MIO PAESE, COSÌ SGRADITO DA DOVERTI AMARE. V. Bodini . "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell) Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda (Horacio Verbitsky)





Fare un commento sull' articolo recente e realistico Ha da passa’ "a nuttata"! di Giuseppe Resta, a proposito di una ( ma di una sola!!??).......

Ieri sera a Galatone si parlava di ALBERGO DIFFUSO. I Gruppi di Azione Locale, i GAL in questo mondo di acrostici, praticamente dei consorzi tra Comuni che devono favorire l’integrazione di sforzi per il progresso di area intercettando finanziamenti pubblici, focalizzavano l’attenzione su questa grande possibilità giusta per incrementare l’offerta ricettiva locale.
Di Albergo Diffuso ne parlo io già da anni. In epoca non sospetta dalle pagine prima del Giornale di Galatone, poi dalle pagine dei Blog. In un intervento che sono stato chiamato a fare nel 2000 allo Stage 2000 del ROTARACT CLUB di Gallipoli sul tema “IL TURISMO: opportunità e prospettive di sviluppo per il Salento”, già avanzavo l’idea di questi nuovi sistemi di ricettività a bassissimo impatto ambientale. Secondo la mia analisi del territorio –sono sempre un tecnico del territorio, no?- Il Salento è terra predisposta per questo tipo di ricettività in quanto l’utente del turismo Salentino è sensibile al trattamento ed alla localizzazione ed ai servizi che agriturismi e alberghi diffusi possono offrire.
La terza edizione del Forum Regionale del Turismo ha prodotto dei risultati statistici che sono inequivocabili. Chi ha studiato questi risultati prima di parlare di turismo? Penso pochi, vista la massa di sciocchezze e banalità che ieri sera ho sentito.
Il turismo, sarà il caso di ribadirlo, si attua solo quando uno di questi quattro attrattori è d’interesse:
CULTURA e ARTE;
AMBIENTE e PAESAGGIO;
DIVERTIMENTO;
ENOGASTRONOMIA e PRODOTTI ARTIGIANALI.
Prima si lavora su questi attrattori, si “incredenziano”, si migliorano, si esaltano, poi sulla ricettività che è conseguenza degli attrattori e non motore. Prima di farsi i conti sugli ipotetici “turisti”, bisogna farsi i conti su come rendere accogliente ed attrattivo il proprio territorio. E finora si è andati in direzione ostinata e contraria.
Non è teoria. Lo spiega molto bene non io ma l’analisi fatta dalla Banca MPS. Così come lo dicono i dati forniti dall’Osservatorio Turistico della Regione Puglia.
Prima di parlare di questo argomento bisognerebbe partire da dati e rilevazioni. Scusate l’approccio tecnico ma da certi condizionamenti metodologici non riesco a prescindere.
Abbiamo dati su Galatone? Penso proprio di no. Si parla a vanvera.
Eppure servirebbero per avere un quadro della situazione. Forse bisognerebbe partire proprio da questa analisi elementare: Visitatori, interessi, provenienza, scaglionamento nei periodi, posti letto disponibili, posti disponibili nelle strutture ristorative, numero di pasti consumati nelle strutture, tipologia di turismo, settori di interesse… insomma una normale ricerca di mercato. Tutti i dati necessari per la programmazione di qualsiasi impresa.
Certamente chi cancella una delle Cinque Terre Liguri facendole diventare quattro, chi si ostina a “Muoversi in una direzione univoca prendendo più direzioni”, chi fa gemellaggi col Baltico sperando in negozi di birra, salmone e ambra nel nostro centro storico (quanti dei soldi spesi per quel gemellaggio sono rientrati a Galatone? Un altro dato che ci manca…) o scambi con Alberobello (
Allora, se le cose stanno così, non parliamo di turismo. Parliamo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il Cappellaio Matto lo mettiamo noi.
D’altronde chi ha detto che “siccome l’agricoltura è in crisi vale la pena costruire villette in ogni campagna” ha una idea fantasiosa e bislacca della agricoltura, dell’edilizia e del turismo. In pratica di tutta l’economia.
