MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)
Al testo pubblicato da Mafalda, preferisco questo.
Lo dedico a tutti i Bloggers di Galatone
Sfumature
by 99 Posse
album:
Sfumature
I giorni scorrono veloci
più di quanto potessi desiderare
le notti sono assai più brevi
di quanto potessi temere
mi mancano già questi luoghi
mi mancano già i vostri nomi
l’essenziale è invisibile agli occhi
il cuore invece no non può ingannarti
no no no no, no no!
I pensieri scorrono più veloci della luce
i miei occhi parlano con un’altra voce
i pensieri scorrono più veloci della luce
e i miei occhi........
Impercettibili sfumature
così difficili da dimenticare
così decise da trasformare
sorrisi in lacrime
Impercettibili sfumature
così decise da trasformare
cieli grigi in giornate di sole
il coraggio in mille paure
C’è il bianco, il nero e mille sfumature
di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi
coi nostri mondi in testa tutti ostili
e pericolosamente confinanti siamo noi
un po’ paladini della giustizia
un po’ pure briganti, siamo noi
spaccati e disuguali, siamo noi
frammenti di colore, sfumature
dentro a un quadro da finire
Siamo noi, che non ci vogliono lasciar stare
siamo noi, che non vogliamo lasciarli stare
siamo noi, appena visibili sfumature
in grado di cambiare il mondo
in grado di far incontrare
il cielo e il mare in un tramonto
Siamo noi, frammenti di un insieme
ancora tutto da stabilire
e che dipende da noi
capire l’importanza di ogni singolo colore
dipende da noi saperlo collocare bene
ancora da noi, capire il senso nuovo
che può dare all’insieme
che dobbiamo immaginare
Solo noi, solo noi, solo noi...
RIT
Attimi irripetibili
tutto finisce lo so
ma non voglio partire, no
ancora no, ancora no
ancora no, ancora no...


LLEONI
Sta bbì cunzùmati comu nà candela sull’artare,
servi, cquandu servi nò n’dae cchiùi.
Siti cacciuturi ti scuru,
an’ cerca ti nu core ca nò ttìniti.
An’ cerca ti cquiddru ca mancu ui, sapiti.
Scìati contro a lli nemici,
scarrati pariti già scarrati,
senza nu picca ti cuscienzia,
siti feroci comu li lleoni a mmienzu a lla foresta,
ma a ccasa oscìa,
comu bbi cumpurtati?
Siti amici, ti li mal’amici,
tutti bbi scustecianu,
carmative,
cà comu li nuegghe,
ca passanu ea ffiate facinu tannu,
e llu ricordu ete fiaccu,
cusì siti ddintati ui.
| Rigurgito antifascista | |
| Fichettini inamidati tutti turgidi e induriti vanno per la strada tutti fieri ed impettiti si sentono virili atletici e puristi sono merda secca al sole luridi fascisti Domenica allo stadio tutti a sfogare frustrazioni accumulate in settimane ad obbedire obbedire ad un potere strumentale al capitale sissignore mi dispiace ho fatto molto male Cala la notte e messe a posto le cartelle reggono i calzoni con due comode bretelle rasano la testa l'anfibio bene in mostra coltello nella tasca ed incomincia la giostra Drogato negro, frocio comunista pervertito terrone punk' a bestia sadomaso travestito è inutile nasconderti sarai individuato e nel cuore della notte sarai sprangato 20 a 1 è la tua forza fascio infame ti nascondi ed alle spalle mi colpisci con le lame non ti fai vedere in faccia non serve a niente con la tua puzza di merda ti distinguo tra la gente C'ho un rigurgito antifascista Sta a sentire verme schifoso C'ho un rigurgito antifascista Sei il braccio armato del padronato C'ho un rigurgito antifascista Dico non mi provocare dico non mi disturbare C'ho un rigurgito antifascista |
PINUCCIO NON SI TOCCA!!!

Prendi un sorriso,


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SURICI
Ùi, ca comu tanti surici,
issiti ti casa sulu la notte,
cgurdabbe a ddhrò caminati,
pi lli cuccuace, ca pì lli surici,
n’di vonu pacce.
