MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)





Li parole
Li parole, vonu, eninu,
olanu, catinu, a ffiate rrimaninu,
a ffiate nò.
Catinu comu fugghiazze,
o stozzi ti fiuru,
enchinu la vita noscia.
Lu ndore ti li parole,
sè oi ti lu scìerri,
io lù riccogghiu,
cu llu mentu ti parte,
pi cquandu mi bbisogna…..
UNA VITA DA CO.CO.CO
Caro Juan,
sei abbastanza colto da conoscere il ruolo che i sindacati storicamente hanno avuto per assicurare emancipazione a milioni di persone e allo stesso tempo per migliorare le condizioni materiali di lavoro e di vita e imporre nel contempo il rispetto dei diritti fondamentali di quelle persone, nella loro funzione di lavoratori. Come dovresti essere a conoscenza che nei paesi del terzo e quarto mondo i lavoratori vengono sfruttati dalle grandi multinazionali proprio perché non esistono sindacati organizzati che li tutelino e li difendano, quindi non accetto la tua ironia cinese…
Ci sono lavoratori accidiosi?

E’ vero, hai ragione!!! Come ci sono tanti commercianti ladri che con l’euro si sono arricchiti…

Nessuno propone lavoro a tempo indeterminato per tutti anche se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e tutti i giovani hanno il diritto di trovarlo!!!
Sai come vive un lavoratore Co.Co.Co???
Non vive... sopravvive buttando i soldi per l'affitto, perché non può accedere a un mutuo per la casa; sopravvive in motorino, perché non può acquistare un'automobile; sopravvive inviando curricula a destra e a manca, sapendo che nel migliore dei casi c'è un altro co.co.co per lui; sopravvive cercando di spiegare ai genitori che si da fare e che spera in qualcosa di diverso; sopravvive lavorando in maniera subordinata, realizzando progetti per l'azienda ma non potendo fare progetti per il suo futuro; sopravvive cancellando i figli dall'agenda; sopravvive solo se a trent'anni non si ferma a riflettere sul che ne sarà di lui!!!
Non tutti hanno la fortuna di avere alle spalle famiglie influenti e facoltose che ti garantiscono un’attività… La mia era solo una provocazione e comunque a destra spesso il lavoro viene promesso così… Fidati... Certo, anche nel centrosinistra le cose, spesso, vanno allo stesso modo, purtroppo, ma credo che almeno tu non ti possa lamentare...

Nonostante tu non sia mai stato dei nostri e scrivi che Aznar è meglio di Zapatero…
Ce l'avessimo noi un leader così, invece ci tocca Rutelli...
Con affetto
la tua amica
a tempo indeterminato
Mafalda
Il titolo di questo libro è ripreso da una intervista a Mino Martinazzoli che, facendo riferimento ai comportamenti dell’opposizione e a «una inconsapevole resa alle logiche del berlusconismo», ha detto che gli veniva in mente «quel topino che, intrappolato, agli amici intenti a liberarlo spiegava che lui non si lamentava della trappola ma solo della cattiva qualità del formaggio».
Luciano Violante alla Camera, rivolto alla maggioranza ha detto:
«quel topino che, intrappolato, agli amici intenti a liberarlo spiegava che lui non si lamentava della trappola ma solo della cattiva qualità del formaggio»
questa storiella mi riporta alla mente certi topini, direi, però, più propriamente topone, nostrani che si lamentano di visibilità e sedioline, di spartizioni e coinvolgimenti anzichè premere il pedale sullo stato delle cose e sul metodo con cui sono affrontate o non affrontate.
A volte la qualità del formaggio è più importante della gabbia e anche di cosa è fuori la gabbia.
Questa amministrazione che fa e che sbaglia facendo (quella precedente non faceva e sbagliava lo stesso in modo assolutamente straordinario: inceneritore esempio su tutti) ha bisogno di essere rintuzzata sui tempi e sui metodi, non sulle poltrone che derivano dalle regole e dai numeri di una democrazia a democraticità limitata.
Che non si siano coinvolti i cittadini di viale XXIV maggio prima delle scelte progettuali è un male ed un errore di metodo, Così come la mancata partecipazione degli organi competenti alla fase decisionale nella modifica alle scuole. ( vengo dalla scuola di De Carlo e soprattutto di Mariani che riunivano tutti i cittadini ad uno ad uno prima di tirare una linea e dopo averla tirata).
Che il Piano regolatore "disincagliato" sia comunque in mare ancora aperto è un male vero, non certamente come la mancata visibilità di un partito retto da tre persone.
Che ogni volta che si mette mani su di un fabbricato comunali si voglia risolvere contemporaneamente tutti i problemi in un colpo solo senza un minimo di programmazione a orizzonti larghi è una carenza endemica che è più criticabile degli incarichi ai geometri (quando li fece Miceli andavano bene a tutti?)
Che si brancoli facendo senza sapere bene (mi pare) che cosa e senza avere chiaro a cosa serve quello che si sta facendo se non c'è una direzione decisa rispetto dove volere arrivare mi pare molto più interessante, aperto alla discussione ed alla critica di qualsiasi bega di bottega e di bottegai della politica ai quali il solo interesse che preme è quello della qualità di formaggio somministrata alla propria sezioncina.
Scusate tutti se parlo chiaro.
Nà tumenica ssèra
Cri cri a mmanu tretta,
cri cri a mmanu mancina,
ti luntanu nu mmotore si’mbicina,
nà mmachina sta passa chianu, chianu.
Intra llu fondu ti coste,
sta scìocanu a scundi li agnuni,
lu sìre loro, stà nd'accqua li curmuni.
Li fochi ti lu Sacru Core ,
si sentinu luntani……..
li caniceddru, sì mangia lu pesce ti li musci,
figghiuma ca intra lla machina sona,
n’imu mmàniciare, ete l’ora,
sà bissire, no nc’è nienti t’afare.
IL LAVORO CHE PROMETTONO I FITTO BOYS