Quattro settimane fa (sabato prossimo è il quarto anniversario!) lo stesso personaggio diceva che Fulcignano sarebbe stato acquisito al patrimonio comunale in poche settimane. E ancora non lo è stato. Ieri diceva che il “Centro Storico sarà ristrutturato fra pochi mesi” e che i finanziamenti e gli Appalti per i Contratti di Quartiere “stanno per arrivare”. (Mandiamo qualcuno alla Stazione ad accoglierli!)
Tanto che per cercare di cominciare a far battere questo “Cuore” del centro storico (allo stato mi pare che più che un intervento di defibrillatore a quel cuore è stato praticato un espianto!) si potrà aspettare che tutti i Contratti di Quartiere siano finiti. Noi ci saremo? I Nomadi e Guccini certo che no.
Cadono le ossa.
Tanto che anche l’amico e collega Claudio Scarano, colui che ha creduto in Galatone (da non galatonese può succedere non conoscendo le persone… d’altronde dice “a bbecchi e a furastieri ni ‘ncoddhri ce bboi”! e Caludio era forestiero…adesso non più!) investendo un milione e mezzo di euro nell’idea di un Albergo Diffuso che è stata finora bistrattata, ieri sera si è dimostrato veramente deluso e esasperato tanto da prodursi in una tagliente e circostanziata filippica contro “Franco” che, da galatonese verace, “autru dice e autru face”.
Non si fanno le nozze coi fichi secchi! Né si amministra con le bugie.
Qui si cerca di tagliare le gambe all’imprenditore che non è “organico” alla visione “politica” di chi comanda (e non governa), mentre si svende
Ha da passa’ ‘a nuttata!
Ma, continuando così, siamo solo al vespero….

Alessandra Amoroso con il piccolo Francesco
LA STORIA - Il piccolo ha un controllo parziale del tronco, non riesce a stare seduto da solo e per guarire avrebbe bisogno di tre anni di cure all’Ocean Iperbaric Center in Florida. Cure carissime, per la copertura delle quali i genitori hanno deciso di creare un sito internet www.aiutamofrancesco.com per raccogliere fondi, appellandosi dunque alla generosità dei naviganti. E proprio attraverso internet e il social network più popolare del momento, Facebook, Alessandra Amoroso, leccese come il bambino, ha deciso di sposare la causa e di far leva sulla popolarità per incoraggiare le donazioni.
L'INIZIATIVA - La cantante salentina ha creato una pagina dal nome «Aiutiamo Francesco – Iniziativa di Alessandra Amoroso» che conta già più di 9.700 fan sulla quale è possibile reperire tutte le informazioni relative alla storia di Francesco e alle modalità per effettuare le donazioni. Ma non è tutto. La Amoroso ha anche annunciato un concerto al Politeama Greco di Lecce, in programma il 26 dicembre, i cui fondi saranno destinati alla causa.
F. P.
19 novembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA
20 novembre – Giornata mondiale dei diritti dell’Infanzia
Ricorre il 20 novembre
Approvata il 20 novembre 1989 dall'Assemblea Generale dell'ONU e ratificata da 193 Stati (con la sola eccezione di Somalia e Stati Uniti)
I bambini sono il futuro dell’Umanità e perciò un valore immenso da preservare, malgrado ciò i bambini continuano ad essere sfruttati, affamati, uccisi, negati, violati, dimenticati, seviziati, usati.... e non solo, come si potrebbe pensare, nei paesi economicamente più deboli o in guerra.
Al Signor Sindaco della
di Città di Galatone
Oqgetto: interrogazione al Sindaco.
II sottoscritto NISI Livio in qualità di consigliere comunale, sollecita il seguente chiarimento,
CONSTATATO CHE
la Giunta della nostra cittadina è rappresentata esclusivamente da uomini.
