Galatown

MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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martedì, 31 gennaio 2006

Veduta d'insieme dell'Aula

 

U’CI

Ùci, ùci m’biscate ca si sintianu ti li scale,

ùci ca a ffiate mancu si sintianu,

stianu citte comu li cristiani,

ca comu li cavaddhri durmianu tisi,

cquasi mancu suspiravanu,

ma stianu a ddhrài.

Totta la forza, l’amore, la passione, li parole,

l’eranu perse cu convincinu,

li pori n’cristu cu lli votanu.

Mò stìanu citti,

mò cquiddhri ti na parte,

passavanu a l’addhra,

mò parimme tutti amici,

senza trucchi e senza n’ganni.

Mò basta,

spicciatila cu scìucati,

cuntati apertamente,

circati armenu pi nnà fiata,

bbissiti cchìu onesti,

puru pi lla ggente ca bbi ete.

So benvenute li beddhree parole,

la cumparanza,

ma mò ete tiempu ti li fatti,

ca mò spiccia stu firmi e n’di zacca naddhru.


postato da: localo alle ore 16:20 | link | commenti
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lunedì, 30 gennaio 2006

Veduta aerea di Galatone

 

 

 

Dice: perché non prendi una tessera di un Partito?
Perché, prendendo una tessera, ti dichiari concorde con tutta la linea di quel partito e ne accetti democraticamente le decisioni. Almeno così dovrebbe essere in tutta lealtà.
Invece vedo ogni giorno di più che non tutte le decisioni di un partito o di una parte politica del bipolarismo possono essere accettate coerentemente da un pensatore libero, da uno senza capezza e guinzaglio.
La dimostrazione, ancora una volta, l’ ho avuta oggi in Consiglio Comunale.
Consiglio Comunale veramente importante, quello di oggi, per il futuro di Galatone. Molto dell’aspetto e della sostanza urbanistica ed economica di Galatone dei prossimi dieci anni dipendeva dalle scelte di questo Consiglio.
Consiglio da vedere.
E così ho fatto, svincolandomi da quasi tutti gli impegni di lavoro.
Come ampiamente previsto all’interno della Maggioranza le cose non vanno ancora bene. Gli assessori Caputiani & Fracassasti si astengono su una delibera riguardante le nomine dei tecnici che dovranno gestire i Contratti di Quartiere, così fa anche l’assessore in carica a gruppo Trianni.
Vengono a galla anche in Consiglio le divergenze.
Io, mi pare doveroso dirlo, mi trovo PERFETTAMANTE D’ACCORDO CON CARMINE CAPUTO.
L’avevo scritto su questo blog non più tardi di Venerdì nel post “Il paradiso all’improvviso”.
Le perplessità sono le stesse.
I motivi probabilmente dono profondamente diversi, ma la sostanza in fondo non cambia: non si può delegare tutto il controllo del procedimento dei Contratti all’Ufficio Tecnico che non ce la fa già a fare l’ordinario. Inoltre il controllore non può essere coincidente con il controllato.
 
Mi spiace che il sindaco di fronte alle contestazioni ed alle proposte ed alle diffide ha reagito più di una volta dicendo che era minacciato.
Ma quali minacce.
Se fai una cosa che a me piace voto, altrimenti non voto. E’ la democrazia. Democrazia, invece, che è mancata nel non ascoltare e vagliare le posizioni in tempo utile senza sottoporsi alla figuraccia del Consiglio.
 
Il Sindaco mi pare che fa il duro quando deve essere diplomatico e fa il molle quando deve essere duro; fa il decisionista quando dovrebbe ascoltare e fa l’attendista quando dovrebbe intervenire.
Dovrebbe rifasarsi, secondo me.
E’ pur vero che li guai ti la pignata li sape la cucchiara ci la ota.
Ma l’immagine percepita è veramente questa.
 
Così mi tocca trovarmi perfettamente in sintonia con Caputo e Trianni ( ma non con l’assessore De Mitri che, pur della stessa idea di fondo, ci ha ancora una volta propinato il memoriale dei suoi anni felici da sindaco. Ancora una volta. Ha fatto tutto lui. Berlusconi lo invidierà. Anche i Contratti di quartiere, che fino a un minuto fa il suo sponsor politico Caputo attribuiva a Fracasso, sembravano nati nella sua illuminata amministrazione dei lontani settanta nei quali, a suo dire, il centro storico fu oggetto di studi e di progetti. Nessuno gli ha ricordato però lo scempio di piazza S. Demetrio con la fontana finto barocco, le pavimentazioni in cemento della villa comunale del Monumento, l’asfaltatura del basolato e il progetto di sventramento di fronte alla chiesa Madre e di fianco al Crocifisso fortunatamente bloccato dalla Soprintendenza e dal CUR, pure questi figli di quegli anni…. Solo per rimanere al centro storico)
Subito dopo, ma solo pochissimo dopo, superato a difficoltà lo scoglio della delibera di giunta accogliendo l’indirizzo proposto a Caputo ecco che lo stesso esimio Commercialista si produceva in una filippica sulla necessità di abbattere la Piazza Coperta in perfetto stile aria fritta.
Niente di tecnico, niente di ponderato, solo luoghi comuni e opinioni perfettamente ribaltabili senza nemmeno tanto sforzo dialettico. Gli rispondevano perfettamente Doria e Pinca, con i quali io mi trovavo in sintonia al 100%.
Tanto che a Doria andavo a dire che mi faceva piacere che avesse perfettamente fatto suo l’articolo scritto da me in autunno sul Giornale di Galatone. Giurava che non l’aveva letto. Ma questo mi dava la sensazione di quanto ragionando su dati reali, con la cognizione di causa e col buon senso si arrivi a uguali pensieri, completamente fuori dalla tendenza politica di partenza.
Proprio facendo seguito a quell’accorato articolo (che in seguito allego) MI DICHIARO SIN DA OGGI PRONTO A SEGUIRE LE INIZIATIVE CHE MIMINO PINCA E GIUSEPPE DORIA VOLESSERO PRENDERE PER OPPORSI ALLA DEMOLIZIONE DELL’INTERA PIAZZA COPERTA.
Scritto e confermato.
L’amico Paolo Nuzzo si esprime anche lui con un discorso carta carbone di quello di Caputo. Altra conferma che non c’è destra e sinistra quando le cose si vedono solo da un solo punto di vista o si è legati da ragioni di cordata a delle idee opinabili.
Mi fa invece ridere lo stesso Mimino Pinca quando si profonde in un’accorata censura sulla vendita si verdura e frutta per strada. Mi risulta che negli anni in cui era assessore il cattivissimo uso è proliferato, uno per tutti il mercatone in piazza S. Antonio con tende fisse e pedane autorizzato dai signori con cui lo stesso ex assessore andava a braccetto nella stessa Giunta. Menomale che se ne è accorto solo ora dello schifo perpetrato.
Quindi, di grazia, perché prendere una tessera di partito?
Per pentirsene il giorno dopo? Per dire sì anche quando si pensa no o per farsi convincere o farsi fare il lavaggio del cervello su idee strampalate buone solo per i rigiri di qualcuno?
 
