Galatown

MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)

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sabato, 31 dicembre 2005

CU’ LLA SPIRANZA,

 

 

 

CA LU TOMILAESSEI,

 

 

 

 ETE COMU LU ULITI U’I,

 

 

 

NA FRAZZATA TI

 

 

 

AGURI A TUTTI


postato da: localo alle ore 18:16 | link | commenti
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Vecchio 2005, stai per morire e lo sai. Sai anche che non puoi farci niente, e di solito a quelli come te la cosa dà molto fastidio.
Il tuo amico 2004, infatti, era talmente arrabbiato da regalarci un ultimo colpo di coda, uno tsunami devastante, giusto per ristabilire un certo equilibrio qualora qualcuno si fosse illuso di aver trascorso un anno discreto e senza grandi scossoni.
Tu per ora ci hai risparmiato plateali colpi di teatro dell’ultima ora, e di questo ti siamo grati, ma se ci guardiamo indietro, da un anno a questa parte, quale bilancio possiamo fare?
E’ ovvio che ognuno di noi, a livello personale, può trovarsi in attivo o in passivo, può vantare crediti o scontare debiti con la fortuna, avendo quindi aspettative molto diverse nei confronti dell’anno che sta per nascere. Ma se passiamo dal livello personale a quello collettivo ancora una volta dobbiamo rilevare come neanche tu, al pari dei tuoi predecessori, sei riuscito a darci la sensazione di un anno finalmente positivo, da ricordare con nostalgia.
Ci hai regalato un bel po’ di terrorismo internazionale, da Sharm el Sheikh a Londra. Un Iraq sempre più nel caos, con una preoccupante assuefazione da parte nostra alle stragi quotidiane, come se non fossero più esseri umani a morire dilaniati ma soldatini di piombo.
Un medio oriente sempre più in bilico tra segnali e speranze di pace e ritorni brutali all’intifada più estrema.
La morte di un papa amato forse non da tutti, ma sicuramente da tutti rispettato, per quella dedizione assoluta alla sua causa, dedizione pagata in prima persona con un’accettazione eroica della sofferenza.
Un esempio per tutti, anche per chi non condivide le linee guida della morale cattolica e difende la laicità dello stato.
Ci hai regalato anche una stagione politica ancora una volta rovente e all’insegna del muro contro muro degli opposti schieramenti. L’ultimo anno di una legislatura che ha portato un certo numero di leggi sulla cui valutazione sembra sia molto difficile trovare un’opinione comune.
Efficace azione di governo volta alla modernizzazione del paese, all’efficienza della giustizia e al risanamento di un debito pubblico pressoché insanabile, pienamente riuscita nel perseguire gli obiettivi dichiarati nel contratto con gli italiani, oppure occupazione del parlamento per la promulgazione di leggi ad personam i cui beneficiari sono i soliti noti e il cui scopo finale è quello di plasmare un’Italia a immagine e somiglianza di chi ha dimostrato scarso senso dello stato e delle istituzioni, al punto da volerne cambiare le basi fondanti scritte nella Costituzione?
Per questa domanda ognuno ha la sua risposta, ovviamente.
Intanto hai continuato a propinarci la solita sequela di colossali scandali finanziari, perpetrati da personaggi in giacca e cravatta che probabilmente non avremo mai il piacere di vedere con vestito a righe e palla al piede spaccare pietre sotto il sole per guadagnarsi il pane col sudore della fronte.
Personaggi che hanno allungato le loro mani persino sulle istituzioni, con buona pace di chi si sente ripetere in continuazione di essere un problema per l’Italia solo perché beneficiario di una pensione o della sanità pubblica.
Per questi e per altri motivi che sarebbe lungo elencare, assistiamo quindi alla tua dipartita senza nessun rimpianto, e anche se non ci illudiamo che il 2006 possa essere totalmente diverso da quello che tu sei stato, lo aspettiamo tuttavia con grande speranza.
In fondo la speranza è veramente l’unica cosa che non costa niente.
Auguri a tutti.


postato da: pasqualechirivi alle ore 17:46 | link | commenti
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AUGURI PER IL NUOVO ANNO


Per estendere i miei auguri per il nuovo anno con l'auspicio che sia migliore per tutti, ho scelto l'immaggine e la didascalia apparsa sulla prima pagina di un quotidiano di Pechino il "Beijing News".

Questo giornale, diffuso, definito spregiudicato e bilingue (stampato in mandarino e in inglese)  ha visto la sua redazione "depurata" del loro redattore capo Yang Bin, messo alla porta due giorni fa insieme con altri due autorevoli colleghi, attraverso un intervento d'autorità dei funzionari del Partito Comunista Cinese.

Per questo fatto almeno 100 giornalisti sono scesi in sciopero ed hanno pubblicato una edizione ridotta del giornale, ponendo in prima pagina l'immagine simbolo della loro protesta:

Aironi in volo

uno stormo di uccelli in volo verso il cielo plumbeo


e la seguente didascalia:


"Il cielo può essere poco sereno, ma loro voleranno verso la missione che hanno a cuore"

Ognuno potrà interpetrare il messaggio come meglio crede e raccogliere l'auspicio che maggiormente desidera.

AUGURI A TUTTI E BUON 2006!


postato da: vitobaglivo alle ore 10:41 | link | commenti
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venerdì, 30 dicembre 2005

 
 
AUGURI SINCERI
DI UN BUON 2006
DIALOGO DI UN VENDITORE D'ALMANACCHI
E DI UN PASSEGGERE
Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.
G. Leopardi.
 
 

postato da: giusepperesta alle ore 19:25 | link | commenti (1)
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Mi capita spesso di avere il vuoto dentro,
di non sapere distinguere che cosa è quella sensazione di malessere che mi staziona nel petto, dentro l’anima.

La prima esigenza che avverto è quella di camminare, di perdermi tra la gente e nei vicoli bui di Galatown, osservo gli altri che si affannano per restare al passo con la vita , un ritmo infernale, macchine da per tutto, rumori da per tutto, depliant da per tutto che ritraggono Dell'Anna col Crocifisso alle spalle che gli fa fare miracoli da 5 milioni di euro, poi quando sono veramente stanca, ritorno a casa e vado a letto perché so che mi capiterà una cosa meravigliosa, quando mi addormento SOGNO DI VOLARE.
E’ una sensazione stupenda, sono su una piazza, una piccola rincorsa, un’agitare veloce delle braccia e il mio corpo spicca il volo, la mia anima spicca il volo.
Il sogno dura tutta la notte e al mattino seguente mi sento ricca, perché ho questa possibilità che altri non hanno, il mattino seguente quando cammino tra la gente e come se fossi sola, la mia mente è sempre rivolta a quella sensazione bellissima del volo.
Forse per molti questa è una cosa stupida, ma vi assicuro che è bellissimo.

Adesso mi immergo nel mio piumino danese, chiudo gli occhi e inizio a volare tra gli astri, magari raggiungo il futuro…

BUON 2006!!!

 

 

 

 

 

 


postato da: mafaldalaribelle alle ore 00:48 | link | commenti (1)
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giovedì, 29 dicembre 2005