Tale situazione, oltre ad essere una evidente inosservanza delle regole del comune sentire in quanto non valorizza, né affida alcun ruolo alle donne, di fatto sminuendo il ruolo dell'elettorato femminile della nostra città, viola, altresì, le norme dettate dal Testo Unico degli Enti Locali che all'articolo 6, comma 3 chiede a tutti gli statuti locali di «stabilire norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna», e «promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negai organi collegiali» dell'ente.
Lo statuto dell'ente che non contempla detta norma è fuorilegge.
CHIEDE DI SAPERE
Se l'attuale Amministrazione
1. intenda adottare le norme sopra descritte integrandola Giunta con la presenza delle donne.
2. intenda modificare Io Statuto della nostra città che ad oggi risulta. fuorilegge nella parte in cui non contempla detta norma.
Cordiali saluti
Galatone 09 novembre 2009
Livio NISI
Al Sig. Sindaco
Città di Galatone e p.c. Al Presidente del Consiglio
Al Segretario Comunale
Oqgetto: interrogazione urgente.
II sottoscritto NISI Livio in qualità di consigliere comunale
· premesso che ai sensi dell’art. 25 dello Statuto Comunale: “sono organi del Consiglio Comunale, il Presidente del Consiglio, la Giunta, il Sindaco. Il Consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo. Il Presidente del Consiglio Comunale è organo deputato alla presidenza del consiglio comunale e ne ha la rappresentanza. La Giunta è organo di collaborazione del Sindaco nell’amministrazione del Comune ed opera attraverso deliberazioni collegiali. Il Sindaco è organo monocratico responsabile della amministrazione del Comune. Egli è il legale rappresentante dell’ente. È ufficiale di governo per i servizi di competenza statale, ufficiale sanitario”, venendo così disciplinata e differenziata la fase di programmazione e la fase esecutiva;
· premesso che con la Legge 81 del 1993 sull’elezione diretta del Sindaco viene introdotto nel nostro ordinamento un sistema di governo locale “bicefalo”, basato su criteri di equiordinazione, distinzione dei ruoli, confronto dialettico, mantenendo tuttavia una stretta interdipendenza tra la permanenza in carica del Consiglio Comunale e quella del Sindaco;
· premesso che risulta prassi consolidata nella generalità degli enti locali riservare tale distinzione anche nella collocazione del Sindaco dinanzi al Presidente del Consiglio nella seconda fila in basso;
· premesso che al momento degli adempimenti iniziali della prima seduta di questo Consiglio Comunale il Sindaco ha prestato giuramento nella postazione che meglio gli compete, spettando al Segretario comunale ed eventualmente al vicepresidente del Consiglio assistere il Presidente nello svolgimento delle sue funzioni;
· premesso che nel caso specifico intercorre una relazione di prossimità parentale tra Sindaco e Presidente del Consiglio tale da generare potenziali confusioni di ruoli nella disciplina e nell’ordine della discussione con relativo concreto turbamento dei lavori;
· premesso infine che ai sensi dell’art. 9 comma 4 del Regolamento del Consiglio: “Nell’esercizio delle sue funzioni il Presidente si ispira a criteri di imparzialità, intervenendo a difesa delle prerogative del Consiglio e dei singoli Consiglieri”.
Interroga la S.V. in relazione alla collocazione anomala nella fila in alto al fianco del Presidente. Ormai, con un comportamento protratto nel tempo, i lavori dell’Aula si svolgono sotto la guida di un Presidente assistito abusivamente dal Sindaco il quale si rende protagonista di suggerimenti raccomandazioni e direttive tali da orientare in maniera rilevante il contenuto e lo svolgimento della discussione.
Si chiede di conoscere la motivazione giuridico-politica, qualora ci sia, per la quale tale pessima consuetudine ha luogo e di riparare prontamente per il bene e per la serenità di questo Consiglio.
Cordiali saluti
Galatone 09 novembre 2009
Livio NISI
Estrema sintesi dal dossier completo pubblicato sul numero 7 della Rivista A LEVANTE, adesso in edicola.
L”OGGETTO MISTERIOSO” nel Palazzo Marchesale a Galatone.