Una cosa rimane sempre da contestare a questa maggioranza: lo scarso ascolto con gli elettori e con il popolo di Galatone. Decisioni importanti vengono prese da una ristrettissima cerchia di persone senza competenza e pure senza delega specifica (certe cose sul programma elettorale non ci sono).
Altro che “Insieme”, qui siamo proprio al “Paese Mio”.
Molto deluso.
Veramente molto deluso.
Mi consolo solo un po' pensando alla caserma demolita (purchè non facciano un parcheggio e chiudano il Centro Storico) ed al Minerva acquistato.
 
Allego l’articolo scritto in tempi non sospetti (Caro Mario Filoni, non eri tu d’accordo con me a riguardo? Lo dicesti in una assemblea. Oggi hai cambiato idea. Perché? Caro Luigi Vaglio, anche tu eri d’accordo, oggi voti al contrario, perché? Mah! Dice che è dell’uomo intelligente cambiare opinione. Lo ha detto un uomo che si reputava intelligente quando aveva trovato comodo cambiare opinione)

Porta S. Sebastiano

 

 

 

I problemi in Piazza
 
Il “problema” della Piazza Coperta di Galatone è, urbanisticamente parlando, un FALSO PROBLEMA. Lo è invece pienamente dal punto di vista “politico”.
Perché posso essere così sicuro di queste affermazioni?
Perché la piazza Coperta è certamente una risorsa edilizia; è quello che oggi, con discutibile vezzo, si usa chiamare “contenitore”.
Galatone ha fame di contenitori. E’ noto che le funzioni pubbliche sono più numerose e dovrebbero occupare molto più di spazio di quanto loro concesso dalle attuali disponibilità di spazi e di edifici pubblici. Sulla mancanza di luoghi di aggregazione, coperti o scoperti, più volte si è parlato. Anche il computo degli standard urbanistici di legge fin’ora realizzati, molto inferiori a quelli necessari e prescritti, ce lo indica in maniera freddamente numerica ma incontrovertibile. Allora è assurdo pensare di eliminare contenitori già esistenti e già di proprietà della casa comune: nessun buon padre di famiglia penserebbe di demolire una stanza della sua casa quando ha tre figli che dormono assieme!
Prendiamo atto che la originale funzione di mercato coperto è stata superata dalla media distribuzione e dal pessimo ed incivilissimo uso della vendita per strada (per aprire un piccolo negozio per la vendita di alimenti e/o bevande bisogna passare sotto il severo vaglio di uffici, di medici, di tecnici, di burocrati; bisogna garantire, come è giusto, l’igiene del locale e la salute del personale, mentre l’ambulante - che poi spesso non ambula proprio- espone tutto a tutti per strada senza che nessuno si preoccupi di polvere, idrocarburi e contaminazione umana ed animale).
Prendiamo anche atto che la logistica della Piazza Coperta non permette più agevolmente carico e scarico di merci e parcheggio di mezzi (prima le massaie andavano a piedi e con la “sporta” a fare la spesa, il paese era molto più piccolo, niente auto, le massaie più forti, più umili e i ritmi più lenti).
Ne consegue che gli operatori oggi non trovano assolutamente confacente e conveniente esporre la loro merce in quell’ambito. E’ un dato inconfutabile. Chiudiamo, allora, il mercato coperto. E ciò è stato fatto.
Ma si vuole buttare oltre alla funzione anche lo spazio coperto? Non è razionalmente possibile. Ci sono svariate possibilità di riuso.
Si potrebbero trasferire in quegli spazi gli uffici comunali come l’anagrafe e l’ufficio elettorale, e dare altrove più spazio ad altri uffici. Si potrebbe realizzare una caserma dei vigili urbani con tutti i sacri crismi (per legge dovrebbe essere strutturata come una caserma di Carabinieri) e centrale. Si potrebbe anche creare un centro socio-culturale per anziani, con sale per il gioco, la lettura, la tv; dare spazi a laboratori di cultura locale, a scuola di mestieri in via di estinzione ma molto ricercati dal mercato (chi, dei giovani, sa più potare o innestare?), oppure laboratori di cultura locale nelle tradizioni orali affiancando agli anziani operatori culturali ed animatori che convoglino proficuamente il tanto sapere dei nostri anziani, lo divulghino e lo tramandino. Non sono utopie, è la realtà di tanti altri comuni, anche meridionalissimi. Gli anziani sono una risorsa e niente si fa per loro. Ma, se si preferisce, si può fare un centro di aggregazione e di cultura per i giovani, se non si alloca in altro ambito più confacente, nel Cinema Minerva, per esempio, o nell’Oleificio.
Cento altre idee potrebbero trovare spazi consoni nella struttura adeguatamente ristrutturata e adeguata. Per esempio si dovrebbe, e questo è scontato, rimettere in stato di fruibilità e di visibilità il bel frantoio ipogeo e allocarvi un’esposizione con vendita dei prodotti artigianali agroalimentari locali (prodotti da forno, paste, oli, vini, miele) e predisporre una piccola zona di degustazione che potrebbe servire a ammortizzare i costi e a vivacizzare il frantoio promovendo il prodotto del luogo.
Già queste considerazioni, essenzialmente pragmatiche, dovrebbero dare la soluzione.
Si potrebbe anche discettare per lunga pezza di problemi di urbanistica, di estetica urbanistica e di storia dell’urbanistica, si potrebbe agevolmente sostenere che demolire quell’isolato non equivale a creare una piazza ma è molto più simile a “fare un buco” perché la piazza è una struttura che sottintende un contorno edilizio qualificato e specializzato. Si potrebbe prospettare una soluzione spaziale infelice con piazza S. Sebastiano che, con la demolizione totale dell’edificio, andrebbe a perdere la sua conformazione stellare aprendosi con uno squarcio sino alla squalificata edilizia di piazzetta Goldoni (una volta strada rurale extra oppidum). O asserire fondatamente che togliendo la quinta con l’orologio sulla piazza attuale si sminuirebbe il ruolo centrale della antica Porta. Si potrebbero citare vagonate di esempi a sostegno. Sarebbero discorsi da addetti ai lavori che il cittadino e il politico ascolterebbe –forse- ma storcendo il naso. Evito di addentrarmi. Parlare di ESTETICA della città a Galatone potrebbe essere troppo!
Al popolo cittadino, invece, dovrebbero bastare le prime considerazioni.
Che poi si debba ristrutturare, sottoporre a un face-liftingh per inserire il contenitore nell’edilizia del contesto, che si debba lavorare sul tessuto viario e sull’arredo urbano e sull’illuminazione e sulla pavimentazione è fuori di ogni minimo dubbio. Anzi è cosa auspicabile e pure in tempi brevi. A prescindere. Si potrebbe far diventare veramente S. Sebastiano una piazza e non uno svincolo.
Ma il problema è politico, si è detto, ma il “cosiddetto” politico, di solito, mistifica e temporeggia. Per non prendere decisioni che gli competono svicola inventandosi, come da tempo si sente tra schieramenti di colori diversi ed anche opposti, addirittura referendum: Demolire o Ristrutturare?
Messo così il problema diventa solo sfogo emozionale. In un paese senza piazze si potrebbe credere che averne una enorme possa risolvere la sete di spazi nelle periferie. Ma un problema non si mette sul tavolo in maniera così semplicisticamente demagogica. E’ incredibile che il “politico” chiuso nelle sue perverse logiche e nella sua autoeferenzialità diventi d’un tratto improvvisamente democraticissimo. C’è qualcosa sotto.
Se proprio si vuole cedere all’eccesso di democrazia (la nostra è solo rappresentativa) il popolo cittadino si fa prima ragionare, si prepara, gli si prospettano soluzioni e alternative. L’Architetto Giancarlo De Carlo era maestro in questo, ed il mio maestro Riccardo Mariani degno emulo: si studia a fondo la cultura della città e dei cittadini per estrarne le esigenze vere – non quelle sovrastrutturali-, si vagliano i risultati, si analizzano, si studia il contesto urbano e poi si progetta e si propongono soluzioni già culturalmente e programmaticamente valide e accettabili. A che è servito altrimenti lo studio socio-economico commissionato dal Comune all’Università? Non si mette certamente il cittadino davanti a due sole soluzioni così, d’emblèe, senza chiarire, poi, “il come”. Forse solo perché così il probabile insuccesso o le immancabili critiche vanno a cadere sul volere popolare e non sulla miopia politica.
Rimane sempre valida anche la scelta del concorso di idee (ma sempre proceduto da una attenta analisi!!!!!). Sappiamo, però, essere procedura che spesso, a torto, non incontra il favore di tutti i politici (in ogni politico, pure di minimo livello, c’è sempre un po’ di voglia di lasciare la propria impronta - non importa se dissennata- sulla città). Nessuno dimentichi, però, che la via del concorso era stata già intrapresa dal sindaco Roberto Maglio; già trovò detrattori interni -a Galatone è la regola- fino a quando il suo successore, Miceli, interruppe ogni altro tentativo. Forse alle molteplici idee si preferisce un tecnico “di fiducia”, ossia manovrabile, che faccia quello che gli si ordina e non quello che la razionalità dell’approccio progettuale imporrebbe. Siamo al solito paradigma dell’architetto “pennino” del politico.
Io resto del parere che bisogna che certe decisioni siano prese politicamente -in senso alto- dai delegati del Popolo Cittadino. Studino loro il problema globale degli spazi, dell’utilizzo, della distribuzione sul patrimonio comunale disponibile e in previsione di disponibilità. Facciano il lavoro di AMMINISTRATORI al quale sono chiamati e DELEGATI. E se non sono in grado di studiarlo si affidino a chi ha competenza. Ma lo studino, non si limitino ad esprimere opinioni infondate! Si facciano fare un progetto sensato e lo sottoscrivano.
Piccola proposta di sistema:
Si faccia UNA VOLTA PER TUTTE un censimento di risorse edilizie e di esigenze pubbliche in cerca di allocazione e le si sovrapponga con criterio. Poi si prevedano quelle risorse immobiliari acquisibili nel medio termine e si prospettino le esigenze futuribili di funzioni e di necessità di spazi. Si faccia la stessa sovrapposizione sempre con razionalità. Ne verrebbe fuori un piano-programma di interventi sul territorio che non permetterebbe più di fare continui spostamenti (negli ultimi sei anni i Vigili hanno cambiato sede almeno quattro volte) e rincorse tappabuchi.
Sembra ovvio no? Infatti MAI E’ STATO FATTO.  
Non si ricorra, comunque, a derive scempiatamente populistiche, a decisioni prese sull’onda emozionale o, peggio, demagogica. La città se ne potrebbe pentire. Ancora una volta.
 