Album cover
Il lato oscuro della luna
 
La trionfale notte bianca di Galatone non può che inorgoglire gli organizzatori ed il Comune che l’ha voluta e sponsorizzata.
Ma c’è pure qualche cosa che, nel complesso, è obiettivamente mancata. I trionfalismi senza auto-critica sono pericolosi.
Non è per fare il critico a tutti i costi, ma è per riflettere sullo stato delle cose in paese.
Infatti le mancanze evidenti non mi sembrano essere rintracciate nel perfettibile, nel naturale poter fare meglio e di più. Poco si sarebbe potuto fare più di quanto si è fatto in così poco tempo e con le risorse a disposizione. Anzi, da questo punto di vista siamo prossimi al miracolo; anche se è certo che ogni opera che si compie può essere limata di errori e imprecisioni.
Ma non è questo.
Il lato oscuro della notte bianca di Galatone, ancora una volta, mi spiace constatarlo, mi sono sembrati i COMMERCIANTI DI GALATONE.
Purtroppo bisogna generalizzare e non è sempre bello né giusto. Ma non si può fare l’elenco dei buoni e dei cattivi.
Però chi manca alla sensibilità ed alla promozione del paese nella maggioranza sono proprio quelli che più dovrebbero trarre vantaggio da questi eventi.
Perché?
Diciamo per MENTALITA’ ?….. e siamo buoni.
La pretestuosa polemica sui blogs di Galatone riguardante gli addobbi luminosi natalizi è stata troncata prontamente dall’onesto intervento di un commerciante che ha spiegato come quest’anno nessun commerciante ha voluto dare un contributo alle luminarie: “meglio dare soldi alla chiesa Madre” è stato detto.
Le vetrine di Galatone sono state trascurate e poco si è fatto in termini di vetrinistica per attirare il compratore e per fare arredo urbano durante il massimo picco di mercato. Così si è mancati nel pubblico e nel privato.
Per esperienza diretta so che tutti i tentativi esperiti in più anni per fare un concorso di vetrine durante la festa del SS. Crocifisso non sono andati mai in porto per la taccagneria della maggior parte dei commercianti “ti do il contributo per la festa, non basta?!”.
Così anche i commercianti – bada bene: adeguatamente sollecitati - degli esercizi interessati dal contesto della Notte Bianca Liberarte non hanno saputo, potuto o voluto rispondere come conveniva all’opportunità loro offerta. Nessuna esposizione di prodotti locali, solo un negozio che esponeva all’esterno, nessuna iniziativa promozionale, trattorie chiuse quando ancora la piazza era piena.
C’è invece chi ha minacciato cause per mancato (?) introito dovuto al fermo del traffico, chi ha protestato perché pur aumentando le vendite in assoluto ha perso una parte delle vendite che normalmente venivano dalla facilità di raggiungimento dell’esercizio in macchina. Insomma sono tutti i casi paradossali del volere la moglie ubriaca e la botte piena, anche nel caso di botti già vuote e di mogli astemie.
Solo un commerciante mi ha detto che per lui (ed ha due esercizi sulla strada) l’unica via per dare linfa nuova al centro storico sarebbe nella chiusura al traffico, nemmeno per fasce orarie o per situazioni, ma addirittura totale ed indiscriminata. EVVIVA!
Ma evidentemente è ancora solo una mosca bianca illuminata.
Di fronte alla incaponita miopia di tanti altri Galatone potrà mai cambiare in meglio?
 
Io penso che lo potrà fare solo quando verrà fuori una classe politica poco avvezza alla soluzione di compromesso, cosciente che il popolo sceglie il politico ma è questo che segna la strada con scelte oculate e intelligenti; proprio per questo non soddisfacenti le piccole paranoie di ognuno ma perseguenti il bene di tutti.
Un po’ di sano decisionismo, prima delle campagne elettorali, potrebbe fare bene a tutti, anche a chi non capisce oggi ma capirà domani.
 

postato da: giusepperesta alle ore 19:36 | link | commenti (2)
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Casa a corte di Via S. Sebastiano

La notte janca

Lu friddù nì springia cu caminamu,

la musica ni apria la strata,

ti stiddhrere lluminata.

Cì sunava, cì cantava,

cì guardava e cì chianu ,chianu si cutulava.

Cì liggìa, cì cùlurava, 

cì lu tartufu n’durava,

cì pettule e sardizza ssaggiava.

Galatune ecchiu,

era tuttu scazzicatu,

era la prima fiata,

ca lu rucitu, 

ti li giovani, lu m'brazzava.

Mai cusì, ti stì tiempi,

s’èra istu tantu ffollatu.

Nu rande grazzie,

a lli giovani,

ca tuttu stu frastornu,

onu cumbinatu.


postato da: localo alle ore 19:34 | link | commenti
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Tutta la SBAM, associazione culturale galatea, a cominciare dall’effervescente Presidente Luigi Bruno, è soddisfatta per l’ottima riuscita di quantità e qualità dell’evento Liberarte svoltosi ieri a Galatone a cominciare dalle dieci della mattina per finire alle quattro della notte successiva. Oltre tremila persone hanno affollato le piazze e le strade del centro storico di Galatone per oltre diciotto ore. Numeri che ripagano del grande impegno tutti i ragazzi e ragazze dell’associazione che condividendo l’impegno in bellissima e corale amicizia hanno dato il massimo perché riuscisse.
Grande successo di pubblico, specie in serata e nella notte, e successo di critica della popolazione di Galatone, altrimenti solitamente critica e diffidente, ma soprattutto dei tantissimi visitatori e spettatori forestieri. Altissimo il livello degli spettacoli offerti, primo fra tutti l’eccezionale serata di jazz in piazza Costadura con una session a strumentisti alternati che ha visto protagonisti i migliori musicisti salentini, dal mitico Claudio Tuma alla chitarra, al fantasmagorico e instancabile Max Ingrosso alla batteria, a Emanuele Coluccia al Sax, a Pasquale Chirivì al basso in perfetta fusione estemporanea con altri tastieristi e chitarristi di altissima qualità. Evento unico veramente perchè, purtroppo, non facilmente ripetibile.
Intanto gli spazi di un centro storico chiuso “naturalmente” al traffico vedevano l’esibizione di tanti giovani artisti delle arti figurative, dal disegno alla pittura, alla plastica, al graffitismo fra le note delle band rock e dei dj che hanno animato piazza S. Demetrio. A contorno stand di associazioni culturali e vetrine di libri.
I visitatori più piccoli, e non solo, venivano attratti dalla bravura dei giocolieri del Centro Sociale di Casarano che, dopo il coro dei bambini della Scuola Don Milani, hanno iniziato dalla tarda mattinata ad incantare tutti. con il loro teatro di strada.
E non è mancato nemmeno il teatro con lo spettacolo del poeta Francesco Rizzo messo in scena dai giovani attori della Zagara di Alessio Papa.
Soddisfatto a pieno il Sindaco del Comune di Galatone O. Luigi Vaglio, patrocinatore e promotore della manifestazione, che riassumeva la sua soddisfazione nella frase “è questa la Galatone che volevo”.
Ma ancora di più, se fosse possibile, sono orgogliosi del risultato i soci della SBAM che sono riusciti a fare tutto questo in soli venti giorni e che hanno visto miracolosamente realizzarsi tutto senza inconvenienti e contrattempi, complice anche una serata calma e calda, supporto indispensabile alla riuscita di una così complessa manifestazione.
E’ stata una riuscitissima vetrina, natalizia ma finalmente non oleografica, di una Galatone giovane, piena di vita, di iniziativa, di cultura e soprattutto di arte; aperta al territorio, alle nuove correnti artistiche e musicali, attenta estimatrice di tutti i generi d’arte tanto da meravigliare lo stesso Max Baccano, spigliatissimo presentatore del concertone finale, che pure di spettacoli e di pubblici ne ha visti tanti.
Concertone finale nella sempre meravigliosa cornice della piazza S. Crocifisso che ha visto l’esibizione della Nuova Dimensione col repertorio pop rock dei migliori anni ’70, poi i Bambini Latini con il godibilissimo pop mediterraneo ammiccante a sonorità latine, gli Zina con la loro musica sinuosa e coinvolgente di tipo reggae mediterraneo contaminato tra sonorità magrebine e timbri balcanici, per finire con la reggae music impastata di rap salentino di Ranking Lele, Papa Leu, e Marina che ha tenuto in movimento il pubblico degli irriducibili sino alle quattro del mattino.
Un Evento irripetibile da… ripetere.
 