Durante la fase finale dei lavori di restauro del Palazzo Marchesale Belmonte Pignatelli a Galatone c’è stato il ritrovamento di una strana struttura circolare, posta all’esterno del Frantoio del Palazzo Marchesale, dal lato del cortile posteriore.
Sotto il banco di detriti di colmamento è cominciata a venire fuori una struttura complessa, circolare, divisa in dodici settori a mo’ di spicchi, coperti con delle lastre di pietra leccese fornite di un foro di una trentina di centimetri di diametro e contornata da una corona circolare di astraco ben fatto. Sotto a questi settori circolari, costruiti in tufo locale con molta precisione, con i conci della parte tonda perfettamente centinati, si sono scoperti dei pertugi a scivolo scavati direttamente nel banco di arenaria: tutti uguali, tutti perfetti. La struttura era per la gran parte abbastanza conservata. Misurando si trovavano misure metriche che rimandavano ad un progetto dettagliato concepito in epoca di sistema metrico decimale, rigorosamente dopo il 1799 e non prima. Considerazione che mi andava sempre di più confermando che la struttura fosse qualcosa di genio ingegneristico raffinato.
Varie erano le ipotesi iniziali, ma nessuna convincente. Anche l’aiuto chiesto in ambiti universitari internazionali non ha portato contributi validi. Persino il prof Antonio Costantini, esperto di architettura rurale salentina, dichiarava di non essere mai incappato in una struttura simile.
Gli unici documenti attinenti, citati più volte dallo Zacchino, ci dicono che:
A - Il 15 aprile 1845 il Semola acquista da Arcangela Casaluci, per la somma di ducati 15,90, “un piccola casamento diruto sito nell’abitato di Galatone in contrada Vico Marangia Isola Castello, che attacca con le case di Antonio Mazzarella da scirocco e da borea col giardinetto dell’Eccell.ma Casa Belmonte, con una porta che ha l’uscita al detto Vico Marangia.” (Atto Not. T. Susanna).
B - il 18 giugno 1845 il medesimo Semola acquista da Rizzo Giuseppe, per la somma di ducati 200, una“rimessa sita nell’isolato del castello composta di un solo lamione e la mangiatoia di cavalli al di dentro attaccante col castello del Principe di Belmonte da scirocco e colla moraglia a levante”. (Atto Not. T. Susanna).
Don Luigi Semola era un esperto agronomo di Otranto, Amministratore Generale e “fittaiuolo” dei beni della Casa Pignatelli di Belmonte. Il Semola si era stabilito a Galatone prima del 1844 per organizzare l’impianto che si andava ampliando integrando le vecchie strutture del Frantoio del Palazzo e costruendo con l’espansione che si andava a fare sui nuovi lotti acquistati con gli atti succitati. L’idea dell’impresa del nuovo grande frantoio si dovrebbe attribuire a a Angelo Granito, nato il 20.10.1812 e morto il 29.06.1861; maritato il 09.12.1838 alla appena quattordicenne Francesca Pignatelli y Aymerich Pinelli Ravaschieri, 10ª principessa di Belmonte.
Sempre lo Zacchino ci riporta integralmente la descrizione rilasciata dal gallipolino Giuseppe Castiglione autore della monografia Galatone edita a Napoli 1855 e ristampata in Fonti per
“Merita però particolare attenzione nel Comune che descriviamo il grandioso Stabilimento oleario di pertinenza del signor Principe di Belmonte. Gioverà dire alcunché sulla sua origine ed importanza. Nel 1845 il tanto noto per le migliorazioni introdotte in provincia in fatto di agricoltura, D.Luigi Semola, faceva costruire in Galatone un trappeto, che per le grandi proporzioni vien denominato Stabilimento del Principe di Belmonte, come ché fondato nel castello o antico palagio feudale di proprietà di esso signor Principe. Consiste in sedici vasche a due pietre, e cinque pressoi idraulici. Richiama detto Stabilimento la curiosità di tutta la provincia, essendo unico nel suo genere, e costruito con simetria, uniformità e regolari proporzioni, in modo che da qualunque punto l’invigiolatore può osservare ciò che fanno 64 operai, oltre altre a 100 e più persone che giornalmente ivi, al più ristretto numero, prendon parte all’estrazione dell’olio comune e degli olii fini. Nel tempo del pieno raccolto nella grande stalla si mantengono 48 muli per muovere le macine. Tutto si fa a suon di campanello, e con misura di tempo segnato dall’oriuolo. Lo stabilimento di giorno e di notte viene illuminato da 72 lumi a gas; solo esempio questo di illuminazione di tal fatta che finora esista in provincia”.