Giuseppe Resta
20/9/2005
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

postato da: giusepperesta alle ore 21:18 | link | commenti (21)
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LU PASSATU

 

 

 

 

 

 

Cquandu erame carusi,

cchùi ti trenta anni a rretu,

cquante n’di cumbinamme.

Torna lu ricordu,

ti cquiddhru ca pinzamme,

ti cquiddhru ca facimme,

tuttu lu mundu,

era noscìu.

Cquiddhru ca ca ulimme cu ffacimu,

e ccà mai imu fattu,

mò, forse nu picca ni pintimu,

nu picca n’ci pinzamu.

Paria, ca na manu Santa nia ccucchiati,

unu diversu ti l’addhru,

cì curtu, cì  longu,

cì finu , cì rosso,

cì gnuru , cì bbiondu.

Ma , lu stessu core,

tutti purtamme.

Parimme tanti fiuri,ca criscianu,

a mmienzu nnà macchia,

beddhri e senza pinzieri.

Oramai, li carusi sò n’ddintati randi,

stonu n’turniciati ti agnuni,

lu passatu torna a mmente............


postato da: localo alle ore 19:43 | link | commenti
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Sì, mi sono fatto uno spinello. È stato durante un viaggio in Giamaica. Devo anche dire che sono rimasto rintronato per due giorni
Gianfranco Fini, autore del provvedimento che inasprisce le sanzioni per gli spacciatori, ospite di Fabio Fazio a Che tempo fa.

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 11:25 | link | commenti
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Il Consiglio Comunale è convocato il prossimo 30 gennaio alle ore 15.00 con il seguente ordine del giorno:
- lettura e approvazione verbali seduta precedente.
- Interrogazioni e interpellanze dei Consiglieri
- Contratti di Quartiere II. Adozione piano di zona "167" Comparto 13.
- Contratti di Quartiere II. Adozione piano di zona "167" Comparto Comparto 14.
- Contratti di Quartiere II. Approvazione Progetto demolizione caserma dei carabinieri e riqualificazione urbana dell'area circostante.
- Contratti di Quartiere II. Approvazione Progetto demolizione ex mercato coperto di piazza S.Sebastiano e riqualificazione urbana dell'area circostante.
- Progetto collegamento tra la ex-SS.497 tronco Seclì/Galatone e la S.P.Galatone/Nardò.
- Approvazione progetto per il completamento di via Nicolò da Lequile e allargamento via Cipressa.
- nomina commissione elettorale
- commissione speciale nubifragio novembre 2004
- approvazione regolamento Privacy per dati sensibili e giudiziari
- modifica regolamento per la Disciplina dei Contratti, Albo ditte di fiducia.
- approvazione piano comunale Protezione Civile.
- lottizzazione Contrada Rizzi
- ordine del giorno per gli avvocati
Autore/Fonte: portavoce
 
Questa la grande novità di oggi.
Pare che ancora una volta non tutto scorra liscio nella Maggioranza.
Anche la Giunta Attaccatutto non ha sopito le fronde interne.
Ma qualcuno lo aveva già previsto.
“Superior stabat lupus, longeque inferior stabat agnus…”
Quando si cerca rissa non c’è alcun rimedio.
Specie quando in Provincia si scopre che dieci milioni di euro non ci sono più e certe poltrone zoppicano.
.
E poi c’è pure l’apologo del rospo e della vipera.
Quando la natura è superiore a qualsiasi riconoscenza.
La notizia di  ieri era che a Galatone vi erano “case d’appuntamenti” con prostitute e  travestiti.
Non vi posso narrare il mio stupore quando ho letto che erano altrove e non il Piazza Costadura come avevo intuito.
 