Giuseppe Resta
P.R. Stampa SBAM
 
 

postato da: giusepperesta alle ore 11:40 | link | commenti (2)
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mercoledì, 28 dicembre 2005

 
LIBERARTE
ESPLOSIONI DI CRETIVITA'
(24 ORE NO STOP DI ARTE E SPETTACOLI) by SBAM
 
 
OGGI, 28 dicembre 2005
 
Galatone
sarà città dove l’arte in ogni sua forma espressiva potrà sfogarsi liberamente con la grande manifestazione
Liberarte,
organizzata dall’Amministrazione Comunale
e
dall’ associazione culturale
S.B.A.M.
Il concetto di arte sarà inteso non solo nel senso tradizionale ma si estenderà fino a comprendere anche quei fenomeni culturali di oltreoceano che hanno attecchito anche nel nostro Salento.
Dunque dalla mattinata di oggi fino all’alba di domani,
tutto il centro storico di Galatone,
fino a piazza del SS. Crocifisso,
sarà invaso da
ARTISTI DI STRADA DI OGNI TIPO E COLORE,
MUSICISTI JAZZ, ROCK,
CONCERTI BANDISTICI,
ATTORI,
MOSTRE DI LIBRI (A CURA DI "MANNI EDITORI"),
PITTORI, SCULTORI E DISEGNATORI,
ASSOCIAZIONI TEATRALI;
DJ E VJ, ARTISTI LOCALI HIP-HOP,
SKATERS,
BANCARELLE CON MERCE ETNICA E ALTERNATIVA...
FINO AD ESPLODERE COL
CONCERTONE FINALE
IN TARDA SERATA
CHE VEDRA' ESIBIRSI
SUL GRANDE PALCO IN PIAZZA SS.CROCIFISSO ARTISTI POP COME
NUOVA DIMENSIONE
E
BAMBINI LATINI,
MA ANCHE ALTRI COME I GLI
ZINA
 E SUCCESSIVAMENTE
DANCE-HALL CON I RANKIN LELE MARINA E PAPA LEU
PRESENTATO DA
MAX BACCANO DI RADIO REPORTER.
E per gli amanti della più dolce tradizione mancheranno in mattinata i canti natalizi intonati dai piccoli cantanti della scuola elementare Don Lorenzo Milani.
L’accesso a tutte le manifestazioni e spettacoli è gratuito e nel corso della giornata i ragazzi dello S.B.A.M. distribuiranno gadgets per grandi e piccini.
Tutti sono invitati!
Galatone apre le porte all’arte, e a quanti abbiano voglia di vivere una giornata divertente e stimolante, con una offerta diversificata capace di soddisfare i gusti artistici di ogni età.
 portavoce

postato da: giusepperesta alle ore 09:49 | link | commenti (4)
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martedì, 27 dicembre 2005

Il fallimento del Cavaliere

e la sfida di Montezemolo al Governo

Di Massimo Giannini - dal quotidiano La Repubblica

Nel deserto di legittimazione generato dall'uscita di scena di Antonio Fazio e nel vuoto di prestigio in cui suo malgrado è precipitata la Banca d'Italia, quelle che Luca di Montezemolo ha affidato ieri al "Sole 24 Ore" si potrebbero definire le vere "Considerazioni finali" di questo difficile 2005.
Il fastidio con il quale sono state accolte dal centrodestra, alimenta un sospetto e conferma una certezza. Il sospetto che il leader della Confindustria abbia valicato i confini del suo ruolo di rappresentanza sociale, diffondendo un autentico "manifesto politico" con il quale i famosi Poteri Forti (ammesso che esistano ancora) si candidano alla guida del Paese, o puntano comunque a condizionare pesantemente gli sbocchi dell'eterna transizione italiana. Diciamo subito che questo sospetto, se c'è, è sbagliato.

Non è escluso che in qualche momento, nel corso della travagliata legislatura che sta ormai per finire, proprio Montezemolo abbia davvero coltivato l'ambizione di "scendere in campo". Non è escluso nemmeno che questa tentazione sia del tutto svanita e che prima o poi non possa tornare a manifestarsi, in vista della nuova legislatura che sta per cominciare e che rischia di rivelarsi altrettanto instabile e conflittuale.

Ma l'analisi del presidente della Confindustria, per quanto aspra nei toni e severa nei giudizi, è pienamente legittima e totalmente condivisibile.

Le prime righe dicono tutto e lo dicono bene: "E' passato un altro anno di crescita zero, di perdita di competitività, di difficile controllo dei conti pubblici, di nuovi scandali finanziari...". Oppure: "Governabilità non significa solo durare più a lungo possibile". Un messaggio chiaro a chi, in questi anni, ha dimostrato un solo assillo: quello di durare, anche un solo giorno di più dei vecchi record di Bettino Craxi.
Alzi la mano il temerario o il bugiardo, capace di dimostrare che questa non è la fotografia desolante, ma fedele, della povera Italia.

Si capisce che al premier e alla sua maggioranza, adesso, non faccia piacere vedersela sbattuta in faccia con tanta improntitudine proprio dal "quarto partito" (quello dei produttori) che nel 2001 gli assicurò un entusiastico consenso, convinto che il ricchissimo Presidente-Imprenditore avrebbe arricchito tutti gli imprenditori d'Italia.
Ma questa è la pura e semplice verità dei fatti. E per questo, il fastidio di ministri e parlamentari della Cdl conferma anche una certezza. Questa coalizione ha fallito.


Il ciclo politico del berlusconismo si chiude lasciando sul campo delusione e dissipazione. Delusione per i modesti risultati raggiunti, ormai in evidente passivo soprattutto sul versante economico. Dissipazione di un enorme bacino di consensi, ormai in libera uscita soprattutto sul versante "moderato".
In questa chiave, la dura requisitoria di fine anno di Montezemolo conclude idealmente l'impietoso "processo" televisivo al quale l'altro imprenditore, Diego Della Valle, aveva sottoposto il Cavaliere solo una settimana fa, negli studi di "Porta a Porta". Senza scrivanie di ciliegio messe generosamente a disposizione da Vespa per stendere improbabili contratti con gli elettori, Berlusconi seduto sulla poltroncina bianca, livido e nervoso, non era e non è più l'Unto del Signore, ma un Giovanardi qualsiasi. Quel "tu" insistito più volte, quel "Silvio, basta con i foglietti" ripetuto a più riprese, ha destagionalizzato per sempre l'immagine messianica che il Cavaliere aveva costruito intorno alla sua persona. Ora Montezemolo completa l'operazione, che non è più solo simbolica, ma anche politica. Non è più solo di forma, ma anche di sostanza.

Certo, se oggi l'Italia è questa non tutta la colpa è solo della politica. La Confindustria non può chiamarsi fuori dalle responsabilità. Vale per il passato. Non sempre le imprese italiane hanno rappresentato davvero quelle che Montezemolo chiama le "forze della crescita". Non sempre hanno guardato al futuro "senza paura" e senza chiedere a più riprese che il conflitto sociale venisse oliato dalla cassa integrazione o dall'inflazione, che la competitività venisse assicurata di volta in volta dalle svalutazioni del cambio, dai sussidi a fondo perduto, dai crediti agevolati.
Le "forze del declino" il leader confindustriale ce l'ha anche dentro casa sua.

È accettabile che nella sesta potenza industriale del pianeta a grandi gruppi semi-monopolistici come Enel, Eni o Telecom investono in ricerca quote risibili in rapporto fatturato e che l'azienda che continua a a spendere di più in innovazione sia proprio la Fiat, con tutti i problemi che ha?
Ma qualche "chiamata in correo" per Confindustria vale anche per il futuro. Se adesso Montezemolo teme giustamente che a causa di una legge elettorale confusa "chiunque vincerà le elezioni avrà enormi difficoltà a governare", perché in questi ultimi mesi non ha schierato con forza la sua organizzazione, a difesa di uno maggioritario che fu cavallo di battaglia della Confindustria di Luigi Abete tra il 1992 e il 1993?

Da qualche secolo - forse addirittura dall'epoca dei mercanti veneziani o fiorentini, come sostiene acutamente un economista di ispirazione cattolica come Gianni Toniolo - l'Italia soffre l'inadeguatezza della sua borghesia produttiva a interpretare l'interesse nazionale, ad essere classe dirigente. Montezemolo, in questi anni, ha avuto il merito di avviare una riflessione autocritica. Ma il percorso da fare è ancora molto, molto lungo.

La stessa Bankopoli di questi mesi, che il presidente di Confindustria giustamente denuncia, né è una riprova esplicita.

L'aveva capito già un socialista illuminato come Filippo Turati, nel luglio 1923: "Il capitalismo è la borghesia nel suo sviluppo, non già la plutocrazia nei suoi deliri parassitici". Anche l'establishment economico, come quello politico, ha bisogno di una sua "Costituente".




postato da: vitobaglivo alle ore 21:49 | link | commenti
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Buona nascita e rinascita a tutti

"Tutto il problema della vita e' dunque questo:
come rompere la propria solitudine,
come comunicare con gli altri."
(Cesare Pavese)
 broiolo

postato da: giusepperesta alle ore 09:00 | link | commenti (1)
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lunedì, 26 dicembre 2005

Dal blog di Beppe Grillo

Lettera di Natale

la morte di Stalin.JPG

Ci sono persone anziane e sole a Natale.
Persone che cercano disperatamente di trovare qualcuno con cui parlare. A cui raccontare una barzelletta, i bei tempi della loro gioventù.

