i pannelli di polistirolo usati per fare scenografia ed addobbo.........

Quante persone si sono fidanzate ai Veglioni. Quanti ragazzi poco più che ventenni devono la loro vita a quegli incontri galeotti.

Non farle più è proprio il segno di un'era che è scomparsa.

Le cose buone che spariscono.

Peccato.

 

Gianni Morandi nel 1965

 

Trevi, Italy. Teatro Clitunno, veglione, fine anni Trenta.

 

 

 

 

 

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 20:35 | link | commenti (16)
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CARNIALE

E gghè rriatu carniale, ci stae bbonu ci stae male, mò tutti l’imu ccuntintare,

ci cu lli sordi ci senza ma tutti cqquai iti stare, ea lla fine miti puru pirdunare.

Tutti cquiddhri ca cumandanu a Galatune,

 nui imu ringrazziare, ca la chiazza cuperta onu scarrare, e aria noa, n’onu ddare.

Li patruni ti li  barra ti santu subbistianu, olinu na villa a purtata ti manu,

ca cquandu li clienti vonu m’briachi e  sonu ffummacare addhrà intra onu scire.

E gghè rriatu carniale, ci stae bbonu ci stae male, mò tutti l’imu ccuntintare,

ci cu lli sordi ci senza ma tutti cqquai iti stare, ea lla fine miti puru pirdunare.

Ma nui, ca simu  ggente bbona, ville no ndi ulimu, ca se nò, addhra intra,  vae ssi ponge lu signurinu, ulimu sulamente cquarche postu, ca a ssanta pace putimu passiggiare e nò imu ttimire,

e  ssè m’paccimu cu lla bicicletta imu zaccare  petalare.

Cu caminamu alla m’ppete sulamente moi, topu tanti anni, n’dònu zzaccatu cuntare speriamu cu nò bessa naddhrù scherzu ti carniale.

E gghè rriatu carniale, ci stae bbonu ci stae male, mò tutti l’imu ccuntintare,

ci cu lli sordi ci senza ma tutti cqquai iti stare, ea lla fine miti puru pirdunare.

Pi cquiddri cu lli biciclette, strate non dditi ffare, ca sè  foranu  la rota no lla sapinu ggiustare,

ete mmegghiu cu lla machina cu lli itimu ggirare.

Ci sape cquandu capiti, ca dipendenti ui siti,

e ccà lu populu a ddhrai bbà mmisi e no n’ciole nienzi cu fface bbi n’discinditi.

Nui oramai, tra nnu oi e nnu ai, nimu fatti ecchi e ddi posti ti fatia no n’ddi cuntamu e no n’di spittamu, ma pi lli carusi mai pinzamu?

Mo tice ca onu ffare case, pi tutti li quartieri, speriamu ssi mmanecianu ca nui nò ssimu nati ieri.

Lu pianu reculatore a bbari  l’onu mandatu, ea mmare pare sè mminatu, speriamu cu capesca ca a cqquai a turnare.

E gghè rriatu carniale, ci stae bbonu ci stae male, mò tutti l’imu ccuntintare,

ci cu lli sordi ci senza ma tutti cqquai iti stare, ea lla fine miti puru pirdunare.

E stu governu, cu lu nanu ca stae a ccapu, imu puru ringrazziare, ca totte li pinziuni na fattu aumentare, e a lla televione vae ticendu, ca li tasse ni l’ìmu scirrare, ca cquandu encinu li comunisti nì  lì facinu pacare.

Mo sè trase lu ladru a casa, paura no n’dimu bbire, ca putimu pigghiare lu fucile e ccu zaccamu sparare, a  mmanu lli n’diani imu turnare.

E gghè rriatu carniale, ci stae bbonu ci stae male, mò tutti l’imu ccuntintare,

ci cu lli sordi ci senza ma tutti cqquai iti stare, ea lla fine miti puru pirdunare.

Ca vae puru ticendu, ca lu ponte su messina iddhru na ffare, e cca cquandu passamu, lu culu acqua, acqua na ffare.

Ferrovie noe, ammienzu li muntagne imu costruire ca a rretu no imu rrumanire, cu lli treni fucendu tutti imu viaggiare.

Ma ti tuttu nò bbi pozzu cuntare, ca se nò nu libbru era ffare, cquindi ggiramu paggina e zaccamu liggire.