 

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 09:52 | link | commenti
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29/01/2006
 

postato da: giusepperesta alle ore 09:32 | link | commenti
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domenica, 29 gennaio 2006

John Hansen aveva denunciato i rischi legati all'effetto serra
L'agenzia spaziale Usa ha preteso di controllare ogni sua dichiarazione


Scienziato lancia l'allarme clima
Nasa lo censura: "Stop conferenze"

<B>Scienziato lancia l'allarme clima<br>Nasa lo censura: "Stop conferenze"</B>
Goddard Institute
for Space Studies

NEW YORK - La Nasa ha appena certificato che il 2005 è stato l'anno più caldo di sempre, ma l'agenzia spaziale statunitense non vuole che i suoi scienziati vadano in giro a denunciare la gravità dei rischi connessi all'effetto serra e ai cambiamenti climatici. A denunciarlo è John Hansen, 63 anni, direttore del Goddard Institute for Space Studies e membro della Nasa dal 1967. In un'intervista al New York Times il ricercatore ha svelato di essere incappato nella censura dell'agenzia dopo avere fatto una conferenza un mese fa in cui chiedeva immediate riduzioni dei gas che provocano il riscaldamento dell'ambiente. Il quartier generale della Nasa, ha raccontato al giornale Hansen, ha ordinato che ogni sua presa di posizione pubblica - conferenze, studi, interviste, articoli e dichiarazione sul sito del centro - sia d'ora in poi preventivamente revisionata dagli addetti alle pubbliche relazioni dell'agenzia.

Hansen ha annunciato che non si sottometterà a questa censura e continuerà a lanciare l'allarme sui cambiamenti climatici. Cosa che ha subito messo in pratica con una nuova intervista al Washington Post. "Non possiamo andare avanti altri dieci anni in questo modo", ha dichiarato lo scienziato al quotidiano della capitale statunitense. Secondo Hansen, al passo attuale, l'aumento progressivo delle temperature nel prossimo secolo "implicherà cambiamenti per cui avremo davanti un pianeta completamente diverso e sarà troppo tardi per fare qualcosa".

Una tesi, questa, che è condivisa dalla maggior parte dei colleghi: "Il dibattito adesso non è più sul fatto se l'effetto serra esista o meno, ma se il cambiamento stia avanzando così rapidamente che, nello spazio di decenni, per l'umanità non avrà più niente da fare per raddrizzarlo", ha sintetizzato oggi il Washington Post.

Tre eventi specifici hanno messo gli scienziati in particolare allarme: il degrado della barriera corallina che in tre decenni potrebbe danneggiare le risorse ittiche del pianeta; l'aumento del livello del mare entro la fine del secolo che potrebbe prendere decine di migliaia di anni per ritirarsi e, entro 200 anni, la morte della corrente del Golfo che mitiga il clima nell'Europa del Nord.

Non è la prima volta che l'amministrazione Bush, contraria a qualsiasi politica restrittiva volta a frenare l'esapendersi dell'effetto serra, a iniziare dal protocollo di Kyoto, sale alla ribalta per i suoi tentativi di minimizzare e censurare le informazioni scomode. Un paio di anni fa fece scandalo la notizia che la Casa Bianca aveva insabbiato un documento del Pentagono nel quale si affermava che il riscaldamento globale rappresenta per gli Usa e il mondo intero una minaccia molto più grave del terrorismo.

(da repubblica.it)

postato da: sergiospirito alle ore 22:45 | link | commenti (1)
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IL Governo B&B

Juan, amigo mío, corazón mío, hai proprio ragione sui comunisti italiani alle vongole…

Sono tutti uguali… A Roma come a Galatone…

Lo sapevi che il Diliberto di Galatone studia da Sindaco???

Per volontà divina, è stato nominato Gran Camerlengo del cattocomunismo di Galatown… Ma lasciamolo in pace, poverino, anche lui deve campare…

E di Bertinotti che dire, Juan???

Per caso, lo  hai seguito, alcune notti or sono, nel suo dibattito epocale col Bandana, nel salotto del Cardinale Vespa???
Spenta la televisione, dopo scambi di schifose maglie rossonere, dettati costituzionali e strette di mano, un ghigno diabolico e futuribile si è stampato sul volto degli italiani.
Perchè non proporre un paradossale buffonesco governo con Berlusconi e Bertinotti?
Escludiamo tutti i diessini, centristi, dipietrini dei favori, leghisti, fascisti, che a nulla servono, e vediamo che esce fuori dal folle equilibrio tra i due storici B&B.
Un “orifizio liberal-capitalista”, l'altro “ombelico del mondo comunista”, nel loro connubio politico potrebbero partorire una creatura aliena senza capelli per discendenza genetica, ma con la mano destra a chela di granchio e quella sinistra a pugno chiuso.
E il terzo arto perennemente proteso al cielo.
Nel frattempo le città di centrosinistra si coalizzano contro Berlusconi in mutuo soccorso a Unipol, Fassino e D'Alema.
Così la vera motivazione del blocco della circolazione sarebbe la riduzione non delle polveri inquinanti, ma del risarcimento danni ai veicoli assicurati Unipol, che si sa nelle città rosse essere la maggioranza…
A Firenze, per rimpinguare le casse comunali e potenziare il trasporto pubblico e gli appalti alle cooperative, si pagherebbe la gabella per entrare nella patria divina del sommo Dante.

Nel mezzo del camin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


postato da: mafaldalaribelle alle ore 12:00 | link | commenti
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sabato, 28 gennaio 2006