Lassati a ddhrò passati,
pariti tutti rruinati,
ca sulu li padruni sapinu
cquantu nonu custati.
Uliti bbi ribellati,
ti cose, cà mancu canusciti,
ca sé nu picca ti curaggiu ùi tiniti,
a m’pacce a lli cristiani nì li tìciti.
Apriti l’occhi, ca comu li surici,
bbi cumpurtati e comu tali initi trattati.
Sulla stampa scritta e orale tutti parlavano dell'articolo dell'Economist sull'economia Italiana.
Ma questo benedetto articolo non era stato tradotto da nessuno.
Così l'ho fatto io , per tutti voi.
Eccolo Là!
Addio, Dolce Vita
dall'edizione stampata dell’Economist del 24 novembre 2005
Per tutte le relative circostanze, Italia è finita in un declino lungo e lento. Invertirlo pretenderà più coraggio di quello che i capi politici attuali sembrano in grado di esprimere, secondo John Peet (intervistato qui)
INIZIALMENTE arrossisce, la vita in Italia ancora sembra abbastanza dolce. La campagna è sbalorditiva, le città storiche belle, i tesori culturali che stupiscono il cibo ed il vino più meravigliosi che mai. Dalla maggior parte dei campioni, gli italiani risultano ricchi, vivono a lungo e le loro famiglie sono unite. Il degrado che rende i centri edificati in molti altri paesi sgradevoli è molto raro in Italia. Il traffico può essere difettoso ed i posti quali Venezia e Firenze sono assaltati dai turisti, ma se andate fuori-stagione-o soltanto fuori del periodo più battuto potete divertirvi in Italia praticamente più che in qualsiasi altro luogo. Tuttavia sotto questa superficie dolce, molte cose sembrano girare male. Il miracolo economico dopo la seconda guerra mondiale, culminante nel sorpasso famoso 1987 (quando l'Italia ha annunciato ufficialmente che il relativo P.I.L. aveva sorpassato la Gran-Bretagna), è buono ed si allinea in alto. Lo sviluppo economico medio dell'Italia in questi ultimi 15 anni è stato il più lento in Unione Europea, lento dietro la Francia e la Germania uniformi (veda la tabella 1). La sua economia ora è soltanto circa 80% quella della Gran-Bretagna. Rapidamente, però, in quest’ anno in Italia si è andati verso la recessione; nell'insieme del 2005, la sua economia è probabile essere nell'UE quella unica che è diminuita. Lo sviluppo l'anno prossimo nel migliore dei casi si pensa che sia anemico. Le aziende italiane, particolarmente quelle piccole, quelle familiari che sono state la base dell'economia, sono sotto pressione sempre crescente. I costi sono aumentati, ma il rendimento è rimasto piano o addirittura ha declinato. L'euro, singola valuta dell'Europa, ora elimina la svalutazione, che per molti anni ha funto da sicurezza-valvola per il commercio italiano. La competitività dell'Italia sta deteriorandosi velocemente e le relative parti delle esportazioni del mondo e dell'investimento diretto straniero sono molto basse. La tribuna economica del mondo nella tabella annuale della lega di competitività recentemente ha allineato il paese ad una quarantasettesima posizione, appena sopra il Botswana. L'economia inoltre si è dimostrata altamente vulnerabile alla concorrenza asiatica, perché tante piccole ditte italiane che si sono specializzate nel tessile, nei cuscinetti, nella mobilia e nella biancheria, sono prese d’assalto dell'esportazione della Cina.

