Dice: perché non prendi una tessera di un Partito?
Perché, prendendo una tessera, ti dichiari concorde con tutta la linea di quel partito e ne accetti democraticamente le decisioni. Almeno così dovrebbe essere in tutta lealtà.
Invece vedo ogni giorno di più che non tutte le decisioni di un partito o di una parte politica del bipolarismo possono essere accettate coerentemente da un pensatore libero, da uno senza capezza e guinzaglio.
La dimostrazione, ancora una volta, l’ ho avuta oggi in Consiglio Comunale.
Consiglio Comunale veramente importante, quello di oggi, per il futuro di Galatone. Molto dell’aspetto e della sostanza urbanistica ed economica di Galatone dei prossimi dieci anni dipendeva dalle scelte di questo Consiglio.
Consiglio da vedere.
E così ho fatto, svincolandomi da quasi tutti gli impegni di lavoro.
Come ampiamente previsto all’interno della Maggioranza le cose non vanno ancora bene. Gli assessori Caputiani & Fracassasti si astengono su una delibera riguardante le nomine dei tecnici che dovranno gestire i Contratti di Quartiere, così fa anche l’assessore in carica a gruppo Trianni.
Vengono a galla anche in Consiglio le divergenze.
Io, mi pare doveroso dirlo, mi trovo PERFETTAMANTE D’ACCORDO CON CARMINE CAPUTO.
L’avevo scritto su questo blog non più tardi di Venerdì nel post “Il paradiso all’improvviso”.
Le perplessità sono le stesse.
I motivi probabilmente dono profondamente diversi, ma la sostanza in fondo non cambia: non si può delegare tutto il controllo del procedimento dei Contratti all’Ufficio Tecnico che non ce la fa già a fare l’ordinario. Inoltre il controllore non può essere coincidente con il controllato.
Mi spiace che il sindaco di fronte alle contestazioni ed alle proposte ed alle diffide ha reagito più di una volta dicendo che era minacciato.
Ma quali minacce.
Se fai una cosa che a me piace voto, altrimenti non voto. E’ la democrazia. Democrazia, invece, che è mancata nel non ascoltare e vagliare le posizioni in tempo utile senza sottoporsi alla figuraccia del Consiglio.
Il Sindaco mi pare che fa il duro quando deve essere diplomatico e fa il molle quando deve essere duro; fa il decisionista quando dovrebbe ascoltare e fa l’attendista quando dovrebbe intervenire.
Dovrebbe rifasarsi, secondo me.
E’ pur vero che li guai ti la pignata li sape la cucchiara ci la ota.
Ma l’immagine percepita è veramente questa.
Così mi tocca trovarmi perfettamente in sintonia con Caputo e Trianni ( ma non con l’assessore De Mitri che, pur della stessa idea di fondo, ci ha ancora una volta propinato il memoriale dei suoi anni felici da sindaco. Ancora una volta. Ha fatto tutto lui. Berlusconi lo invidierà. Anche i Contratti di quartiere, che fino a un minuto fa il suo sponsor politico Caputo attribuiva a Fracasso, sembravano nati nella sua illuminata amministrazione dei lontani settanta nei quali, a suo dire, il centro storico fu oggetto di studi e di progetti. Nessuno gli ha ricordato però lo scempio di piazza S. Demetrio con la fontana finto barocco, le pavimentazioni in cemento della villa comunale del Monumento, l’asfaltatura del basolato e il progetto di sventramento di fronte alla chiesa Madre e di fianco al Crocifisso fortunatamente bloccato dalla Soprintendenza e dal CUR, pure questi figli di quegli anni…. Solo per rimanere al centro storico)
Subito dopo, ma solo pochissimo dopo, superato a difficoltà lo scoglio della delibera di giunta accogliendo l’indirizzo proposto a Caputo ecco che lo stesso esimio Commercialista si produceva in una filippica sulla necessità di abbattere la Piazza Coperta in perfetto stile aria fritta.
Niente di tecnico, niente di ponderato, solo luoghi comuni e opinioni perfettamente ribaltabili senza nemmeno tanto sforzo dialettico. Gli rispondevano perfettamente Doria e Pinca, con i quali io mi trovavo in sintonia al 100%.