Vivono perseguitate dalle ombre del loro passato (chi non ne ha?), dalle toghe rosse, dalla nostra ingratitudine.
La solitudine li spinge ad atti estremi, come occupare le reti televisive per ore o cercare negli archivi una vecchia prima pagina dell’Unità sulla morte di Stalin.
Vivono nel passato.
Entro fine anno ci informeranno della caduta di Costantinopoli e della Rivoluzione francese utilizzando rari scritti dell’epoca.
E forse, in un attimo di lucidità, scopriranno anche che vecchi amici come Putin sono in realtà ex agenti del KGB.

Ecco, io faccio un augurio a questi anziani imbellettati: che si ritirino e vivano una serena vecchiaia con i soldi che hanno onestamente guadagnato, insieme a figli, nipoti, vecchi amici piduisti.
I pochi anni che gli rimangono, secondo le statistiche una dozzina, li vivano senza decoder, senza ansie, senza la preoccupazione di nuove leggi ad personam, di comunisti e di Grandi Opere.
Senza corna, diti medi, incomprensioni con l’Economist, il Financial Times, il Wall Street Journal e con tutti gli altri giornali di sinistra.

Che passino anni azzurri con Vespa, Dell’Utri, Previti, Calderoli, Giovanardi, Lunardi, Mentana, Casini e perché no, anche con Raimondo Vianello e Mike Bongiorno, che gli hanno sempre voluto bene.
Insomma con tutti i veri amici, quelli che ogni italiano gli invidia.

Gli italiani capirebbero.

Del resto perché esporsi a una sconfitta, perché ridursi come Fazio (“uomo probo”), e dimettersi il giorno prima per evitare di essere cacciato il giorno dopo?

Ritirarsi adesso sarebbe anche il miglior regalo di Natale per tutti gli italiani.
Una mossa da vero statista.

Buon Natale a tutti. Beppe Grillo.


postato da: feliceci alle ore 10:32 | link | commenti
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E’ passato un anno dallo tsunami in Indonesia, uno dei più grandi cataclismi che l’umanità ricordi. Le immagini abbondantemente trasmesse dai media in quei giorni credo che non le potremo mai scordare, al pari di altre immagini, quelle dell’11 settembre 2001, entrate di diritto nell’immaginario collettivo quali simbolo della ferocia dell’uomo e dell’intolleranza tra civiltà diverse.
Le immagini dello tsunami rappresentano invece il simbolo della potenza della natura quando si scatena nelle sue manifestazioni più estreme. Immagini che rendono in maniera assoluta il senso di impotenza dell’uomo di fronte a fenomeni di assoluta banalità dal punto di vista della dinamica, ma dall’impatto devastante per le proporzioni planetarie che a volte assumono.
Il mio pensiero va alle centinaia di migliaia di persone morte in quel cataclisma, una preghiera laica alla quale tutti si possono associare, ognuno a modo suo.
L’unico insegnamento che possiamo trarre da questo evento è quello di rispettare il mondo in cui viviamo, non perché si possano evitare certe catastrofi, ma perché ci si renda conto della nostra precarietà e si costruiscano le nostre case e le nostre strutture rispettando la morfologia del territorio, senza cedere alle tentazioni speculative di costruire sulla cima dei vulcani, a dieci metri dal mare o sulle sponde dei fiumi.
La natura non è né amica né nemica, lei fa il suo corso da miliardi di anni senza preoccuparsi minimamente di noi che rappresentiamo una piccola parte di ciò che ci circonda. Purtroppo siamo anche quelli che incidono profondamente sul territorio senza preoccuparci minimamente delle conseguenze, e le tragedie naturali che si susseguono senza sosta sono lì a ricordarcelo ogni momento.
Credo ci sia abbastanza da riflettere.


postato da: pasqualechirivi alle ore 10:05 | link | commenti
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domenica, 25 dicembre 2005


postato da: sergiomartello alle ore 23:18 | link | commenti
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sabato, 24 dicembre 2005

IL NATALE SECONDO MAFALDA

Ehi Pinuccio, amorino mio, dicono che le promesse di Natale valgono doppio e che, se non le mantieni, ti crescono le orecchie d’asino come il re di Tristano e Isotta: ma a me piace un casino il rischio…

Lo sai, mi eccita tanto tanto tanto!
Allora la prima promessa voglio dedicarla a chi non sa come tirare avanti, a chi, come si suol dire, “non ha neanche la strada per camminare”, ma si indebita per i regali di Natale e per il cenone da “Prova del cuoco”.

Se non la smettono con queste usanze indotte dal neopaganesimo liberista che alimentano lo strozzinaggio, chiederò a Babbo Natale di non passare più dal caminetto ma direttamente dai vari Carrefour, Ipercoop, Famila, a sostituire tutte le varie cibarie - dai prezzi pazzeschi, fra l’altro, in questo periodo - con riso bianco e the al limone.

Sì, perché non solo debiti, ma anche intossicazioni e malesseri dovuti alla qualità, spesso scadente, del cibo; per cui dal 27 dicembre e dal 2 gennaio è d’obbligo una dieta seria.

Ma tutto questo a Fernandone non interessa…
La seconda promessa la dedico a chi crede di lavarsi la coscienza sporca di viscido opportunismo, di colmare il vuoto di umanità e di sensibilità del proprio cuore drogato dall’individualismo cinico e dall’egoismo narciso, di farlo pulsare col sentimento dell’amicizia almeno una volta durante l’anno, a Natale, recapitando un regalo ad una persona prima usata, in seguito offesa e poi dimenticata…

Bisognerebbe lasciarsi ubriacare dalle luci e rimanere lucidi per riconoscere se stessi e lo stretto legame tra il nostro modus vivendi, il nostro modello di sviluppo - che molti comunisti criticano a parole ma ci sguazzano coi fatti e con gli incarichi - e la negazione dei diritti di molti popoli del mondo; per vedere che è il petrolio che alimenta le nostre centrali elettriche, sovraccariche il 25 dicembre, ad aver prodotto l’assurda guerra irachena; per vedere che sono i nostri diamanti - quelli che la Loredana riceverà in regalo dal marito coi soldi dei fessi - che destabilizzano molti paesi africani, forniscono le risorse per le armi e producono guerre decennali e decine di milioni di rifugiati.
La terza promessa la dedico ai partiti, a tutti, di opposizione e di governo: gli italiani hanno provato di tutto, dalla DC, ai Dalemoni, a Berlusconi. Ora ne hanno le palle piene, basta con i giochi di potere, con le banche da scalare e occupare sia a destra che a sinistra, è tempo di pensare a governare con un vero “buon governo”. Chiederò a Babbo Natale di prestarmi le sue renne dell’alta Manciuria per organizzare una spedizione, in un altro pianeta, di tutti i politicanti, vecchi e giovani, esistenti in Italia.

E al loro posto nomineremo Re il vecchio e caro Pinocchio.

Almeno a lui si vede quando il naso si allunga per le bugie!
La quarta promessa la dedico a chi sa ancora sognare, perché è quello che aiuta a vivere in questo mondo fatto di corse sfrenate al raggiungimento di non si sa che cosa…

Chiederò a Babbo Natale di far diventare tutti più buoni, affinché il ricco possa donare al povero e non ci siano disparità nel mondo.

Gli chiederò di eliminare la parola GUERRA dal vocabolario dell’umanità, specie quella di lingua angloamericana, di salvare sempre i bambini in pericolo per colpa di gente affetta da malattie mentali che turbano i normali desideri sessuali; inoltre, che la Chiesa si faccia i cazzi propri una volta per tutte e non s’intrometta più nella laicità dello Stato: un conto è esprimere un parere, lecito per tutti, un conto è fare proclami da Medioevo, coi soldi dell’otto per mille e con docenti scelti dai Vescovi e pagati dal Tesoro...
Sono tante, forse troppe le cose da chiedere: ma so che non sono desideri impossibili da realizzarsi.