Cinquanta anni. Per un uomo è un traguardo importante, un momento da ricordare che di solito viene festeggiato con un trasporto particolare. A patto, ovviamente, di arrivarci in buona salute.
Una volta a cinquant’anni un uomo era quasi vecchio, logorato dalle fatiche di un lavoro manuale o, nella migliore delle ipotesi, prigioniero di un ruolo da padre di famiglia severo, austero, totalmente dedito alla missione di impartire un’educazione rigida alla prole.
Oggi a cinquant’anni un uomo è nel pieno delle forze fisiche e morali, e se ha avuto la fortuna di conservare un po’ di capelli in testa, sembra un giovanotto.
Nell’ambito famigliare poi (insisto: famigliare, non familiare), la sua presenza ha perso quell’aura di sacralità che portava i figli a dargli del voi (Signuria, dalle nostre parti).
Oggi un padre è più un compagno di giochi per i propri figli e condivide spesso con loro attività ludiche di vario tipo. Soprattutto se questo padre fa un lavoro creativo e artistico come il musicista.
A questo punto, avendo parlato di cinquantenni padri di famiglia col vizio di suonare, qualcuno può aver intuito che il fine ultimo di questo panegirico è quello di parlare di un fresco cinquantenne musicista di Galatone, seppure residente a Parma da trent’anni: il nostro amico Claudio Tuma.
Già, perché l’amico Claudio resterà sempre un autentico galatonese, nel senso migliore del termine, intendo. Lui infatti è uno dei pochissimi “emigrati” che non ostentano l’accento della loro terra adottiva quando ritornano nella terra d’origine, e questo è un fatto abbastanza raro e significativo.
I motivi per cui ho sentito di dover scrivere qualcosa su Claudio sono molteplici, ma si potrebbero riassumere facilmente nella banale circostanza che siamo amici da oltre trent’anni.
Questo non sarebbe di per sé un motivo sufficiente a rendere questa mia esternazione di pubblico interesse, se non fosse che si sta parlando di uno dei più grossi musicisti ai quali Galatone ha dato i natali. E badate che a Galatone sono nati musicisti illustri come Emanuele Arciuli, pianista classico di fama internazionale, o come Francesco Libetta, considerato da molti critici il più grande virtuoso di pianoforte della sua generazione, quest’ultimo in realtà di Nardò, ma comunque nato a Galatone. Andando indietro nel tempo probabilmente uscirebbe qualche altro nome illustre che ora mi sfugge.
Galatone fucina di talenti musicali, dunque, in qualche caso talenti inespressi o comunque lontani dagli onori delle cronache, come ce ne sono tanti anche oggi.
Claudio Tuma rappresenta sicuramente la punta di diamante tra quanto espresso da Galatone negli ultimi due o tre decenni nell’ambito della musica non accademica, dal rock al jazz, passando per vari altri generi dell’espressione musicale giovanile.
Devo ancora dire che la vera molla che mi ha spinto a scrivere queste righe è stato l’ascolto di due raccolte in MP3 che Claudio ha preparato in occasione del suo cinquantesimo compleanno e che ha regalato ad alcuni vecchi amici, quasi volesse presentare un consuntivo dei primi quattro decenni di attività musicale (tralascio i primi dieci anni di vita, anche se qualcuno ha detto che il nostro è nato con la chitarra in mano). Raccolte nelle quali sono concentrati anni e anni di produzioni musicali dal vivo e in studio, spesso in casa sua in perfetta solitudine o con altri amici musicisti straordinari.
Diciamo che queste righe vorrebbero essere un modo per sdebitarmi con Claudio del regalo fattomi. Spero che lo possa apprezzare.
L’ascolto di questi CD mi ha riportato immediatamente in una dimensione musicale alla quale per vari motivi mi ero disabituato, essendo diventate sempre più rare per me, purtroppo, le occasioni per fare musica con lui.
Un bel po’ di anni fa, ad ogni suo ritorno a Galatone era consuetudine per noi andare in cerca di posti in cui suonare, che fossero “sgabuzzini”, scantinati, sale prova, feste private o locali pubblici. Ogni occasione era buona per dare libero sfogo alla musica, quasi sempre senza un programma preordinato, all’insegna dell’improvvisazione più totale.
Claudio mi presentava spesso come il suo “bassista tascabile” personale, ogni volta che c’era da organizzare una suonata estemporanea.
A questo proposito sono rimaste alla storia, oramai consegnate al mito, le leggendarie “sunagghiere” che tenevamo d’estate nel cortile della casa di mare di Claudio. Veri e propri concerti con pubblico non pagante organizzati con la complicità della famiglia di Claudio, in particolare i fratelli e i numerosi nipoti, il famoso “nipotame di Tuma”.
Una famiglia molto unita, la sua, alla quale mi sento legato da una grande riconoscenza per le tante opportunità di suonare che ci ha offerto e ai cui componenti venuti a mancare in questi ultimi anni va il mio affettuoso pensiero.
Per me, in particolare, quelle suonate non erano solo un’occasione di sfogo delle mie pulsioni musicali, ma costituivano soprattutto l’occasione per cimentarmi nell’esecuzione di sempre nuove e più complesse situazioni musicali che Claudio proponeva, senza curarsi più di tanto di incontrare l’approvazione del pubblico, il quale apprezzava comunque qualsiasi cosa gli si proponesse.
Inoltre quelle riunioni musicali hanno ospitato una grande quantità di musicisti tra i migliori del Salento, e non solo, che altrimenti non avrei probabilmente mai conosciuto.
Questi incontri mi hanno sicuramente aiutato a crescere musicalmente e, devo dire, anche umanamente. E’ proprio vero: “fattila cu lli megghiu di te, e sia ca ‘ndi paghi li spese”, è sempre stato questo il segreto per progredire, almeno nella musica.
Tra l’altro proprio durante questi incontri musicali sono nati degli autentici best seller che ancora oggi vengono richiesti a viva voce ogni qualvolta Claudio si esibisce davanti ad un pubblico amico, come ad esempio in occasione del concerto tenuto il 3 gennaio scorso nei locali dello SBAM in duo con Franco Chirivì, altro straordinario chitarrista galatonese doc, che poi sarebbe anche mio fratello.
Brani come “La Coppula” in versione bossa nova, simpatica cover che ebbe la benedizione dell’autore dell’originale, il compianto Cesare Monte; “Cummare l’aggiu persa la chiaddhrina”, struggente grido di dolore in forma di blues di una massaia in pena per la sorte del suo pennuto di basso rango rifugiatosi in casa della vicina; o ancora “Ogghiu n’ou”, manifestazione in forma rock di un impellente, irrefrenabile desiderio di uova al tegamino o in altre fogge; o anche “No donna, no crai, e mancu buscrai”, sul tema in chiave reggae della raccolta del tabacco.
Eh già perché, per chi non lo sapesse, ma sono in pochi, un’altra dote peculiare del nostro Claudio, è il grandissimo senso dell’umorismo, dell’ironia e dell’autoironia, doti indispensabili a parer mio per affrontare la vita con un minimo di ottimismo anche quando sembra che ci sia ben poco di cui stare allegri.
Su questo punto io e Claudio siamo sempre stati in perfetta sintonia e abbiamo spesso “lavorato” a studi di semantica e di fonètica, veri e propri “gabinetti” linguistici i cui risultati, se applicati, avrebbero svecchiato il linguaggio corrente, a prezzo però di una inevitabile “galatonesizzazione”. Sarebbe sufficiente che pubblicassi una delle e-mail che ogni tanto ci scambiamo per capire il senso di quello che ho detto, ma è meglio non farlo, per carità!