Tanto che a Doria andavo a dire che mi faceva piacere che avesse perfettamente fatto suo l’articolo scritto da me in autunno sul Giornale di Galatone. Giurava che non l’aveva letto. Ma questo mi dava la sensazione di quanto ragionando su dati reali, con la cognizione di causa e col buon senso si arrivi a uguali pensieri, completamente fuori dalla tendenza politica di partenza.
Proprio facendo seguito a quell’accorato articolo (che in seguito allego) MI DICHIARO SIN DA OGGI PRONTO A SEGUIRE LE INIZIATIVE CHE MIMINO PINCA E GIUSEPPE DORIA VOLESSERO PRENDERE PER OPPORSI ALLA DEMOLIZIONE DELL’INTERA PIAZZA COPERTA.
Scritto e confermato.
L’amico Paolo Nuzzo si esprime anche lui con un discorso carta carbone di quello di Caputo. Altra conferma che non c’è destra e sinistra quando le cose si vedono solo da un solo punto di vista o si è legati da ragioni di cordata a delle idee opinabili.
Mi fa invece ridere lo stesso Mimino Pinca quando si profonde in un’accorata censura sulla vendita si verdura e frutta per strada. Mi risulta che negli anni in cui era assessore il cattivissimo uso è proliferato, uno per tutti il mercatone in piazza S. Antonio con tende fisse e pedane autorizzato dai signori con cui lo stesso ex assessore andava a braccetto nella stessa Giunta. Menomale che se ne è accorto solo ora dello schifo perpetrato.
Quindi, di grazia, perché prendere una tessera di partito?
Per pentirsene il giorno dopo? Per dire sì anche quando si pensa no o per farsi convincere o farsi fare il lavaggio del cervello su idee strampalate buone solo per i rigiri di qualcuno?
Una cosa rimane sempre da contestare a questa maggioranza: lo scarso ascolto con gli elettori e con il popolo di Galatone. Decisioni importanti vengono prese da una ristrettissima cerchia di persone senza competenza e pure senza delega specifica (certe cose sul programma elettorale non ci sono).
Altro che “Insieme”, qui siamo proprio al “Paese Mio”.
Molto deluso.
Veramente molto deluso.
Mi consolo solo un po' pensando alla caserma demolita (purchè non facciano un parcheggio e chiudano il Centro Storico) ed al Minerva acquistato.
Allego l’articolo scritto in tempi non sospetti (Caro Mario Filoni, non eri tu d’accordo con me a riguardo? Lo dicesti in una assemblea. Oggi hai cambiato idea. Perché? Caro Luigi Vaglio, anche tu eri d’accordo, oggi voti al contrario, perché? Mah! Dice che è dell’uomo intelligente cambiare opinione. Lo ha detto un uomo che si reputava intelligente quando aveva trovato comodo cambiare opinione)
I problemi in Piazza
Il “problema” della Piazza Coperta di Galatone è, urbanisticamente parlando, un FALSO PROBLEMA. Lo è invece pienamente dal punto di vista “politico”.
Perché posso essere così sicuro di queste affermazioni?
Perché la piazza Coperta è certamente una risorsa edilizia; è quello che oggi, con discutibile vezzo, si usa chiamare “contenitore”.
Galatone ha fame di contenitori. E’ noto che le funzioni pubbliche sono più numerose e dovrebbero occupare molto più di spazio di quanto loro concesso dalle attuali disponibilità di spazi e di edifici pubblici. Sulla mancanza di luoghi di aggregazione, coperti o scoperti, più volte si è parlato. Anche il computo degli standard urbanistici di legge fin’ora realizzati, molto inferiori a quelli necessari e prescritti, ce lo indica in maniera freddamente numerica ma incontrovertibile. Allora è assurdo pensare di eliminare contenitori già esistenti e già di proprietà della casa comune: nessun buon padre di famiglia penserebbe di demolire una stanza della sua casa quando ha tre figli che dormono assieme!