Qualcuno non aveva riportato il famoso: “Pace in terra agli uomini di buona volontà?”.
Diamoci da fare. Ne vale la pena.

AUGURI A TUTTI DALLA VOSTRA MAFALDA!!!

 

 


A te regalo la versione hard, architetto del mio cuore...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


postato da: mafaldalaribelle alle ore 11:39 | link | commenti (1)
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Lettera aperta a Babbo Natale

Caro Babbo Natale, lo so che sono un po’ troppo cresciuto per questo, ma siccome era ormai da tanto tempo che non ti scrivevo, prima di diventare tuo coetaneo, volevo farmi vivo sperando questa volta che qualche mio desiderio possa essere esaudito.
Una volta, da ragazzo, mi rivolgevo per la verità più a Gesù Bambino che a te, non per mancanza di fiducia nei tuoi confronti, ma solo perché i miei desideri erano molto impegnativi e, forse, fuori dalle tue possibilità.
Chiedevo la fine di tutte le guerre, della fame nel mondo, la conversione di tutti i mafiosi, un mondo più pulito e a misura d’uomo e tante altre amenità. Un po’ come fanno quelle ragazzine che si presentano al concorso di Miss Italia al solo scopo di cambiare il mondo. Poi vedevo che tutto quello che desideravo si avverava al contrario, e allora ho smesso di desiderare. Arrivai alla conclusione che il buon Dio ha ben altro da pensare che occuparsi di noi, con buona pace di chi crede l’essere umano al centro dell’universo.
Qualcuno poi mi spiegò che Dio ci aveva lasciato la libertà di scegliere tra il bene e il male, e allora capìi quanto dovevano sentirsi liberi i bambini del terzo mondo quando morivano di fame e di sete, o perdevano una gamba su una mina, o giocavano a fare i soldati con armi vere contro nemici veri.
Forse quella frase che tante volte ho sentito pronunciare con un certo fastidio dagli anziani: “oggi c’è troppa libertà” non è poi così sbagliata, se applicata a questo concetto di libertà trascendentale.
Comunque, in fondo, non ho smesso di sperare in un mondo migliore, solo che non lo aspetto più come un regalo piovuto dal cielo, consapevole che solo migliorando noi stessi possiamo sperare in un mondo migliore.
A te, Babbo Natale, che tutto sommato sei legato all’aspetto più consumistico di questa festa (non me ne volere, ma so benissimo quanto ti piace e quanto tu devi della tua fortuna a quella scura bevanda americana che fa le bollicine che ti salgono nel naso, e che nessuno sa di cosa sia fatta); a te io chiedo cose molto più terrene, ma non per questo più facili da realizzare.
Se è vero che viaggi su una slitta consegnando in una notte milioni di regali in tutto il mondo (il mondo “civile”, intendo), allora potrai sicuramente realizzare qualcuno dei desideri che ti esprimerò.
In fondo chiedo solo delle cose che renderebbero più semplice e felice la mia vita e, credo, anche quella di tanti altri.
Per prima cosa vorrei che sparissero tutte le sveglie, visto che non servono a niente. Infatti se devo svegliarmi presto mi sveglio comunque prima della suoneria, e se non attivo la suoneria convinto che tanto mi sveglierò prima, allora mi sveglio con tre ore di ritardo. Quindi a che serve la sveglia?
Quando vado in bagno, poi, ho il problema dell’acqua calda. Hanno inventato i miscelatori, ma l’acqua devo essere sempre io a miscelarla, con una buona mezz’ora di tentativi, in un estenuante alternarsi di temperature polari e scottature di 20° grado.
Perché li chiamano miscelatori? E’ un po’ come il contagocce: perché lo chiamano così se poi sono io a contare le gocce?
Quindi ti prego, fà che l’acqua arrivi già miscelata. Che ci sta a fare sennò l’entropia?
Poi c’è il problema della carta igienica. Fà che possa crescere spontaneamente sul suo supporto, senza dover prendere un nuovo rotolo, che poi ti accorgi che ti serve nel momento meno indicato, ma soprattutto fà che il velo penda sempre sul davanti e mai da dietro il rotolo, è importante.
Così come è importante trovare il tubetto del dentifricio schiacciato da sotto, mai dal centro. Possibile che non si possano costruire tubetti che si schiacciano solo da sotto?
A proposito di dentifrici, fai sparire per favore quella marca che ti fa spuntare un fiore in bocca: conosco gente che ottiene lo stesso risultato senza mai usare il dentifricio, quindi a che serve?
Piuttosto fà in modo che questi abbiano sempre una mentina a portata di mano.
Passando a cose più serie, dal momento che non esistono più le mezze stagioni, ti prego, fai sparire anche i bicchieri mezzi pieni e/o vuoti. Capirai che non possiamo permetterci di passare parte della nostra vita a decidere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, abbiamo cose più importanti a cui pensare.
Come, per esempio, decidere se comprare un nuovo guinzaglio tecnologico per il cane, venti metri di lunghezza con mulinello motorizzato per il recupero del quadrupede, oppure comprargli finalmente il cellulare, che tanto ormai ce l’hanno anche i cani, per lasciarlo più libero di scorrazzare, tanto se si smarrisce può sempre inviare un SMS, dal momento che il linguaggio a monosillabi usato per questo tipo di comunicazione si adatta perfettamente all’universo espressivo di un cane.
A proposito di cellulari, fai in modo, ti prego, che questi servano solo al trasporto coatto di detenuti o, al massimo, a telefonare.
Vorrei tanto che si usasse la macchina fotografica per fotografare, il televisore per vedere una partita, la play station per fare i giochini, lo stereo per ascoltare musica (maledette suonerie polifoniche).
Sarei contento solo se si potesse fare il caffè col cellulare, ma ad ogni modo capisco che nessuno possa più fare a meno di questo accessorio, me compreso.
Solo, per favore, non farmi più vedere persone che si toccano dappertutto quando squilla una suoneria in un luogo pubblico affollato. Ho assistito ad esilaranti ricerche tattili ai limiti dell’autoerotismo, soprattutto quando si intuiva un uso equivoco della vibrazione.
Evitami anche, se puoi, la visione di quei novelli cow boy col cellulare nella fondina. Ogni volta che ne vedo uno rimpiango i tempi di Tex Willer (da non confondere con Willer Bordon). Quello si che sapeva trattare a dovere i gradassi che esibivano le armi.
Poi, per favore, fai capire soprattutto alle persone anziane convertite alla tecnologia che non è necessario parlare ad alta voce nel telefono quando si parla con una persona che è lontana e insegna loro a tenerlo in mano come si tiene un oggetto e non un essere vivente da cui si può essere azzannati.
A quelli che guidano l’auto mentre parlano al cellulare, fumando una sigaretta, leggendo le ultime notizie dal giornale sul volante e tenendo anche d’occhio il figlioletto in piedi sul sedile anteriore con la testa fuori dal finestrino aperto, per carità, regala strade sempre libere e asciutte e forniscili di poteri extrasensoriali.
Magari ogni tanto fà che si rendano conto delle stronzate che fanno e di quello che rischiano.
Avrei ancora tanti desideri da esprimere, ma rischierei di esagerare, approfittando della tua disponibilità.
Siccome non voglio essere egoista ti prego di regalare qualcosa anche alle persone che ti citerò.
Sono tutte persone che entrano quotidianamente nelle nostre case attraverso un tubo catodico e fanno ormai parte della nostra vita, volenti o nolenti.