Documento importantissimo che ci conferma alcuni dati: le iniziali sedici mole e cinque presse e la stalla capace di 48 muli ritrovate negli scavi durante il restauro. Ma nessuno fino a questo momento si era mai chiesto una cosa abbastanza elementare che ci viene suggerita dal testo del Castiglione: da dove prendevano il gas i 72 lumi?
La storia ci dice che l’idea di applicare all’illuminazione i gas combustibili che si formano durante la decomposizione di certe sostanze organiche appartiene al chimico francese Filippo Lebon, poi ripresi dall’ingegnere W. Murdock in Inghilterra. I suoi primi esperimenti col nuovo gas consistettero nell’illuminazione dell’officina di Watt e Boulton a Soho già nel 1803 e della filatura di lino dei signori Philipps e Lée a Manchester. Il carbone era distillato in ampie storte di ghisa e il gas, condotto in grandi serbatoi realizzati anch’essi in ghisa, veniva lavato e purificato prima di essere trasferito ai becchi di combustione. Nel 1812 Murdock costruì a Londra il primo impianto per l’illuminazione pubblica a gas.

Allora ecco che cos’è questo grande marchingegno: niente di più di quello che resta di una caldaia per la produzione di gas. Praticamente il guscio esterno di un gasogeno (o gassogeno), ossia di un dispositivo in grado di produrre gas a partire da una massa solida. I gasogeni più noti sono quelli a gas povero, che consistono in particolari bruciatori costituiti da una camera cilindrica di lamiera alta dai 3 ai
In questi forni al combustibile solido (carbone, coke o semplicemente legna secca) viene fornita una quantità insufficiente di ossigeno, cosa che porta alla formazione di molecole di monossido di carbonio. Il gas povero prodotto è appunto una miscela di ossido di carbonio, anidride carbonica, azoto e idrogeno. Nel nostro Frantoio dalle12 bocche di raccolta del gas partivano 6 tubicini per ognuna: i 72 lumi del documento. Il gasogeno di Galatone, progettato da don Luigi Semola, era nient’altro che la rielaborazione del modello inglese dal quale differiva perché, anziché essere montato in una struttura di mattoni fuori terra, era semplicemente ed economicamente interrato in una fossa scavata nella tenera arenaria locale. A Galatone il gas, anziché dal carbone, veniva ricavato dagli scarti della produzione dell’olio: fogliame e sansa. Un sistema ecologico di riciclo completo all’avanguardia. Tanto all’avanguardia dall’essere stato perfino dimenticato a Galatone, dove nessuno aveva più l’idea di cosa potesse servire questa strana fossa, chissà quando spogliata dalle sue strutture metalliche; sicuramente dopo l’avvento della illuminazione a corrente elettrica che fece improvvisamente diventare obsoleta quella a gas.
Un ultimo discorso vale la pena fare sul Frantoio venuto fuori dagli scavi.
In queste belle ed ampie volte si era scelto, fin dal primo momento della progettazione (quasi 25 anni fa), di allocare un museo civico. Gli ambienti erano idonei, l’accesso appropriato, la luce zenitale proveniente dai lucernari ottima, l’ubicazione pragmaticamente perfetta. Nonostante i numerosi progetti di varia destinazione del resto del Palazzo che si sono succeduti in questi anni la destinazione di quegli spazi è rimasta sempre la stessa. Inoltre si è sempre pensato a quel percorso che unisse in forma di galleria coperta via Garibaldi al giardino posteriore del castello così da raggiungere via Castello e rivitalizzare lo spazio posteriore. In questo modo i cittadini che avrebbero percorso la galleria si sarebbero trovati con
Il tutto ha portato i progettisti a fermare i lavori in quel settore. Prima di tutto perché i fondi stanziati per quella parte sono stati impiegati per gli scavi a mano ed il trasporto di metri cubi di macerie e terra (circa
Il Folk Lore è Memoria del Popolo.