Gli effetti del declino si stanno cominciando mostrare. Molti italiani stanno trovando i loro titoli che stagnano o persino che cadono. Il costo della vita aumenta acutamente per l’effetto dell’euro sostituito nel mese di gennaio del 2002. I prezzi della proprietà sono schizzati in alto per molti compratori a Roma, Milano e perfino Napoli. Molti italiani stanno riducendo sulle loro ferie, o persino ne stanno facendo a meno. Altri stanno rinviando l'acquisto gli automobili nuove o persino di nuovi vestiti, una privazione reale per tali persone. I supermercati segnalano diminuzioni nelle spese nella quarta settimana di ogni mese prima che arrivi il seguente stipendio, un segno sicuro che le famiglie stanno lottando per finire il mese con il reddito. Un'economia del sommerso sta causando i più vasti problemi. L'infrastrutture dell'Italia esplodono: le strade, le ferrovie e gli aeroporti stanno cadendo sotto i terghet del resto d’ Europa e le costruzioni pubbliche sono minime. I parametri educativi hanno slittato: il paese esce male nei confronti transnazionali dell’ OECD di PISA e nessun'università italiana ora è fra le prime 90 del mondo. La spesa sulla ricerca e sullo sviluppo è più bassa dai parametri internazionali. L'Italia inoltre ha sofferto più della relativa parte equa degli scandali corporativi, in particolare per il crollo di Cirio e di Parmalat. E le finanze pubbliche sono un macello. Le valutazioni hanno messo il disavanzo del bilancio di fondo per l'anno successivo, ignorate le misure prodotte su commissione, a 5% del P.I.L., sopra il limite del3% regolato dal patto di stabilità e di sviluppo della zona i euro. Il debito pubblico si leva oltre a 120% del P.I.L. e più non sta cadendo. Anche il tessuto sociale dell'Italia sta in sforzo. Ii tassi di divorzio sono relativamente bassi. Ma il fatto che 40% degli italiani di 30-34 anni secondo come riferito stanno vivendo con i loro genitori non è un segno felice di armonia o del collegamento della famiglia alla mamma. Molti italiani giovani rimangono nel paese perché non possono trovare il lavoro o perché non guadagnano abbastanza per permettersi un posto. La fiducia sociale, un concetto che è evidentemente duro da misurare, sembra insolitamente bassa. Ed il rispetto per le regole e perfino la legge, mai alto, sembra cadere ancora di più negli ultimi anni. Sia l'evasione fiscale che la costruzione illegale, consigliata a dalle amnistie ripetute, sembrano essere in aumento. Il crimine e la corruzione organizzati rimangono intoccati, particolarmente nel sud. Per dirla tutta, sembra un’Italia terribile. Il paese ha uno dei tassi di natalità più bassi in Europa occidentale, ad una media di 1.3 bambino per donna e la popolazione ora sta ristringendo; tuttavia gli italiani stanno vivendo più lungamente, in modo che la popolazione sta invecchiando velocemente. Le conseguenze economiche sono molti pensionati e non abbastanza operai stanno preoccupandosi abbastanza da sé del loro futuro. La cosa più difettosa è il tasso basso di partecipazione al lavoro degli italiani. Soltanto 57% di quelli nella gamma di età 15-64 sono nell'occupazione, la più piccola proporzione in Europa occidentale. La Germania, in confronto, ha un tasso di occupazione di 66% e Gran-Bretagna una di 73%. Anche se la disoccupazione generale in Italia non è troppo distante dagli standard dell'Europa occidentale, è molto alta fra i giovani e nel sud.
Che cosa è andato male con l'economia italiana e come può essere superato? Queste sono le domande alle quali questa indagine cercherà di rispondere. Il governo centro-di destra di Silvio Berlusconi, scelto nel mese di maggio 2001, sembra probabilmente avere l'abilità rara di rimanere nell'ufficio per un termine completo, mai successo ad un governo del dopoguerra in Italia. Il sig. Berlusconi è immensamente fiero di questo. Ma ha molto di meno da essere fiero per quanto quando viene dall'economia. Nella sua campagna elettorale 2001, ha promesso di applicare l’acume negli affari che lo aveva aiutato a essere l'uomo più ricco dell'Italia per rendere tutti gli italiani più ricchi. Ciò che cospicuamente non è riuscito a fare. Il punto di vista dell'Economist sul