Qualcuno fa molta fatica a passarci da quel tubo, come Giuliano Ferrara, seriamente preoccupato per il recente diffondersi di televisori piatti, dove proprio non riesce ad entrare. Fallo diventare un cartone animato, così che si possa appiattire abbastanza da entrarci e raggiungere l’Orso Yoghi per andare a caccia di merendine alla faccia del Ranger Smith.
Qualcun altro ci abita stabilmente nel televisore, come Bruno Vespa, che da anni vola di porta in porta depositando come un’ape impollinatrice nuove versioni dello stesso libro dove parla delle stesse persone. Regalagli un libro, uno vero.
Emilio Fede. Non è colpa sua, è che l’hanno disegnato così, come Jessica Rabbit. Trasuda simpatia da tutti i pori quando crede di dirigere un telegiornale. Lasciaglielo credere, è un tenero.
Regalagli finalmente un’ora d’amore con il suo Silvio, permettigli di coronare il sogno di una vita.
Marzullo. Scansalo dalle alopecie fulminanti che molti gli augurano e regalagli un vocabolario dei sinonimi e dei contrari permettendogli di farsi da solo una domanda talmente intricata da fargli sembrare la vita un sogno da cui non risvegliarsi mai.
Vissani e tutti i cuochi televisivi. Mettili a pane e acqua per due mesi e poi dagli bruschetta e pomodoro e mezzo bicchiere di quello rosso, chissà che non imparino cosa significhi mangiare le schifezze che producono e la smettano di tormentarci.
Ci sono tanti altri personaggi da gratificare, ma non posso pensare io a tutti, vedi un po’ tu quello che puoi fare, un regalo non si nega a nessuno, dopotutto.
Quelli a cui ci tengo veramente, però, sono i nostri politici. Questi te li raccomando caldamente perché sono quelli che lavorano e si sacrificano per noi senza pretendere nulla in cambio, e per questo vanno premiati.
A Schifani, per favore, regala un riportino nuovo di zecca, magari ricavato dagli “schiattoni” che non attecchiscono sulla preziosa cute
del Silvio, per lui sarebbe un grande onore. In alternativa magari una bandana azzurra da indossare a Porta a Porta.
A Castagnetti un breviario sugli acronimi più usati, perché si renda conto che DC non vuol dire Dopo Cristo, almeno da sessant’anni a questa parte. In compenso però fagli sparire tutte le bottigliette di acqua ossigenata 36 volumi dal bagno.
A Bondi regala una bilancia di precisione perché possa verificare di quanto riesce a dimagrire ogni volta che ne dice una grossa come quelle che è abituato a dire.
A Pecoraro Scanio una macchinetta per il moto perpetuo perché possa cullare l’illusione di un mondo alimentato totalmente ad energia pulita, così che possa indire un referendum sull’abolizione totale di tutte le centrali e di tutti i cavi elettrici.
Dagli inoltre un cielo sempre sereno, in modo che possa vedere sempre un sole che ride.
A Larussa Ignazio (quanto mi piace “Ignazio”) regala le cassette di tutte le trasmissioni di Fiorello, in modo che studi per bene le sue imitazioni traendo qualche spunto utile per quando si esibisce in parlamento.
A Giliberto regala per favore un po’ di colore, in modo che possa apparire anche lui a colori in televisione e non solo in bianco e nero.
Alla Mussolini una parte da attrice protagonista nella riedizione di un film sovietico anni 30 a tuo piacimento, chissà che non si decida a ritornare a fare quello che gli riusciva meglio di tutto il resto.
Al ministro Buttiglione regala una cappello pensatore come quello di Archimede Pitagorico, affinché gli venga qualche idea su come reperire i fondi per pagare lo spettacolo che i suoi colleghi stanno fornendo, essendo in regime di tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo.
A chi ha proposto la famosa pornotax (mi sfugge il nome, ma dev’essere qualcuno di molto importante) spiega per favore che questa va in contrasto con le ultime direttive comunitarie che impongono “cchiù pilu pè tutti”. Inoltre fagli capire le difficoltà che avrebbero tanti maschietti a giustificare alla consorte un improvviso aumento delle aliquote.
A Tremonti, per favore, un bel pallottoliere, anzi due, uno per contare in Euro e uno per contare in Lire; chissà che non riesca finalmente a far quadrare i conticini e a rendersi conto del perché si siano fatti tutti quei piccoli “arrotondamenti”.
Alla Moratti dai soltanto un bel colpo di bacchetta sul dorso delle mani e mettila in castigo dietro alla lavagna, come si faceva una volta, quando l’insegnamento era ritenuto una cosa seria e gli alunni erano alunni, non clienti a cui proporre un’offerta formativa.
A Gasparri regala un decoder labiale taroccato per criptare quello che dice quando parla di televisione del futuro, inserendo il famoso vecchio “Intervallo” tra un pensiero e l’altro e la pubblicità tra un intervallo e l’altro.
A Maroni regala un minimo di amor proprio evitandogli di infierire su sé stesso quando ce li massacra col welfare.
Ora arriviamo ai “grossi”, un occhio particolare per loro, mi raccomando.
A Bossi regala una colf filippina, un giardiniere marocchino, una poltrona in pelle di senegalese, una guardia del corpo serbo-croata e una moglie siciliana. Ma forse quest’ultima ce l’ha già, mi pare.
A Bertinotti fai sparire quell’espressione luciferina dagli occhi quando gli parlano di Prodi e dell’unità del centrosinistra e poi fagli subire un esproprio proletario di quell’odioso porta occhiali. Poi dammi, ti prego, la soddisfazione personale di vederlo una volta sola in doppiopetto blu notte con cravatta puntinata.
A Fini concedi un ritorno di “fiamma” per la Mussolini.
A Fassino dai una bella bistecca di carne di cavallo, che contiene tanto ferro, ma fai in modo che non debba mai andare a Trieste quando spira la bora, mi raccomando.
A Rutelli regala un briciolo di simpatia da spalmare sul visetto da narciso, ne avrebbe bisogno, ma soprattutto fà in modo che capisca la differenza tra un fiore e un albero. Non si è mai vista infatti una margherita che fa ombra ad un ulivo, semmai il contrario.
Inoltre fà che non debba mai usare i petali della margherita per fare il classico “vinco, non vinco”.
A Prodi regala una dizione più intelligibile e un livello sonoro adeguato, più televisivo, in modo che si faccia capire da tutti, anche da quelli che vogliono capire. Fà che quando dice: “l’Italia ha bisogno di profonde riforme” si accorga di usare lo stesso linguaggio del suo avversario, e magari che ci dica finalmente quali sono queste benedette riforme.
A mò di promemoria, poi, ricorda al Romano e ai suoi amici che le elezioni si vincono il giorno dopo il voto, non sei mesi prima, sta a vedere che magari parlano di meno e si rimboccano le maniche.
A Casini e a Pera regala l’ultimo libro del card.Ruini: “Confessioni di un’eminenza grigia” sottotitolo “Come indottrinare i popoli attraverso i parlamenti”.
A Berlusconi regala un po’ di umiltà e ricordagli che di Messia ce n’è già stato uno, e quello era amico dei poveri non dei ricchi.
A Ciampi regala l’ispirazione per un bel discorso di fine anno, sarà il suo ultimo discorso e chissà che non ceda anche lui alla tentazione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, come fece un suo predecessore picconatore.
Un’ultima cosa. Ogni volta che mi metto a scrivere regalami il dono della sintesi, forse qualcuno soffrirebbe di meno.