- Buongiorno, il suo nominativo mi è stato segnalato da Raffaele Baldassarre, abbiamo una proposta di lavoro per lei.
- Oh, bene. A tempo indeterminato?
- Tempo indeterminato? Che roba è?
- Intendo dire: il contratto.
- Ma quale contratto e contratto, scusi! Io parlavo di un lavoro.
- Buongiorno, Livio Nisi ci ha suggerito il suo nominativo, vorremmo proporle un nuovo lavoro.
- Finalmente! Mi licenzio subito e vengo da voi.
- Calma, calma. Lei adesso è impegnata in un'altra società, giusto?
- Sì, ma non c'è problema, possiamo trattare il passaggio.
- Aspetti, aspetti. Noi mica la assumiamo.
- Ah no?
- No. Lei dovrebbe far cosi. Chieda al suo attuale datore di lavoro di metterla in mobilità. Oppure domandi un periodo di aspettativa, ecco.
- Uhm.
- O ancora meglio: si metta in malattia.
- E poi?
- Nel frattempo, viene da noi, a lavorare. Senza paga, beninteso: una specie di prova.
- E...
- ...e se poi noi vediamo che lei è volenterosa, motivata e adatta alle esigenze della nostra società, magari alla fine la assumiamo pure, fra un paio d'anni. O poco più. Intanto però si deve iscrivere a Forza Italia.
- Buongiorno, Rocco Palese ci ha segnalato il suo curriculum, la chiamo per un lavoro. Le interessa?
- Certo. Mi dica.
- Noi stiamo cercando una max 27enne, esperienza lavorativa di almeno 10 anni nel settore, laurea con lode in economia e/o ingegneria gestionale, megamaster in business administration, inglese tedesco e francese madrelingua, capacità di leadership e mentalità orientata al problem solving. Lei ha tutti questi requisiti?
- No. Anzi, non ne ho nessuno. Ma temo che la persona da lei descritta non possa esistere.
- Lo so. Però mi diverto un mondo, a scrivere questi annunci.
- Buongiorno, il sen. Chirilli ci ha parlato di lei, la chiamo per proporle un lavoro.
- Ottimo. Che tipo di lavoro è?
- E' un lavoro stupendo, molto creativo e blablabla.
- Che bello, quando cominciamo?
- Anche oggi.
- Corro dal mio capo a dare le dimissioni.
- Aspetti, aspetti. Il nostro non è un lavoro fisso.
- Ah no?
- No, è... è una collaborazione, ecco. Però potremmo far così: lei continui a lavorare lì dove si trova ora, nei giorni feriali. Poi, la sera, viene a lavorare da noi.
- Mmm. La sera?
- Eh sì, noi abbiamo degli orari un po' anomali. Sa com'è, siam creativi. Lavoriamo di notte.
- Di notte?
- Sì. E anche il sabato. E la domenica. E nei giorni festivi.
- Ma.. lo stipendio?
- Ennò, lei lavorerebbe, diciamo, gratis.
- Ah.
- Ma guardi che è un lavoro bellissimo! Mi creda, ci divertiremo come matti. Vedrà che risate.
-SAPETE CHE VI DICO???
-FOTTETTEVI IMPOTENTI ONANISTI ESTETI!!!
Piuttosto che farmi sfruttare da voi come una servetta