Il più importante di questi studi si tenne una ventina d’anni fa in un viaggio Parma-Galatone tra me, Claudio e l’amico Giorgio Giaffreda a bordo della mitica Brigitte, l’indimenticabile Peugeot di Claudio.
Gli esiti di questo studio sono stati sottoposti con successo all’attenzione dell’Accademia della Crusca, e se non sono stati ancora divulgati è perché il mondo non è ancora pronto.
Sulle qualità umane di Claudio potrei dilungarmi ancora a lungo, fermo restando che anche lui ha i suoi bravi difetti, come tutti del resto, ma credo di poter dire che questi si possono riassumere tranquillamente nel fatto che lui è un artista, un vero artista, e come tale è spesso poco attento agli aspetti pratici della quotidianità.
Qualche volta poi, essendo abituato a stare su un palco al centro dell’attenzione, non si rende conto di rubare un po’ la scena agli altri, come quando mi trovai a dover sostituire una gomma all’auto di alcune sue amiche, giusto per risparmiargli un lavoro manuale a lui poco congeniale, col risultato che lui si prese tutti i ringraziamenti e la gratitudine delle stesse, senza preoccuparsi di far loro presente che le mani me le ero sporcate io e non lui. Ma fu una cosa fatta senza cattiveria, per disattenzione, lo so benissimo, e poi credo che fosse più un dovere delle sue amiche accorgersi della mia esistenza.
Quell’episodio mi costò una grave crisi di identità e numerose sedute dallo psicanalista, ma senza risultati, dal momento che neanche lui si accorgeva della mia presenza.
Per chiudere il discorso sulle qualità umane di Claudio devo dire una cosa che non posso dire di nessun altro: in tanti anni che lo conosco non l’ho mai visto una sola volta arrabbiarsi seriamente ed alzare la voce verso qualcuno. Claudio è sicuramente la persona più profondamente pacifica che io conosca. Sarà merito della musica?
Sta di fatto che il nostro amico non si è mai fatto prendere la mano dall’ira, neanche quando una certa combriccola di amici, autentici guastatori che si riconoscevano in una sorta di loggia massonica denominata “Telinquenza”, gli misero a soqquadro il salone di casa tanto per passare il tempo in attesa che lui, momentaneamente assente, arrivasse. E questo non è l’unico episodio poco edificante che Claudio dovette sopportare.
Non bisogna pensare che qualcuno ce l’avesse con lui, solo che quell’alone di mito musicale che già allora lo circondava, unito alla conseguente facilità di relazione con l’altro sesso che dimostrava, lo esponevano a qualche operazione dissacratoria da parte di chi, pur rispettandolo come amico, voleva per così dire vedere il “re nudo”.
Questo almeno è quello che credo di aver capito, ripensando a quel periodo irripetibile con il senno del poi.
Erano gli anni Ottanta, quelli della lunga collaborazione con Franco Simone, delle tournèe in Sud America e delle frequenti apparizioni televisive. In quel periodo vedere Claudio in televisione non faceva neanche più notizia, per cui la sua popolarità era ai massimi storici. Di questa popolarità l’amico ne approfittava per seminare il panico tra la popolazione maschile in cerca di sistemazione, mettendo a dura prova la stabilità di tante coppie e suscitando le gelosie di alcuni autoctoni dotati di spiccato senso della territorialità, che ritenevano di avere un diritto di prelazione sulla “fauna” locale.
In quegli anni Claudio dimostrava effettivamente una scarsa propensione alla “sistemazione”, come tradizionalmente intesa dalle nostre parti, e non solo per il tipo di lavoro particolare che faceva.
Io, da parte mia, rappresentavo un po’ l’altra faccia della medaglia, il bravo ragazzo dai sani principi, un po’ per vocazione ma più per necessità. Lavoro sicuro, fidanzamento stabile, poi matrimonio con prole: un vero modello che il nostro Claudio si sentiva spesso proporre dalla sua indimenticabile mamma come esempio di vita virtuosa da imitare.
Sono sicuro di essere diventato, ad un certo punto, decisamente antipatico a Claudio per questi continui paragoni certamente da me non voluti.
C’è da dire, però, che la sua famiglia è sempre stata molto orgogliosa di lui e del suo lavoro, in particolare proprio la madre.
Lo capivo da come mi parlava di suo figlio, le tante volte che Claudio si faceva aspettare e lei mi intratteneva con grande ospitalità, come fossi uno di casa. Mi sentivo decisamente a mio agio in quella casa su via Savoia, come in poche altre case di amici.
Da allora sono cambiate tante cose, siamo tutti cresciuti e i nostri impegni sono sempre aumentati, proporzionalmente all’aumento delle responsabilità di famiglia. Ma il denominatore comune della musica e del piacere di ritrovarsi non è mai venuto meno, sia in situazioni private che attorno ad un palco con degli strumenti musicali montati.
A questo proposito non dimenticherò mai l’atmosfera che si era creata attorno a quel palco del “Rock from the Stars” il 3 agosto scorso, quando l’inclemenza del tempo impedì il consumarsi di un evento storico che tutti aspettavamo con entusiasmo e che fortunatamente fu recuperato il giorno 21 dello stesso mese.
Vedere persone che avevano vissuto insieme un’avventura musicale giovanile incontrarsi dopo decenni, in qualche caso dopo aver abbandonato totalmente lo strumento, abbracciarsi calorosamente, fare la conta dei chili in più e dei capelli in meno, farsi fotografare dai figli con i compagni di un tempo, il tutto con un entusiasmo coinvolgente e contagioso; vedere i giovani musicisti guardare con stupore crescente tutti quei “vecchietti” ai quali non avrebbero mai attribuito in altre situazioni un passato da rockettari, tutto questo è stato di una bellezza ai limiti del commovente.
Questa è la magia della musica: riunire, coinvolgere, commuovere, risvegliare la voglia di rimettersi in gioco, incuranti del rischio di steccare clamorosamente, sentirsi protagonisti di qualcosa di speciale, potendo attingere ad emozioni sconosciute a chi non pratica uno strumento musicale.
Claudio Tuma era ovviamente una figura centrale dell’evento, essendo stato uno dei protagonisti principali dell’epopea musicale galatonese e ancora oggi, a dispetto della sua lontananza, rappresenta un punto di riferimento per tutti, con quel modo di suonare “contromano”, col manico e le corde dalla parte sbagliata, ma col cuore dalla parte giusta.
Proprio questa prospettiva geometrica diversa probabilmente gli ha conferito quel tocco e quella forte personalità così diversa da tutti gli altri, anche se gli ha creato non pochi problemi tecnici da superare, in particolar modo nell’esecuzione della prediletta musica brasiliana, essendo stato costretto ad educare un anulare a funzionare da pollice e viceversa, per poter usare la tecnica classica.
Nessun problema invece nell’esecuzione alla chitarra elettrica, dove a mio modesto parere Claudio dà il meglio di sé.
Sentirgli fare rock, blues o jazz e derivati rappresenta ancora secondo me quanto di meglio si possa sentire in giro per l’Italia.
Per chiudere questa come al solito lunga dissertazione, una comunicazione di servizio per Claudio: non preoccuparti per la cena, mi basta un caffè, magari corretto.