Prendiamo atto che la originale funzione di mercato coperto è stata superata dalla media distribuzione e dal pessimo ed incivilissimo uso della vendita per strada (per aprire un piccolo negozio per la vendita di alimenti e/o bevande bisogna passare sotto il severo vaglio di uffici, di medici, di tecnici, di burocrati; bisogna garantire, come è giusto, l’igiene del locale e la salute del personale, mentre l’ambulante - che poi spesso non ambula proprio- espone tutto a tutti per strada senza che nessuno si preoccupi di polvere, idrocarburi e contaminazione umana ed animale).
Prendiamo anche atto che la logistica della Piazza Coperta non permette più agevolmente carico e scarico di merci e parcheggio di mezzi (prima le massaie andavano a piedi e con la “sporta” a fare la spesa, il paese era molto più piccolo, niente auto, le massaie più forti, più umili e i ritmi più lenti).
Ne consegue che gli operatori oggi non trovano assolutamente confacente e conveniente esporre la loro merce in quell’ambito. E’ un dato inconfutabile. Chiudiamo, allora, il mercato coperto. E ciò è stato fatto.
Ma si vuole buttare oltre alla funzione anche lo spazio coperto? Non è razionalmente possibile. Ci sono svariate possibilità di riuso.
Si potrebbero trasferire in quegli spazi gli uffici comunali come l’anagrafe e l’ufficio elettorale, e dare altrove più spazio ad altri uffici. Si potrebbe realizzare una caserma dei vigili urbani con tutti i sacri crismi (per legge dovrebbe essere strutturata come una caserma di Carabinieri) e centrale. Si potrebbe anche creare un centro socio-culturale per anziani, con sale per il gioco, la lettura, la tv; dare spazi a laboratori di cultura locale, a scuola di mestieri in via di estinzione ma molto ricercati dal mercato (chi, dei giovani, sa più potare o innestare?), oppure laboratori di cultura locale nelle tradizioni orali affiancando agli anziani operatori culturali ed animatori che convoglino proficuamente il tanto sapere dei nostri anziani, lo divulghino e lo tramandino. Non sono utopie, è la realtà di tanti altri comuni, anche meridionalissimi. Gli anziani sono una risorsa e niente si fa per loro. Ma, se si preferisce, si può fare un centro di aggregazione e di cultura per i giovani, se non si alloca in altro ambito più confacente, nel Cinema Minerva, per esempio, o nell’Oleificio.
Cento altre idee potrebbero trovare spazi consoni nella struttura adeguatamente ristrutturata e adeguata. Per esempio si dovrebbe, e questo è scontato, rimettere in stato di fruibilità e di visibilità il bel frantoio ipogeo e allocarvi un’esposizione con vendita dei prodotti artigianali agroalimentari locali (prodotti da forno, paste, oli, vini, miele) e predisporre una piccola zona di degustazione che potrebbe servire a ammortizzare i costi e a vivacizzare il frantoio promovendo il prodotto del luogo.
Già queste considerazioni, essenzialmente pragmatiche, dovrebbero dare la soluzione.
Si potrebbe anche discettare per lunga pezza di problemi di urbanistica, di estetica urbanistica e di storia dell’urbanistica, si potrebbe agevolmente sostenere che demolire quell’isolato non equivale a creare una piazza ma è molto più simile a “fare un buco” perché la piazza è una struttura che sottintende un contorno edilizio qualificato e specializzato. Si potrebbe prospettare una soluzione spaziale infelice con piazza S. Sebastiano che, con la demolizione totale dell’edificio, andrebbe a perdere la sua conformazione stellare aprendosi con uno squarcio sino alla squalificata edilizia di piazzetta Goldoni (una volta strada rurale extra oppidum). O asserire fondatamente che togliendo la quinta con l’orologio sulla piazza attuale si sminuirebbe il ruolo centrale della antica Porta. Si potrebbero citare vagonate di esempi a sostegno. Sarebbero discorsi da addetti ai lavori che il cittadino e il politico ascolterebbe –forse- ma storcendo il naso. Evito di addentrarmi. Parlare di ESTETICA della città a Galatone potrebbe essere troppo!
Al popolo cittadino, invece, dovrebbero bastare le prime considerazioni.
Che poi si debba ristrutturare, sottoporre a un face-liftingh per inserire il contenitore nell’edilizia del contesto, che si debba lavorare sul tessuto viario e sull’arredo urbano e sull’illuminazione e sulla pavimentazione è fuori di ogni minimo dubbio. Anzi è cosa auspicabile e pure in tempi brevi. A prescindere. Si potrebbe far diventare veramente S. Sebastiano una piazza e non uno svincolo.