faccio la TROIA di Regime
A GRATIS!!!


Ogghiu rrumagnu aggnone.
Beddru firmi ieri sèra,
li agnuni ti na cquinta, eranu l’attori.
C’è pacienzia li mescie onu bbutu,
finu a furcignanu l’onu purtati.
Intra lu cumentu ti li monaci, si caminava,
nù lascìtu si circava.
A lla fine lu tesoru l’onu truatu,
a furcignanu stia pricatu.
Mò ca so ddintati ricchi,
lu castieddru onu cattatu,
ea tutti l’addri agnuni ti lu paese,
cuntienti, l’onu ricalatu.

Cara Mafaldissima, mi dispiace per la tua arrapatura inespressa e per l'esperimento fallito.
Quello sulla lavatrice in centrifuga è già cosa scontata (non nella bolletta).
Prova con un elettrospazzolino.
Mi dicono che sia meglio delle vibrazione del Motorola.
Inoltre non finisce dopo trenta secondi.
Io invece sono soddisfatto.
La riapertura della Chiesa di S. Pietro è stata carina, giusta e simpatica, nè lunga nè corta, niente barbe.
La proiezione dei film dei laboratori anche simpatici: carino il corto, ottimo il documentario sui giochi antichi dei bimbi.
Bellissimo l'intervento di Cristante, semplice ma importante. Simpatico quello di Winspeare, impacciato e timido come sempre nella parte, che non è sua, di regista internazionale.
Livio diretto e accattivante.
Mi ha telefonato Tuma per i dettagli del concertone del 15 agosto: tutto bene. Verrà un paio di giorni prima per provare.
Così me ne torno a casa, scarico la macchinetta digitale delle foto di lavoro per predisporla al viaggio-
Parto domani, infatti, per un week end in un vero casale sulle colline senesi.
Mi ha invitato una coppia di amici che fa una festa. Sono alti funzionari dei computer (già vent'anni fa lo erano) che hanno realizzato il sogno di tanti: con il loro assurdo e stressantissimo lavoro, invece di pavoneggiarsi su macchinone a struscio sulla litoranea di S. Maria si sono fatti un vero Casale.
Da persone di "sinistra" hanno sfruttato il capitale per farsene uno loro.
Si mettano in pace i tuoi amici fittiani che vorrebbero ma non possono perchè spendono tutto a perizomi leopardati e a Mercedes di seconda mano e in telefonate a onorevoli che li raccomandino.
Invidia crepa!
Così ti saluto e ci risentiamo lunedì.
NOTTE INFERNALE
Ragazzi, avevo sentito la storia che gli elettrodomestici di notte consumano energia meno costosa. Arrapata e presa da frenesia empirica, alle due di notte faccio partire in contemporanea lavatrice e lavastoviglie, e a turno, con addosso solo un microperizoma (non di quelli leopardati che indossano le signore perbene che sappiamo noi, vero amore mio???), mi ci siedo sopra, le vibrazioni mi trasmettono strane eccitanti sensazioni, specie quando parte la centrifuga…
E accendo un paio di ventilatori, uno in camera e uno in salotto: quest'ultimo a vuoto, in salotto, purtroppo, non c'è nessuno...
E tutte le luci, ma sì!!!
Già che ci sono, anche lo stereo: The Doors…"Light My Fire"
E il microonde…
Vado a letto anche se c'è molto rumore, anzi: frastuono - sembra di essere in una fucina infernale ed io una lasciva concubina di Satana- ma dopo sei secondi netti salta la corrente in casa mia, in quella del vicino e si fulmina il lampione di fronte. Arriva il vicino, in pigiama e pantofole, mostruoso, urla: “Prima che io chiami i Carabinieri e ti denunci, si può sapere cosa diavolo sta succedendo?
Niente, dico io, era solo un esperimento. Scusi tanto per il casino...
Mi spiega che non è vero: l'elettricità notturna costa come quella diurna, per pagar meno bisogna aprire un contratto Enel ad hoc.
Capisco, ho esagerato.
Ringrazio, però lo avviso, oramai lavastoviglie e lavatrice sono partite e finiranno di suonare solo verso le 4 e sono arrapatissima...
Lui se ne va via senza salutare.
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Light My Fire |
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You know that it would be untrue |