PER LEGGERLO TUTTO COMPRA A LEVANTE!!!!



Dai due trattini una conferma.
Possono due miseri trattini di disgiunzione e/o congiunzione essere conferma di aver lottato giustamente?
Sì.
A volte basta poco. Proprio così poco.
Ieri sera si sono svolte le liturgie legate alla consegna del “PREMIO GALATEO”. L’importante e benemerita manifestazione, quest’anno particolarmente pomposa e affollata di personaggi eccellenti (il Sindaco, infatti, ancora una volta non presenziava), onorata perfino dalla presenza del Presidente della Provincia di Lecce, si è ripresentata con i pregi e i difetti endemici di sempre.
Ma non è di questo che voglio parlare, perché, si sa, errare humanum est perseverare autem diabolicum. E contro il diabolico…c’è poco da fischiare!
Invece stanotte, spinto dalla consueta curiosità, ho scorso e letto il fascicolo antologico che era stato distribuito prima del simposio Galateano: Antonio De Ferrariis Umanista Europeo, Consuntivo di 40 anni di studi e ricerche (1969- 2009)
Non ho gioito tanto per le foto che ritraevano episodi vissuti, mio padre giovane, ed anche un me stesso giovanissimo scorto in una istantanea, quanto per due trattini.
Due trattini che mi hanno aperto alla speranza, due piccoli, quasi insignificanti segni che danno ragione a anni di lotte e resistenza agli attacchi ed alle polemiche aspre e perfino subite personalmente.
Il curatore del fascicolo, Vittorio Zacchino, a pagina 4 scrive “… v’era l’alta cerchia turrita del castello-recinto di Fulcignano…”; mentre a pagina 5 “ … e il recupero del mastio angioino-orsiniano dalle cortine a spiovere, che chiudeva la cerchia delle mura galatonesi alzate il 1334 dai Billot….”
Gli avete notati i trattini?
Oh!
Il tanto svilito “recinto fortificato “ di Fulcignano è finalmente tornato ad essere solo quello che sostengo da tempo: UN CASTELLO, un castello seppure correttamente assimilabile nella categoria tipologica dei castelli-recinti come catalogato dall’architetto Perogalli Mi consta, infatti, che la prima comparsa della definizione "castello-recinto" si trova in: G.C. Bascapè, C. Perogalli, “Torri e castelli di Valtellina e Valchiavenna”, Edizioni Banca Piccolo Credito Valtellinese, Sondrio,
Quel trattino, insomma, da ragione a quanti (compreso il professor Paul Arthur) vedono FULCIGNANO come un fossile che ha portato immutata fino ai nostri giorni una tipologia castellare che dal castrum romano è passata per l’oriente e da lì è rivenuta con le crociate in europa, specialmente nell’aria siculo-apula della penisola. Tipologia, però, che è ben presente nello stesso arco temporale anche in tutta Europa. Insomma: niente a che fare con caravanserragli e stazzi vari! Castello della tipologia compositiva di “castello trattino recinto”!