sig. Berlusconi è ben noto. Abbiamo dichiarato nel mese di aprile del 2001 che era inadatto condurre l'Italia, a causa degli problemi legali portati contro di lui nelle varie fasi della sua carriera di affari ed a causa dei conflitti di interesse inerenti alla sua proprietà di tre canali principali della televisione dell'Italia. Quasi cinque dopo, ancora affronta i problemi legali (dei quali pure altri successivi) ed ha fatto poco per risolvere i suoi conflitti di interesse: effettivamente, perché il governo ora possiede RAI, sotto i comandi del sig. Berlusconi che influenze circa il 90% della televisione terrestre italiana (che non lo ferma quando protesta circa i suoi critici sulla TV). Il nostro verdetto si basa sull’ aprile 2001. Tuttavia, poichè abbiamo riconosciuto allora, nel 2001 c’era tuttavia un motivo a portare a scegliere la coalizione centro- destra del sig. Berlusconi. L'Italia ha avuto bisogno di una dose delle riforme del pro-mercato, della liberalizzazione, della privatizzazione, del deregulation e di un'agitazione della pubblica amministrazione, che il sig. Berlusconi aveva promesso. Persino si era impegnato per tagliare le tasse. Una maggioranza degli elettori italiani, sostenuta dal ceto commerciale commercio italiano, era disposta a trascurare sia i suoi intrighi legali che i suoi conflitti di interesse ed a dargli una probabilità riformare il paese. Ma poichè l'elezione seguente si avvicina, pochissimo di che cosa ha promesso è stato effettuato, tanti dei suoi sostenitori sono disillusi. Anche la stabilità politica dell’apparenza che il sig. Berlusconi ha promosso è ingannevole. La sua coalizione di centro-destra del sei-partito è stata più di una volta vicino al crollo grazie a baruffe fra la lega nord di Umberto Bossi ed alleanza nazionale di Gianfranco Fini. Nell’Aprile scorso una discussione con un piccolo alleato, l'unione cristiana di centro, ha forzato il sig. Berlusconi a dimettersi e a formare un nuovo governo. Attualmente l'opposizione di centro-di sinistra sotto Romano Prodi rappresenta il vincitore più probabile nell'elezione programmata per il 9 aprile 2006. Ma anche se riesce a vincere, il sig. Prodi troverà duro introdurre qualche riforma perché la sua coalizione abbraccia non meno di nove partiti, vari di cui ostruiranno il cambiamento. E’ un alleato del sig. Prodi, Fausto Bertinotti che già che lo hanno fatto cadere nel 1998. Nella verità, nessuno dei due raggruppamenti principali nelle politiche italiane offre molta speranza a coloro che credono che il paese abbia bisogno della riforma radicale (e dolorosa). Tuttavia l'Italia sta avvicinandosi ad un punto di rottura. Come Venezia nel diciottesimo secolo, ha continuato per troppo lungo tempo sul successo del passato. Ancora come Venezia, ha perso molti dei vantaggi economici che hanno sostenuto quel successo. Per Venezia, era un monopolio sul commercio con l'est che ha pagato la creazione dei suoi bei palazzi e chiese; l'odierna Italia ha tratto giovamento enorme da una combinazione del lavoro a basso costo e dall’immigrazione degli operai portati via dall'agricoltura di basso-rendimento (e dal sud) nelle fabbriche (principalmente nel nord). Ma tali buone cose invariabilmente terminano. Si sa cosa è accaduto a La Serenissima alla conclusione del diciottesimo secolo. Venezia è stata scopata via da Napoleone e l'ultimo doge si è buttato dall'ufficio. La Repubblica della Serenissima ora è poco più di un'attrazione turistica, per quanto ingannevole. Questo può transformarsi nel destino di tutta l’Italia?
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L’OCCHI PIERTI
Imu stare cu l'occhi pierti,
ca lu jernu sta ssì mangia li cristiani e lli staggiuni.
Imu stare a’ttenti a ccì scrive,
a ccì legge e a ccì canta sti canzuni.
Imu cguardare a llu luntanu e…..
…….. ccù circamu cu ccapimu.
Li campagne e llu bisognu ,
onu n’segnatu tantu a lli nonni nosci,
ca onu cumbattutu pi llu bbonu.
Ciucamu cu lla musica e lli parole,
tantu ca la ggente nò ccapesce,
ni contanu cittu, cittu, intra la recchia,
cusì nò ssintimu cì stà rrita a llu luntanu.
Scuresce la serata,
lu paese e lli cristiani, m’pannanu,
cu lla spiranza ca li cose,
nu ggiurnu onu cangiare.