LU PARITIEDDRU
N’imu ssittati su llu pariteddru,
a mpacce mmare,
a ddrò ni facimme,
lu bagnu ti agnuni.
Fumamu e cuntamu,
ti ieri, ti craie ddi lu inire,
moti so morti,
addri so partuti,
c’è puru sci è tturnatu.
Li mmachine passanu,
li cani nì bbaianu,
ma mancu si cotulanu.
Cchiù ddrai addra gente,
c’è rrandi e bbagnuni,
cì chiange, cì canta,
cì apre miluni.
Ma mancu nà facce,
ca te cchiùi canosci,
so passati ddri tiempi,
nò tornanu cchiùi.
IL PAESE IMMOBILE
Propongo ai lettori del blog alcuni brani dell'articolo apparso in prima pagina del quotidiano "la Repubblica" di domenica 19 giugno 2005 nella rubrica " MAPPE", dal titolo “Il paese immobile rinchiuso nella sua casa”, scritto dal professor Ivo Diamanti.
È evidente che un articolo va riportato nella sua interezza per comprenderne bene il significato e ciò che l'autore intende pubblicare; ma, in questo caso, coscientemente, propongo solo gli ultimi tre capoversi che ho ritenuto molto significativi e che possono agganciarsi, in qualche modo, ai testi dei precedenti post scritti su questo blog e su quello di Mpuliticare.
In verità, pur condividendo pienamente l'intero articolo del professor Diamanti e che ha un preciso riferimento alle tendenze "immobiliari" degli Italiani, ritengo che le parti dell'articolo che ho riportato e che prendo come considerazione a se stante, possano applicarsi, per analogia e per "affinità", alle questioni inerenti le probabili candidature nella prossima competizione elettorale per il rinnovo del Parlamento nazionale. L'ultima parte può pensarsi come un commento alla precedente analisi.
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Siamo un paese "tribale" per professione. Nel senso che ogni professione recinta gli spazi in cui si svolgono le sue attività, in modo da controllarne l'accesso, rendendolo inagibile ai più. Un paese di notai, farmacisti, giornalisti, avvocati, magistrati, ingegneri, commercialisti, consulente del lavoro, medici, musicisti. Tutelati, tutti quanti, da " ordini professionali" che gestiscono prestazioni e operazioni, intrecciate, indissolubilmente, con la nostra vita quotidiana. Per comprare, progettare a modificare, una casa, vendere un'auto a un privato, pagare le tasse (il meno possibile), acquistare un'aspirina, contestare una multa, formare o sciogliere una società, occorre sempre e comunque rivolgersi a una figura professionale "legittimata". Ogni atto e ogni relazione di pubblico, ma anche di privato interesse, ci impone di ricorrere a professionisti che appartengono ad un Ordine. Non siamo lontani dalla “ancien règim”. Dalla società dei ceti. Dove il posto di ciascuno, nella gerarchia dei poteri, era ascrittivo. Dunque ereditario. Difficile, praticamente impossibile modificare i confini di questo sistema tribale. Di questa Repubblica micro corporativa. Liberalizzare, come si suol dire oggi, è un'impresa quasi impossibile. I tentativi di rivedere la legislazione sugli ordini professionali, dopo un lunghissimo e/o tortuoso percorso, si sono arenati. D'altronde, sospetto, poco meno della metà dei membri del Parlamento sono " Professionisti" iscritti a qualche Ordine. Come immaginare che possono legiferare contro se stessi e i propri privilegi? che possono favorire la concorrenza (come ripete, in modo martellante, Confindustria, per bocca di Montezemolo e Cipolletta)? liberalizzare l'economia? al più possono contribuire a " privatizzarla". Ma in Italia il privato è, spesso, più protetto e protezionista del pubblico. E le imprese, gli imprenditori, rivendicano la concorrenza, ma, nei fatti, dimostrano di temerla.