postato da: pasqualechirivi alle ore 09:17 | link | commenti (1)
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venerdì, 23 dicembre 2005

Non necessariamente bisogna essere più buoni a Natale, forse sarebbe utile essere meno cattivi tutto l'anno.

Tanti tanti auguri a tutti da parte del Circolo della Margherita "Cosimo Settimo".

Ad iscritti, simpatizzanti, politici, apolitici, amici e avversari.

In particolare ai bloggeristi Pinuccio Resta, Luigi Bruno, Fernando Ferrocino, Juan, Mafalda, Vito Baglivo, Pasquale Chirivì, Maurizio Scrascia, Gaetano Giuri, il Terrone, Sergio Martello, Giorgio Ferrocino, Stefano Zuccalà e a tutti i vari commentatori.

Grazie a loro è stato possibile pensare, discutere, arrabbiarsi, ridere e sorridere.


postato da: sergiospirito alle ore 08:08 | link | commenti (8)
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giovedì, 22 dicembre 2005

LA FEBBRE DEL CHITARRISTA
SALTA IL CONCERTO DI TUMA E CHIRIVI' PER MOTIVI DI SALUTE...PARE CHE IL MAESTRO CLAUDIO TUMA SIA STATO COLPITO DA UNA FORTE INFLUENZA E PERTANTO E' RIMASTO BLOCCATO A PARMA RINVIANDO LA PARTENZA...NIENTE DI GRAVE ,SI RIMETTERA' PRESTO ED IL CONCERTO NELLA CANTINA SBAM E' RINVIATO A MARTEDI' 3 GENNAIO ,TUTTO PER IL MEGLIO CONSIDERANDO CHE IL 3 E' ANCHE IL COMPLEANNO DEL NOSTRO CLAUDIO QUINDI LA FESTA SARA' ANCORA + ENTUSIASMANTE............................
INVECE RESTA CONFERMATA LA PARTECIPAZIONE DEL NOSTRO ALLA "JAZZ SESSION" IN PIAZZA COSTADURA ALLE ORE 20,00 ALL'INTERNO DELLA RASSEGNA LIBERARTE ,INSEME AD ALTRI GRANDI DEL JAZZ SALENTINO
AUGURI A CLAUDIO TUMA DA PARTE DELLO S.B.A.M!
INVECE PER TUTTI I SOCI SBAM ,GLI INTERESSATI ,GLI ORGANIZZATORI ,GLI ARTISTI ,I POLITICI ,I SIMPATIZZANTI E I CURIOSI SI INFORMA CHE VENERDI' CI SARA' LA MAXI RIUNIONE PER STABILIRE GLI ULTIMI PUNTI E DETTAGLI DELLA RASSEGNA "LIBERARTE" DEL 28 DICEMBRE...NON MANCATE ALLE ORE 20,30/21,00 CIRCA E SPARGETE LA VOCE!!!!!!!!NON E' ESCLUSO CHE SALTI FUORI UN CONCERTINO ALL'ULTIMO SECONDO....GRAZIE

postato da: giusepperesta alle ore 21:12 | link | commenti
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TANTO... PER NON SMENTIRE...

SUL  "DIGITALE TERRESTRE"

dalla stampa on line del 22.12.2005


LA  QUESTIONE  DEI  DECODER

La vicenda all’esame dell’Antitrust per un possibile conflitto di interessi del premier Silvio Berlusconi, è legata al finanziamento pubblico dei decoder per la tv digitale terrestre.

Anche quest’anno, come nei due precedenti, la Finanziaria ha stanziato fondi per quanti acquistano decoder per passare dall’attuale sistema televisivo analogico a quello digitale, che diventerà standard unico nei prossimi anni, almeno a partire dalla fine del 2008 data alla quale è stato spostato attualmente il passaggio dalla tv analogica a quella digitale.
Nella manovra 2006, i finanziamenti sono stati decisamente tagliati: si e’ passati da fondi per 110 milioni di euro stanziati nella Finanziaria 2005 a soli 10 milioni di euro per la manovra varata definitivamente dal Parlamento.
Peraltro i contributi per il 2006 sono limitati agli utenti delle due regioni «pilota», Sardegna e Valle d’Aosta, che faranno da «cavie» nel passaggio dall’analogico al digitale.
Il conflitto d’interessi presunto nasce dal fatto che il fratello del premier, Paolo Berlusconi, ha una partecipazione nella Solaris.com, societa’ che distribuisce in Italia i decoder della Amstrad.
La questione del conflitto d’interessi del premier sul finanziamento ai decoder per il digitale, è stata sollevata, il 14 dicembre scorso, nell’Aula di Montecitorio, dal capogruppo Ds, Luciano Violante che ha sottolineato come Berlusconi abbia partecipato al consiglio dei ministri che il 29 settembre ha varato la Finanziaria e ha deciso di porre la fiducia sul provvedimento. Al momento del varo della manovra, la norma di incentivazione dei decoder non ne faceva parte (è stata inserita in prima lettura al Senato), ma il fatto che il presidente del Consiglio abbia partecipato al voto sulla questione di fiducia in Consiglio dei ministri, configurerebbe il conflitto di interessi.
E’ stato formalmente il senatore della Margherita, Luigi Zanda ad indirizzare un esposto all’Antitrust per sollevare la questione, seguito dai tutti i capigruppo dell'Unione al Senato che hanno indirizzato analogo atto al presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Antonio Catricalà.
L’Antitrust, dopo aver acquisito una serie di documenti nei giorni scorsi, tra i quali anche quelli del ministero delle Comunicazioni sul sistema di incentivazioni in vigore, ha deciso l’avvio di un procedimento per verificare l’esistenza del conflitto di interessi, in base all’articolo 3 della legge 215/2004, che configura il conflitto anche quando l’atto governativo (nella specie la posizione della questione di fiducia) concede vantaggi ai "parenti entro il secondo grado, ovvero a imprese o società da essi controllate". L’iter dell’Antitrust dovrebbe durare un paio di mesi, anche se non ci sono termini specifici di legge.

LA  REPLICA  DI  PALAZZO  CHIGI 

«Siamo sicuri che in quella sede sarà dimostrata tutta l'inesistenza del conflitto di interessi e tutta l'inconsistenza dell'addebito»: così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, ha risposto a un giornalista che gli ha chiesto un commento agli attacchi delle opposizioni dopo l'iniziativa dell'Antitrust nei confronti del premier sul decoder digitale terrestre.


LA  COMMISSIONE  EUROPEA

Sullo stesso tema, nei giorni scorsi, è stata aperta un’indagine della Commissione europea, nella quale si sostiene che gli incentivi potrebbero costituire una distorsione a favore delle emittenti Tv già sul mercato italiano. Un riferimento neppure troppo ambiguo a Mediaset, il network berlusconiano, che è il primo beneficiario del digitale terrestre. E non solo perché con la vendita delle partite sul digitale terrestre si apre un nuovo mercato in cui Mediaset è subito entrata, ma soprattutto perché, il digitale terrestre è stato il grimaldello con cui si è evitato il trasferimento sul satellite di Rete4.





postato da: vitobaglivo alle ore 20:58 | link | commenti
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babbo_natale_shampista.jpg

 Alla Cortese attenzione
del signor Natale Babbo,
Polo Nord
Groenlandia
 
 
Letterina a Babbo Natale.
Carissimo Babbo Natale, anche quest’anno ti voglio scrivere la mia letterina.
Ogni anno è più difficile farlo perché non trovo più una maestra che mi aiuta che la Ministra Moratti le ha ridotte tranne che non insegnano religione che di quelle invece le ha assunte invece di lasciarle ai vescovi. Eppure mi piacciono tanto le maestrine, che mi è sempre piaciuto entrare nel corpo insegnante delle maestre giovani e carine. E quando sono grande penso che lo faccio con molto piacere.
Allora ti inizio a chiedere perdono per qualche erroraccio e per tutte le monellerie che in questo anno ho fatto o dicono che ho fatto ma io non me ne sono accorto. A catechismo mi hanno spiegato che la carne è debole. Eppure certe volte mi è capitata la fettina dura.
Speriamo che tu mi perdoni pure di quello che farò dopo e che non sei come quel signore con gli occhiali tondi e la cravatta verde che sembra il nonno rimbambito di Harry Potter e che i grandi chiamano Castelli e con lui di perdonare non se ne parla proprio specie se sei comunista, ebreo e/o palestinese (forse l’”e” c’entra poco), mussulmano, zingaro e pure nero. Non ti dico poi se sei pure terrone come me.
Anzi, giacché sto parlando di tutti questi signori che sono di solito perseguitati penso che tu un bel pacco con tanta tolleranza e civiltà lo dovresti mandare a tutti quei carognoni che li perseguitano.
Perché, come dicono sempre le signorine belle di Miss Italia, vorrei che prima di pensare a me pensassi a portare tanti pacchi di PACE nel mondo e un po’ di giocattoli diversi da fucili veri e carriarmati grandi a quei signori che giocano alla guerra e tanti altri si fanno male e non vedono più un altro Natale, pure che non sono Cristiani è sempre peccato.
Almeno il signor Clinton, come ho sentito che il mio papà diceva ad un suo amico mentre io vedevo i cartoni alla tivu, aveva la segretaria Monica che gli faceva i servizietti nello studio ovale, scopava sporcandosi pure la gonna e che lo aiutava a bagnare pure il sigaro e per tutto questo amore nel lavoro non faceva alla guerra. Ma non tutti tengono le segretarie così servizievoli, che qualcuno per scopare ci ha l’impresa di pulizie con l’aspirapolvere. Questo ho pensato io. E forse la guerra la fanno per colpa delle imprese di pulizie che non scopano più ma aspirano polveri.
Questo qui che ora comanda l’America con lo sguardo che sembra uno scimpanzé come quello dello zoo e che si chiama Bush pensa solo alla esportazione della democrazia che, però, la manda dove non la vogliono; come quei libri che ti mandano a casa senza che tu li abbia mai chiesti. Ma mi ha spiegato uno che sa che la democrazia non si può imporre che se no si chiama contraddizione in termini, ce vuol dire che dici il contrario di quello che vuoi dire. Pare però che lo scimpanzo ‘mbriaco manda la democrazia a forza in cambio a forza di petrolio. Vuoi vedere che mo invece di shell o di esso o di K8 (che non si legge cappotto ma queit, me l’ha detto un amico che ha fatto la scuola British) la pompa di benzina la chiamano Democrazia. Un cugino di Potenza mi ha detto che da quelle parti stanno un po’ preoccupati visto che hanno qualche pozzo. E pure lì di democrazia non ne hanno avuta mai molta tanto che gli volevano seppellire le scorie atomiche senza chiederglielo prima..
Vorrei pure che mandassi un bel termostato al Tempo, chè l’anno scorso tra nubifragi e tsunami e alluvioni sembrava che si era tutto stravolto e morivano gli innocenti pure che tutti si preoccupavano più dei turisti che dei residenti. E Berlusconi, per buon peso sul disastro, gli ha pure fatto un asilo all’indiani, quelli dell’India. Che qui a Galatone non ce n’è ben riscaldato che fa freddo che ci sono i Pinguini (l’ha detto papà che lo ha sentito al consiglio comunale) ma lui lo ha fatto in India. E sempre Bush si preoccupava solo dei bianchi di New Orleans e non dei neri perchè, forse, a lui non piace il buon jazz, o non piace il nero. Io diffido sempre di chi non gli piace la musica.
Per tornare dalle parti nostre, al mio paese dovresti mandare un po’ di pulizia di più. Tutti buttano tutto per terra. E pure nell’atrio del Comune è pieno di mozziconi di sigaretta e questo non è bello perché chi deve dare l’esempio non lo da. E sotto i ponti ci sono materassi e elettrodomestici rotti. Pure di quelli che si fanno belli rottamando le cose a spese del Comune che poi sono di tutti noi e pure loro.
E sotto ai ponti della strada di Lecce ci sono pure tante signorine che si rimboccano i pantaloni e le gonne per scopare lì sotto e tanta gente si ferma per cercare se gli serve aiuto a scopare. Così mi ha detto mio fratello più grande.
 