Ma il problema è politico, si è detto, ma il “cosiddetto” politico, di solito, mistifica e temporeggia. Per non prendere decisioni che gli competono svicola inventandosi, come da tempo si sente tra schieramenti di colori diversi ed anche opposti, addirittura referendum: Demolire o Ristrutturare?
Messo così il problema diventa solo sfogo emozionale. In un paese senza piazze si potrebbe credere che averne una enorme possa risolvere la sete di spazi nelle periferie. Ma un problema non si mette sul tavolo in maniera così semplicisticamente demagogica. E’ incredibile che il “politico” chiuso nelle sue perverse logiche e nella sua autoeferenzialità diventi d’un tratto improvvisamente democraticissimo. C’è qualcosa sotto.
Se proprio si vuole cedere all’eccesso di democrazia (la nostra è solo rappresentativa) il popolo cittadino si fa prima ragionare, si prepara, gli si prospettano soluzioni e alternative. L’Architetto Giancarlo De Carlo era maestro in questo, ed il mio maestro Riccardo Mariani degno emulo: si studia a fondo la cultura della città e dei cittadini per estrarne le esigenze vere – non quelle sovrastrutturali-, si vagliano i risultati, si analizzano, si studia il contesto urbano e poi si progetta e si propongono soluzioni già culturalmente e programmaticamente valide e accettabili. A che è servito altrimenti lo studio socio-economico commissionato dal Comune all’Università? Non si mette certamente il cittadino davanti a due sole soluzioni così, d’emblèe, senza chiarire, poi, “il come”. Forse solo perché così il probabile insuccesso o le immancabili critiche vanno a cadere sul volere popolare e non sulla miopia politica.
Rimane sempre valida anche la scelta del concorso di idee (ma sempre proceduto da una attenta analisi!!!!!). Sappiamo, però, essere procedura che spesso, a torto, non incontra il favore di tutti i politici (in ogni politico, pure di minimo livello, c’è sempre un po’ di voglia di lasciare la propria impronta - non importa se dissennata- sulla città). Nessuno dimentichi, però, che la via del concorso era stata già intrapresa dal sindaco Roberto Maglio; già trovò detrattori interni -a Galatone è la regola- fino a quando il suo successore, Miceli, interruppe ogni altro tentativo. Forse alle molteplici idee si preferisce un tecnico “di fiducia”, ossia manovrabile, che faccia quello che gli si ordina e non quello che la razionalità dell’approccio progettuale imporrebbe. Siamo al solito paradigma dell’architetto “pennino” del politico.
Io resto del parere che bisogna che certe decisioni siano prese politicamente -in senso alto- dai delegati del Popolo Cittadino. Studino loro il problema globale degli spazi, dell’utilizzo, della distribuzione sul patrimonio comunale disponibile e in previsione di disponibilità. Facciano il lavoro di AMMINISTRATORI al quale sono chiamati e DELEGATI. E se non sono in grado di studiarlo si affidino a chi ha competenza. Ma lo studino, non si limitino ad esprimere opinioni infondate! Si facciano fare un progetto sensato e lo sottoscrivano.
Piccola proposta di sistema:
Si faccia UNA VOLTA PER TUTTE un censimento di risorse edilizie e di esigenze pubbliche in cerca di allocazione e le si sovrapponga con criterio. Poi si prevedano quelle risorse immobiliari acquisibili nel medio termine e si prospettino le esigenze futuribili di funzioni e di necessità di spazi. Si faccia la stessa sovrapposizione sempre con razionalità. Ne verrebbe fuori un piano-programma di interventi sul territorio che non permetterebbe più di fare continui spostamenti (negli ultimi sei anni i Vigili hanno cambiato sede almeno quattro volte) e rincorse tappabuchi.
Sembra ovvio no? Infatti MAI E’ STATO FATTO.
Non si ricorra, comunque, a derive scempiatamente populistiche, a decisioni prese sull’onda emozionale o, peggio, demagogica. La città se ne potrebbe pentire. Ancora una volta.
Giuseppe Resta
20/9/2005