postato da: pasqualechirivi alle ore 17:28 | link | commenti (7)
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È ormai mia convinzione che, comunque vadano le cose, dal 10 aprile in Italia cambierà ben poco.
Un “destra protagonista” che ha prevalso sulla “destra sociale” stravolgendone gli ideali e soprattutto gli obiettivi (unico contentino la reclamatissima e giusta riforma sulla legittima difesa). Fini ridotto a comparsa contro uno straripante Berlusconi, unico vero problema del Centrodestra. Casini che sembra (sottolineo sembra) avere le idee un po’ più chiare e meno scollate dalla base che tuttavia non è minimamente supportato dal dato elettorale.
A sinistra le cose sono sempre le stesse. Credo che Prodi vincerà ma getterà il Paese nell’instabilità a causa dei mille cespugli e dei vari orticelli a cui i “capetti” (o Kapo) della sinistra non rinunceranno mai. Quale giudizio ricavarne? Vi riporto di seguito un articolo dell’ESPRESSO (mica il Secolo XIX o L’INDIPENDENTE) riguardo all’assurdo comportamento del PDCI.

Il PDCI non sottoscrive il programma dell’Unione, che considera troppo moderato. L’11 gennaio Oliviero Diliberto, segretario del gruppuscolo neocomunista, si mette a fare i capricci; e due giorni dopo lancia una stralunata parola d’ordine: “impedire la condanna del comunismo in Europa”. Padronissimo, s’intende. Anziché abbandonarsi a sinistrismo becero, però, farebbe bene a criticare il documento unionista per il suo vero, insopportabile difetto: la sterminata lunghezza. Un testo di 270 pagine è per definizione inutile e dannoso, perché viene ignorato dalla gente ma stroncato o deriso dagli addetti ai lavori. E non è di grande consolazione constatare con Romano Prodi che su di esso “le contestazioni sono minime”: la diffusa indifferenza dimostra soltanto che il voluminoso progetto è privo di qualsiasi interesse.

Evito di aggiungere altro perché il “rossissimo” espresso è stato già sufficientemente chiaro al proposito. Prevedo ingovernabilità e sono una facile Cassandra. Comunque Prodi vincerà perché di Berlusconi ne ho piene le palle pure io. Da questo imprenditore mi sarei aspettato più cose fatte. L’attuazione dei grandi progetti è al 25 % (fonte Sole 24 ore) mentre aveva promesso il 40. La giustizia è peggiorata. La considerazione a livello internazionale è quella di sempre (ho la fortuna di viaggiare e conoscere molti stranieri, non vi dico poi in Spagna cosa si dice di lui). A differenza di tanti non demonizzo Tremonti e ritengo che a livello economico l’Italia si sia difesa. Per la prima volta in 40 anni, ad esempio, l’INPS ha registrato un attivo. E sono certo che la Sinistra farà un condono appena salirà al Governo. Tanto per dirne una.
Ma il vero problema è che il governo Prodi ci scaraventerà nell’immobilismo dovuto ai litigi di Diliberto, Bertinotti, la mina vagante Di Pietro, etc.
Cazzo! Sembra di stare a Galatone.

Domanda per finire: l’accusa di Merda e Infamità vale pure per me?
Ciao a tutti e buona domenica.

postato da: juandemairena alle ore 16:39 | link | commenti (1)
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Colonna di San Giovanni Elemosiniere, Santo protettore di Morciano

 

A N’GGULORIA LLI MORTI

Cquandu la scìurnatà noscìa,

ete cchiena ti pinzieri,

nò bbasta nu cquaternu,

cu scrivi cc’è a ffare.

Pare ca puru la lengua ti tuppa,

cquandu a sulu cuntare,

ti amore e nnò ti mmale parole.

A ffiate cquasi, cquasi,

ulimu nnì scundimu,

ti cquiddhru ca facimu,

e cquandu addhru nò sapimu,

a n’gguloria a lli morti nui ticimu.


postato da: localo alle ore 09:34 | link | commenti
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venerdì, 27 gennaio 2006

Momenti rurali: cottura delle verdure (foto antica)

 

LA CAMISA

 

 

 

Iò no ttegnu la camisa,

ùi ca la tiniti,

pi fforza li maniche tocca bbi ‘asàti.

Ùi ca siti nati cu lla camisa,

sobbra la purtati,

iò nò n’di portu, ca sò nnatu senza,

ma puru ca la tinia, cchiacchere no n’di facia.

A llu postu ca ùi stati, suli siti scìuti,

ciucheddhri cu nnu curtieddhru a n’canna bbà  mandati,

e mmò, ca cqurche parola ùi sintiti,

nò bbi n’di tuliti.

Cquandu a ccasa oscìa,

frriddu ùi sintiti,

spittati moti misi prima bbi ddecititi?

Li figghi oscì a llu friddu li tiniti?

Circati cu pinzati,

ca pi llu bbonu ti lu paese nui cuntamu,

e tdannu mancu luntanamente pinzamu  n’di facimu.

Sulu, ùlia bbi ticu, ca puru ca ete spagliatu,

cquarche cunzigliu ulimu ddamu,

o sulamente cquandu scìamu cù vvotamu,

nui sirvimu?


postato da: localo alle ore 19:48 | link | commenti (4)
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Ricordi... Dicembre 2001

 

FAMME PRIMA E FAMME…………

Ginnaru e fiaccu,

pircè ete friddu e ricilatu.

Sobbra nneca,

e mmienzu acqua e nee,

ea ccquà nnui,

sé nò cchìoe tene.

Ginnaru e llu prima,

nò fface ti lu scierri,

rria cu li scialle rosse,

e ccu lla bbefana,

ma si n’dì vae cu lla nee e…

…. la tramuntana.


postato da: localo alle ore 13:28 | link | commenti
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Fortuitamente vengo oggi a sapere che l'amministrazione Comunale di Galatone sta acquistando finalmente l'ex Cinema Minerva.

Veramente.

I Contratti di Quartiere lo permetteranno.

E ciò è cosa buona e giusta.

Cosa farne?

Io mi sono veramente stancato di elaborare proposte a gratis.

Tanto fanno sempre quello che vogliono tirando un colpo alla botte ed uno al coperchio, slalomando fra i veti incrociati di chi ha le mani in pasta.

Faranno un altro parcheggio come in piazza S. Sebastiano?

Le politiche sociali attendono risposte.

Non sempre si risolve tutto col mattone.

E'  pure cosa buona che l'Ufficio tecnico si occupi degli stessi contratti evitando una pericolosa lottizzazione degli incarichi.

Mi chiedo, però: se oggi come oggi l'ufficio è di una lentezza estenuante, se i tempi di reazione sono lunghissimi, se lo scatto alla risposta è nullo, come farà?

O come faranno i cittadini che aspettano già oggi tempi più che biblici, direi geologici, per aver evase le pratiche?

Vedremo. Intanto io aspetto una concessione dai primi di agosto.

Poi dice che c'è l'abusivismo.

E andare fuori ogni termine per l'evasione delle pratiche non è omissione?

Si scopre solo oggi che le case coloniche  (cascine le chiama il Quotidiano) sono in realtà ville.

L'acqua calda la scopriamo domani.

Si scopre che tutte hanno lo scantinato.

L'aria fritta la scopriamo dopodomani.

Si è sempre saputo e si è sempre tollerato.

Si sono chiusi uno due e tre occhi.

E oggi si spara il titolone.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Chi è stato permissivo prima finisca oggi sui giornali insieme ai prorpietari, alle imprese ed ai tecnici.

Non penso che nessuno può tirarsi fuori.

Anche perchè certi regolamenti e certe lungaggini storiche sul PRG sono colpa dei politici degli ultimi trent'anni, non certo dei cittadini.

Non è una scusante, le leggi si rispettano, ma si fanno anche in tempi ragionevoli e bene. E questo non s'è fatto.

Allora?

Tutti in manette?

O come diceva l'amico Doria i regolamenti sono lacunosi perchè la legge si applica ai nemici e si interpreta agli amici?

Parafrasando il Santo Padre: -Damoce na regolata.-


 

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 12:36 | link | commenti (1)
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http://bananemazzette.blog.kataweb.it/
 
Ed ora parliamo anche d'altro.........................
 

postato da: giusepperesta alle ore 12:12 | link | commenti
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Le

CANTINE

S.B.A.M.

Largo Goldoni 8

Galatone

ospitano

FABIANO ZIZZARI
&

PINO SANASI


CLASSIC GUITARS

 

CG201S

ingresso

9.30

socienonsolo

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 11:39 | link | commenti
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Il giorno della memoria

I VIDEO
Le immagini dell'odio

Auschwitz

Son morto con altri cento, son morto ch' ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento....

Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d' inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento...

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento...

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà...




postato da: giusepperesta alle ore 09:20 | link | commenti (1)
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giovedì, 26 gennaio 2006

 

 

 


postato da: giusepperesta alle ore 21:12 | link | commenti
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mercoledì, 25 gennaio 2006

L’ASILI

 

 

 

Ete vveru, zaccai cu la poesia su lli strate,

ma sta'sera ogghiu cu conti ti l’asili,

ti li mamme ca si lamentanu,

ca face friddu,

ti li riscardamenti ca  stonu stutati,

e lli agnuni sò tutti malazzati.

Lu prima ggiurnu ti l’asilu,

li lattaturi tingiani li pariti ,

e lli agnuni starnutiani tisi,

a ccì si lamintava,

la direttrice mancu picca, picca, lu pinsava.

Pi llu mangiare puru onu lassatu  a ddesiterare,

ma stamu tutti bbinchiati e llassamu scire.

Mò, cu stu friddu,

ciuieddhri sta n’ci penza,

nu ggiurnu a schiatta panza e

n’addhru a pane e critenza,

e sse mi la tice puru muggherima,

nò n’c’è nienti cu ssi scherza........

Mentre la direttrice,

cuntinua cu ddice: cu nò ncì pinzamu,

ca simu male mparati e lli agnuni,

a llu friddu facimu male cu nno lli lassamu.

Lunitia, ùi ca cguirnati, tutti ti paru sta bbì trùati,

nu picca a lli agnuni, ddhr’anime nnucenti cu pinzati.


postato da: localo alle ore 21:46 | link | commenti (8)
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Vediamo il lato buono delle cose:
Quindici giorni di governo (?) Berlusconi in più sono almeno venti comparsate in più in TV: dall'albero azzurro nella parte dell'uccellaccio a Piero Angela nella parte del prof. Cannella.
Venti comparsate in più sono almeno due punti percentuali in più a suo sfavore.
Nota: a suo sfavore, non che il Centrosinistra stia meritando.
L'importante è far tacere Rutelli, Dalema e gli altri.
Poi è tutta discesa.
Dice: e poi , dopo?
Dopo riparte la Democrazia e tutto si può fare.
Anche buttare Dalema a fare il magazziniere Coop e mandare Rutelli a fare il chierichetto.
Far tornare Bertinotti in fabbrica e Fassino a fare da centralinista ad una banca.
Ma adesso abbiamo un'impellenza democratica.
Tutto il resto sono pinzellacchere, quisquilie.
Per quanto riguarda la LEGGITTIMA OFFESA non è proprio tutto negativo.
Sìì, è vero, un ritorno alla legge del più forte, allo scontro barbaro, alla negazione del Cristianesimo e del diritto post illuminista.
Ma ci pensi?
Puoi sparare Tremonti se ti entra in casa; non trovi che ti stia rubando?
Puoi sparare Berlusconi se ti entra in casa: non ti ha tolto la democrazia?
Puoi sparare ai Furbetti del Quartierino: non hai mai fatto la spesa alla Coop?
 Non noti che ti manca qualcosa?
Eh, si perde il democrazia e in civiltà, si perderanno pure vite innocenti, ma certe soddisfazioni si pagano!!!!!
Che autogol che si sono fatti!
Pensa che ora chi spara ad Alemanno non può essere arrestato: può sempre dire che parte di quei ottantacinquemilaeuro erano pure suoi.
 
E a Galatone?
Facciamo attenzione:
Chi scrive sui muri può essere sparato.
Purtroppo se la sono voluta loro.
Chi ha fatto sparire le consulte anche.
Chi ha fatto sparire tante altre cose pure.
Fra poco Galatone come il Texas.
 
 
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Più poliziotti di quartiere che armi private in casa

Sparare al ladro. Questione di proporzioni

Giuseppe Anzani

Difendersi è un istinto. Fronteggia l’aggressività, fiuta il pericolo, cerca lo scampo tra fuga e lotta, scatena una contro-aggressività; previene una lesione della propria sfera d’interesse mediante una lesione del bene altrui. Come ogni istinto con riflessi sociali, l’evoluzione umana l’ha sottoposto a canoni etici e a regole giuridiche; la stessa società (il villaggio, la polis, lo stato) ha origine da un’essenziale esigenza di difesa comune, e al suo interno e con le sue leggi sostituisce all’autotutela individuale la tutela collettiva, depositaria della forza contro la devianza.
La difesa individuale è certamente contemplata, ma col nome di “legittima” difesa, cioè sottomessa ad una regola giusta e non all’arbitrio del singolo. La dimensione della sua giustizia è segnata da limiti che fin dal diritto romano indicano moderazione e proporzione (moderamen inculpatae tutelae). Sono limiti etici essenziali, che il diritto comune fa propri; scriveva Tomaso D’Aquino che “se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito; se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita”. Il nostro codice penale ha definito la legittima difesa come l’atto di chi è “costretto dalla necessità” a difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, “sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.
Ieri è stata approvata in via definitiva una legge che aggiunge alla norma due nuovi commi, dedicati alla “autotutela in un privato domicilio”. Al nocciolo, dice che quando è violato il domicilio (o il negozio o la bottega) si può sparare, non solo al fine di difendere l’incolumità propria o altrui, ma anche solo per difendere i beni, le cose. Formalmente la regola di principio non è rinnegata, ma la fattispecie che si ritaglia viene sganciata dal giudizio di proporzione fra difesa e offesa. Sparare sul ladruncolo che trovi in casa tua a rovistare nei tuoi cassetti è proporzionato o no? Questo g iudizio è frutto di pensiero, di raziocinio, o che altro? No, non c’è neanche la fatica di almanaccare dubbi: è proporzionato per decreto. Resta tuttavia l’esigenza di “essere costretti dalla necessità”, si capisce; ci mancherebbe altro. Stiano attenti i grilletti facili.
Se le leggi hanno un profilo, per così dire, psicologico, questa novità che giunge allo scorcio della legislatura risente di un clima di paura e di collera, sullo sfondo di scenari di delinquenza intrusiva, furti nelle case, rapine nelle villette, irruzioni nelle botteghe; cronache che hanno davvero allarmato, impaurito, incollerito la gente. Ma le leggi devono essere serene e serie, le leggi colleriche prima o poi si pagano, in termini di costume sociale. La sicurezza è il compito più pubblico di tutti, la civiltà si è fatta più matura mano a mano che i rapporti di forza sono stati strappati al duello fra i singoli e portati nell’alveo pubblico della forza monopolizzata dalla legge. Il presidio dell’habitat umano si giova meglio di poliziotti di quartiere che di armi private nelle case. Se la ricaduta pratica di questa legge, anche fuori delle intenzioni dei suoi promotori, fosse una strisciante devolution della difesa contro il delitto, privatizzata quando si è a casa propria, fidandosi più della Colt che dello sceriffo, parificando una vita umana con una pelliccia o una collana, sarebbe uno scivolone all’indietro verso una società di primitivi.

http://www.avvenire.it/


 
 

postato da: giusepperesta alle ore 20:28 | link | commenti
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