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A Messina il giocatore dei siciliani Zoro ne ha abbastanza dei cori razzisti e decide di andarsene con il pallone. Adriano cerca di farlo tornare sulla sua decisione (Newpress)
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CQUANTU
Cquantu ulìa cu bbèciu……
……..lu paese mia cchiù cristianu,
a ddhrrò si pitìa campare, nu picca megghiu.
Cquantu ulìa cu bbèciu,
li mmachine mese a postu e nnò lassate ti strapizzu,
li cristiani nu picca cchiù cqueti
e nnò cu bbonu sempre fucendu.
Mi stonu su llu stomacu, tutti li spierti
e cquiddhrri ca campanu ti ladrunizziu,
tutti cquiddhrri ca si endinu la terra, l’acqua e puru l’arria.
Cquantu ulia cu bbèciu……
Sabato l'edizione 2005 in quasi cento città italiane. Lo scorso anno
ci furono 18mila partecipanti. Tra seminari e guide pratiche
Open source tutto da scoprire
E' il Linux Day, festa del pinguino
In ognuna delle sedi si potrà arrivare col proprio computer
e tornare a casa col sistema operativo già installato
di FRANCESCO CACCAVELLA (da repubblica.it)






LA MATINA
Cc’è bbeddru cquandu ti asi la matina
e tti sienti tuttu friscu e ripusatu…..
……forse ta ccùrcatu m’briacu ieri ssera?
Potessere puru, ca cì straccu ti li ulie,
topu tanti ggiurni a mmienzu a ffore,
a ccumpagnia ti l’accqua, ti lu jentu e ddi l’amore,
tè ca nò ssi bbituatu, m’prima, m’prima a straccatu.
Ma potessere ca tà bbasatu friscu e ripusatu,
ca, cu lla cuscienza a postu tè ta ccùrcatu.
Tè, ca nienzi a scundire,
cu lla fronte erta poti issire.
Sè zacchi cuntare,
pi tutti oi spartire,
ca sulu cu mmangi, nò n’à rristare.
Cuntamu motu e nnò ddicimu fesserie,
e mmota "ggente", nnì mmale òle,
ma nui nò lli pinzamu è ccaminamu.
COME ALTRE VOLTE VI HO DETTO,
galatown è una delle poche cose che mi rende sopportabile questo paese da cui ho dato le dimissioni assumendo la personalità e, pertanto, la nazionalità del mio grande insegnante Juan de Maizena.
Perciò voglio dedicare una canzone a Mafalda e una a …from hell (per il suo bellissimo post che meriterebbe di essere commentato in molti punti, a me è piaciuto il passaggio su come si cercano di boicottare le novità tra cui lo SBAM e i blog contro cui parla l’avvocato rosso)
E' arrivata....
a lei piace ballare
ama farsi guardare
non sopporta la gente
che annoia e che rompe
alza sempre la voce
sa sempre tutto lei
e anche quando c'ha torto
non lo ammette mai
lei è molto sicura di essere sempre la prima
ed è molto nervosa proprio
come una diva
C'è chi dice è una strega
tanto lei se ne frega
ai giudizi degli altri
non fa neanche una piega
fa l'amore per gioco,
e le piace anche poco
non s'impegna abbastanza
la testa non la perde mai.
Entra il sabato sera
nella sua discoteca
con le amiche fidate
tutte molto affamate
poi da vera regina
dà le dritta ad ognuna
quello è il maschio più bello
non toccatemi quello. /SI TRATTA FORSE DI PINUCCIO?)
Fuma marijuana
di nascosto però
non dalla polizia
ma da Edwige e la zia, eh! (SONO FORSE I CAPUTO E I FITTO BOYS?)
A HELL E LO SBAM
Comunque non è questo il modo
di fare, disse il commerciante all'uomo del pane
domani sarà festa in questo
stupido paese, non per noi
che stiamo a lavorare.
L'uomo del pane fece finta di niente,
se ne andò tranquillamente, 'ente, 'ente,
Aveva, tante, tante, tante cose da fare,
poi lui non ci poteva fare niente, niente
La primavera insiste la mattina
dalla mia cucina vedo il mondo tondo,
sempre diverso, sempre ogni mattina,
sin dal giorno prima,
dal giorno prima
con in bocca un gusto amaro che fa
schifo chissà cosa è stato, quello che ho bevuto,
m'alzo dal letto e penso al mio povero,
fegato, fegato spappolato,
fegato, fegato, spappolato
Dice mia madre devi andare dal dottore
a farti guardare, a farti visitare,
hai una faccia che fa schifo
guarda come sei ridotto,
mi sa tanto che finisci male.