E gghè rriatu carniale, ci stae bbonu ci stae male, mò tutti l’imu ccuntintare,

ci cu lli sordi ci senza ma tutti cqquai iti stare, ea lla fine miti puru pirdunare.

Architettu architettu tè a ruttu l’organettu, ma sè musica oi cangiare, cu nnui ti n’dà bbinire,

ca nu strumentu nou, nui ti tamu e ssoni ccunzatu, ccunzatu..

A llu sindicu cc’è nnimu ddire, ca a circare cu ssi fazza lliberare, ca ti sobbra lu comune li amici, lu olinu minare.

La giunta purieddhri mia, speriamu a lla fine questa cu rria.

A bbui carusi, ca a nnanzi  li barra  stati, e cu lla gigomba a m’bocca bbi cutulati,

 ititi sè bbi ddìscitati e lli maniche bbi ffurdicati, ca ci spetta ti lu tatu ti mmale testinu e nnatu.

 E gghè rriatu carniale, ci stae bbonu ci stae male, mò tutti l’imu ccuntintare,

ci cu lli sordi ci senza ma tutti cqquai iti stare, ea lla fine miti puru pirdunare.

U’i ca su lli pariti la notte scriviti, circati cu crisciti, ca nò passa motu e  li pieti, puru ui stinditi.

Topu tanti anni l’olificiu onu trasferitu, a lla strata ti galatina l’onu purtatu, ma pi llu ecchiu ciucheddhri a pinzatu, ca rria straccu cu lli ulie ca a rriccotu e nno bbete la mmachina ca comu nienti la stiratu.

E  ttè terrone ca tuttu scrivi,a mmai pinzatu ca a cchiùi ti unu li pampane a cconfiatu e ppena cappi ti la facinu bbitire.

A tutti l’amici ca maggiu scirratu e intra stu sonettu no aggiu misu, a llu prossimu ggiru nì la itimu, speriamu sulamente cu campamu, ma se la musica ui ti sotta la cantina, uliti mmintiti, a nienzi ea scìucheddhri ui pinzati, faciti comu uliti.

Cantamu e fesserie ticimu, ca carniale ni lu face fare, cu lla spiranza ca nò bbiti offendire, ma sulu cu schirzamu imu stare.

E gghè rriatu carniale, ci stae bbonu ci stae male, mò tutti l’imu ccuntintare,

ci cu lli sordi ci senza ma tutti cqquai iti stare, ea lla fine miti puru pirdunare.


postato da: localo alle ore 18:14 | link | commenti (1)
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A proposito di Storia

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

(F.De Gregori)

Semplicemente grande!!!


postato da: pasqualechirivi alle ore 17:30 | link | commenti
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LA CHIAZZA CUPERTA

Pì tanti anii è stata la chiazza,

la chiazza cuperta,

ti li puirieddhri e ddi li ricchi, ti Galatune.

La ggente si partia ti fore bbàce,

ti santu luca, ti li case ‘armette,

ti sobbra llu ponte e ddi li cupuccinni.

Cìanu li cristiani cu ffàcinu la spesa,

eranu addhri tiempi,

cu cquarchè llira, ti inchianu spurteddhre ti rrobba.

Frutta e verdura ti totte cqualità,

pesce, tantu, ti totte razze,

tantu ca la puzza, la sintii ti lu luntanu.

Iò mi ricordu agnone, li sarcine ti ggente,

stia sempre chinu, cquandu cìi, cìi.

Mi ricordu la sera,

cquandu cìa a ccasa,

a lla bunanima ti nonnama,

la chiazza chiusa,

li luci stutate,

li uci curcate,

li muscie e lli surici, patruni.

Lu progressu nà fattu cù crìscimu,

ti la chiazza cchìui bbisognu nò n’dabbimu.

Li fruttivenduli a ll’anguli ti li strate,

l’imu mandati,

li cicore, m’bilinate mò ccattamu.

Ti lu pesce ete rimastu sulu nu bbancone,

chianu, chianu puru cquiddhru sè n’fucatu.

La chiazza, mò, simu rriati cu lla scarramu,

ti addhre idee e usi,

no m’bulimu n’di sintimu e n’di facimu.

Speriamu sulu, ca nu ggiurnu,

poi no nnì pintimu.


postato da: localo alle ore 11:02 | link | commenti (4)
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