Al mio Sindaco non devi mandare niente. Non è che ha fatto proprio il cattivo, ha fatto tante belle feste, ma è che rompe sempre i giocattoli che gli dai. Da quello che ho sentito dire a papà mio, gli avevi dato la Biancaneve e lui l’ha buttata fuori dalla finestra. Gli avevi dato L’allegro Chirurgo è lui l’ha rotto. Pure molti dei Sette Nani li ha cambiati. E certi no. Così ora ci sono tanti ex nani che sono tutti Brontoli.
Hei!, non si sa tenere ‘na cosa, ‘stu agnone!
Teneva un vaso di Margherite e l’ha rotto in due, una quercia grandicella e l’ha fatta ad asche. Tiene tanti pupi verdi e rossi e ogni tanto li butta a terra e ogni tanto li raccoglie. E quelli ogni tanto lo raccolgono ed ogni tanto lo buttano a terra. Tiene la distruzione dentro le mani. E che è! Calmati senò la Befana ti svuota il camion di Angiolino pieno di cacca e carbone dentro all’atrio del Comune!
Io ti chiedo che a noi ci porti a tutti un bel Castello di Fulcignano per poter stare tutti lì dentro a giocare, a fare musica e teatro o a trovarci a fare altre cose, che tanti di noi vogliono fare ma non hanno i posti per trovarsi. E non ti dico l’estate che le scuole chiudono. Che quando ci vai non ci vuoi andare, ma quando non ci vai ti manca un posto che stai solo con i genitori che lavorano e tu ti annoi. Che poi quelli grandi più di me si annoiano tanto che alla fine diventano drogati che rubano pure le autoradio che mo, per fortuna, le fanno incassate con tutto il cruscotto. E’ tanti anni che chiediamo quel Castello e tu non ce lo porti mai.
E potresti portare a tutti noi anche tanti campetti per giocare a palla o ad altro chè non è detto che i bambini devono iscriversi a forza alle scuole di pallone o devono giocare al parcheggio del supermercato senza essere costretti a rimbambirsi davanti alla televisione ed alle play station.
E puoi portare pure dei segnali di divieto alle macchine che nessuno vuole che in nostro Centro Storico sia attraversato a tutte le ore chè senza marciapiedi le persone rischiano la vita e nei negozi nessuno si ferma neanche per comprarsi un pezzetto. Che quando vado al catechismo penso sempre che mo mi schiacciano.
Ti chiedo pure che finalmente ci possiamo far le casette senza farle con l’aggettivo. Mi spiego: non casa abusiva, casa colonica, casa del custode, casa furba, casa aummaumma, casa 447, casa 488 come sento dire da papà quando giriamo nelle campagne…. Ma vorrei che ci fosse un Piano (mi hanno detto che questa cosa si chiama così pure che non suona, però) che permettesse a tutti di farsi una casetta e basta, e che ci fossero case a poco prezzo per quelli che si vogliono sposare pure che non sono milionari e che non devono per forza pagare gli affitti cari. Che quando arrivo che mi devo sposare io non so se riesco ad essere già milionario. Che poi per diventare milionario molti le case le hanno costruite per venderle e allora a loro non servono più perché ce le hanno pure da vendere.
Vorrei pure tanti spazi per incontrarsi, per i vecchi e per i giovani chè le persone grandi a metà già lavorano e non devono incontrarsi molto. Vorrei che l’Oleificio diventasse finalmente una cosa e non solo una promessa come ho sentito alle elezioni.
Caro Babbo Natale puoi fare il regalo a chi comanda che quello che promette diventa realtà?
Che ai bambini le favole piacciono ma gli imbroglioni no.
 
Per me, proprio per me, vorrei un computer bellissimo che riuscisse a collegarsi con tutti, pure con quelli che non lo hanno, così da parlare con tutti, capire tutti, farmi capire da tutti. Ma per questo, penso, specie per quest’ultima cosa, non lo hanno ancora inventato. E’, lo capisco pure che sono piccolo, la cosa più difficile perché qui tutti stanno coi preconcetti e ti spiegano quello che pensi prima che tu lo dici pure che non è vero. E ti dicono che hai detto il contrario pure di quello che hai detto che uno si pensa che non deve essere o lui chiaro o l’altro udente con le orecchie o leggente con gli occhi.
Ma siccome è Natale a questi ultimi qui è bene che gli porti qualcosa, pure, al limite due palle.
Allora ti aspetto che scendi dal camino che almeno per quest’anno ancora la Provincia non ha messo le tasse e le contravvenzioni pure alle canne di camini, come si lamenta sempre papà che dice che mo mettono la tassa pure sull’aria che respiriamo. Per quest’anno mi pare che non c’è.
 
Tanti auguri pure a te e pure alla Befana che penso che è la tua sorella, chè se era la moglie tua brutta com’è c’era poco che facevi regali che dovevi essere incavolato nero e altro che vestito rosso e bianco: a Zorro ti dovevi somigliare.
A proposito, caro Babbo Natale ho visto ieri in televisione il papa che ora ti imita col cappello rosso e il contorno di pelo bianco. Senza barba. Ma tiene la faccia di quello cattivo dell’Impero Colpisce ancora e non mi piace come Papa Natale, che mi sembra un tuo trasformer venuto male.
Ti aspetto sotto il camino col pandoro sotto così non ti fai male al popò quando scendi, come ho visto a fare a quella ragazzina agli spot.
Capisco che se non mi porti granchè è colpa dei commercianti che con l’euro hanno raddoppiato tutti i prezzi. L’ho capito.
 
 Tuo Giuseppinuccio.

 

 
Dimenticavo che se ti avanza la moto di Valentino Rossi, pure se più piccola, me la puoi mandare. E se, e per favore, mi mandi una baby sitter che si assomiglia ad una letterina, schedina, parolina… insomma ad una signorina della televisione di quelle che fanno i sorrisini e sono vestite come si sta al mare.
 



postato da: giusepperesta alle ore 20:58 | link | commenti (2)
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