Siamo un paese di "giovani invecchiati". O di adulti che non si rassegnano a invecchiare. Dove si è giovani - flessibili e precari: la precarietà rende giovani - fino a quarant'anni. Dove tutti, o quasi, i luoghi di potere - in politica, in economia, nel mercato - sono controllati da " giovani anziani". Dove presidenti, papi e vescovi hanno circa ottant'anni; il premier (e i candidati premier) settanta; i banchieri, i leader di partito (quasi tutti ex), di sindacato e delle associazioni di categoria, i direttori di giornali e i professori universitari, attorno a cinquanta (e alcuni di più). Dietro a loro c'è la penombra. Dove si muovono generazioni invisibili. Che per conquistarsi la visibilità e l'autonomia, si immaginano veline, "costantini", hacker, disc-jockey. Oppure consulenti finanziari, immobiliari, operatori internazionali, volontari di professione. Mestieri nuovi. A volte fatui, a volte nobili. Dallo statuto, comunque, incerto. Generazioni costrette ad attendere, per avere spazi e potere, quando avranno, al loro volta, cinquanta o sessanta anni. Un paese immobile. Dove la mobilità sociale e frenata da barriere professionali, generazionali, familiari, territoriali. E l'economia, insieme al lavoro, per sfuggire a questi vincoli, a questa rete di reti e di resistenze, si inabissa. Sceglie l'informale, naviga nel sommerso. Come rivendica, quasi con orgoglio, Berlusconi, per spiegare che non ci dobbiamo lamentare della economia, del mercato. Vanno bene, marciano, con passo rapido e sicuro. Solo che non si vedono.
Siamo un paese conservatore. E lo siamo diventati tanto più, sempre più nell'ultimo scorcio della nostra storia. Perché è difficile "riformare" l'economia e il mercato, promuovere l'apertura, la liberalizzazione, se ad ogni angolo, in ogni contrada, in ogni casa prevale la paura del cambiamento. Perché ogni cambiamento, ogni apertura mette a rischio i 1000 piccoli privilegi, le 1000 protezioni, i 1000 interessi, le 1000 rendite di posizione, che trapuntano la nostra società. Ed è difficile riformare il welfare, intervenire sulle pensioni, se il corpo del mercato del lavoro è costituito di adulti e anziani, se i giovani e giovanissimi traggono dalle pensioni, dalle rendite dalle case in proprietà dei genitori (anziani) possibilità di vita, oggi, ed eredità patrimoniali domani. Se coloro che governano e controllano i centri di potere, del mercato, del lavoro e delle professioni sono anziani-giovani, che intendono difendere tutelare la loro posizione a lungo. Siamo come un lago attraversato da mille correnti, che corrono sotto il pelo dell'acqua. Ma lasciano la superficie immobile. Per questo, però, rischiamo di diventare e, forse, stiamo diventando, un paese fermo. Irriformabile.>>
quelli che votano ai referendum
quelli che vedono films impegnati e ascoltano trasmissioni intelligenti alla radio
quelli che leggono i giornali, di carta e su internet
quelli che ascoltano solo musica buona e vanno ai concerti
oh, yes
quelli che fanno le manifestazioni
quelli che odiano la guerra e hanno la bandiera della pace alla finestra
quelli che s'indignano e firmano le petizioni
quelli che rompono il cazzo a vicini e conoscenti per informarli di quanto non sanno
quelli che si svegliano la mattina demoralizzati si sbattono tutto il giorno e la notte vanno a dormire depressi
oh , yes
quelli che riempiono le e-mail e i blog di cose intelligenti
e sensibili
e spiritose
e quando le mandano e le leggono si emozionano
oh, yes
quelli che vabbe' non raggiungere un quorum ma non cosi' non cosi' ...
quelli che perdono tutte le battaglie
quelli li'.
siamo noi
come sempre,
ancora una volta
fottuti
oh, yes