Il secondo trattino è, per me, ancora più soddisfacente: il mastio “angioino –orsiniano” è un notevole passo avanti (temporalmente indietro) di chi, sempre nella stessa “Galatone….” del
E se oggi compare quell’”angioino” è per me fonte di soddisfazione. Perché sono stato il primo a contestare l’azzardata e poco pensata definizione di “orsiniana”, sempre stoicamente perorata contro ogni evidenza, contro anche la logica temporale che ci presenta la discendenza dei Billot, (o Bellotti o Bielacto o Bilotta o Bilocius ), cognome di certa origine saracena (il significato sarebbe torrigiani, vedi i toponimi che contengono “bellotta”, come Castelbellotta) alla quale oggi si fa implicito riferimento e che si manifesta in questa sequenza:
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Giovanni Bellotti ( o Bielacto,Billot, Bilocius) |
1273 |
Periodo Angioino |
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Ugo Bellotti (figlio) |
1304 |
“ |
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Nicoletto Bellotti (figlio) |
|
“ |
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Roberto Bellotti (figlio) |
|
“ |
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Ugonetto Bellotti (figlio) |
1378 |
“ |
|
Roberto Bellotti (figlio) |
1382 |
“ |
L’unica discendenza in quel periodo a conservare il feudo con continuità per oltre un secolo. La dinastia che certamente ha eretto la prima cerchia di mura (da non confondere con quella cinquecentesca, di origine aragonese, che cinge il centro storico per come siamo abituati a considerarlo oggi), e che certamente aveva l’interesse di dotare le mura in prossimità del palazzo di un rivellino.
Mentre la discendenza feudale dopo i Bellotti e l’ingresso degli Orsini nel feudo di Galatone, Copertino, Veglie e Leverano si riassume così:
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Barnaba Sanseverino |
1395 Ca. |
“ |
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Ottino de Cariis il Malacarne |
1407 Ca. |
Angioino-Durazzesco |
|
Giovanni Antonio Del Balzo Orsini |
1423 |
Aragonese |
|
Caterina Orsini in Tristano Clairmont |
|
“ |
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Giacomo Caldora |
1434 |
Angioino |
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Sancia de Claimont in Francesco del Balzo |
1441 |
Aragonese |
|
Pirro del Balzo Principe di Altamura (figlio) |
1460 Ca. |
“ |
|
Anghilberto del Balzo conte di Ugento (fratello, gettato in mare nella notte di Natale del 1490 per doppio gioco, assieme al figlio Gian Paolo ed al fratello Pirro) |
1483 |
“ |
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Isabella del Balzo (figlia di Pirro) moglie di Federico D’Aragona (che aveva fatto ammazzare il padre di lei) |
1487 |
“ |
Raimondo Orsini Del Balzo, conosciuto anche come Raimondello nasce a Nocera Inferiore nel 1361 e muore a Taranto il 17 gennaio 1406. Sposo di Maria D’Enghien, ebbe 4 figli:
Guardando le date, allora, possiamo pensare che pure quell’ “orsianiano”, che sembra messo solo per non dichiarare del tutto la resa, debba ancora definitivamente cadere.
Si spera al più presto.
Ma lasciamo tempo al tempo.
Lo studioso è colui che è disposto a ripensare le sue posizioni di fronte ad altri fatti o a nuove considerazioni e riscontri.
Perché sostenere testardamente un evidente errore?
Di fronte a tanti altri indiscutibili meriti questa caparbietà stupisce e degrada.
Il filosofo Popper afferma che si può essere certi della negazione ma non dell’affermazione. Ricordiamolo.
Allora:
Ieri, mi pare, si sia fatto già un passo avanti su questi dati di fatto.
Un passo verso l'apertura necessaria ad edificare veramente LA CITTA' DEL GALATEO
Il Movimento OLTREMODO / S.B.A.M. / OFFICINE 17 Presentano il CINEFORUM
“A GALATONE NON SI FA MAI NIENTE”
I° ciclo di visioni:
L’ immagine dei giovani negli ultimi trenta anni di cinema italiano
Lunedì 16 novembre
CRESCERANNO I CARCIOFI A MIMONGO
Regia: Fulvio Ottaviano. Con Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo, Daniele Liotti, Francesca Schiavo. Anno 1996
Satira generazionale sullo yuppismo degli anni '90. Un ritratto satirico di una generazione vittima dei condizionamenti mediatici, alla ricerca difficile di un impiego, sull'orlo della futura crisi.
Solo "essendo te stesso" alla fine ti potrai salvare.
http://www.portadimare.it/index.php?option=com_content&task=view&id=10344&Itemid=1
La gente paga le bollette che poi risultano non pagate e vengono nuovamente coperte dagli utenti.
Ma che cosa sta succedendo?