La guardo negli occhi, con un sorriso strano,
eppure la vedo, forse ha ragione davvero
Ma fuori c'è la festa del paese
vado a fare un giro,
non l'ho neanche detto,
che già mia madre mi corre dietro con il vestito nuovo,
la fuga è veloce mi metto le scarpe che sono già in strada,
che bella giornata, non bado alla gente che guarda sconvolta,
ormai ci sono abituato, sono vaccinato,
sono controllato,
si pensa ormai addirittura in giro,
è chiaro che sono drogato.
La festa ha sempre il solito sapore,
il gusto di campane, non è neanche male,
c'è chi va a messa e c'è chi pensa di fumare
come aperitivo prima di mangiare.
Fini s'è alzato da poco, e non è ancora sveglio,
non è ancora sveglio, ed è talmente scazzato
che non riesce a parlare nemmeno.
La sera che arriva
non è mai diversa dalla sera prima
la gente che affoga nell'unica sala LA DISCOTECA
ci vuol qualcosa per tenersi a galla sopra questa merda
sopra questa merda
e non m'importa se domani
mi dovrò svegliare con quel gusto in bocca, gusto in bocca,
gusto in bocca,..........
Solo Chiacchiere e Distintivo
La finanziaria, la legge con cui il governo programma le entrate e le uscite della vita civile e sociale di un anno e più, non è un dettaglio, è il momento e il luogo in cui la politica passa dalle parole ai fatti, dai proclami agli impegni concreti.
Insomma è un test di realtà e di verità con cui misurare la credibilità e la serietà di un governo. Sulla finanziaria 2006 il giudizio dei sindacati confederali è chiaro e tagliente: si tratta di una manovra priva di coperture certe, dannosa per lavoratori e pensionati, inutile per lo sviluppo.
Per esempio di scuola e di formazione non si parla e così diventano solo chiacchiere e distintivo tutti gli impegni di investimento e i piani di intervento che il governo aveva giurato di attuare.
Niente investimenti straordinari, ma neanche risorse per l’ordinario.
Basta notare che nessuno stanziamento è previsto neanche per garantire i rinnovi del biennio contrattuale 2006-2007 del pubblico impiego.
Drastici, certi, effettivi sono invece i tagli delle risorse da trasferire agli enti locali. Tre miliardi di euro in meno, una riduzione del 6,7%; questo avrà conseguenze anche sui servizi alla scuola che sono nelle competenze di Province e Comuni.
Insomma si continua a tagliare lo stato sociale, si continua a ridurre tutto ciò che è servizio pubblico; così quello che ci si vanta di non togliere con le tasse, non mettendo le mani nelle tasche degli italiani, lo si toglie facendo pagare direttamente e salatamente dei servizi essenziali, con mani che incidono pesantemente su diritti e condizioni di cittadinanza.
Meno Stato e più Mercato: una politica perequativa alla rovescia, si toglie a chi ha di meno per dare vantaggi a chi ha di più.
Come poi si possano conciliare questi duri tagli alle Regioni e agli Enti Locali con la tanto declamata scelta di devoluzione, è un bel mistero. E con la devoluzione siamo ad un altro capitolo, ad un’altra scelta che ci preoccupa.
E' legittimo porsi qualche domanda almeno in ordine ai temi della formazione e della scuola: a quali logiche risponde e dove porta il disegno di devoluzione approvato?
E' veramente il principio di sussidiarietà che lo muove? È per portare il servizio più vicino ai cittadini o è solo per portarlo più vicino ad altri poteri ed interessi?
Siamo in molti ad avere il legittimo e fondato sospetto che sia in atto una cinica ripartizione delle competenze che non si cura affatto della vitalità interna delle istituzioni e della sostenibilità sociale dei cambiamenti proposti.
Molto di quello che si sta costruendo sembra una perversa architettura di potere fatta da pochi per pochi, più che un disegno sociale utile a promuovere più efficienza e più sviluppo.
